<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><channel><title>Nato Stupido</title><link>https://natostupido.com/</link><description>Recent content on Nato Stupido</description><generator>Hugo -- gohugo.io</generator><language>it-it</language><lastBuildDate>Wed, 17 Apr 2024 08:30:00 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://natostupido.com/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>Verso il FIRE</title><link>https://natostupido.com/letters/fire-starter/</link><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 08:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/fire-starter/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee e ogni tanto consigli di dubbia utilità. È un po’ che non scrivo, eh? Sapevo che fosse passato del tempo, ma non pensavo anni. Come vola il tempo quando ti diverti. Praticamente ci sono molti di voi che si sono iscritti durante il silenzio e che quindi non hanno mai ricevuto una email.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee e ogni tanto consigli di dubbia utilità. È un po’ che non scrivo, eh? Sapevo che fosse passato del tempo, ma non pensavo anni. Come vola il tempo quando ti diverti. Praticamente ci sono molti di voi che si sono iscritti durante il silenzio e che quindi non hanno mai ricevuto una email. Neanche vi ricorderete dove cappero avete incontrato questa newsletter. Mi aspetto un picco di disiscrizioni. Me ne farò una ragione.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, oggi parliamo di me che inizio a documentare il mio percorso verso il FIRE.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/fire-starter.jpg" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/fire-starter.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Financial Independence Retire Early, FIRE, un movimento che non ricordo neanche dove o quando ho conosciuto. Saranno passati 10 anni. Probabilmente di più. Non importa.&lt;/p>
&lt;p>Riassunto all’osso, il succo del movimento è: Fai in modo di avere abbastanza per coprire le tue spese e quindi non essere più costretto a lavorare.&lt;/p>
&lt;p>Per quanto mi riguarda, la parte più attraente sono le prime due lettere: essere finanziariamente indipendente. Il retire early (smettere di lavorare) ne è una conseguenza, ammesso che lo si desideri. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/fire-starter">Continua…&lt;/a>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Verso il FIRE</title><link>https://natostupido.com/posts/fire-starter/</link><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 08:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/fire-starter/</guid><description>(Ri)comincio il mio percorso verso il FIRE. No, non voglio morire bruciato. Intendo il movimento per la Financial Independence &amp;amp; Retire Early.</description><content:encoded>&lt;p>Financial Independence Retire Early, FIRE, un movimento che non ricordo neanche dove o quando ho conosciuto. Saranno passati 10 anni. Probabilmente di più. Non importa.&lt;/p>
&lt;p>Riassunto all&amp;rsquo;osso, il succo del movimento è: Fai in modo di avere abbastanza per coprire le tue spese e quindi non essere più costretto a lavorare.&lt;/p>
&lt;p>Per quanto mi riguarda, la parte più attraente sono le prime due lettere: essere finanziariamente indipendente. Il retire early (smettere di lavorare) ne è una conseguenza, ammesso che lo si desideri.&lt;/p>
&lt;p>Sebbene sia a conoscenza dell&amp;rsquo;argomento da non so quanto tempo e abbia sempre tenuto a mente l&amp;rsquo;aspirazione all&amp;rsquo;indipendenza, il livello di attenzione all&amp;rsquo;obiettivo e di impegno investito per avvicinarmici è stato altalenante. Recentemente, il caso ha riacceso il mio interesse tramite la mano (non tanto) invisibile dell&amp;rsquo;algoritmo di YouTube, unita a qualche chiacchierata con amici con ambizioni simili.&lt;/p>
&lt;p>Allora, sfruttando un picco di ispirazione in un sabato sera primaverile, fomentato da blog e video di persone che hanno fatto lo stesso, mi sono deciso a documentare la mia camminata verso la bandierina del traguardo col fuoco sopra, cominciando con questo post.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/fire_flag.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/fire_flag.jpg" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="la-situazione-attuale">La situazione attuale&lt;/h2>
&lt;p>Vediamo un po&amp;rsquo; da dove sto (ri)cominciando.&lt;/p>
&lt;h3 id="reddito-e-spese">Reddito e spese&lt;/h3>
&lt;p>Non nascondo di partire da una posizione fortunata. Faccio l&amp;rsquo;ingegnere informatico e sono scappato dall&amp;rsquo;Italia qualche anno fa, quando mi sono deciso a cercare condizioni migliori. Le ho trovate piuttosto facilmente. Già il primo stipendio fuori dal Belpaese era il 75% più alto di quello che prendevo in patria. Il settore tech era (ed è ancora) un ottimo ambito in cui trovarsi, con retribuzioni sensibilmente maggiori della media. Non sono sicuro del perché in Italia non sia così. Ma vabè.&lt;/p>
&lt;p>A parte lo stipendio regolare, ricevo un +25% (che dal 2024 diventa 30) in grant annuali sotto forma di azioni del datore di lavoro. Nella pratica, quanto riesco a intascare dipende dalla quotazione delle azioni quando le vendo dopo averle maturate. Finora, tutte quelle che ho liquidato le ho vendute in forte perdita.&lt;/p>
&lt;p>Essendo &lt;del>frugale&lt;/del> un tirchiazzo di natura, ho sempre avuto un buon tasso di risparmio. All&amp;rsquo;aumentare dello stipendio &lt;strong>non&lt;/strong> ho inflazionato le spese proporzionalmente e quindi la percentuale di accantonamento non ha potuto che crescere. Attualmente metto da parte oltre il 75% di quanto guadagno. Ciononostante, ritengo di avere margine per fare di meglio ottimizzando le spese.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/expenses.png" class="d-block">
&lt;img src="images/expenses.png"
alt="Come ho speso i miei soldi nel 2023"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Come ho speso i miei soldi nel 2023&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="investimenti">Investimenti&lt;/h3>
&lt;p>Investo da fine 2018 &lt;a href="https://natostupido.com/posts/come-investo/">seguendo il consiglio di Warren Buffet&lt;/a> (e, ormai, di tanti altri): usare fondi passivi che replicano il mercato. Purtroppo, per la maggior parte del tempo ho seguito un piano di accumulo (PAC) troppo misero rispetto a quanto avrei potuto e dovuto investire. Ho capito solo di recente che la strategia avesse due grossi problemi e piango per i ritorni mancati:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Non mi ero mai fermato a riflettere su quale fosse la mia allocazione ideale e ho tenuto una quantità esagerata di liquidità sul conto corrente&lt;/li>
&lt;li>Seguire un PAC ha rendimento atteso inferiore rispetto a investire quanto si può il prima possibile&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Dopo essermi reso conto degli errori, ho investito pesantemente, lasciando quanto basta per le spese quotidiane e un fondo di emergenza che ho piazzato su un conto Trade Republic a generare il 4% annuo (&lt;a href="https://ref.trade.re/2knft02n" target="_blank">link amico per aprire il conto&lt;/a>). Mi rimane, però, un dubbio sulla dimensione di questo fondo. Se perdessi il lavoro oggi, avrei abbastanza liquidità per coprire almeno 12 mesi di spese. Probabilmente di più. Mi chiedo se non sia troppo e quindi se non valga la pena di ridurlo.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, la filosofia generale è che ogni soldo deve avere uno scopo. Condensandola con quanto detto appena sopra, la mia regola per distribuire liquidità e investimenti è:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Liquidità: quanto serve per spese quotidiane ed emergenze&lt;/li>
&lt;li>Investimenti: tutto il resto&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Per quanto riguarda &lt;em>su cosa&lt;/em> investo, nel 2018 avevo iniziato comprando &lt;a href="https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00B5BMR087" target="_blank">CSSPX&lt;/a>, un ETF che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500, cioè la media del mercato azionario statunitense, ma dal 2023 ho virato sul trittico &lt;a href="https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00BK5BQT80" target="_blank">VWCE&lt;/a> + &lt;a href="https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00BSPLC413" target="_blank">ZPRV&lt;/a> + &lt;a href="https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00BSPLC298" target="_blank">ZPRX&lt;/a>, dove:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>VWCE replica l&amp;rsquo;andamento del mondo (FTSE All-World)&lt;/li>
&lt;li>ZPRV replica l&amp;rsquo;andamento delle aziende statunitensi a bassa capitalizzazione (MSCI USA Small Cap Value Weighted)&lt;/li>
&lt;li>ZPRX fa come ZPRV ma per le europee (MSCI Europe Small Cap Value Weighted)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Più che le ultime due preferirei avere uno &amp;ldquo;small cap value globale&amp;rdquo;, che quindi comprenda tutto, non solo USA ed Europa. Purtroppo, che io sappia, non ne esiste uno acquistabile in EU. (No, &lt;a href="https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00BF4RFH31" target="_blank">IUSN&lt;/a> non è small cap &lt;em>value&lt;/em>.)&lt;/p>
&lt;p>Il mio target di allocazione del portafoglio azionario sarebbe 90% mondo, 6% small cap value US e 4% small cap value Europa. Attualmente, però, sono pesantemente sbilanciato sugli Stati Uniti dato che non ho mai venduto le quote di CSSPX acquistate prima di cambiare strategia per evitare di realizzare i guadagni e perderci in tasse. Dato però che ho delle minusvalenze derivanti dalla vendita di azioni, sto pensando che potrei vendere qualche quota di CSSPX: quanto basta per compensare le minus e ribilanciare un po'.&lt;/p>
&lt;p>Ho anche una scorreggia di crypto comprata tra 2017 e 2018 di cui mi ricordo ogni N anni. Sono indeciso se vendere e reinvestire in altro o dimenticarmene di nuovo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/allocation.png" class="d-block">
&lt;img src="images/allocation.png"
alt="La mia allocazione totale"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>La mia allocazione totale&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="verso-il-fire">Verso il FI(RE)&lt;/h2>
&lt;p>Come dicevo all&amp;rsquo;inizio, del FIRE mi interessa più la parte di indipendenza finanziaria. Quella di early retirement va in secondo piano, per ora. FI(RE), insomma.&lt;/p>
&lt;h3 id="calcolo">Calcolo&lt;/h3>
&lt;p>Per stimare quando sarò finanziariamente indipendente, uso &lt;a href="https://docs.google.com/spreadsheets/d/1H9myu28_e5sPLui_7870groTY0_89v1onSJA4CQ0Y0U/edit?usp=sharing" target="_blank">un foglio di calcolo&lt;/a> che mi dice, in base ai parametri che imposto, come il patrimonio evolverebbe e quando sarebbe sufficiente per coprire le mie spese senza andare oltre la &amp;ldquo;safe withdrawal rate&amp;rdquo;. Quest&amp;rsquo;ultima è la percentuale di capitale che si può ritirare senza incorrere in un alto rischio di prosciugare il patrimonio prima di morire.&lt;/p>
&lt;p>È famosa la regola del 4%, cioè quella che imposta la safe withdrawal rate al 4%. Purtroppo, sembra che non sia particolarmente solida ed è stata criticata negli anni. Per il momento, uso come linea guida un tasso di prelievo tra il 2,5 e il 3%, a seconda di quanto mi sento ottimista.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/calc_sheet.png" class="d-block">
&lt;img src="images/calc_sheet.png"
alt="Esempio di utilizzo del foglio con cifre inventate (mi vergogno a mostrare pubblicamente le mie cifre reali)"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Esempio di utilizzo del foglio con cifre inventate (mi vergogno a mostrare pubblicamente le mie cifre reali)&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Ad oggi, inserendo il mio patrimonio investito, le mie entrate e le mie spese, la previsione che esce fuori è che potrò andare in FIRE tra 11–17 anni, a seconda dei valori che stimo per inflazione, rendimento e tasso di prelievo. C&amp;rsquo;è da tenere a mente, però, che i calcoli in questo foglio sono molto approssimativi. Troppo per basarci il proprio piano di vita. In particolare:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Assumo che la tassa sul guadagno da capitale venga pagata su tutto l&amp;rsquo;importo prelevato, mentre dovrebbe essere calcolata solo sulla plusvalenza (prezzo di vendita - prezzo di acquisto).&lt;/li>
&lt;li>Assumo un rendimento fisso e quindi non tengo in considerazione la &amp;ldquo;sequenza dei rendimenti&amp;rdquo;. Invece, i ritorni del mercato azionario sono tutto fuorché costanti. &lt;strong>Anche a parità di rendimento medio annuo&lt;/strong>, uno scenario in cui il mercato va in negativo durante i primi anni di early retirement e poi in positivo è più sfavorevole di uno che fa l&amp;rsquo;opposto. Questo perché se il mercato è inizialmente in negativo, i prelievi avranno un impatto maggiore sui rendimenti futuri.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Quello che dovrei fare, piuttosto, è simulare N sequenze diverse di ritorni di mercato e, per ognuna di queste, calcolare dopo quanti anni potrei andare in FIRE. Alla fine avrei, per ogni periodo, la probabilità di andare in FIRE con successo. Qualcosa del tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Probabilità di riuscita andando in FIRE tra
&lt;ul>
&lt;li>1 anno: 0%&lt;/li>
&lt;li>2 anni: 2%&lt;/li>
&lt;li>…&lt;/li>
&lt;li>10 anni 60%&lt;/li>
&lt;li>etc&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>In ogni caso, stimare in maniera più accurata quanto tempo mi manca all&amp;rsquo;obiettivo non è urgente. Tanto stiamo comunque parlando di anni. Il calcolo approssimativo che faccio è, per il momento, più che sufficiente per darmi un&amp;rsquo;idea di massima e supportare i miei prossimi passi.&lt;/p>
&lt;h3 id="i-prossimi-passi">I prossimi passi&lt;/h3>
&lt;p>Calcoli precisi o meno, c&amp;rsquo;è una serie di cose su cui posso dirigere la mia attenzione per muovermi verso il FI(RE). Per esempio (e non necessariamente in ordine di priorità):&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Definire più chiaramente i miei obiettivi.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Ok, voglio diventare indipendente, ma a parte questo? Che tipo di vita voglio?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Aggiustare la stima delle spese in base agli obiettivi.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sebbene per ora spenda X, non è detto che questo sia l&amp;rsquo;ammontare corretto per la situazione a cui miro. Ciò significa almeno due cose:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Potrei dovere sommare alla stima alcune spese che non ho ma prevedo di avere.&lt;/li>
&lt;li>Potrei rendermi conto che certe spese che faccio non sono in linea con i miei obiettivi e quindi tagliarle.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>&lt;strong>Ottimizzare le spese.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Pur tenendo fermi gli obiettivi, potrei avere del margine per ottimizzare le spese sia nell&amp;rsquo;immediato, sia nella situazione target. Più di una strada porta alla stessa destinazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Integrare le big two.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Casa e auto di proprietà molto probabilmente non saranno tra i miei obiettivi. Ma dato che sono spese ingenti e la probabilità di cambiare idea non è nulla, vale la pena di stimare che impatto avrebbero per capire di quanto cambierebbero le previsioni.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Investigare come creare redditi extra.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tagliare le spese è una delle due facce della medaglia dell&amp;rsquo;accrescimento del patrimonio (e quindi della spinta verso la FI). L&amp;rsquo;altra è l&amp;rsquo;aumento dei guadagni. Oltretutto, se ho guadagni che vengono da più di una fonte, aumento la diversificazione delle mie entrate e il rischio di eventi avversi si riduce di conseguenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Investigare i rischi e pianificare mitigazioni.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Devo avere strategie che mi permettano di rispondere a domande del tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>E se becco una sequenza dei rendimenti sfavorevole?&lt;/li>
&lt;li>E se il mercato non va bene come nel passato?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Inoltre, devo capire quali rischi ulteriori dovrei tenere in considerazione.&lt;/p>
&lt;h2 id="in-chiusura">In chiusura&lt;/h2>
&lt;p>Insomma, ancora ne ho di lavoro da fare, ma non mi manca la voglia di farlo (finora). L&amp;rsquo;idea è di documentare il percorso mentre lo attraverso, tramite blog e &lt;a href="https://natostupido.com/letters">newsletter&lt;/a>. Di spunti su cosa scrivere ce ne sono già numerosi — per esempio il mio progresso nei passi sopraelencati — e non faranno che aumentare. Anzi, a proposito, se hai suggerimenti o domande, scrivimi pure a &lt;a href="mailto:ciao@natostupido.com">ciao@natostupido.com&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Per il momento, concludo questo primo sproloquio con una lista di risorse che fanno parte della mia vita più recente — ambito finanza e FIRE:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://earlyretirementextreme.com/" target="_blank">Early Retirement Extreme&lt;/a> (di cui sto leggendo &lt;a href="https://amzn.to/4cYWP5l" target="_blank">il libro&lt;/a>)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.youtube.com/@PaoloColetti" target="_blank">Paolo Coletti&lt;/a> (un amore nato di recente)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.youtube.com/@mr_rip" target="_blank">Mr. RIP&lt;/a> (una scoperta di tanti anni fa, ai tempi in cui il podcast era un progetto in corso)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://podcasts.apple.com/us/podcast/the-bull-il-tuo-podcast-di-finanza-personale/id1692088632" target="_blank">The Bull&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.youtube.com/@BenFelixCSI" target="_blank">Ben Felix&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.youtube.com/@rationalreminder" target="_blank">Rational Reminder Podcast&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Adiós.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Appunti da aprile 2022</title><link>https://natostupido.com/posts/appunti-aprile-22/</link><pubDate>Sat, 14 May 2022 14:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/appunti-aprile-22/</guid><description>Appunti e spunti da ciò che ho scoperto e imparato ad aprile 22. Parliamo di: razionalità, stoicismo, deduzione, biologia e lingue.</description><content:encoded>&lt;p>Non la posso ancora chiamare serie, ma posso dire di essere arrivato almeno alla seconda puntata. Il mio aprile è continuato sulla scia del &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/">marzo che l’ha preceduto&lt;/a> e ne condivide molti argomenti.&lt;/p>
&lt;p>Il menù di oggi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="#rationality-from-ai-to-zombies--libro-4-mere-reality">Rationality: From AI to Zombies — libro 4: Mere Reality&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#dentro-alla-filosofia-stoicismo">Dentro alla filosofia: Stoicismo&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#how-to-reason-deductively">How to Reason Deductively&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#entropy-for-life">Entropy for Life&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#la-youtube-linguistica">La YouTube Linguistica&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="rationality-from-ai-to-zombies--libro-4-mere-reality">Rationality: From AI to Zombies — libro 4: Mere Reality&lt;/h2>
&lt;p>Ho introdotto &lt;a href="https://www.readthesequences.com/" target="_blank">&lt;em>Rationality: From AI to Zombies&lt;/em>&lt;/a> negli &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/">appunti del mese scorso&lt;/a>, in cui raccontavo di aver finito il secondo e il terzo libro della raccolta. Ad aprile non sono stato così diligente con le mie letture e non sono neanche riuscito a completare il libro 4: &lt;em>Mere Reality&lt;/em>. Ma non disperate, c’è stata una buona dose di sostanza anche nella parte che ho letto, piena di idee con cui mi sono trovato d’accordo. Ecco alcuni dei passaggi che ho evidenziato:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Jaynes was of the opinion that probabilities were in the mind, not in the environment—that probabilities express ignorance, states of partial information; and if I am ignorant of a phenomenon, that is a fact about my state of mind, not a fact about the phenomenon. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Probability-Is-In-The-Mind" target="_blank">Probability is in the Mind&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>È bene ogni tanto ricordarsi di questa storia, anche se può sembrare ovvia (non lo è). Quando parliamo di probabilità, stiamo esprimendo una misura della nostra ignoranza. Immaginiamo che io lanci un dado e che esca il numero 2. Per un dado regolare, la probabilità di quell’esito è di circa il 16,7% (cioè 1/6). Ciò non significa che da &lt;em>quello specifico&lt;/em> lancio poteva uscire uno qualsiasi dei sei numeri. Significa solo che &lt;em>io&lt;/em> non sapevo quale numero sarebbe uscito. Ma da quel lancio, in quelle condizioni, sarebbe potuto uscire solo il numero 2. Di fatto, se conoscessi tutte le informazioni fisiche rilevanti e se avessi capacità computazionale sufficiente, potrei prevedere l’esito di ogni lancio con esattezza. La probabilità è nella mente, non nella realtà là fuori.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>So here’s a list of some of my favorite magical powers:&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Vibratory Telepathy&lt;/em>&lt;br>
By transmitting invisible vibrations through the very air itself, two users of this ability can &lt;em>share thoughts.&lt;/em> As a result, Vibratory Telepaths can form emotional bonds much deeper than those possible to other primates.&lt;/p>
&lt;p>— &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Mundane-Magic" target="_blank">Mundane Magic&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Questo è solo uno tra gli esempi riportati nell’articolo originale, che lista una serie di abilità che abbiamo e che ci sembrerebbero magiche &lt;em>se non le avessimo già&lt;/em>. Quando ho letto questo pezzo mi è venuto subito in mente un pensiero che non ricordo dove ho incontrato in origine, ma che mi porto dietro ormai da anni. Riguarda il rapporto tra la magia e la realtà e lo posso riassumere dicendo: se la magia esistesse, sarebbe scienza.&lt;/p>
&lt;p>La magia, per essere considerata magia, deve non esistere. Se la magia esistesse farebbe parte della realtà osservabile e verrebbe quindi studiata come succede per il resto della realtà. Sarebbe normalità. Ciò che è reale non appare magico &lt;em>proprio&lt;/em> perché è reale e normale. Pensandoci bene, molte abilità e fenomeni che non ci stupiscono, sembrerebbero magici a una forma di vita a cui sono estranei. Parlare, per esempio, mi permette &lt;em>magicamente&lt;/em> di trasferire a distanza informazioni dal mio cervello al cervello di un’altra persona. Il salto da questo alla telepatia non sembra poi così lungo, no?&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>A theory that can explain everything prohibits nothing, and so gives us no advice about what to expect. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Decoherence-Is-Falsifiable-And-Testable" target="_blank">Decoherence is Falsifiable and Testable&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Ce le avete presenti le teorie che non sono falsificabili? Sono tutte quelle teorie per cui non si può costruire un esperimento che potrebbe contraddirle, neanche ipoteticamente. Un esempio famoso è quello del drago invisibile di Carl Sagan e fa più o meno così:&lt;/p>
&lt;p>Io: “C’è un drago sputafuoco nel mio garage”&lt;br>
Tu: “Bello, fammelo vedere!”&lt;br>
Io: ”È che… non puoi vederlo perché è invisibile”&lt;br>
Tu: ”Uhm, potremmo spargere della farina sul pavimento e osservare le impronte che lascia”&lt;br>
Io: ”Non funzionerebbe, perché il drago vola”&lt;br>
Tu: “Allora potremmo usare un sensore a infrarossi per rilevare il calore del fuoco“&lt;br>
Io: “Oltre a essere invisibile, il fuoco di questo drago non sviluppa calore”&lt;br>
Tu: “Magari potremmo spruzzare della vernice sul drago per renderlo visibile“&lt;br>
Io: “No, vedi, è anche incorporeo quindi la vernice non si attaccherebbe”&lt;br>
E via dicendo…&lt;/p>
&lt;p>Il lato “positivo” di una teoria simile è che non può essere smentita e quindi è utile se il tuo scopo è illuderti. Il lato negativo è che non serve a niente di concreto poiché un universo in cui il drago invisibile esiste è indistinguibile da un universo in cui non esiste. La teoria non proibisce niente e quindi non ci dà nessun indizio su cosa aspettarci dalla realtà.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso vale per tutte le altre asserzioni non falsificabili, tipo “l’universo è stato appena creato e con esso tutte le prove del passato compresi i tuoi ricordi”, oppure “viviamo dentro una simulazione”, oppure “dopo la morte la tua anima (invisibile e non rilevabile) si reincarnerà in una zebra”…&lt;/p>
&lt;h2 id="dentro-alla-filosofia-stoicismo">Dentro alla filosofia: Stoicismo&lt;/h2>
&lt;p>Ad aprile ho &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/#dentro-alla-filosofia-platone-e-aristotele">continuato&lt;/a> ad ascoltare &lt;a href="https://www.spreaker.com/show/dentro-alla-filosofia" target="_blank">Dentro alla filosofia&lt;/a>, anche se non sono andato molto avanti. La scusa è sia che non lo voglio completare troppo velocemente, sia che mi sono &lt;em>intrippato&lt;/em> in altri podcast (in particolare &lt;a href="https://www.relay.fm/automators" target="_blank">Automators&lt;/a>). In ogni caso, ho finito le puntate sullo stoicismo, che è una corrente filosofica piuttosto popolare oggi, almeno nel magico mondo della crescita personale.&lt;/p>
&lt;p>Dello stoicismo sapevo pochissimo. Avevo qualche memoria sfocata della parte etica in cui lo stoico mi appariva come una persona imperturbata e imperturbabile, che affronta le intemperie della vita senza battere ciglio. La realtà, come ci si può aspettare, è un tantino più elaborata (anche se poi non così lontana).&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto ho (ri?)scoperto che esistono due filoni: quello greco originale e quello romano “rimaneggiato”. Alla scuola greca va riconosciuto il merito di avere steso alcune basi di logica proposizionale, cosa che mi ha stupito. Non ricordavo che questa corrente si fosse interessata dell’argomento, né tantomeno che gli dovessimo definizioni come il modus ponens (se &lt;em>p&lt;/em> allora &lt;em>q&lt;/em>; ma &lt;em>p&lt;/em> allora &lt;em>q&lt;/em>) e il modus tollens (se &lt;em>p&lt;/em> allora &lt;em>q&lt;/em>; ma non &lt;em>q&lt;/em>, allora non &lt;em>p&lt;/em>).&lt;/p>
&lt;p>Gli stoici si occuparono di fisica oltre che di logica, anche se forse sarebbe meglio dire metafisica o fanta-fisica. Si inventarono una visione dell’universo basata sull’idea che il tempo fosse ciclico. Secondo la loro concezione, tutto ciò che succede è già successo infinite volte e succederà infinite volte ancora. Onestamente, vorrei capire da quale culo si tirarono fuori questa conoscenza. Era davvero considerato ragionevole inventare di sana pianta una teoria mai verificata e crederci pure?&lt;/p>
&lt;p>Passando all’etica, questi filosofi, come molti colleghi dei tempi, erano fissati con l’idea di virtù. Persino logica e fisica avevano fini etici, nel senso che sapere ragionare doveva servire a comprendere l’ordine naturale del mondo per discernere il bene dal male. Ma più di altri, gli stoici definirono un’etica caratterizzata da un forte senso del dovere. Ragioni → capisci cos’è giusto fare → devi farlo. E non hai neanche grande margine di manovra. Non puoi essere un po’ virtuoso e un po’ vizioso. Cadere in errore equivale a finire sulla strada della perdizione. E se per caso qualcuno — magari un dittatore — ti volesse costringere con la forza ad andare contro virtù, tu opponiti e, se non puoi, suicidati. Non so voi, ma a me pare un pochetto estremo. Cioè, io non ho neanche grossi problemi con il suicidio, però insomma… andiamoci calmini, eh.&lt;/p>
&lt;h2 id="how-to-reason-deductively">How to Reason Deductively&lt;/h2>
&lt;p>Dopo &lt;em>How to Understand Arguments&lt;/em>, &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/#how-to-understand-arguments">di cui ho parlato il mese passato&lt;/a>, ho continuato con il corso successivo: &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/deductive-reasoning" target="_blank">&lt;em>How to Reason Deductively&lt;/em>&lt;/a>. Come suggerisce il titolo, nelle tre settimane che lo compongono si parla di deduzione. I ragionamenti deduttivi sono tutti i ragionamenti strutturalmente validi, cioè quelli che permettono di derivare conclusioni logicamente necessarie a partire da un insieme di premesse. Quasi per coincidenza, la logica proposizionale a cui accennavo prima rientra proprio in questo argomento.&lt;/p>
&lt;p>Complessivamente, l’ho trovato una buona introduzione ai metodi deduttivi. Si parla di connettori logici, tabelle di verità, categorie e quantificatori, sillogismi, diagrammi di Venn. Si parla di cos’è una condizione sufficiente (&lt;strong>se&lt;/strong> mangio 20 banane, allora mi sazio), necessaria (posso avere dei pensieri &lt;strong>solo se&lt;/strong> esisto), e necessaria e sufficiente (un albero fa rumore cadendo &lt;strong>se e solo se&lt;/strong> c’è dell’aria attorno).&lt;/p>
&lt;p>Benché conoscessi già molte delle nozioni praticamente a memoria dato che sono fondamentali nello sviluppo software (che faccio di mestiere), ho trovato comunque qualche nuovo spunto. Per esempio si evidenzia come l’utilizzo di rappresentazioni visuali delle informazioni consenta deduzioni puramente grafiche (che quindi possono risultare più semplici da seguire).&lt;/p>
&lt;h2 id="entropy-for-life">Entropy for Life&lt;/h2>
&lt;p>&lt;a href="https://www.youtube.com/c/EntropyforLife" target="_blank">Entropy for Life&lt;/a> è un canale YouTube di divulgazione scientifica in ambito biologia. Lo conosco da un sacco di tempo, ma non l’ho mai seguito assiduamente. A inizio mese mi è venuta voglia di recuperare un po’ di video oltre che alcune &lt;a href="https://www.twitch.tv/entropyforlife" target="_blank">dirette Twitch&lt;/a>. In realtà, non sono partito dal canale principale, ma &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UC1DK1emDs_9d6yU5SRs8L6w" target="_blank">dal secondo canale&lt;/a>, che a volte tratta anche argomenti &lt;em>non biologici&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>L’area che mi interessa maggiormente di questo campo è quella più generale, cioè tutto ciò che riguarda gli aspetti fondamentali alla base del mondo della vita. Per esempio mi piace molto la parte relativa alla teoria dell’evoluzione, perché si applica a tutte le forme di vita (e non, a volte) e costituisce una spiegazione comprovata e convincente di come sia possibile l’esistenza di organismi apparentemente troppo complessi per essere naturali. Le nozioni generali sono strumenti versatili per interpretare la realtà. Non ho idea di quale senso darei a gran parte del mondo senza le lenti della selezione naturale.&lt;/p>
&lt;p>Tra l’altro, sull’argomento dell’evoluzione proprio ad aprile ho beccato in offerta la versione Kindle de &lt;a href="https://amzn.to/3svYslm" target="_blank">L’orologiaio cieco&lt;/a>, di Richard Dawkins. Ancora non l’ho letto quindi non so quanto consigliarlo, però nel frattempo rinnovo il suggerimento del mese precedente: &lt;a href="https://amzn.to/35wom03" target="_blank">Il gene egoista&lt;/a>, sempre di Dawkins.&lt;/p>
&lt;p>Se da un lato mi affascina la biologia “generale”, dall’altro mi interessano meno i discorsi sulle istanze particolari. Non me ne frega molto di sentire parlare di specifici animali o piante (o funghi). Mi chiedo se sia strano, considerato il fatto che trovo più interessanti i discorsi su batteri e virus. Ho però un &lt;em>naturale&lt;/em> interesse per ciò che riguarda l’essere umano e allora, se volete iniziare un’avventura nel mondo della biologia, vi posso consigliare un paio di video che ho visto questo mese sull’argomento. Per esempio potete chiedervi come mai le femmine scelgono i maschi belli:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/8Ttg5YXiMW4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>O se lo sperma sia davvero nutriente: 😋
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Rh_2k0Af-H4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;h2 id="la-youtube-linguistica">La YouTube Linguistica&lt;/h2>
&lt;p>Similmente a quanto successo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/#la-youtube-atea">a marzo con l’ateismo&lt;/a>, ad aprile sono caduto in un altro vortice youtubico, quello linguistico. Come spesso capita, non ricordo quale parte dell’algoritmo ho solleticato per finirci, ma ricordo che a un certo punto guardavo video di un’&lt;a href="https://www.youtube.com/c/WhatashameMaryJane" target="_blank">italiana in America&lt;/a> e di un’&lt;a href="https://www.youtube.com/user/TheQKatie" target="_blank">americana in Italia&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Una cosa che trovo divertente e interessante in casi simili è scoprire le differenze culturali e i relativi &lt;em>shock&lt;/em>. &amp;ldquo;Non uscire di casa con i capelli bagnati che ti viene la cervicale!&amp;rdquo;: sapere comune? &lt;a href="https://youtu.be/eE_TspALZZ4?t=184" target="_blank">Non proprio.&lt;/a> Di solito, tendiamo a generalizzare le nostre esperienze assumendo che il mondo funzioni in maniera più o meno simile. Raramente ci fermiamo a pensare che le differenze non solo ci sono ma a volte sono anche grosse. Tipo voi, prima di sedervi sul bidet, vi pulite il culo con la carta igienica o no? La risposta non è così scontata:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/nt_XsRB6nfo" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Le tappe successive del mio excursus linguistico sono fatte di lingue romanze. Seguendo i suggerimenti di YouTube, sono passato dai video appena citati a &lt;a href="https://www.youtube.com/c/PodcastItaliano" target="_blank">Podcast Italiano&lt;/a> che, a dispetto del nome, ormai in pubblico produce più video che non podcast puri. È un canale teoricamente indirizzato a chi vuole apprendere l’italiano ma, in pratica, non sono certo l’unico madrelingua che lo segue. Per iniziare, beccatevi il video in cui tre stranieri cercano di indovinare il significato di alcuni gesti che facciamo:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/LNl2QYXnSnE" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Podcast Italiano mi ha spinto poi ad approdare a &lt;a href="https://www.youtube.com/c/Linguriosa" target="_blank">Linguriosa&lt;/a>, stavolta un canale dedicato alla lingua spagnola. Lo studio dello spagnolo è un tema che esiste (o dovrebbe esistere) nella mia vita da un po’, dato che, insomma, in Spagna ci vivo. La verità è che non ci ho mai investito molte energie… e neanche ora a dirla tutta. Però ho deciso di impegnarmi un po’ più di zero e guardare video in lingua rientra in questo obiettivo.&lt;/p>
&lt;p>Infine, per chiudere il cerchio “romanzo”, sono finito sul canale &lt;a href="https://www.youtube.com/c/LigaRomanica" target="_blank">Liga Romanica&lt;/a> che nasce dalla collaborazione tra i due appena citati Podcast Italiano e Linguriosa, insieme a &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UCDqH89_8ThHUWatP2sLC1Qw" target="_blank">Portuguese With Leo&lt;/a> e &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UCbj8Qov-9b5WTU1X4y7Yt-w" target="_blank">French mornings with Elisa&lt;/a>. È un canale di dirette in cui i quattro parlano di lingua e cultura, ognuno nel suo idioma: italiano, spagnolo, portoghese e francese. Consigliato se avete voglia di imparare almeno una delle tre lingue straniere. In aggiunta, le dirette ospitano spesso parlanti di altre lingue neolatine e, a volte, &lt;strong>anche del latino stesso&lt;/strong>. Il primo shock per me è stato scoprire che esistesse &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UCLbiwlm3poGNh5XSVlXBkGA" target="_blank">una persona&lt;/a> capace di &lt;em>parlare&lt;/em> latino oggi. Il secondo è stato scoprire che ce ne sono migliaia nel mondo. WTF? Se ne volete un assaggio guardatevi il video in cui polýMATHY prova a parlare con i romani a Roma (la città, non l’impero).
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/DYYpTfx1ey8" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Per il resto, direi che così si conclude il mio resoconto di aprile. Ci sarebbero altre cosine di cui potrei parlare (tipo &lt;a href="https://www.youtube.com/c/AnthonyMagnabosco210" target="_blank">il canale di Anthony Magnabosco&lt;/a> che ho già consigliato &lt;a href="https://natostupido.com/letters/dubitare-fino-a-prova-contraria/#cose">in una newsletter&lt;/a>, o &lt;a href="https://www.theguardian.com/politics/2021/nov/16/reconstruction-after-covid-votes-for-children-age-six-david-runciman" target="_blank">un articolo&lt;/a> che propone di abbassare l’età di voto a 6 anni), ma ho già scritto abbastanza per questo mese. Quindi, insomma, adiós.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Niente è vero fino a prova contraria</title><link>https://natostupido.com/letters/dubitare-fino-a-prova-contraria/</link><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 11:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/dubitare-fino-a-prova-contraria/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità. Oggi parliamo un po&amp;rsquo; di scetticismo e del perché esiste l&amp;rsquo;onere della prova (a dispetto di chi preferirebbe scaricarlo sugli altri).
Uno dei temi che cerco di seguire è far sì che le mie convinzioni si avvicinino sempre di più alla verità. Desidero, cioè, che la mia rappresentazione mentale del mondo sia il più possibile aderente alla realtà.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità. Oggi parliamo un po&amp;rsquo; di scetticismo e del perché esiste l&amp;rsquo;onere della prova (a dispetto di chi preferirebbe scaricarlo sugli altri).&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/1XdeCdx3dulM90DPE4/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/1XdeCdx3dulM90DPE4/giphy.gif" style="max-width:80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Uno dei temi che cerco di seguire è far sì che le mie convinzioni si avvicinino sempre di più alla verità. Desidero, cioè, che la mia rappresentazione mentale del mondo sia il più possibile aderente alla realtà. È un obiettivo che trovo soddisfacente in sé ed è correlato alla voglia di apprendere. Ma al di là del puro gusto di sapere, tendere alla verità è anche vantaggioso in pratica. Anzi, mi riesce difficile pensare a qualcosa di più utile. Quando sto per attraversare la strada, guardo a sinistra e a destra per sapere se ci sono veicoli in arrivo. Conoscere la situazione in cui mi trovo è essenziale se voglio arrivare dall&amp;rsquo;altra parte senza sfracellarmi sotto un camion. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dubitare-fino-a-prova-contraria">[Continua…]&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Iniziamo con un paio di consigli che rimangono più o meno in tema con quello che abbiamo detto sopra. Il primo è il canale di &lt;em>street epistemology&lt;/em> di &lt;a href="https://www.youtube.com/c/AnthonyMagnabosco210" target="_blank">Anthony Magnabosco&lt;/a>. In sostanza ‘sto tizio conduce interviste per strada in cui, con una pazienza che farebbe invidia a un asceta, usa il metodo socratico per indagare le basi delle credenze dell&amp;rsquo;interlocutore. La cosa bella è proprio che, diversamente dai dibattiti feroci a cui siamo abituati, queste chiacchierate sono estremamente cortesi e, in quelle che ho visto, gli interlocutori stessi le hanno apprezzate molto. Personalmente, non so come faccia a restare così calmo, posato, gentile, e paziente. A vedere certe interviste ho quasi provato dolore interiore. Ve ne lascio una che non tocca temi particolarmente sensibili:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/CmFyiLICAa8" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Il secondo consiglio sempre in ambito razionalità, è &lt;em>Rationality: From AI to Zombies&lt;/em>, una serie di articoli che potete trovare sotto forma di libro &lt;a href="https://www.amazon.it/Rationality-Zombies-English-Eliezer-Yudkowsky-ebook/dp/B00ULP6EW2" target="_blank">su Amazon&lt;/a>, ma anche completamente gratuiti (per esempio) su &lt;a href="https://www.readthesequences.com/" target="_blank">Read the Sequences&lt;/a>. Ne ho già parlato &lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/" target="_blank">nei miei appunti di marzo&lt;/a> e qua vi voglio condividere un articolo che non ho menzionato nelle note ma che mi ha colpito molto: &lt;a href="https://www.readthesequences.com/How-To-Convince-Me-That-Two-Plus-Two-Equals-Three" target="_blank">How to Convince Me That 2 + 2 = 3&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Poi, per ripulire il cervello da tutto questo onanismo mentale, un po&amp;rsquo; di contenuti su natura &amp;amp; co. &lt;a href="https://www.youtube.com/c/SerpaDesign" target="_blank">Un canale&lt;/a> su come costruire acquari, terrari, et similia; &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=fQVhppRP4Wo" target="_blank">volpi che ridono&lt;/a> HEHEHE, &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=bQrG-Eb2rD8" target="_blank">cuccioli di cane&lt;/a> abbandonati e salvati, e &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=9sI7WveN7vk" target="_blank">un tizio che inizia ad allevare&lt;/a> un&amp;rsquo;aragosta comprata al supermercato.&lt;/p>
&lt;p>Infine, per concludere col botto, il video più bello che avete visto quest&amp;rsquo;anno. Ringraziatemi dopo:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/HiLKVdNJt_o" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Come accennato sopra, con marzo ho iniziato una nuova serie a cadenza mensile in cui racconto quello che scopro e imparo. Prima puntata:&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/" target="_blank">&lt;strong>Appunti da marzo 2022&lt;/strong>&lt;/a>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>The Dip è un libricino di neanche 100 pagine in cui Seth Godin cerca di spiegare come scegliere quando perseverare e quando abbandonare. In questo articolo racconto quali sono le tre idee più importanti che propone, o, quantomeno, quelle che mi hanno colpito di più:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/3-insegnamenti-the-dip/" target="_blank">3 insegnamenti da The Dip di Seth Godin&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>E per chi lo preferisce in forma video:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/4A9_VCe82BI" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Niente è vero fino a prova contraria</title><link>https://natostupido.com/posts/dubitare-fino-a-prova-contraria/</link><pubDate>Tue, 19 Apr 2022 11:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/dubitare-fino-a-prova-contraria/</guid><description>Niente è vero fino a prova contraria, almeno se ti interessa che ciò che pensi sia il più accurato possibile. E poi, di chi è l&amp;rsquo;onere di portarla, quella prova?</description><content:encoded>&lt;p>Uno dei temi che cerco di seguire è far sì che le mie convinzioni si avvicinino sempre di più alla verità. Desidero, cioè, che la mia rappresentazione mentale del mondo sia il più possibile aderente alla realtà. È un obiettivo che trovo soddisfacente in sé ed è correlato alla voglia di apprendere. Ma al di là del puro gusto di sapere, tendere alla verità è anche vantaggioso in pratica. Anzi, mi riesce difficile pensare a qualcosa di più utile. Quando sto per attraversare la strada, guardo a sinistra e a destra per sapere se ci sono veicoli in arrivo. Conoscere la situazione in cui mi trovo è essenziale se voglio arrivare dall&amp;rsquo;altra parte senza sfracellarmi sotto un camion.&lt;/p>
&lt;p>Si inserisce in questo discorso una regola che mi sono dato e che cerco di seguire quanto più &lt;em>religiosamente&lt;/em> posso: assumere che niente sia vero fino a prova contraria. Quello che intendo è che dovrei evitare di credere a una qualsiasi affermazione a meno che non ci siano buone ragioni per farlo. Scetticismo, per dirlo in una parola. Una credenza che poggia su buone ragioni — cioè una credenza ragionevole — ha più probabilità di essere accurata.&lt;/p>
&lt;p>Non sempre è facile tenere un approccio simile, soprattutto considerata la forte propensione umana &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bias_di_conferma" target="_blank">a credere a quello a cui si vuole credere&lt;/a>, ma è almeno una direzione positiva in cui andare. E comunque, in cambio di una certa dose di impegno, si può rendere questo comportamento sempre più naturale e automatico — un&amp;rsquo;abitudine.&lt;/p>
&lt;p>Qualcuno si sarà accorto che la definizione che ho dato di &amp;ldquo;credenza ragionevole&amp;rdquo; è un po&amp;rsquo; vaga. Quand&amp;rsquo;è che delle ragioni sono buone? Quand&amp;rsquo;è che posso dire di avere prove sufficienti a supporto di ciò che penso?&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto, se proprio voglio essere stronzo, posso dubitare di ogni cosa, cadere nel &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Solipsismo" target="_blank">Solipsismo&lt;/a>, e arrivare a mettere in discussione il tessuto stesso della realtà. Questa strada non mi sembra utile da seguire, né concretamente percorribile. Posso anche accettare filosoficamente di non poter essere sicuro di nulla in maniera assoluta, ma non posso agire di conseguenza. Sono costretto ad assumere che la realtà sia reale e a poggiare i miei pensieri e le mie azioni su un insieme di credenze che ritengo vere (o quantomeno accurate abbastanza). Non ho alternative, anche volendo.&lt;/p>
&lt;p>Poi, tenendo a mente l&amp;rsquo;assunto pragmatico che la realtà esista, posso decidere quanto scettico voglio essere. In teoria, neanche questa sarebbe una vera scelta perché c&amp;rsquo;è una regola precisa che stabilisce come dovrei tarare il mio livello di confidenza a fronte delle informazioni disponibili: &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_di_Bayes" target="_blank">il teorema di Bayes&lt;/a>. Questo teorema ci dice &lt;strong>matematicamente&lt;/strong> come revisionare le probabilità che assegniamo a una credenza a fronte delle evidenze che incontriamo. Per quanto ne so, non esiste nessuna indicazione più esatta.&lt;/p>
&lt;p>Purtroppo, ricorrere a Bayes nella vita di tutti i giorni è poco pratico, al limite dell&amp;rsquo;irrealizzabile. Usare il teorema richiede la conoscenza delle probabilità alla base dei fenomeni in esame, probabilità che quasi mai abbiamo a disposizione. Quindi la domanda rimane, anche se leggermente diversa: nei casi in cui non posso applicare la regola di Bayes, come capisco se ho prove sufficienti? La mia risposta è che si può ricorrere a euristiche che, per quanto mai esatte, sono comunque meglio di niente. Alcuni esempi di domande che mi posso fare:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Ciò che credo è falsificabile? Esiste, almeno in teoria, un&amp;rsquo;osservazione che mi costringerebbe a metterlo in discussione?&lt;/li>
&lt;li>Le prove a supporto sono replicabili sperimentalmente? Se avessi le giuste conoscenze e attrezzature, potrei indagare quelle prove?&lt;/li>
&lt;li>Cosa dice la scienza in merito? C&amp;rsquo;è una teoria che incontra il favore della gran parte della comunità scientifica? Ci sono teorie contrastanti? C&amp;rsquo;è un dibattito aperto?&lt;/li>
&lt;li>Qual è la fonte delle prove? Ha dimostrato di essere consistentemente onesta e affidabile? È neutra o si trova in conflitto di interessi?&lt;/li>
&lt;li>I ragionamenti alla base della credenza sono razionali o presentano salti logici e fallacie?&lt;/li>
&lt;li>Sono soggetto a qualche bias o pregiudizio che mi spinge verso una certa posizione? Sto facendo delle assunzioni ingiustificate?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Rispondere a domande simili dà un&amp;rsquo;indicazione di quanto la credenza sia fondata. In generale, ritengo sia utile farsi delle basi di razionalità, pensiero critico, e metodo scientifico. Per il resto, quando possibile, la difesa migliore rimane lo studio degli ambiti specifici che ti interessano. Più aumenta la tua conoscenza di un argomento e più diventa facile valutare affermazioni in proposito.&lt;/p>
&lt;p>Un importante &amp;ldquo;corollario&amp;rdquo; che deriva, più o meno, da tutto questo discorso è la questione dell&amp;rsquo;onere della prova. Devo evitare di credere a qualsiasi affermazione fino a prova contraria, ma chi è responsabile di portare quella prova? Semplice: chi fa l&amp;rsquo;affermazione. Conduciamo un&amp;rsquo;esperimento mentale per vedere perché è questo il caso.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo che io stia discutendo con Pino Panino e che egli affermi X, dove X può essere &lt;em>qualsiasi&lt;/em> proposizione, tipo: &amp;ldquo;questa bevanda potenzia il sistema immunitario&amp;rdquo;, &amp;ldquo;la terra è piatta&amp;rdquo;, &amp;ldquo;dio esiste&amp;rdquo;, &amp;ldquo;fuori c&amp;rsquo;è una temperatura di 28°&amp;rdquo;, &amp;ldquo;il ghiaccio è meno denso dell&amp;rsquo;acqua&amp;rdquo;, &amp;ldquo;la simultaneità è relativa&amp;rdquo;, etc etc etc.&lt;/p>
&lt;p>Per semplificare l&amp;rsquo;esempio immaginiamo X = &amp;ldquo;il nucleo della luna è fatto interamente di formaggio&amp;rdquo;. Credere o non credere? Facciamo finta che l&amp;rsquo;onere della prova non sia di Pino Panino ma che sia mio dovere confutarlo. Secondo queste regole, assumendo che io non abbia prove contro, devo credere che la luna abbia un nucleo formaggioso.&lt;/p>
&lt;p>Ma ecco che quando la discussione si sta per chiudere, entra in scena Bina Bananina, che ha una forte opinione in merito e ci tiene a esprimerla. Bina è sicura di sé e dice che il nucleo della luna è fatto interamente di cipolle. Come prima, assumendo che io non abbia prove contro, devo arrendermi e crederle. Non potendo confutare nessuno dei due, sono costretto a dare ragione a entrambi. Ma come posso farlo se le due affermazioni si contraddicono a vicenda? Non posso, non è logicamente possibile.&lt;/p>
&lt;p>Credere senza prove porta a contraddizioni di ogni tipo, dato che si può asserire &lt;em>X&lt;/em> e &lt;em>non-X&lt;/em> con la stessa facilità. L&amp;rsquo;onere della prova, quindi, spetta a chi afferma e la posizione più razionale, in mancanza di buone ragioni, è il rifiuto della credenza.&lt;/p>
&lt;p>Attenzione che ciò non significa né che non possa scegliere di indagare da me, né che la persona abbia necessariamente torto — anche l&amp;rsquo;affermazione opposta andrebbe dimostrata. Significa solo che sono legittimato a non credere se non ci sono buone ragioni e non ho nessun dovere di portare prove &lt;em>contro&lt;/em>. &amp;ldquo;Non puoi dimostrare il contrario&amp;rdquo; è una diretta violazione di questo principio e non prova nulla. È un argomento fallace. L&amp;rsquo;assenza della prova non è prova dell&amp;rsquo;assenza. Solo chi non ha buone ragioni da offrire usa un artificio retorico simile dato che, se ne avesse, porterebbe quelle invece di tentare di scaricare i suoi doveri sull&amp;rsquo;interlocutore.&lt;/p>
&lt;p>Tenere a mente dove è situato l&amp;rsquo;onere della prova è importante se attribuisco valore alla verità. Mi spinge a minimizzare il numero di convinzioni false che ho e mi aiuta a non farmi fregare, soprattutto da chi trarrebbe guadagno dalla mia ingenuità: un influencer sponsorizzato, il venditore di un corso su come diventare ricchi, un politico alla ricerca di voti, lo scrittore di un libro su una dieta miracolosa, un attivista che raccoglie donazioni. Magari ha anche ragione, ma non prima di averlo dimostrato. Nel frattempo, mi riservo il diritto di esercitare una sana dose di scetticismo.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Appunti da marzo 2022</title><link>https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/</link><pubDate>Sat, 09 Apr 2022 11:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/appunti-marzo-22/</guid><description>Iniziamo una nuova serie a cadenza mensile su quello che scopro e imparo. Prima puntata: marzo 2022.</description><content:encoded>&lt;p>Iniziamo una nuova serie — o quantomeno quella che spero di riuscire a fare diventare una serie. Ogni mese pubblicherò una serie di appunti relativi a ciò che ho scoperto e imparato. Mi è venuta voglia quando ho sentito &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=WK6oL0uSna4" target="_blank">Mr RIP dire&lt;/a> che usava fare &lt;a href="https://retireinprogress.com/category/wlj/" target="_blank">una cosa simile&lt;/a> sul suo blog. Mi forza a riflettere su quello che ho fatto, mi aiuta a ricordare di più, mi spinge a scrivere qualche nota &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/" target="_blank">per il mio Zettelkasten&lt;/a>, e diventa contenuto per il blog. Quindi, perché no?&lt;/p>
&lt;p>La considero l’erede spirituale della serie “Cosa Ho Imparato Oggi” — ormai privata — che durò &lt;em>ben 10 giorni&lt;/em> sul mio canale YouTube. Chi avrebbe mai detto che tirare fuori un video al giorno sarebbe stato pesante.&lt;/p>
&lt;p>Il menù di oggi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="#rationality-from-ai-to-zombies">Rationality: From AI to Zombies&lt;/a>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="#book-2-how-to-actually-change-your-mind">Book 2: How to Actually Change Your Mind&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#book-3-the-machine-in-the-ghost">Book 3: The Machine in the Ghost&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#dentro-alla-filosofia-platone-e-aristotele">Dentro alla filosofia: Platone e Aristotele&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#game-theory-ii">Game Theory II&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#how-to-understand-arguments">How to Understand Arguments&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#la-youtube-atea">La YouTube Atea&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="rationality-from-ai-to-zombies">Rationality: From AI to Zombies&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>&lt;a href="https://www.readthesequences.com/" target="_blank">Rationality: From AI to Zombies&lt;/a>&lt;/em> è una collezione di &lt;em>essays&lt;/em> che l’autore, Eliezer Yudkowsky, ha pubblicato su &lt;a href="https://www.lesswrong.com/" target="_blank">LessWrong&lt;/a> una montagna di anni fa. Gli articoli sono organizzati in cinque libri, ognuno con un suo sottotema, ma sempre attorno a un nucleo centrale: la razionalità. A marzo ho letto il secondo e il terzo libro.&lt;/p>
&lt;h4 id="book-2-how-to-actually-change-your-mind">Book 2: How to Actually Change Your Mind&lt;/h4>
&lt;p>Chi non dice di avere la mente aperta? Dubito di avere mai incontrato qualcuno che si vantasse del contrario. Eppure, come nella stragrande maggioranza dei casi quando si parla di razionalità, è proprio quel contrario a essere quasi sempre vero. La nostra natura umana è meno razionale di quanto vorremmo, ed essere disposti a cambiare idea è facile solo a dirsi. Come intuibile dal titolo, i testi di questo blocco trattano di come dovremmo aggiustare le nostre credenze di fronte a nuove informazioni e degli ostacoli lungo il percorso. Di seguito alcuni dei pezzi che mi hanno colpito.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Not every change is an improvement, but every improvement is necessarily a change. You cannot obtain more truth for a fixed proposition by arguing it; you can make more people believe it, but you cannot make it more &lt;em>true&lt;/em>. To improve our beliefs, we must necessarily change our beliefs. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Rationalization" target="_blank">Rationalization&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Il cuore del bisogno dell’apertura mentale: &lt;strong>ogni miglioramento è necessariamente un cambiamento&lt;/strong>. Non essere disposto a cambiare ciò che credi equivale a non essere disposto a migliorare ciò che sai. Generalizzando oltre l&amp;rsquo;ambito della conoscenza: non puoi migliorare senza cambiare.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>John Kenneth Galbraith said: “Faced with the choice of changing one’s mind and proving that there is no need to do so, almost everyone gets busy on the proof.” And the greater the &lt;em>inconvenience&lt;/em> of changing one’s mind, the more effort people will expend on the proof. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/The-Proper-Use-Of-Humility" target="_blank">The Proper Use of Humility&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Una tendenza che si ricollega a quanto dicevamo sopra. Non solo cambiamo idea con difficoltà, ma siamo anche disposti a impegnarci per &lt;strong>non&lt;/strong> farlo. Quando valutiamo nuove evidenze cerchiamo di adeguarle a quello che già pensiamo, piuttosto che analizzarle obiettivamente.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Yet it is widely believed, especially in the court of public opinion, that a true theory can have &lt;em>no&lt;/em> failures and a false theory &lt;em>no&lt;/em> successes. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Update-Yourself-Incrementally" target="_blank">Update Yourself Incrementally&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Quando guardiamo a una teoria, tendiamo a pensare che basti una evidenza contraria per demolirla o una evidenza a supporto per validarla (e valutiamo con standard diversi a seconda di quello che &lt;em>vogliamo&lt;/em> credere). Ma in un mondo incerto abbiamo solo teorie vere o false probabilisticamente. Una buona teoria può avere punti deboli e una cattiva teoria può trovare qualche conferma.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Whenever someone exhorts you to &amp;ldquo;think outside the box&amp;rdquo;, they usually, &lt;em>for your convenience,&lt;/em> point out exactly where &amp;ldquo;outside the box&amp;rdquo; is located. Isn&amp;rsquo;t it funny how nonconformists all dress the same… — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/The-Outside-The-Box-Box" target="_blank">The “Outside the Box” Box&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Questo pezzo mi è capitato sotto gli occhi in un periodo in cui avevo notato un comportamento simile. Trovo interessante che vari sedicenti &lt;em>liberi pensatori&lt;/em> in cui mi sono imbattuto condividano la stessa visione del mondo. Mi viene quasi il sospetto che la loro libertà di pensiero consista nell’adeguarsi al pensiero di un gregge diverso da quello che criticano.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Living with doubt is not a virtue—the purpose of every doubt is to annihilate itself in success or failure, and a doubt that just hangs around accomplishes nothing. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Cultish-Countercultishness" target="_blank">Cultish Countercultishness&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Un dubbio segnala una mancanza di conoscenza e ha senso come scintilla di curiosità che ti spinge a risolverlo. Non è sempre possibile arrivare alla risoluzione in breve tempo, ma questa resta l’obiettivo. Un dubbio è inutile da solo e men che meno funziona come vanto, a dispetto di chi lo considera tale.&lt;/p>
&lt;h4 id="book-3-the-machine-in-the-ghost">Book 3: The Machine in the Ghost&lt;/h4>
&lt;p>Non sono sicuro di aver capito come riassumere il tema di questo terzo libro, ma credo che si possa sintetizzare dicendo: significato. Si parla di evoluzione e di come questa sia stupida, priva di qualsiasi scopo; si parla di mente e di “sistemi guidati da obiettivi”; si parla di linguaggio, forse il modo principe in cui gli esseri umani si scambiano significati.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>The key realization is that there &lt;em>is&lt;/em> no Evolution Fairy. There’s no outside force &lt;em>deciding&lt;/em> which genes ought to be promoted. Whatever happens, happens &lt;em>because of&lt;/em> the genes themselves. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/An-Alien-God" target="_blank">An Alien God&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Guardando alle ali di un uccello, verrebbe da pensare che ci sia stato uno scopo dietro. Volare sarebbe conveniente, quindi sviluppi le ali. Ma uno dei punti forti della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, diversamente dall’idea creazionista, è che spiega la diversità della vita &lt;em>senza&lt;/em> tirare in ballo alcuno scopo. La realtà si muove all’opposto di quanto pensiamo intuitivamente: sviluppi una caratteristica che ti dà un vantaggio, quindi la caratteristica si propaga. Il vantaggio è la &lt;em>causa&lt;/em> della selezione, non lo scopo. (Se vi interessa l’argomento vi consiglio &lt;a href="https://amzn.to/35wom03" target="_blank">Il gene egoista&lt;/a> di Richard Dawkins.)&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Please note: evolution does &lt;em>not&lt;/em> explain the origin of life; evolutionary biology is &lt;em>not supposed to&lt;/em> explain the first replicator, because the &lt;em>first&lt;/em> replicator does not come from another replicator. Evolution describes statistical trends in replication. The first replicator wasn&amp;rsquo;t a statistical trend, it was a pure accident. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/The-Wonder-Of-Evolution" target="_blank">The Wonder of Evolution&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Una considerazione che ora mi appare banale, ma su cui non ricordo di avere mai riflettuto esplicitamente. L’evoluzione per selezione naturale si fonda su un meccanismo di replica. Prima che esista un’entità in grado di replicarsi — potenzialmente una grossa molecola in un brodo primordiale — non c’è evoluzione.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;em>If a tree falls in the forest, and no one hears it, does it make a sound?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Albert: “Of course it does. What kind of silly question is that? Every time I’ve listened to a tree fall, it made a sound, so I’ll guess that other trees falling also make sounds. I don’t believe the world changes around when I’m not looking.”&lt;/p>
&lt;p>Barry: “Wait a minute. If no one hears it, how can it be a sound?”
