748 parole 4 minuti

Non tutto ciò che esiste esiste uguale

Non tutto ciò che esiste esiste uguale

In quanto stupidi esseri umani, viviamo aggrappati a un grande quantità di illusioni bizzarre. Per esempio, crediamo fermamente che tutto esista. Non intendo dire che pensiamo ci siano demoni, unicorni, spiriti, e magie. No, quello no, ovviamente (?). Ma siamo assolutamente convinti che esista tutto ciò che non rientra nel nostro, più o meno condiviso, immaginario di fantasie.

E quindi non esistono i draghi né la sfera Genkidama, ma esistono le banane, le persone, i palazzi, i treni, i coriandoli, i sassi. E poi esistono gli euro, le nazioni, le civiltà, le aziende, l’arte, la scienza.

È arrivati a questo punto che vale la pena di fermarsi un attimo, perché l’idea di esistenza inizia un po' a puzzare. Vacilla, a pensarci bene. Forse dobbiamo solo metterci d’accordo su cosa significhi esistere, perché non tutte le esistenze esistono uguali.

Quando guardiamo una banana su un tavolo e ne discorriamo, stiamo discutendo di un’entità reale, concreta. La banana è un’entità oggettiva. Esiste, cioè, indipendentemente da quello che pensiamo in proposito. Se, mentre discutiamo di quel giallo frutto, ci venisse la geniale idea di metterci d’accordo e stabilire che non è un vegetale, che è rosso, che puzza di uovo, o, addirittura, che non esiste, nulla cambierebbe per l’amica banana. Beata, tranquilla, e indisturbata, rimarrebbe se stessa, come lo era prima. Ciò continua a essere vero anche se a mettersi d’accordo non sono poche persone, ma è l’intero genere umano.

Lo stesso discorso non si applica ad altre entità all’apparenza reali tanto quanto la banana.

Il denaro esiste, giusto? Del resto lo usiamo per pagare le banane al supermercato. Eppure no, non esiste. Quantomeno non come le banane per cui siamo soliti barattarlo. Il denaro non è un’entità oggettiva. Non lo è né se viene rappresentato da un numero su un conto corrente, né se si trova sotto forma di quei pezzi di carta che chiamiamo banconote. Certo, i pezzi di carta sono concreti: li possiamo annusare, toccare, e persino leccare — anche se sarebbe meglio non spingersi a tanto. Ma la carta di una banconota non è il denaro che essa rappresenta.

Diversamente dalla banana*, se l’umanità si mettesse d’accordo per decidere che il denaro non esiste, questo smetterebbe di esistere. Un pezzo di carta verde su cui la Zecca ha stampato 100€, ha valore (e significato) finché gliene attribuiamo. Privato di questa attribuzione torna a essere solo il pezzo di carta che è oggettivamente. Il denaro, in sostanza, è un’entità intersoggettiva: esiste, cioè, solo nello spazio delle credenze condivise.

Quanto abbiamo detto per il denaro si può dire per una marea di altre entità. Esistono gli esseri umani che appartengono a una nazione, quelli che lavorano in un’azienda, quelli che realizzano opere d’arte, e quelli che applicano il metodo scientifico. Ma nazioni, aziende, arte, e scienza non coincidono con quelle persone e, invece, esistono su un piano di realtà diverso: quello delle narrazioni umane.

Ma a che serve questa mega sega mentale? Serve ad acquisire (o a rinnovare) la consapevolezza di quell’enorme insieme di azioni che potremmo immaginare plausibili ma che sono impossibili, se pretendiamo di dirci oggettivi mentre le compiamo. E allora è impossibile misurare la rilevanza artistica di un’opera o la sua bellezza; è impossibile comparare i sistemi morali di due civiltà; è impossibile definire la giustezza di una legge; è impossibile assegnare un voto alla conoscenza di uno studente; è impossibile stabilire il valore intrinseco di un bene, lavoro, o servizio.

Nella trama dell’universo non c’è traccia di tutto ciò e, anche se in casi come quelli citati siamo convinti di essere oggettivi, restiamo solo intersoggettivi. Ci portiamo dietro basi culturali che diamo per buone come se fossero necessarie, naturali. Le usiamo come fondamenta per i nostri ragionamenti e per le nostre valutazioni. Ma, ogni tanto, non guasta ricordarsi che necessarie non sono, tantomeno naturali. Nel mondo degli umani (quasi) tutto è inventato, e, nel mondo delle cose, niente è necessario in senso assoluto, se non le leggi di natura. Almeno fino a prova contraria.


*Scavando ancora più a fondo, si potrebbe arrivare a obiettare che neanche gran parte delle entità concrete ha un riferimento reale ben definito. E sarebbe una giusta obiezione, perché banane, treni, e sassi sono a loro volta entità intersoggettive. Ma lo sono a un livello di dettaglio molto alto e a cui forse non è utile arrivare, se non come forma di autoerotismo filosofico.

Letture correlate