— &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Disputing-Definitions" target="_blank">Disputing Definitions&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>La famosa domanda a inizio citazione sembra misteriosa, divisiva, e irrisolvibile, ma lo è solo in superficie. Se, come sembra fare Albert, intendiamo “suono” come vibrazioni dell’aria allora la risposta è “sì”. Se, come sembra fare Barry, intendiamo “suono” come esperienza uditiva allora la risposta è “no”. La domanda è un quesito sulla definizione della parola e non solleva nessun disaccordo sulla sostanza. Un invito a ricordarsi di fare attenzione, quando si discute, di cosa si sta discutendo: contenuto o superficie?&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Simon Funk’s online novel &lt;a href="http://interstice.com/~simon/AfterLife/" target="_blank">After Life&lt;/a> depicts (among other plot points) the planned extermination of biological &lt;em>Homo sapiens&lt;/em>—not by marching robot armies, but by artificial children that are much cuter and sweeter and more fun to raise than real children. — &lt;a href="https://www.readthesequences.com/Superstimuli-And-The-Collapse-Of-Western-Civilization" target="_blank">Superstimuli and the Collapse of Western Civilization&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Chiudo questa sezione così. Che sia questo il modo in cui ci estingueremo? Non sembra poi così implausibile.&lt;/p>
&lt;h3 id="dentro-alla-filosofia-platone-e-aristotele">Dentro alla filosofia: Platone e Aristotele&lt;/h3>
&lt;p>Ho iniziato ad ascoltare &lt;a href="https://www.spreaker.com/show/dentro-alla-filosofia" target="_blank">questo podcast&lt;/a> qualche tempo fa, quando ho deciso che volevo colmare un po’ della mia schifosa ignoranza di storia della filosofia. In teoria, l’avrei già studiata al trienno di liceo scientifico ma, in pratica, per circa due anni ho fatto poco e niente, complici insegnanti non proprio stellari. Comunque, marzo è stato dominato dall’ascolto delle puntate su due dei filosofi greci più influenti: Platone e Aristotele.&lt;/p>
&lt;p>Sentendo le idee dei pensatori antichi ho un forte istinto a muovere obiezioni ogni tre parole. Certe dottrine sembrano ingiustificate, pure invenzioni. Ma devo ricordarmi che la conoscenza disponibile 2500 anni fa era una frazione infinitesima di quella a cui abbiamo accesso oggi. Il liceale medio ora sa forse più di quanto tutta l’umanità del tempo. Obiettare è facile in uno scontro così impari (ma è comunque un buon esercizio).&lt;/p>
&lt;p>Platone si era inventato tutto un sistema magico che prevedeva che le essenze delle cose, le idee, risiedessero nel loro mondo a parte, l’iperuranio. In questa visione, noi — inteso come tutto ciò che esiste nella realtà materiale — saremmo solo imitazioni delle idee e l’arte sarebbe imitazione di imitazione… uno schifo. Per non parlare poi del sistema politico che si era figurato: un comunismo diviso in tre classi, senza mobilità sociale, con i filosofi a dirigere (conveniente eh, Platone?), i guerrieri a controllare, e il resto dei poveri mortali bollati come produttori destinati a eseguire. Ma non vi scaldate, anche nascere filosofo o guerriero avrebbe avuto i suoi contro. Le prime due classi, infatti, avrebbero condiviso tutto: proprietà, partner, figli. Che spasso.&lt;/p>
&lt;p>Tra le cose che ho apprezzato, invece, c’è il mito della biga alata, che con qualche aggiustamento funziona da metafora del conflitto interiore tra razionalità e istinti. Nel mito, l’anima è un carro guidato dalla ragione ma trainato da un cavallo bianco che tira verso la retta via, e un cavallo nero che tira in direzione opposta.&lt;/p>
&lt;p>Aristotele c’era andato un po’ più calmino di Platone con le essenze e le aveva portate &lt;em>dentro&lt;/em> alle cose. Encomiabile che almeno rifiutasse di inventare tutto un altro piano di esistenza… almeno non per le idee. La metafisica è importante per Aristotele, che anzi “dimostra” l’esistenza di dio con un ragionamento celebre: Tutto ciò che si muove è mosso da qualcos’altro che si muove. Visto che questo qualcos’altro si muove, dev’essere anch’esso mosso da qualcosa. Ma se continuiamo così cadiamo in un regresso all’infinito. Quindi serve un motore immobile, che è dio. Funziona come dimostrazione! Cioè, funziona se facciamo finta di non vedere i salti logici, il che la rende buona quanto altre dimostrazioni dell’esistenza di dio. La nota positiva è che il dio aristotelico è piuttosto minimalista per i nostri standard. Funge da motore ed è pensiero di pensiero. Si fa i cazzi suoi. Non gli frega niente di me, di te, o di quello che la gente fa quando si incontra sotto le coperte.&lt;/p>
&lt;p>Tra le parti che ho trovato più interessanti c’è il contributo alla formalizzazione della logica classica (qualcuno ha detto sillogismi?) e il discorso sul giusto mezzo, quando non lo si estremizza immaginando che consista nel trovare il punto matematicamente a metà tra due estremi.&lt;/p>
&lt;h3 id="game-theory-ii">Game Theory II&lt;/h3>
&lt;p>Tra gennaio e febbraio ho deciso che volevo imparare un po’ di teoria dei giochi e mi sono buttato sul &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/game-theory-1" target="_blank">corso di base&lt;/a> su Coursera. Finito quello, ho iniziato &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/game-theory-2" target="_blank">il successivo&lt;/a> e l’ho completato a marzo. In questo corso si esaminano vari tipi di meccanismi, come i sistemi di votazione e le aste, e li si analizza dal punto di vista della teoria dei giochi.&lt;/p>
&lt;p>Una cosa a caso che ho imparato è l’asta di Vickrey (o “al secondo prezzo”). È un&amp;rsquo;asta in busta chiusa, cioè in cui ogni partecipante scrive privatamente la propria offerta e la fornisce al banditore. Nessun offerente quindi sa cosa hanno scritto gli altri. Vince l’asta chi fa l’offerta più alta ma — e qui c’è il twist — il vincitore non paga quanto ha scritto (che sarebbe il prezzo più alto), ma il secondo prezzo più alto. La cosa che sorprende è che si dimostra che la strategia dominante sta nel dire la verità, cioè scrivere in busta la propria offerta reale.&lt;/p>
&lt;p>Un’altra dimostrazione che mi ha colpito è quella che prova che è impossibile creare un sistema di votazione con esiti non paradossali. Ma forse questo l’avevo studiato a febbraio.&lt;/p>
&lt;h3 id="how-to-understand-arguments">How to Understand Arguments&lt;/h3>
&lt;p>Dopo aver finito con la teoria dei giochi e influenzato da &lt;em>Rationality: From AI to Zombies&lt;/em>, logica aristotelica, e video sull’ateismo (vedi sotto), mi è salita la voglia di esplorare qualcosa relativo ad argomentazione e pensiero critico (ben consapevole che quest’ultimo &lt;a href="https://www.aft.org/sites/default/files/periodicals/Crit_Thinking.pdf" target="_blank">non si impara nel vuoto&lt;/a> per &lt;a href="https://natostupido.com/posts/contro-il-latino/#allenare-il-cervello">problemi di transfer&lt;/a>). Ho iniziato il primo corso di una &lt;a href="https://www.coursera.org/specializations/logic-critical-thinking-duke" target="_blank">“specializzazione”&lt;/a> su Coursera: &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/understanding-arguments/home/welcome" target="_blank">How to Understand Arguments&lt;/a>. Devo dire la verità, le lezioni e i quiz sono partiti un po’ banali e a tratti cringe, però alla fine ho apprezzato dove si è andato a parare. Si parla di cosa sono gli argomenti (che potremmo anche tradurre &lt;em>ragionamenti&lt;/em>), che scopi hanno, come riconoscerli e come analizzarli.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/question.png" class="d-block">
&lt;img src="images/question.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Tanto per citare una nozione che spesso confonde chi si approccia alla logica classica, si parla della differenza tra &lt;em>validity&lt;/em> e &lt;em>soundness&lt;/em>. In italiano si possono tradurre entrambi con “validità”, ma hanno significati diversi. Un argomento è strutturalmente o logicamente valido (&lt;em>validity&lt;/em>) quando la conclusione è necessariamente vera se le premesse sono vere. Un argomento è valido nel senso di &lt;em>soundness&lt;/em> quando oltre a essere strutturalmente valido, le premesse sono &lt;em>effettivamente&lt;/em> vere.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-youtube-atea">La YouTube Atea&lt;/h3>
&lt;p>Ultimo grande argomento che ha caratterizzato il mio marzo: l’ateismo. Non so bene come, ma a un certo punto mi sono ritrovato immerso nel vortice della YouTube atea. Credo che tutto sia partito da uno dei video che avevo menzionato nella &lt;a href="https://natostupido.com/letters/impossibilita-non-qualifica/#cose">scorsa newsletter&lt;/a>. Anyway, poco importa.&lt;/p>
&lt;p>Da questa escursione ho appreso un po’ di cose. Innanzitutto ho scoperto che c’è della confusione nelle definizioni di ateismo e agnosticismo. Dal giro che mi sono fatto ho capito che una categoria di posizioni che ero solito definire agnostiche rientrano nel calderone dell’ateismo. In sostanza: teista = crede in almeno un dio; ateo = rifiuta la credenza in qualsiasi dio. In questa visione l’agnosticismo è, in generale, la posizione filosofica che afferma che non sia possibile conoscere una determinata cosa. Quindi, chi si professa agnostico rispetto all’esistenza di un qualsivoglia dio è di fatto ateo, perché non crede in un dio. Insomma, seghe mentali sulle parole.&lt;/p>
&lt;p>Un’altra cosa che ho imparato, soprattutto guardando qualche (anche più di qualche) video di &lt;a href="https://www.youtube.com/user/TheAtheistExperience/" target="_blank">The Atheist Experience&lt;/a>, è che gli argomenti a favore dell’esistenza di un dio sono quasi sempre gli stessi e che quasi mai, anche se funzionassero, basterebbero a dimostrare un dio personale e pieno di attributi come quello cristiano (vedi dimostrazione di Aristotele sopra che, al più, dimostrerebbe l’esistenza di un principio). Tra le esposizioni ricorrenti c’è il &lt;em>God of the gaps&lt;/em> (dio dei vuoti). È la fallacia per cui si asserisce l’esistenza di un dio a fronte della mancanza di conoscenza. Non so cosa sono i fulmini → allora esiste Zeus. Non so come si è originato l’universo → allora esiste un dio. Il problema è che non sapere qualcosa non implica in nessun modo che il soprannaturale esista.&lt;/p>
&lt;p>Al di là delle cose che ho imparato, e al di là del fatto che mi sono trovato quasi sempre d’accordo con le argomentazioni su &lt;a href="https://www.youtube.com/user/TheAtheistExperience/" target="_blank">The Atheist Experience&lt;/a>, non sono stato particolarmente entusiasta del modo in cui certe volte Matt (uno degli host) tratta chi chiama, soprattutto quando l’interlocutore è pacato e non ha fatto niente per meritarsi risposte stizzite. In ogni caso, vale la pena di guardarsi almeno qualche video. Fatevelo un giretto.
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/aVRvYhq_uXE" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Per il resto, direi che così si conclude il mio resoconto di marzo. È venuto molto più lungo di quanto avevo previsto ma è stato un esperimento interessante. Ci rivediamo, con questa serie, il mese prossimo (🤞).&lt;/p></content:encoded></item><item><title>3 insegnamenti da the Dip di Seth Godin</title><link>https://natostupido.com/posts/3-insegnamenti-the-dip/</link><pubDate>Sun, 20 Mar 2022 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/3-insegnamenti-the-dip/</guid><description>&lt;em>The Dip&lt;/em> è un libricino di neanche 100 pagine in cui Seth Godin cerca di spiegare come scegliere quando perseverare e quando abbandonare. In questo articolo racconto quali sono le tre idee più importanti che propone, o, quantomeno, quelle che mi hanno colpito di più.</description><content:encoded>&lt;p>&lt;em>The Dip&lt;/em> è un libricino di neanche 100 pagine in cui Seth Godin cerca di spiegare come scegliere quando perseverare e quando abbandonare. Come promesso nel titolo, qui di seguito racconto quali sono le tre idee più importanti che propone, o, quantomeno, quelle che mi hanno colpito di più.&lt;/p>
&lt;h2 id="la-curva-dip">La curva Dip&lt;/h2>
&lt;p>La curva Dip — “avvallamento” — è il cuore del discorso e, infatti, dà il titolo al libro. Secondo Godin, quasi tutto ciò che vale la pena fare nella vita è controllato dal Dip. (&lt;em>A pretty bold statement, if you ask me.&lt;/em>)&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/dip.gif" class="d-block">
&lt;img src="images/dip.gif"
alt="La curva Dip"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>La curva&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Quando inizi qualcosa — un progetto, un percorso di studio, una carriera — i primi tempi sono divertenti e il progresso è veloce. A un certo punto, però, questa fase finisce e inizia una (più o meno lunga) fase calante in cui domina la stagnazione. Questo è l’avvallamento. Con progressi inesistenti, o addirittura negativi, procedere diventa difficile e la maggior parte delle persone si arrende. Se parliamo di competenza, superare questa palude fa la differenza tra il principiante e l&amp;rsquo;esperto. Il Dip è come un filtro che blocca chi non si impegna abbastanza. Sapere affrontarlo è un vantaggio competitivo.&lt;/p>
&lt;p>Nell’ambito dello sviluppo software (che è un mio hobby oltre che il mio lavoro) c’è un fenomeno molto conosciuto che funziona da esempio per questa curva. Per qualcuno che sa scrivere codice, è entusiasmante iniziare un progetto nuovo, tipo un sito o un’applicazione. Hai carta bianca (quasi letteralmente) e ti trovi con la libertà di costruire quello che vuoi. Come descritto dalla prima porzione della curva Dip, in questa fase è molto facile passare dal nulla a un prototipo semi-funzionante. Poi, però, quando il progetto diventa maturo abbastanza e ti tocca rifinirlo prima di renderlo pubblico, il lavoro diventa più noioso e inizi a perdere interesse. A questo punto è molto allettante ripartire con un altro progetto e lasciare perdere quello in corso. Però, banalmente, solo i progetti che superano questa fase saranno pubblicati e quindi chi riesce a spingere oltre il Dip si trova favorito rispetto a chi abbandona.&lt;/p>
&lt;h2 id="abbandonare-come-strategia-di-lungo-termine">Abbandonare come strategia di lungo termine&lt;/h2>
&lt;p>Quanto ho appena detto a proposito del Dip — e del vantaggio che possiede chi sa affrontarlo — potrebbe essere interpretato come una conferma del mantra popolare del “non mollare mai”. In realtà, non è questo che suggerisce Godin, che anzi afferma che abbandonare può essere una tattica valida.&lt;/p>
&lt;p>Il punto critico è che, spesso, quando abbandoniamo non stiamo facendo una scelta strategica. Non ci siamo fermati a valutare se la strada su cui ci troviamo sia allineata ai nostri obiettivi o meno. Di solito la vera motivazione è che ci siamo scontrati con la difficoltà di continuare. Affrontare un Dip non è piacevole e istintivamente scappiamo dal discomfort. Un bambino che decide di smettere con le lezioni di Karate non lo fa perché ha considerato attentamente i pro, i contro, e i vantaggi di lungo termine, ma perché continuare è difficile: non ha voglia, l’istruttore urla, gli allenamenti sono faticosi.&lt;/p>
&lt;p>Mollare è una strategia di lungo termine quando consiste nel lasciare un percorso che ti sei reso conto non ti porterà al tuo obiettivo, in modo da reindirizzare le tue energie su una strada più adeguata. Il vantaggio, quindi, non è di chi ciecamente non molla mai, ma di chi sa analizzare la situazione in cui si trova per decidere quando ha senso abbandonare e quando ha senso perseverare.&lt;/p>
&lt;h2 id="essere-il-migliore-al-mondo">Essere il migliore al mondo&lt;/h2>
&lt;p>L’ultimo punto che voglio riportare riguarda il vantaggio di essere &lt;em>il migliore al mondo&lt;/em> e il consiglio di mirare a diventarlo. Questo punto si fonda sulla constatazione che, in molti casi, ci si trova in competizioni in cui il vincitore prende tutto. Si vede, cioè, che spesso c’è un’enorme differenza di guadagno tra chi si posiziona primo e chi secondo. Per esempio, se guardiamo ai browser più utilizzati, troviamo Chrome in cima con uno share di circa il 60%, seguito da Safari con solo il 20%.&lt;/p>
&lt;p>Questa considerazione diventa ancora più rilevante quando i posti disponibili sono limitati, e quindi non arrivare tra i primi equivale a non ottenere nulla. Un’azienda che ha tre posizioni da coprire assumerà solo i tre candidati che verranno reputati migliori, nessuno degli altri otterrà quel lavoro.&lt;/p>
&lt;p>Ma anche senza bisogno di troppe riflessioni, è facile accettare che sia conveniente trovarsi nella posizione di “migliore al mondo“. Il problema è che &lt;em>puntare&lt;/em> a quella posizione sembra irrealistico: il mondo è troppo grande e la competizione è immensa. È qui che dobbiamo fermarci per fare una precisazione che rende il discorso applicabile anche a noi umili esseri umani regolari. Quando nel libro si parla di “migliore” e di “mondo” non si intende letteralmente il migliore del pianeta Terra. Direttamente dal testo:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Anyone who is going to hire you, buy from you, recommend you, vote for you, or do what you want them to do is going to wonder if you’re the best choice.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Best&lt;/em> as in: best for them, right now, based on what they believe and what they know. And &lt;em>in the world&lt;/em> as in: their world, the world they have access to.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>(Chiunque voglia assumerti, comprare da te, raccomandarti, votarti, o fare quello che vuoi fargli fare, si chiederà se tu sei la scelta migliore. &lt;em>Migliore&lt;/em> nel senso di: migliore per lui, in quel momento, in base a quello che crede e sa. E &lt;em>al mondo&lt;/em> nel senso di: il suo mondo, il mondo a cui ha accesso.)&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, un’azienda piemontese che produce app per smartphone potrebbe volere il migliore sviluppatore Android che è in grado di contattare, disponibile a lavorare a Torino, e che chiede uno stipendio che rientra nel budget previsto. In questo “mondo” è molto più facile eccellere. La strategia allora consiste nel determinare quale sia il contesto in cui competi e puntare a diventare il migliore in quel contesto. Sapere quale fetta di mondo è il tuo obiettivo ti aiuta a capire che strada dovrai percorrere per arrivarci.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Insomma, questo è quello avevo da dire. Dopo di che, potreste anche decidervi a comprare &lt;a href="https://amzn.to/2PpkEgY" target="_blank">il libro&lt;/a>. Se invece ancora non siete convinti, date un’occhiata ai &lt;a href="https://www.natostupido.com/notes/the-dip/" target="_blank">miei appunti&lt;/a>.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Possibile non significa bello</title><link>https://natostupido.com/letters/impossibilita-non-qualifica/</link><pubDate>Sun, 13 Mar 2022 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/impossibilita-non-qualifica/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Prima di cominciare, un PSA: ho deciso che inizierò a pubblicare alcuni testi delle newsletter come articoli, per dargli più dignità sul sito. Quindi se qualcuno di voi old-stylers è iscritto al feed RSS se li vedrà (ri)spuntare.
Anyway, on to today’s topic. Oggi un pensiero estremamente banale che volevo elaborare da un po&amp;rsquo; di tempo.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Prima di cominciare, un &lt;strong>PSA&lt;/strong>: ho deciso che inizierò a pubblicare alcuni testi delle newsletter come articoli, per dargli più dignità sul &lt;a href="https://natostupido.com/" target="_blank">sito&lt;/a>. Quindi se qualcuno di voi old-stylers è iscritto al &lt;a href="https://natostupido.com/index.xml" target="_blank">feed RSS&lt;/a> se li vedrà (ri)spuntare.&lt;/p>
&lt;p>Anyway, on to today’s topic. Oggi un pensiero estremamente banale che volevo elaborare da un po&amp;rsquo; di tempo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/h7jpFpUTt183mRtfl8/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/h7jpFpUTt183mRtfl8/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Ho la tosse. Preferirei non averla. Anzi, preferirei non averla mai avuta e non averla mai più. A dirla tutta, se proprio devo essere onesto, preferirei stare sempre in salute, non dovermi ammalare mai, e vivere finché mi va. Chiaramente ciò è impossibile o, quantomeno, altamente improbabile. Anche tralasciando la questione “vivere finché mi va”, che mi sembra un traguardo irrealistico nel breve termine, il resto rimarrebbe comunque una impossibilità — forse non totale ma di fatto. Sfuggire alle malattie non si può, mi dispiace. Il che non mi rallegra, perché significa che potrò ammalarmi ancora, e poi ancora, e poi ancora, e poi ancora, fino alla fine della mia esistenza.&lt;/p>
&lt;p>A valle di una &lt;em>sì&lt;/em> triste consapevolezza vorrei porre un quesito che definirei quasi retorico, se non fosse che a volte sembra non esserlo (o si finge che non lo sia). La domanda è: il fatto che ammalarsi sia (praticamente) inevitabile, rende bella la malattia? Penso di non peccare di arroganza se mi sento quasi sicuro che la risposta sia “no”, almeno per gli esseri in grado di soffrire (insieme in cui inserisco i lettori umani di questo testo).&lt;/p>
&lt;p>Questo esempio specifico può essere tradotto in termini più generali dicendo che l’impossibilità di qualcosa non basta per qualificare l&amp;rsquo;opposto come bello, buono, desiderabile, ammirevole, lodevole, positivo, etcetera etcetera. “X è impossibile” non implica “non-X è bello” poiché, se questa implicazione ci fosse, ci troveremmo a dover asserire che “non ammalarsi è impossibile” implica “ammalarsi è bello”, che contraddice quanto abbiamo concordato poco sopra.&lt;/p>
&lt;p>Bene.&lt;/p>
&lt;p>Qualche tempo fa, su WesaChannel, uscì &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=WbelGdqTM1s" target="_blank">un video&lt;/a> su critica e conflitto di interessi in Italia (e poi, altrove, il suo &lt;a href="https://siliconarcadia.substack.com/p/critica-e-influencer-in-italia" target="_blank">testo&lt;/a>). Il discorso ruota attorno all’idea che la critica, per definirsi tale e per essere credibile, debba essere indipendente, poiché quella in conflitto di interessi manca di libertà e somiglia più alla pubblicità. Che credibilità ha la tua opinione sugli smartphone se hai accordi commerciali con Apple?&lt;/p>
&lt;p>Il video generò una serie di reazioni più o meno forti, sia di appoggio che in contrasto. Di obiezioni se ne videro in varie (ma non infinite) forme, e una in particolare è quella che mi ha fatto venire voglia di scrivere queste parole. Tale obiezione si basa sull’assunto che certi progetti siano insostenibili se si rimane indipendenti dalle aziende che operano nel settore che si vuole criticare. Instaurarci accordi commerciali o accettare privilegi sarebbe, secondo questa visione della realtà, necessario all&amp;rsquo;esistenza stessa del progetto. Se apro un sito di critica cinematografica sarà normale — anzi &lt;em>necessario&lt;/em> — renderlo sostenibile facendomi pagare da Warner, Sony, Disney per mostrare le pubblicità dei loro film o accettando da loro regali e inviti a prime visioni. In qualche modo devo pur tirare a campà.&lt;/p>
&lt;p>Un’obiezione di questo tipo suggerisce che la presunta impossibilità di rendere l&amp;rsquo;indipendenza sostenibile (ri)qualifichi le opinioni in conflitto di interessi, invece sostenibili. Ma anche assumendo che tale impossibilità sia reale e non solo presunta, comunque essa potrebbe funzionare al più da spiegazione per la scelta di rinunciare all’indipendenza e non da qualifica per le opinioni. Come per il caso delle malattie, asserire “la critica indipendente sostenibile è impossibile” non implica “la critica in conflitto di interessi è bella”.&lt;/p>
&lt;p>Insomma, ci sono specchi meno scivolosi su cui arrampicarsi.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Restando in tema di quasi impossibilità, iniziamo con un pezzo in cui Scott Alexander parla del problema delle euristiche che funzionano quasi sempre. Possiamo sostituire gran parte degli esperti con pietre? &lt;em>&lt;a href="https://astralcodexten.substack.com/p/heuristics-that-almost-always-work" target="_blank">Heuristics That Almost Always Work&lt;/a>&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Continuiamo con un video in cui mi sono imbattuto &lt;em>non-ricordo-come-forse-su-hackernews&lt;/em> e accidentalmente collegato al tema degli esperti ma stavolta in chiave tragicomica (consigliato soprattutto a chi si era già incazzato con &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=BKorP55Aqvg" target="_blank">The Expert&lt;/a>):
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Zh3Yz3PiXZw" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Con un altro inaspettato quasi-collegamento di tema ci ritroviamo su un video delirante in cui si “dimostra”, tra le altre cose, che 1 + 1 = 1, che π &amp;gt; ∞, e che la fusione nucleare fredda equivale a un magnete attaccato a una lavagna (strani sono i meandri in cui mi ritrovo quando violo la regola di non vagare senza meta su YouTube). Il video originale sarebbe &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=Wc1xxK2tjvo" target="_blank">questo&lt;/a>, ma forse è meglio iniziare da questa &amp;ldquo;reaction&amp;rdquo;:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5pnQO1k08XQ" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Infine, per riprendersi, un time lapse della vita di un girasole:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/x5mHzwEOpp4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Dopo circa un milione di anni ho pubblicato un nuovo blocco di note, quelle di &lt;em>Ultralearning&lt;/em>, un libro non male sul tema dell’ottimizzazione dello studio:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/ultralearning/" target="_blank">Ultralearning — Scott Young&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>E per finire, anche questo mese, ecco due nuovi video basati su miei testi già pubblicati come post/newsletter:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Fare scelte giuste per le ragioni sbagliate&lt;/strong>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ztoJBmXw2k0" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il virus vi è entrato nel cervello | La pandemia memetica&lt;/strong>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/t1ItERtfYGc" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Ultralearning — Scott Young</title><link>https://natostupido.com/notes/ultralearning/</link><pubDate>Sun, 06 Mar 2022 12:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/ultralearning/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Ultralearning è un libro sul tema dell&amp;rsquo;apprendimento in cui si delinea un metodo per rendere i propri progetti di studio efficienti ed efficaci.
Mi è sembrato un testo discreto poiché fornisce una buona panoramica di idee e tecniche e contiene qualche riferimento alla letteratura in materia. Sebbene avessi già incontrato gran parte di questi concetti in passato (e.g. in Learning How to Learn), ho anche trovato qualcosa in cui non mi ero mai imbattuto (o non esplicitamente): in particolare, il problema del transfer.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/35uhyQO" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>&lt;em>Ultralearning&lt;/em> è un libro sul tema dell&amp;rsquo;apprendimento in cui si delinea un metodo per rendere i propri progetti di studio efficienti ed efficaci.&lt;/p>
&lt;p>Mi è sembrato un testo discreto poiché fornisce una buona panoramica di idee e tecniche e contiene qualche riferimento alla letteratura in materia. Sebbene avessi già incontrato gran parte di questi concetti in passato (e.g. in &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn" target="_blank">Learning How to Learn&lt;/a>), ho anche trovato qualcosa in cui non mi ero mai imbattuto (o non esplicitamente): in particolare, &lt;a href="#transfer-educations-dirty-secret">il problema del transfer&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>La cosa che non mi è piaciuta è stata la quantità enorme di esempi singoli o personali che non mi interessano più di tanto, dato che non hanno potere dimostrativo.&lt;/p>
&lt;p>Overall non male, ma lo suggerisco solo se non siete già informati adeguatamente sull’argomento (e se non vi dispiace lo stile &amp;ldquo;vi racconto cose tramite storie ed episodi&amp;rdquo;).&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>Ultralearning&lt;/strong>: &lt;em>A strategy for acquiring skills and knowledge that is both self-directed and intense.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>…che poi nella pratica si traduce in una serie di tecniche per rendere il processo di apprendimento efficace ed efficiente.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-1-metalearning-first-draw-a-map">Principio 1: Metalearning: first draw a map&lt;/h3>
&lt;p>Il metalearning in generale consiste nell&amp;rsquo;imparare a imparare. Prima di imbarcarsi in un progetto di studio è utile costruirsi una mappa di ciò che si vuole studiare. Una mappa di questo tipo ti aiuta a delineare come funziona la materia, che tipo di abilità e informazioni devi apprendere, e quali metodi esistono per farlo in maniera ottimale.&lt;/p>
&lt;p>Si può fare metalearning sul breve e sul lungo termine:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Metalearning di breve termine: prepararsi per ciò che si vuole studiare (o si sta studiando) in quel momento. La mappa quindi riguarderà il progetto di studio in questione. L&amp;rsquo;obiettivo è di ottimizzare il percorso e il metodo.&lt;/li>
&lt;li>Metalearning di lungo termine: acquisire, via via che si affrontano progetti diversi, conoscenze trasversali su come imparare. E.g. sapere quanto ti puoi permettere di studiare ogni giorno, come gestire la motivazione, o come affrontare problemi comuni e indipendenti dal progetto specifico.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>&lt;strong>Determinare perché, cosa, e come&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Ci sono due motivazioni principali che rispondono a &lt;em>perché?&lt;/em>: strumentale e intrinseca. Intrinseca significa che vuoi studiare un dato argomento per il gusto di farlo e quindi l&amp;rsquo;obiettivo è imparare in sé, e.g. voglio imparare il giapponese perché mi piace, anche se non ho un motivo pratico. Strumentale significa che vuoi studiare per raggiungere un obiettivo esterno all&amp;rsquo;apprendimento, e.g. voglio imparare lo spagnolo per andare vivere in Spagna.&lt;/p>
&lt;p>Quando la motivazione è strumentale, prima di inizare il progetto di studio è utile valutare se quel percorso porta verso l&amp;rsquo;obiettivo fissato. Darlo per scontato può equivalere a buttare tempo e soldi, e.g. chi si iscrive all&amp;rsquo;università in facoltà random pensando che ciò lo aiuterà a trovare lavoro. Parlare con persone che sono già arrivate all&amp;rsquo;obiettivo può servire a capire se si è sulla strada giusta o no.&lt;/p>
&lt;p>Dopo il &amp;ldquo;perché&amp;rdquo; si può passare al &lt;em>cosa&lt;/em>. Le risposte a questa domanda rientrano in tre categorie principali: concetti (ciò che c&amp;rsquo;è da capire), fatti (ciò che c&amp;rsquo;è da memorizzare), procedure (ciò che c&amp;rsquo;è da mettere in pratica). La struttura di ogni progetto di apprendimento sarà un mix di queste tre categorie. Una strategia per iniziare a tracciare la mappa:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Fare una sessione di brainstorming scrivendo, per ogni categoria, tutto ciò che pensi ci rientri&lt;/li>
&lt;li>Evidenziare quelle che probabilmente saranno le parti più difficili&lt;/li>
&lt;li>Ricercare metodi e risorse per affrontare questi punti critici&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>L&amp;rsquo;ultima domanda è &lt;em>come?&lt;/em>. Innanzitutto si può fare del benchmarking: si ricerca quale sia il modo in cui le persone comunemente apprendono la materia o skill. Utile come punto di partenza (aka benchmark). Per esempio, se esistono corsi, puoi controllare che programmi propongono. Quindi, puoi ritoccare tali programmi per le tue esigenze, enfatizzando le aree tematiche più rilevanti ed escludendo o ritardando quelle meno rilevanti. Nota importante: come regola generale, più sei inesperto e meno dovresti modificare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Metalearning: quando e quanto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Un po&amp;rsquo; di planning serve per non buttare tempo, ma troppo planning diventa un modo per posporre lo studio. Una regola pratica è di investire il 10% del tempo totale dedicato all&amp;rsquo;apprendimento. In ogni caso, il metalearning non riguarda solo la fase iniziale ma è un processo continuo. All&amp;rsquo;inizio è facile che non ti sia chiaro quali saranno gli ostacoli o qual è il modo migliore di imparare. Più studi e più sei in grado di aggiustare lo studio. E.g. inizio decidendo di usare tecnica X, dopo un tot mi fermo a chiedermi: è X ancora la tecnica più utile/rilevante? Ho abbastanza conoscenze per rispondere a questa domanda o mi serve un po&amp;rsquo; di ricerca?&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-2-focus-sharpen-your-knife">Principio 2: Focus: Sharpen Your Knife&lt;/h3>
&lt;p>Tre problemi relativi alla concentrazione:&lt;/p>
&lt;h4 id="problem-1-failing-to-start-focusing-aka-procrastinating">Problem 1: Failing to Start Focusing (aka Procrastinating)&lt;/h4>
&lt;p>Procrastiniamo perché c&amp;rsquo;è qualcos&amp;rsquo;altro che vogliamo fare, perché non vogliamo fare quello che dobbiamo, o una combinazione delle due.&lt;/p>
&lt;p>A volte procrastiniamo senza esserne coscienti. Per esempio ci diciamo che abbiamo bisogno di una pausa o che la vita non può essere tutta lavoro. È un ragionamento sensato, ma spesso lo usiamo come scusa per prenderci in giro ed evitare quello che dovremmo fare. Diventarne consapevoli è il primo passo e, in tal senso, è utile fermarsi quando si procrastina e chiedersi cosa si sta provando: è desiderio di fare altro o di evitare quanto c&amp;rsquo;è da fare? Con il tempo acquisisci l&amp;rsquo;abilità di notare quando procrastini e quindi puoi porre rimedio.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è da notare che spesso la parte più spiacevole o difficile da affrontare è quella iniziale, non il task in sé e quindi la resistenza è più alta all&amp;rsquo;inizio. Una buona tecnica consiste nel forzarsi ad andare avanti per i primi minuti, anche se spiacevoli, per superare lo scoglio iniziale (e.g. tecnica del pomodoro). Altre volte il momento spiacevole non è all&amp;rsquo;inizio, ma è comunque limitato nel tempo (e.g. uno scoglio momentaneo). Anche in quel caso si può fare lo stesso e forzarsi a continuare.&lt;/p>
&lt;h4 id="problem-2-failing-to-sustain-focus-aka-getting-distracted">Problem 2: Failing to Sustain Focus (aka Getting Distracted)&lt;/h4>
&lt;p>Il tipo di concentrazione migliore a cui aspirare sarebbe il flow. Lo stato in cui sei &lt;em>in the zone&lt;/em>, completamente assorbito dall&amp;rsquo;attività che svolgi. Nel caso dell&amp;rsquo;apprendimento entrare in un vero flow è complicato, perché questo richiede un certo equilibrio di difficoltà e competenza, mentre quando studi la difficoltà tende a essere troppo alta. Il risvolto della medaglia è che la difficoltà nella messa in pratica dopo che hai imparato sarà più bassa. Quindi investire energie e combattere la frustrazione è un investimento tramite il quale l&amp;rsquo;esercizio della skill diventa più piacevole.&lt;/p>
&lt;p>La ricerca suggerisce che il cramming non funziona, ed è meglio spezzare lo studio in momenti diversi. Anche l&amp;rsquo;interleaving può aiutare, quindi se hai molte ore per studiare, meglio spezzarle in blocchi in cui studi aspetti diversi della materia in questione. Chiaramente bisogna trovare un equilibrio, spezzettare all&amp;rsquo;infinito distrugge la concentrazione. Come rule of thumb, 50 minuti è una buona durata per topic.&lt;/p>
&lt;p>Alcune sorgenti di distrazione:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Distractions Source 1: Your Environment&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Smartphone, televisione, internet, videogiochi, rumori. Elimina le fonti che ti distraggono per migliorare la concentrazione: meno tentazioni.
A volte ci diciamo che &amp;ldquo;sono più produttivo con XXX in background&amp;rdquo; (e.g. musica, televisione). Ma spesso non è vero dato che il multitasking diminuisce la produttività. Di solito lo diciamo perché quella cosa rende il task più facile da sopportare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Distractions Source 2: Your Task&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Anche l&amp;rsquo;attività in sé può portare distrazioni. Per esempio potresti essere portato a distrarti più facilmente leggendo un libro che non guardando un video, anche se sono sullo stesso argomento. In quel caso vale il &amp;ldquo;conosci te stesso&amp;rdquo; e se ci sono vari strumenti &lt;em>buoni allo stesso modo&lt;/em> che puoi usare, usa quello con cui riesci a stare concentrato più facilmente. Se invece c&amp;rsquo;è uno strumento migliore dal punto di vista dell&amp;rsquo;apprendimento che però ti porta a distrarti più facilmente, puoi usare qualche stratagemma per contrastare il fenomeno, e.g. prendere appunti mentre leggi ti può aiutare a non lasciare che la tua mente vaghi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Distractions Source 2: Your Mind&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Emozioni negative, irrequietezza, sognare a occhi aperti. È più facile studiare se sei calmo. Se non lo sei, idealmente sarebbe meglio risolvere i problemi che ti causano quello stato d&amp;rsquo;animo, in modo da risolvere alla radice. Non sempre è possibile e, in quel caso, fermarsi a osservare le emozioni che si provano può aiutare a renderle meno presenti e farle passare (più facile a dirsi che a farsi).&lt;/p>
&lt;h4 id="problem-3-failing-to-create-the-right-kind-of-focus">Problem 3: Failing to Create the Right Kind of Focus&lt;/h4>
&lt;p>C&amp;rsquo;è della ricerca su come l&amp;rsquo;eccitazione (intesa nel senso di &amp;ldquo;attivazione&amp;rdquo;) influenzi l&amp;rsquo;attenzione. In particolare l&amp;rsquo;eccitazione aiuta per task brevi e semplici, e.g. un giocatore che deve lanciare una freccetta. Attività più complesse e lunghe hanno bisogno di un focus più &amp;ldquo;rilassato&amp;rdquo;. Per task in cui serve della creatività, può essere utile eliminare completamente l&amp;rsquo;attenzione. Questo funziona però solo dopo che hai ragionato in modalità concentrata per un po'.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-3-directness-go-straight-ahead">Principio 3: Directness: Go Straight Ahead&lt;/h3>
&lt;p>La directness (&amp;ldquo;esperienza diretta&amp;rdquo;) consiste nell&amp;rsquo;immergersi nella situazione o nel contesto in cui si vuole usare ciò che si sta imparando. E.g. se vuoi imparare una lingua, parlala con persone invece di studiare solo teoria o usare app gamificate. Se vuoi imparare a programmare, costruisci un software invece di limitarti a seguire un corso.
Il problema è che questo tipo di apprendimento spesso non è confortevole (anzi è frustrante) e quindi ci si limita a strumenti sub-ottimali e indiretti come app, videocorsi, libri, invece di mettere le mani in pasta facendo la cosa che effettivamente vuoi imparare a fare.&lt;/p>
&lt;h4 id="transfer-educations-dirty-secret">Transfer: Education&amp;rsquo;s Dirty Secret&lt;/h4>
&lt;p>Con &lt;em>transfer&lt;/em> si intende il fatto per cui imparare qualcosa in un contesto (e.g. in classe) renderebbe in grado di applicarlo in un altro contesto (e.g. nella vita). Lo diamo per scontato ma, a quanto pare, decenni di ricerca dicono il contrario. Per esempio, i metodi di insegnamento classici utilizzati nelle istituzioni educative non evidenziano alcun transfer significativo.&lt;/p>
&lt;p>Sembra che fornire vari esempi durante lo studio aiuti un po&amp;rsquo; il transfer, ma si vede anche che porre lo studente di fronte a problemi che deviano leggermente da quegli esempi lo mette in difficoltà.&lt;/p>
&lt;p>I problemi di transfer falsificano una vecchia teoria che paragonava il cervello a un muscolo affermando che fosse possibile allenare le capacità mentali in generale, indipendentemente dal contenuto con cui lo si fa. Da ciò conseguiva l&amp;rsquo;idea che studiare latino e geometria allenasse a pensare, che quindi veniva addotta a motivo per studiarli. (Un primo attacco a questa idea venne da Edward Thorndike e Robert Woodworth con il paper: &amp;ldquo;The Influence of Improvement in One Mental Function upon the Efficiency of Other Functions.&amp;rdquo;)&lt;/p>
&lt;p>Un certo livello di transfer comunque deve esistere, altrimenti imparare sarebbe impossibile. Quindi da cosa dipende? Una prima idea suggerita da Robert Haskell è che sia correlato con il livello di conoscenza dell&amp;rsquo;individuo: meno sai e meno transfer c&amp;rsquo;è, più sai e più la tua conoscenza diventa flessibile.&lt;/p>
&lt;p>La directness potrebbe aiutare: più il contesto di apprendimento è vicino al contesto di utilizzo della skill e meno dipenderai dal transfer. Inoltre questa strategia potrebbe forse (credenza dell&amp;rsquo;autore) favorire il transfer perché quando fai pratica stai comunque interagendo con la realtà in una miriade di modi che non sono replicabili semplicemente leggendo un libro o seguendo un corso. Quindi in teoria ci potrebbe essere del transfer su ciò che assimili di queste interazioni.&lt;/p>
&lt;h4 id="how-to-learn-directly">How to Learn Directly&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>Tactic 1: Project-Based Learning&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Incentrare lo studio sullo sviluppo di un progetto ti garantisce che almeno imparerai come realizzare quel progetto. E.g. per imparare a programmare sviluppa un&amp;rsquo;applicazione.
Vale anche se vuoi imparare qualcosa di più concettuale. E.g. un tizio intervistato dall&amp;rsquo;autore voleva imparare storia militare per saperne parlare con cognizione di causa e quindi si è dato come progetto la scrittura di una tesi in proposito.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Tactic 2: Immersive Learning&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In questo caso ci si immerge nell&amp;rsquo;ambiente in cui si pratica la skill. Così facendo ti alleni di più e sarai esposti a una più ampia gamma di situazioni di applicazione. Esempio classico: andare a vivere in UK per imparare l&amp;rsquo;inglese.&lt;/p>
&lt;p>Al di là delle lingue, un modo per immergersi è di entrare in community che fanno o studiano quello che vuoi imparare, e.g. se vuoi imparare a programmare, puoi anche provare a contribuire a un progetto open source.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Tactic 3: The Flight Simulator Method&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando i precedenti non sono possibili, si può provare a simulare l&amp;rsquo;ambiente reale o a ricrearne uno quanto più simile possibile. E.g. il simulatore di volo replica la cabina di pilotaggio dato che non puoi metterti a fare pratica su un aereo vero.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Tactic 4: The Overkill Approach&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Puntare a un obiettivo che richiede un livello di abilità superiore a quello che ti interessa. E.g. studiare una lingua per il livello C1 anche se ti serve il B2.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-4-drill-attack-your-weakest-point">Principio 4: Drill: Attack Your Weakest Point&lt;/h3>
&lt;p>Identifica il collo di bottiglia, cioè l&amp;rsquo;aspetto della skill che ti dà più problemi, e concentrati su quello. In questo modo migliori più velocemente che non allenando la skill in generale. Vale anche nel caso in cui non ci sia un punto debole in particolare, perché comunque riduce il carico cognitivo. È più semplice concentrarsi su una parte rispetto a dovere stare attenti a diverse sub-skill non ancora apprese.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è un certo livello di conflitto tra drill e directness. Più ti concentri su un aspetto particolare e più ti allontani dall&amp;rsquo;ambiente &amp;ldquo;naturale&amp;rdquo;. Nella pratica non vanno considerati come tecniche parallele, ma che si alternano:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>si pratica la skill in modo diretto (directness)&lt;/li>
&lt;li>si analizzano i risultati, si determina il punto debole e lo si attacca in isolamento (drill)&lt;/li>
&lt;li>si ritorna al punto 1 (o 2 nel caso si sappia già qual è il punto debole successivo)&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Questo ciclo deve essere tanto più rapido quanto più si è inesperti perché in quello stadio si migliora velocemente. Quando si è già abbastanza formati, migliorare in una sub-skill può richiedere molto tempo.&lt;/p>
&lt;p>Alcune tecniche per creare esercitazioni:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Drill 1: Time Slicing&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Spezzare la sequenza di azioni che compongono la skill in base al tempo e concentrarsi sulle azioni contenute in una singola fetta di tempo. E.g. se vuoi imparare a suonare un brano puoi concentrarti su un frammento alla volta. Se vuoi imparare a giocare a basket, tra le altre cose, dovrai concentrarti sull&amp;rsquo;imparare il tiro libero.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Drill 2: Cognitive Components&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Spezzare non in base al momento in cui le azioni avvengono, ma in base alla tipologia cognitiva dell&amp;rsquo;azione. E.g. per parlare una lingua usi grammatica, pronuncia, e vocabolario, ma puoi allenarti su ognuna indipendentemente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Drill 3: The Copycat&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Copiare quelle parti che non vuoi allenare, in modo da concentrarti su quanto vuoi praticare. E.g. se vuoi imparare a disegnare, copia da un disegno già fatto o da una fotografia, così ti concentri sulla resa grafica e non sulla composizione o sull&amp;rsquo;inventare il soggetto.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Drill 4: The Magnifying Glass Method&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Spendere più tempo su una fase. E.g. spendere 10 volte il tempo usuale nella fase di ricerca propedeutica alla scrittura di un articolo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Drill 5: Prerequisite Chaining&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Inizi con la skill prima di sentirti pronto -&amp;gt; ti blocchi perché ti mancano dei prerequisiti -&amp;gt; vai a imparare quei prerequisiti. Serve per capire quali sono i prerequisiti che servono per arrivare a fare quello che ti interessa. E.g. inizi a scattare fotografie, scopri che non sai comporre, vai a studiare composizione.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-5-retrieval-test-to-learn">Principio 5: Retrieval: Test to Learn&lt;/h3>
&lt;p>Testarsi aumenta di molto l&amp;rsquo;efficienza dell&amp;rsquo;apprendimento. Un esempio di test è la pratica di retrieval, cioè cercare di ricordare. Testarsi si applica anche (e probabilmente soprattutto) nel caso in cui non ti senti pronto. Anche se ricordi molto, è meglio fare retrieval che non una rilettura passiva (che equivale a buttare tempo).&lt;/p>
&lt;p>Inoltre sembra che sia utile fare &amp;ldquo;forward testing&amp;rdquo;, cioè testarsi su qualcosa che viene dopo, non solo su ciò che hai già studiato. È come se il cervello preparasse i percorsi da utilizzare per arrivare a concetti che ancora non hai appreso (analogia: costruire una strada che porta sul posto in cui verrà costruita una casa).&lt;/p>
&lt;p>Metodi per praticare il retrieval:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Flash Cards&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Una flash card è una carta che ha su una parte un quesito e sull&amp;rsquo;altra la risposta. &amp;ldquo;Quesito&amp;rdquo; e &amp;ldquo;risposta&amp;rdquo; da intendere anche in senso lato, e.g. una parola in lingua straniera e la sua traduzione. Efficaci quando bisogna memorizzare, specialmente se unite alla &lt;a href="#tecniche-per-non-dimenticare">ripetizione dilazionata&lt;/a>. Esistono software che automatizzano il processo proponendoti le flashcard secondo lo schema di ripetizione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Free Recall&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Significa cercare di ricordare quanto più possibile a seguito di una sessione di studio passivo. E.g. dopo una lezione di un corso o dopo aver letto un capitolo di un libro, cercare di scrivere tutto ciò che ci si ricorda.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>The Question–Book Method&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>A fronte di materiale di studio passivo (e.g. corsi, libri), creare appunti sotto forma di domande, invece degli appunti classici che consistono nell&amp;rsquo;annotare le parti più importanti. Queste domande possono poi essere usate per fare pratica.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ideale sarebbe non limitarsi a ricopiare i concetti sotto forma di domanda, ma cercare di scrivere a una domanda la cui risposta è un sunto dell&amp;rsquo;idea o del concetto generale. In questo modo eviti di ritrovarti con una serie di domande troppo specifiche e sei stimolato a riflettere su quale sia l&amp;rsquo;idea di base mentre scrivi gli appunti-domande.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Self–Generated Challenges&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La tattica di cui sopra aiuta soprattutto quando la conoscenza è più teorica. Se stai studiando un&amp;rsquo;abilità pratica, al posto di creare domande puoi inventare degli esercizi da fare in seguito. E.g. seguo una lezione sulla programmazione di interfacce grafiche e mi appunto di realizzare una schermata di login.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Closed–Book Learning&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Estensione del Free Recall. Significa fare un qualsiasi tipo di esercizio che riguarda il soggetto di studio imponendoti di non guardare il materiale. E.g. disegno una mappa concettuale basandomi su quello che mi ricordo, senza guardare il libro.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-6-feedback-dont-dodge-the-punches">Principio 6: Feedback: Don&amp;rsquo;t Dodge the Punches&lt;/h3>
&lt;p>Una qualche forma di feedback è, per l&amp;rsquo;apprendimento, condizione necessaria o quasi necessaria, a seconda dell&amp;rsquo;interpretazione che diamo di &amp;ldquo;feedback&amp;rdquo;. Serve a capire cosa non sai e cosa sbagli ed è quindi propedeutico al miglioramento.&lt;/p>
&lt;p>Non tutto il feedback è uguale ed esiste del feedback controproducente. Lo è, per esempio, quello non informativo o diretto all&amp;rsquo;ego, e.g. sei intelligente, sei pigro. Inoltre la sua efficacia dipende anche da chi lo riceve. Per esempio tendiamo ad avere una percezione diversa del feedback a seconda di chi ce lo dà, e.g. è un amico? Un genitore? Un istruttore? Infine, a volte potremmo non essere disposti ad accettare feedback in maniera costruttiva.&lt;/p>
&lt;p>Idealmente, bisognerebbe:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>cercare feedback che non sia troppo positivo né troppo negativo&lt;/li>
&lt;li>analizzare a mente fredda quello che si riceve per separare l&amp;rsquo;informazione da ciò che è inutile (tipo la componente emotiva)&lt;/li>
&lt;li>superare la paura di ricevere feedback, che spesso è poi più forte dell&amp;rsquo;eventuale sensazione spiacevole che causa
Chiaramente sapere come gestire il feedback non è automatico, anzi è una sorta di meta-abilità da apprendere.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h5 id="tipi-di-feedback">Tipi di feedback&lt;/h5>
&lt;p>&lt;strong>Feedback sul risultato: stai sbagliando?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Non molto specifico: ti fa capire se stai sbagliando qualcosa ma non ti dice come o dove migliorare. E.g. metti in vendita un prodotto e nessuno lo compra.&lt;/p>
&lt;p>Più utile se è del tipo che varia di intensità, come nel caso delle vendite, perché ti dà un target. La prima volta vendi poco, ma la volta successiva vendi di più. Il feedback non ti dice cosa, ma sai che qualcosa è cambiato.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Feedback informativo: cosa stai sbagliando?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Più specifico del precedente: ti dice dove sbagli ma non come correggere. E.g. programmi e hai un errore di compilazione che ti indica la riga dove hai sbagliato, oppure parli la lingua che vuoi imparare con un madrelingua e vedi dove capisce e dove no.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Feedback correttivo: come correggere ciò che stai sbagliando?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Il feedback ideale perché ti dice anche come migliorare. E.g. il feedback che ti potrebbe dare un coach o un insegnante. Generalmente difficile poter accedere a feedback di questo tipo.&lt;/p>
&lt;h5 id="tattiche-per-ottenere-feedback-migliore">Tattiche per ottenere feedback migliore&lt;/h5>
&lt;p>&lt;strong>Cancellazione rumore&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando si guarda al feedback, bisogna distinguere ciò che è utile (segnale), da ciò che non lo è (rumore). Un modo per farlo a volte è di selezionare il giusto indicatore &amp;ldquo;proxy&amp;rdquo;, cioè un indicatore che non si riferisce direttamente al tuo obiettivo, ma vi è correlato.&lt;/p>
&lt;p>E.g. vuoi imparare a scrivere meglio e pubblichi articoli sul blog. L&amp;rsquo;ideale sarebbe di avere del feedback sulla scrittura da persone competenti in materia. Ma se ciò non è possibile, puoi usare come proxy metriche tipo la percentuale di articolo che i visitatori leggono. D&amp;rsquo;altro canto, il numero di visite non è invece un buon proxy e contiene molto rumore, perché dipende anche da fattori diversi dalla qualità della tua scrittura.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Difficile al punto giusto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se il feedback è prevedibile, non è utile perché non contiene nuova informazione. Quindi bisognerebbe cercare di mettersi in condizione di ricevere feedback imprevedibile. Nella sostanza significa aggiustare la pratica per calibrarla al giusto livello di difficoltà: non troppo difficile (sapresti di fallire) né troppo facile (sapresti di riuscire). Equivale alla pratica intenzionale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Metafeedback&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In questo caso si parla di feedback sul processo che stai usando per imparare, non sulla materia che studi. Serve quindi ad aggiustare &lt;em>come&lt;/em> studiare.&lt;/p>
&lt;p>Un esempio di metafeedback è il variare della velocità di apprendimento. Se vedi che la tua velocità è bassa, potresti non stare studiando in maniera efficace. Puoi allora provare un&amp;rsquo;altra tecnica e vedere come va. Oppure, se vedi che la velocità è alta e poi diminuisce, potresti essere arrivato a un livello in cui il ritorno sull&amp;rsquo;investimento è basso (hai imparato abbastanza) e forse faresti meglio a concentrare lo studio su altri aspetti.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Feedback rapido ad alta intensità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Cercare di avere feedback rapido e intenso può aiutare sotto due aspetti: di studio ed emotivo. Chiaramente ti aiuta a imparare, ma ti aiuta anche a perdere la paura di praticare. E.g. se vuoi imparare a dare presentazioni e vai spesso a farne.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-7-retention-dont-fill-a-leaky-bucket">Principio 7: Retention: Don&amp;rsquo;t fill a leaky bucket&lt;/h3>
&lt;p>Ci sono varie teorie (non perfette) che cercano di spiegare il comportamento dei nostri ricordi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Decay curve: i nostri ricordi tendono a seguire una curva di decadimento (più tempo passa più dimentichiamo).&lt;/li>
&lt;li>Interferenza: quando apprendere qualcosa ostacola ricordare qualcos&amp;rsquo;altro
&lt;ul>
&lt;li>proattiva: informazioni già imparate rendono più difficile impararne di nuove, come se lo spazio fosse già occupato, e.g. imparare un nuovo significato di una parola che già conosci.&lt;/li>
&lt;li>retroattiva: imparare nuove informazioni simili ad alcune già apprese rende più difficile recuperare queste ultime, e.g. imparare il francese dopo lo spagnolo.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>Indizi dimenticati: secondo questa teoria i ricordi non scomparirebbero, ma diventerebbero inaccessibili, come se si perdesse la mappa o una porzione di essa. In questo caso, ricordare sarebbe più facile di reimparare, perché potrebbe significare ricostruire solo il percorso.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h5 id="tecniche-per-non-dimenticare">Tecniche per non dimenticare&lt;/h5>
&lt;p>&lt;strong>Spacing: Repeat to Remember&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Una delle tecniche più supportate da evidenze di ricerca consiste nel distribuire e ripetere lo studio nel tempo (spacing), invece che concentrarlo in un tempo ristretto (cramming). Studiare troppo tutto insieme forma memorie di breve termine che decadono velocemente.&lt;/p>
&lt;p>Una applicazione sistematica dello spacing è la ripetizione dilazionata (spaced repetition). Essa si basa sull&amp;rsquo;idea della curva di decadimento e consiste nell&amp;rsquo;effettuare ripetizioni a intervalli crescenti, poiché a ogni ripetizione la memoria si consolida sempre di più.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Proceduralization: Automatic Will Endure&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le abilità procedurali, cioè quelle per cui impariamo a eseguire una serie di step automaticamente, sembrano essere più durature. È più facile scordare concetti che non come fare qualcosa. E.g. è difficile dimenticare come si guida la bicicletta o come si digita sulla tastiera.&lt;/p>
&lt;p>Da questa osservazione si può derivare l&amp;rsquo;euristica secondo cui, nell&amp;rsquo;apprendimento di qualcosa, è meglio concentrarsi a &amp;ldquo;proceduralizzare&amp;rdquo; fondamenta e informazioni che si ripetono, piuttosto che distribuire equamente i proprio sforzi. E.g. parlando spesso una lingua nella vita reale si acquisisce il set delle frasi e delle strutture più comuni.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Overlearning: Practice Beyond Perfect&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;overlearning consiste nel praticare oltre il punto di apprendimento. E.g. un soldato che impara a montare un fucile e poi continua a praticare. L&amp;rsquo;overlearning non aggiunge conoscenza, ma aiuta a renderla più duratura.&lt;/p>
&lt;p>Si può avere overlearning anche senza pratica diretta, ma attraverso l&amp;rsquo;utilizzo della skill in un ambito più complesso. E.g. studiare analisi mi costringe a praticare l&amp;rsquo;algebra.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Mnemonics: A Picture Retains a Thousand Words&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Esistono varie tecniche mnemoniche per ricordare meglio. Per esempio si può associare quello che si vuole ricordare con un&amp;rsquo;immagine mentale bizzarra che quindi rimane impressa più facilmente.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-8-intuition-dig-deep-before-building-up">Principio 8: Intuition: Dig Deep Before Building Up&lt;/h3>
&lt;p>Tecnica usata da Feynman: quando qualcuno gli spiegava qualcosa, si andava costruendo via via un&amp;rsquo;immagine mentale. Se qualcosa non era chiaro faceva domande e perfezionava l&amp;rsquo;immagine. In questo modo si faceva un&amp;rsquo;idea intuitiva dell&amp;rsquo;argomento. Poi, quando l&amp;rsquo;altra persona diceva qualcosa di sbagliato, lui riusciva ad accorgersi dell&amp;rsquo;errore perché quell&amp;rsquo;errore violava la sua immagine mentale.&lt;/p>
&lt;p>Alcune regole per sviluppare il proprio intuito:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Rule 1: Don’t Give Up on Hard Problems Easily&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando ci si blocca su un problema difficile, invece di abbandonare e controllare la soluzione, vale la pena di impostare un timer (e.g. 10 minuti) e continuare a sforzarsi almeno finché non scade.
Due benefici: (1) hai una possibilità di riuscire a risolverlo e (2) anche se non ci riesci ti verrà più facile ricordarlo in futuro.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Rule 2: Prove Things to Understand Them&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Dimostare quello che si studia aiuta a comprenderlo più a fondo. E.g. al posto di studiare solo la formula del teorema di Pitagora, sforzati di dimostrare come ci si arriva. Al posto di seguire i passaggi di un esercizio fino al risultato, svolgilo tu.&lt;/p>
&lt;p>Questo tipo di approccio ti mette di fronte a un compito che puoi svolgere solo comprendendo come funziona ciò che stai studiando e per cui quindi non basta memorizzare il concetto. Serve a contrastare l&amp;rsquo;&lt;em>&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Illusion_of_explanatory_depth" target="_blank">illusion of explanatory depth&lt;/a>&lt;/em>, cioè quando siamo convinti di comprendere qualcosa meglio di quanto non lo comprendiamo in realtà. Un altro esempio di applicazione di questa regola: disegna uno schizzo basico di una bicicletta, in modo che contenga le parti principali e come sono connesse. Ognuno di noi pensa di sapere com&amp;rsquo;è fatta, ma poi probabilmente non sa rappresentarla. Familiarità ≠ comprensione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Rule 3: Always Start with a Concrete Example&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Imparare concetti astratti non si traduce automaticamente nella capacità di applicarli in pratica (vedi problema del transfer). Quindi è sempre utile cercare di connettere quanto si studia a esempi concreti. E.g. se sto studiando le sottrazioni, potrei immaginare di usarle per calcolare il resto al supermercato.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Rule 4: Don’t Fool Yourself&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Siamo soggetti all&amp;rsquo;&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dunning%E2%80%93Kruger_effect" target="_blank">effetto Dunning–Kruger&lt;/a> e quindi è importante cercare di non prenderci in giro da soli sovrastimando quanto sappiamo. Un modo per contrastare questa tendenza è di fare molte domande, anche quelle che potrebbero sembrare stupide, in modo da vedere se effettivamente si è capito o no.&lt;/p>
&lt;h4 id="la-tecnica-di-feynman">La tecnica di Feynman&lt;/h4>
&lt;p>La tecnica di Feynman è un modo di applicare le regole di cui sopra e consiste nello spiegare in modo semplice quello che si è studiato come se lo si dovesse insegnare a qualcun altro.
Provare a spiegare è un modo di testarsi e forza a dare forma a quello che sai in materia. Finché hai solo una nube di pensieri in testa puoi essere convinto di avere imparato, ma quando devi spiegarlo sei costretto a verificare se ciò è vero.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-9-experimentation-explore-outside-your-comfort-zone">Principio 9: Experimentation: Explore Outside Your Comfort Zone&lt;/h3>
&lt;p>Sperimentare diventa più utile più si acquisisce competenza. All&amp;rsquo;inizio del percorso di studio di un argomento tutti hanno bisogno di imparare più o meno le stesse cose e c&amp;rsquo;è una buona offerta di materiale. Più si va avanti e meno ciò è vero e più cresce l&amp;rsquo;esigenza di visitare terreni meno esplorati, seguire un proprio percorso, spingersi oltre ciò che già si sa per evitare di stagnare, e stimolare la propria creatività.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono vari modi di sprimentare, tre esempi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Risorse di studio, e.g. provo a studiare da un libro, poi da un corso e valuto come va&lt;/li>
&lt;li>Subskill, e.g. studio una lingua straniera e poi mi concentro su un&amp;rsquo;applicazione particolare, tipo leggere letteratura, o imparare a sostenere discorso professionale&lt;/li>
&lt;li>Stile, e.g. voglio imparare a scrivere e provo diversi stili di scrittura&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Alcune tattiche di sperimentazione:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Copia, quindi crea&lt;br>
Inizia copiando quello che fanno gli altri. Un vantaggio è che ti dà un&amp;rsquo;idea da dove iniziare e ti permette di indagare quali subskill servano per emularli.&lt;/li>
&lt;li>Confronta i medodi&lt;br>
Prova due tecniche e poi valuta quale ti abbia dato migliori risultati.&lt;/li>
&lt;li>Introduci nuovi vincoli&lt;br>
Dopo che hai imparato a fare qualcosa, imponiti dei vincoli in modo da forzarti a trovare nuovi modi di procedere.&lt;/li>
&lt;li>Trova il tuo superpotere nell&amp;rsquo;ibrido tra abilità non connesse&lt;br>
Prova a connettere abilità diverse in modo da creare un ibrido originale.&lt;/li>
&lt;li>Esplora gli estremi&lt;br>
Prova a seguire gli estremi e vedere dove arrivi.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="your-first-ultralearning-project">Your First Ultralearning Project&lt;/h3>
&lt;p>Uno schema di piano per affrontare un progetto di studio:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Ricerca
&lt;ol>
&lt;li>Cosa vuoi imparare e in che misura&lt;br>
L&amp;rsquo;ideale è avere un&amp;rsquo;idea di obiettivo specifico, e.g. imparare abbastanza spagnolo per potere conversare con i colleghi a lavoro.&lt;/li>
&lt;li>Che risorse userai&lt;/li>
&lt;li>Un benchmark sotto forma di qualcuno che ha già appreso quello che vuoi imparare&lt;br>
Potrebbe anche essere un&amp;rsquo;esperienza pubblicata online, e.g. in blogpost/forum&lt;/li>
&lt;li>Attività di pratica diretta&lt;/li>
&lt;li>Altre risorse di backup e drills possibili&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;/li>
&lt;li>Pianifica del tempo per lo studio&lt;br>
Sia quanto lungo è il progetto in generale, che quando studiare durante la settimana e ogni giorno&lt;/li>
&lt;li>Esegui&lt;br>
Esegui quanto pianificato e fermati regolarmente per valutare come sta andando: stai applicando i principi? È il caso di cambiare qualcosa?&lt;/li>
&lt;li>Esamina i risultati&lt;br>
Chiediti com&amp;rsquo;è andato il progetto e cosa puoi migliorare nel prossimo&lt;/li>
&lt;li>Scegli come procedere: vuoi solo mantenere quanto hai appreso o continuare ad approfondire?
&lt;ol>
&lt;li>Manutenzione: pratica regolare non deliberata che non serve quindi a migliorare, ma rafforzare&lt;/li>
&lt;li>Reimparare: a volte non è necessaria neanche la manutenzione, per certe skill (o subskill) potrebbe essere sufficiente reimpararle quando serve, considerando soprattutto che reimparare dovrebbe essere più facile di imparare per la prima volta&lt;/li>
&lt;li>Mastery: pratica intenzionale regolare o un altro progetto di studio&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;/li>
&lt;/ol></content:encoded></item><item><title>Il virus vi è entrato nel cervello: la pandemia memetica</title><link>https://natostupido.com/posts/pandemia-memetica/</link><pubDate>Mon, 31 Jan 2022 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/pandemia-memetica/</guid><description>Nell’ormai lontano e semi–leggendario febbraio 2020, una prima versione del virus che tutti noi conosciamo, odiamo, e amiamo (?), si iniziava a diffondere in Italia. Parallelamente, ciò causava l&amp;rsquo;inizio di un&amp;rsquo;altra pandemia: la pandemia memetica</description><content:encoded>&lt;p>Nell’ormai lontano e semi–leggendario febbraio 2020, la versione 0.19 del virus che tutti noi conosciamo, odiamo, e amiamo (?), si iniziava a diffondere in Italia. Erano i tempi in cui dieci nuovi casi facevano notizia, come pure un solo nuovo caso apparso in una regione fino a quel momento presunta vergine. Buona parte del mondo guardava al Bel Paese con un misto di ansia e speranza, dato che ci si muoveva su un terreno quasi inesplorato per quasi tutti: un germe di pandemia nel mondo occidentale. Cosa succederà? Cosa faremo? Giocavamo a porci domande simili e, basandoci su quell’accenno di esperienza che stavamo vivendo, rispondevamo immaginando alcuni degli infiniti futuri sanitari possibili. Ma quei tempi non suggerivano soltanto futuri sanitari, benché le discussioni ruotassero praticamente solo intorno a quello. Già in quei momenti, e proprio osservando i nostri discorsi, si poteva immaginare anche quale sarebbe stato il futuro dei nostri cervelli. Quando, a fine di quel febbraio e ad appena 58 casi, mi lamentavo con i miei amici del bollettino numerico che insidiava continuamente le nostre chat, ero già insofferente ma forse non ero ancora consapevole di quanto la situazione sarebbe degenerata per finire, poi, in una pandemia mentale.&lt;/p>
&lt;p>Nel 1976, con &lt;a href="https://amzn.to/3O36sDQ" target="_blank">&lt;em>Il gene egoista&lt;/em>&lt;/a>, Richard Dawkins introduceva un termine con cui chiunque viva internet è familiare: &lt;em>meme&lt;/em>. Nella sua definizione originale, un meme è un gene di cultura, cioè un’unità che si replica passando di testa in testa, che ha la capacità di mutare, e che si esprime, insieme a tutti gli altri memi, proprio nella cultura. Esempi: melodie, idee, frasi, mode, modi di modellare vasi o costruire archi. Mentre il virus si trasmetteva tra le persone tramite respiri, starnuti, e colpi di tosse, i memi generati dall’idea del virus si trasmettevano tra i cervelli tramite news, chat, e social. Ma se la velocità di trasmissione del primo è limitata da fattori come il tempo di incubazione o la necessità della compresenza fisica, la velocità di trasmissione dei memi ride, nell’era di internet, di tali limiti e si dimostra atrocemente più alta. La pandemia mentale è il risultato della combinazione dell’efficienza dei mezzi di comunicazione di cui disponiamo e dell’alto potere replicativo dei memi relativi al virus. Il virus è virale, in tutti i sensi.&lt;/p>
&lt;p>Perché questo grande successo memetico? Non pretendo di avere una risposta precisa, ma sono convinto che parte del motivo risieda nel modo in cui il nostro cervello è programmato per gestire il pericolo o, più in generale, i problemi. Da un punto di vista evolutivo, ha senso tenere i problemi e il disagio a essi associato sempre sotto i riflettori. Se ti preoccupi sei spronato ad agire per risolvere ciò che ti preoccupa e se lo risolvi hai più probabilità di sopravvivere fino a riprodurti. Ma come per tanti altri meccanismi istintivi, anche questo tende a diventare irrilevante o addirittura deleterio quando non vivi più allo stato brado ma in una civiltà come quella moderna. Nel &lt;em>primo&lt;/em> mondo che abitiamo, siamo esposti a un’immensa mole di problemi che stanno fuori dal nostro controllo. Ciò è vero sia per questioni vicine a noi ma future, su cui quindi non possiamo agire ora, sia per questioni lontane o più grandi di noi, su cui non possiamo sperare di avere impatto significativo. Un problema che non puoi risolvere non è un problema, ma vallo a spiegare alla lucertola istintiva nel tuo cervello.&lt;/p>
&lt;p>Per quasi tutti, la questione virus sta al di fuori della sfera di cose su cui si può agire: non potrò essere io a risolverla. Con ciò non voglio dire che non c’è niente che posso fare. Posso (e dovrei) seguire le linee guida e stare attento, ma, a parte questo, pensarci e preoccuparmene non mi aiuterà. I memi originati dal virus ci sfruttano per replicarsi cibandosi di questa incongruenza. Parlare del virus è uno dei modi in cui, di fronte all’impotenza di cui siamo vittime, sfoghiamo il nostro istinto ad affrontare i problemi. È così che il pool memetico in cui siamo immersi si è sbilanciato verso il tema. Si cazzo parla solo cazzo del cazzo di virus del cazzo. Comprensibile, ma… che cazzo. E in tutto ciò, benché le mie gonadi si siano sfracellate fino a polverizzarsi a forza di sentire discorsi sull’argomento, a volte anche io ci ricado dentro. Che disastro, esistere.&lt;/p>
&lt;p>Ma al di là della mia insofferenza contraddittoria, c’è un aspetto su cui secondo me vale la pena di riflettere. La vita è un gioco a somma zero, nel senso che spendere tempo ed energie su qualcosa equivale a non spenderli su qualcos’altro. Inoltre, quando scegliamo (consciamente o meno) siamo soggetti a quello che in economia viene chiamato &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Costo_opportunit%C3%A0" target="_blank">costo opportunità&lt;/a>, cioè il costo che pago per non aver scelto quel qualcos’altro. Se decido di imbiancare le pareti di casa da solo invece di chiamare un professionista, sto evitando il costo monetario della parcella, ma sto anche spendendo del tempo che avrei potuto investire diversamente (magari guadagnando più di quanto ho risparmiato). Allo stesso modo, quando scelgo di dedicare al virus discussioni e attenzioni, scelgo anche di non dedicarle ad altri temi. Quanti pensieri e ragionamenti abbiamo perso e stiamo perdendo? Qual è il costo che paghiamo? Rispondere a tali domande è impossibile, ma porcele ci invita a guardare al nostro comportamento e riconsiderare se è veramente così che vogliamo procedere.&lt;/p>
&lt;p>Dal canto mio, credo ci siano buone ragioni per provare a cambiare pensieri e discorsi. Se è vero che il virus genera una certa dose di ansia e preoccupazione e se è vero che non posso sperare di avere impatto su di esso (all’infuori delle poche azioni che citavo prima), allora è vero che mi converrebbe smettere di pensarci, smettere di parlarne, e dirigere le mie energie verso altro. Mi rendo conto che “smettere di pensare” possa apparire come un consiglio stupido dato che, se interpretato alla lettera, è forse impossibile da mettere in pratica. Ordinarsi di non pensare a qualcosa, da solo, non serve a niente e anzi può contribuire a rafforzare il pensiero che si cerca di evitare. Quello che si può fare, però, è di creare un contesto in cui la probabilità che quel pensiero sorga è bassa. Innanzitutto ci si può &lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-selettiva/">disinteressare attivamente&lt;/a>, per esempio evitando le sorgenti di informazione che propinano l’argomento a raffica. Poi — e questo è il mio rimedio preferito —, ci si può dare da fare. Il fatto che l’allocazione del tempo sia un gioco a somma zero può funzionare anche da vantaggio, perché implica che quando sei impegnato in attività che ti assorbono non hai spazio mentale per pensare al virus. Infine, anche se il pensiero arriva, ci si può comunque trattenere dal parlarne. In questo modo si evita sia di stimolare discussioni che stimolerebbero altri pensieri in noi stessi, sia di contribuire alla diffusione dei memi nei cervelli degli altri, favorendo per loro lo stesso contesto che cerchiamo per noi.&lt;/p>
&lt;p>Chiaramente, l’eliminazione completa del discorso non è possibile (né auspicabile), perché non è possibile eliminare tutti gli stimoli. Anche il solo uscire di casa ti ricorda in che realtà vivi. Ma la realtà è grande e, seppur in maniera limitata, abbiamo la libertà di decidere, momento per momento, con quale parte fare a pugni.&lt;/p>
&lt;p>Insomma, statevi zitti.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La pandemia memetica</title><link>https://natostupido.com/letters/pandemia-memetica/</link><pubDate>Mon, 31 Jan 2022 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/pandemia-memetica/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Oggi è una di quelle puntate in cui mi tolgo un sassolino dalla scarpa, solo che stavolta è bello grosso.
Nell’ormai lontano e semi–leggendario febbraio 2020, la versione 0.19 del virus che tutti noi conosciamo, odiamo, e amiamo (?), si iniziava a diffondere in Italia.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Oggi è una di quelle puntate in cui mi tolgo un sassolino dalla scarpa, solo che stavolta è bello grosso.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/SuJoKxDplnKve/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/SuJoKxDplnKve/giphy.gif" style="max-width:60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Nell’ormai lontano e semi–leggendario febbraio 2020, la versione 0.19 del virus che tutti noi conosciamo, odiamo, e amiamo (?), si iniziava a diffondere in Italia. Erano i tempi in cui dieci nuovi casi facevano notizia, come pure un solo nuovo caso apparso in una regione fino a quel momento presunta vergine. Buona parte del mondo guardava al Bel Paese con un misto di ansia e speranza, dato che ci si muoveva su un terreno quasi inesplorato per quasi tutti: un germe di pandemia nel mondo occidentale. Cosa succederà? Cosa faremo? Giocavamo a porci domande simili e, basandoci su quell’accenno di esperienza che stavamo vivendo, rispondevamo immaginando alcuni degli infiniti futuri sanitari possibili. Ma quei tempi non suggerivano soltanto futuri sanitari, benché le discussioni ruotassero praticamente solo intorno a quello. Già in quei momenti, e proprio osservando i nostri discorsi, si poteva immaginare anche quale sarebbe stato il futuro dei nostri cervelli. Quando, a fine di quel febbraio e ad appena 58 casi, mi lamentavo con i miei amici del bollettino numerico che insidiava continuamente le nostre chat, ero già insofferente ma forse non ero ancora consapevole di quanto la situazione sarebbe degenerata per finire, poi, in una pandemia mentale. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/pandemia-memetica">[Continua…]&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Per rimanere in tema, la prima cosa di cui rendervi partecipi, qualora non ne foste a conoscenza, è questa fantasmagorica opera d’arte sotto forma di video di animazione. Guardatelo, non so cosa aggiungere:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/A7-inheOm9U" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>Passando a suggerimenti più seri, se vi interessa il mondo della fisica vi consiglio &lt;a href="https://www.youtube.com/c/RandomPhysics" target="_blank">Random Physics&lt;/a>, un canale italiano che sto apprezzando parecchio. In particolare, mi piace come comunica l’approccio scientifico e la mentalità derivante. Se non sapete da dove iniziare, un buon punto di partenza potrebbe essere questo video in cui spiega che, tenendo a mente la relatività, non ha senso dire che vediamo le stelle com’erano nel passato:
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/E524eqjvjog" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>E poi finiamo con una canzone con cui mi sono fissato, da un gruppo che ho (ri?)scoperto la settimana scorsa, i ザ・リーサルウェポンズ.
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/n7uKsmwlrTo" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Come tante altre povere persone, al liceo sono stato costretto a studiare latino. Anni dopo ho deciso di parlare di questa lingua e raccontare perché credo non abbia ragione di esistere nella scuola di oggi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/contro-il-latino/" target="_blank">&lt;strong>Contro il latino a scuola&lt;/strong>&lt;/a>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Poi, come ormai d’abitudine, ho pubblicato un paio di video basati su miei testi precedenti:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>18 libri che ho letto nel 2021&lt;/strong>&lt;br>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/f-mPZ-N5m7k" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Come si fa ad avere un&amp;rsquo;opinione?&lt;/strong>&lt;br>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/fFjg7A3-K1I" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Contro il latino a scuola</title><link>https://natostupido.com/posts/contro-il-latino/</link><pubDate>Sun, 23 Jan 2022 21:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/contro-il-latino/</guid><description>Come tante altre povere persone, al liceo sono stato costretto a studiare latino. Anni dopo eccomi qui a parlare di questa lingua e a raccontare perché credo non abbia ragione di trovare posto nella scuola di oggi.</description><content:encoded>&lt;p>Il latino, inteso come lingua, è stato forse la materia di studio che più ho disprezzato mentre la subivo negli anni di liceo &lt;strong>scientifico&lt;/strong>. Oggi però mi trovo nel 2022 e c&amp;rsquo;è ormai più di una decade a separarmi dall&amp;rsquo;ultima volta in cui sono stato costretto a una &lt;em>versione&lt;/em>. Perché quindi ne parlo ora? Per colpa di tre spunti in cui mi è capitato di imbattermi nel mio passato recente.&lt;/p>
&lt;p>Il primo viene da &lt;em>Ultralearning&lt;/em>, libro che rientra nelle &lt;a href="https://natostupido.com/posts/libri-2021/">mie letture del 2021&lt;/a> e che mi ha fatto conoscere il problema del transfer. Tale problema, come spiegherò più avanti, si lega al soggetto di questo post e mi aiuterà a rispondere a un presunto beneficio che mi sono sentito portare come motivazione a supporto dell&amp;rsquo;insegnamento del latino.&lt;/p>
&lt;p>Il secondo spunto proviene da un altro libro, &lt;em>Elogio dell&amp;rsquo;ozio&lt;/em> di Bertrand Russell, in cui compare una breve critica allo studio di latino e greco. Si racconta che, nel quindicesimo secolo, le due lingue classiche erano indispensabili perché gran parte della letteratura era fruibile solo in una di queste (o in italiano). Ma ciò non era più vero già nel ventesimo secolo di Russell, il quale denunciava quindi la perdita di utilità dello studio di quelle lingue morte a favore di lingue moderne e altri argomenti.&lt;/p>
&lt;p>Infine, l&amp;rsquo;ultimo spunto viene da una news &amp;ldquo;recente&amp;rdquo;. Io &lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-selettiva/">mi disinteresso di quasi tutto&lt;/a> e &lt;a href="https://natostupido.com/posts/notizie-inutili/">non seguo le notizie&lt;/a>, ma sfuggirvi totalmente è quasi impossibile — chi ci ha provato lo sa. Nel caso specifico, è capitato che un amico mi raccontasse di un&amp;rsquo;affermazione del ministro Cingolani, persona di cui io, coerentemente con quanto appena detto, non so un fico secco. In parole povere, il ministro ha sostenuto il bisogno di ribilanciare, nella scuola, cultura umanistica e cultura tecnica a favore di quest&amp;rsquo;ultima, a fronte delle necessità dei tempi moderni.&lt;/p>
&lt;p>E quindi, riferimento dopo riferimento, mi è venuta voglia di dare voce al me stesso quindicenne, e rispondere a una serie di motivazioni che venivano (&lt;a href="#risorse">e vengono&lt;/a>) addotte a supporto dell&amp;rsquo;insegnamento della lingua di Cicerone nella scuola di oggi. (Inutile dirlo, lo studio autonomo che nasce dal desiderio personale resta fuori dal mio discorso, dato che ognuno è libero di usare il suo tempo come meglio crede.)&lt;/p>
&lt;h2 id="mischiare-lingua-e-cultura">Mischiare lingua e cultura&lt;/h2>
&lt;p>Una prima classe di argomenti comprende quelli che collegano studio della lingua e studio della cultura della civiltà che la usava. In questo calderone rientrano motivazioni quali: il latino aiuta a comprendere che il presente discende dal passato; il latino racconta storia ed evoluzione della cultura; da latini e greci deriviamo la retorica; la letteratura latina ci fa conoscere grandi pensatori; tradurre i classici evidenzia somiglianze con quanto viviamo oggi.&lt;/p>
&lt;p>Il problema di queste ragioni è che non rispondono al perché studiare la lingua. La lingua fa parte dei segni tramite cui la cultura viene espressa, ma non è equivalente a essa e l&amp;rsquo;apprendimento di una non determina la conoscenza dell&amp;rsquo;altra. Imparare grammatica e vocabolario né genera conoscenza di storia, letteratura, o filosofia della civiltà che ne faceva uso, né costituisce condizione necessaria a tale conoscenza.&lt;/p>
&lt;p>Risposte di questo tipo, quindi, sono valide solo se portate a supporto dello studio della &lt;em>cultura&lt;/em> latina. Chi le sostiene forse guarda all&amp;rsquo;insegnamento di lingua e cultura come se i due aspetti componessero un unico blocco indivisibile, ma così non è e le due materie possono vivere indipendentemente. Se, e in che misura, poi sia adeguato concentrarsi sulla civiltà latina è una questione a sé stante.&lt;/p>
&lt;p>Sulla scia dello stesso discorso ho incontrato un&amp;rsquo;altra motivazione, forse la più logica del gruppo, e cioè l&amp;rsquo;argomento secondo cui passare dalla lingua sarebbe indispensabile per studiare in modo serio una civiltà, poiché la lingua la influenza e la plasma. La ragionevolezza di un simile argomento nel contesto scolastico si regge su due pilastri: (1) l&amp;rsquo;assunto che la lingua influenzi e plasmi la civiltà che la usa, e (2) la necessità di uno studio serio di quella civiltà.&lt;/p>
&lt;p>Riguardo al primo punto bisognerebbe valutare se è valido e in che misura, ma, dalla mia posizione di ignorante in materia, non ho molto da obiettare: suona come un&amp;rsquo;affermazione che potrebbe avere senso. Muovendomi al secondo punto, parto dicendo che nutro qualche dubbio sull&amp;rsquo;esatta definizione di &amp;ldquo;serio&amp;rdquo;, ma credo che si intenda come sinonimo di completo o profondo. Se così è, è chiaro che la conoscenza del latino sia una delle tante tessere che compongono la più ampia conoscenza della civiltà latina. In quest&amp;rsquo;ottica, è certamente essenziale studiare la lingua per completare il mosaico — o, piuttosto, per avvicinarsi al completamento, dato che raggiungerlo è impossibile. Ma il fatto che studiare la lingua soddisfi un&amp;rsquo;aspirazione di completezza non funge da motivazione per quella stessa aspirazione. L&amp;rsquo;argomento della serietà, quindi, non risponde alla domanda alla base di questo post, ma al più le cambia forma. Perché, nel contesto della scuola, si dovrebbe mirare a &amp;ldquo;completare&amp;rdquo; la civiltà latina al punto di studiarne la lingua?&lt;/p>
&lt;h2 id="comprensione-e-padronanza-delle-lingue">Comprensione e padronanza delle lingue&lt;/h2>
&lt;p>Un secondo blocco di motivazioni contiene quelle che indicano che lo studio della defunta genitrice sia di beneficio per comprendere e padroneggiare le lingue discendenti e non solo. Nel blocco troviamo ad esempio: conoscere il latino significa conoscere in modo più consapevole e più completo le lingue romanze; la lingua latina permette di inoltrarsi nelle parole e di possederne il significato in maniera più profonda; studiare il latino aiuta a imparare le lingue moderne, non solo quelle romanze.&lt;/p>
&lt;p>Parte di queste ragioni rientrano nel calderone degli &amp;ldquo;argomenti etimologici&amp;rdquo;, poiché suggeriscono che la conoscenza di una lingua migliori con l&amp;rsquo;abilità di identificare la provenienza delle parole che la compongono.&lt;/p>
&lt;p>Il primo punto debole di argomenti simili è che sono affetti da quella che si definisce &lt;em>fallacia etimologica&lt;/em>, cioè la convinzione che risalire all&amp;rsquo;etimologia di una parola permetta di arrivare al suo vero significato. Non è chiaro su che basi poggi tale convinzione. I vocaboli non sono entità appartenenti alla natura fisica dell&amp;rsquo;universo: esistono per invenzione degli esseri umani, i quali deliberano — più o meno metaforicamente — sul loro significato. Le parole non sono portatrici di verità intrinseca e il loro significato può cambiare e cambia nel tempo. L&amp;rsquo;indagine etimologica, quindi, è un esercizio di ricostruzione storica e non è necessario alla comprensione o all&amp;rsquo;uso di una lingua. (Ma poi, anche sotto la falsa ipotesi che l&amp;rsquo;etimologia riveli il vero significato, perché dovremmo fermarci al latino? I vocaboli latini non sono certo i primi mai inventati: non sarebbe, quella presunta verità, da ricercare alla sorgente dell&amp;rsquo;albero genealogico?)&lt;/p>
&lt;p>A questo punto si potrebbe sostenere che, a prescindere dalla fallacia appena descritta, la consapevolezza etimologica contribuisca comunque alla conoscenza di una lingua. Imparare che &amp;ldquo;estate&amp;rdquo; discende dal latino per &amp;ldquo;calore&amp;rdquo; aggiunge un&amp;rsquo;informazione al mio bagaglio culturale. Sebbene ciò sia vero, dobbiamo fare attenzione a che tipo di conoscenza ci stiamo riferendo: &lt;em>della&lt;/em> lingua o &lt;em>sulla&lt;/em> lingua? Sapere cosa &amp;ldquo;estate&amp;rdquo; significhi è conoscenza &lt;em>della&lt;/em> lingua, sapere da dove &amp;ldquo;estate&amp;rdquo; derivi è conoscenza &lt;em>sulla&lt;/em> lingua. Ma mentre lo studio scolastico finalizzato alla conoscenza &lt;em>della&lt;/em> lingua trova facilmente giustificazione nell&amp;rsquo;esigenza di comunicare, lo stesso non si può dire di quello che punta alla conoscenza &lt;em>sulla&lt;/em> lingua.&lt;/p>
&lt;p>Da notare che un discorso simile a quello appena fatto si applica, in casi analoghi, anche al di fuori del campo puramente etimologico. Si applica, per esempio, all&amp;rsquo;osservazione per cui l&amp;rsquo;italiano eredita non solo sul fronte lessicale ma anche su quello grammaticale.&lt;/p>
&lt;p>Infine, tra le motivazioni appartenenti a questo filone c&amp;rsquo;è quella secondo cui imparare il latino aiuterebbe, poi, ad apprendere le lingue moderne. A questo proposito bisognerebbe innanzitutto vedere quali sono le prove a supporto di questa affermazione, senza cadere in aneddoti o correlazioni che non hanno potenza dimostrativa. Un&amp;rsquo;osservazione del tipo &amp;ldquo;Gli studenti di Lettere, che presumiamo abbiano una buona preparazione nelle lingue classiche, riescono a capire velocemente un testo tedesco&amp;rdquo; non dimostra un rapporto di causa–effetto (e anzi soffre di bias di selezione).&lt;/p>
&lt;p>Ma, poiché mi sembra un&amp;rsquo;ipotesi ragionevole, sono disposto a concedere che avere appreso più lingue possa rendere agevole studiarne di nuove. Se questo è vero, però, perché la scelta dovrebbe ricadere sul latino? Perché dovrei studiare una lingua non parlata quando posso studiarne un&amp;rsquo;altra che, oltre al presunto beneficio di favorire l&amp;rsquo;apprendimento di lingue successive, ha anche il vantaggio di essere spendibile nel mondo in cui vivo? Inoltre, c&amp;rsquo;è almeno una lingua più adatta del latino se si vuole favorire, per esempio, lo studio del tedesco: il tedesco. O si sta forse affermando che il latino abbia una potenza unica che non trova eguali in nessuna lingua corrente? In quel caso sarà meglio trovarle, le prove, e anche molto convincenti.&lt;/p>
&lt;h2 id="allenare-il-cervello">Allenare il cervello&lt;/h2>
&lt;p>Arriviamo infine alla mia categoria preferita, quella delle motivazioni che poggiano sull&amp;rsquo;assunto per cui il latino fungerebbe da palestra per le abilità cognitive. Qui troviamo postulati del tipo: il latino è una lingua logica e insegna a ragionare; permette di sviluppare capacità di sintesi, ricerca e astrazione applicabili in tutti i campi di studio e della vita; allena la capacità di osservazione, di analisi, e di attenzione al minimo dettaglio; sviluppa una capacità di comprensione degli eventi.&lt;/p>
&lt;p>Idee di questo tipo alludono a un fenomeno conosciuto col nome di &lt;em>transfer of learning&lt;/em> (trasferimento di apprendimento), e sono diffuse anche al di fuori del discorso sul latino. Il transfer avviene quando qualcosa che è stato imparato in un contesto trova applicazione in un contesto diverso. Si ha del transfer, per esempio, se avere imparato le sottrazioni in classe si traduce nell&amp;rsquo;abilità di calcolare il resto al supermercato o se avere imparato a guidare l&amp;rsquo;automobile aiuta a imparare a guidare il camion.&lt;/p>
&lt;p>È chiaro che una qualche forma di transfer debba esistere, essendo esso presupposto dell&amp;rsquo;apprendimento. Difatti mai il contesto di studio coincide con quello di applicazione, sia pure per differenze minori come la distanza fisica o temporale. A questo punto però bisogna chiedersi quando è lecito aspettarsi del transfer. Un&amp;rsquo;affermazione che sostiene che imparare a tradurre dal latino alleni la capacità di ragionare, presuppone trasferimento da un contesto (versione di latino) a tutti gli altri, la gran parte dei quali estremamente diversi. Posso davvero aspettarmi che saper svolgere una versione mi insegni a ragionare per risolvere un problema di termodinamica?&lt;/p>
&lt;p>Purtroppo (per tutti), decenni di ricerca rispondono negativamente a domande simili. Per esempio, nell&amp;rsquo;introduzione al suo &lt;em>&lt;a href="https://www.amazon.it/Transfer-Learning-Cognition-Instruction-Reasoning/dp/0123992273/" target="_blank">Transfer of Learning&lt;/a>&lt;/em>, lo psicologo Robert Haskell scrive che i risultati della ricerca negli ultimi nove decenni mostrano chiaramente che, come individui e istituzioni educative, abbiamo fallito nell&amp;rsquo;ottenere transfer a livello significativo (&lt;em>[…] research findings over the past nine decades clearly show that as individuals, and as educational institutions, we have failed to achieve transfer of learning on any significant level&lt;/em>). Continua poi citando la prefazione di &lt;em>&lt;a href="https://www.amazon.it/Teaching-Transfer-Fostering-Generalization-Learning/dp/1138996785/" target="_blank">Teaching for Transfer&lt;/a>&lt;/em>, nella quale si nota come i ricercatori abbiano avuto più successo nel mostrare che le persone non riescono a trasferire l&amp;rsquo;apprendimento più che nel mostrare che ci riescono (&lt;em>Researchers have been more successful in showing how people fail to transfer learning than they have been in producing it […]&lt;/em>).&lt;/p>
&lt;p>Chi sostiene che il latino accresca le capacità cognitive al di là dell&amp;rsquo;ambito del latino stesso si ritrova, quindi, con l&amp;rsquo;onere di portare prove molto forti a favore di questa tesi e, fintanto che non lo fa, non può pretendere di avere ragione, visto che la ricerca evidenzia semmai l&amp;rsquo;opposto.&lt;/p>
&lt;p>Per concludere il discorso, vale la pena di fare una breve riflessione in cui immaginiamo di vivere in un mondo in cui il transfer è più semplice di quanto non lo sia nel nostro. In questo mondo ipotetico, un ipotetico essere umano che studiasse il latino &lt;em>effettivamente&lt;/em> ne riceverebbe benefici in altri campi di applicazione. Perché però, in questo caso, si dovrebbe preferire il latino allo studio di uno tra le miriadi di altri argomenti che porterebbero gli stessi vantaggi? Perché mai un&amp;rsquo;ipotetica scuola dovrebbe proporre il latino, quando può offrire altre materie come informatica, logica, retorica, pensiero critico, economia, psicologia, tedesco, cinese — o qualsiasi materia &lt;em>attuale&lt;/em> — che, oltre a garantire l&amp;rsquo;ipotetico transfer sarebbero anche potenzialmente utilizzabili di per sé? Neanche in questo mondo il transfer basterebbe, da solo, come giustificazione.&lt;/p>
&lt;h2 id="conclusione">Conclusione&lt;/h2>
&lt;p>A metà del tredicesimo anno di distanza dalla fine della mia esperienza nella scuola dell&amp;rsquo;obbligo, mi sembra ancora illogico propugnare lo studio del latino. Leggere opinioni, motivazioni, e ricerche non è servito a farmi cambiare idea e, semmai, ha contribuito a rafforzare quanto già pensavo mentre vivevo e soffrivo quell&amp;rsquo;illogicità.&lt;/p>
&lt;p>Credo non sia ragionevole aspettarsi alcun cambiamento sostanziale su questo fronte dato che, per quanto ne so, ciò non sembra essere tra le priorità in Italia. Del resto nasciamo in un paese in cui si tende ancora a pensare che esista una differenza di importanza tra cultura umanistica e cultura scientifica a favore della prima. È anche per questo che una proposta, apparentemente ragionevole, di aggiornare la scuola per stare al passo coi tempi riceve fischi e derisione più che applausi. Ed è, di nuovo, per lo stesso motivo che forse si pretende troppo quando, a coloro che fischiano, si chiede di accompagnare la derisione con buone argomentazioni.&lt;/p>
&lt;h2 id="risorse">Risorse&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Un articolo che riassume il problema del transfer e suggerisce strategie per favorirlo: &lt;a href="https://www.researchgate.net/profile/Gavriel-Salomon/publication/2402396_Transfer_Of_Learning/links/553506410cf2df9ea6a42d77/Transfer-Of-Learning.pdf" target="_blank">Transfer of Learning&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>Opinioni a favore dello studio del latino
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://www.tempi.it/blog/perche-uno-studente-del-2013-dovrebbe-ancora-studiare-il-latino-la-risposta-e-che-il-latino-serve-a-tutto/#.V0VyOOTCdQI" target="_blank">Perché uno studente del 2013 dovrebbe ancora studiare il Latino? La risposta è che il Latino serve a tutto&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.scuolemalpighi.it/bologna-liceo-scientifico-perche-studiare-il-latino/" target="_blank">Perché studiare il latino?&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="http://www.cultora.it/perche-lo-studio-del-latino-e-del-greco-e-ancora-indispensabile/" target="_blank">Perché lo studio del latino e del greco è ancora indispensabile&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Come si fa ad avere un'opinione?</title><link>https://natostupido.com/letters/come-formare-opinioni/</link><pubDate>Thu, 30 Dec 2021 11:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/come-formare-opinioni/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Il 2021 sta finendo e le feste sono ancora nell&amp;rsquo;aria, ma ciò non mi è sembrato un buon motivo per evitare di proporre una mini pippa mentale. In una puntata che mi è valsa un po&amp;rsquo; da auto–catarsi, oggi parliamo di un dubbio che ho avuto negli ultimi tempi: come si fa ad avere un&amp;rsquo;opinione?</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Il 2021 sta finendo e le feste sono ancora nell&amp;rsquo;aria, ma ciò non mi è sembrato un buon motivo per evitare di proporre una mini pippa mentale. In una puntata che mi è valsa un po&amp;rsquo; da auto–catarsi, oggi parliamo di un dubbio che ho avuto negli ultimi tempi: come si fa ad avere un&amp;rsquo;opinione?&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
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&lt;p>Tra paradosso socratico ed effetto Dunning–Kruger, ormai il problema della consapevolezza della conoscenza ha acquisito lo status di meme — almeno nella mia testa. Non solo il sapere non è mai definitivo o completo, ma più si apprende e meno si pensa di essere preparati. Sembra logico: più sono (&lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/">schifosamente&lt;/a>) ignorante e meno strumenti avrò per valutare la mia conoscenza; più imparo e più sarò cosciente di quanto ancora non so. Se voglio essere intellettualmente onesto, che io abbia studiato molto o molto poco un argomento, devo sempre tenere a mente la limitatezza di quanto ho appreso. Da queste premesse nascono i miei recenti problemi a formare opinioni. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/come-formare-opinioni">[Continua…]&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Iniziamo con una perla assoluta che ho scoperto recentemente grazie a Damiano &lt;a href="https://twitter.com/dag7_/status/1468216535340757000" target="_blank">@dag7_&lt;/a> su Twitter. Per chiunque abbia visto Neo Genesis Evangelion (oppure no) e si ricordi della mitica pubblicità di “Giorno e Notte”:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/2MRWMJxDNKA" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;p>&lt;!-- raw HTML omitted -->&lt;!-- raw HTML omitted -->&lt;/p>
&lt;p>Poi, visto che siamo in periodo natalizio, c’è voglia di svago e ci sono sconti da tutte le parti, potrebbe essere occasione per comprare qualche videogame, anche se non avete “mai” videogiocato (i giochi su smartphone contano) e siete attanagliati dal pregiudizio su questo medium. Ho buoni motivi per pensare che non sappiate di cosa parlate e che il vostro pregiudizio sia infondato (vero, Federica e Roberta?).&lt;/p>
&lt;p>È difficile mettersi nei panni di chi non ha mai provato un videogame, ma probabilmente un buon consiglio è di partire con giochi “story-driven”, tipo &lt;a href="https://store.steampowered.com/app/319630/Life_is_Strange__Episode_1/" target="_blank">Life is Strange&lt;/a> (primo episodio gratis), o &lt;a href="https://store.steampowered.com/app/206440/To_the_Moon/" target="_blank">To the Moon&lt;/a>. Oppure ci sarebbe &lt;a href="https://store.steampowered.com/app/400/Portal/" target="_blank">Portal&lt;/a> se i puzzle vi intrigano, o &lt;a href="https://store.steampowered.com/app/1225570/Unravel_Two/" target="_blank">Unravel Two&lt;/a> per un platform tranquillo da giocare in due. In ogni caso, se vi interessa trovare sconti, questi sono i due siti che uso: &lt;a href="https://isthereanydeal.com/" target="_blank">IsThereAnyDeal&lt;/a> (computer) e &lt;a href="https://www.dekudeals.com/" target="_blank">Deku Deals&lt;/a> (console).&lt;/p>
&lt;p>Per finire, mi è piaciuto &lt;a href="https://nautil.us/issue/108/change/what-impossible-meant-to-richard-feynman" target="_blank">questo pezzo&lt;/a> su cosa Richard Feynman intendeva dicendo “impossibile”.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>A inizio 2021 avevo impostato su GoodReads l&amp;rsquo;obiettivo (non molto significativo) di leggere 30 libri. L&amp;rsquo;anno è quasi finito e sono ancora lontano da quel numero — shame on me —, ma va bene così. In ogni caso, qualcosa ho letto e nell&amp;rsquo;ultimo articolo che ho pubblicato faccio un recap e condivido qualche pensiero su ciascun titolo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/libri-2021/">&lt;strong>Libri che ho letto nel 2021&lt;/strong>&lt;/a>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Infine, ho riproposto in forma video due newsletter passate:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Sii te stesso. Sì, ma quale?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Bp2vsUTXMu0" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;p>&lt;!-- raw HTML omitted -->&lt;!-- raw HTML omitted -->&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Scendere a compromessi per andare avanti&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Gt2GLP2yNxU" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div></content:encoded></item><item><title>Come si fa ad avere un'opinione?</title><link>https://natostupido.com/posts/come-formare-opinioni/</link><pubDate>Thu, 30 Dec 2021 11:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/come-formare-opinioni/</guid><description>Una riflessione auto-catartica su un dubbio che ho avuto negli ultimi tempi: come si fa ad avere un&amp;rsquo;opinione? (Una a cui valga la pena credere.)</description><content:encoded>&lt;p>Tra paradosso socratico ed effetto Dunning–Kruger, ormai il problema della consapevolezza della conoscenza ha acquisito lo status di meme — almeno nella mia testa. Non solo il sapere non è mai definitivo o completo, ma più si apprende e meno si pensa di essere preparati. Sembra logico: più sono (&lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/">schifosamente&lt;/a>) ignorante e meno strumenti avrò per valutare la mia conoscenza; più imparo e più sarò cosciente di quanto ancora non so. Se voglio essere intellettualmente onesto, che io abbia studiato molto o molto poco un argomento, devo sempre tenere a mente la limitatezza di quanto ho appreso. Da queste premesse nascono i miei recenti problemi a formare opinioni.&lt;/p>
&lt;p>Pare che per l&amp;rsquo;essere umano sia istintivo imporre giudizi alla realtà, nel senso che inventare valutazioni è una componente del nostro sistema automatico. Dal punto di vista evolutivo, mi pare che il discorso fili se si considera che l&amp;rsquo;abilità di giudicare velocemente il mondo esterno possa essere vantaggiosa: leone incazzato = cattivo → scappo. Quindi se scrivo che ho problemi a formare opinioni, non intendo dire che non riesco ad averne, perché non averne è impossibile. Avrò sempre un parere su qualsiasi cosa, seppur istintivo e irrazionale. Quello che intendo è che ho difficoltà a formulare opinioni che mi sembrino sensate, credibili.&lt;/p>
&lt;p>Di recente leggevo &lt;em>&lt;a href="https://amzn.to/3HoIRsL" target="_blank">The Perils of Perception&lt;/a>&lt;/em>, libro in cui si cerca di guardare a ciò che le persone pensano, valutare quanto queste convinzioni si distaccano dalla realtà e chiedersi perché. Alla base dell&amp;rsquo;argomentazione ci sono i risultati di un insieme di sondaggi volti proprio a capire cosa pensiamo (o cosa diciamo di pensare). Per ogni questione che l&amp;rsquo;autore cita, viene chiesto al lettore di rispondere da sé, per testare la propria percezione prima di scoprire i risultati del sondaggio e la risposta più attinente ai fatti. Per esempio viene chiesto di stimare la percentuale di immigrati nella popolazione del proprio paese o quante volte i propri concittadini abbiano fatto sesso nelle ultime settimane. A domande di questo tipo — e qui spunta il problema delle opinioni — mi veniva da rispondere: &amp;ldquo;ma io che turbocappero ne so?&amp;rdquo;. Certo, ti posso dare una stima: sarà basata su istinti e su quanto ho visto nella piccola fetta di mondo che è entrata a contatto con la mia piccola fetta di esistenza. Ma come potrei mai ritenere quella stima credibile, dato che si fonda sul quasi–nulla? Per avere un&amp;rsquo;opinione che aspira a essere sensata, dovrei prima almeno analizzare i dati oggettivi.&lt;/p>
&lt;p>Un altro episodio recente mi è capitato guardando una live del canale &lt;a href="https://www.twitch.tv/wesatwitch" target="_blank">WesaTwitch&lt;/a> in cui, tra le altre cose, si accennava all&amp;rsquo;argomento del salario minimo. Mi ero già imbattuto qualche volta in questo tema e mi era capitato di leggere opinioni diverse in contesti diversi. Per esempio, ne avevo sentito parlare in merito all&amp;rsquo;idea di alzarlo negli Stati Uniti, ma anche in discussioni nostrane sulla proposta di introdurlo in Italia. C&amp;rsquo;è stato un tempo in cui tendevo a essere d&amp;rsquo;accordo con l&amp;rsquo;idea di salario minimo, e poi un tempo in cui tendevo a essere contrario. Oggi, così come mentre ascoltavo quel pezzo di live, sorge nella mia testa lo stesso dubbio di sopra, e non so che opinione avere su un tema così complesso. Meglio due lavoratori che guadagnano 50 o un lavoratore che guadagna 100 e un disoccupato? Il salario minimo avvantaggerebbe il lavoro in nero? Come si relaziona con e influenza la diversità geografica di offerta lavorativa e retribuzione? Porterebbe a fallimenti e disoccupazione o stimolerebbe consumi ed economia? Dovremmo lasciare libere le persone di scegliere lavori sottopagati o eliminare la scelta? Abbiamo già regolato altri problemi in questo senso — per esempio non puoi diventare legalmente schiavo, neanche se vuoi —, ma dove tracciamo il confine tra eccesso di paternalismo e giustizia?&lt;/p>
&lt;p>Non mi aspetto vere risposte ai dubbi specifici che ho elencato (ma se ne avete, fatemelo sapere). Il caso di &lt;em>The Perils of Perception&lt;/em> e il tema del salario minimo sono solo pretesti. Servono a evidenziare un problema che, secondo me, ti ritrovi a vivere se decidi di essere umile nelle tue ambizioni di verità e ragione, poiché esisti in un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/30anni/#25-il-mondo-%c3%a8-fottutamente-complesso">mondo che è fottutamente complesso&lt;/a> e in cui le risposte più oneste spesso si limitano a: &amp;ldquo;dipende&amp;rdquo;, &amp;ldquo;forse&amp;rdquo;, e &amp;ldquo;non ne ho la più pallida idea&amp;rdquo;. Suonano inconcludenti perché lo sono, oltre che poco attraenti. Se guardi in giro, invece, vedi certezze gridate con arroganza. Assoluti. Visioni semplici e senza paranoie. Lo sai che è bello. Sapere di sapere e pensarti nel giusto. Dire qualcosa pretendendo ragione, lasciando il torto agli altri che non capiscono. No. Onestà quindi umiltà, se essere onesti è la scelta.&lt;/p>
&lt;p>Come si fa ad avere un&amp;rsquo;opinione?&lt;/p>
&lt;p>Si cerca di diventare più pragmatici (più di quanto il mio cervello vorrebbe essere). Provare a ragionare sulla base delle conoscenze e delle informazioni che si hanno, dedurre conclusioni, e rimanere sempre disponibili alla smentita. Quando conoscenze e informazioni non sono buone abbastanza, ci si rassegna all&amp;rsquo;assenza dell&amp;rsquo;opinione, dato che gli istinti non fanno parte di questo gioco. È tutto imperfetto e parziale, ma è comunque più credibile di qualsiasi assoluto non negoziabile.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Libri che ho letto nel 2021</title><link>https://natostupido.com/posts/libri-2021/</link><pubDate>Wed, 29 Dec 2021 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/libri-2021/</guid><description>Un riepilogo dei libri che ho letto e cosa ne penso.</description><content:encoded>&lt;p>Ed eccoci qui, fine 2021. Così se ne va un altro anno della mia esistenza sotto forma di essere umano. Negli ultimi 12 mesi non ho letto tantissimo — non quanto avrei voluto — ma ho comunque letto qualcosa. Vale questa volta e vale in troppi altri casi: “il ragazzo non va male, ma può fare di più&amp;quot;. Mi sembra di tornare ai tempi della scuola, ai pomeriggi dei temuti ricevimenti con i genitori. Ma non divaghiamo.&lt;/p>
&lt;p>Ecco una piccola panoramica, in ordine cronologico di lettura, dei miei libri del venti-ventuno. Di alcuni testi ho anche pubblicato &lt;a href="https://natostupido.com/notes/">le mie note&lt;/a>. Le trovate linkate quando esistono. (Ho incluso solo saggistica e dintorni. Per completezza ecco il resto, i.e. un romanzo e due libri tecnici: &lt;a href="https://amzn.to/3JriFQb" target="_blank">&lt;em>Il priorato dell&amp;rsquo;albero delle arance&lt;/em>&lt;/a>, &lt;a href="https://amzn.to/3sD8phT" target="_blank">&lt;em>Grokking Simplicity&lt;/em>&lt;/a>, &lt;a href="https://amzn.to/3qvUUxF" target="_blank">&lt;em>Elm in Action&lt;/em>&lt;/a>.)&lt;/p>
&lt;h3 id="i-principi-del-successo--ray-dalio">I principi del successo — Ray Dalio&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3qzzDDf" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>I principi del successo&lt;/em> è l’opera in cui Dalio spiega prima perché bisognerebbe ragionare partendo da principi, e poi quali sono in particolare quelli a cui la sua esperienza l’ha fatto approdare. In questo volume si concentra su due categorie, vita e lavoro, come evidenziato dal (miglior) titolo originale. Personalmente, mi è interessata più la prima parte, dato che quella sul lavoro è vista in ottica di organizzazione aziendale. Non essendo la carriera manageriale tra le mie aspirazioni, non mi ci sono soffermato più di tanto. Comunque, varrebbe la pena di leggere il libro anche se ci si trovasse nella mia stessa situazione: la parte sui principi di vita contiene già sostanza sufficiente.&lt;/p>
&lt;h3 id="larte-di-ottenere-ragione--arthur-schopenhauer">L&amp;rsquo;arte di ottenere ragione — Arthur Schopenhauer&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3sHnmzB" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>; &lt;a href="https://natostupido.com/notes/arte-di-ottenere-ragione/">Le mie note&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Un piccolo manuale di &lt;em>sporchi&lt;/em> trucchi dialettici, nonché il primo libro del caro Schopenhauer che leggo nella mia vita. Mi è piaciuto perché raccoglie ed evidenzia modi di &amp;ldquo;ragionare&amp;rdquo; comuni, che è facile ritrovare nelle discussioni, soprattutto in quelle online. Tutti tendiamo a usarli (e ad abusarne), in maniera più o meno inconsapevole.&lt;/p>
&lt;p>Lettura utile per imparare a giocare sporco — se l&amp;rsquo;onestà intellettuale non vi interessa —, ma utile anche per giocare pulito, acquisendo consapevolezza degli stratagemmi che usa chi non lo fa.&lt;/p>
&lt;p>PS: il consiglio più importante, comunque, rimane sempre di evitare di discutere con chi è disonesto. È solo una perdita di tempo.&lt;/p>
&lt;h3 id="colloqui-con-se-stesso--marco-aurelio">Colloqui con se stesso — Marco Aurelio&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3sHYWpE" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Devo dire la verità, mi aspettavo di meglio. Forse avevo troppo &lt;em>hype&lt;/em> nei confronti di questo libro, visto che l&amp;rsquo;ho sentito consigliare spesso e molto caldamente. O forse non sono stato abbastanza caritatevole nella mia lettura: stiamo pur sempre parlando di un testo che risale a quasi 2000 anni fa e in cui Marcolino parla con se stesso.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, non vorrei passasse il messaggio che non ci sia nulla da prendere. Tra le mie evidenziazioni ci sono parti sulla concezione del valore del presente; sulla cura di sé; sulla responsabilità; sul distacco dal parere degli altri. Al di là di questo, l’imperatore mi è sembrato un po&amp;rsquo; &lt;em>fissato&lt;/em> con il bene e con il dovere di vivere in modo retto. A questo proposito, non posso non riportare una delle prime frasi di questa edizione:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Io ho pensato molto all’essenza del bene, e ho capito che mi piace. Il male, no.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Ah, ok.&lt;/p>
&lt;p>Anyway, all in all, lettura consigliata, ricordandosi però di non far schizzare le aspettative alle stelle.&lt;/p>
&lt;h3 id="semina-come-un-artista--austin-kleon">Semina come un artista — Austin Kleon&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3sD6FFn" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>; &lt;a href="https://natostupido.com/notes/semina-come-un-artista/">Le mie note&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Un libro carino che elenca alcune strategie per farsi conoscere online evitando l&amp;rsquo;autopromozione. Parla di arte e artisti, ma le idee possono essere estese a qualsiasi altro tipo di occupazione. È una raccolta semplice da leggere che però non scende molto in profondità. Direi che può andare bene per chi ha bisogno di qualche idea sull&amp;rsquo;argomento ed è ancora &lt;em>abbastanza vergine&lt;/em> in merito.&lt;/p>
&lt;p>Personalmente, da questo libro mi porto dietro uno spunto in particolare, e cioè l&amp;rsquo;idea dell&amp;rsquo;abisso che separa il fare qualcosa dal non fare nulla.&lt;/p>
&lt;h3 id="ciò-che-si-vede-e-ciò-che-non-si-vede--frédéric-bastiat">Ciò che si vede e ciò che non si vede — Frédéric Bastiat&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3pzv9gD" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>; &lt;a href="https://natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/">Le mie note&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Un breve saggio che racconta una lezione che potrebbe apparire banale, ma che è tanto importante quanto poco applicata. Il focus del libro è la sfera economica, e sia la lezione che gli esempi riguardano quest’ambito. Però il concetto di base può essere generalizzato ben oltre l’economia e, tradotto in quest’ottica, diventa: quando analizziamo le conseguenze di un&amp;rsquo;azione, dobbiamo considerare non solo le conseguenze ovvie e visibili, ma anche quelle meno ovvie e meno visibili.&lt;/p>
&lt;p>È difficile avere a che fare con quanto non si vede, ma ciò non significa che quell&amp;rsquo;invisibile sia irrilevante. Una lettura iper consigliata.&lt;/p>
&lt;h3 id="21-lezioni-per-il-xxi-secolo--yuval-noah-harari">21 lezioni per il XXI secolo — Yuval Noah Harari&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3qr0a5C" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Che Harari sia un figo &lt;a href="https://natostupido.com/letters/storia-schifo/">l’ho già detto&lt;/a>, e &lt;em>21 lezioni per il XXI secolo&lt;/em> è uno dei motivi. Nel corso del testo esplora 5 aree tematiche (sfida tecnologica, sfida politica, disperazione e speranza, verità, resilienza), che declina nelle 21 lezioni da cui il titolo. Nel farlo guarda al contesto storico in cui ci muoviamo — ovviamente, direi, dato il mestiere che fa. Ciò aiuta sia a capire le ragioni che ci hanno condotto allo stato attuale delle cose (soprattutto per gli ignoranti come me), sia a mettere in evidenza differenze con il passato. È una panoramica sul presente e su un possibile futuro prossimo che dà un’idea di quanto amari siano i cazzi che ci troviamo ad affrontare. Bello e anche questo iper consigliato.&lt;/p>
&lt;h3 id="how-to-take-smart-notes--sönke-ahrens">How to Take Smart Notes — Sönke Ahrens&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3qQjIAX" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Un’introduzione al metodo Zettelkasten, argomento su cui mi ero già informato in precedenza e di cui avevo poi parlato &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">qui&lt;/a> e un po’ &lt;a href="https://natostupido.com/posts/processo-app-note/">qui&lt;/a>. Forse anche causa di queste premesse, non ho trovato &lt;em>How to Take Smart Notes&lt;/em> un libro illuminante e, inoltre, mi è sembrato manchevole dal punto di vista dell’applicazione pratica. Si rimane, infatti, su un livello piuttosto teorico e non si arriva mai a un vero e proprio &lt;em>how to&lt;/em>, a dispetto del titolo. Difetto, questo, che ritengo non vada sottovalutato, visto che capire come eseguire il metodo è stata la parte che ho trovato più ostica quando mi ci sono approcciato la prima volta. Consigliato a chi vuole scoprire un modo diverso di prendere appunti e non conosce — o conosce appena — lo Zettelkasten.&lt;/p>
&lt;h3 id="the-first-20-hours--josh-kaufman">The First 20 Hours — Josh Kaufman&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3evKatR" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>; &lt;a href="https://natostupido.com/notes/first-20-hours/">Le mie note&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Trovo molto attraente l’idea di fondo — nonché promessa — di &lt;em>The First 20 Hours&lt;/em>: quando si tratta di imparare una nuova abilità, bastano relativamente poche ore di pratica mirata per passare da zero alla decenza. Attorno a questo nucleo gira il primo 20% del libro, che contiene spunti, suggerimenti, e qualche rimando alla letteratura in materia. Il problema è che il restante 80% è dedicato al racconto di come l’autore ha acquisito 6 specifiche abilità. Non ho trovato queste storie particolarmente utili e avrei preferito piuttosto che il testo fosse più approfondito.&lt;/p>
&lt;h3 id="ultralearning--scott-h-young">Ultralearning — Scott H. Young&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3Jo9pMF" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Come il precedente, sempre sul tema dell’apprendimento, ma se in &lt;em>The First 20 Hours&lt;/em> l’obiettivo era di ottimizzare lo sprint iniziale, qua si cerca invece di definire una strategia per rendere efficiente il processo in generale. Al di là degli esempi singoli e personali (troppi) che non mi interessano molto (anzi), mi è sembrato discreto nei concetti che comunica. Però, benché offra forse la possibilità di incontrare qualche idea diversa (o riformulata in maniera diversa), lo suggerirei solo se non si è già informati sull’argomento (e se non dispiace lo stile “vi racconto cose tramite storie ed episodi”).&lt;/p>
&lt;h3 id="everybody-writes--ann-handley">Everybody Writes — Ann Handley&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3pDOmhv" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Ho letto &lt;em>Everybody Writes&lt;/em> nel periodo in cui cercavo di capire come imparare a scrivere meglio (spoiler: non l’ho ancora capito). Mi è sembrato ok come introduzione alla scrittura orientata al &lt;em>content&lt;/em>, ma non so se sono in grado di giudicare la bontà dei consigli che contiene. In ogni caso, non mi è dispiaciuto.&lt;/p>
&lt;h3 id="antifragile--nassim-nicholas-taleb">Antifragile — Nassim Nicholas Taleb&lt;/h3>
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&lt;p>Uno dei migliori libri che ho letto quest’anno (e in generale). In &lt;em>Antifragile&lt;/em>, Taleb introduce il concetto da cui deriva il titolo, dichiarandolo elemento mancante nella quindi falsa dicotomia tra fragile e robusto. Oltre a spiegare cosa significa, ne analizza le implicazioni, tenendo la non linearità — idea spesso ignorata — al centro del discorso. E nel frattempo condisce il tutto con la sua visione etica, da cui parte per muovere, in maniera convincente, critiche ad aspetti costituenti della società di oggi.&lt;/p>
&lt;p>In tutto questo, mi sembra comunque di non aver capito certe porzioni del libro, che però ho già deciso meritarsi una rilettura più calma e approfondita. Leggetelo.&lt;/p>
&lt;h3 id="sette-brevi-lezioni-di-fisica--carlo-rovelli">Sette brevi lezioni di fisica — Carlo Rovelli&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3quURT2" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Quest’anno ho avuto un momento di riaccensione della passione per la fisica, e leggere &lt;em>Sette brevi lezioni di fisica&lt;/em> è stato espressione di questa fase. L’ho trovata una lettura piacevole ma che rimane in superficie, visti i limiti delle sue premesse. Il testo infatti è una raccolta di articoli e, in questo contesto, è normale che non scenda in profondità. Lo considero un “antipasto divulgativo” di fisica e quindi tendo a non consigliarlo nel caso si abbiano già delle basi sugli argomenti trattati, anche se solo a livello di divulgazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="101-essays-that-will-change-the-way-you-think--brianna-wiest">101 Essays That Will Change the Way You Think — Brianna Wiest&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3eD3vsM" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Abbandonato. C&amp;rsquo;è qualche spunto qua e là, ma in gran parte mi è sembrato un po&amp;rsquo; banale e superficiale. Molte affermazioni sono prescrittive e descrittive, come se venisse enunciata la verità, ma senza adeguate argomentazioni a supporto. Un po&amp;rsquo; di retorica classica di self help sotto forma di collezione di blog post, che non sono sicuro definirei &lt;em>essays&lt;/em>. Molto difficile che questo libro cambierà &lt;em>the way you think&lt;/em>, a meno che, forse, non sia uno dei primi libri di self help che incontrate.&lt;/p>
&lt;h3 id="genesi-il-grande-racconto-delle-origini--guido-tonelli">Genesi: Il grande racconto delle origini — Guido Tonelli&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3Jqj9WP" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Come suggerisce il titolo, il tema è la storia dell’universo, dai primi istanti del big bang in poi. È un argomento che mi incuriosisce molto, soprattutto perché non mi sono mai informato adeguatamente in proposito. Purtroppo, però, non è stata una lettura soddisfacente. Tonelli non riesce (quantomeno non con me) a comunicare chiaramente i fatti e le teorie di cui parla. Digressioni varie e metafore forzate mi hanno portato, in certi passaggi, a confondermi più che a capire. Tutto considerato non mi sento di consigliarlo.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-letto-di-procuste--nassim-nicholas-taleb">Il letto di Procuste — Nassim Nicholas Taleb&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3Jn6owa" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Se vi piacciono gli aforismi e vi intrigano le idee di Taleb, questo libro fa per voi. Per me vale la seconda ma non la prima. Forse sono troppo stupido per gli aforismi o forse non so come usarli. Sta di fatto che non riesco a tirarci fuori molto valore, se non qualche sorrisino qua e là. Ma va bene così.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-conquista-della-felicità--bertrand-russell">La conquista della felicità — Bertrand Russell&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3EErZN3" target="_blank">Link Amazon&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Avendo frequentato (forse anche troppo) il mondo della crescita personale, mi ero già imbattuto in svariati discorsi e teorie sulla felicità, ben prima di arrivare a questo libro. Di Bertrand Russell, invece, non conoscevo quasi nulla, se non &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teiera_di_Russell" target="_blank">la teiera&lt;/a>. Con queste premesse, quando ho iniziato &lt;em>La conquista della felicità&lt;/em>, ero ben disposto verso l&amp;rsquo;autore, ma non avevo chissà quali aspettative. Alla fine mi sono dovuto piacevolmente ricredere, come già accennavo in &lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-selettiva/">una newsletter&lt;/a>: ci ho trovato un sacco di spunti interessanti e molte idee che condivido in pieno.&lt;/p>
&lt;p>Lettura consigliata per voi, nonché incentivo, per me, ad assaggiare qualche altro testo di questo autore.&lt;/p>
&lt;h3 id="deep-work--cal-newport">Deep Work — Cal Newport&lt;/h3>
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&lt;p>Io ho un piccolo problema con il signor Cal Newport: il modo in cui scrive attiva un&amp;rsquo;allergia che ho sviluppato negli ultimi tempi. Non reagisco più molto bene alle argomentazioni basate su episodi singoli. Non apprezzo, quindi, l&amp;rsquo;uso che questo libro fa delle storie, sia perché sono in quantità eccessiva, sia perché suggeriscono debolezza argomentativa. Tizio ha fatto X e Tizio ha successo → allora X è buono. Questo tipo di ragionamento soffre di almeno due problemi: (1) &lt;a href="https://natostupido.com/posts/bias-sopravvissuto/">bias del sopravvissuto&lt;/a> e (2) un episodio non fa statistica.&lt;/p>
&lt;p>Ciò non toglie che il libro contenga idee e consigli interessanti con cui non fatico a essere d&amp;rsquo;accordo. Di sicuro si merita una lettura se non avete mai affrontato argomenti simili.&lt;/p>
&lt;h3 id="the-perils-of-perception--bobby-duffy">The Perils of Perception — Bobby Duffy&lt;/h3>
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&lt;p>In &lt;em>The Perils of Perception&lt;/em>, si parte dai risultati di alcuni sondaggi sulle “percezioni” delle persone e ci si interroga sul perché queste si distacchino così tanto dalla realtà. Metto percezioni tra virgolette perché non lo si intende nel suo significato più comune (sensoriale), ma in quello più ampio di credenze/convinzioni. Ho trovato l’analisi di Bobby Duffy lucida ed equilibrata. Non mi è sembrato volesse trovare a tutti i costi una ragione ultima e semplice, né che cercasse di spingere a forza i dati dentro una visione particolare.&lt;/p>
&lt;p>Overall, non una lettura stupefacente se avete già bazzicato abbastanza l’argomento bias &amp;amp; co., ma comunque consigliata, anche perché soddisfa la curiosità di scoprire, tramite esempi concreti, cosa tendiamo a pensare (o &lt;em>diciamo&lt;/em> di pensare).&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La storia fa schifo</title><link>https://natostupido.com/letters/storia-schifo/</link><pubDate>Sun, 28 Nov 2021 13:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/storia-schifo/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Come da titolo, oggi vi parlo della storia che fa schifo, dei miei trascorsi in proposito, e della fatidica domanda sulla sua utilità.
Tra tutti gli argomenti di cui sono schifosamente ignorante, la storia occupa un posto di rilievo. Per quanto mi ricordo, la materia era presente nella didattica di tutti gli anni, ma, a dispetto di ciò, sembra non mi sia rimasto granché in testa.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Come da titolo, oggi vi parlo della storia che fa schifo, dei miei trascorsi in proposito, e della fatidica domanda sulla sua utilità.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
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&lt;img src="https://c.tenor.com/RuoKuEFvCXAAAAAd/toot-bard.gif" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;p>Tra tutti gli argomenti di cui sono &lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/">schifosamente ignorante&lt;/a>, la storia occupa un posto di rilievo. Per quanto mi ricordo, la materia era presente nella didattica di tutti gli anni, ma, a dispetto di ciò, sembra non mi sia rimasto granché in testa. Mi verrebbe facile criticare per questo la scuola, cosa che tra l&amp;rsquo;altro è un passatempo che trovo delizioso. Questa volta però vorrei evitare di fare finta che le mie mancanze derivino (unicamente) dal sistema d&amp;rsquo;istruzione.&lt;/p>
&lt;p>Nel periodo della mia vita tra banchi, alunni, e professori, al solo pensiero di dovere aprire il libro di storia mi sentivo avvolgere da un sincero effetto repellente. Non ne sono sicuro, ma, se dovessi scommettere, direi che il picco di insofferenza risale ai tempi del liceo: per me l&amp;rsquo;ultimo blocco educativo in cui la storia appariva tra gli insegnamenti obbligatori.&lt;/p>
&lt;p>In classe, negli ultimi anni, eravamo &amp;ldquo;organizzati&amp;rdquo; a turni, per fare in modo che ci fossero sempre un paio di &amp;ldquo;volontari&amp;rdquo; per le interrogazioni. Le virgolette sono d&amp;rsquo;obbligo perché, come ci si può aspettare da liceali svogliati, l&amp;rsquo;organizzazione non era sempre perfetta, e quel mondo &lt;em>idilliaco&lt;/em> scandito da regolari immolazioni volontarie spesso non coincideva col mondo reale in cui vivevamo (e non nascondo di essere stato anch&amp;rsquo;io parte del problema). Quel mondo idealizzato forniva appiglio ai miei impulsi a procrastinare, quantomeno finché sapevo che sarebbe toccata a qualcun altro. Rimandavo con gioia lo studio del nostro passato condiviso, salvo poi ritrovarmi, il giorno prima del mio sacrificio, con un notevole ammontare di arretrati.&lt;/p>
&lt;p>(Mentre scrivo queste parole mi chiedo se il mio comportamento abbia contribuito alla repulsione. Ma non soffermiamoci su temi di così poca rilevanza. 👀)&lt;/p>
&lt;p>Facendomi forza, capitolo dopo capitolo ingurgitavo fatti, nomi, date, e tutte quelle cose che si trovano nei libri che pretendono di fornire una narrazione oggettiva delle vicende umane. Concludendo in bellezza, la mattina dopo mi svegliavo alle ore 6 per dare un&amp;rsquo;ultima ripassata prima di uscire di casa e andare incontro al mio destino.&lt;/p>
&lt;p>Queste indigestioni metaforiche e quasi nauseanti, di solito risultavano in interrogazioni discrete, così che, sebbene l&amp;rsquo;intera esperienza non fosse l&amp;rsquo;apice del piacere, i voti non ne risentivano. Il mio spirito procrastinante ne usciva rafforzato e ciò poneva quindi le basi per l&amp;rsquo;eterno ritorno di questo circolo vizioso. Di fatto, questo film è finito solo col diploma, grazie poi alla scelta di rifugiarmi tra le braccia — forse fredde, ma rassicuranti — di una facoltà fatta di matematica, fisica, e informatica: un universo preciso e consequenziale, lontano dal turbinio nebuloso delle cose umane.&lt;/p>
&lt;p>Dall&amp;rsquo;università in poi, la mia storia con la storia consiste in un digiuno quasi totale, interrotto in poche occasioni e per breve tempo, a causa di qualche libro trovato raccomandato abbastanza caldamente da spingermi a leggerlo. È così che sono finito a conoscere my boy Yuval Noah Harari, un fottuto storico. L&amp;rsquo;esistenza di questo personaggio dimostra che anche gli storici di professione hanno qualche speranza di produrre testi che non inducano uno sbriciolamento spontaneo delle gonadi maschili.&lt;/p>
&lt;p>Tra le idee a cui Harari mi ha fatto avvicinare, c&amp;rsquo;è una (per me) nuova risposta alla domanda: ma a che &lt;em>cactus&lt;/em> serve la storia? La replica che ho sentito ripetere più spesso assume una grande fiducia nella specie umana e parla tipo dell&amp;rsquo;importanza di conoscere il passato per non ripetere errori già commessi.&lt;/p>
&lt;p>Il problema di questo discorso è che vola troppo alto per i miei gusti: dà un&amp;rsquo;indicazione che ha senso su un piano macro-sociale a livello di coscienza collettiva (ammesso che esista qualcosa del genere). Se, in quanto società, siamo consapevoli di come sono andate le cose, forse avremo qualche strumento in più per muovere la nostra vita di gruppo verso una qualche forma di benessere.&lt;/p>
&lt;p>Sì, ok bro, ma &lt;em>io&lt;/em> che cosa me ne faccio? Senza ricorrere ad allucinogeni, sono costretto a percepirmi limitato al mio corpo e, anche sotto effetto, posso solo agire da individuo. Capisco le menate collettive, ma il discorso mi rimane distante e intangibile.&lt;/p>
&lt;p>È qui che arriva mastro Harari a servirmi una risposta alternativa — non so se più pratica, ma sicuramente più affascinante per il sottoscritto. L&amp;rsquo;amico Yuval dice che la storia non è molto efficace per prevedere il futuro, ma serve piuttosto a emanciparsi dall&amp;rsquo;influenza del passato. Capite che, in quanto creatura affezionata alla libertà, non posso far altro che guardare con interesse a un discorso che mi promette emancipazione.&lt;/p>
&lt;p>Studiare la storia permette di risalire, se pur non in maniera perfetta, alle origini della cultura, la quale è una delle influenze più imponenti su ciò che pensiamo e vogliamo. Conoscere le ragioni alla base delle mie credenze mi aiuta a superarle. Non mi dice cosa scegliere, ma allarga il ventaglio delle opzioni visibili.&lt;/p>
&lt;p>Potrei scoprire, per esempio, che il desiderio di possedere un prato in cortile discende dalla volontà della borghesia del XIX secolo di sfoggiare un simbolo di potere, status, e ricchezza. Fino a quel momento, infatti, i prati erano prerogativa delle classi più abbienti, che potevano permettersi il lusso di possedere un terreno non solo improduttivo, ma che richiedeva risorse e lavoro. A fronte di questa consapevolezza, la voglia di una casa con giardino può acquisire un sapore diverso (in un senso o in un altro).&lt;/p>
&lt;p>Sotto questa luce, i benefici di studiare le cronache umane mi appaiono più rilevanti. Non ne ho ancora una voglia matta, ma nutro almeno un germoglio di interesse. Sarebbe stato ideale averlo e coltivarlo a scuola, quando c&amp;rsquo;era del tempo allocato forzatamente per la materia, ma non credo che i discorsi che mi muovono oggi avrebbero avuto la stessa presa sul sedicenne che ero.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, il punto è che ho intenzione di rimediare alla mia ignoranza e cerco idee. Ho già deciso di rileggere &lt;a href="https://amzn.to/31ajdbm" target="_blank">Sapiens&lt;/a>, ma non so su cos&amp;rsquo;altro buttarmi. Con le premesse che ho fatto, sarà facile comprendere perché fatico a mettermi nei panni di chi la storia la ama a tal punto da cercarla anche nello svago, in libri, film, serie tv, podcast, e bla bla bla.&lt;/p>
&lt;p>Pensandoci, però, proprio l&amp;rsquo;intrattenimento potrebbe fungere nel mio caso da cavallo di Troia, e aiutarmi ad assorbire qualche conoscenza e accrescere la curiosità. In realtà ho già provato un paio di volte, iniziando &lt;a href="https://amzn.to/3p9QZWG" target="_blank">Baudolino&lt;/a> e &lt;a href="https://amzn.to/32uOzKy" target="_blank">L&amp;rsquo;isola del giorno prima&lt;/a>, ma penso di essere ancora lontano dal possedere la sensibilità adeguata ad apprezzarli. Forse potrei partire da qualcosa di più immediatamente attraente per me, tipo qualche anime o videogioco. Forse.&lt;/p>
&lt;p>Nel frattempo, qualcuno ha suggerimenti da tirarmi?&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Dopo l&amp;rsquo;elogio ad Harari non posso che partire consigliandovi i tre libri in cui parla di passato (&lt;a href="https://amzn.to/31ajdbm" target="_blank">Sapiens&lt;/a>), presente (&lt;a href="https://amzn.to/3cTPVkf" target="_blank">21 lezioni per il XXI secolo&lt;/a>), e futuro (&lt;a href="https://www.amazon.it/Homo-deus-Breve-storia-futuro/dp/8845298752/" target="_blank">Homo Deus&lt;/a>). Leggeteveli.&lt;/p>
&lt;p>Invece, per cambiare un po&amp;rsquo; argomento vi suggerisco due giochi che ho comprato con la scusa degli sconti: &lt;a href="https://playdead.com/games/inside/" target="_blank">Inside&lt;/a> e &lt;a href="https://nomada.studio/" target="_blank">Gris&lt;/a>. (Ho anche comprato &lt;a href="https://www.supergiantgames.com/games/transistor/" target="_blank">Transistor&lt;/a> e &lt;a href="http://www.giantsparrow.com/games/finch/" target="_blank">What Remains of Edith Finch&lt;/a>, ma non so se consigliarveli perché ancora non li ho nemmeno avviati.)&lt;/p>
&lt;p>Infine, mi sento in dovere di menzionare &lt;a href="https://www.twitch.tv/wesatwitch/videos?category=509658&amp;amp;filter=archives&amp;amp;sort=time" target="_blank">WesaTwitch&lt;/a>, l&amp;rsquo;unico canale Twitch che seguo da quando ho &lt;a href="https://www.natostupido.com/letters/social-detox/" target="_blank">dato un taglio ai social&lt;/a>. Dico in dovere perché è un&amp;rsquo;influenza importante su quello che penso e, quindi, che scrivo. C&amp;rsquo;è anche un &lt;a href="https://www.youtube.com/c/WesaChannel" target="_blank">WesaChannel&lt;/a> su YouTube, a cui avevo già accennato in passato.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Siamo fermamente convinti che tutto esista. Banane, persone, palazzi, nazioni, civiltà, aziende. Ma non tutte le esistenze sono uguali. Un piccolo articolo sulla realtà intersoggettiva:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/realta-intersoggettiva/">Non tutto ciò che esiste esiste uguale&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Dopo qualche millennio, ho deciso di pubblicare qualcosa sul canale YouTube, e ci ho trasportato &lt;a href="https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/">la puntata&lt;/a> di newsletter che citavo all&amp;rsquo;inizio di questa:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/2rjwg48Ti88" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>Poi, l&amp;rsquo;inverso di quanto sopra, un &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=3TPt3W9OcOc" target="_blank">vecchio video&lt;/a> trasmutato in articolo:&lt;/p>
&lt;p>Il mondo dell’informazione è pieno di risorse che ci vogliono insegnare a diventare ricchi o di successo partendo dall’analisi di chi ce l’ha fatta. Ha senso?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/bias-sopravvissuto/">Come (non) diventare ricchi — Il bias del sopravvissuto&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come (non) diventare ricchi — Il bias del sopravvissuto</title><link>https://natostupido.com/posts/bias-sopravvissuto/</link><pubDate>Mon, 22 Nov 2021 19:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/bias-sopravvissuto/</guid><description>Il mondo dell&amp;rsquo;informazione è pieno di risorse che ci vogliono insegnare a diventare ricchi o di successo partendo dall&amp;rsquo;analisi di chi ce l&amp;rsquo;ha fatta. Ha senso?</description><content:encoded>&lt;p>Immaginiamo di volere scrivere il prossimo best seller sul mindset dei ricchi. Non sarebbe il primo e neanche l&amp;rsquo;ultimo, però ci sentiamo in dovere di dare il nostro magnifico contributo! Senza nessuna mala fede, e con tutte le buone intenzioni di questo mondo, vogliamo capire cosa ha portato i ricchi a diventarlo e vogliamo essere &lt;em>scientifici&lt;/em> e condurre uno studio per scoprire il loro segreto. Quali caratteristiche hanno le persone di successo?&lt;/p>
&lt;p>Per la nostra indagine andiamo a prendere un pugno di milionari, ci tuffiamo nelle loro biografie e scaviamo nella loro vita, alla ricerca di tratti, atteggiamenti, e pensieri comuni. Che abitudini hanno? Sono ottimisti? Sono per caso propensi al rischio? Timidi o estroversi? E la mattina… la mattina cosa bevono? Caffè o te? Magari nessuno dei due!&lt;/p>
&lt;p>Sono sicuro che da questa ricerca riusciremmo a tirare fuori risultati convincenti, trovando tratti condivisi dalla gran parte di questi ricconi. E già immagino i titoli dei giornali che ci fanno pubblicità gratuita: &lt;em>Scoperto il segreto del successo: ottimismo e alta propensione al rischio!&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Ammettiamo di aver veramente confermato che molti di &amp;lsquo;sti benedetti ricconi abbiano queste due caratteristiche in comune. Avremmo allora il diritto di affermare di aver scoperto due tratti che aiutano ad avere successo?&lt;/p>
&lt;p>Prima di rispondere a questa domanda lasciate che vi racconti una storia, diversa ma simile.&lt;/p>
&lt;h2 id="abraham-wald-e-il-bias-del-sopravvissuto">Abraham Wald e il bias del sopravvissuto&lt;/h2>
&lt;p>Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti si interrogavano su come minimizzare il numero di aeroplani persi in battaglia. Si misero il cappellino da scienziati e decisero di analizzare i velivoli che tornavano dal combattimento per cercare di capirci qualcosa. Emerse che la stragrande maggioranza dei fori di proiettile si trovava sulle ali e sulla coda, e pochissimi sulla parte del motore. La deduzione fu banale: evidentemente ali e coda erano più esposte e bisognava rafforzarle.&lt;/p>
&lt;p>Per fortuna loro, ad aiutarli in questioni simili avevano Abraham Wald, un matematico ungherese che, appena sentì della questione, disse: &amp;ldquo;Fermi tutti pischelli, ma che ca**o state dicendo? Siete rimbambiti? Non avete capito un fico secco&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Ok forse non disse &lt;em>esattamente&lt;/em> così…&lt;/p>
&lt;p>Comunque, quale fu l&amp;rsquo;intuizione di Wald? Tra gli aerei di ritorno non c&amp;rsquo;erano aerei colpiti sul motore proprio perché quelli venivano abbattuti. La deduzione corretta, quindi, era opposta all&amp;rsquo;idea iniziale, e cioè bisognava rafforzare non ali e coda, ma la parte del motore. Wald era riuscito a evitare una trappola molto comune: il bias del sopravvissuto.&lt;/p>
&lt;p>Questo bias consiste nel guardare unicamente all&amp;rsquo;insieme dei sopravvissuti, che però non è rappresentativo della popolazione su cui ci si dovrebbe basare. Nel caso dei fori di proiettile, era necessario tenere conto di tutti gli aerei che partivano per il combattimento, non solo di quelli che riuscivano a tornare alla base. È facile dimenticare chi non è sopravvissuto perché è praticamente invisibile. È un gruppo silenzioso, sepolto nel cimitero, metaforico, di chi non ce l&amp;rsquo;ha fatta.&lt;/p>
&lt;p>Ok, bene, ma che c&amp;rsquo;entra tutta questa menata col nostro best seller su come diventare ricchi?&lt;/p>
&lt;h2 id="il-bias-e-le-caratteristiche-del-successo">Il bias e le caratteristiche del successo&lt;/h2>
&lt;p>In giro per il mondo dell&amp;rsquo;informazione è facile trovare risorse — tipo libri, articoli, e corsi — i cui autori affermano di avere studiato persone ricche e di successo e di venire a svelare cosa le ha portate a trionfare. Magari questi autori hanno pure tutte buone intenzioni di questo mondo, ma dimenticano di controllare il cimitero dei non sopravvissuti. È facile scordarsi di loro perché non scrivono biografie. E anche se le scrivessero, nessuno gliele pubblicherebbe. E anche se gliele pubblicassero, nessuno le leggerebbe. Ma quelle biografie inesistenti dovrebbero essere prese in considerazione perché, alla fine dei conti, non è importante cosa accomuna chi ha avuto successo, ma cosa li distingue da chi non ce l&amp;rsquo;ha fatta.&lt;/p>
&lt;p>Spoiler: di solito è una buona dose di fortuna.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Non tutto ciò che esiste esiste uguale</title><link>https://natostupido.com/posts/realta-intersoggettiva/</link><pubDate>Sun, 21 Nov 2021 12:20:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/realta-intersoggettiva/</guid><description>Siamo fermamente convinti che tutto esista. Banane, persone, palazzi, nazioni, civiltà, aziende. Ma non tutte le esistenze sono uguali.</description><content:encoded>&lt;p>In quanto stupidi esseri umani, viviamo aggrappati a un grande quantità di illusioni bizzarre. Per esempio, crediamo fermamente che tutto esista. Non intendo dire che pensiamo ci siano demoni, unicorni, spiriti, e magie. No, quello no, ovviamente (?). Ma siamo assolutamente convinti che esista tutto ciò che non rientra nel nostro, più o meno condiviso, immaginario di fantasie.&lt;/p>
&lt;p>E quindi non esistono i draghi né la sfera Genkidama, ma esistono le banane, le persone, i palazzi, i treni, i coriandoli, i sassi. E poi esistono gli euro, le nazioni, le civiltà, le aziende, l&amp;rsquo;arte, la scienza.&lt;/p>
&lt;p>È arrivati a questo punto che vale la pena di fermarsi un attimo, perché l&amp;rsquo;idea di esistenza inizia un po&amp;rsquo; a puzzare. Vacilla, a pensarci bene. Forse dobbiamo solo metterci d&amp;rsquo;accordo su cosa significhi &lt;em>esistere&lt;/em>, perché non tutte le esistenze &lt;em>esistono uguali&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Quando guardiamo una banana su un tavolo e ne discorriamo, stiamo discutendo di un&amp;rsquo;entità reale, concreta. &lt;strong>La banana è un&amp;rsquo;entità oggettiva.&lt;/strong> Esiste, cioè, indipendentemente da quello che pensiamo in proposito. Se, mentre discutiamo di quel giallo frutto, ci venisse la geniale idea di metterci d&amp;rsquo;accordo e stabilire che non è un vegetale, che è rosso, che puzza di uovo, o, addirittura, che non esiste, nulla cambierebbe per l&amp;rsquo;amica banana. Beata, tranquilla, e indisturbata, rimarrebbe se stessa, come lo era prima. Ciò continua a essere vero anche se a mettersi d&amp;rsquo;accordo non sono poche persone, ma è l&amp;rsquo;intero genere umano.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso discorso &lt;em>non&lt;/em> si applica ad altre entità all&amp;rsquo;apparenza reali tanto quanto la banana.&lt;/p>
&lt;p>Il denaro esiste, giusto? Del resto lo usiamo per pagare le banane al supermercato. Eppure no, non esiste. Quantomeno non come le banane per cui siamo soliti barattarlo. Il denaro non è un&amp;rsquo;entità oggettiva. Non lo è né se viene rappresentato da un numero su un conto corrente, né se si trova sotto forma di quei pezzi di carta che chiamiamo banconote. Certo, i pezzi di carta sono concreti: li possiamo annusare, toccare, e persino leccare — anche se sarebbe meglio non spingersi a tanto. Ma la carta di una banconota non è il denaro che essa rappresenta.&lt;/p>
&lt;p>Diversamente dalla banana*, se l&amp;rsquo;umanità si mettesse d&amp;rsquo;accordo per decidere che il denaro non esiste, questo smetterebbe di esistere. Un pezzo di carta verde su cui la Zecca ha stampato &lt;em>100€&lt;/em>, ha valore (e significato) finché gliene attribuiamo. Privato di questa attribuzione torna a essere solo il pezzo di carta che è oggettivamente. &lt;strong>Il denaro&lt;/strong>, in sostanza, &lt;strong>è un&amp;rsquo;entità intersoggettiva&lt;/strong>: esiste, cioè, solo nello spazio delle credenze condivise.&lt;/p>
&lt;p>Quanto abbiamo detto per il denaro si può dire per una marea di altre entità. Esistono gli esseri umani che appartengono a una nazione, quelli che lavorano in un&amp;rsquo;azienda, quelli che realizzano opere d&amp;rsquo;arte, e quelli che applicano il metodo scientifico. Ma nazioni, aziende, arte, e scienza non coincidono con quelle persone e, invece, esistono su un piano di realtà diverso: quello delle narrazioni umane.&lt;/p>
&lt;p>Ma a che serve questa mega sega mentale? Serve ad acquisire (o a rinnovare) la consapevolezza di quell&amp;rsquo;enorme insieme di azioni che potremmo immaginare plausibili ma che sono impossibili, se pretendiamo di dirci &lt;em>oggettivi&lt;/em> mentre le compiamo. E allora è impossibile misurare la rilevanza artistica di un&amp;rsquo;opera o la sua bellezza; è impossibile comparare i sistemi morali di due civiltà; è impossibile definire la giustezza di una legge; è impossibile assegnare un voto alla conoscenza di uno studente; è impossibile stabilire il valore intrinseco di un bene, lavoro, o servizio.&lt;/p>
&lt;p>Nella trama dell&amp;rsquo;universo non c&amp;rsquo;è traccia di tutto ciò e, anche se in casi come quelli citati siamo convinti di essere oggettivi, restiamo solo intersoggettivi. Ci portiamo dietro basi culturali che diamo per buone come se fossero necessarie, &lt;em>naturali&lt;/em>. Le usiamo come fondamenta per i nostri ragionamenti e per le nostre valutazioni. Ma, ogni tanto, non guasta ricordarsi che necessarie non sono, tantomeno naturali. Nel mondo degli umani (quasi) tutto è inventato, e, nel mondo delle cose, niente è necessario in senso assoluto, se non le leggi di natura. Almeno fino a prova contraria.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>*Scavando ancora più a fondo, si potrebbe arrivare a obiettare che neanche gran parte delle entità concrete ha un riferimento reale ben definito. E sarebbe una giusta obiezione, perché banane, treni, e sassi sono a loro volta entità intersoggettive. Ma lo sono a un livello di dettaglio molto alto e a cui forse non è utile arrivare, se non come forma di autoerotismo filosofico.&lt;/p>
&lt;h4 id="letture-correlate">Letture correlate&lt;/h4>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://natostupido.com/letters/imparare-niente-ha-senso/#il-pensiero-che-mi-rincuora-pi%c3%b9-di-tutti">Il pensiero che mi rincuora più di tutti&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/2020-3-libri/#realt%c3%a0-intersoggettiva">Realtà intersoggettiva&lt;/a> (da Homo Deus)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/3cyLmLP" target="_blank">Homo Deus&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Ignoranza di cui vantarsi</title><link>https://natostupido.com/letters/ignoranza-selettiva/</link><pubDate>Sun, 24 Oct 2021 16:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/ignoranza-selettiva/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Oggi parliamo dell&amp;rsquo;ignoranza buona, quella di cui ha senso vantarsi.
A me non interessa niente di (quasi) niente. E non solo non mi interessa, ma cerco intenzionalmente di disinteressarmi. Significa che, quando un argomento non mi attira, non solo evito di informarmi al riguardo, ma cerco anche di nascondermi dalle informazioni attinenti.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Oggi parliamo dell&amp;rsquo;ignoranza buona, quella di cui ha senso vantarsi.&lt;/p>
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&lt;p>A me non interessa niente di (quasi) niente. E non solo non mi interessa, ma cerco intenzionalmente di disinteressarmi. Significa che, quando un argomento non mi attira, non solo evito di informarmi al riguardo, ma cerco anche di nascondermi dalle informazioni attinenti.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, non mi interessa la cronaca nera. Ancora non ho capito a che serva, se non a sfruttare la curiosità morbosa delle persone per vendere più giornali e fare più click. Comunque, dato che la cronaca nera non mi interessa, né la vado a cercare, né bazzico spazi che la propinano, tipo siti di notizie e telegiornali.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra cosa che non mi interessa sono le opinioni ignoranti di chi è intellettualmente disonesto. Se &lt;a href="https://natostupido.com/posts/spirito-critico/">pensi di poter sentenziare su tutto senza sapere niente&lt;/a>, non ho voglia di ascoltare quello che hai da dire. Quindi, né inizierò un discorso con una di queste persone né andrò a vagabondare sui social, il megafono delle opinioni ignoranti.&lt;/p>
&lt;p>Ma il mio disinteresse non si ferma alle cose puramente negative. È anzi iper-esteso. Non mi troverete iscritto a una newsletter sull&amp;rsquo;agronomia, a sfogliare un catalogo di abiti alla moda, o a leggere un manuale di diritto romano.&lt;/p>
&lt;p>Questo approccio, che qualcuno ha chiamato &lt;em>&lt;strong>ignoranza selettiva&lt;/strong>&lt;/em>, non è altro che la tendenza a scegliere consciamente quali informazioni valga la pena assorbire. Tutto il resto viene tenuto alla larga.&lt;/p>
&lt;p>Ma… perché? A che pro nascondersi dalle informazioni?&lt;/p>
&lt;p>Non so se ve ne siete accorti, ma il tempo a nostra disposizione su questo piano chiamato &lt;em>esistenza&lt;/em> è limitato. E il limite è molto vicino. Anche volendo, non c&amp;rsquo;è tempo per imparare tutto.&lt;/p>
&lt;p>Ma vi dirò di più: nessuno potrebbe acquisire l&amp;rsquo;interezza dello scibile, neanche se fosse immortale. Il passato (e con esso la conoscenza potenziale) si espande a una velocità mostruosamente più alta della massima velocità di apprendimento possibile.&lt;/p>
&lt;p>Inevitabilmente, sarò sempre ignorante su quasi tutto (&lt;a href="https://natostupido.com/posts/spirito-critico/">come già accennavo&lt;/a>). Perché allora dovrei perdere tempo ad assorbire informazioni che non mi interessano, quando posso dedicarlo a ciò che mi incuriosisce?&lt;/p>
&lt;p>Vale la pena di provare a scansare l&amp;rsquo;inutile.&lt;/p>
&lt;p>E non è solo una questione di pura inutilità e tempo sprecato. L&amp;rsquo;overload di informazioni è stressante in sé e può, quando tali informazioni sono dannose, deteriorare la qualità di vita.&lt;/p>
&lt;p>La marea interminabile di contenuti prodotti, è stracolma di pezzi che giocano ad attirare la nostra attenzione stimolando sentimenti negativi, volontariamente o involontariamente. Vale per articoli di giornale, servizi al TG, post sui social, programmi TV, video YouTube. Vale per qualsiasi forma di comunicazione.&lt;/p>
&lt;p>Disinteressandomi attivamente, riduco al minimo l&amp;rsquo;impatto dell&amp;rsquo;inutile sulla mia vita. Non me la prendo perché qualcuno posta cavolate illogiche o antiscientifiche, non mi infervoro per storie di &lt;em>drama&lt;/em> che non hanno nessuna rilevanza per la mia vita, non mi rattristo né mi sconvolgo per l&amp;rsquo;ultimo episodio tragico accaduto a persone che non conoscerò mai.&lt;/p>
&lt;p>E allora, tra le altre cose, &lt;a href="https://natostupido.com/posts/notizie-inutili/">non seguo le notizie&lt;/a>, ho dato un &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox/">taglio ai social&lt;/a>, e mi sono &lt;a href="https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro/">chiesto quale sia il modo migliore di divertirmi&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Si sta meglio così.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Qualche giorno fa, a causa di &lt;a href="https://www.spreaker.com/user/spad/27-ciraolo-wonka-e-la-fabbrica-delle-gra" target="_blank">una puntata&lt;/a> di Perfettp, mi sono ritrovato bloccato a &lt;a href="https://www.decisionproblem.com/paperclips/index2.html" target="_blank">produrre graffette&lt;/a>. Universal Paperclips top game dell&amp;rsquo;anno. Meglio che non iniziate se non volete venire risucchiati. Per fortuna l&amp;rsquo;ho finito in mezza giornata. Mi ha ricordato &lt;a href="https://candybox2.github.io/" target="_blank">Candy Box&lt;/a>, con cui avevo avuto un trascorso simile.&lt;/p>
&lt;p>Lato libri, ho finito &lt;a href="https://www.amazon.it/LETTO-PROCUSTE-TALEB-NASSIM/dp/884281721X" target="_blank">Il Letto di Procuste&lt;/a> di Taleb e confermo il mio pregiudizio iniziale: le raccolte di aforismi non fanno per me. Ho anche iniziato &lt;a href="https://www.amazon.it/conquista-della-felicit%C3%A0-Bertrand-Russell/dp/8850254903" target="_blank">La conquista della felicità&lt;/a> di Bertrand Russell e sto rimanendo sorpreso da quanto trovo da evidenziare. Tipo:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>[…] ciò che la gente intende per lotta per la vita, è in realtà la lotta per il successo. Ciò che la gente teme, quando si impegna nella lotta, non è di non poter mangiare il giorno dopo, ma di non riuscire a farsi invidiare dai propri vicini.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>oppure:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Noi ci annoiamo meno dei nostri antenati, ma temiamo la noia più di loro.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>oppure ancora, parlando dell&amp;rsquo;educazione ricevuta nell&amp;rsquo;infanzia:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Non abbiate timore d’essere irriverente verso la memoria di coloro che diressero la vostra fanciullezza. Essi vi sembravano allora saggi e forti perché voi eravate debole e inesperto; ora che non siete più né l’una né l’altra cosa, sta in voi esaminare la loro forza e la loro saggezza apparenti, giudicare se meritano quella riverenza che, per forza d’abitudine, voi ancora tributate loro.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Insomma, leggerlo male non fa.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Ho finalmente scritto e pubblicato le mie note su Nudge, libro che ho rispolverato dopo averlo letto anni fa. Nudge è stato una lettura importante per me perché ha solidificato nella mia testa la consapevolezza della rilevanza che fattori teoricamente irrilevanti hanno nelle scelte che facciamo.&lt;/p>
&lt;p>Qua la mia lunga sbrodolata di note:&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/nudge/">&lt;strong>Nudge. La spinta gentile — Richard Thaler, Cass Sunstein&lt;/strong>&lt;/a>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Nudge. La spinta gentile — Richard Thaler, Cass Sunstein</title><link>https://natostupido.com/notes/nudge/</link><pubDate>Sat, 23 Oct 2021 12:01:50 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/nudge/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Nudge è stato un libro importante nella mia esistenza. La prima volta che l&amp;rsquo;ho letto conoscevo già gran parte dei bias di cui parla e su cui la teoria dei pungoli si fonda. Però, questa lettura ha solidificato nella mia testa la consapevolezza della rilevanza che fattori teoricamente irrilevanti hanno nelle scelte che facciamo. Per esempio, il solo fatto di cambiare l&amp;rsquo;ordine di esposizione delle pietanze in una mensa cambia ciò che le persone sceglieranno di mangiare.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3B8Czu7" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>Nudge è stato un libro importante nella mia esistenza. La prima volta che l&amp;rsquo;ho letto conoscevo già gran parte dei bias di cui parla e su cui la teoria dei pungoli si fonda. Però, questa lettura ha solidificato nella mia testa la consapevolezza della rilevanza che fattori teoricamente irrilevanti hanno nelle scelte che facciamo. Per esempio, il solo fatto di cambiare l&amp;rsquo;ordine di esposizione delle pietanze in una mensa cambia ciò che le persone sceglieranno di mangiare.&lt;/p>
&lt;p>Il libro unisce un&amp;rsquo;analisi dei nostri bias a una serie di suggerimenti su come &amp;ldquo;sfruttare&amp;rdquo; queste tendenze per &lt;em>pungolare&lt;/em> le persone verso scelte migliori, introducendo così il concetto di &lt;strong>paternalismo libertario&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Con il paternalismo libertario si suggerisce di strutturare le scelte in modo da favorire l&amp;rsquo;interesse degli individui, pur garantendo la libertà di scegliere. In una mensa scolastica, si potrebbe optare per un&amp;rsquo;esposizione delle pietanze che spinge verso gli alimenti più salutari, pur permettendo a ogni studente di scegliere liberamente qualsiasi cibo preferisca, sia esso salutare o meno.&lt;/p>
&lt;p>Libro consigliato a tutti, se non altro per prendere coscienza di come siamo facilmente influenzabili in quanto umani. Del resto, siamo nati stupidi.&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;p>Un &lt;em>architetto delle scelte&lt;/em> è una persona che ha la responsabilità di organizzare il contesto in cui altre persone prendono le decisioni. Parallelo con l&amp;rsquo;architetto classico che organizza gli spazi fisici in cui le persone si muovono.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Chi progetta le schede elettorali&lt;/li>
&lt;li>Un medico che espone a un paziente i trattamenti possibili&lt;/li>
&lt;li>Un genitore che racconta al figlio le scelte di istruzione&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Come per l&amp;rsquo;architettura fisica, anche i prodotti dell&amp;rsquo;architettura delle scelte non sono neutrali, nemmeno quelli che sembrano insignificanti. Nell&amp;rsquo;edificio sede di un&amp;rsquo;azienda è chiaro che la quantità di uffici o la presenza di open space abbiano un&amp;rsquo;influenza. Ma anche la posizione del bagno ne ha una: influenza la probabilità di incontrare colleghi mentre ci si va.&lt;/p>
&lt;p>Il &lt;em>paternalismo libertario&lt;/em> consiste nell&amp;rsquo;architettare le scelte per aiutare le persone a scegliere ciò che è meglio per loro (paternalismo), pur lasciandogli la libertà di scegliere quello che vogliono (libertario).&lt;/p>
&lt;p>Se gli umani fossero Econi non ci sarebbe bisogno di paternalismo libertario: ciascuno farebbe sempre scelte ottimali (che non significa scelte perfette). Ma gli umani non sono Econi.&lt;/p>
&lt;p>Gli Econi non sono influenzati dai pungoli — dato che sono fattori &amp;ldquo;irrilevanti&amp;rdquo; — (e.g. disposizione delle caramelle nel supermercato), ma solo dagli incentivi (e.g. imposta sulle caramelle). Gli umani da entrambi.&lt;/p>
&lt;p>Il bias dello status quo consiste nella tendenza ad adeguarsi allo status quo, cioè a seguire il default. Quando si configura uno smartphone nuovo, spesso le persone non cambiano i default, tipo lo sfondo o la suoneria.&lt;/p>
&lt;p>Alcuni rifiutano il paternalismo perché assumono che gli esseri umani facciano scelte migliori di quelle che potrebbe fare chiunque altro, ma questo è chiaramente falso.
Uno scacchista principiante perde contro un esperto proprio perché fa scelte peggiori. Non c&amp;rsquo;è dubbio che qualche suggerimento lo aiuterebbe a migliorare.
Gli umani si trovano spesso in questa condizione nella vita di tutti i giorni. Da acquirente, per esempio, stai &amp;ldquo;giocando&amp;rdquo; contro esperti di marketing il cui lavoro è venderti i prodotti.&lt;/p>
&lt;p>Come euristica possiamo dire che gli umani tendono a scegliere meglio nei contesti in cui hanno esperienze, buone informazioni, e un feedback immediato (e.g. scegliere il gusto di un gelato). Tendono invece a scegliere peggio nei contesti in cui hanno poca esperienza, poche informazioni, e il feedback è lento o infrequente (e.g. scegliere tra frutta e gelato, visto che gli effetti dell&amp;rsquo;alimentazione sono a lungo termine).&lt;/p>
&lt;p>Due malintesi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Si pensa che sia possibile non pungolare, ma non è vero. Il pungolo può essere involontario, ma non inesistente.&lt;/li>
&lt;li>Si pensa che il paternalismo comporti sempre della coercizione, ma non è vero. Nel caso del paternalismo libertario, il pungolo esiste insieme alla libertà di scelta.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="umani-ed-econi">Umani ed Econi&lt;/h3>
&lt;h4 id="1-distorsioni-ed-errori">1. Distorsioni ed errori&lt;/h4>
&lt;p>Vari bias/euristiche a cui siamo soggetti:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ancoraggio&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se dobbiamo fare una stima o una scelta numerica, tendiamo ad ancorarci ad altri numeri che già conosciamo.&lt;/p>
&lt;p>Se una no profit vuole aumentare la donazione media, può aumentare il costo di alcune delle opzioni di donazione.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ancoraggio avviene a volte anche se il &amp;ldquo;numero ancora&amp;rdquo; è irrilevante rispetto alla scelta.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Disponibilità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tendiamo a giudicare più probabili gli eventi che abbiamo &amp;ldquo;disponibili&amp;rdquo; nella memoria. La disponibilità nella memoria può dipendere da varie cose, come il fatto che un evento sia stato di recente nelle news, o che ci sia capitato personalmente, o che sia eclatante e quindi più facile da ricordare.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Un attentato terroristico recente porta a percepire gli attentati come più frequenti di quanto non siano.&lt;/li>
&lt;li>Essere vittime di terremoto porta a ritenerli più probabili.&lt;/li>
&lt;li>Dato che si parla più degli omicidi che dei suicidi, i primi sono ritenuti più frequenti.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Per correggere tale distorsione ci si può fermare ad anilizzare le probabilità reali.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Rappresentatività&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Si valuta la probabilità che X appartenga alla categoria C pensando a quanto X rappresenta lo stereotipo di C. Esempio: &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Conjunction_fallacy" target="_blank">Linda problem&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso succede per l&amp;rsquo;idea di casualità. Pensiamo che un evento sia casuale solo assomiglia alla nostra idea di casualità. Per esempio, i lanci di una moneta sembrano casuali solo se si conformano a una sequenza di &amp;ldquo;testa-croce&amp;rdquo;.
Ciò ci porta a vedere pattern dove non ce ne sono.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hot_hand" target="_blank">mano calda&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ottimismo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tendiamo a essere più ottimisti/fiduciosi di quanto non dovremmo.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Il 90% di persone pensa di guidare meglio della media.&lt;/li>
&lt;li>Circa il 50% dei matrimoni finisce in divorzio, ma al momento del matrimonio le coppie stimano una probabilità di divorziare quasi nulla.&lt;/li>
&lt;li>Le aziende falliscono almeno nel 50% dei casi, ma gli imprenditori stimano di avere probabilità di successo più alte.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Pensare a controesempi negativi può aiutare a contrastare questa tendenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Guadagni e perdite&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Siamo avversi alle perdite. Soffriamo per una perdita circa il doppio di quanto gioiremmo per un guadagno equivalente.&lt;/p>
&lt;p>Ciò ci fa tendere all&amp;rsquo;inerzia, cioè a un forte attaccamento alle cose che possediamo. Siamo quindi restii ai cambiamenti anche quando questi andrebbero nel nostro interesse.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Distorsione verso lo status quo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tendiamo a rimanere ancorati allo status quo = prediligiamo la situazione in cui viviamo. Questa è un&amp;rsquo;altra causa di inerzia.&lt;/p>
&lt;p>Questo fenomeno viene sfruttato da chi ci propone abbonamenti inizialmente gratuiti che poi si rinnovano automaticamente: molti non disdicono per inerzia.&lt;/p>
&lt;p>Vista l&amp;rsquo;inerzia, la scelta delle opzioni di default è molto importante perché un gran numero di persone vi si atterrà.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Formulazione&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le nostre scelte dipendono da come i dati ci vengono presentati.&lt;/p>
&lt;p>Esempio:&lt;br>
&lt;em>Il 90% delle persone sottoposte a questo trattamento vive&lt;/em>&lt;br>
vs&lt;br>
&lt;em>Il 10% delle persone sottoposte a questo trattamento muore&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h4 id="2-resistere-alla-tentazione">2. Resistere alla tentazione&lt;/h4>
&lt;p>Diremo che qualcosa &amp;ldquo;induce in tentazione&amp;rdquo; se vi indulgiamo di più quando siamo in uno stato &amp;ldquo;caldo&amp;rdquo; (eccitato) che quano siamo in uno stato &amp;ldquo;freddo&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Soffriamo di &amp;ldquo;mancanza di empatia caldo-freddo&amp;rdquo;: quando siamo in uno stato freddo non ci rendiamo conto di quanto meno saremo lucidi durante uno stato caldo.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: a mente fredda decido che voglio andare a correre due ore ogni giorno (e ci credo veramente!). Poi non ci vado. Nel momento in cui devo andarci sono in uno stato caldo in cui i miei impulsi lottano con la mia forza di volontà.&lt;/p>
&lt;p>Siamo fatti di un pianificatore più razionale e un esecutore più impulsivo.&lt;/p>
&lt;p>A volte il pianificatore attua strategie per tenere a bada l&amp;rsquo;esecutore. Esempio: mettere la sveglia dall&amp;rsquo;altro lato della stanza.&lt;/p>
&lt;p>Una strategia potrebbe essere quella di fare scommesse informali con un amico. Tipo &amp;ldquo;ti do 100€ se non scrivo un articolo entro sabato&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Contabilità mentale&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Consiste nel violare il principio di fungibilità del denaro (il denaro non ha etichette), separandolo in conti mentali. È usato anche dalle aziende e può essere utile per limitare la spesa.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: stabilire un budget mensile di 100€ per le cene fuori, indipendentemente da quanti altri soldi si abbiano.&lt;/p>
&lt;p>Il mental accounting viene fatto anche (e soprattutto) istintivamente.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: coi soldi di una vincita sei più disposto a correre dei rischi. Oppure: ricevi una somma inaspettata (e.g. un aumento) e compri un articolo di lusso che non avresti comprato altrimenti.&lt;/p>
&lt;h4 id="3-seguire-il-gregge">3. Seguire il gregge&lt;/h4>
&lt;p>Siamo tutt&amp;rsquo;altro che indipendenti dagli altri. Subiamo una grande quantità di pressioni sociali e tendiamo al conformismo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Asch_conformity_experiments" target="_blank">Esperimento condotto da Solomon Asch&lt;/a>:&lt;br>
Venne chiesto, a gruppi di sei persone, di abbinare una linea tracciata su una scheda alla linea della stessa lunghezza tra le tre visualizzate su uno schermo. Facile.&lt;/p>
&lt;p>Si vide però che quando i primi cinque nel gruppo sono d&amp;rsquo;accordo su una risposta palesemente sbagliata, anche il sesto tende a dare la stessa risposta nel 20–40% delle volte.&lt;/p>
&lt;p>Il fatto che ciò avvenga in risposta a una domanda tanto semplice rende lecito supporre che in questioni più difficili o meno familiari l&amp;rsquo;effetto sia maggiore.&lt;/p>
&lt;p>Due potenziali spiegazioni:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Le risposte altrui sono usate come informazione&lt;/li>
&lt;li>Nutriamo voglia di conformarci e paura di subire la disapprovazione degli altri&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>&lt;a href="localhost:1313/notes/menti-tribali#solo-agli-psicopatici-non-interessa-il-pensiero-degli-altri">Solo agli psicopatici non interessa il pensiero degli altri.&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>In un altro esperimento si chiedeva di stimare la distanza percorsa da un puntino rosso in una stanza buia. Il puntino non si muoveva realmente, ma sembrava così per l&amp;rsquo;&amp;ldquo;effetto autocinetico&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Quando i partecipanti erano da soli le stime variavano molto. Quando erano in gruppi, invece, si conformavano all&amp;rsquo;interno del gruppo e poi difendevano la stima risultante contro gli altri gruppi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="http://localhost:1313/notes/menti-tribali/#gli-esseri-umani-sono-in-piccola-parte-gruppisti" target="_blank">Gli esseri umani sono in piccola parte gruppisti.&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Se nel gruppo veniva inserita una persona che proponeva una nuova stima in maniera convinta e risoluta, si riusciva a condizionare tutto il gruppo.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, le opinioni, una volta formate, tendevano a resistere anche a distanza di tempo e anche se chi le aveva inizialmente proposte non era più nel gruppo.&lt;/p>
&lt;p>Ciò potrebbe spiegare quello che succede nella vita di tutti i giorni, in cui ci atteniamo agli schemi consueti anche se si manifestano nuovi bisogni.&lt;/p>
&lt;p>A volte aderiamo a delle consuetudini non perché ci piacciano, ma perché pensiamo che piacciano agli altri. Magari non piacciono a nessuno o quasi.&lt;/p>
&lt;p>Un modo per pungolare le persone sfruttando la vena conformista potrebbe essere di pubblicizzare X dicendo che molte persone stanno già facendo X. Esempio: un comune che pubblicizza il fatto che ci siano molte persone che fanno esercizio fisico.&lt;/p>
&lt;p>Tangenzialmente correlato: il priming.&lt;/p>
&lt;p>Si è visto che chiedere alle persone se si ha intenzione di fare qualcosa (e.g. perdere peso, andare a votare) ne influenza il comportamento. Gli intervistati saranno più propensi a fare ciò che hanno detto che faranno. Questo &lt;em>mere-measurement effect&lt;/em> sarebbe quindi un pungolo. L&amp;rsquo;effetto aumenta se si chiede non solo &lt;em>cosa&lt;/em> si intede fare, ma anche &lt;em>quando&lt;/em> e &lt;em>come&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h4 id="4-quando-servono-i-pungoli">4. Quando servono i pungoli?&lt;/h4>
&lt;p>Dato che qualsiasi architettura delle scelte influenza le persone, sarebbe bene progettarle in modo tale da spingere verso il benenessere maggiore possibile e minimizzare le probabilità di effetti avversi.&lt;/p>
&lt;p>Le persone, comunque, hanno più bisogno di essere aiutate quando sono meno competenti nell&amp;rsquo;argomento in questione, hanno meno informazioni, o non c&amp;rsquo;è un feedback immediato.&lt;/p>
&lt;p>Alcune istanze:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Benefici oggi, costi domani&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tendiamo a scegliere ciò che ci dà un beneficio immediato, anche se è dannoso sul lungo termine, e.g. mangiare troppo, fumare.&lt;/p>
&lt;p>Viceversa, tendiamo ad allontanarci da ciò che non ci dà un vantaggio immediato, anche se è benefico sul lungo termine, e.g. fare esercizio fisico, usare il filo interdentale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Gradi di difficoltà&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Per definizione, più un problema è complesso e più è difficile da risolvere. È quindi più probabile che sia vantaggioso ricevere aiuto.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Frequenza&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Più aumenta la frequenza di qualcosa più guadagniamo esperienza = facciamo pratica. Però, molte decisioni importanti nella vita sono infrequenti, e.g. scegliere chi sposare, scegliere che carriera intraprendere.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Feedback&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Anche l&amp;rsquo;assenza di feedback valido ci impedisce di fare esperienza. Ciò è acuito dal fatto che di solito riceviamo feedback solo sulle opzioni intraprese, non sulle altre. Esempio: so com&amp;rsquo;è andata con la carriera che ho scelto, ma non so come sarebbe andata se ne avessi scelto un&amp;rsquo;altra.&lt;/p>
&lt;p>Stessa cosa quando il feedback non è assente ma è lontano nel tempo, e.g. mi strafogo continuamente e poi muoio di infarto dopo 30 anni.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conoscere i propri gusti&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sapere cosa si preferisce è molto difficile in ambiti sconosciuti.&lt;/p>
&lt;p>Esempio banale: è facile sapere che gusto di gelato ti piace perché hai avuto l&amp;rsquo;occasione di provarne vari. Ma se dovessi scegliere un cibo da un menu in un posto esotico?&lt;/p>
&lt;p>Esempio meno banale: qual è il miglior fondo di investimento da scegliere per i tuoi risparmi? E la migliore assicurazione sanitaria?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Mercati: un verdetto incerto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Il libero mercato può essere la soluzione?&lt;/p>
&lt;p>A volte, quando è abbastanza efficiente e gli individui irrazionali non sono troppi. In caso contrario, il mercato potrebbe guadagnare di più dall&amp;rsquo;assecondare scelte irrazionali piuttosto che razionali.&lt;/p>
&lt;p>Direi che di fatto succede continuamente. Esempio: le aziende che vendono sigarette non esisterebbero in un mondo di Econi. Idem per il clickbait sensazionalista.&lt;/p>
&lt;h4 id="5-larchitettura-delle-scelte">5. L&amp;rsquo;architettura delle scelte&lt;/h4>
&lt;p>Per aumentare le probabilità che le persone svolgano un&amp;rsquo;azione con successo, bisogna allineare gli stimoli col risultato atteso. A volte invece si mandano segnali contrastanti.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: lo &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Stroop_effect" target="_blank">Stroop Test&lt;/a>. Si chiede di nominare il colore di parole che spuntano velocemente a schermo e si propongono scritte come &amp;ldquo;VERDE&amp;rdquo; scritto in rosso e &amp;ldquo;ROSSO&amp;rdquo; scritto in verde.&lt;br>
Altro esempio: una grossa maniglia su una porta invita a tirare per aprire, quindi non andrebbe messa dove si deve spingere.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Opzioni di default: tracciare il percorso di minor resistenza&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Molte persone scelgono il percorso con lo sforzo minore. L&amp;rsquo;opzione di default, se esiste, diventa quindi estremamente importante essendo quella a sforzo minore.&lt;/p>
&lt;p>Si potrebbe sostenere che l&amp;rsquo;opzione di default spesso non è necessaria perché si può costringere a effettuare una scelta. Questo funziona bene per scelte semplici. Nel caso di scelte complesse le persone potrebbero gradire una buona opzione di default. Nessuno vuole (o può) informarsi per ogni scelta che deve fare. Esempio: le opzioni di default quando installi un software o compri uno smartphone. Perché costringere l&amp;rsquo;utente a scegliere ogni configurazione?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Mettere in conto l&amp;rsquo;errore&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando si disegna un sistema, è bene prevedere gli errori possibili e aiutare gli umani a non commetterli.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;p>Nella metropolitana di Parigi il biglietto si può validare inserendolo in qualsiasi direzione.&lt;/p>
&lt;p>In auto parte un segnale acustico se non ti metti la cintura. In alcune c&amp;rsquo;è una linguetta di plastica che tiene il tappo del serbatoio attaccato alla macchina. Dimenticare il tappo è un errore di &amp;ldquo;post-completamento&amp;rdquo;: finisci il task principale (fare benzina) e dimentichi il resto (chiudere il serbatoio). Succede lo stesso quando si prelevano soldi, e infatti i bancomat ti costringono a riprendere la carta prima di ritirare i soldi.&lt;/p>
&lt;p>Farmaci continuativi presi una volta al giorno (si crea un&amp;rsquo;abitudine) vs farmaci presi irregolarmente (non si può creare abitudine).
La pillola anticoncezionale è un esempio di farmaco che non permetterebbe l&amp;rsquo;abitudine, perché va presa ogni giorno per 3 settimane e poi si smette per una settimana. Per ovviare al problema, alcune case farmaceutiche danno un placebo per la quarta settimana, così la regola diventa: una pillola al giorno seguendo la numerazione sulle pillole.&lt;/p>
&lt;p>Gmail che ti avverte quando stai inviando un&amp;rsquo;email in cui menzioni un allegato, ma non ne hai aggiunto nessuno.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Dare un feedback&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Dare un feedback — positivo in caso di successo e negativo altrimenti — è un buon modo di aiutare gli umani a svolgere delle azioni.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;p>Le fotocamere digitali fanno vedere brevemente la foto dopo averla scattata. Questo aiuta a eliminare tutta una serie di errori che invece esistevano prima, e.g. scordare il tappo sull&amp;rsquo;obiettivo, tagliare qualcosa fuori dall&amp;rsquo;inquadratura.&lt;/p>
&lt;p>Il laptop ci avverte quando la batteria è scarica. Nel caso di avvertimenti però bisogna stare attenti a non darne troppi, altrimenti è facile iniziare a ignorarli istintivamente (&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Alarm_fatigue" target="_blank">Alert fatigue&lt;/a>).&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Comprendere le &amp;ldquo;mappature&amp;rdquo;: dalla scelta al benessere&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se la scelta è facile sappiamo tradurre le opzioni in benefici potenziali. Se dobbiamo scegliere tra gusti di gelato che conosciamo siamo in grado di mappare ogni gusto al piacere che ci darà. Ma quando la scelta è complessa ciò non avviene.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: hai un tumore alla prostata e devi scegliere tra chirurgia, radiazioni, e &amp;ldquo;vigile attesa&amp;rdquo;.
È molto più difficile mappare le opzioni al beneficio potenziale, sia perché non sai tutte le ramificazioni di ogni scelta, sia perché non hai esperienza della tua vita da incontinente e quindi è difficile immaginarla.
In questo caso specifico si è visto che il paziente tende a scegliere nel momento in cui riceve la notizia e la scelta dipende dal medico che si trova di fronte. Specializzati in chirurgia spingeranno verso la chirurgia, e specializzati in radiazioni per le radiazioni. Nessuno è specializzato in &amp;ldquo;vigile attesa&amp;rdquo;, ma questa può essere una buona scelta in certi casi.&lt;/p>
&lt;p>Per aiutare nelle scelte è utile rendere le informazioni più comprensibili, per esempio mettendole in relazione con benefici reali. Se devo compare delle mele per farci del succo, è utile se so che ce ne vogliono circa tre per un bicchiere.&lt;/p>
&lt;p>D&amp;rsquo;altro canto viviamo in un mondo in cui ci vengono proposte scelte complesse e poco trasparenti: carte di credito, mutui, piani telefonici, polizze auto.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Strutturare le scelte complesse&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tendiamo a esaminare meglio le opzioni a nostra disposizione quando queste sono poche. Se sono troppe iniziamo a semplificare.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: devi trovare casa in una città in cui ci sono migliaia di appartamentin in affitto. Inizierai a semplificare la ricerca eliminando per esempio le case a più di 30 minuti dal luogo di lavoro. Però così potresti stare eliminando una casa a 35 minuti che è favolosa sotto tutti gli altri punti di vista.&lt;/p>
&lt;p>Più le scelte aumentano, più l&amp;rsquo;architettura delle scelte diventa influente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Incentivi&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Prezzi e incentivi sono un modo evidente per pungolare.&lt;/p>
&lt;p>In un libero mercato funzionante di solito si tende verso un equilibrio sensato: chi fa prodotti scarsi verrà eliminato, chi ne fa buoni resterà, e i prezzi si allineeranno a ciò che le persone sono disposte a spendere.&lt;/p>
&lt;p>Ma a volte esistono conflitti di incentivi, per cui attori diversi hanno incentivi diversi e spingono verso un punto che non è necessariamente ideale per i consumatori.&lt;/p>
&lt;p>Nel sistema sanitario statunitense ci sono molti attori con interessi e incentivi diversi.
I pazienti ricevono i trattamenti, i medici li prescrivono, le compagnie di assicurazione li pagano. Per non dimenticare i fabbricanti di apparecchiature mediche, le società farmaceutiche, e gli avvocati specializzati in casi di &amp;ldquo;malpractice&amp;rdquo; medica. I risultati di questo sistema possono non essere ideali per i pazienti.&lt;/p>
&lt;p>Quando si analizzano o pianificano gli incentivi bisogna tenere a mente l&amp;rsquo;idea di &amp;ldquo;rilevanza&amp;rdquo;. Bisogna cioè chiedersi se chi sceglie si accorge degli incentivi. Spesso non è così. E se non ti accorgi degli incentivi questi non avranno influenza sulle tue scelte.&lt;/p>
&lt;p>Poniamo il caso di una famiglia che deve scegliere tra comprare un&amp;rsquo;automobile o ricorrere frequentemente al taxi. Il costo ingente dell&amp;rsquo;automobile verrà presto ignorato dopo l&amp;rsquo;acquisto (ormai fa parte del passato), e si terranno in considerazione solo i più bassi costi di benzina e manutenzione. Nel caso del taxi invece, il tassametro è dritto davanti a te e scatta mentre lo guardi: è quindi molto più rilevante.&lt;/p>
&lt;p>Si può usare la rilevanza per pungolare le persone. Esempio: un termostato che mostra il costo che cresce con l&amp;rsquo;energia consumata indurrà le persone a usarne di meno.&lt;/p>
&lt;h3 id="denaro">Denaro&lt;/h3>
&lt;h4 id="6-risparmiare-di-più-domani">6. Risparmiare di più domani&lt;/h4>
&lt;p>La maggior parte delle persone è impreparata per pianificare il risparmio in vista della pensione. E ciò si rende più necessario tanto più le pensioni si riducono per via dell&amp;rsquo;aumento della longevità e del calo della crescita demografica.&lt;/p>
&lt;p>Negli Stati Uniti molti dipendenti lasciano soldi sul piatto perché non aderiscono, o ritardano ad aderire, a piani di risparmio pensionistico in cui il datore di lavoro contribuirebbe fino a quasi il 50%.&lt;/p>
&lt;p>Un modo per migliorare la situazione potrebbe essere di cambiare la regola di default: dalla non adesione all&amp;rsquo;adesione.
Altri modi: obbligare alla scelta o semplificare il processo di adesione.&lt;/p>
&lt;p>Si è anche visto che l&amp;rsquo;educazione (e.g. seminari/corsi) sull&amp;rsquo;argomento del risparmio dà frutti più bassi di quanto ci si aspetterebbe: non è molto efficace.&lt;/p>
&lt;p>Richard Thaler e Shlomo Bernartzi hanno sviluppato un programma chiamato &amp;ldquo;Save More Tomorrow&amp;rdquo; che si basa su cinque meccanismi psicologici:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Molti dicono di volere risparmiare di più, ma poi non lo fanno&lt;/li>
&lt;li>È più facile darsi dei limiti se questi sono in un momento futuro&lt;/li>
&lt;li>Avversione alle perdite: non è bello vedere lo stipendio che diminuisce&lt;/li>
&lt;li>Illusione monetaria: le perdite sono viste in maniera nominale, non in base al potere d&amp;rsquo;acquisto (quindi non si tiene in conto dell&amp;rsquo;inflazione)&lt;/li>
&lt;li>Inerzia&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Seguendo questo programma si sincronizzano (automaticamente) gli aumenti di stipendio con gli aumenti dei versamenti di risparmio. In questo modo non si vede mai un calo dello stipendio.&lt;/p>
&lt;h4 id="7-investire-ingenuamente">7. Investire ingenuamente&lt;/h4>
&lt;p>Investire correttamente non è semplice perché significa dover rispondere a varie domande, tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Quale rischio sono disposto ad assumermi? E quindi qual è l&amp;rsquo;allocazione migliore (e.g. % di azioni vs % di obbligazioni)?&lt;/li>
&lt;li>All&amp;rsquo;interno di queste allocazioni, su cosa devo investire nella pratica? Che azioni? Che obbligazioni? Direttamente o tramite fondi? Che fondi?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Queste decisioni vanno poi riviste periodicamente. Per esempio le azioni potrebbero andare molto bene e ci si potrebbe ritrovare con un&amp;rsquo;allocazione diversa da quella iniziale. Vendere? Continuare a investire con le stesse percentuali? E la mia propensione al rischio è cambiata?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Azioni e obbligazioni&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Gli Econi sceglierebbero l&amp;rsquo;allocazione in base a: previsione del rischio, previsione del rendimento, e reddito pensionistico desiderato.&lt;/p>
&lt;p>Gli umani, in gran parte, si comportano diversamente sotto due aspetti: sono influenzati dai movimenti a breve termine e le loro decisioni si basano su regole pratiche (semplicistiche).&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>1. influenza del breve termine&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se investi in azioni e controlli le performance del tuo portafoglio ogni giorno, probabilmente la volatilità ti farà vivere in stato d&amp;rsquo;ansia. Ci saranno giorni buoni e giorni cattivi, ma questi ultimi peseranno di più per via dell&amp;rsquo;avversione alle perdite.&lt;/p>
&lt;p>Se investi in azioni e controlli le performance del tuo portafoglio tra vent&amp;rsquo;anni, probabilmente sarai tranquillo perché le azioni tendono a salire sul lungo termine. Non ci sono stati periodi di vent&amp;rsquo;anni in cui le azioni abbiano perso valore in termini reali o siano andate peggio delle obbligazioni.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre gli umani sono tentati a investire quando il mercato è alto e a vendere (o non investire) a seguito di un crollo, quindi quando il mercato è basso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>2. regole pratiche&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Si tende ad applicare euristiche semplicistiche quando si tratta di investire.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio quella dell&amp;rsquo;&lt;em>1/n&lt;/em>: di fronte a &lt;em>n&lt;/em> possibilità di investimento diversificare investendo equamente in ognuna. E.g. 50% in azioni e 50% in obbligazioni.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;idea della diversificazione è sensata, ma meno se fatta in maniera semplicistica. Perché dovrei allocare equamente su asset che hanno rischi diversi e rendimenti diversi?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Pungoli&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Per aiutare le persone a scegliere come investire in un fondo pensionistico, le aziende possono usare alcuni dei pungoli visti in precedenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Opzioni di default&lt;/strong>: fornire un set di portafogli precostruiti basati su fattori semplici da capire.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: fondi basati sul grado di rischio (prudente, moderato, aggressivo), così che si debba solo scegliere che rischio si è disposti a correre.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: fondi a &amp;ldquo;target maturity&amp;rdquo;, in cui si sceglie in base all&amp;rsquo;anno in cui si stima di andare in pensione (e.g. 2010, 2030, 2040) e da ciò si deducono rischio e allocazione, in base alla vicinanza alla data.&lt;/p>
&lt;p>Una soluzione automatica per la gestione del portafoglio potrebbe prevedere come opzione di default un fondo target maturity scelto in base all&amp;rsquo;età pensionabile della persona.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Strutturare le scelte complesse&lt;/strong>: lasciare a ogni individuo la possibilità di scegliere quanto essere coinvolto nel processo decisionale.&lt;/p>
&lt;p>Meno vuoi essere coinvolto e più le scelte verranno fatte automaticamente, per esempio usando un fondo selezionato da esperti del settore. Viceversa, più vuoi essere coinvolto e più opzioni ti verranno messe davanti.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Mettere in conto l&amp;rsquo;errore&lt;/strong>: adesione automatica, magari unita a &amp;ldquo;Save More Tomorrow&amp;rdquo;, per chi non si decide ad aderire a un piano previdenziale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Mappatura e feedback&lt;/strong>: connettere variabili astratte come percentuale di contribuzione, rendimento atteso, volatilità, con risultati concreti.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: fare vedere al cliente che casa si potrebbe permettere a seconda del reddito pensionistico. Rendimento atteso basso -&amp;gt; casa più piccola; alto -&amp;gt; casa più grande e lussuosa.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Incentivi&lt;/strong>: c&amp;rsquo;è un problema di conflitto di interessi quando le aziende si trovano il potere di consigliare investimenti ai dipendenti, perché potrebbero indirizzare verso le azioni dell&amp;rsquo;azienda stessa.&lt;/p>
&lt;p>In questo caso bisognerebbe applicare le leggi che impongono le aziende di agire nell&amp;rsquo;interesse dei dipendenti.&lt;/p>
&lt;h4 id="8-i-mercati-del-credito">8. I mercati del credito&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>Mutui ipotecari&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Scegliere il mutuo più conveniente è molto difficile perché ci sono un sacco di differenze che possono impattare e che rendono complessi i paragoni:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>tasso fisso&lt;/li>
&lt;li>tasso variabile&lt;/li>
&lt;li>tassi &amp;ldquo;civetta&amp;rdquo; più bassi applicati solo per le prime rate&lt;/li>
&lt;li>commissioni di apertura, di chiusura anticipata, etc&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Un modo per aiutare le persone a fare scelte migliori sta nell&amp;rsquo;obbligare i broker a fornire prospetti riassuntivi semplici da capire e da confrontare tra loro.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Carte di credito&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le carte di credito possono essere comode: sono più comode del contante (beh anche le carte di debito), e forniscono più credito di quanto si dispone. Inoltre a volte hanno dei vantaggi associati, tipo i programmi frequent flyers.&lt;/p>
&lt;p>Peccato che siano una tentazione enorme e che un sacco di gente si ritrovi costantemente in negativo a pagare interessi esorbitanti (e magari anche penali o rincari sugli acquisti successivi). Non solo si vaporizza qualsiasi traccia di vantaggio si sperava di avere, ma si perde pure denaro.&lt;/p>
&lt;p>Personalmente mi viene molto difficile pensare che la carta di credito possa essere meglio in media della carta di debito. Diventa troppo facile spendere soldi che non hai. Impara a gestirli per fare in modo di averli. Anche ammesso di ripagare il saldo sempre puntualmente. Che senso ha andare in negativo di 100€ e poi ripagarli piuttosto che risparmiare 100€ e poi spenderli? È la stessa cosa, solo traslata nel tempo.&lt;/p>
&lt;p>Un modo per aiutare le persone a fare scelte migliori sarebbe di obbligare le società emittenti di carte di credito a mandare un estratto conto annuale con i dettagli delle commissioni pagate.&lt;/p>
&lt;h3 id="società">Società&lt;/h3>
&lt;h4 id="9-privatizzare-la-previdenza-sociale-in-stile-smörgåsbord">9. Privatizzare la previdenza sociale in stile smörgåsbord&lt;/h4>
&lt;p>Nel 2000, in Svezia, è stato introdotto un programma di privatizzazione parziale dei fondi pensionistici. I contribuenti possono scegliere tra centinaia di fondi privati diversi, ma ne è previsto anche uno di default.
Quando il programma fu lanciato, il governo condusse una campagna pubblicitaria per invogliare i cittadini a scegliere da sé e non affidarsi al fondo di default. Molti fecero così.
Anche i fondi privati potevano farsi pubblicità.&lt;/p>
&lt;p>Analizzando i risultati si vede che nei portafogli scelti, in media:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>l&amp;rsquo;allocazione era molto più sbilanciata verso le azioni (probabilmente perché il programma fu lanciato in un momento di boom azionario)&lt;/li>
&lt;li>c&amp;rsquo;erano più azioni svedesi (48,2% del portafoglio!) = &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Equity_home_bias_puzzle" target="_blank">home bias&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>c&amp;rsquo;erano meno fondi indice e più fondi attivi (che sono accompagnati da commissioni più alte)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>A conti fatti, i cittadini avrebbero fatto meglio a rimanere sul default, il quale aveva commissioni più basse ed era meglio bilanciato.
Morale della favola: in media le persone non sono bravissime a scegliere gli investimenti e massimizzare la scelta non è stata una strategia azzeccata.&lt;/p>
&lt;p>Dopo la fine della spinta pubblicitaria del governo verso la scelta autonoma, sempre più persone iniziarono a rimanere sul default (prevedibile).&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, le pubblicità dei fondi privati non aiutavano a educare i clienti ma tendevano a portarli verso investimenti più rischiosi e commissioni più alte. Ma non mi dire. Hashtag conflitto di interessi.&lt;/p>
&lt;h4 id="10-farmaci-prescrivibili-part-d-come-deprimente">10. Farmaci prescrivibili: Part D come deprimente&lt;/h4>
&lt;p>A metà anni 2000 venne introdotto negli US Medicare part D, un modo per fornire agli anziani una copertura per i farmaci prescrivibili. La soluzione, però, è risultata molto complicata da navigare e quindi non aiuta a fare la scelta giusta.&lt;/p>
&lt;p>Esempi di problemi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>offriva molte opzioni ma non aiutava abbastanza a scegliere&lt;/li>
&lt;li>per la maggior parte delle persone anziane l&amp;rsquo;opzione di default era la non adesione&lt;/li>
&lt;li>per i sei milioni di persone per cui il default era l&amp;rsquo;adesione automatica, l&amp;rsquo;opzione veniva scelta a caso (quindi senza tenere in considerazione la storia clinica del paziente per dedurre le sue necessità)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h4 id="11-aumentare-le-donazioni-di-organi">11. Aumentare le donazioni di organi&lt;/h4>
&lt;p>Negli Stati Uniti, dove vige il &lt;strong>consenso esplicito&lt;/strong>, migliaia di persone muoiono ogni anno perché non c&amp;rsquo;è un donatore. Chiedendo alle persone si è visto che molti si dicono disposti a donare gli organi, ma non hanno fatto niente per manifestare il loro consenso.&lt;/p>
&lt;p>Una prima alternativa al consenso esplicito è l&amp;rsquo;&lt;strong>espianto di routine&lt;/strong>. Significa che lo stato ha il diritto di prendere gli organi di deceduti o pazienti incurabili senza chidere il consenso. In alcuni stati ciò succede in casi specifici, e.g. in Georgia per la cornea.
Questa alternativa funziona, ma viola il principio di autodeterminazione.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra opzione è di invertire il default: &lt;strong>consenso presunto&lt;/strong>. Al posto di assumere la non donazione come default, si assume la volontà di donare. Quest&amp;rsquo;alternativa rimane libertaria se il costo (i.e. lo sforzo) per negare il consenso è piccolo.
Il consenso presunto è già in vigore in alcuni paesi e ha avuto un grande impatto. Se si confrontano i tassi di consenso per la Germania (consenso esplicito) con l&amp;rsquo;Austria (consenso presunto), si nota un divario enorme: 12% vs 99%.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, aumentare i tassi di consenso non risolve tutti i problemi, perché serve anche un&amp;rsquo;infrastruttura efficiente per portare gli organi dai donatori ai beneficiari. Nonetheless, il consenso è alla base della storia.&lt;/p>
&lt;p>Il consenso presunto potrebbe essere soggetto di obiezioni e quindi difficile da promuovere politicamente. Un&amp;rsquo;alternativa è l&amp;rsquo;&lt;strong>obbligo di scelta&lt;/strong>. In molti stati all&amp;rsquo;atto della registrazione della patente bisogna barrare una casella per dare o negare il consenso.&lt;/p>
&lt;h4 id="12-salvare-il-pianeta">12. Salvare il pianeta&lt;/h4>
&lt;p>Il problema dell&amp;rsquo;inquinamento è dovuto al fatto che il mercato non funziona bene in presenza di esternalità. Il danno dell&amp;rsquo;inquinamento non ricade direttamente su chi inquina.&lt;/p>
&lt;p>Due problemi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Gli incentivi non sono allineati: se il tuo comportamento ha benefici per te e effetti negativi solo sull&amp;rsquo;ambiente, sarai portato a perpetrarlo. &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tragedy_of_the_commons" target="_blank">Tragedy of the commons.&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>Non c&amp;rsquo;è feedback sulle conseguenze ambientali delle azioni individuali: non ti accorgi degli effetti che il tuo comportamento ha sull&amp;rsquo;ambiente.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>&lt;strong>Migliori incentivi&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Due approcci generali per allineare gli incentivi a quelli dell&amp;rsquo;ambiente:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Far pagare penali a chi inquina, come l&amp;rsquo;imposta sulle emissioni di gas serra.&lt;/li>
&lt;li>Sistema &lt;em>cap-and-trade&lt;/em>: cioè un sistema di &amp;ldquo;token di inquinamento&amp;rdquo; che possono essere scambiati sul mercato. I token rappresentano il diritto di inquinare un tot, e devi procurarteli se inquini.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Purtroppo queste soluzioni possono essere di difficile attuazione sul piano politico, perché i consumatori non vogliono vedere aumentare i prezzi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Feedback e informazione&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sebbene non sia abbastanza, si può puntare anche sull&amp;rsquo;informazione. Un esempio è l&amp;rsquo;obbligo di stampare sui pacchetti di sigarette gli effetti negativi del fumo. Un altro è l&amp;rsquo;obbligo delle aziende di informare i dipendenti sui rischi del lavoro per la salute.&lt;/p>
&lt;p>Sul piano ambientale, negli Stati Uniti, è obbligatorio per il governo divulgare i dati ambientali a fronte di qualsiasi progetto che possa avere un impatto rilevante sull&amp;rsquo;ambiente.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra iniziativa è la compilazione del Toxic Release Inventory che è un registro delle sostanze potenzialmente dannose conservate o immesse nell&amp;rsquo;ambiente. Ogni azienda o individuo deve comunicare al governo informazioni al riguardo.
Ritrovarsi nel Toxic Release Inventory non è buona pubblicità, quindi le aziende sono spinte a inquinare di meno per non finire in lista.
Una cosa simile si potrebbe fare per le emissioni dei gas serra.&lt;/p>
&lt;p>Un altro esempio di pungolo è l&amp;rsquo;obbligo di informazione sui consumi attesi delle auto. Il pungolo sarebbe ancora migliore se questi consumi fossero tradotti in una stima del costo totale del carburante in 5 anni.
Similmente si potrebbero etichettare altri beni di consumo per evidenziare la loro impronta ecologica.&lt;/p>
&lt;p>Idem per l&amp;rsquo;edilizia, dove esiste il concetto di rating ambientale. Senza strumenti di questo tipo, chi costruisce ha incentivi a risparmiare sugli accorgimenti per l&amp;rsquo;efficienza energetica, dato che i costi saranno di chi ci abita. Viceversa, in molti alberghi la luce si stacca automaticamente quando si esce perché in quel caso i costi sono della struttura alberghiera e non degli ospiti.&lt;/p>
&lt;p>Un pungolo più ambizioso sta nel dare un feedback diretto a chi consuma. Esempio: una palla luminosa che diventa rossa se stai consumando molta energia. È una tecnica utile perché rende visibile l&amp;rsquo;altrimenti invisibile energia elettrica (diversamente per esempio dall&amp;rsquo;acqua che vedi scorrere via).&lt;/p>
&lt;p>A volte gli incentivi sono già allineati, ma il comportamento rimane sbagliato.&lt;/p>
&lt;p>Qualche tempo fa, l&amp;rsquo;EPA statunitense ha lanciato un programma per aumentare l&amp;rsquo;efficienza energetica: il programma prometteva sia un beneficio per l&amp;rsquo;ambiente sia un risparmio per le aziende. Eppure non ci dovrebbe essere bisogno di un programma del genere: l&amp;rsquo;incentivo a risparmiare dovrebbe essere abbastanza per spingere le aziende ad aumentare l&amp;rsquo;efficienza. Ma non è detto che chi gestisce l&amp;rsquo;azienda sia a conoscenza di questa opportunità, né che aumentare l&amp;rsquo;efficienza sia un progetto &amp;ldquo;cool&amp;rdquo; da perseguire per venire promossi. In teoria il programma dell&amp;rsquo;EPA non doveva funzionare, ma in pratica ha funzionato.&lt;/p>
&lt;h4 id="13-privatizzare-il-matrimonio">13. Privatizzare il matrimonio&lt;/h4>
&lt;p>Il matrimonio è un&amp;rsquo;istituzione ibrida: civile e religiosa. Garantisce diritti/doveri civili misti a regole di derivazione religiosa e condivide il nome col rito religioso. Questo significa che ogni volta che c&amp;rsquo;è un dibattito politico sul matrimonio, intervengono anche sentimenti religiosi. Un esempio è il caso delle unioni tra omosessuali.&lt;/p>
&lt;p>Si potrebbe invece privatizzare il matrimonio e lasciare allo stato le unioni civili. Il contratto civile servirebbe a stabilire diritti e doveri civili, mentre l&amp;rsquo;organizzazione privata di turno stabilirebbe le regole che preferisce per chi si sposa secondo il suo rito.&lt;/p>
&lt;p>In questo universo, una chiesa potrebbe decidere di celebrare i suoi matrimoni solo tra fedeli eterosessuali, oppure un club di sommozzatori potrebbe decidere di celebrare i suoi matrimoni solo tra sommozzatori.&lt;br>
Sempre in questo universo, il dibattito pubblico sulle unioni civili potrebbe essere svincolato da influenze religiose.&lt;/p>
&lt;p>Una proposta più timida, ma più facile da fare passare, sarebbe di aggiungere le unioni civili nella legge accanto al matrimonio. Molti paesi si sono già mossi in questa direzione.&lt;/p>
&lt;p>A partire da ciò, nello spirito del paternalismo libertario, le unioni civili avrebbero regole di default per pungolare le persone verso scelte migliori. Per esempio, un default potrebbe stabilire che, in caso di divorzio, il partner a più alto reddito dovrà pagare una somma mensile.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, le persone dovrebbero essere libere di accordarsi per modificare i default, come succede in altri tipi di contratto.&lt;/p>
&lt;h3 id="estensioni-e-obiezioni">Estensioni e obiezioni&lt;/h3>
&lt;h4 id="14-una-dozzina-di-pungoli">14. Una dozzina di pungoli&lt;/h4>
&lt;p>Esempi di altri piccoli pungoli:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>1. Donare di più domani&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Simile a Save More Tomorrow: si dona una piccola somma subito e poi la donazione aumenta automaticamente ogni anno. La cancellazione dovrebbe essere molto facile.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>2. La carta di debito di beneficenza e le deduzioni fiscali.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Rendere più facile la deduzione fiscale per le somme donate potrebbe invogliare le persone a fare beneficenza.
Si potrebbe quindi emettere una carta di debito speciale accettata solo dagli enti di beneficenza. Ogni anno arriverebbe l&amp;rsquo;estratto conto con le donazioni in modo che sia facile dedurle. Oppure i dati potrebbero essere comunicati direttamente alle autorità fiscali.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>3. La dichiarazione dei redditi automatica&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La dichiarazione dei redditi potrebbe essere già precompilata per i contribuenti che non hanno bisogno di farne una particolareggiata (e.g. molti dipendenti). In questo modo il contribuente dovrebbe solo confermarla e non avrebbe bisogno di pagare consulenti.&lt;/p>
&lt;p>Stranamente, in Italia già esiste.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>4. Stickk.com&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Un sito che permette di &amp;ldquo;puntare soldi&amp;rdquo; per spingersi a fare ciò che si deve/vuole fare. Potrei decidere, ad esempio, di impegnarmi a fare esercizio fisico 3 volte a settimana per 2 mesi, e puntarci 100€. Nel caso in cui io non lo faccia, i 100€ verrebbero donati in beneficenza.&lt;/p>
&lt;p>Una versione più light prevede non di puntare denaro, ma di rendere l&amp;rsquo;obiettivo pubblicamente visibile ad amici e parenti, in modo da stimolare un po&amp;rsquo; di &lt;em>peer pressure&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>5. Smettere di fumare senza il cerotto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Simile a stickk ma specifico per smettere di fumare. La Green Bank of Caraga di Mindana ha un programma (Committed Action to Reduce and End Smoking) che va in questa direzione. Il cliente che intende smettere di fumare può aprire un conto in cui versa, per 6 mesi, i soldi che avrebbe speso in sigarette. Alla fine dei 6 mesi il correntista si sottopone a un esame delle urine per verificare che non ha fumato di recente: se ha fumato i soldi vengono donati in beneficienza, altrimenti gli vengono ridati.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>6. Caschi da motociclista&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In molti stati il casco è obbligatorio. Dove non lo è, se si vuole lasciare ai motociclisti più libertà, si potrebbe richiedere una licenza speciale a chi non lo vuole usare. Per ottenerla bisognerebbe superare un corso di guida addizionale e dimostrare di avere un&amp;rsquo;assicurazione sanitaria.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>7. Autoesclusione dal gioco d&amp;rsquo;azzardo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In moti stati esiste la possibilità di iscriversi volontariamente in un registro di esclusione dal gioco d&amp;rsquo;azzardo. Le aziende di gioco d&amp;rsquo;azzardo sono obbligate a escludere chi è iscritto al registro.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>8. Destiny Health Plan&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Il Destiny Health Plan è un sistema di incentivi presente in alcuni stati USA. Un paziente che frequenta una palestra, iscrive il figlio a una squadra di calcio, o i cui valori di pressione risultano normali, guadagna dei Vitality Bucks che possono essere spesi per acquistare alcuni beni e servizi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>9. Un dollaro al giorno&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Spesso, le ragazzine che hanno un figlio all&amp;rsquo;età di 18 anni hanno un&amp;rsquo;altra gravidanza entro un paio d&amp;rsquo;anni. Alcune città hanno introdotto un programma per cui le adolescenti con un figlio ricevono un dollaro al giorno finché non sono in stato interessante. Serve a incentivare maggiori precauzioni, in modo da ridurre il rischio di gravidanze indesiderate.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>10. Filtri per i condizionatori: quell’utile lucetta rossa&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Una lucetta rossa nel condizionatore per segnalare quando il filtro è da cambiare aiuta a ricordare di doverlo fare. Simile a quanto succede in macchina con la spia dell&amp;rsquo;olio.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>11. Smalto antionicofagia e Disulfiram.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Chi vuole perdere una cattiva abitudine può provare a renderla sgradevole. Si può usare uno smalto amaro per smettere di mangiarsi le unghie oppure il Disulfiram per smettere di bere alcol (il Disulfiram causa nausea e vomito quando si beve alcol).&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>12. Il filtro di civiltà&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Per evitare di inviare email ineducate in maniera impulsiva, si può implementare un &amp;ldquo;filtro di civiltà&amp;rdquo;. Il filtro riconoscerebbe il linguaggio ineducato e mostrerebbe un alert che dice qualcosa del tipo: &lt;em>ATTENZIONE: QUESTA SEMBRA UN&amp;rsquo;E-MAIL POCO EDUCATA. SEI DAVVERO SICURO DI VOLERLA SPEDIRE?&lt;/em>. Ancora più efficace se il sistema blocca l&amp;rsquo;invio per 24h.&lt;/p>
&lt;h4 id="15-obiezioni">15. Obiezioni&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>La brutta china&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Si potrebbe avere paura che partendo con piccoli pungoli si arrivi alla coercizione.&lt;/p>
&lt;p>Risposta 1: prima di arrivare all&amp;rsquo;argomento della china scivolosa bisognerebbe discutere le proposte. Se le proposte non hanno meriti allora sono da buttare a prescindere dalla china. Se invece ne hanno allora forse conviene provare a rendere la china meno scivolosa, piuttosto che rigettare le proposte a prescindere.&lt;/p>
&lt;p>Risposta 2: le proposte sono state concepite con la libertà di scelta in mente. Una proposta che toglie la libertà di scelta è facilmente riconoscibile come non appartenente al paternalismo libertario. In questo modo si riduce la pendenza della china, dato che questa di solito dipende dalla difficoltà nel distinguere tra comportamenti accettabili e non accettabili.&lt;/p>
&lt;p>Risposta 3: spesso non esiste la possibilità di non pungolare, quindi è insensato chiedere che non lo si faccia. Per esempio bisogna fissare delle regole per l&amp;rsquo;inquinamento: anche decidere che chi inquina non subisce conseguenze è una regola.&lt;/p>
&lt;p>A volte sembra che non ci siano regole non perché non ce ne sono, ma perché quelle che ci sono ci appaiono ovvie o ragionevoli.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, non cambiare le regole significa accettare quelle vigenti che non è detto siano le migliori possibili. Bisognerebbe argomentare nel merito, invece di rigettare ogni intervento a prescindere.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Pungolatori malintenzionati e cattivi pungoli&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Chi definisce un&amp;rsquo;architettura delle scelte potrebbe strutturarla in accordo coi propri interessi, piuttosto che in accordo con quelli dei destinatari.&lt;/p>
&lt;p>Questo però vale anche in altri ambiti, per esempio per gli architetti edili, i quali potrebbero avere interessi diversi da quelli del cliente (e.g. risparmiare sui materiali). Ma in questo caso non diciamo che dovrebbero smettere di progettare gli edifici. (Con questo parallelo si assume che costruire scelte sia importante/necessario.)&lt;/p>
&lt;p>In questi casi cerchiamo piuttosto di allineare gli incentivi dove si può e monitorare, magari imponendo trasparenza, dove non si può.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il diritto di avere torto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le persone hanno diritto ad avere torto, ma il paternalismo libertario non contraddice questa affermazione. Chi vuole scegliere qualcosa di diverso dal default deve poter farlo, altrimenti il paternalismo smette di essere libertario.&lt;/p>
&lt;p>Questo però non significa che le persone non potrebbero trarre giovamento da qualche aiuto, soprattutto in campi in cui non sono preparate. È meglio piazzare a Londra qualche cartello che dice di guardare a destra prima di attraversare, piuttosto che lasciare che i turisti si facciano investire (e se vogliono possono comunque farlo).&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Punizione, ridistribuzione e scelta&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Alcune persone si oppongono a qualsiasi forma di redistribuzione e quindi criticano qualsiasi proposta atta ad aiutare le persone povere o poco istruite perché non vogliono che tali provvedimenti abbiano un costo per gli altri.&lt;/p>
&lt;p>A prescindere dalla condivisibilità della posizione sulla redistribuzione, le proposte di pungolo aiutano chi ne ha bisogno pur mantenendo generalmente costi trascurabili per chi non ne ha.&lt;/p>
&lt;p>Un costo trascurabile è pur sempre un costo, ma in certi casi serve a prevenirne di altri. Se aiutiamo le persone a smettere di fumare o a intervenire sulla propria obesità, probabilmente ci sarà una riduzione dei costi sanitari (ammettendo che almeno parte della sanità sia pubblica).&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra critica riguarda il fatto che libertari più puri si preoccupano più di favorire la libertà che non il benessere. In questo senso sarebbero d&amp;rsquo;accordo all&amp;rsquo;obbligo di scelta piuttosto che ai default. Questo ha senso in alcuni casi, ma non sempre.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, di fronte a scelte difficili o a troppe opzioni, l&amp;rsquo;obbligo di scelta potrebbe non condurre ai migliori risultati. Molti, in questi casi, preferirebbero un buon default. Perché quindi non lasciargli la libertà di non scegliere invece che costringerli a farlo?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Fissare un limite e il principio della pubblicità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra obiezione potrebbe essere che, sull&amp;rsquo;onda del paternalismo, si potrebbero giustificare pratiche manipolatorie come la pubblicità subliminale.&lt;/p>
&lt;p>È lecito fare pubblicità di questo tipo se è per il bene delle persone? La risposta è no, e per evitare pratiche simili bisogna imporre dei limiti.&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto bisogna imporre trasparenza, e per questo si può ricorrere al principio della pubblicità di John Rawls: un governo non deve scegliere una politica che non sarebbe disposto a difendere in pubblico. Ciò può valere anche nel settore privato. Quando si delinea un&amp;rsquo;architettura delle scelte, bisognerebbe essere trasparenti sulle motivazioni su cui si basa.&lt;/p>
&lt;p>A prescindere dalla trasparenza, comunque, non si dovrebbe ricorrere alla manipolazione. Una pratica manipolatoria come la pubblicità subliminale non è accettabile neanche se le persone vengono avvertite preventivamente perché è invisibile e quindi impossibile da monitorare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Neutralità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Spesso non si può essere perfettamente neutrali, però ci sono casi in cui una qualche neutralità è necessaria.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio si è visto che i candidati che appaiono per primi nelle schede elettorali tendono ad avere più voti. Il governo dovrebbe poter scegliere l&amp;rsquo;ordine dei nomi sulle schede?
La risposta è no, perché i cittadini hanno un diritto (costituzionale) che il governo non intervenga in ambiti come questo. In questo caso si potrebbe optare per una disposizione casuale (che pur non ininfluente, almeno è non intenzionale).&lt;/p>
&lt;p>All&amp;rsquo;infuori dei diritti, i singoli pungoli vanno discussi nel merito (come si dovrebbe fare per la gran parte delle cose, aggiungerei). Parametri utili da guardare potrebbero essere la capacità del pungolatore di indovinare cosa è meglio per i pungolati e la capacità di aiutarli ad andare in quella direzione. Quindi potrebbe avere senso pungolare nel caso della scelta del mutuo da accendere ma non della bevanda da comprare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Perché fermarsi al paternalismo libertario?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Dall&amp;rsquo;altra parte della barricata si potrebbe chiedere perché fermarsi al libertario e non andare verso un paternalismo più forte.&lt;/p>
&lt;p>Nella realtà non c&amp;rsquo;è un limite ben definito oltre il quale il paternalismo libertario smette di essere libertario, ma solo un&amp;rsquo;indicazione sul fatto che i costi per effettuare una scelta debbano rimanere bassi.&lt;/p>
&lt;p>In certi casi, non potrebbe essere ragionevole imporre divieti che libertari non sono? A volte potrebbe avere senso: un esempio sono le leggi sulla sicurezza sul luogo di lavoro. Le aziende sono obbligate a rispettare norme sulla sicurezza e i dipendenti non possono scegliere di rinunciarvi in cambio di uno stipendio più alto. Un altro esempio è l&amp;rsquo;obbligo di offrire periodi di ripensamento all&amp;rsquo;acquisto, utile per tamponare gli effetti negativi di marketing aggressivo e decisioni impulsive.&lt;/p>
&lt;p>In generale, ancora una volta, bisogna vedere caso per caso.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Sii te stesso. Sì, ma quale?</title><link>https://natostupido.com/letters/sii-te-stesso/</link><pubDate>Fri, 08 Oct 2021 10:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/sii-te-stesso/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Oggi vi uso per togliermi un sassolino dalla scarpa (o almeno ci provo).
Sii te stesso.
O almeno così dice chi ti vuole spronare ad agire in assonanza con la tua vera essenza.
In linea di principio sarebbe anche un consiglio condivisibile. Il problema è che si basa su un presupposto falso.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Oggi vi uso per togliermi un sassolino dalla scarpa (o almeno ci provo).&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/l0HlQmyiNHXQqGCuk/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/l0HlQmyiNHXQqGCuk/giphy.gif" width="60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Sii te stesso.&lt;/p>
&lt;p>O almeno così dice chi ti vuole spronare ad agire in assonanza con la tua vera essenza.&lt;/p>
&lt;p>In linea di principio sarebbe anche un consiglio condivisibile. Il problema è che si basa su un presupposto falso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Per essere te stesso ci deve prima essere un te stesso.&lt;/strong> Purtroppo (o per fortuna), questa è solo una versione idealizzata della realtà, come del resto ci potevamo aspettare da un consiglio così generico. Non esiste un unico te stesso, né ne esiste uno più vero degli altri.&lt;/p>
&lt;p>Quando sei &amp;ldquo;finto&amp;rdquo;, &lt;em>sei&lt;/em> te stesso. Tu sei proprio la persona che in quelle circostanze assume quel comportamento. Fingere, imitare, o cercare di impressionare qualcuno, non ti rende un&amp;rsquo;altra persona. Semmai, rivela il tuo comportamento in quel contesto.&lt;/p>
&lt;p>E cambiare comportamento a seconda del contesto è non solo in larga parte inevitabile, ma anche auspicabile.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo tu sia una persona allegra. Sei sempre sorridente, scherzi con tutti, fai battute, ridi a volontà, ti diverti. Se ti chiedessero di definire chi sei elencheresti queste caratteristiche. È logico, è così che ti comporti.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo ora che muoia un tuo conoscente ✞. Come ti comporteresti al funerale? Credo che non saresti &lt;em>veramente euforico&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Che tu sia diventato di colpo un&amp;rsquo;altra persona?&lt;/p>
&lt;p>Claro que no. Sei sempre te stesso. Il tuo comportamento &lt;em>dipende&lt;/em>. Non è un copione monotematico. Anzi, la sensibilità per capire come e quando adattarti al contesto è un vantaggio, non un difetto da correggere.&lt;/p>
&lt;p>Ma non finisce qui.&lt;/p>
&lt;p>Da questo discorso potrebbe sembrare che, dietro la molteplicità dei comportamenti, ci sia comunque un soggetto unitario e indivisibile. Un &lt;em>individuo&lt;/em>, nell&amp;rsquo;accezione originale.&lt;/p>
&lt;p>Anche se è vero che una persona appare unitaria, a guidare il suo comportamento non c&amp;rsquo;è una mente singola ma voci discordanti. Il cervello, dal punto di vista biologico, non è un blocco compatto ma è diviso in emisferi. Ognuno di questi controlla solo metà del corpo ed è sede di capacità diverse. L&amp;rsquo;apparenza unitaria è dovuta al fatto che, in condizioni normali, i due emisferi comunicano tra loro. &lt;a href="https://www.nature.com/articles/483260a" target="_blank">Ma quando la comunicazione si interrompe le differenze diventano evidenti.&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, anche senza bisogno di recidere le connessioni tra gli emisferi, tutti abbiamo avuto occasione di sperimentare incoerenza e conflitto. Li sperimentiamo, per esempio, tutte le volte che sappiamo cosa è giusto fare (studiare, fare esercizio fisico, leggere) e siamo veramente convinti di volerlo fare, ma poi non lo facciamo. È la lotta tra razionalità e istinto.&lt;/p>
&lt;p>Quale sarebbe quindi il tuo &lt;em>vero&lt;/em> te?&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>PS: Vorrei precisare che non sono 100% stronzo: anch&amp;rsquo;io riesco a capire che il consiglio non è tutto da buttare.&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto, sebbene assomigliamo a un concerto più che un solista, non possiamo far altro che vivere come se fossimo individui e sempre uguali a noi stessi. È così che ci percepiamo per natura.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, in un&amp;rsquo;interpretazione più generosa, il &amp;ldquo;Sii te stesso&amp;rdquo; è una spinta a riflettere su chi ti interessa essere e a cercare di allinearci il tuo comportamento. È un&amp;rsquo;esortazione a emanciparti dall&amp;rsquo;opinione degli altri e da regole culturali che non è detto siano sensate.&lt;/p>
&lt;p>Però mi andava di mettere in discussione il presupposto su cui il consiglio poggia, siccome è raro sentirlo fare. Se non altro perché mi dà fastidio e volevo togliermi il sassolino dalla scarpa.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Grazie a una menzione su un altro podcast che seguo, ho iniziato ad ascoltare &lt;a href="https://perfettp.it" target="_blank">Perfettp&lt;/a>, &lt;em>il podcast senza errori&lt;/em>. Probabilmente fa per voi se vi serve un modo per allungare la lista di serie e film da guardare, libri e fumetti da leggere, e videogiochi da giocare. Posso dire che, tra le altre cose, mi ha fatto venire voglia di guardare qualche film, attività che non rientra tra le mie favorite.&lt;/p>
&lt;p>Rimanendo in tema, ciclicamente mi dispero perché non ho mai trovato un buon modo per scoprire podcast che rientrano nei miei gusti. In un&amp;rsquo;epoca di feed di raccomandazioni guidate da algoritmi che ti conoscono meglio di te stesso, i podcast sono ancora difficili da scovare. &lt;a href="https://www.podchaser.com/" target="_blank">Podchaser&lt;/a> si propone come soluzione al problema. Ma l&amp;rsquo;ho appena trovato, non so quanto bene funzioni.&lt;/p>
&lt;p>Poi, per finire su una nota diversa, mi è capitato di leggere un piccolo pezzo del grande Isaac Asimov. &lt;a href="https://hermiene.net/essays-trans/relativity_of_wrong.html" target="_blank">The Relativity of Wrong.&lt;/a> Non tutto ciò che è sbagliato è &amp;ldquo;sbagliato uguale&amp;rdquo;. Tra l&amp;rsquo;altro scritto come risposta a un&amp;rsquo;obiezione che gli era stata mossa. Dà un po&amp;rsquo; di quella soddisfazione di quando vedi qualcuno &lt;em>distruggere&lt;/em> a parole qualcun altro che aveva peccato di saccenteria mal riposta.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🧠 Che significa avere spirito critico? A seconda di come lo definiamo e interpretiamo, può funzionare in modo diverso: da &amp;ldquo;buona euristica&amp;rdquo; a &amp;ldquo;sconcertante idiozia&amp;rdquo;. Un articoletto:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/spirito-critico/" target="_blank">Pensare con la propria testa&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>⚖️ Io ho un problema con le intenzioni. Ma, peggio ancora, ho un problema con chi gli dà troppa importanza e dimentica il resto. Ispirato da una frase sentita nel podcast che vi consigliavo sopra (Perfettp):&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/scelte-giuste-ragioni-sbagliate/" target="_blank">Fare scelte giuste per le ragioni sbagliate&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>🗣 Infine, ho pubblicato le mie note da un librettino dal mitico Arthur Schopenhauer sulla dialettica:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/arte-di-ottenere-ragione/" target="_blank">L&amp;rsquo;arte di ottenere ragione — Arthur Schopenhauer&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Fare scelte giuste per le ragioni sbagliate</title><link>https://natostupido.com/posts/scelte-giuste-ragioni-sbagliate/</link><pubDate>Thu, 07 Oct 2021 23:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/scelte-giuste-ragioni-sbagliate/</guid><description>Io ho un problema con le intenzioni. Ma, peggio ancora, ho un problema con chi gli dà troppa importanza e dimentica il resto.</description><content:encoded>&lt;p>Perché agisci? Perché fai qualcosa invece che qualcos&amp;rsquo;altro? Quali sono le tue intenzioni e quali sono le tue ragioni? È importante?&lt;/p>
&lt;p>Da una parte, mi sembra superfluo cercare di rispondere perché tutto ciò rientra nella sfera soggettiva e l&amp;rsquo;unica cosa che conta sono i fatti: la realtà. Mi regali 100€: magari lo stai facendo per vedermi felice, o magari pensi che li spenderò in vizi e vuoi finanziare la mia autodistruzione. Poco importa. Nella realtà, i miei soldi sono aumentati di 100€.&lt;/p>
&lt;p>Dall&amp;rsquo;altra parte, so che bisogna tenere in considerazione intenzioni e ragioni perché cambiano il significato dei fatti: l&amp;rsquo;interpretazione della realtà. Sapere cosa c&amp;rsquo;è dietro al tuo regalo mi può dire qualcosa sulla nostra relazione. Però, gli stessi fatti possono avere diversi significati e non tutti i significati sono rilevanti allo stesso modo. Anzi, a ben vedere, &lt;strong>sia significati che rilevanza sono attributi arbitrari: non sono caratteristiche intrinseche della realtà oggettiva, ma etichette assegnate dagli esseri umani&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Su queste premesse si fonda la possibilità di fare scelte giuste per le ragioni sbagliate.&lt;/p>
&lt;p>Quei tempi sono ormai passati da un bel po&amp;rsquo; ma, per puro esperimento mentale, immaginiamo io sia un ragazzino nel pieno della pubertà. Ho gli ormoni a mille e non faccio altro che pensare all&amp;rsquo;altro sesso, &lt;em>&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=qH-APxZ_7Uk" target="_blank">giorno e notte, giorno e notte: 24 ore in funzione&lt;/a>&lt;/em>. Voglio diventare più attraente. Voglio mettermi in mostra. Voglio farmi vedere. Come posso fare? Nel calderone delle idee che mi vengono in mente ci sono quelle relative all&amp;rsquo;esercizio fisico. Potrei per esempio iniziare ad andare in palestra, o a giocare a basket, o a fare nuoto… Sarebbero scelte &lt;em>giuste&lt;/em>? Forse o forse no.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;esercizio fisico è generalmente ritenuto cosa buona, dato che sappiamo che ha numerosi benefici sulla salute. La voglia di mettersi in mostra, invece, è generalmente ritenuta una motivazione discutibile, contrapposta all&amp;rsquo;indipendenza dall&amp;rsquo;opinione degli altri. In questo contesto, che io scelga la palestra, il basket, o la piscina, la mia sarà una scelta &amp;ldquo;giusta&amp;rdquo; per le ragioni &amp;ldquo;sbagliate&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso discorso si può estendere a una miriade di altri casi ben oltre il turbinio ormonale adolescenziale. Basti pensare, per esempio, alla beneficenza fatta &amp;ldquo;in bella vista&amp;rdquo;, cioè quella che ha l&amp;rsquo;intento, presunto o reale, di far vedere quanto si è generosi. Molti criticano comportamenti simili affermando che la &lt;em>vera&lt;/em> beneficenza si fa di nascosto. Al di là della condivisibilità di questa interpretazione, continua a valere quanto detto sopra: anche ammesso che l&amp;rsquo;intenzione sia sbagliata, la scelta è comunque giusta. Meglio 100 donazioni per vanità che nessuna donazione, chiedete a chi le riceve.&lt;/p>
&lt;p>Da questo ragionamento traggo personalmente un paio di spunti. Intanto, quando valutiamo un comportamento varrebbe la pena di tenere in considerazione da che parte pende la bilancia dei benefici. Stiamo sopravvalutando la rilevanza delle ragioni o ha senso dargli peso? Poi, che la valutazione sia positiva o negativa, sarebbe utile rendere chiaro quali sono i parametri su cui si basa. Alla fine dei conti, la giustezza è relativa, e un&amp;rsquo;azione di rado è perfettamente giusta o perfettamente sbagliata (o forse mai).&lt;/p>
&lt;p>Ma oltre ai discorsi teorici/morali sull&amp;rsquo;interpretazione dei comportamenti, l&amp;rsquo;abilità di fare scelte giuste per le ragioni sbagliate ha anche (almeno) un vantaggio pratico. &lt;strong>Ci regala la possibilità di cambiare le motivazioni lasciando intatti i risultati.&lt;/strong> E le motivazioni, assieme agli istinti, guidano il nostro comportamento. Il ragazzino infatuato sarà più spinto a fare esercizio fisico per mettersi in mostra con la ragazza che gli piace, piuttosto che per l&amp;rsquo;obiettivo astratto di rimanere in buona salute.&lt;/p>
&lt;p>Non è poi così male trovarsi una ragione sbagliata per fare la scelta giusta. Molto meglio di niente.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Pensare con la propria testa</title><link>https://natostupido.com/posts/spirito-critico/</link><pubDate>Sun, 03 Oct 2021 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/spirito-critico/</guid><description>Che significa avere spirito critico? A seconda di come lo definiamo e interpretiamo, può funzionare in modo diverso: da &amp;ldquo;buona euristica &amp;quot; a &amp;ldquo;sconcertante idiozia&amp;rdquo;.</description><content:encoded>&lt;p>Pensare con la propria testa. Lo spirito critico. La disposizione a non fidarsi ciecamente, ma a informarsi e ragionare per capire cosa ha senso e cosa no.&lt;/p>
&lt;p>A seconda di come interpretiamo questa definizione, la sua validità varia da &amp;ldquo;buona euristica&amp;rdquo; a &amp;ldquo;sconcertante idiozia&amp;rdquo;. Iniziamo scegliendo un&amp;rsquo;interpretazione letterale, rigida, &lt;em>stretta&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Mi hanno detto che la terra è sferica, che l&amp;rsquo;uomo è stato sulla luna, che il mondo si sta riscaldando, che il COVID-19 uccide, e che il vaccino salva vite umane. Ma io sono un essere dotato di spirito critico, quindi sospendo il giudizio ed evito di fidarmi finché non mi sarò informato per capire cosa ha senso e cosa no.&lt;/p>
&lt;p>Mi hanno detto di tenere un&amp;rsquo;alimentazione equilibrata e il peso sotto controllo, che l&amp;rsquo;esercizio fisico allunga la vita, e che l&amp;rsquo;alcol è cancerogeno, così come l&amp;rsquo;amianto, le sigarette, e le carni processate. Ma io sono un essere dotato di spirito critico, quindi sospendo il giudizio ed evito di fidarmi finché non mi sarò informato per capire cosa ha senso e cosa no.&lt;/p>
&lt;p>Mi hanno detto che l&amp;rsquo;acqua del rubinetto è potabile grazie a regolamentazioni che minimizzano i rischi, e che ce ne sono per il commercio di alimenti, per le procedure mediche, e per la costruzione di automobili, strade, palazzi, e aeroplani. Ma io sono un essere dotato di spirito critico, quindi sospendo il giudizio ed evito di fidarmi finché non mi sarò informato per capire cosa ha senso e cosa no.&lt;/p>
&lt;p>Nel frattempo, però, sono costretto a trasferirmi altrove, fuori dalla civiltà e in mezzo alla natura selvaggia, in esilio, dove non devo fidarmi di nessuno perché non c&amp;rsquo;è nessuno.&lt;/p>
&lt;p>Sorge un problema: non so come arrivarci, in mezzo alla natura. Al momento io &lt;em>sono&lt;/em> immerso nella civiltà, e qualsiasi azione io possa compiere si fonderebbe sulla fiducia in qualcuno. Scendere le scale del palazzo? Prendere la macchina? Camminare per la strada? Come so se è sicuro? Non posso certo fidarmi dei miliardi di persone che hanno contribuito a definire e realizzare ciò che mi sta attorno. Non ho fatto le mie ricerche.&lt;/p>
&lt;p>Ma poi, a pensarci bene, come dovrei fare per condurre queste ricerche? Anche scegliendo di fidarmi momentaneamente delle creazioni umane (assurdo!), come potrei mai, di fronte a siti, libri, articoli, o alto materiale informativo, credere alle parole che leggo?&lt;/p>
&lt;p>In un mondo in cui l&amp;rsquo;interpretazione è &lt;em>stretta&lt;/em>, mi paralizzo: vivo in una sconcertante idiozia.&lt;/p>
&lt;h2 id="spirito-critico-espanso">Spirito critico espanso&lt;/h2>
&lt;p>Questa piccola iperbole illustra una verità ineluttabile (almeno finché manterremo la forma umana a cui siamo abituati): la conoscenza del singolo è immensamente limitata.&lt;/p>
&lt;p>Preso coscienza di questo limite, diventa necessario accettare che buona parte delle nostre vite sarà saldamente fondata sulla fiducia in altre persone. Dovrò fidarmi di chi ha progettato il palazzo in cui vivo. Dovrò fidarmi di chi ha costruito i mezzi su cui viaggio. Dovrò fidarmi di chi produce il cibo che mangio. Dovrò fidarmi di chi ha approvato i farmaci che uso. E dovrò farlo non perché sono un pollo senza spirito critico, ma perché &lt;strong>non posso fare altrimenti&lt;/strong>. Fuori dal poco che so, mi tocca giocare la carta della delega della conoscenza (&lt;a href="https://www.youtube.com/c/WesaChannel" target="_blank">cit&lt;/a>). Riporrò la mia fiducia, di volta in volta, in chi ha competenze adeguate sull&amp;rsquo;argomento in questione.&lt;/p>
&lt;p>Alla luce della nostra deprimente limitatezza, torniamo alla definizione di &amp;ldquo;pensare con la propria testa&amp;rdquo; e vediamo come farla funzionare da buona euristica.&lt;/p>
&lt;p>Con l&amp;rsquo;interpretazione &lt;em>stretta&lt;/em> abbiamo applicato lo &amp;ldquo;spirito critico&amp;rdquo; stupidamente, mettendo in dubbio tutte le informazioni esterne e solo quelle. Che succede se ampliamo il respiro e mettiamo in dubbio anche noi stessi, e, in particolare, il processo tramite cui cerchiamo di risolvere i dubbi? &lt;strong>Prima di chiedermi se posso dare credito a un&amp;rsquo;informazione, devo chiedermi quale processo mi permette di chiarire questo dubbio.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Una prima strada è quella percorsa poc&amp;rsquo;anzi: non posso credere a niente prima di aver condotto le mie ricerche. Abbiamo visto che questo processo non funziona.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra strada va nel verso opposto: posso credere a tutto senza bisogno di scavare a fondo, mai. Sarebbe rilassante, ma neanche questa strada è percorribile: è in contraddizione con la definizione di &amp;ldquo;pensare con la propria testa&amp;rdquo;. Se mi fido ciecamente non sto ragionando.&lt;/p>
&lt;p>Una terza strada si trova da qualche parte tra le due, e prevede di iniziare da noi stessi con la domanda: ho le competenze necessarie per interrogarmi sull&amp;rsquo;argomento e sperare di arrivare a conclusioni sensate?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>1. &amp;ldquo;No, e non voglio acquisirle&amp;rdquo;&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Purtroppo questa è la risposta che saremo costretti a dare più di frequente. Non c&amp;rsquo;è tempo per acquisire ogni competenza. Ciascuno di noi dedicherà i propri sforzi di apprendimento a ciò che preferisce studiare. Non c&amp;rsquo;è niente di male. È inevitabile.&lt;/p>
&lt;p>Quando questa è la risposta, si delega la conoscenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>2. &amp;ldquo;No, ma voglio acquisirle&amp;rdquo;&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Questo è il caso in cui la competenza in questione rientri nei tuoi interessi di studio: sei quindi disposto a impegnarti per acquisirla.&lt;/p>
&lt;p>Bene! Vai a studiare e riprova più tardi.&lt;/p>
&lt;p>Certe volte, però, potresti dover fare una scelta prima di avere acquisito la competenza. Se, per puro caso, ci fosse una pandemia in atto, potresti dover decidere di vaccinarti prima di aver finito immunologia, virologia, e di aver studiato le nuove tecniche a mRNA.&lt;/p>
&lt;p>Nel frattempo, quindi, ti toccherà delegare la conoscenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>3. &amp;ldquo;Sì, ho competenze adeguate&amp;rdquo;&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sei sicuro? Sicuro sicuro? Ma sicuro sicuro sicuro? Ti ricordi che l&amp;rsquo;&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dunning%E2%80%93Kruger_effect" target="_blank">effetto Dunning–Kruger&lt;/a> esiste, vero? Se non sei sicuro prova con un&amp;rsquo;altra risposta.&lt;/p>
&lt;p>Se invece sei proprio sicuro (e non ti stai prendendo in giro): benissimo! Puoi finalmente procedere a valutare l&amp;rsquo;argomento in questione perché hai le basi su cui farlo.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Applicare lo spirito critico a se stessi è necessario per capire su cosa si è grado di ragionare con le proprie conoscenze e su cosa no. Ogni discorso successivo si fonda su queste basi.&lt;/p>
&lt;p>Pensare di poter esprimere un&amp;rsquo;opinione valida su tutto significa non solo dimostrare di essere arroganti e illusi, ma soprattutto di non essere dotati di quello spirito critico che si pretende di avere. Se un argomento è al di fuori delle mie competenze, non posso &lt;em>fidarmi&lt;/em> di me stesso.&lt;/p>
&lt;p>Ciò, comunque, non significa fidarsi a caso di tutti, perché anche la delega della conoscenza va fatta con criterio. Ma di questo parleremo un&amp;rsquo;altra volta.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>L'arte di ottenere ragione — Arthur Schopenhauer</title><link>https://natostupido.com/notes/arte-di-ottenere-ragione/</link><pubDate>Sun, 29 Aug 2021 15:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/arte-di-ottenere-ragione/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Un &amp;ldquo;manualetto&amp;rdquo; su come giocare sporco nelle discussioni.
Schopenhauer espone una carrellata di trucchi per apparire come se si avesse ragione, anche quando non è così.
Da notare che molti di questi trucchi sono utilizzati di continuo in maniera più o meno inconsapevole. Portano a &amp;ldquo;ragionamenti&amp;rdquo; che sembrano sensati, ma non lo sono. Quindi è facile caderci se non ne sei cosciente e non hai imparato a riconoscerli.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;/a>
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&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3DqlYUQ" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>Un &amp;ldquo;manualetto&amp;rdquo; su come giocare sporco nelle discussioni.&lt;/p>
&lt;p>Schopenhauer espone una carrellata di trucchi per apparire come se si avesse ragione, anche quando non è così.&lt;/p>
&lt;p>Da notare che molti di questi trucchi sono utilizzati di continuo in maniera più o meno inconsapevole. Portano a &amp;ldquo;ragionamenti&amp;rdquo; che &lt;em>sembrano&lt;/em> sensati, ma non lo sono. Quindi è facile caderci se non ne sei cosciente e non hai imparato a riconoscerli. Sia nei panni di chi usa il trucco, sia nei panni di chi se lo vede usare contro.&lt;/p>
&lt;p>Consigliato se non ti interessa la verità o l&amp;rsquo;onestà intellettuale, ma solo avere ragione. 👀&lt;br>
Consigliato anche se vuoi rimanere intellettualmente onesto senza però farti fregare da chi non lo è.&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;h3 id="la-vanità-supera-la-verità">La vanità supera la verità&lt;/h3>
&lt;p>A conti fatti, per gli esseri umani pesa più la vanità della verità. Ciò significa che, quando discutiamo, raramente il vero obiettivo è arrivare alla verità. Piuttosto vogliamo avere ragione.&lt;/p>
&lt;p>Se così non fosse, in ogni discussione non dovrebbe interessarci da che parte sta la verità, se in noi o nell&amp;rsquo;altro, ma solo trovarla. Inoltre, ci fermeremmo a pensare prima di parlare per cercare di dire solo cose vere. Così però non è.&lt;/p>
&lt;p>È per questi motivi che il compito della dialettica è di ricercare non la verità, ma i modi per avere ragione.&lt;/p>
&lt;h3 id="sulle-opinioni-comuni">Sulle opinioni comuni&lt;/h3>
&lt;p>Come si forma un&amp;rsquo;opinione comune:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Alcune (poche) persone hanno una &lt;em>nuova&lt;/em> opinione.&lt;/li>
&lt;li>Altri, per qualche motivo, iniziano a credere che queste persone abbiano riflettuto molto sulla questione e che abbiano ragione. Per esempio sono persone di cui si fidano o che ritengono autorevoli.&lt;/li>
&lt;li>Sempre più persone lo fanno finché l&amp;rsquo;opinione non diventa comune.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Ci sono persone che sanno ragionare e formarsi un&amp;rsquo;opinione propria. Sanno quindi giudicare le cose con la loro testa, senza &lt;em>necessariamente&lt;/em> ripetere l&amp;rsquo;opinione comune.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono poi persone (la maggior parte) che non sono in grado di formarsi un&amp;rsquo;opinione propria e che quindi non fanno altro che ripetere l&amp;rsquo;opinione comune.&lt;/p>
&lt;p>Le seconde costringono le prime a tacere, bollandole come &amp;ldquo;eretici&amp;rdquo; che vanno contro l&amp;rsquo;opinione dominante. Forse costoro odiano i primi non per l&amp;rsquo;opinione in sé ma per la capacità di ragionare e andare contro il sapere comune, cosa che loro non sanno fare.&lt;/p>
&lt;p>In sintesi: &lt;strong>tutti sono capaci ad avere opinioni ma pochi a ragionare&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;h3 id="gli-stratagemmi">Gli stratagemmi&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>1. Ampliamento&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Generalizzare/esagerare/estremizzare l&amp;rsquo;affermazione dell&amp;rsquo;avversario in modo che diventi sempre più fallibile. Al contrario, restringere le proprie affermazioni ad ambiti specifici.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>2. Omonimia&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando una parola ha più di un significato, si può estendere il significato a cui l&amp;rsquo;avversario si riferisce a un altro significato e confutare l&amp;rsquo;argomento risultante piuttosto che quello originale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>3. Derelativizzare&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario fa un&amp;rsquo;affermazione relativa a qualcosa, la si può interpretare in maniera più generale o applicata a qualcos&amp;rsquo;altro e confutare quella interpretazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>4. Imprevedibilità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Presentare le permesse di ciò che si vuole affermare in modo da non fare capire a quale conclusione si vuole arrivare. Serve ad evitare che l&amp;rsquo;avversario cerchi di negare le premesse.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio si possono presentare le premesse una alla volta e in ordine sparso o partire da lontano presentando le premesse delle premesse.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>5. Premesse false&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Da premesse false possono conseguire conclusioni vere, ma non il contrario. Quindi si possono usare premesse false qualora l&amp;rsquo;avversario non accetterebbe quelle vere. Lo stesso si può fare per confutare tesi false dell&amp;rsquo;avversario. Per esempio se segue una certa dottrina lo si può contraddire usando i dettami della stessa.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>6. Petitio principii occulta&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In maniera occulta, postulare la conclusione tra le premesse.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Usando un altro nome.&lt;/li>
&lt;li>Facendo accettare una tesi generale che nel particolare è controversa e non verrebbe accettata (si afferma l&amp;rsquo;incertezza della medicina postulando l&amp;rsquo;incertezza di tutto il sapere).&lt;/li>
&lt;li>Quando due cose conseguono l&amp;rsquo;una dall&amp;rsquo;altra bisogna postularne una e derivare l&amp;rsquo;altra.&lt;/li>
&lt;li>Per dimostrare l&amp;rsquo;universale facendosi ammettere tutti i singolari.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>&lt;strong>7. Molte domande poche spiegazioni&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Fare molte domande tutte insieme per nascondere ciò che si vuole venga ammesso. Quindi esporre la propria tesi in modo veloce a partire da ciò che è stato ammesso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>8. Ira&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Fare arrabbiare l&amp;rsquo;avversario per fargli perdere lucidità.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>9. Disordine&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Porre domande in maniera disordinata, non nell&amp;rsquo;ordine richiesto dalla propria tesi. Serve a evitare che l&amp;rsquo;avversario capisca dove si vuole andare a parare. Simile a 4.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>10. No no no&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario non fa altro che rispondere negativamente alle nostre affermazioni, si deve cercare di proporre la versione negata delle nostre tesi oppure proporre sia la versione diretta che quella negata in modo che non capisca quale vogliamo affermare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>11. Induzione diretta&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ci concede i casi singoli non dobbiamo chiedergli di concedere anche la generalizzazione (induzione), ma dobbiamo enunciarla come se già l&amp;rsquo;avesse concessa.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>12. Denominare favorevolmente&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se si parla di un concetto generale che non ha un nome specifico e si sta cercando di trovarne una definizione, dobbiamo darne una che asseconda la nostra tesi e si allontana da quella dell&amp;rsquo;avversario.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: l&amp;rsquo;avversario (conservatore) propone un &lt;em>cambiamento&lt;/em>, allora lo si può chiamare &lt;em>innovazione&lt;/em>, cosa che lo disturba.&lt;br>
Esempio: per dire &lt;em>tradizione&lt;/em> si può usare &lt;em>ordine costituito&lt;/em> (se si vuole darne un&amp;rsquo;apparenza positiva) o &lt;em>zavorra&lt;/em> (se si vuole darne un&amp;rsquo;apparenza negativa).&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>13. Far negare l&amp;rsquo;opposto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Proporre all&amp;rsquo;avversario la tesi opposta alla nostra, ma in modo stridente così che sia portato a rifiutarla e accettare la nostra tesi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>14. Deduzione impertinente&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ha risposto alle nostre domande senza muoversi verso la conclusione a cui lo vogliamo portare, enunciamola comunque come dedotta dalle sue risposte. Funziona se noi ci mostriamo sicuri/impertinenti e l&amp;rsquo;avversario non è particolarmente sveglio.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>16. Ad hominem o ex concessis&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Vedere se l&amp;rsquo;affermazione dell&amp;rsquo;avversario è in contrapposizione con:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>qualcosa che lui ha fatto o detto in precedenza&lt;/li>
&lt;li>i dettami di un&amp;rsquo;ideologia/scuola che lui approva/segue&lt;/li>
&lt;li>il comportamento di qualche seguace&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Esempio: tizio dice che la non violenza è giusta, però una volta ha fatto a botte.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>18. Sviare le buone tesi&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se ci accorgiamo che l&amp;rsquo;avversario è su una strada percorrendo la quale ci batterà, dobbiamo cercare di sviarlo e allontanarlo da quella linea argomentativa.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>19. Gemeralizzare&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ci chiede di confutare una sua tesi e noi siamo impreparati, allora dobbiamo generalizzare il suo punto e attaccare quello. Simile a 1.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: ci chiede di dire perché una determinata ipotesi fisica non è credibile e noi rispondiamo parlando dell&amp;rsquo;illusorietà del sapere umano e ne diamo esempi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>20. Chiedere solo le premesse&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ci ha dato ragione nelle premesse non bisogna chiedergli di concedere anche la conseguenza, ma presentarla direttamente come derivante. Anche nel caso in cui manchi una premessa necessaria.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>21. Apparenza contro apparenza&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario sta usando un argomento sofistico o che è valido solo in apparenza, possiamo smontarlo mettendo in luce questo problema, ma è meglio controbattere con un argomento altrettanto apparente/sofistico.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: rispondere a un ad hominem con l&amp;rsquo;ad hominem.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>22. Rigetto di petitio principii&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ci chiede di ammettere una premessa da cui la sua teoria conseguirebbe immediatamente, rigettiamola dicendo che è una petitio principii (vedi 6.) anche se non lo è.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>23. Spingere a esagerare&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Stuzzicare l&amp;rsquo;avversario per portarlo a esagerare la sua affermazione, in modo che vada oltre il suo ambito di applicazione e risulti non più vera. Sarà quindi più facile da confutare e sembrerà come se si avesse confutato la tesi di partenza.&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario ci prova con noi dobbiamo evitare di generalizzare, e se prova a farlo lui per noi dobbiamo riconoscerlo esplicitamente e riportarlo nei confini di quello che vogliamo dire.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>24. Forzatura della consequenzialità&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Fare derivare dalla tesi dell&amp;rsquo;avversario delle conclusioni assurde o pericolose, in modo che la sua tesi vi venga associata.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>25. Un&amp;rsquo;istanza confuta l&amp;rsquo;induzione&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando l&amp;rsquo;avversario generalizza per induzione, si può invalidare l&amp;rsquo;intera tesi portando una singola istanza contraria.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: &amp;ldquo;tutti i ruminanti sono cornuti&amp;rdquo; viene demolita dall&amp;rsquo;unica istanza dei cammelli.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>26. Ritorcere l&amp;rsquo;argomento&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Usare l&amp;rsquo;argomento dell&amp;rsquo;avversario contro lui stesso.&lt;/p>
&lt;p>Esempio, parlando di cosa fare con un bambino che si è comportato male: &amp;ldquo;è un bambino, bisogna pur concedergli qualcosa&amp;rdquo; a cui si può rispondere &amp;ldquo;proprio perché è un bambino bisogna castigarlo per fargli imparare come comportarsi&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>27. Incalzare nell&amp;rsquo;ira&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se toccando un certo argomento l&amp;rsquo;avversario si arrabbia, bisogna continuare a insistere su quell&amp;rsquo;argomento sia perché da arrabbiato è meno lucido (vedi 8.) sia perché probabilmente significa che quello è un punto debole.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>28. Attirare la platea&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Funziona se chi osserva non è colto: muovere un&amp;rsquo;obiezione non valida ma che solo un esperto può riconoscere come tale. Ancora meglio se fa ridere la platea perché la porta dalla propria parte. Per contrastarci l&amp;rsquo;avversario dovrebbe ricorrere a una spiegazione complessa e difficile da seguire.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>29. Sviare parte 2&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Simile a 18. Se ci si accorge di stare venendo battuti, si inizia a parlare di qualcosa di diverso come se fosse pertinente alla discussione e costituisse un argomento contro l&amp;rsquo;avversario. La versione più &amp;ldquo;sensata&amp;rdquo; è quando questo qualcosa riguarda ancora il tema del dibattito, la versione meno sensata è quando è un attacco ad hominem e basta.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>30. Argumentum ad verecundiam&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Usare l&amp;rsquo;autorità al posto della logica, scegliendo autorità che l&amp;rsquo;avversario riconosce. Preferiamo credere piuttosto che capire e giudicare.&lt;/p>
&lt;p>Più ci si rifà a sorgenti di primo ordine e meno si riconosce l&amp;rsquo;autorità. Ergo le persone comuni tendono a fidarsi degli esperti.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso si può dire delle opinioni universalmente accettate. Tendiamo a pensare che siano valide anche se il fatto che un&amp;rsquo;opinione sia universalmente accettata non ne implica la verità, soprattutto perché la gran parte delle persone non analizza con spirito critico, ma si limita a ripetere opinioni altrui.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>31. Finta incompetenza&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Funziona quando si è molto più stimati dell&amp;rsquo;avversario: se non si ha niente da ribattere ci si finga incompetenti in modo da insinuare, in chi guarda, il dubbio che ciò che l&amp;rsquo;avversario ha detto non abbia senso.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: &amp;ldquo;avrai certamente ragione ma evidentemente non sono abbastanza colto da capirlo&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>32. Associazione negativa&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Associare la tesi dell&amp;rsquo;avversario a qualcosa di comunemente negativo anche se la somiglianza è solo lontana.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: dire che la sua tesi è fascista.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>33. Sarà anche vero in teoria, ma in pratica è falso&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Si ammettono le premesse, ma si nega la conclusione dicendo che nella pratica non succede quanto elaborato dalla teoria. Dato che la teoria, per essere vera, deve coincidere con la pratica, significa che c&amp;rsquo;è un errore nella teoria.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>34. Insistere sull&amp;rsquo;evasione&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se l&amp;rsquo;avversario, a seguito di una nostra domanda, tende a evadere o sviare (magari parlando di qualcosa che non è pertinente), significa che forse abbiamo toccato un punto debole. Bisogna quindi continuare a insistere e non seguire l&amp;rsquo;avversario sulla nuova strada su cui vuole condurci.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>35. Conflitto di interessi&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se si capisce che la tesi dell&amp;rsquo;avversario, qualora fosse valida, arrecherebbe danno a lui stesso, allora bisogna farglielo capire. Così si genera un conflitto di interessi tra ciò che l&amp;rsquo;avversario vuole e la sua tesi. E la volontà di solito pesa di più della pura ragione.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso si può fare se la tesi dell&amp;rsquo;avversario arreca danno non a lui, ma a chi ascolta, per esempio nel caso di seguaci di un certo orientamento politico/religioso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>36. Sconcerto&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Stordire l&amp;rsquo;avversario con sproloqui, per esempio propinandogli qualcosa di stupido ma che a sentirlo suona profondo. Funziona quando l&amp;rsquo;avversario è una persona che di solito non ammette di non capire ma fa finta di capire.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>37. Fregarsi da soli&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;avversario ha ragione ma usa una prova cattiva, quindi confutarla facendo passare come se si fosse confutato tutto l&amp;rsquo;argomento.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>38. Insultare&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando si capisce che l&amp;rsquo;avversario ha ragione e non si sa che fare si inizia a diventare insolenti, oltraggiosi. Stratagemma molto popolare.&lt;/p>
&lt;p>Per difendersi invece non basta non diventare offensivi, ma bisogna prevenire totalmente: non dibattere con il primo che capita, ma solo con chi sarà in grado di discutere civilmente ed è onesto intellettualmente.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Sulla via del compromesso</title><link>https://natostupido.com/letters/compromessi-pragmatici/</link><pubDate>Sun, 15 Aug 2021 20:30:18 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/compromessi-pragmatici/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Riccomi qua dopo una (troppo lunga) pausa improduttiva. C&amp;rsquo;è caldo, capitemi.
Comunque, oggi parliamo di soluzioni reali per il mondo reale.
Di giorno io faccio lo sviluppatore software. ⌨️
In quanto sviluppatore mi tocca non solo implementare funzionalità nell&amp;rsquo;app su cui lavoro, ma anche discutere e decidere con gli altri membri del mio team quale sia il miglior modo di farlo.</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Riccomi qua dopo una (troppo lunga) pausa improduttiva. C&amp;rsquo;è caldo, capitemi.&lt;/p>
&lt;p>Comunque, oggi parliamo di soluzioni reali per il mondo reale.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Di giorno io faccio lo sviluppatore software. ⌨️&lt;/p>
&lt;p>In quanto sviluppatore mi tocca non solo implementare funzionalità nell&amp;rsquo;app su cui lavoro, ma anche discutere e decidere con gli altri membri del mio team quale sia il miglior modo di farlo.&lt;/p>
&lt;p>Di solito esiste una moltitudine di soluzioni a un singolo problema. E non tutte sono buone allo stesso modo.&lt;/p>
&lt;p>Quando siamo in fase di design — da intendere nel senso di &amp;ldquo;progettazione&amp;rdquo; — l&amp;rsquo;obiettivo è di trovare la soluzione migliore possibile (nei limiti con cui dobbiamo avere a che fare).&lt;/p>
&lt;p>Qualche tempo fa ci siamo ritrovati a discutere, per svariati giorni, su come strutturare una nuova funzionalità. Le discussioni sono durate più a lungo del solito perché non riuscivamo ad arrivare a una soluzione ottimale e &amp;ldquo;pulita&amp;rdquo;, come si usa dire in gergo.&lt;/p>
&lt;p>In realtà la funzionalità in questione non era complessa. Ciò che rendeva difficile progettare una soluzione era l&amp;rsquo;insieme di vincoli che ci giravano attorno. Vincoli esterni che non dipendevano da noi e su cui non potevamo agire né direttamente, né in tempi ragionevoli.&lt;/p>
&lt;p>In teoria, eliminando i vincoli o disponendo di un tempo lungo abbastanza, avremmo già avuto una soluzione ottimale. Non solo pulita ma anche semplice da realizzare.&lt;/p>
&lt;p>In teoria.&lt;/p>
&lt;p>In pratica i vincoli continuavano a esistere e il tempo disponibile continuava a non essere lungo abbastanza.&lt;/p>
&lt;p>Alla fine, dopo discorsi su discorsi, ci siamo accordati su un compromesso:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Innanziutto, andare avanti con una soluzione imperfetta (funzionante, sebbene non ideale).&lt;/li>
&lt;li>Poi, raccogliere argomenti per proporre un miglioramento sul lungo termine, in modo da rilassare i vincoli e muoverci verso l&amp;rsquo;ideale.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Riguardando a questa serie di eventi mi sono reso conto che tutti affrontiamo momenti simili nella vita. Capita di trovarsi in situazioni in cui la soluzione &amp;ldquo;perfetta&amp;rdquo; non è applicabile o richiederebbe troppo tempo.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Tentare un esame anche se non hai studiato proprio tutto.&lt;/li>
&lt;li>Pubblicare un articolo anche se non soddisfa pienamente i tuoi gusti.&lt;/li>
&lt;li>Rilasciare un&amp;rsquo;applicazione anche se vorresti aggiungere altre funzioni.&lt;/li>
&lt;li>Presentarti a un colloquio anche se non ti senti pronto.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>C&amp;rsquo;è una differenza importante, però, tra la mia storia di lavoro e gli esempi nella vita privata.&lt;/p>
&lt;p>A lavoro, io e i miei colleghi eravamo costretti ad arrivare a una soluzione in tempi ragionevoli. Dovevamo sviluppare la funzionalità. Rimandare non era un&amp;rsquo;opzione percorribile.&lt;/p>
&lt;p>Invece, nella vita privata spesso non c&amp;rsquo;è niente che ci costringe a scegliere. &lt;em>Possiamo&lt;/em> rimandare all&amp;rsquo;infinito.&lt;/p>
&lt;p>Ha senso farlo?&lt;/p>
&lt;p>Quasi mai: non sarebbe una scelta pragmatica.&lt;/p>
&lt;p>È vero che posso rimandare per provare a perfezionare, ma non è un buon investimento. Il modo migliore in cui posso procedere è &lt;em>fare&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Un mantra che ho acquisito qualche tempo fa è che &lt;strong>c&amp;rsquo;è una differenza abissale tra fare qualcosa e non fare niente&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Meglio un articolo pubblicato che nessun articolo. Meglio un&amp;rsquo;applicazione nelle mani degli utenti che nessuna applicazione. &lt;em>Fatto&lt;/em> è meglio che &lt;em>perfetto&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, similmente a quanto deciso a lavoro, preferisco ricorrere a un compromesso:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Per il momento mi accontento della soluzione imperfetta (che però esiste, al contrario di quella perfetta).&lt;/li>
&lt;li>Poi, mi metto a lavoro per migliorare e tendere verso quella fantomatica &amp;ldquo;perfezione&amp;rdquo;.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>E il bello è che lavorare per migliorare può significare anche semplicemente rimettermi a &lt;em>fare&lt;/em>, visto che &lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/quantita-qualita/" target="_blank">facendo ci si muove verso la qualità&lt;/a>. È un circolo virtuoso.&lt;/p>
&lt;p>—&lt;/p>
&lt;p>In un mondo ideale avremmo soluzioni ideali. Ogni risultato sarebbe sempre all&amp;rsquo;altezza delle nostre aspettative. Ogni scelta sarebbe esatta. Ogni prodotto sarebbe perfetto.&lt;/p>
&lt;p>Ma, anche se a volte ce ne dimentichiamo, possiamo vivere solo nel mondo reale.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose">Cose&lt;/h2>
&lt;p>Di recente ho visto (e rivisto) un po&amp;rsquo; di video di &lt;a href="https://www.youtube.com/c/inanutshell/videos" target="_blank">Kurzgesagt&lt;/a>, un canale che sicuramente conoscete e se non lo conoscete vi denuncio e vi faccio arrestare. Vi consiglio tutti i video ma più in particolare, visto il momento, &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=wbR-5mHI6bo" target="_blank">questo&lt;/a>. Forse l&amp;rsquo;umanità è spacciata, ma tanto &lt;em>che gliene frega al &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=QqsLTNkzvaY" target="_blank">buco nero&lt;/a>&lt;/em>?&lt;/p>
&lt;p>Poi, dopo anni che posseggo lo Switch, ho finalmente comprato &lt;a href="https://www.amazon.it/Legend-Zelda-Breath-Nintendo-Switch/dp/B01N7QUSQ3/" target="_blank">The Legend of Zelda: Breath of the Wild&lt;/a> (dopo che un mio amico mi ha fatto venire voglia). Non so quante ore ci ho giocato, ma so che la mia produttività è calata drasticamente (mi sono dovuto strappare dal gioco per scrivere ogni pezzo di questa newsletter).&lt;/p>
&lt;p>Sono anche stato a Norimberga. Nell&amp;rsquo;area sauna delle terme erano tutti nudi.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🤐 Ho pubblicato le note di un libricino che ho letto qualche tempo fa. Parla del mentire e mette in discussione anche (e soprattutto) le &amp;ldquo;bugie a fin di bene&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/lying/" target="_blank">Lying – Sam Harris&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Lying – Sam Harris | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/lying/</link><pubDate>Sun, 01 Aug 2021 10:08:14 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/lying/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Un libro minuscolo che ha il potere di cambiare il modo in cui concepisci le bugie.
Cresciamo e viviamo in un ambiente in cui la bugia è all&amp;rsquo;ordine del giorno, e quindi impariamo a mentire in svariate occasioni e per svariati motivi.
Magari ci viene detto che &amp;ldquo;non si fa&amp;rdquo;. Forse perché Dio non vuole, forse perché non è etico. Ma non veniamo mai esposti a una trattazione intelligente dell&amp;rsquo;argomento.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3fjjn4C" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>Un libro minuscolo che ha il potere di cambiare il modo in cui concepisci le bugie.&lt;/p>
&lt;p>Cresciamo e viviamo in un ambiente in cui la bugia è all&amp;rsquo;ordine del giorno, e quindi impariamo a mentire in svariate occasioni e per svariati motivi.&lt;/p>
&lt;p>Magari ci viene detto che &amp;ldquo;non si fa&amp;rdquo;. Forse perché Dio non vuole, forse perché non è etico. Ma non veniamo mai esposti a una trattazione intelligente dell&amp;rsquo;argomento. Quantomeno, a me non è mai successo.&lt;/p>
&lt;p>In &lt;em>Lying&lt;/em>, Sam Harris fa proprio questo: una trattazione intelligente dell&amp;rsquo;argomento.&lt;/p>
&lt;p>Bonus points: si legge in una seduta. Consigliato a tutti. Soprattutto a chi crede &lt;em>fortissimamente&lt;/em> nelle bugie a fin di bene.&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>Mentire significa ingannare qualcuno quando questi si aspetta una comunicazione onesta.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quindi atti come il truccarsi di una donna o lo spettacolo di un prestigiatore, non rientrano in questa definizione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La percezione del peso di una bugia cambia a seconda che ci si trovi della parte di chi mente o di chi la riceve.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Chi mente tende a sottostimare l&amp;rsquo;importanza della bugia e a ritenerla innocua se non viene scoperta. Ma a ruoli invertiti pochi sceglierebbero di farsi mentire. Piuttosto, si sentirebbero traditi.&lt;/p>
&lt;h3 id="lo-specchio-dellonestà">Lo specchio dell&amp;rsquo;onestà&lt;/h3>
&lt;p>Nella letteratura scientifica c&amp;rsquo;è qualche evidenza che le bugie, anche quelle bianche, tendano a impoverire la qualità delle relazioni (da entrambi i lati: chi mente e chi riceve).&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;onestà è gratificante e liberatoria. Soprattutto se si incontra un&amp;rsquo;altra persona onesta. Sai che puoi essere te stesso e che lo farà anche l&amp;rsquo;altro.&lt;/p>
&lt;p>Ma non è facile essere onesti. Può essere doloroso e portare a galla problemi o paure da affrontare. Rispondere sinceramente a domande come &amp;ldquo;Sei in una relazione tossica?&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Come ti sei fatta quel livido?&amp;rdquo;, &amp;ldquo;Hai un problema con l&amp;rsquo;alcol?&amp;rdquo;, ti mette di fronte alla realtà e ti impedisce di nasconderla sotto il tappeto.&lt;/p>
&lt;h3 id="due-tipi-di-bugie">Due tipi di bugie&lt;/h3>
&lt;p>Ci sono due tipi di bugie: attive e di omissione.&lt;/p>
&lt;p>Esempi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Rubare 100€ vs non restituire 100€ che hai ricevuto per errore.&lt;/li>
&lt;li>Dire di essere laureato vs non correggere qualcuno che pensa che tu sia laureato.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>L&amp;rsquo;essere umano, per qualche motivo, considera le bugie attive più gravi di quelle di omissione, anche se il risultato è lo stesso.&lt;/p>
&lt;h3 id="bugie-bianche">Bugie bianche&lt;/h3>
&lt;p>Durante la crescita apprendiamo varie convenzioni sociali, tra cui dire bugie bianche. Ma non ci sono motivi per credere che queste convenzioni sociali portino a relazioni ottimali. Anzi ci sono ragioni per credere che mentire, per esempio, sia un comportamento da superare.&lt;/p>
&lt;p>Quali sono i problemi delle bugie bianche? Innanzitutto sono bugie, quindi si portano dietro tutti i relativi lati negativi: disonestà, mancanza di integrità, minore comprensione reciproca. Inoltre, &lt;strong>provocano danni invisibili causati dalla differenza tra la realtà e ciò che diciamo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Esempio:&lt;br>
Un amico chiede: &amp;ldquo;Sembro grasso con questo vestito?&amp;rdquo;&lt;br>
Possibili risposte:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Naaaah, vai tranquillo&lt;/li>
&lt;li>Un po&amp;rsquo;, ma è colpa del vestito&lt;/li>
&lt;li>Forse c&amp;rsquo;è qualche chilo di troppo, a prescindere dal vestito&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Magari nel primo caso l&amp;rsquo;amico si sente tranquillizzato. Allo stesso tempo, però, gli hai negato la possibilità di sapere cosa pensi e di agire di conseguenza. Nel caso 2 avrebbe potuto scegliere un vestito migliore. Nel caso 3 avrebbe potuto decidere di perdere qualche chilo.&lt;/p>
&lt;p>Spesso, anche se la verità immediata è &amp;ldquo;negativa&amp;rdquo; e fa male, la possiamo accompagnare con altre verità correlate che aiutano a diminuirne l&amp;rsquo;impatto emotivo. Nell&amp;rsquo;esempio di sopra, una di queste verità potrebbe essere il fatto che vogliamo bene all&amp;rsquo;amico e desideriamo aiutarlo a scegliere nel suo interesse.&lt;/p>
&lt;p>Quando mentiamo &amp;ldquo;a fin di bene&amp;rdquo;, ci stiamo arrogando il diritto di decidere per gli altri e quindi pensiamo di sapere cos&amp;rsquo;è meglio per loro.&lt;/p>
&lt;h3 id="fiducia">Fiducia&lt;/h3>
&lt;p>Vedere qualcuno mentire, erode la tua fiducia in quella persona, anche se la bugia non ti riguarda. Mentirà anche a te? L&amp;rsquo;ha già fatto?&lt;/p>
&lt;h3 id="complimenti-finti">Complimenti finti&lt;/h3>
&lt;p>Di solito tendiamo a fare complimenti finti, piuttosto che dare opinioni oneste.&lt;/p>
&lt;p>Eppure, le critiche costruttive, anche se non particolarmente piacevoli da dare o ricevere, sono utili. Aiutano a capire come stiamo andando e decidere se cambiare qualcosa.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, se siamo costantemente sinceri, chi riceve i nostri complimenti saprà che sono fondati e non di cortesia.&lt;/p>
&lt;h3 id="segreti">Segreti&lt;/h3>
&lt;p>Avere segreti non significa non essere onesti. La verità può anche essere: &amp;ldquo;preferisco non dirlo&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Il problema è quando qualcun altro ci confida un segreto. Un segreto è un peso da portarsi dietro e che può causare bugie al fine di mantenerlo. Se possibile, meglio evitare di finirci dentro.&lt;/p>
&lt;h3 id="bugie-in-extremis">Bugie in extremis&lt;/h3>
&lt;p>Come ha senso la legittima difesa, può avere senso mentire in situazioni gravi. Ciò però non significa che mentire diventa la cosa migliore da fare sempre.&lt;/p>
&lt;p>Esempio estremo: un assassino sta inseguendo un bambino. L&amp;rsquo;assassino arriva alla tua porta e ti chiede se ne sai niente. Il bambino si nasconde in casa tua, ma per proteggerlo menti e dici di averlo visto proseguire. Magari l&amp;rsquo;assassino prosegue, ma finisce per ammazzare un altro bambino.&lt;/p>
&lt;p>Mentire era la scelta più allettante, ma ha portato a un risultato pessimo.&lt;/p>
&lt;p>In casi simili, dire la verità non significa collaborare. La verità potrebbe essere: &amp;ldquo;Non te lo direi neanche se lo sapessi. E se fai un altro passo ti ammazzo.&amp;rdquo;&lt;/p>
&lt;p>Ci vuole coraggio e ti costringe ad assumerti un peso da gestire. Ma quel peso deve pur finire a qualcuno. Se non sei tu sarà un vicino più coraggioso o, alla fine, il poliziotto che lo arresterà.&lt;/p>
&lt;h3 id="tenere-il-conto-mentale">Tenere il conto mentale&lt;/h3>
&lt;p>Le bugie richiedono uno sforzo per essere mantenute.&lt;/p>
&lt;p>Innanzi tutto bisogna tenere traccia mentale delle bugie dette. Poi, ogni volta che una bugia sta per scontrarsi con la realtà, bisogna proteggerla → molto probabilmente inventando altre bugie accessorie. A loro volta di queste si dovrà tenere traccia, e così ricomincia il circolo vizioso. &lt;strong>Le bugie tendono a diventare insostenibili.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Tutto ciò è vero anche se non vengono scoperte.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, è possibile che i nostri interlocutori fiutino che di noi non ci si può fidare, anche se non sanno dire esattamente perché. Probabilmente perché raccontare e mantenere tutte queste bugie rende meno diretta la nostra comunicazione, come se girassimo attorno alle cose invece di parlare chiaramente.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è della ricerca che suggerisce che anche il bugiardo stesso tende a perdere fiducia nelle persone a cui mente.&lt;/p>
&lt;h3 id="integrità">Integrità&lt;/h3>
&lt;p>Un criterio per essere integri è di non fare cose di cui vergognarsi o pentirsi. Se sei integro, non senti il bisogno di mentire sulla tua vita personale.&lt;/p>
&lt;p>Se fai finta di essere una persona che non sei, diventi vulnerabile (e.g. agli scandali).&lt;/p>
&lt;h3 id="grandi-bugie">Grandi bugie&lt;/h3>
&lt;p>La scoperta di &amp;ldquo;grandi bugie&amp;rdquo; perpetrate da autorità, causa la perdita di fiducia in esse. Vale per qualsiasi tipo di autorità, e.g. politici, governi, scienziati.&lt;/p>
&lt;p>Nel 1998, Andrew Wakefield pubblicò uno studio in cui collegava all&amp;rsquo;autismo il vaccino per morbillo, parotite, e rosolia. Da allora lo studio è stato smentito ed è ormai considerato una frode. A Wakefield è stata tolta la licenza medica.&lt;/p>
&lt;p>Ma le conseguenze dell&amp;rsquo;articolo non sono magicamente scomparse e ce le portiamo dietro. I tassi di vaccinazione sono crollati e, di conseguenza, bambini si sono ammalati e anche morti. E ancora oggi siamo pieni di antivax.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;&amp;ldquo;effetto di verità illusoria&amp;rdquo; non ha certamente aiutato. Anche chi ha conosciuto la frode in quanto frode, può ricordarla come vera. Tendiamo a credere a ciò che è familiare.&lt;/p>
&lt;p>Magari esistono casi in cui le &lt;em>grandi bugie&lt;/em> hanno senso. Forse in guerra o nel lavoro di una spia (posto che lo spionaggio stesso abbia senso). Ma da questi casi estremi non possiamo trarre insegnamenti per la vita quotidiana, così come non li trarremmo dal guardare al comportamento di un astronauta nello spazio.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Schifosamente ignorante</title><link>https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/</link><pubDate>Sun, 04 Jul 2021 19:37:38 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/ignoranza-e-rimediare/</guid><description>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Rieccoci qui dopo un mese di alti e bassi. Ci siete andati a mare? Io solo una volta, e il cielo era pure grigio.
Comunque, oggi parliamo di uno dei miei argomenti preferiti: ignoranza e come rimediare.
Vi fermate mai a pensare a quanto siete schifosamente ignoranti?</description><content:encoded>&lt;p>Yo peeps, benvenuti ai nuovi e bentornati ai vecchi nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Rieccoci qui dopo un mese di alti e bassi. Ci siete andati a mare? Io solo una volta, e il cielo era pure grigio.&lt;/p>
&lt;p>Comunque, oggi parliamo di uno dei miei argomenti preferiti: ignoranza e come rimediare.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/wzJ67MJMk6UMM/giphy.gif" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Vi fermate mai a pensare a quanto siete schifosamente ignoranti?&lt;/p>
&lt;p>Io sì.&lt;/p>
&lt;p>Mi succede quando entro in contatto con qualcuno che ne sa molto più di me su un argomento, quando vedo persone che sembrano abili in mille campi, o quando penso alla quantità di cose che vorrei imparare. Allora mi viene da chiedermi come cavolo ho vissuto per ritrovarmi in questa condizione. Che hanno fatto quelle persone che io ho tralasciato? Come ho buttato il tempo che potevo spendere imparando? Quanta più cultura avrei potuto accumulare?&lt;/p>
&lt;p>Da un certo punto di vista questa riflessione è illogica. Lo spettro dello scibile è così esteso che, a prescindere da quanta cultura tu possa accumulare nella tua breve vita, la tua ignoranza sarà sempre infinita. A che serve studiare se la lancetta della bilancia del tuo sapere rimarrà praticamente immobile? Meglio rilassarsi e farsi un sonnellino.&lt;/p>
&lt;p>Però, per quanto io ami i sonnellini, questo nichilismo improduttivo non mi soddisfa. In quanto essere umano sono condannato a cercare di più, anche se è futile e non c&amp;rsquo;è nessun grandioso scopo ultimo. Del resto niente è importante. &lt;a href="https://natostupido.com/letters/imparare-niente-ha-senso/#il-pensiero-che-mi-rincuora-pi%C3%B9-di-tutti" target="_blank">Niente ha senso.&lt;/a> Se dovessimo basare le nostre azioni su chissà quale significato, staremmo immobili attendendo la morte.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, anche se il peso della nostra conoscenza sarà sempre troppo basso, sono convinto che valga la pena di impegnarsi almeno un pochino. Quantomeno per acquisire strumenti utili a navigare l&amp;rsquo;unica vita che sappiamo di avere.&lt;/p>
&lt;p>Rimane un problema: la scelta. &lt;strong>Visto che non si può imparare tutto, su cosa conviene concentrarsi?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La risposta è semplice per chi ha una passione, un interesse, o uno scopo preciso: studia quello che ti piace, ti interessa, o ti muove verso lo scopo. Per chi invece vuole più che altro farsi una cultura versatile, il consiglio è di partire dai &lt;em>first principles&lt;/em>, i &amp;ldquo;principi primi&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;h3 id="first-principles">First Principles&lt;/h3>
&lt;p>Un &amp;ldquo;principio primo&amp;rdquo; è una specie di assioma. È un&amp;rsquo;affermazione che sappiamo essere vera e che non è possibile dedurre da altre affermazioni.&lt;/p>
&lt;p>Beh, quasi.&lt;/p>
&lt;p>Nella realtà, a meno che non si parli di matematica o logica, la definizione non è così stringente, quantomeno se ci interessa che sia utile. La nostra conoscenza è imperfetta, non ci garantisce certezze assolute e, volendo fare i pignoli, potremmo continuare a scomporne ogni pezzo fino a risalire al big bang.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, più che un assioma nel senso stretto del termine, direi che &lt;strong>un principio primo di un argomento, è un blocco di conoscenza che &lt;em>riteniamo&lt;/em> vero e che non è scomponibile in altri principi &lt;em>rilevanti per quell&amp;rsquo;argomento&lt;/em>.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In cucina, potremmo considerare principi primi le proprietà organolettiche dei cibi e i loro modi di interagire. Questi &lt;em>possono&lt;/em> essere scomposti in principi di più basso livello, cioè nei processi fisici e chimici che li causano. E anche questi possono essere scomposti a loro volta. Ma con questa scomposizione usciamo dal campo della cucina per entrare in quello della fisica e della chimica. Non sempre utile per ragionare su un accostamento di sapori.&lt;/p>
&lt;p>Partire dai principi primi ha vantaggi notevoli.&lt;/p>
&lt;p>1 —&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Acquisisci le fondamenta dell&amp;rsquo;argomento in questione.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Imparare le fondamenta è l&amp;rsquo;investimento di studio a più alto ritorno. Passi dall&amp;rsquo;ignoranza completa alla capacità di ragionare. È un salto qualitativo enorme.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: la nutrizione. Se non sai nulla in proposito, ti puoi fidare ciecamente di quello che dicono gli altri o dei luoghi comuni. In questa situazione, è facile mantenere credenze errate e cadere preda di trovate pubblicitarie e diete assurde.&lt;/p>
&lt;p>Invece, apprendere le regole alla base dell&amp;rsquo;alimentazione (suddivisione dei macronutrienti, apporto calorico, fabbisogno energetico, etc), ti mette in grado di valutare la sensatezza di una dieta e di non farti prendere in giro.&lt;/p>
&lt;p>2 —&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ti costruisci un set di lenti tramite cui osservare la realtà e interpretare quello che succede.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Guadagni l&amp;rsquo;abilità di scomporre problemi, situazioni, comportamenti nelle loro componenti fondamentali e ragionare partendo da queste.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: la psicologia. Imparare le dinamiche psicologiche di base migliora la tua capacità di capire e interpretare non solo gli altri, ma anche te stesso. Puoi osservare quello che fai e scomporlo nelle forze in gioco.&lt;/p>
&lt;p>Metti di avere imparato che uno dei compiti del cervello è di &lt;a href="https://www.natostupido.com/notes/menti-tribali/#il-portatore-trova-giustificazioni-per-i-comportamenti-dellelefante" target="_blank">trovare giustificazioni&lt;/a> per ciò che la parte istintiva ha fatto o vuole fare. La prossima volta che ti ripeterai che &lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/scusa-del-tempo/" target="_blank">non hai abbastanza tempo&lt;/a> per fare questo o quello, potrai fermarti e chiederti: ha senso quello che dico o sto solo cercando scuse?&lt;/p>
&lt;p>3 —&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Aumenti la tua capacità creativa.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Padroneggiare i blocchi fondamentali di uno o più argomenti, ti dà la possibilità di rimescolarli in forme nuove e originali. È proprio dalla ricombinazione che nasce la creatività.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: il compositore. Un compositore è un esperto che padroneggia i principi alla base della teoria musicale ed è in grado di usarli e rimescolarli a proprio piacimento per creare pezzi originali piacevoli all&amp;rsquo;udito.&lt;/p>
&lt;p>Chi sa suonare (anche molto bene) ma non conosce questi fondamentali, saprà come eseguire un pezzo, ma non sarà automaticamente in grado di comporne uno.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Per chi aspira a una cultura variegata, acquisire i &lt;em>first principles&lt;/em> di una serie di materie fondanti (psicologia, matematica, fisica, filosofia, economia, informatica), è forse la strada migliore per avvicinarsi all&amp;rsquo;obiettivo. Forse l&amp;rsquo;unica.&lt;/p>
&lt;p>Se non sapete da dove iniziare potete prendere spunto da &lt;a href="https://fpt.guide/" target="_blank">questa guida&lt;/a> che raccoglie una quantità enorme di materiale.&lt;/p>
&lt;p>Queste, invece, sono &lt;em>alcune&lt;/em> delle risorse che ho usato e apprezzato io stesso. In ordine sparso:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn" target="_blank">Learning How to Learn&lt;/a> ← la base delle basi&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.khanacademy.org/" target="_blank">Khan Academy&lt;/a> (la versione inglese è più ricca)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/Pensieri-lenti-veloci-Daniel-Kahneman-ebook/dp/B007ZXZGY0/" target="_blank">Pensieri Lenti e Veloci&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/Menti-tribali-Haidt-Jonathan-ebook/dp/B00KDLDFL2" target="_blank">Menti Tribali&lt;/a> (&lt;a href="https://www.natostupido.com/notes/menti-tribali/" target="_blank">le mie note&lt;/a>)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/egoista-parte-immortale-essere-vivente/dp/8804672021/" target="_blank">Il gene egoista&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/gentile-strategia-migliorare-decisioni-felicit%C3%A0/dp/8807884437/" target="_blank">Nudge. La spinta gentile&lt;/a> (&lt;a href="https://natostupido.com/notes/nudge">le mie note&lt;/a>)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/cigno-nero-limprobabile-governa-nostra/dp/884282027X" target="_blank">Il Cigno Nero&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/principi-del-successo-Ray-Dalio/dp/8820385716/" target="_blank">I principi del successo&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/Ci%c3%b2-che-vede-ci%c3%b2-non/dp/8864404120/" target="_blank">Ciò che si vede e ciò che non si vede&lt;/a> (&lt;a href="https://www.natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/" target="_blank">le mie note&lt;/a>)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/Sapiens-animali-Breve-storia-dellumanit%C3%A0/dp/8845296490/" target="_blank">Sapiens. Da animali a dèi.&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.amazon.it/trama-cosmo-Spazio-tempo-realt%c3%a0/dp/8806224840/" target="_blank">La trama del cosmo&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Buon divertimento!&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>PS: si accettano volentieri suggerimenti su altro materiale (or anything, really).&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;h2 id="cose-che-mi-sono-piaciute">Cose che mi sono piaciute&lt;/h2>
&lt;p>Ho riascoltato &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=IL-OIfM-SyA" target="_blank">questo vecchio podcast&lt;/a> di Wesa (tra l&amp;rsquo;altro una delle persone di cui invidio la cultura). Parla della necessità di tradire le aspettative se vuoi essere libero e onesto intellettualmente.&lt;/p>
&lt;p>Ho scoperto &lt;a href="https://www.readsomethinggreat.com/" target="_blank">Read Something Great&lt;/a>, che si propone di farti scovare i migliori articoli del magico mondo dell&amp;rsquo;internet.&lt;/p>
&lt;p>Ho trovato una &lt;a href="https://www.traveloka.com/id-id/special/cheapest-michelin-meals" target="_blank">lista dei 50 pasti Michelin più economici al mondo&lt;/a>. Ce n&amp;rsquo;è uno anche a Torino. Ci sarei potuto andare se l&amp;rsquo;avessi saputo quando ci vivevo.&lt;/p>
&lt;p>Ho iniziato a leggere &lt;a href="https://www.amazon.it/Antifragile-Prosperare-disordine-Nassim-Nicholas/dp/8842819174/" target="_blank">Antifragile&lt;/a>. Non l&amp;rsquo;ho ancora finito, ma potrebbe essere meritevole di entrare nella lista di sopra.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Prendendo spunto da una frase di Andrea Ciraolo in &lt;a href="https://brainstorming.substack.com/p/come-capire-i-propri-punti-forti" target="_blank">questo podcast&lt;/a>, ho scritto un articoletto sulla valutazione del fallimento.&lt;/p>
&lt;p>Come sai che stai fallendo (o avendo successo)? Su cosa basi la misura?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/come-non-fallire/" target="_blank">Come non fallire mai&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">La bontà di una scelta non dipende dal risultato.&lt;br>&lt;br>Giochi alla lotteria e vinci.&lt;br>Il risultato è fantastico; la scelta è pessima.&lt;br>&lt;br>La bontà di una scelta si misura in base informazioni che possiedi quando la fai, non in base a quelle che aquisirai in futuro.&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1406592119712665604?ref_src=twsrc%5Etfw">June 20, 2021&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script></content:encoded></item><item><title>Come non fallire mai</title><link>https://natostupido.com/posts/come-non-fallire/</link><pubDate>Sun, 04 Jul 2021 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/come-non-fallire/</guid><description>Hai paura di fallire? Nessun problema, il fallimento non esiste. Basta imparare a non fallire mai.</description><content:encoded>&lt;p>Il fallimento non esiste. È solo questione di prospettiva.&lt;/p>
&lt;p>—&lt;/p>
&lt;p>Ogni azione ha non una, ma una moltitudine di conseguenze. Di queste conseguenze, alcune sono rilevanti, altre meno. &lt;a href="https://natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/">Alcune sono evidenti, altre nascoste.&lt;/a>&lt;/p>
&lt;p>Ogni &amp;ldquo;progetto&amp;rdquo;, essendo composto da molte azioni, darà vita a una grande quantità di effetti.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, &lt;strong>quando misuri il successo di un&amp;rsquo;azione, o peggio, di un progetto, è essenziale chiarire che effetti stai prendendo in considerazione&lt;/strong>. Su cosa basi la misura?&lt;/p>
&lt;p>Da notare che intendo &amp;ldquo;progetto&amp;rdquo; nel senso molto generale di &amp;ldquo;impresa non banale&amp;rdquo;. Un blog rientra in questa definizione, così come una startup, lo sviluppo di un&amp;rsquo;applicazione, lo studio, il lavoro, la vita in generale.&lt;/p>
&lt;p>Quale che sia l&amp;rsquo;impresa in questione, parlare di fallimento (o di successo, che è la stessa cosa) ha senso solo se in relazione a un qualche metro di valutazione. Non si fallisce in maniera generica, ma rispetto a un obiettivo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Di solito il metro di valutazione &amp;ldquo;di default&amp;rdquo; è implicito nel progetto ed è una delle sue conseguenze ovvie.&lt;/strong> Non scegli razionalmente l&amp;rsquo;obiettivo: lo hai acquisito.&lt;/p>
&lt;p>Esempi di obiettivi di default:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Lavoro → guadagnare uno stipendio alto&lt;/li>
&lt;li>Sviluppo di un&amp;rsquo;applicazione → avere molti download&lt;/li>
&lt;li>Studio di una materia → prendere un buon voto&lt;/li>
&lt;li>Profilo social → attirare molti follower&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Quando parliamo di fallimento, è probabile che ci riferiamo al mancato raggiungimento dell&amp;rsquo;obiettivo di default. Così, però, stiamo ignorando un sacco di altri effetti che potrebbero essere tutt&amp;rsquo;altro che fallimentari.&lt;/p>
&lt;p>Prendiamo questo stesso sito come esempio. Per un blog, il numero di visite è uno dei possibili metri di valutazione di default. Se guardo a questo numero e ritengo che sia troppo basso, posso pensare di stare fallendo.&lt;/p>
&lt;p>È così?&lt;/p>
&lt;p>È così solo se il numero di visite è il mio unico scopo. Ma il lavoro su questo blog causa tanti altri risultati che potrebbero essere allineati a obiettivi diversi. Tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Il beneficio della scrittura come strumento per ragionare e apprendere.&lt;/li>
&lt;li>L&amp;rsquo;allenamento della forza di volontà nel lavorare a un progetto personale.&lt;/li>
&lt;li>Il miglioramento della mia capacità di scrivere e spiegare quello che penso.&lt;/li>
&lt;li>L&amp;rsquo;abilità nella gestione dello stack tecnologico alla base del sito.&lt;/li>
&lt;li>Il miglioramento della gestione del tempo.&lt;/li>
&lt;li>L&amp;rsquo;allenamento della capacità di generare e sviluppare idee.&lt;/li>
&lt;li>Il piacere di costruire qualcosa di interamente mio.&lt;/li>
&lt;li>Lo stimolo a studiare argomenti che altrimenti non avrei mai toccato.&lt;/li>
&lt;li>Lo stimolo a esplorare pensieri che altrimenti sarebbero rimasti nebulosi.&lt;/li>
&lt;li>La voglia di fare che nasce dall&amp;rsquo;avere uno scopo.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Il primo vantaggio di ragionare in questo modo è che &lt;strong>rendere esplicite tutte le conseguenze, e non solo quelle ovvie e immediate, aumenta la qualità della valutazione&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Poi può pure essere che non te ne freghi una &lt;em>beneamata mazza&lt;/em> degli altri benefici. Magari il tuo unico vero obiettivo era proprio di arrivare a X visite al mese. Ma questo puoi saperlo solo dopo che ti sei fermato a considerare &lt;em>tutte&lt;/em> le conseguenze. Solo ora la tua valutazione è intenzionale.&lt;/p>
&lt;p>Il secondo vantaggio, e quello per me più interessante, è che &lt;strong>acquisisci il potere di eliminare il fallimento dalle opzioni possibili&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Non hai raggiunto uno dei traguardi? Cambia punto vista e slega, da quell&amp;rsquo;obiettivo, il successo dell&amp;rsquo;intero progetto.&lt;/p>
&lt;p>Del resto il fallimento non esiste. È solo questione di prospettiva.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>PS&lt;br>
Spunto da una frase di Andrea Ciraolo in &lt;a href="https://brainstorming.substack.com/p/come-capire-i-propri-punti-forti" target="_blank">questo podcast&lt;/a>.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Esperimenti mentali per scelte migliori</title><link>https://natostupido.com/letters/esperimenti-mentali/</link><pubDate>Sun, 06 Jun 2021 11:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/esperimenti-mentali/</guid><description>Hello girlz and boyz e bentornati nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Siamo arrivati alla puntata numero 12. 12 è un bel numero, no? È divisibile per 2, 3, 4, e pure 6. w o w
Comunque, iniziamo!
Da bravi esseri umani, di solito viviamo immersi nelle realtà a cui apparteniamo: il mondo attorno a noi e quello dentro la nostra testa.</description><content:encoded>&lt;p>Hello girlz and boyz e bentornati nella ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;p>Siamo arrivati alla puntata numero 12. 12 è un bel numero, no? È divisibile per 2, 3, 4, e pure 6. w o w&lt;/p>
&lt;p>Comunque, iniziamo!&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/ojmB7lOn3VUU8/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/ojmB7lOn3VUU8/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Da bravi esseri umani, di solito viviamo immersi nelle realtà a cui apparteniamo: il mondo attorno a noi e quello dentro la nostra testa.&lt;/p>
&lt;p>Navighiamo nell&amp;rsquo;oceano delle cose immediate — preoccupazioni, faccende, incontri, pensieri — e osserviamo tutto dalla prima persona. Beh, sarebbe strano se non fosse così (a meno di non soffrire di depersonalizzazione).&lt;/p>
&lt;p>Questa prospettiva, benché sensata e necessaria, è limitata. Se ci basiamo unicamente su di essa quando ragioniamo, facciamo scelte, o affrontiamo problemi, avremo una visione ridotta delle possibilità a nostra disposizione.&lt;/p>
&lt;p>Un modo semplicissimo per tirarci fuori da questa &amp;ldquo;modalità operativa&amp;rdquo; è di effettuare esperimenti mentali.&lt;/p>
&lt;p>Traducendo &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Thought_experiment" target="_blank">Wikipedia&lt;/a>: &lt;strong>un esperimento mentale è una situazione ipotetica in cui si espone un&amp;rsquo;ipotesi, teoria, o principio allo scopo di analizzarne le conseguenze&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>In soldoni: immagino uno scenario e ragiono sulle implicazioni. In questo modo mi forzo a guardare le cose da un&amp;rsquo;altra prospettiva.&lt;/p>
&lt;p>Il nucleo fondamentale di un esperimento mentale è la domanda: &lt;em>E se…?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>E se andassi a vivere altrove?&lt;/li>
&lt;li>E se la verità fosse l’opposto di quello che credo?&lt;/li>
&lt;li>E se cambiassi carriera?&lt;/li>
&lt;li>E se abbandonassi i social?&lt;/li>
&lt;li>E se aprissi quel blog a cui penso da tempo?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Attorno a questo nucleo sono state costruite tecniche più o meno elaborate e specifiche. Qui di seguito tre che trovo interessanti e che sono tutte variazioni sulla &lt;em>premeditatio malorum&lt;/em> stoica, cioè la &amp;ldquo;visualizzazione negativa&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;h3 id="inversione">Inversione&lt;/h3>
&lt;p>Il metodo dell&amp;rsquo;inversione prevede di guardare il problema con cui abbiamo a che fare dalla prospettiva opposta. Per esempio, se ho un obiettivo, oltre che pensare a come raggiungerlo posso chiedermi come fare a ottenere l&amp;rsquo;opposto.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Se voglio attirare lettori sul mio blog mi chiederò come respingerli.&lt;/li>
&lt;li>Se voglio essere più concentrato mi chiederò come distrarmi in continuazione.&lt;/li>
&lt;li>Se voglio stare in salute mi chiederò come distruggere il mio corpo.&lt;/li>
&lt;li>Se voglio risparmiare di più mi chiederò come indebitarmi fino all&amp;rsquo;osso.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Immaginare l&amp;rsquo;opposto aiuta a evidenziare aspetti a cui altrimenti non avremmo pensato (&lt;a href="https://natostupido.com/notes/first-20-hours/#4-immagina-lopposto-di-quello-che-vuoi">The First 20 Hours&lt;/a> applica questa idea all&amp;rsquo;apprendimento).&lt;/p>
&lt;h3 id="murphyjitsu">Murphyjitsu&lt;/h3>
&lt;p>Il &lt;a href="https://www.lesswrong.com/posts/N47M3JiHveHfwdbFg/hammertime-day-10-murphyjitsu" target="_blank">Murphyjitsu&lt;/a> serve a diminuire le probabilità che un piano fallisca. Dopo averlo applicato si arriva a un punto in cui fallire appare &lt;em>scioccante&lt;/em> perché altamente improbabile.&lt;/p>
&lt;p>I passi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Delinea un piano.&lt;/li>
&lt;li>Immagina di trovarti nel futuro dopo la scadenza e di scoprire che il piano è fallito.&lt;/li>
&lt;li>Se questo scenario ti lascia scioccato, hai finito.&lt;/li>
&lt;li>Altrimenti, immagina la causa più probabile del fallimento, correggi il piano per prevenirla, e ripeti.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Suggerimento: quando stai cercando la causa del fallimento, fai finta di stare valutando il piano di un amico. Ci viene più facile immaginare ostacoli e fallimento se riguardano qualcun altro. 👀&lt;/p>
&lt;h3 id="fear-setting">Fear setting&lt;/h3>
&lt;p>Quest&amp;rsquo;ultima strategia, &lt;a href="https://tim.blog/2017/05/15/fear-setting/" target="_blank">resa popolare da Tim Ferriss&lt;/a>, è pensata per affrontare le paure.&lt;/p>
&lt;p>Al di là della sensazione spiacevole che provoca, &lt;strong>il problema pratico della paura è il suo effetto paralizzante&lt;/strong>. Temere qualcosa significa essere spinti a evitarla.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, potrei non essere soddisfatto della situazione lavorativa in Italia, ma avere comunque paura di cambiare paese.&lt;/p>
&lt;p>Il framework in tre passi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>&lt;strong>E se…?&lt;/strong>&lt;br>
Es: E se andassi a vivere all&amp;rsquo;estero?
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>Definizione&lt;/strong>: fare una lista degli scenari peggiori che potrebbero verificarsi.&lt;br>
Es: sentirmi perso perché non parlo la lingua e non posso comunicare.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Prevenzione&lt;/strong>: come posso prevenire o diminuire la probabilità che si verifichino?&lt;br>
Es: seguire un corso di lingua prima di trasferirmi.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Riparazione&lt;/strong>: se si verificano, come posso fare in modo di riparare o a chi posso chiedere aiuto?&lt;br>
Es: pagare un traduttore perché mi assista, tornare in Italia.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Quali benefici ricaverei dall&amp;rsquo;agire?&lt;/strong>&lt;br>
Es: fare esperienze, trovare un lavoro migliore, imparare una nuova lingua.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Se non agissi, che costo pagherei in 6 mesi, 1 anno, e 3 anni?&lt;/strong>&lt;br>
Es: perderei decine di migliaia di euro per via dello stipendio più basso, sarei meno soddisfatto della mia vita, avrei perso tempo, proverei il rimorso di non averci tentato.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Questo processo chiarisce le idee, spinge a trovare soluzioni per affrontare le paure e quindi le ridimensiona.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Gli esperimenti mentali sono un modo facile per migliorare la qualità delle nostre decisioni. Ci accompagnano fuori dalla modalità di pensiero usuale e allargano il ventaglio delle possibilità visibili. Inoltre non richiedono nessuno strumento particolare, né aiuto esterno.&lt;/p>
&lt;p>Difficile pretendere di più.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose-che-mi-sono-piaciute">Cose che mi sono piaciute&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>Episode Party&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se come me siete soliti ascoltare podcast, condividerete la sofferenza che nasce quando si ha voglia di ascoltare qualcosa di nuovo. Sono sicuro che là fuori ci sono podcast magnifici che mi faranno esplodere il cervello, ma come cappero li trovo?&lt;/p>
&lt;p>Non ho la soluzione definitiva, ma da qualche giorno ho un aiuto in più: ho scoperto &lt;a href="https://www.episode.party/" target="_blank">un podcast per scoprire podcast&lt;/a>. &lt;em>#meta&lt;/em>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>&lt;strong>I could build this during the weekend&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="https://world.hey.com/joaoqalves/i-could-build-this-during-the-weekend-aa093c5e" target="_blank">Un articolo&lt;/a> che parla agli sviluppatori software ma che può essere esteso a chiunque.&lt;/p>
&lt;p>Quando guardiamo da fuori, molte cose ci sembrano semplici e lineari. Invece, più probabilmente, non abbiamo idea di cosa ci sta dietro.&lt;/p>
&lt;p>Un po&amp;rsquo; &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger" target="_blank">Dunning-Kruger&lt;/a>, un po&amp;rsquo; fallacia della pianificazione. In sostanza è la difficoltà del cervello umano a gestire &lt;a href="https://natostupido.com/posts/30anni/#25-il-mondo-%C3%A8-fottutamente-complesso">la complessità del mondo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>&lt;strong>Mailbrew&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Ho iniziato a usare &lt;a href="https://mailbrew.com/" target="_blank">mailbrew&lt;/a>, che permette di crearsi una newsletter personalizzata impostando le sorgenti che ti interessano e la frequenza di ricezione.&lt;/p>
&lt;p>Il &lt;em>daily digest&lt;/em> che ho configurato è diventato una delle mie newsletter preferite.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/mailbrew.png" class="d-block">
&lt;img src="images/mailbrew.png"
alt="mailbrew"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il mio daily digest&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🎮 Io non so divertirmi e probabilmente neanche tu.&lt;/p>
&lt;p>Non intendo che non sappiamo come passare il tempo. Dico che lo facciamo in modo non ottimale. Dovremmo imparare a divertirci &lt;strong>duro&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro/">Imparare a divertirsi *duro*&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>❓ Non propriamente un contenuto, ma dopo mesi e mesi che dovevo farlo (ciao Damiano), mi sono finalmente deciso a pubblicare la pagina about. Se vi siete chiesti perché io abbia scelto &lt;em>Nato Stupido&lt;/em> come nome, qua troverete risposta.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/about/">Nato Stupido — About&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Diciamo che non eccello per produttività negli ultimi tempi &lt;a href="https://t.co/6LJyLVzlfX">pic.twitter.com/6LJyLVzlfX&lt;/a>&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1399079691340894218?ref_src=twsrc%5Etfw">May 30, 2021&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script></content:encoded></item><item><title>Imparare a divertirsi *duro*</title><link>https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro/</link><pubDate>Sun, 30 May 2021 15:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro/</guid><description>Io non so divertirmi e probabilmente neanche tu. Non intendo che non sappiamo come passare il tempo. Dico che lo facciamo in modo non ottimale. Dovremmo imparare a divertirci &lt;strong>duro&lt;/strong>.</description><content:encoded>&lt;p>Io non so divertirmi.&lt;/p>
&lt;p>Beh, probabilmente neanche tu, ma iniziamo da me.&lt;/p>
&lt;p>Quando dico che non so divertirmi non intendo che non ho idea di come farlo. Intendo che il modo in cui poi lo faccio non è ottimale.&lt;/p>
&lt;p>Che significa &lt;em>ottimale&lt;/em>?&lt;/p>
&lt;p>Quando facciamo acquisti siamo guidati dal rapporto qualità/prezzo. Esigiamo la migliore qualità che i nostri soldi possono comprare. Se ho bisogno di uno smartphone e sono disposto a spendere tra 500 e 600€, cercherò il migliore in quella fascia.&lt;/p>
&lt;p>Allo stesso modo possiamo definire un &lt;strong>rapporto divertimento/tempo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>In una vita ideale, mi piacerebbe esigere il divertimento maggiore che posso ottenere nel tempo che ho a disposizione. Se ho 2 ore per svagarmi, vorrei spenderle nell&amp;rsquo;attività a &lt;em>godimento&lt;/em> maggiore.&lt;/p>
&lt;p>Nella vita reale ciò non succede.&lt;/p>
&lt;p>Per anni e anni ho buttato vagonate di ore sui social. Era solo uno dei tanti modi in cui potevo passare il mio tempo, ma è stato quello che ne ha risucchiato di più. Però i social non forniscono &lt;em>vero&lt;/em> svago. Apri, scrolli il feed, guardi le storie, mandi un tweet.&lt;/p>
&lt;p>Ti stai divertendo? Sei contento? Stai &lt;strong>godendo&lt;/strong>?&lt;/p>
&lt;p>No.&lt;/p>
&lt;p>Il tempo passa, ma in una maniera ben lontana dall&amp;rsquo;essere ottimale.&lt;/p>
&lt;p>Come si spiega questo comportamento?&lt;/p>
&lt;h2 id="la-teoria">La teoria&lt;/h2>
&lt;p>Da bravo &lt;em>overthinker&lt;/em> ho elaborato una teoria in cui inquadrare la situazione.&lt;/p>
&lt;p>Partiamo da un esempio con cui nessuno farà fatica a empatizzare: la relazione con le cose da fare.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo che il mio obiettivo prioritario di questa settimana sia di scrivere un articolo. &lt;em>Coscientemente&lt;/em> so che lavorare all&amp;rsquo;articolo è l&amp;rsquo;attività col più alto &lt;strong>rapporto rilevanza/tempo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Peccato che poi mi ritrovi a fare tutt&amp;rsquo;altro. Controllare le email, aggiornare il tema del sito, sistemare i template su Notion, controllare le statistiche della newsletter. Cose che magari sono pure rilevanti in una certa misura, ma non quanto scrivere il dannatissimo articolo.&lt;/p>
&lt;p>Perché non solo io, ma tutti noi ci comportiamo così?&lt;/p>
&lt;p>Perché, per natura, scappiamo dalla fatica. Scrivere l&amp;rsquo;articolo sarà anche il modo migliore di usare il mio tempo, ma è un&amp;rsquo;attività che mi appare impegnativa e che quindi tenderò a procrastinare.&lt;/p>
&lt;p>Dopo esserci uniti in comunione grazie all&amp;rsquo;empatica sofferenza da to-do list, ricolleghiamoci al divertimento. Anche qui succede qualcosa di simile.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Non tutto lo svago richiede lo stesso impegno.&lt;/strong> Andare a scrollare Twitter mi &lt;em>appare&lt;/em> molto meno impegnativo di iniziare un film da 2 ore, quindi tenderò a evitare il film e aprirò Twitter. Anche se poi su Twitter ci perdo ben più di 2 ore.&lt;/p>
&lt;p>E non finisce qui, perché questo comportamento problematico tende ad aggravarsi nel tempo. &lt;strong>Quando ripeti la stessa scelta un numero sufficiente di volte, essa diventa un&amp;rsquo;abitudine.&lt;/strong> Andare sui social diventa il default. Non ti chiedi più se per caso valga la pena di fare qualcos&amp;rsquo;altro.&lt;/p>
&lt;p>E tutto questo — reazione all&amp;rsquo;impegno, abitudine, default — succede a prescindere dal livello di godimento dello svago in questione. So che mi diverto di più sui videogiochi che sui social ma, negli ultimi anni, ho comunque passato molto più tempo sui social.&lt;/p>
&lt;p>Pensandoci un attimo, mi sono reso conto che posso definire una scala personale di passatempi, ordinata per impegno.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Social&lt;/li>
&lt;li>Serie TV&lt;/li>
&lt;li>Libri&lt;/li>
&lt;li>Videogiochi&lt;/li>
&lt;li>Film&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Per me è molto più facile iniziare una puntata di Adventure Time che mettermi a giocare a Final Fantasy IX.&lt;/p>
&lt;p>Da notare che questa scala è orientativa (oltre che incompleta). Una serie TV con episodi da 10 minuti apparirà meno impegnativa di una con episodi da 50. Un social &amp;ldquo;puro&amp;rdquo;, tipo Instagram o Twitter, sarà meno impegnativo di uno di intrattenimento, tipo Twitch o YouTube.&lt;/p>
&lt;p>Il punto fondamentale, comunque, non è avere un ordine preciso, ma essere cosciente dell&amp;rsquo;insensatezza della situazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>C&amp;rsquo;è anche un fattore di &amp;ldquo;colpevolezza&amp;rdquo; a guidare questo comportamento.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Videogiocare mi &lt;em>appare&lt;/em> più impegnativo e quindi mi sento più in colpa a &amp;ldquo;buttare tempo&amp;rdquo; davanti alla console. Soprattutto se quel giorno non sono stato produttivo quanto avrei voluto.&lt;/p>
&lt;p>Alla fine, però, il tempo passa comunque, anche per gli svaghi che sembravano più veloci. Sarebbe stato meglio mettermi l&amp;rsquo;anima in pace, darmi la libertà di rilassarmi, e &amp;ldquo;impegnarmi&amp;rdquo; a divertirmi.&lt;/p>
&lt;h2 id="e-tu">E tu?&lt;/h2>
&lt;p>Tutto questo delirio in parte è auto-psicoanalitico, ma in parte è rilevante anche per te.&lt;/p>
&lt;p>Qualche giorno fa, in un gruppo Telegram con i miei amici, uno di loro diceva di essere &lt;em>sollevato&lt;/em> del mio distacco dal &lt;em>vortice oscuro&lt;/em> di Twitch.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/telegram-d.png" class="d-block">
&lt;img src="images/telegram-d.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>L&amp;rsquo;argomento social è stato caldo in questa cerchia negli ultimi tempi, quindi non poteva non nascere un discorso.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/telegram-g.png" class="d-block">
&lt;img src="images/telegram-g.png"
alt="Il nucleo della mia teoria"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il nucleo della mia teoria&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>La parte rilevante di questa storia è che, quando ho menzionato la mia relazione con il problema dell&amp;rsquo;impegno, un altro mio amico si è reso conto di aver sperimentato lo stesso fenomeno.&lt;/p>
&lt;p>Niente di quello che facciamo o pensiamo è unico, ma ogni tanto ce lo scordiamo. Processi di questo tipo avvengono tutti i giorni nella testa di miliardi di persone. Ognuno avrà la sua scala personale di passatempi e ricaverà un divertimento diverso da ognuno di essi. Ma tutti avremo la tendenza naturale a rifugiarci dove l&amp;rsquo;impegno sembra minore.&lt;/p>
&lt;p>Dobbiamo imparare a divertirci &lt;strong>duro&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Come?&lt;/p>
&lt;p>Non ne ho idea, my friend. Però posso raccontare cosa ho fatto e cosa voglio fare.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ho-fatto">Cosa ho fatto&lt;/h2>
&lt;p>Come per tante altre cose, prendere consapevolezza è stato il primo passo e il più importante. &lt;strong>Quando sai che questo istinto esiste, puoi anche accorgertene e decidere come agire piuttosto che seguirlo passivamente.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sembra facile a parole, ma nei fatti non lo è stato.&lt;/p>
&lt;p>In particolare, anche se &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/">ero consapevole della situazione&lt;/a>, ho continuato a buttare gran parte del mio tempo libero sui social, fintanto che li ho avuti sempre disponibili. Ho rimandato e rimandato alcune serie che volevo vedere sebbene ogni sera passassi ore su Twitch.&lt;/p>
&lt;p>In questo caso, la soluzione è stata il &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox">distacco completo&lt;/a>. Oltre a essermi reso conto che nessuno di questi servizi fosse vitale e che il mondo non sarebbe imploso a causa della mia assenza, ho guadagnato montagne di tempo da poter spendere in passatempi migliori.&lt;/p>
&lt;p>Un approccio così drastico non è sempre necessario, ma è efficace per rompere una dipendenza. &lt;strong>Se andare sui social è il mio default, sarà più facile controllarmi se li taglio completamente.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Per il resto, non ho ancora fatto molto altro, ma ho intenzione di rimediare.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-prossimi-passi">I prossimi passi&lt;/h2>
&lt;p>Ho notato che il vuoto lasciato dai social è stato colmato dallo svago successivo in lista: le serie TV. Ha senso. Elimini l&amp;rsquo;attività col minore attrito e cadi nella successiva.&lt;/p>
&lt;p>In tutta onestà non mi lamento più di tanto, dato che, come dicevo, ce ne sono un po&amp;rsquo; che volevo recuperare. Ma la situazione è comunque non ideale. Che succederà quando queste serie finiranno? Prenderò a guardarne altre a caso per inerzia? Sarebbe lo stesso identico problema.&lt;/p>
&lt;p>Vorrei, per esempio, dedicare più tempo ai videogiochi. È paradossale perché vedo le offerte, mi viene voglia di comprarli e mi devo trattenere. Poi però non ci gioco. Ne ho una caterva da completare. C&amp;rsquo;è quel cavolo di Final Fantasy IX che avrò iniziato e abbandonato sì e no 9001 volte nella mia esistenza e che voglio finire una buona volta per tutte.&lt;/p>
&lt;p>Anche se questa voglia è reale e cosciente, nella vita di tutti i giorni domina l&amp;rsquo;istinto. Come abbiamo capito, non posso fidarmi di questo automatismo. Quindi &lt;strong>devo rendere intenzionale il mio svago&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono almeno tre strategie complementari che ritengo possano aiutare:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Stabilire il default&lt;/li>
&lt;li>Allenare la consapevolezza&lt;/li>
&lt;li>Creare routine&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="stabilire-il-default">Stabilire il default&lt;/h3>
&lt;p>Stabilire il default significa sapere rispondere alla domanda: Qual è l&amp;rsquo;attività che voglio fare in mancanza di alternative?&lt;/p>
&lt;p>Esempio: leggere manga.&lt;/p>
&lt;p>Serve a rimpiazzare, con una decisione &lt;strong>cosciente&lt;/strong>, ciò che altrimenti sarebbe istintivo, cioè l&amp;rsquo;attività a minore impegno apparente.&lt;/p>
&lt;p>Il mio consiglio è di scegliere qualcosa di non troppo impegnativo, per evitare di creare barriere di ingresso. Se scelgo &amp;ldquo;giocare a basket&amp;rdquo; come svago di default, non sarà facile sostituirlo a una &lt;em>scrollatina&lt;/em> di social quando ho 10 minuti liberi.&lt;/p>
&lt;h3 id="allenare-la-consapevolezza">Allenare la consapevolezza&lt;/h3>
&lt;p>La consapevolezza è un po&amp;rsquo; il primo risultato che questo post spera di ottenere. Conosci il meccanismo → ti puoi rendere conto quando è in atto.&lt;/p>
&lt;p>La consapevolezza si allena con la pratica. Più ti accorgi del tuo comportamento e più diventi consapevole e più diventa facile accorgertene.&lt;/p>
&lt;p>Se mi ritrovo a stare su Netflix solo per &amp;ldquo;passare il tempo&amp;rdquo;, posso fermarmi e chiedermi se quello sia il modo migliore per investire i brevi attimi di relax che mi spettano. A quel punto mi tocca decidere quale sia un divertimento più &lt;strong>duro&lt;/strong> e soddisfacente (o usare il mio default).&lt;/p>
&lt;p>Come sperimentato in prima persona, la consapevolezza non è sufficiente, soprattutto quando ancora non allenata. È per questo che bisogna agire anche sugli automatismi, creando routine.&lt;/p>
&lt;h3 id="creare-routine">Creare routine&lt;/h3>
&lt;p>Creare routine prevede una piccola dose di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro/">amore per il te futuro&lt;/a> e consiste nel pianificare, a grandi linee, cosa farai in certi momenti regolari della tua giornata o settimana.&lt;/p>
&lt;p>Esempi di routine che ho già stabilito da tempo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Dopo aver mangiato, dedico parte della mia pausa pranzo alla &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/#lautomatismo-della-routine">lettura&lt;/a>.&lt;/li>
&lt;li>Dopo lavoro &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-valori/#valori-e-dissonanza">esco a camminare per almeno un&amp;rsquo;ora&lt;/a> e ascolto podcast.&lt;/li>
&lt;li>Di sera, mi obbligo a staccare entro le 23:00 da qualsiasi attività non ricreativa. Di solito mi metto a letto e leggo un libro o guardo una serie TV.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>&lt;strong>Avere delle routine ti libera dall&amp;rsquo;onere di dovere decidere cosa fare e automatizza il comportamento.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>E allora potrei stabilire che, dopo aver finito le serie TV che avevo intenzione di guardare, il relax serale sia dedicato ai videogiochi. Appena completo Adventure Time riprendo Final Fantasy IX.&lt;/p>
&lt;p>Sai che c&amp;rsquo;è? Mi sembra un buon piano.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Come si è capito, per me questo è ancora un processo in divenire. So solo che la teoria ha qualche base e le strategie potrebbero aiutare. Sei stato avvisato.&lt;/p>
&lt;p>Ma soprattutto, alla fine di questo post e &lt;a href="https://natostupido.com/letters/scrivo-troppo/">dopo più di 1600 parole&lt;/a>, mi chiedo se sia normale che io sia riuscito a farmi una mega sega mentale su come divertirmi.&lt;/p>
&lt;p>Boh.&lt;/p>
&lt;p>Ma va bene così.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Ciao, mi chiamo Gianmarco e ho un problema</title><link>https://natostupido.com/letters/scrivo-troppo/</link><pubDate>Sun, 23 May 2021 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/scrivo-troppo/</guid><description>Yo boyz and girlz, benvenuti in una nuova magica edizione della ProtoNewsletter, il posto in cui condivido non solo spunti, deliri, idee, e consigli di dubbia utilità, ma anche confessioni. Come in questo preciso momento.
Ieri mattina mi sono messo a comporre la newsletter che avevo intenzione di pubblicare oggi. L&amp;rsquo;avevo iniziata qualche giorno fa ed era solo da ultimare. Nella mia testa, sarebbe dovuta essere una faccenda breve. Oltretutto, avevo anche altre attività da portare a termine, tra cui tradurre la stessa newsletter per il sito inglese e finire di scrivere un articolo per Nato Stupido.</description><content:encoded>&lt;p>Yo boyz and girlz, benvenuti in una nuova magica edizione della ProtoNewsletter, il posto in cui condivido non solo spunti, deliri, idee, e consigli di dubbia utilità, ma anche confessioni. Come in questo preciso momento.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Ieri mattina mi sono messo a comporre la newsletter che avevo intenzione di pubblicare oggi. L&amp;rsquo;avevo iniziata qualche giorno fa ed era solo da ultimare. Nella mia testa, sarebbe dovuta essere una faccenda breve. Oltretutto, avevo anche altre attività da portare a termine, tra cui tradurre la stessa newsletter per il &lt;a href="https://gianmarcodavid.com" target="_blank">sito inglese&lt;/a> e finire di scrivere un articolo per Nato Stupido.&lt;/p>
&lt;p>Avevo scelto l&amp;rsquo;argomento del &amp;ldquo;feedback&amp;rdquo; perché mi ci sono imbattuto più e più volte nelle ultime settimane. Pensavo: &amp;ldquo;Sarà una cosa veloce. Ci metto qualche spunto dalle mie letture e qualche riflessione su quello che faccio e dovrei essere a posto&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Oh boy, was I wrong.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>A fine giornata, dopo ore su Notion, non avevo ancora ultimato proprio un bel niente. Superata la soglia delle 1000 parole ho capito che quanto stavo facendo non aveva senso. A quel punto non stavo più scrivendo una newsletter ma un articolo.&lt;/p>
&lt;p>Qual è la differenza?&lt;/p>
&lt;p>La differenza è che mi piacerebbe che le mie newsletter non fossero troppo impegnative da leggere, ma che fungessero più da spunto di riflessione. Invece è un po&amp;rsquo; di tempo che la linea di demarcazione tra newsletter e articoli si è fatta sfocata.&lt;/p>
&lt;p>È anche per questo che le pubblico più raramente di quanto vorrei.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Quindi sì, ho un problema. Mi dilungo e non mi so trattenere.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sono il solo? Non credo proprio. Niente di quello che siamo è unico al mondo.&lt;/p>
&lt;p>Meglio riformulare la domanda: capita anche a voi, magari in altri ambiti?&lt;/p>
&lt;p>Mi succede pure con il blog. Mi metto a lavoro pensando che verrà fuori un articoletto piccolo e carino, e poi finisce per essere lungo come o più del solito. Per gli articoli non è un problema, anzi lo ritengo un vantaggio (se non per il fatto che richiede più energie e tempo del previsto).&lt;/p>
&lt;p>Per le newsletter invece ho intenzione di rimediare. Da subito. Infatti andiamo avanti.&lt;/p>
&lt;h2 id="cose-che-mi-sono-piaciute">Cose che mi sono piaciute&lt;/h2>
&lt;p>È uscito &lt;a href="https://open.spotify.com/album/3IUDXM1LSMIryQTo9qKBDX?si=uW4m72JyR1WvEnJ-nLf7Pg" target="_blank">l&amp;rsquo;ottavo disco&lt;/a> di Caparezza. Tra l&amp;rsquo;altro l&amp;rsquo;ho scoperto in ritardo (🤦‍♂️), grazie al fatto che &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox">non sto più sui social&lt;/a>. Ormai ascolto solo quello da quasi due settimane.&lt;/p>
&lt;p>Mi sono avventurato nel mondo reale per andare da IKEA. Già che c&amp;rsquo;ero, ho ricomprato la &lt;a href="https://www.ikea.com/it/it/p/ikea-365-bottiglia-grigio-scuro-20480013/" target="_blank">bottiglia&lt;/a> che ho dovuto lasciare indietro a Barcellona un anno fa. Averla accanto mi aiuta a bere di più, visto che altrimenti me lo scordo per ore. 2€ ben spesi.&lt;/p>
&lt;p>Poi ho trovato nel mio cuore un po&amp;rsquo; di spazio per Psyduck. Mi ci sento rappresentato negli ultimi tempi. Lo uso anche come status su Slack.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/psyduck.png" class="d-block">
&lt;img src="images/psyduck.png"
alt="Psyduck"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Durante un &lt;em>monthly social&lt;/em> con i colleghi ho giocato per la prima volta a un gioco da tavolo che si chiama &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Codenames_%28board_game%29" target="_blank">Codenames&lt;/a>. È carino, non lo conoscevo, e c&amp;rsquo;è anche &lt;a href="https://codenames.game/" target="_blank">una versione online&lt;/a> (che è quella a cui abbiamo giocato, visto che lavoriamo da remoto.&lt;/p>
&lt;p>Passando a cose (molto) più serie: ho ascoltato &lt;a href="https://tim.blog/2020/09/14/how-to-heal-trauma/" target="_blank">un episodio impegnativo&lt;/a> del podcast di Tim Ferriss. Parla di abusi e di come superare il trauma. Per mia fortuna non ne ho esperienza diretta, ma pare siano più comuni di quanto pensassi. Mi chiedo quante delle persone che conosco ne abbiano subiti.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/">Avevo già accennato&lt;/a> che mi interessasse imparare a scrivere meglio. Del resto la scrittura sta alla base sia del blog che della newsletter. In maniera piuttosto &lt;em>meta&lt;/em>, ho pubblicato un articolo in proposito. Spiego cosa ho capito e qual è il mio piano per migliorare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/scrivere-meglio/">Come (forse) scrivere meglio&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Infine, ho letto e pubblicato le note di un libro che avevo in to-read da anni. Si chiama &lt;em>The First 20 Hours&lt;/em> e parla di come acquisire rapidamente abilità.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/first-20-hours/">The First 20 Hours&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>The First 20 Hours — Josh Kaufman | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/first-20-hours/</link><pubDate>Sun, 09 May 2021 11:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/first-20-hours/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 L&amp;rsquo;idea di fondo è molto interessante: quando si tratta di acquisire un&amp;rsquo;abilità, non serve praticare migliaia di ore per passare da 0 a un livello decente. Bastano 20 ore di pratica mirata.
Il libro fornisce spunti interessanti e li accompagna con rimandi alla letteratura scientifica, il che è sempre apprezzato. Lo consiglio a chi vuole imparare una nuova abilità e vuole qualche suggerimento su come farlo in modo veloce ed efficace.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/3h7VkaC" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/first-20-hours.jpg" style="max-width:60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3h7VkaC" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>L&amp;rsquo;idea di fondo è molto interessante: &lt;strong>quando si tratta di acquisire un&amp;rsquo;abilità, non serve praticare migliaia di ore per passare da 0 a un livello decente&lt;/strong>. Bastano 20 ore di pratica mirata.&lt;/p>
&lt;p>Il libro fornisce spunti interessanti e li accompagna con rimandi alla letteratura scientifica, il che è sempre apprezzato. Lo consiglio a chi vuole imparare una nuova abilità e vuole qualche suggerimento su come farlo in modo veloce ed efficace.&lt;/p>
&lt;p>Una cosa da notare è che meno del 20% del testo è dedicato al metodo. Nella parte restante, Kaufman racconta storie su come ha appreso 6 specifiche abilità: yoga, programmazione, touch typing, Go, ukulele, windsurfing.&lt;/p>
&lt;p>Da un lato ciò è positivo perché significa che non serve leggere tutto il libro per capire le strategie e iniziare a metterle in pratica. Personalmente, però, avrei preferito che fosse più denso. Non ho trovato i racconti particolarmente utili, benché ci sia qualche spunto anche in quella parte.&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;p>Molte cose iniziano a essere divertenti/godibili solo dopo che sei diventato sufficientemente bravo. E.g. è frustrante giocare a scacchi se fai schifo e perdi tutte le partite.&lt;/p>
&lt;p>È possibile arrivare a un livello decente in 20 ore di apprendimento intenso. In questo senso bisogna puntare sulla qualità del tempo speso, non sulla quantità. Devono essere 20 ore di pratica intenzionale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Apprendimento teorico e apprendimento di abilità non sono la stessa cosa.&lt;/strong> Se vuoi acquisire un&amp;rsquo;abilità devi praticarla nel suo contesto. L&amp;rsquo;apprendimento teorico funziona da supporto per la pratica ma non la sostituisce.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è anche una differenza con l&amp;rsquo;allenamento. Allenarsi significa perfezionare qualcosa che già hai imparato. Non stai apprendendo da zero. E.g. sapere correre vs allenarsi per una maratona.&lt;/p>
&lt;p>Le tre fasi dell&amp;rsquo;apprendimento di abilità:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Fase cognitiva&lt;br>
Capire ciò che stai cercando di fare, ricercare, riflettere sul processo, e scomporre la skill in parti gestibili&lt;/li>
&lt;li>Fase associativa&lt;br>
Fare pratica, notare il feedback ambientale, correggere l&amp;rsquo;approccio a seconda del feedback&lt;/li>
&lt;li>Fase autonoma&lt;br>
Usare l&amp;rsquo;abilità in maniera efficace ed efficiente senza bisogno di rifletterci e senza fare particolare attenzione al processo&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="i-dieci-principi-dellacquisizione-rapida-di-abilità">I dieci principi dell&amp;rsquo;acquisizione rapida di abilità&lt;/h3>
&lt;h4 id="1-scegli-un-progetto-che-ti-attira">1. Scegli un progetto che ti attira&lt;/h4>
&lt;p>Se scegli un&amp;rsquo;abilità di cui non ti frega molto sarà difficile acquisirla rapidamente. Dev&amp;rsquo;essere qualcosa che desideri fare. Meglio ancora se è pure rilevante per te in quel momento. Se ne hai più di una scegli quella che più ti attira.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio devi andare in Cina tra 3 mesi e vuoi imparare il cinese abbastanza per farti capire.&lt;/p>
&lt;h4 id="2-concentrati-su-unabilità-per-volta">2. Concentrati su un&amp;rsquo;abilità per volta&lt;/h4>
&lt;p>&lt;em>Don&amp;rsquo;t spread yourself too thin.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Fare troppe cose significa non riuscire a farne nessuna bene. Il context switching aumenta e ti penalizza. Sarai molto più efficiente se ti dedichi a un&amp;rsquo;abilità per volta. Scegline una e raccogli le altre in una lista.&lt;/p>
&lt;h4 id="3-definisci-il-tuo-obiettivo-di-performance">3. Definisci il tuo obiettivo di performance&lt;/h4>
&lt;p>Definisci, con una frase, che cosa vuoi arrivare a essere in grado di fare. Sii il più specifico possibile. Ti serve per capire sia su cosa devi concentrarti per arrivarci, sia quando ci sei arrivato.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio: &lt;em>voglio imparare l&amp;rsquo;organo abbastanza bene da suonare Toccata e fuga in Re minore&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h4 id="4-scomponi-labilità-in-sotto-abilità">4. Scomponi l&amp;rsquo;abilità in sotto-abilità&lt;/h4>
&lt;p>Trovare le sotto-abilità che compongono quella che vuoi imparare facilita l&amp;rsquo;apprendimento. In questo modo, ti puoi concentrare su una piccola parte per volta.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio nel golf ci sono varie sotto-abilità: scegliere la mazza adatta, colpire per fare uscire da pallina un bunker, il putt, etc.&lt;/p>
&lt;h4 id="5-recupera-strumenti-essenziali">5. Recupera strumenti essenziali&lt;/h4>
&lt;p>Per certe skill servono alcuni strumenti senza cui è difficile o impossibile praticare. Non puoi suonare la tromba senza tromba.&lt;/p>
&lt;h4 id="6-elimina-ostacoli-alla-pratica">6. Elimina ostacoli alla pratica&lt;/h4>
&lt;p>Non ci devono essere ostacoli quando vuoi praticare. Categorie di problemi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Necessità di fare sforzi prima di praticare (e.g. se metti la tromba dall&amp;rsquo;altra parte della casa)&lt;/li>
&lt;li>Risorse disponibili in maniera intermittente (e.g. ti devi fare prestare la mazza da golf ogni volta che vuoi praticare)&lt;/li>
&lt;li>Distrazioni ambientali (e.g. lo smartphone, il rumore)&lt;/li>
&lt;li>Blocchi emotivi (e.g. paura, dubbio, imbarazzo)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Non puoi affidarti totalmente alla forza di volontà. Fai in modo che mettersi a praticare sia facile. Meglio usare la forza di volontà per eliminare questi ostacoli.&lt;/p>
&lt;p>Ho parlato di questo concetto riflettendo su come &lt;a href="https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro">imparare ad amare il tuo sé futuro&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h4 id="7-crea-tempo-da-usare-per-la-pratica">7. Crea tempo da usare per la pratica&lt;/h4>
&lt;p>Devi avere del tempo in cui praticare, non puoi aspettare di essere magicamente libero, altrimentimenti non lo farai mai. Vedi: &lt;a href="https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo">la scusa del tempo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Spesso buttiamo tempo in attività dispendiose ma di poco valore e.g. guardare la TV, stare sui social. Tagliare un po&amp;rsquo; di queste attività ti potrebbe regalare un sacco di tempo che puoi dedicare alla pratica.&lt;/p>
&lt;p>È utile, prima di iniziare, decidere che non smetterai prima di avere raggiunto uno tra questi due obiettivi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>sei arrivato al livello di abilità desiderato&lt;/li>
&lt;li>hai fatto almeno 20 ore di pratica&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>I primi momenti sono i più frustranti. Questo pre-commitment ti dà un obiettivo per il quale resistere.&lt;/p>
&lt;h4 id="8-crea-cicli-di-feedback-veloci">8. Crea cicli di feedback veloci&lt;/h4>
&lt;p>Il feedback è importante e dev&amp;rsquo;essere veloce. Senza feedback non sai cosa stai sbagliando e se è lento non hai modo di migliorare in fretta. Non migliorerai mai se ti ci vogliono 6 mesi per capire se il formaggio che hai fatto è buono.&lt;/p>
&lt;p>La programmazione è un buon esempio. Scrivi del codice → provi a lanciare il programma → non funziona un tubo. Correggi e riprovi. Repeat.&lt;/p>
&lt;h4 id="9-pratica-in-brevi-sessioni-cronometrate">9. Pratica in brevi sessioni cronometrate&lt;/h4>
&lt;p>Quando sei all&amp;rsquo;inizio la pratica è frustrante. Il tempo sembra non passare mai e quindi è facile sovrastimare quanto ne hai dedicato alla pratica.&lt;/p>
&lt;p>Cronometrati per ovviare a questo problema. Imposta un timer da 20 minuti e concentrati sulla pratica senza smettere finché non suona.&lt;/p>
&lt;h4 id="10-concentrati-su-quantità-e-velocità">10. Concentrati su quantità e velocità&lt;/h4>
&lt;p>Puntare alla perfezione da subito contribuisce ad aumentare la frustrazione. Ma all&amp;rsquo;inizio del processo di apprendimento, la &lt;a href="https://natostupido.com/posts/quantita-qualita">quantità è più importante della qualità&lt;/a>. Quindi punta piuttosto a un livello di qualità sufficiente. In questo modo sei veloce → aumenta la quantità → migliori in fretta.&lt;/p>
&lt;p>Ciò non significa che non ti devi preoccupare di come stai facendo le cose. Quando fai pratica devi mirare a migliorare il tuo livello, altrimenti non è pratica intenzionale.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Dalla letteratura scientifica sembra che non serva poi molta pratica per passare da noob totale a decente. Questo fenomeno si chiama &amp;ldquo;power law of practice&amp;rdquo; e si applica ad abilità sia fisiche che mentali. Il miglioramento è più veloce all&amp;rsquo;inizio e più lento man mano che diventi bravo.&lt;/p>
&lt;h3 id="dieci-principi-dellapprendimento-teorico">Dieci principi dell&amp;rsquo;apprendimento teorico&lt;/h3>
&lt;p>Come già accennato, l&amp;rsquo;apprendimento teorico non sostituisce la pratica ma la supporta.&lt;/p>
&lt;h4 id="1-documentati-sullabilità-e-argomenti-correlati">1. Documentati sull&amp;rsquo;abilità e argomenti correlati&lt;/h4>
&lt;p>Spendi 20 minuti cercando materiale sull&amp;rsquo;abilità. L&amp;rsquo;obiettivo non è di mettersi a studiare approfonditamente, ma di capire come scomporre la skill. Scorri velocemente il materiale per vedere quali sono i punti salienti che si ripetono.&lt;/p>
&lt;h4 id="2-immergiti-nella-confusione">2. Immergiti nella confusione&lt;/h4>
&lt;p>In questa fase di ricerca, troverai parti che generano confusione. È un ostacolo emotivo perché ti fa sentire stupido e non è divertente. Però non devi scappare. Piuttosto devi tendere verso la confusione perché funge da segnale. Ti serve per capire cosa devi imparare.&lt;/p>
&lt;h4 id="3-identifica-modelli-mentali-e-ganci-mentali">3. Identifica modelli mentali e ganci mentali&lt;/h4>
&lt;p>Con la ricerca ti accorgi di idee e tecniche che si ripetono: hai trovato dei modelli mentali. Un modello mentale è un&amp;rsquo;unità di conoscenza che padroneggi senza bisogno di pensare ai dettagli.
Se sai cosa significa &lt;em>server&lt;/em> puoi usarlo liberamente nei tuoi pensieri e discorsi, senza riflettere ogni volta sul fatto che è un computer col compito di ricevere richieste da altri computer e fornire risposte.&lt;/p>
&lt;p>Un gancio mentale invece è un qualcosa che già sai e a cui puoi ricollegare ciò che stai imparando. Le metafore sono ganci mentali. Potrei dire che un server è come un bibliotecario a cui chiedi un libro, lo cerca e te lo porta. Libro = pagina web.&lt;/p>
&lt;h4 id="4-immagina-lopposto-di-quello-che-vuoi">4. Immagina l&amp;rsquo;opposto di quello che vuoi&lt;/h4>
&lt;p>Tecnica dell&amp;rsquo;inversione. Invece di chiederti cosa dovresti imparare, immagina che tutto vada per il verso sbagliato. In questo modo scopri alcuni aspetti a cui non avresti pensato altrimenti.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio se vuoi fare kayak: ti potresti ribaltare e non sapere come rigirarti, potresti imbarcare acqua, potresti perdere la pagaia. Ora sai che devi anche pensare a come risolvere questi eventuali problemi. Equipaggiamento? Imparare tecniche?&lt;/p>
&lt;h4 id="5-parla-con-professionisti-per-stabilire-aspettative">5. Parla con professionisti per stabilire aspettative&lt;/h4>
&lt;p>Parlare con chi già possiede la skill che vuoi acquisire ti aiuta a stabilire aspettative adeguate per un novizio. Sapere cosa è fattibile aiuta a tenere vivo l&amp;rsquo;interesse. Il rischio altrimenti è di scoraggiarsi perché hai aspettative troppo alte e non riesci ad arrivare velocemente a quel livello di performance.&lt;/p>
&lt;h4 id="6-elimina-distrazioni-dal-tuo-ambiente">6. Elimina distrazioni dal tuo ambiente&lt;/h4>
&lt;p>Se ti distrai non puoi fare pratica concentrata, che è al cuore dell&amp;rsquo;acquisizione rapida di abilità. Quindi elimina le distrazioni dal tuo ambiente.&lt;/p>
&lt;h4 id="7-usa-la-ripetizione-dilazionata-per-memorizzare">7. Usa la ripetizione dilazionata per memorizzare&lt;/h4>
&lt;p>La memoria segue una curva di decadimento per cui:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>i concetti che hai acquisito di recente tendono a scomparire più in fretta, quindi hai bisogno di ripassarli prima&lt;/li>
&lt;li>ma più tempo passa e meno hai bisogno di ripassarli perché ripetendoli li solidifichi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Questo investimento in memorizzazione è utile quando l&amp;rsquo;abilità richiede di ricordare informazioni velocemente. Se stai imparando una nuova lingua hai bisogno di ricordare i vocaboli.&lt;/p>
&lt;p>Ciò non vale per tutte le skill. Se non si applica a quella che stai imparando, puoi saltare questa parte.&lt;/p>
&lt;h4 id="8-crea-impalcature-e-checklist">8. Crea impalcature e checklist&lt;/h4>
&lt;p>Per molte skill è necessaria una parte di setup/manutenzione. Creando checklist e impalcature non hai bisogno di ricordare ogni volta cosa fare, ma ti basta seguire la struttura che hai messo in piedi.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Checklist: lista di cose da fare (ne ho anche parlato &lt;a href="https://natostupido.com/posts/ricordare">qui&lt;/a>)&lt;/li>
&lt;li>Impalcatura: struttura che ti aiuta ad approcciarti alla pratica sempre allo stesso modo, per esempio una routine di riscaldamento&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h4 id="9-fai-previsioni-e-testale">9. Fai previsioni e testale&lt;/h4>
&lt;p>Sperimenta.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Basandoti su quello che sai prova a prevedere gli effetti di un cambiamento che vuoi mettere in atto&lt;/li>
&lt;li>Mettilo in atto&lt;/li>
&lt;li>Confronta previsione e risultato&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h4 id="10-rispetta-la-tua-biologia">10. Rispetta la tua biologia&lt;/h4>
&lt;p>Il tuo corpo è un sistema biologico con dei bisogni: dormire, mangiare, bere, fare pause, etc. Per esempio, sembra che sia necessario fare pausa ogni 90 minuti di attenzione concentrata.&lt;/p>
&lt;p>È facile trascurare il corpo per dedicarsi alla pratica, ma è controproducente. Se non rispetti la tua biologia anche le tue performance ne risentiranno.&lt;/p>
&lt;h3 id="altri-frammenti-dal-resto-del-libro">Altri frammenti dal resto del libro&lt;/h3>
&lt;p>Spunto per l&amp;rsquo;allenamento fisico.
Il &lt;em>Saluto al sole&lt;/em> è una &amp;ldquo;minimum viable routine&amp;rdquo;, cioè se vuoi puoi ripeterla per tutta la sessione di yoga e sei a posto così, perché:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>coinvolge i principali gruppi muscolari&lt;/li>
&lt;li>allena forza e flessibilità&lt;/li>
&lt;li>è impegnativa senza essere complessa&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Però potresti avere problemi di Repetitive Stress Injury, quindi è meglio fare qualche ripetizione e poi passare ad altre pose.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Siamo soggetti a un fenomeno che si chiama &lt;strong>interferenza cognitiva&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>In sostanza, se pratichi un&amp;rsquo;abilità e subito dopo ne pratichi un&amp;rsquo;altra simile, il tuo cervello potrebbe avere problemi a consolidare le informazioni.&lt;/p>
&lt;p>A quanto pare il periodo critico è di 4 ore, quindi bisognerebbe aspettare almeno questo tempo prima di praticare skill simili.&lt;/p>
&lt;p>Immagino che un esempio possa essere lo studio contemporaneo di due lingue o di due linguaggi di programmazione.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>La memoria procedurale è quella memoria che ci permette di rendere una sequenza di azioni istintiva. Per esempio dopo che digito una parola un sacco di volte, il mio cervello memorizza i movimenti necessari e digitarla diventa automatico.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>L&amp;rsquo;ostacolo più grande che dobbiamo fronteggiare quando vogliamo imparare una skill non è né fisico, né cognitivo. È emotivo. La frustrazione e il sentirci stupidi ci spingono a dissuadere.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come (forse) scrivere meglio</title><link>https://natostupido.com/posts/scrivere-meglio/</link><pubDate>Wed, 05 May 2021 20:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/scrivere-meglio/</guid><description>Scrivere è un&amp;rsquo;attività critica, non solo quando tieni un blog o una newsletter, ma in una grande varietà di contesti. Quindi ho deciso che voglio imparare come falo bene e mi sono documentato. In questo articolo spiego quanto ho capito e il mio piano per migliorare</description><content:encoded>&lt;p>Sei su un blog. Te ne eri accorto?&lt;/p>
&lt;p>Il problema di un blog è che ci devi scrivere e se non lo sai fare nessuno ti legge.&lt;/p>
&lt;p>Già, la vita è dura.&lt;/p>
&lt;p>Ciò significa che questo progetto si fonda sulla mia capacità nella scrittura. Certo, ci sono altre attività importanti, ma la loro rilevanza dipende da quanto bene riesco a comunicare. E quando il mezzo di comunicazione è un blog o una &lt;a href="https://natostupido.com/letter">newsletter&lt;/a>, comunicare equivale a scrivere.&lt;/p>
&lt;p>Di conseguenza, come già accennavo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/">qui&lt;/a> e &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-valori/">qui&lt;/a>, ho deciso che voglio imparare a scrivere meglio e mi sono messo a cercare come fare. In questo articolo spiego quello che ho capito e il mio piano per migliorare.&lt;/p>
&lt;h2 id="principi">Principi&lt;/h2>
&lt;p>Come ormai per ogni cosa, sul magico interweb si trovano vagonate di risorse su come scrivere meglio. Le informazioni non mancano, anzi, ce ne sono fin troppe.&lt;/p>
&lt;p>La sfida è non farsi risucchiare nel vortice del consumismo passivo. È facile seguire corsi o leggere libri e articoli. La parte difficile è sedersi a mettere in pratica gli insegnamenti.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, dopo aver passato un po&amp;rsquo; di tempo a ingozzarmi di contenuti, ho notato i temi che si ripetevano e ho deciso di focalizzarmi su quelli. Li ho distillati in 4 principi.&lt;/p>
&lt;h3 id="bozza-di-merda-e-riscrittura">Bozza di merda e riscrittura&lt;/h3>
&lt;p>La tua prima bozza deve fare schifo.&lt;/p>
&lt;p>Pensa all&amp;rsquo;argomento di cui vuoi scrivere e scrivi tutto quello che ti viene in mente. Non ti porre filtri. Flusso di coscienza. Nessuno ti guarda. Vomita le parole sul foglio.&lt;/p>
&lt;p>Le frasi saranno incoerenti, sgrammaticate, sconnesse, confuse. Il discorso non avrà senso. Qui parli di una cosa, qui di un&amp;rsquo;altra. Qui ritorni sulla prima e poi di nuovo sulla seconda. Non si capisce niente.&lt;/p>
&lt;p>Non è un caso se si chiama bozza &lt;strong>di merda&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;obiettivo di questa fase non è di scrivere il testo finale. Non è il momento di perdere tempo a scegliere la forma più corretta o le parole più adatte. &lt;strong>Questo è il momento di trasferire le idee sul foglio.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Quando non hai più niente da scrivere hai finito la tua prima bozza. È un traguardo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ora&lt;/strong> è il momento di &lt;strong>ri&lt;/strong>-scrivere. Non devi più preoccuparti del &lt;em>cosa&lt;/em> ma solo del &lt;em>come&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Quindi riscrivi. E riscrivi. E riscrivi finché non sei soddisfatto.&lt;/p>
&lt;h3 id="semplicità">Semplicità&lt;/h3>
&lt;p>I lettori non hanno aperto il tuo blog o la tua newsletter perché sono masochisti. Beh, forse qualcuno lo è. Ma non la maggior parte. Chi ti legge cerca informazioni e idee. Vuole sapere cosa hai da dire e cosa puoi fare per lui.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Scrivi in maniera semplice.&lt;/strong> Non è una gara di contorsionismo linguistico. Un tredicenne capirebbe quello che hai scritto?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Non usare parole astruse o desuete.&lt;/strong> Esatto, proprio come &amp;ldquo;astruse&amp;rdquo; o &amp;ldquo;desuete&amp;rdquo;. Scegli la parola più adatta, ma non una più forbita solo per metterti in mostra. A nessuno importa dei tuoi virtuosismi.&lt;/p>
&lt;p>Stai attento alla lunghezza delle frasi. &lt;strong>Prediligi le frasi brevi.&lt;/strong> No, veramente. Frasi brevi. Questa è dura, lo so. E &lt;strong>cerca di limitarti a un&amp;rsquo;idea per frase&lt;/strong>. Le frasi lunghe richiedono più energie per essere comprese. Idem per quelle piene di concetti.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Evita il passivo.&lt;/strong> Non dire &amp;ldquo;questo articolo è stato scritto da me&amp;rdquo;. Dì &amp;ldquo;ho scritto questo articolo&amp;rdquo;. I nostri stupidi cervellini lo capiranno meglio.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Scrivi come parli&lt;/strong>. Rileggi e chiediti: &amp;ldquo;io parlo così?&amp;rdquo; Se la risposta è &amp;ldquo;no&amp;rdquo;, riscrivi.&lt;/p>
&lt;p>Più il tuo linguaggio è semplice e più sarai letto. E ricorda che nessuno leggerà quello che scrivi con la stessa attenzione che ci metti tu.&lt;/p>
&lt;h3 id="sintesi">Sintesi&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>Non aggiungere ciò che non è richiesto e togli tutto ciò che è possibile togliere.&lt;/strong> Meno fumo e più arrosto. Quantomeno se non vuoi annoiare chi legge.&lt;/p>
&lt;p>Ogni nuova frase deve aggiungere qualcosa al tuo discorso. Elimina le frasi che servono solo a ripetere un&amp;rsquo;idea già espressa.&lt;/p>
&lt;p>Usa la stessa cura quando scegli le parole. Elimina quanto puoi eliminare senza alterare il senso della frase. A volte crediamo che certe parole siano più importanti di quanto non siano in realtà.&lt;/p>
&lt;p>Fai anche sufficientemente attenzione agli avverbi. Solitamente appesantiscono le frasi e probabilmente non servono neanche quanto pensi.&lt;/p>
&lt;p>Aspetta, proviamo a toglierne un po'.&lt;/p>
&lt;p>Fai attenzione agli avverbi. Appesantiscono le frasi e non servono quanto pensi.&lt;/p>
&lt;p>Meglio, no?&lt;/p>
&lt;p>Sii conciso. Il tempo è prezioso, non sprecare quello dei tuoi lettori.&lt;/p>
&lt;h3 id="apertura-e-chiusura">Apertura (e chiusura)&lt;/h3>
&lt;p>La prima impressione conta. &lt;strong>Chi finisce sul tuo articolo decide dalle prime righe se continuare a leggere o meno.&lt;/strong> Il tuo testo può anche contenere una valanga di idee rivoluzionarie, ma a che servono se nessuno le legge?&lt;/p>
&lt;p>Molti dicono che l&amp;rsquo;apertura è la parte più importante: è la tua occasione per fare colpo. E migliore è l&amp;rsquo;impressione che fai sul lettore e più sarà propenso a perdonarti qualche imperfezione qua e là.&lt;/p>
&lt;p>Quindi dedica all&amp;rsquo;apertura il tempo che richiede. Come puoi renderla più intrigante? Cattura chi sta leggendo. &lt;em>Gotta catch &amp;rsquo;em all!&lt;/em> Ciò non significa che devi imbrogliarlo. Piuttosto devi stimolare una curiosità che poi soddisfi nel testo.&lt;/p>
&lt;p>Anche la chiusura può essere rilevante, ma non è necessaria.&lt;/p>
&lt;p>La puoi usare per condensare il succo del discorso e, se lo ritieni opportuno, per inserire quella che nel gergo tecnico si chiama &lt;em>call to action&lt;/em>, una &amp;ldquo;chiamata all&amp;rsquo;azione&amp;rdquo;. Infatti è probabile che chi arriva fino alla fine abbia voglia di saperne di più. Cosa può voler fare a questo punto?&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Benché siano solo il sunto di un sunto, questi che ho elencato mi sono sembrati i principi cardine, almeno dalla prospettiva di un novizio come me.&lt;/p>
&lt;p>Ma non è tutto qui. Si potrebbe parlare di molto altro e se ti interessa approfondire puoi partire dalle risorse che ti lascio a fine articolo. Sono alcune delle migliori che ho trovato (e da cui ho rubato a piene mani 👀).&lt;/p>
&lt;h2 id="il-mio-piano">Il mio piano&lt;/h2>
&lt;p>Ok, belli &amp;lsquo;sti consigli, ma concretamente?&lt;/p>
&lt;p>Il mio piano è banale: &lt;strong>fare pratica intenzionale seguendo questi principi&lt;/strong>. Di seguito le modalità con cui lo sto mettendo in atto.&lt;/p>
&lt;h3 id="1-scrivere-ogni-giorno">#1 Scrivere ogni giorno&lt;/h3>
&lt;p>Prima di tutto la costanza. Questo è il fondamento della mia pratica.&lt;/p>
&lt;p>Potrei decidere infiniti obiettivi, metodi, e tecniche, ma servirebbero a poco senza regolarità. Non mi posso aspettare di migliorare senza un impegno continuo.&lt;/p>
&lt;p>Quindi punto a scrivere almeno 100 parole ogni giorno. È un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/mantra-m0/">obiettivo piccolo&lt;/a> (e quindi sostenibile). Di solito scrivo articoli, newsletter, ma soprattutto note per il mio &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">Zettelkasten&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>È incredibile quanto progresso riesci a fare quando prendi un impegno del genere. Ho iniziato a processare le note su &lt;a href="https://amzn.to/3vxYkkw" target="_blank">21 Lezioni per il XXI secolo&lt;/a> e ho finito la prima passata (5000+ parole!) in pochi giorni. In altri tempi ci avrei messo molto di più.&lt;/p>
&lt;h3 id="2-applicare-i-principi-ai-testi-che-scrivo">#2 Applicare i principi ai testi che scrivo&lt;/h3>
&lt;p>La parte &lt;em>intenzionale&lt;/em> della pratica. Quando scrivo un articolo o una newsletter devo applicare i principi di cui sopra.&lt;/p>
&lt;p>Per &lt;a href="https://natostupido.com/posts/ricordare">ricordarmelo&lt;/a> ho aggiornato il mio template per gli articoli e ho aggiunto una sezione con quello che dovrei fare.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/template.png" class="d-block">
&lt;img src="images/template.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Seguire questi suggerimenti è tutto fuorché naturale. Mi richiede molta attenzione e sono sicuro di violarli di continuo. Tra questi, scrivere la bozza di merda è quello che mi viene più facile seguire. Ciò non significa che io abbia già imparato. Anzi spesso mi ritrovo a fermarmi per editare, quando invece dovrei solo pensare a buttare giù le idee. Però ne sono più consapevole rispetto agli altri e quindi me ne accorgo più facilmente.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-usare-twitter-come-strumento-di-sintesi-forzata">#3 Usare Twitter come strumento di sintesi forzata&lt;/h3>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox">Non uso i social da un po&amp;rsquo;&lt;/a> e &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-valori">non ho intenzione di tornarci in fretta&lt;/a>, però ho ripreso a usare Twitter.&lt;/p>
&lt;p>Twitter è un&amp;rsquo;ottima palestra per allenare la capacità di sintesi, dato che un Tweet può contare 280 caratteri al massimo. La sfida è distillare, in quel breve spazio, il pensiero che voglio comunicare. La parte critica è fare in modo che il Tweet sia comprensibile (quasi) a chiunque, senza bisogno di tesserci un contesto attorno.&lt;/p>
&lt;p>Perché su Twitter e non in privato?&lt;/p>
&lt;p>Beh, con questa scusa parlo anche lì di ciò che mi interessa, promuovo i miei contenuti, e racimolo qualche nuovo adepto per la mia setta. 👹&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, dev&amp;rsquo;essere solo uno strumento di pubblicazione, non di consumo. Per questo motivo non uso direttamente Twitter, ma TweetDeck che ho impostato per visualizzare solo i miei tweet e la casella di scrittura. Niente feed demoniaco succhiatempo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-valori/images/tweetdeck.png" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/letters/social-valori/images/tweetdeck.png"
alt="Il setup di TweetDeck"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il setup di TweetDeck&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Come per tante altre abilità, imparare a scrivere &lt;em>bene&lt;/em> non è facile. Approcciandomi all&amp;rsquo;argomento ho trovato una miriade di consigli su cosa fare e come farlo.&lt;/p>
&lt;p>Da questo calderone ho preso ciò che mi è sembrato essenziale e l&amp;rsquo;ho riassunto in 4 principi. Dopodiché ho delineato il piano di pratica intenzionale che intendo seguire.&lt;/p>
&lt;p>Che altro dire? Buona fortuna a me, sperando che il mio progresso sarà visibile su questo blog e sulla &lt;a href="https://natostupido.com/letter">newsletter&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h2 id="risorse">Risorse&lt;/h2>
&lt;p>Per approfondire tramite alcune delle fonti su cui mi sono basato.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://dilbertblog.typepad.com/the_dilbert_blog/2007/06/the_day_you_bec.html" target="_blank">The Day You Became A Better Writer&lt;/a> — Scott Adams&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.julian.com/guide/write/intro" target="_blank">Writing Handbook&lt;/a> — Julian Shapiro&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.nateliason.com/blog/better-writer" target="_blank">21 Tactics to Help You Become a Better Writer&lt;/a> — Nat Eliason&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://stevecheney.com/on-how-to-be-discovered/" target="_blank">On How to be Discovered&lt;/a> — Steve Cheney&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="http://paulgraham.com/simply.html" target="_blank">Write Simply&lt;/a> — Paul Graham&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/2RibTG0" target="_blank">Everybody Writes&lt;/a> — Ann Handley&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Social, salute, e altre cazzatine</title><link>https://natostupido.com/letters/social-valori/</link><pubDate>Fri, 30 Apr 2021 11:30:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/social-valori/</guid><description>Yo people. Benvenuti in una nuova magica edizione della ProtoNewsletter. È passato quasi un mese dall&amp;rsquo;ultima volta e quindi ora vi tocca sorbirvi una carrellata di aggiornamenti e considerazioni. Let&amp;rsquo;s-a go!
Ciao social Un paio di newsletter fa vi ho raccontato di come avessi deciso di abbandonare i social per un po&amp;rsquo;. E quando dico &amp;ldquo;social&amp;rdquo; intendo tutti i social. Compresi quelli che di solito vengono considerati semplici piattaforme di intrattenimento (looking at you Twitch &amp;amp; YouTube).</description><content:encoded>&lt;p>Yo people. Benvenuti in una nuova magica edizione della ProtoNewsletter. È passato quasi un mese dall&amp;rsquo;ultima volta e quindi ora vi tocca sorbirvi una carrellata di aggiornamenti e considerazioni. &lt;em>Let&amp;rsquo;s-a go!&lt;/em>&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/13Vb4FWqXtjP3y/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/13Vb4FWqXtjP3y/giphy.gif"
alt="let&amp;#39;s go"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="ciao-social">Ciao social&lt;/h2>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox">Un paio di newsletter fa&lt;/a> vi ho raccontato di come avessi deciso di abbandonare i social per un po&amp;rsquo;. E quando dico &amp;ldquo;social&amp;rdquo; intendo &lt;em>tutti&lt;/em> i social. Compresi quelli che di solito vengono considerati semplici piattaforme di intrattenimento (looking at you Twitch &amp;amp; YouTube).&lt;/p>
&lt;p>All’inizio l’obiettivo minimo era di staccare per una settimana. In quella newsletter ero già alla seconda e dicevo che stavo pianificando di reintrodurre qualche goccia di social confinata a momenti specifici. Poi mi sono detto che potevo tirare avanti almeno per un mese. Ad oggi ne sono passati più di due (wtf?) e non ho ancora reintrodotto proprio un bel niente.&lt;/p>
&lt;p>Il bello è che non ne sento il bisogno. Anche il riflesso istintivo che mi spingeva a cercare di aprire Instagram e Twitter è scomparso. L&amp;rsquo;unico momento in cui ho pensato di tornare a usare YouTube/Twitch è stato quando sono rimasto bloccato a letto un paio di giorni in uno stato fisico che non mi invogliava a fare nient&amp;rsquo;altro. Alla fine, invece, ho ripreso a guardare Adventure Time.&lt;/p>
&lt;p>Questa mancanza di bisogno mi ha portato a una riflessione. Più o meno consciamente ho sempre dato per assodato il mio utilizzo dei social, come se fossero indispensabili. E parlando con altri mi è sembrato un sentimento condiviso. Però, a fronte della mancanza di sofferenza quasi totale, mi sono chiesto: quante altre cose riteniamo necessarie anche se poi non lo sono?&lt;/p>
&lt;h2 id="valori-e-dissonanza">Valori e dissonanza&lt;/h2>
&lt;p>&lt;a href="https://natostupido.com/letters/testa-sotto-sabbia">Nella scorsa newsletter&lt;/a> vi consigliavo &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=LMWUwy_rOhw" target="_blank">un bellissimo episodio&lt;/a> di Not Overthinking da cui era nata anche l&amp;rsquo;idea per &lt;a href="https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro/">un articolo&lt;/a>. Sempre in quell&amp;rsquo;episodio si parlava dell&amp;rsquo;utilità di analizzare e/o definire i propri valori. Chiarire quali sono le cose che ritieni più importanti ti fornisce una bussola che puoi usare per orientare le tue scelte. Potresti scoprire che stai ignorando alcuni dei tuoi valori o che stai spendendo troppe energie in attività che non contribuiscono ad alcuno di essi.&lt;/p>
&lt;p>Non ci sono regole particolari su come fare questo esercizio. Io per esempio mi sono fermato a riflettere e:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>ho stilato una lista di potenziali valori che considero importanti (e.g. &lt;em>Salute&lt;/em>)&lt;/li>
&lt;li>ho scritto, per ognuno di questi, cosa significa per me (e.g. non avere dolori o malattie, sentirmi bene)&lt;/li>
&lt;li>ho unito e riformulato quanto avevo scritto finché non mi sono sentito soddisfatto&lt;/li>
&lt;li>ho elencato, per ogni valore, le macro-azioni in cui si traduce&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Alla fine mi sono ritrovato con quatto valori principali. Mi sono reso conto che buona parte delle mie energie è diretta verso tre di questi, mentre sto investendo troppo poco in quello della &amp;ldquo;Salute&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Salute per me si traduce in:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Avere un&amp;rsquo;alimentazione sana&lt;/li>
&lt;li>Fare esercizio fisico&lt;/li>
&lt;li>Agire velocemente su eventuali problemi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Sul primo punto penso di cavarmela già ora. Una cosa in meno di cui preoccuparmi. Non posso dire lo stesso degli altri. A cominciare dalla tendenza a &lt;a href="https://natostupido.com/letters/testa-sotto-sabbia">ignorare i problemi&lt;/a> (anche di salute), fino ad arrivare alla sedentarietà.&lt;/p>
&lt;p>Questo esercizio di riflessione è servito a puntare i riflettori sulla dissonanza tra aspirazioni e azioni. Non ne ero all&amp;rsquo;oscuro, ma fa più effetto quando riconosci razionalmente che stai ignorando qualcosa che credi importante.&lt;/p>
&lt;p>Che ho fatto?&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Mi sono andato a rileggere le &lt;a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/physical-activity" target="_blank">linee guida ufficiali&lt;/a> sull&amp;rsquo;attività fisica per capire cosa consiglia la comunità scientifica.&lt;/li>
&lt;li>Ho ripreso a uscire per camminare almeno un&amp;rsquo;ora al giorno per 5 giorni a settimana, cosa che non facevo da un po&amp;rsquo;. Tra l&amp;rsquo;altro è un&amp;rsquo;attività che mi piace visto che è una buona occasione per ascoltare podcast.&lt;/li>
&lt;li>Mi sono messo alla ricerca di una routine di allenamento. Vorrei qualcosa di minimale in modo che sia semplice farlo con costanza. Ancora non ho trovato niente che mi convince.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Insomma, qualcosa si è smosso ma c&amp;rsquo;è ancora un po&amp;rsquo; di strada da fare. In ogni caso, vi consiglio di provare a eseguire questo esercizietto. Magari scoprite qualche dissonanza anche in voi.&lt;/p>
&lt;h2 id="etcetera-etcetera">Etcetera etcetera&lt;/h2>
&lt;p>Riprenderò a usare Twitter.&lt;/p>
&lt;p>Fermi. Non sto contraddicendo quanto detto all&amp;rsquo;inizio. Lasciatemi spiegare.&lt;/p>
&lt;p>Da qualche settimana ho deciso che voglio migliorare come scrivo e l&amp;rsquo;ho accennato in &lt;a href="https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/">uno degli ultimi articoli&lt;/a>. Nel mio piano c&amp;rsquo;è anche l&amp;rsquo;allenamento della capacità di sintesi.&lt;/p>
&lt;p>Twitter è un&amp;rsquo;ottima palestra da questo punto di vista. Un Tweet ti forza a condensare il pensiero che vuoi esprimere in 280 caratteri, che è pochissimo. Non c&amp;rsquo;è lo spazio per costruire un discorso e la sfida è essere comprensibile anche a chi non possiede il tuo stesso contesto.&lt;/p>
&lt;p>Quindi sì, voglio riprendere a usare Twitter, ma solo come strumento di &lt;em>pubblicazione&lt;/em>. Non ho intenzione di mettermi a guardare il feed. Infatti, per eliminare la tentazione, ho impostato TweetDeck per visualizzare solo i miei post e la casella di scrittura.&lt;/p>
&lt;p>Oh, se non vi siete ancora disintossicati dai social e volete iniziare a seguirmi questa è una buona occasione per farlo: &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/" target="_blank">@natostupido&lt;/a> 👀&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/tweetdeck.png" class="d-block">
&lt;img src="images/tweetdeck.png"
alt="TweetDeck"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il setup di TweetDeck&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;hr>
&lt;p>Ho ripreso a meditare. A dire la verità avevo cominciato un bel po&amp;rsquo; di tempo fa quando ho scoperto l&amp;rsquo;app &lt;a href="https://meditofoundation.org/medito-app" target="_blank">Medito&lt;/a>. Avevo anche scritto &lt;a href="https://natostupido.com/posts/meditazione/">un articolo&lt;/a> su cosa sa oggi la scienza degli effetti della meditazione. Alla fine ero durato solo qualche settimana. Ora ho deciso di riprendere.&lt;/p>
&lt;p>Che dire, ogni volta che ricomincio torna la frustrazione di scoprire quanto poco controllo abbiamo sui nostri pensieri.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Ho iniziato e finito &lt;a href="https://www.amazon.it/How-Take-Smart-Notes-Nonfiction/dp/1542866502" target="_blank">How to Take Smart Notes&lt;/a>. Parla di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">Zettelkasten&lt;/a>, conferma quello che già sapevo e lo espande. È diretto a chi scrive non-fiction, quindi saggi, tesi, articoli. Una delle idee più interessanti che porta è il capovolgimento del processo di scrittura.&lt;/p>
&lt;p>Siamo abituati a un processo top-down del tipo:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>iniziamo scegliendo il tema&lt;/li>
&lt;li>ci informiamo&lt;/li>
&lt;li>scriviamo il testo da pubblicare&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Ahrens propone un metodo bottom-up in cui i testi vengono prodotti organicamente a partire da ciò che ci interessa:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>esploriamo i nostri interessi → questi esistono a prescindere dagli obiettivi di scrittura ed evolvono nel tempo&lt;/li>
&lt;li>usando i nostri interessi come guida ci informiamo e scriviamo note regolarmente&lt;/li>
&lt;li>in maniera naturale si creeranno aggregati di note che ruotano attorno a vari temi → a questo punto ci basta assemblarle in un testo pubblicabile&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>In questo modo non c&amp;rsquo;è più bisogno di avere le idee chiare già dall&amp;rsquo;inizio e di partire da un foglio bianco in fase di scrittura. Gli interessi ti guidano e le note fungono da testo quasi scritto che deve solo essere rifinito.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Ho iniziato a usare &lt;a href="https://dynalist.io/why" target="_blank">Dynalist&lt;/a>. La tragica realtà è che voglio usarlo ma non mi serve. Per ora ci tengo un paio di liste, ma sono dolorosamente cosciente che non abbia senso. È uno strumento sconnesso da quelli che già uso. Mi piacerebbe che Notion implementasse qualcosa di simile. Ma non si può avere tutto dalla vita, no? &lt;em>#firstWorldProblems&lt;/em>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>E poi…&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>ho ripreso ad ascoltare il podcast di Tim Ferriss dopo eoni che non lo facevo. Mi è piaciuto &lt;a href="https://tim.blog/2021/03/30/adam-gazzaley-2/" target="_blank">questo episodio&lt;/a>.&lt;/li>
&lt;li>ho iniziato a leggere &lt;a href="https://www.amazon.it/First-20-Hours-Learn-Anything/dp/0670921920" target="_blank">The First 20 Hours&lt;/a>, che mi fa ricordare quanto io non sappia fare pratica intenzionale.&lt;/li>
&lt;li>sto processando le note di &lt;a href="https://www.amazon.it/Lezioni-secolo-Yuval-Noah-Harari/dp/883010082X" target="_blank">21 Lezioni per il XXI secolo&lt;/a>. Vi lascio con una riflessione tratta dal libro:&lt;br>
&lt;em>Internet ha stravolto il mondo e le democrazie non si sono ancora adattate, figuriamoci come dovrebbero fare per affrontare le nuove tecnologie. La maggior parte delle persone non le capisce. Questo vale sia per i politici che per gli elettori. Come potrebbero mai scegliere in maniera sensata?&lt;/em>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🏺 Mi è capitato di chiedermi ogni tanto se sia meglio puntare sulla qualità o sulla quantità. Ci ho pensato di recente dato che, come accennavo parlando di Twitter, voglio migliorare nella scrittura. In uno degli ultimi articoli faccio qualche riflessione e provo a tirare le somme:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/">Oscillando tra qualità e quantità&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>🏦 Come già dicevo in &lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/">un altro articolo&lt;/a> è raro sapere qualcosa in materia di finanza personale se non ce ne preoccupiamo in prima persona. Questo vale più che mai per il mondo degli investimenti, che di solito appare super complesso. Certe parti lo sono, ma chi dice che dobbiamo conoscerle?&lt;/p>
&lt;p>Io, per esempio, seguo una semplice regola per investire i miei soldi:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/come-investo/">La regola di Warren Buffett, ovvero come investo i miei soldi&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📒 Con la scusa di voler pubblicare delle note, ho digitalmente rispolverato &lt;em>The Dip&lt;/em>. L&amp;rsquo;avevo letto quando ancora non prendevo note dai libri e quindi ne avevo dimenticato gran parte. Mi è servito sia come ripasso sia per aggiungere qualche nota al mio Zettelkasten. Conto di fare lo stesso con altri libri che ho letto in passato.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/the-dip/">The Dip — Seth Godin&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La regola di Warren Buffett, ovvero come investo i miei soldi</title><link>https://natostupido.com/posts/come-investo/</link><pubDate>Sun, 25 Apr 2021 10:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/come-investo/</guid><description>Io investo regolarmente ma non ci penso per il 99,97% del mio tempo. Come faccio? Seguo una regola semplicissima.</description><content:encoded>&lt;p>Io investo regolarmente ma non ci penso per il 99,97% del mio tempo.&lt;/p>
&lt;p>Potrebbe suonare strano se credi che sia una faccenda complessa. Magari presunte aziende di investimenti ti bombardano di spam e hai sviluppato una repulsione istintiva. Oppure immagini che sia necessario diventare esperti e buttare le giornate a guardare grafici e fare trading.&lt;/p>
&lt;p>Nah. Non fa per me.&lt;/p>
&lt;p>Io seguo una regola semplicissima che ho rubato dal &lt;em>magico&lt;/em> Warren Buffett. Il suo consiglio, per chiunque non abbia intenzione di dedicarsi attivamente all&amp;rsquo;ambito finanziario, è di investire in un fondo passivo che replica l&amp;rsquo;indice S&amp;amp;P 500.&lt;/p>
&lt;p>Fondo passivo? Indice? S&amp;amp;P 500? ?? ?&lt;/p>
&lt;p>Calma. È più semplice di quello che sembra. Ma andiamo con ordine.&lt;/p>
&lt;h2 id="indici-e-fondi-passivi">Indici e fondi passivi&lt;/h2>
&lt;p>Sono sicuro che ti è capitato di sentire strani nomi tipo Dow Jones o FTSE MIB. Vengono chiamati in causa da giornali e telegiornali quando si parla dei movimenti della borsa. &amp;ldquo;Il Dow Jones oggi perde 2 punti percentuali&amp;rdquo;. Bene, Dow Jones e FTSE MIB non sono altro che indici.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Un indice è un modo per seguire l&amp;rsquo;andamento di una porzione del mercato.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Mettiamo caso io voglia avere una visione d&amp;rsquo;insieme di come va il &lt;em>mercato delle banane&lt;/em> 🍌 nel tempo. Potrei quindi andare a recuperare tutti i dati di tutte le aziende che commerciano banane e analizzarli. Questo processo però è un po&amp;rsquo; troppo laborioso e dettagliato per i miei gusti. A me interessa avere una visione generale.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;opzione più &lt;em>agile&lt;/em> è di controllare se esiste un indice che può fare al caso mio.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Un indice è un paniere metaforico.&lt;/strong> Più nello specifico è una formula che stabilisce la composizione di questo paniere. È come una ricetta che descrive che cosa fa parte dell&amp;rsquo;indice e in che proporzione. Il valore totale del paniere è un numero che riassume la situazione del mercato in questione.&lt;/p>
&lt;p>Inventiamo un indice per il mercato delle banane. Lo chiamiamo &lt;code>BNaNa&lt;/code> e la sua composizione è:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>40 × Banana Inc.&lt;/li>
&lt;li>30 × Fratelli Banana&lt;/li>
&lt;li>20 × Banana company&lt;/li>
&lt;li>20 × Bana &amp;amp; nana&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Il valore dell&amp;rsquo;indice BNaNa istante per istante si ottiene sommando il valore delle azioni di queste aziende nelle proporzioni specificate. In questo modo non ho bisogno di fare nessuna analisi particolare per capire come sta andando il mercato delle banane. Mi basta guardare il grafico dell&amp;rsquo;andamento dell&amp;rsquo;indice.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/dow-jones.png" class="d-block">
&lt;img src="images/dow-jones.png"
alt="Andamento Dow Jones"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>L&amp;rsquo;andamento del Dow Jones&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Esistono indici di tutti i tipi: per il mercato dell&amp;rsquo;energia, per quello delle banche, per il mercato alimentare, per il mercato europeo, per quello cinese, etcetera etcetera.&lt;/p>
&lt;p>Tra i più conosciuti ci sono:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Dow Jones Industrial Average: l&amp;rsquo;abbiamo citato sopra e traccia 30 grosse aziende statunitensi&lt;/li>
&lt;li>FTSE MIB: è l&amp;rsquo;indice principale del mercato italiano e traccia 40 grosse aziende italiane&lt;/li>
&lt;li>MSCI World: come suggerisce il nome è un indice che cerca di riassumere l&amp;rsquo;andamento dell&amp;rsquo;economia globale&lt;/li>
&lt;li>Standard and Poor&amp;rsquo;s 500 (aka S&amp;amp;P 500): viene spesso usato come media di riferimento per il mercato USA visto che comprende le 500 compagnie statunitensi a più alta capitalizzazione, cioè quelle che valgono di più sul mercato&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Quest&amp;rsquo;ultimo è quello nominato da Buffett, il quale ci sta quindi consigliando di investirci. Il problema è che non si può investire direttamente in un indice. Come abbiamo visto, un indice è una formula che dà un numero come risultato. Non è un&amp;rsquo;entità che possiamo comprare.&lt;/p>
&lt;p>È qui che entrano in gioco i &lt;strong>fondi passivi&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Un &lt;strong>fondo&lt;/strong> è un sistema di investimento collettivo in cui il denaro di più investitori viene usato per comprare asset come azioni, obbligazioni, valute, materie prime, etc.&lt;/p>
&lt;p>Un fondo si dice &lt;strong>passivo&lt;/strong> quando le decisioni su cosa comprare e vendere non vengono prese da persone, ma replicando la composizione di un indice.&lt;/p>
&lt;p>Un fondo passivo che replica il nostro BNaNa acquisterà e venderà azioni per fare in modo di avere, in proporzione, la stessa composizione dell&amp;rsquo;indice BNaNa. Allo stesso modo, un fondo passivo che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500 farà in modo di avere, in proporzione, la stessa composizione dell&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500.&lt;/p>
&lt;p>Non c&amp;rsquo;è nessuna logica mistica, è una semplice copia.&lt;/p>
&lt;p>Abbiamo ora tutti gli elementi per capire la regola di Buffett, che ci consiglia di investire in un fondo passivo basato sull&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500. In sostanza ci sta dicendo di scommettere che l&amp;rsquo;andamento del mercato statunitense sarà positivo sul lungo termine.&lt;/p>
&lt;p>A questo punto però potrebbe sorgere qualche dubbio. Perché dovrei accontentarmi di un fondo &lt;em>passivo&lt;/em> che segue ciecamente la media di mercato? Perché non investire in un fondo &lt;em>attivo&lt;/em>, gestito da esseri umani competenti e in grado di farmi guadagnare più della media?&lt;/p>
&lt;p>Per rispondere a queste domande chiamiamo in causa di nuovo Buffett.&lt;/p>
&lt;h2 id="una-scommessa-da-un-milione-di-dollari">Una scommessa da un milione di dollari&lt;/h2>
&lt;p>Nel lontano 2007, Warren Buffett scommette un milione di dollari.&lt;/p>
&lt;p>Certo, bisogna ammettere che un milione di dollari non è poi così tanto per uno degli uomini più ricchi al mondo. Ma Mr. Warren non è interessato ai soldi, che comunque avrebbe poi donato in beneficenza. Vuole dimostrare qualcosa. Vuole provare che i fondi &lt;em>attivi&lt;/em> non sono convenienti. La scommessa infatti recita (&lt;em>più o meno&lt;/em>):&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Scegliete un paniere di fondi attivi a vostro piacimento. Io sceglierò invece un fondo passivo che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500. Scommetto 1.000.000$ che, in 10 anni, il fondo che ho scelto avrà un rendimento maggiore.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>A raccogliere la scommessa arriva un&amp;rsquo;azienda che si chiama (chiamava?) Protégé Partners. Mestiere: investire in fondi.&lt;/p>
&lt;p>Ora, qualsiasi persona sana di mente riterrebbe tale scommessa totalmente folle e sbilanciata. Da una parte c’è un fondo che segue la media di mercato. Dall’altra c’è un paniere di fondi attivi, scelti da un&amp;rsquo;azienda che lo fa di mestiere e gestiti da persone in carne e ossa che analizzano e studiano il mercato per capire dove investire. Persone pagate proprio per fare in modo che le performance siano migliori della media.&lt;/p>
&lt;p>Che senso avrebbe altrimenti pagare le alte commissioni di un fondo attivo, se questo rende come la media o addirittura peggio della media? Nessuno.&lt;/p>
&lt;p>Eppure questa è la scommessa di Buffett.&lt;/p>
&lt;p>E l&amp;rsquo;ha vinta.&lt;/p>
&lt;p>Nei 10 anni della scommessa il fondo scelto da Buffett fece in media il 7,1% annuo. Il paniere di fondi scelti da Protégé solo il 2,2%. Ma che senso ha? Perché fondi gestiti attivamente fanno peggio della media di mercato? Alcune ragioni:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Battere la media in maniera costante è &lt;strong>estremamente difficile&lt;/strong>, anche per gli esperti&lt;/li>
&lt;li>Spesso chi gestisce un fondo è pressato a investire più o meno come la media. Un gestore troppo eccentrico potrebbe indisporre gli investitori e spingerli a ritirare i soldi dal fondo&lt;/li>
&lt;li>Per potere pagare le persone che ci lavorano, i fondi attivi hanno commissioni elevate che vanno a impattare sui rendimenti netti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Analizziamo, per esempio, che influenza avrebbe un&amp;rsquo;ipotetica commissione annua del 2% su un investimento di 10.000€.&lt;/p>
&lt;p>Facciamo finta di avere investito 10 anni fa in un fondo passivo che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500. In questo periodo di mercato folle il rendimento annuo è stato del 13% circa (assumendo di reinvestire i dividendi). Questo significa che dopo 10 anni i nostri 10.000€ sono diventati circa 34.000€.&lt;/p>
&lt;p>Ora immaginiamo di avere investito la stessa somma in un fondo attivo con lo stesso rendimento totale ma a cui abbiamo pagato ogni anno una commissione del 2%. Il rendimento netto è quindi dell'11% e alla fine dei 10 anni ci ritroviamo circa 28.000€. Significa che &lt;strong>abbiamo perso 6000€ a causa delle commissioni&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>E per via dell&amp;rsquo;interesse composto la situazione diventa tanto più tragica quanto più passa il tempo. Dopo altri 10 anni con gli stessi rendimenti saremmo arrivati a ~115.000€ da una parte e a ~80.000€ dall&amp;rsquo;altra. T r e n t a c i n q u e m i l a euro di differenza.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/chart-13v11.png" class="d-block">
&lt;img src="images/chart-13v11.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>A meno che il fondo attivo in questione non faccia &lt;strong>molto&lt;/strong> meglio della media, non riuscirà mai ad essere più conveniente di un fondo passivo che in confronto ha commissioni minuscole.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-faccio-io-e-alternative">Cosa faccio io e alternative&lt;/h2>
&lt;p>Come accennato all&amp;rsquo;inizio, io seguo il consiglio di Buffett alla lettera e investo in un ETF a bassissimo costo che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500.&lt;/p>
&lt;p>ETF significa &lt;strong>Exchange-Traded Fund&lt;/strong> e indica un fondo le cui quote vengono scambiate sul mercato come se fossero azioni di aziende. Ciò si contrappone ai fondi regolari a cui si aderisce affidando i propri soldi direttamente al fondo.&lt;/p>
&lt;p>Nella pratica ogni mese vado nella sezione trading del sito della mia banca e compro qualche quota dell&amp;rsquo;ETF che ho scelto.&lt;/p>
&lt;p>Ormai lo faccio da un bel po&amp;rsquo; di tempo e l&amp;rsquo;unica cosa di cui mi &amp;ldquo;pento&amp;rdquo; è di non avere iniziato prima. La mia teoria era che valesse la pena aspettare una crisi in modo da poter comprare basso. Il mercato infatti era, ed è, in folle ascesa e non fa che ridefinire continunamente il massimo assoluto. La crisi non è mai arrivata. Neanche l&amp;rsquo;impatto del COVID è durato molto. C&amp;rsquo;è stato un momento di discesa, ma la situazione si è stabilizzata dopo pochi mesi. Già ad agosto 2020 eravamo tornati ai livelli pre-caduta.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/covid-sp500.png" class="d-block">
&lt;img src="images/covid-sp500.png"
alt="COVID S&amp;amp;P 500"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Chissà quando arriverà la prossima recessione. Forse ci siamo vicini ora che i paesi devono riprendersi da una pandemia che non è ancora finita e che non sappiamo come andrà.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, questo è quello che faccio personalmente. Di alternative ce ne sono a bizzeffe. Ci sono moltissimi altri indici tra cui scegliere, tipo l&amp;rsquo;MSCI World che citavamo prima e che è ancora più diversificato.&lt;/p>
&lt;p>Oppure ci si può affidare ad aziende che fanno &lt;em>robo-investing&lt;/em> aka &lt;em>robo-advising&lt;/em>, cioè investimenti basati su consigli automatici. I robot del caso sono software che costruiscono portafogli per i clienti tramite algoritmi e regole matematiche.&lt;/p>
&lt;p>Il robo-investing si piazza a metà tra i fondi attivi e quelli passivi. Le commissioni sono più basse rispetto a un fondo attivo e più alte rispetto a uno passivo. L&amp;rsquo;intervento umano è limitato, ma ci sono comunque dei costi da pagare. Per esempio &lt;a href="https://www.betterment.com/" target="_blank">Betterment&lt;/a>, un&amp;rsquo;azienda statunitense di robo-advising, chiede una commissione dello 0,25%. Tale commissione è in aggiunta alle eventuali commissioni dei fondi che faranno parte del portafoglio di investimento. Quindi se i fondi nel tuo portafoglio hanno una commissione totale dello 0,10%, ogni anno pagherai lo 0,35%.&lt;/p>
&lt;p>Le soluzioni di robo-investing sono ideali per chi vuole evitare i fondi attivi ma non vuole gestire i propri investimenti da solo. Il problema è che, a quanto ne so, in Italia non c&amp;rsquo;è nessuno che offre tariffe simili.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra opzione è di affidarsi a un consulente finanziario indipendente. Ripeto: consulente finanziario &lt;strong>indipendente&lt;/strong>. Non vale quindi andare a farsi consigliare in banca a causa dell&amp;rsquo;inevitabile conflitto di interessi. Il consulente bancario è pagato per proporti investimenti che convengono alla banca ma che non è detto che siano ideali per te.&lt;/p>
&lt;p>Un consulente indipendente, invece, non è legato a nessuna istituzione finanziaria e viene pagato direttamente da te. Ha quindi tutto l&amp;rsquo;interesse a consigliarti ciò che ritiene sia meglio per la tua situazione. Certo, sempre ammettendo che sia competente.&lt;/p>
&lt;h2 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Il passo naturale &lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/">dopo aver preso in mano la tua situazione finanziaria&lt;/a> è di iniziare a investire. In questo articolo ho esposto la mia strategia, che consiste nell&amp;rsquo;applicare il consiglio di Warren Buffett.&lt;/p>
&lt;p>Riassumendo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Un indice rappresenta la media di un mercato&lt;/li>
&lt;li>Un fondo passivo si limita a replicare un indice e quindi ha costi molto più bassi di un fondo attivo&lt;/li>
&lt;li>Buffett consiglia ai &amp;ldquo;non addetti ai lavori&amp;rdquo; di investire in un fondo passivo che replica l&amp;rsquo;S&amp;amp;P 500&lt;/li>
&lt;li>Tra le alternative c&amp;rsquo;è il robo-investing (ancora non molto conveniente in Italia) e i consulenti finanziari indipendenti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Non era poi così difficile, no?&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Oscillando tra qualità e quantità</title><link>https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/</link><pubDate>Fri, 16 Apr 2021 22:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/quantita-qualita/</guid><description>Quantità e qualità. Su cosa puntare? Me lo chiedo anch&amp;rsquo;io di tanto in tanto, per esempio negli ultimi tempi. In questo articolo qualche riflessione sull&amp;rsquo;argomento.</description><content:encoded>&lt;p>Qualità e quantità. Su cosa puntare?&lt;/p>
&lt;p>Me lo chiedo anch&amp;rsquo;io ogni tanto. Ad essere onesto non mi sento particolarmente perfezionista o portato alla qualità. Me ne frego se c&amp;rsquo;è qualche difettuccio.&lt;/p>
&lt;p>La risposta quindi è &lt;em>quantità&lt;/em>?&lt;/p>
&lt;p>Uno dei miei obiettivi ultimamente è di imparare a scrivere. Nella pratica significa aumentare la qualità degli articoli che pubblico.&lt;/p>
&lt;p>Ah, allora la risposta è &lt;em>qualità&lt;/em>, giusto?&lt;/p>
&lt;p>🤷‍♂️&lt;/p>
&lt;h2 id="la-diatriba">La diatriba&lt;/h2>
&lt;p>Come fanno tutti i bravi bambini del XXI secolo, quando ho un dubbio cerco su internet. Se voglio imparare a scrivere cerco informazioni su come scrivere meglio. Ne ho trovati di consigli, di tanti tipi. Alcuni, discordanti tra loro, ruotano attorno al magico scontro tra qualità e quantità. Scontro che si estende ben oltre il campo della scrittura. Diciamo pure a qualsiasi percorso di sviluppo di abilità e competenze.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è chi dice che &lt;strong>devi fare qualità&lt;/strong>. Devi pubblicare solo il meglio del meglio. Quando pubblichi un articolo su un tema dev&amp;rsquo;essere il migliore articolo sul tema. C&amp;rsquo;è chi dice che &lt;strong>devi fare quantità&lt;/strong>. Scrivi scrivi scrivi. Pubblica e rimettiti a scrivere. Altrimenti non arriverai mai alla qualità.&lt;/p>
&lt;p>Nel tempo mi sono trovato d&amp;rsquo;accordo sia con l&amp;rsquo;una che con l&amp;rsquo;altra opinione. Sono schizofrenico? Forse, ma non c&amp;rsquo;entra in questo caso. È che soffro ancora del bias dell&amp;rsquo;autorità e quando vedo qualcuno che mi sembra competente mi viene da pensare che abbia ragione.&lt;/p>
&lt;p>A scuola, in un certo senso, ci hanno abituato alla qualità. Devi prendere il voto buono. Se non prendi il voto buono sei marchiato, fa media, ti rovina la pagella, i tuoi genitori si arrabbiano e ti tolgono la paghetta. La quantità è lasciata alla libertà dello studente di fare pratica a casa. Il che presuppone che lo studente sappia fare pratica (figurati). Insomma, alla fine ti rimane un po&amp;rsquo; quest&amp;rsquo;idea che ciò che conta è la qualità.&lt;/p>
&lt;p>Sempre rimanendo nell&amp;rsquo;ambito didattico c&amp;rsquo;è poi questo racconto che, giuro, trovi ovunque. Non ricordo nemmeno dove l&amp;rsquo;ho letto la prima volta. Forse in un libro. Mi sono messo a cercare per capire quale fosse la mia fonte originaria ma poi mi sono detto: chi me lo fa fare? che cambia? tanto si trova ovunque.&lt;/p>
&lt;p>Il racconto fa tipo così:&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è un corso di ceramica. Uno di quelli in cui ti insegnano a fare i vasi. Tu ti siedi, c&amp;rsquo;è la cosa che gira, e poi parte la canzone di &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ghost_-_Fantasma" target="_blank">Ghost&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>All&amp;rsquo;inizio di tale corso l&amp;rsquo;istruttore decide di dividere gli alunni in due. Non nel senso che macella le persone tagliandole a metà. Crea due gruppi. Dice agli alunni del primo gruppo che saranno giudicati in base alla qualità del singolo vaso che porteranno. Obiettivo: best vaso ever. Agli alunni del secondo gruppo dice invece che saranno giudicati sulla quantità. Possono portare quanti vasi vogliono e il voto dipenderà dal peso. Obiettivo: produrre a raffica, yuhuuu.&lt;/p>
&lt;p>Arriva la fine del corso e il fatidico momento delle valutazioni. &lt;strong>I migliori prodotti sono tutti nel &amp;ldquo;gruppo quantità&amp;rdquo;.&lt;/strong> &lt;em>First reaction shock.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>La quantità ha portato alla qualità.&lt;/p>
&lt;h2 id="nel-mezzo">Nel mezzo&lt;/h2>
&lt;p>Come in tante cose (tutte?) la verità sta un po&amp;rsquo; qui e un po&amp;rsquo; lì. Affermare con certezza &amp;ldquo;bisogna fare X&amp;rdquo; o &amp;ldquo;bisogna fare Y&amp;rdquo; significa presentare una prospettiva al più parziale. Dobbiamo piuttosto capire quali sono i casi e gli obiettivi specifici.&lt;/p>
&lt;p>Se sei una persona che è già a un buon livello di abilità e il tuo obiettivo è proiettare questa immagine, probabilmente ha senso il consiglio di puntare sulla qualità. Al posto di sparare 3 articoli così così, ti concentri per farne uno supermegabello che attira infinite persone e poi diventi famoso ricco e tutti ti vogliono abbracciare (dopo il covid).&lt;/p>
&lt;p>Se invece sei una persona che si trova sulla strada dell&amp;rsquo;apprendimento, tipo i novizi del corso di ceramica o io con la scrittura, allora sembra avere più senso puntare sulla quantità, specialmente se unita a una qualche forma di pratica intenzionale.&lt;/p>
&lt;p>Quando facciamo queste valutazioni però, e dirò una cosa banale, &lt;strong>dobbiamo anche stare attenti ai confini dell&amp;rsquo;esperienza&lt;/strong>. Mettiamo caso tu sia una pallavolista fenomenale. Sul campo le tue giocate sono perfette. Altissima qualità. Questo non significa però che se aprissi un blog sulla pallavolo la cosa migliore da fare sarebbe puntare sulla qualità. Una cosa è sapere giocare, un&amp;rsquo;altra è saperne scrivere.&lt;/p>
&lt;p>E infine ricordiamoci, &lt;a href="https://natostupido.com/notes/semina-come-un-artista/#1-non-devi-essere-un-genio">come suggerisce&lt;/a> il caro Austin Kleon, che qualità e mediocrità non sono stati binari. Non c&amp;rsquo;è un interruttore, né una linea di demarcazione netta. Sono punti su uno spettro. Strategia vincente: fare di tutto per muoversi nella direzione della qualità. E più pratica significa più opportunità di sbagliare, apprendere, e migliorare.&lt;/p>
&lt;p>Poi, in ogni caso, non tutta la merda che produci deve per forza diventare pubblica, ma almeno la produci per esercizio. Dal canto mio io la pubblico la merda di solito, tanto che me ne frega, se non ti piace non la leggi e ci siamo visti. Possiamo restare amici lo stesso.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Con questo articolo di riflessione introspettiva e pseudo-catartica ho capito e deciso che mi tocca puntare sulla quantità. Che dire, aspettati altro letame.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>The Dip — Seth Godin | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/the-dip/</link><pubDate>Sat, 03 Apr 2021 21:39:14 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/the-dip/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 The Dip propone un&amp;rsquo;idea che ho trovato interessante soprattutto perché va contro il &amp;ldquo;sapere comune&amp;rdquo;. Spesso sentiamo dire, o diciamo noi stessi, che per avere successo (qualsiasi cosa questo significhi) dobbiamo perseverare e non abbandonare mai. Chi abbandona fallisce.
Godin invece suggerisce che il vero vantaggio competitivo non sta nel perseverare ciecamente, ma nell&amp;rsquo;imparare a capire quando conviene abbandonare e quando persistere.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/2PpkEgY" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>The Dip propone un&amp;rsquo;idea che ho trovato interessante soprattutto perché va contro il &amp;ldquo;sapere comune&amp;rdquo;. Spesso sentiamo dire, o diciamo noi stessi, che per avere successo (qualsiasi cosa questo significhi) dobbiamo perseverare e non abbandonare mai. Chi abbandona fallisce.&lt;/p>
&lt;p>Godin invece suggerisce che &lt;strong>il vero vantaggio competitivo non sta nel perseverare ciecamente, ma nell&amp;rsquo;imparare a capire quando conviene abbandonare e quando persistere&lt;/strong>. Nel libro cerca di spiegare come si fa.&lt;/p>
&lt;p>Importante è anche il tema del bisogno di diventare &lt;em>migliori al mondo&lt;/em>, soprattutto considerato che &amp;ldquo;mondo&amp;rdquo; è un concetto piuttosto flessibile.&lt;/p>
&lt;p>Il libro è molto piccolo e probabilmente lo sarebbe potuto essere anche di più, dato che alcune idee sono ripetute. In ogni caso si merita almeno una lettura veloce da parte di chiunque sia interessato ad imparare una potenziale strategia per affrontare il lavoro (e la vita?) o abbia semplicemente voglia di sentire una prospettiva diversa dal solito &lt;em>persevera che ce la fai&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h2 id="riassunto-e-note-">Riassunto e note 📓&lt;/h2>
&lt;p>Una famosa citazione di Vince Lombardi recita:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Winners never quit and quitters never win&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>In realtà è una cavolata. Chi vince abbandona spesso: abbandona le cose giuste al momento giusto.&lt;/p>
&lt;p>Più in generale, è un vantaggio competitivo saper perseverare più degli altri quando vale la pena e saper mollare in fretta quando non è così.&lt;/p>
&lt;h3 id="essere-il-migliore-al-mondo">Essere il migliore al mondo&lt;/h3>
&lt;p>In molti ambiti della vita succede che il vincitore prende tutto (o quasi). Chi arriva primo ha un vantaggio di molto superiore anche rispetto a chi si è classificato poco dopo.&lt;/p>
&lt;p>Questo perché siamo abituati a cercare il meglio: il miglior ristorante della città che stiamo visitando, la migliore persona da assumere, il miglior medico per trattare la specifica patologia.&lt;/p>
&lt;p>E non solo il vincitore prende tutto, ma i posti sul podio sono molto limitati. Perché? Perché la maggior parte delle persone abbandona molto prima di arrivarci.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Che significa migliore al mondo?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La definizione di &lt;em>migliore al mondo&lt;/em> non è da intendere per forza in senso assoluto, ma può significare migliore in un &lt;em>certo&lt;/em> mondo.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;azienda torinese che produce app poterebbe volere il migliore sviluppatore Android, disponibile a stare a Torino, che è in grado di contattare, e che chiede uno stipendio che rientra nel budget previsto.&lt;/p>
&lt;p>Grazie a internet ormai il mondo si allarga e si restringe allo stesso tempo. Il mondo diventa grande perché puoi accedere a qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo diventa piccolo perché nascono sempre più categorie specifiche. Si creano micro-mercati e l&amp;rsquo;obiettivo diventa quindi posizionarsi al vertice di uno di questi.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-curve">3 curve&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>Curva 1: Dip&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/the-dip-curve.jpg" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Inizi qualcosa di nuovo, è divertente e progredisci. Poi inizi una lunga fase calante e di stagnazione: il Dip. Superare questa fase fa la differenza tra il principiante e l&amp;rsquo;esperto. È come un filtro che blocca chi non si impegna abbastanza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Curva 2: il cul-de-sac&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Aka il vicolo cieco. Lavori, ti impegni, ma cambia poco. Non progredisci, c&amp;rsquo;è solo stagnazione. Quando riconosci di essere in un cul-de-sac devi scappare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Curva 3: il dirupo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Curva bonus che rappresenta qualcosa per cui i risultati crescono e crescono fino a quando poi non crolla tutto di botto.&lt;/p>
&lt;p>Esempio: le sigarette. Più fumi e più sei dipendente e alla fine probabilmente ci resti secco.&lt;/p>
&lt;p>Molto raramente si può usare questa curva per descrivere una carriera. È più probabile che ti trovi in una delle altre due.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Nelle cose che vale la pena fare c&amp;rsquo;è quasi sempre un Dip. Il Dip causa la scarsità e la scarsità a sua volta ha un valore. &lt;strong>Se ti rendi conto di stare seguendo la curva del Dip, allora la cosa da fare è perseverare.&lt;/strong> Il Dip è l&amp;rsquo;opportunità per eccellere.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, se ti rendi conto che ti stai avventurando in un&amp;rsquo;area in cui ci sarà un Dip che non vuoi o non sei in grado di affrontare è meglio rinunciare in partenza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Se invece ti rendi conto di essere in un&amp;rsquo;altra curva allora è il momento di abbandonare immediatamente.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Molti, di fronte a un dip, diversificano quando invece dovrebbero sfruttarlo. Diventano mediocri in molte cose piuttosto che eccellenti in una.&lt;/p>
&lt;h3 id="abbandonare-come-strategia-di-lungo-termine">Abbandonare come strategia di lungo termine&lt;/h3>
&lt;p>Spesso, quando le persone abbandonano un Dip è perché considerano solo il breve termine. Per esempio un bambino che abbandona karate non lo fa perché ha considerato attentamente i benefici a lungo termine, ma perché continuare è difficile: gli secca, l&amp;rsquo;istruttore urla, gli allenamenti sono faticosi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il dolore del breve termine ha un&amp;rsquo;impatto spropositato sulle nostre scelte.&lt;/strong> Per cui è importante imparare a prestarci attenzione e a riflettere sul lungo termine.&lt;/p>
&lt;p>Nessuno abbandona una maratona quando è arrivato quasi al termine. La maggior parte abbandona quando ancora il traguardo non si vede: nel Dip.&lt;/p>
&lt;p>Abbandonare, infatti, è una strategia di lungo termine. Quando scegli consciamente di abbandonare lo fai per accantonare la tattica del momento (che non sta funzionando) e dirigere le tue attenzioni verso qualcos&amp;rsquo;altro. Gli obiettivi a lungo termine non cambiano anche se cambi la tattica di breve termine.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Quando stai pensando di abbandonare devi essere sicuro di stare ragionando lucidamente e di non stare invece cedendo al dolore del breve termine.&lt;/strong> Domande da porsi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Sono nel panico?
Non bisogna abbandonare nel panico, non è una scelta lucida. Abbandonare è una scelta che va premeditata. Se sei nel panico aspetta.&lt;/li>
&lt;li>Chi sto cercando di influenzare?
Se stai pensando di abbandonare di solito è perché non ti senti in grado di influenzare qualcuno (per esempio il tuo capo se sei un dipendente, i potenziali acquirenti se fai marketing).
&lt;ul>
&lt;li>Se stai cercando di influenzare una singola persona di solito persistere troppo non serve a niente&lt;/li>
&lt;li>Se stai cercando di influenzare un mercato allora è diverso perché un mercato è fatto di tante menti e molti probabilmente ancora neanche sanno chi sei -&amp;gt; può valere la pena di persistere&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>Che progresso misurabile sto facendo?
Per avere successo devi essere in grado di progredire, anche se poco alla volta. Se c&amp;rsquo;è del progresso di qualche tipo può valere la pena persistere.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Prima di iniziare qualcosa vale la pena di mettere per iscritto le circostanze in cui abbandoneresti. In questo modo stai delineando la tua strategia di abbandono. Ti aiuta ad essere lucido nel caso in cui ti troverai in quelle circostanze.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Nascondere la testa sotto la sabbia</title><link>https://natostupido.com/letters/testa-sotto-sabbia/</link><pubDate>Sat, 03 Apr 2021 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/testa-sotto-sabbia/</guid><description>Hello my friends e benvenuti o bentornati nella mia ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.
Riflettendo su cosa includere in questa puntata, mi è venuto in mente un appunto che avevo preso qualche settimana fa riguardo l&amp;rsquo;inefficienza che dimostro nel gestire alcuni dei miei problemi.
Ho scavato nel disordine delle mie note e l&amp;rsquo;ho trovato. Titolo: Analizzare razionalmente i miei problemi.</description><content:encoded>&lt;p>Hello my friends e benvenuti o bentornati nella mia ProtoNewsletter, il posto in cui condivido spunti, deliri, idee, e ogni tanto consigli di dubbia utilità.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Riflettendo su cosa includere in questa puntata, mi è venuto in mente un appunto che avevo preso qualche settimana fa riguardo l&amp;rsquo;inefficienza che dimostro nel gestire alcuni dei miei problemi.&lt;/p>
&lt;p>Ho scavato nel disordine delle mie note e l&amp;rsquo;ho trovato. Titolo: &lt;em>Analizzare razionalmente i miei problemi&lt;/em>. La cosa interessante è che, oltre a questo appunto di cui avevo memoria, dalla ricerca ne è saltato fuori un altro. Titolo: &lt;em>Ogni volta evito problemi&lt;/em>, data: 22 novembre 2020.&lt;/p>
&lt;p>Fossi stato un essere in grado di provare emozioni, sarebbe risultato opportuno commuoversi per la poetica coerenza di tale apparizione.&lt;/p>
&lt;p>Il fatto che per più di 4 mesi io non abbia agito per cambiare la situazione è anch&amp;rsquo;esso manifestazione dello stesso fenomeno.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono vari (meta-)livelli in questa inception di problemi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>I problemi&lt;/li>
&lt;li>Il problema della cattiva gestione dei problemi&lt;/li>
&lt;li>Il problema della mancata azione per risolvere il problema della cattiva gestione dei problemi&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/problemception.png" class="d-block">
&lt;img src="images/problemception.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Non so se sto riuscendo a spiegarmi, perché neanche io ci sto capendo più niente (quasi). Forse è meglio fare un esempio concreto.&lt;/p>
&lt;p>All&amp;rsquo;incirca un anno fa è spuntato, all&amp;rsquo;interno del mio labbro inferiore, quello che poi avrei scoperto essere un piccolo fibroma. Una specie di pallina senza alcun impatto reale, se non un fastidio più o meno continuo.&lt;/p>
&lt;p>Bene, sapete quand&amp;rsquo;è che sono andato a farlo controllare? A fine agosto. E togliere? A metà novembre. Cioè circa 7 mesi dopo l&amp;rsquo;inizio della cosa. E nemmeno perché io mi sia deciso spontaneamente, ma solo perché l&amp;rsquo;ha notato mia sorella mentre ero a pranzo dai miei, i quali mi hanno caldamente consigliato di andare dal dentista.&lt;/p>
&lt;p>In questa storia il fibroma è il problema concreto, mentre il meta-problema è la mia gestione della faccenda.&lt;/p>
&lt;p>Questa è solo una delle varie occasioni in cui, imitando gli struzzi, ho messo la testa sotto la sabbia. Solo che loro, a dispetto del modo di dire, lo fanno per prendersi cura delle uova e non come tentativo di ignorare i problemi.&lt;/p>
&lt;p>Forse è una manifestazione di qualche &lt;em>&lt;a href="https://www.lesswrong.com/posts/EFQ3F6kmt4WHXRqik/ugh-fields" target="_blank">ugh field&lt;/a>&lt;/em>, forse è una forma di procrastinazione, forse è una speranza istintiva che le cose si risolvano da sole. Non avviene per tutti i problemi. Credo sia correlato a quanto appaiono rimandabili.&lt;/p>
&lt;p>Ma a prescindere da cosa sia e da quali problemi riguardi, la conclusione è la stessa: devo cambiare come mi comporto. &lt;strong>Veramente.&lt;/strong> Da questo punto di vista è utile parlarne in un posto pubblico come la mia newsletter. Mi mette addosso un po&amp;rsquo; di pressione.&lt;/p>
&lt;p>Il piano è di creare una sorta di framework di analisi dei problemi. Una specie di schema da seguire che non mi lasci incertezza sul da farsi. Qualcosa del tipo:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>descrivi il problema&lt;/li>
&lt;li>da quanto esiste?&lt;/li>
&lt;li>a cosa è dovuto?&lt;/li>
&lt;li>sei sicuro che sia per quello?&lt;/li>
&lt;li>e se il motivo fosse un&amp;rsquo;altro? come puoi accertartene?&lt;/li>
&lt;li>cosa puoi fare per risolverlo?&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Questo è più o meno quanto avevo buttato giù nella nota di cui sopra, &lt;em>Analizzare razionalmente i miei problemi&lt;/em>. È ancora da rifinire, ma stavolta prometto di impegnarmi. 🤞 Metto in piedi un sistema per tenermi in riga e poi vedo di pubblicarci un articolo o qualcosa del genere.&lt;/p>
&lt;p>Chissà quanti condividono il mio stesso comportamento da struzzo proverbiale. Non sono il solo, giusto?&lt;/p>
&lt;p>Si accettano suggerimenti da chiunque abbia fatto qualcosa del genere. tyvm&lt;/p>
&lt;h2 id="la-serendipità-dellinternet">La serendipità dell&amp;rsquo;internet&lt;/h2>
&lt;p>Qualche giorno fa ho notato un aumento anomalo degli iscritti a questa newsletter. Spinto dalla curiosità ho preso la mia lente da investigatore e ho fatto qualche indagine. Ho scoperto che tale &lt;a href="https://ciraolo.me/" target="_blank">Andrea Ciraolo&lt;/a> aveva condiviso uno dei miei articoli nella &lt;a href="https://ciraolo.substack.com/p/13" target="_blank">sua, di newsletter&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Il nome non mi era nuovo, ma ci ho messo qualche attimo per collegare i puntini. Ho realizzato che era lo stesso Ciraolo di cui ero solito avere la voce nelle orecchie mentre ascoltavo il neonato &lt;a href="https://www.officine.me/passionepodcast/" target="_blank">Passione Podcast&lt;/a>. Ancora mi ricordo quando si chiedeva se fosse meglio leggere un copione o andare a braccio.&lt;/p>
&lt;p>Era il 2018. Sembra passata una vita.&lt;/p>
&lt;p>Questo piccolo evento mi ha spinto a fermarmi un momento per apprezzare, ancora una volta, la magia digitale che ormai diamo per scontata. Che internet sia anche una macchina di serendipità non è un segreto per nessuno. È quasi un mantra online. Però una cosa è esserne consapevoli, un&amp;rsquo;altra è vederlo succedere in prima persona.&lt;/p>
&lt;p>Per me ha dell&amp;rsquo;incredibile che individui distanti e che non si sono mai parlati si incrocino nel tempo, in maniera del tutto casuale, semplicemente perché condividono qualcosa in rete.&lt;/p>
&lt;h2 id="consumando">Consumando&lt;/h2>
&lt;p>È un po&amp;rsquo; che non scrivo a proposito dei contenuti che consumo, quindi recuperiamo!&lt;/p>
&lt;p>Lato libri mi sto prendendo una pausa dalla saggistica, la prima da quando ho finito di leggere la saga di Geralt di Rivia a &lt;a href="https://natostupido.com/letters/open-loop/#libri-2020">fine dicembre scorso&lt;/a>. Sono all’80% de &lt;a href="https://amzn.to/3duqbdX" target="_blank">Il priorato dell&amp;rsquo;albero delle arance&lt;/a> il quale ha qualche difettuccio qua e là, ma diventa comunque molto coinvolgente.&lt;/p>
&lt;p>Lato podcast vi consiglio invece &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=LMWUwy_rOhw" target="_blank">questo bellissimo episodio&lt;/a> di Not Overthinking in cui si parla di un argomento supernerd e per il quale la maggior parte delle persone prova avversione: l&amp;rsquo;ottimizzazione delle relazioni sociali. Si parla anche dell&amp;rsquo;importanza di rendere espliciti i propri valori e di qualche altra cosa.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox/">stare lontano dai social&lt;/a> mi ha regalato un sacco di tempo libero che ho potuto redirigere verso svaghi più intenzionali. Ho quindi recuperato finalmente la quarta stagione di Rick and Morty (peccato fossero solo 10 episodi) e l&amp;rsquo;anime Welcome to the NHK (che tra l&amp;rsquo;altro si trova direttamente &lt;a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PL1ItUr_NdnjvKIRTPa1jD0CUiztlirsFX" target="_blank">su YouTube&lt;/a>).&lt;/p>
&lt;p>Infine ho apprezzato &lt;a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982213007719" target="_blank">questo riassunto scientifico&lt;/a> su ciò che sappiamo a proposito della memory reconsolidation, cioè il fatto che i nostri ricordi non siano immutabili a dispetto di quanto potremmo pensare.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>📖 Leggere è una delle mie abitudini migliori. Ho deciso di guardarmi indietro per capire che strategie io abbia applicato (più o meno intenzionalmente) per farla diventare parte integrante di quello che sono.&lt;/p>
&lt;p>Ne parlo in un articolo:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/">5 strategie che uso per leggere di più&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>e in un video:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/7FDhIYfChwI" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>💾 La mia memoria è inaffidabile e ciò è risultato, nel corso del tempo, in dimenticanze più o meno gravi. Mi sono trovato quindi ad adottare una serie di strumenti e tecniche che mi aiutassero a ricordare ciò che voglio ricordare e diventare più affidabile.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/ricordare/">Come ho imparato a non dimenticare più niente&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>💛 Prendendo spunto dal podcast che vi consigliavo sopra, ho scritto qualche riflessione sul rapporto che intratteniamo con il nostro &lt;em>io futuro&lt;/em>. Perché non lo amiamo? E come possiamo imparare a farlo?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro/">Imparare ad amare il tuo sé futuro&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📓 Ho anche aggiunto un paio di pagine alla mia collezione di &lt;a href="https://natostupido.com/notes/">note di lettura&lt;/a>. Adesso che ne conta ben quattro sembra meno triste di prima. Due libricini dallo stesso autore e molto facili da leggere:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/ruba-come-un-artista/">Ruba come un artista — Austin Kleon&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/semina-come-un-artista/">Semina come un artista — Austin Kleon&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>🏗 Ah, mi sono anche deciso a lanciare il &lt;a href="http://gianmarcodavid.com/" target="_blank">sito inglese&lt;/a> e la &lt;a href="http://gianmarcodavid.com/letter" target="_blank">relativa newsletter&lt;/a>. È ancora molto &lt;em>lavori in corso&lt;/em>, ma si riempirà presto. Probabilmente inutile per chiunque mi segua sui canali in italiano perché conto di pubblicarci gli stessi contenuti.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Imparare ad amare il tuo sé futuro</title><link>https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro/</link><pubDate>Fri, 02 Apr 2021 18:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/amare-se-futuro/</guid><description>Tu non ti ami. O meglio, ti interessa del tuo io presente ma te ne freghi del tuo io futuro. E questo vale anche per me. Perché siamo così e che cosa possiamo fare?</description><content:encoded>&lt;p>Tu non ti ami. Non te ne frega niente di te stesso.&lt;/p>
&lt;p>O meglio, ti interessa molto del te… presente. È al tuo io futuro che proprio non vuoi bene. Il problema è che prima o poi il tuo futuro diventerà presente e allora maledirai il tuo passato.&lt;/p>
&lt;p>Quanto è difficile convivere con se stessi.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Iniziamo con un esperimento veloce: pensa a qualcosa che &lt;em>devi&lt;/em> fare, ma che non &lt;em>vuoi&lt;/em> fare. &lt;em>Fffffatto?&lt;/em> Ora immagina che questo qualcosa tu l&amp;rsquo;abbia già completato in passato.&lt;/p>
&lt;p>Come ti senti? Sollevato, secondo me.&lt;/p>
&lt;p>Sai che c&amp;rsquo;è? Se solo ti decidessi a completare ora &amp;lsquo;sta benedetta cosa che devi fare, potresti regalare questa precisa sensazione al tuo io futuro. È questo che faresti, se solo lo amassi.&lt;/p>
&lt;p>Invece non lo ami.&lt;/p>
&lt;p>Come quando procrastini e lasci il lavoro per domani.&lt;br>
Come quando stai sveglio fino a tardi anche se devi alzarti presto.&lt;br>
Come quando non studi e ti riduci a farlo sotto stress a due giorni dall&amp;rsquo;esame.&lt;br>
Come quando non ti curi della tua salute ben sapendo che ne soffrirai le conseguenze.&lt;/p>
&lt;p>Come queste e tante altre volte in cui fai scelte irrazionali che ti danneggeranno in un momento che non è ancora arrivato.&lt;/p>
&lt;p>E io che parlo con te dovrei parlare anche con me, visto che non ho ancora imparato ad amare il mio futuro. Ma ci sto lavorando.&lt;/p>
&lt;p>Perché ci comportiamo così? Siamo stupidi o c&amp;rsquo;è un motivo?&lt;/p>
&lt;h2 id="futuro-a-metà-prezzo">Futuro a metà prezzo&lt;/h2>
&lt;p>La risposta è &lt;em>entrambe&lt;/em>: siamo stupidi e c&amp;rsquo;è un motivo.&lt;/p>
&lt;p>Il motivo che ci rende stupidi si chiama &lt;strong>Hyperbolic Discounting&lt;/strong> ed è solo uno dei tanti bias che ci affliggono. Non è l&amp;rsquo;unico scoglio che ostacola l&amp;rsquo;amore per l&amp;rsquo;io futuro, ma gli possiamo addossare una buona fetta di responsabilità.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ho visto menzionato per la prima volta in &lt;a href="https://amzn.to/31AwdnT" target="_blank">&lt;em>Riconquista il tuo tempo&lt;/em>&lt;/a> e non è altro che la tendenza del cervello a &amp;ldquo;mettere in saldo&amp;rdquo; il futuro, come se ciò che succederà avesse meno peso di quanto succede nel presente. (Che sia connesso alla &lt;a href="https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/">differenza tra vita percepita e vita ricordata&lt;/a>?)&lt;/p>
&lt;p>Parafrasando leggermente &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hyperbolic_discounting" target="_blank">Wikipedia&lt;/a>: una delle conseguenze dell&amp;rsquo;hyperbolic discounting è che &lt;strong>crea preferenze temporanee che ci portano a fare scelte irrazionali&lt;/strong>. Scelte che, a parità di informazioni, il nostro sé futuro preferirebbe che non avessimo fatto.&lt;/p>
&lt;p>Nel nostro cervellino i sacrifici immediati, di cui possiamo già sentire il sapore, pesano molto di più di quelli lontani e quindi meno concreti.&lt;/p>
&lt;p>Sperimentalmente è stato osservata, per esempio, una dissonanza nelle risposte a queste due domande:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Preferiresti 50€ ora o 100€ tra un anno?&lt;/li>
&lt;li>Preferiresti 50€ tra 5 anni o 100€ tra 6 anni?&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Nel primo caso tendiamo a scegliere i 50€, mentre nel secondo i 100. Anche se entrambe le domande prevedono un anno di differenza, nella prima la rinuncia ai 50€ è immediata e per questo ci appare più dolorosa.&lt;/p>
&lt;p>Una manifestazione comune dell&amp;rsquo;hyperbolic discounting è quell&amp;rsquo;ingiustificato ottimismo nei confronti del nostro futuro che ci fa procrastinare. Ci diciamo che &lt;em>oggi proprio no, ma invece domani! Domani saremo più motivati, domani saremo meno stanchi, domani &lt;a href="https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo/">avremo più tempo&lt;/a>&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Anche gli esempi che facevamo sopra sono manifestazioni di questo bias. Ci pesa di più andare a letto un&amp;rsquo;ora prima &lt;em>adesso&lt;/em> piuttosto che il pensiero che &lt;em>domani&lt;/em> saremo stanchi.&lt;/p>
&lt;p>Non è che &lt;em>razionalmente&lt;/em> non capiamo che abbiamo bisogno di dormire e che domani saremo grati di averlo fatto. Il problema è che l&amp;rsquo;&lt;em>istinto&lt;/em> non la pensa alla stessa maniera e, a meno di non prestare attenzione, è l&amp;rsquo;istinto a comandare.&lt;/p>
&lt;h2 id="provare-ad-amarsi">Provare ad amarsi&lt;/h2>
&lt;p>L&amp;rsquo;idea per questo articolo mi è venuta mentre ascoltavo un &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=LMWUwy_rOhw" target="_blank">episodio stupendo&lt;/a> del podcast &lt;em>Not Overthinking&lt;/em>. Come dicevo prima, neanche io ho ancora imparato ad amare appieno il mio sé futuro. Le strategie che seguono, quindi, sono un mix tra suggerimenti di cui ho esperienza e suggerimenti che ho estrapolato da questo episodio e che vorrei iniziare a mettere in pratica.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il nostro obiettivo, come faremmo per una persona che amiamo, è di rendere felice il nostro io futuro.&lt;/strong> Desideriamo semplificargli la vita e quindi vogliamo sia portare a termine &lt;em>adesso&lt;/em> quante più attività possibile, sia fare tutto il necessario per aiutarlo a rimanere sulla retta via.&lt;/p>
&lt;p>Può tornarci utile qualsiasi tecnica diminuisca il dispendio di forza di volontà o, più in generale, che agisca per aumentare la motivazione. Per esempio il &lt;a href="https://natostupido.com/posts/mantra-m0/">mantra del &amp;gt; 0&lt;/a> o la creazione &lt;a href="https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato/">di feedback a breve termine&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Più nello specifico, però, è interessante concentrarci su quelle strategie che prevedono un investimento iniziale di energia di cui raccoglieremo i frutti nel tempo. Il nostro io futuro, guardandosi indietro, ci ringrazierà e si renderà finalmente conto della purezza del nostro amore. 💗&lt;/p>
&lt;p>Un po&amp;rsquo; come dice l&amp;rsquo;intro di &lt;a href="https://www.smartpassiveincome.com/shows/spi/" target="_blank">Smart Passive Income&lt;/a>:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Welcome to the Smart Passive Income Podcast, where it&amp;rsquo;s all about working hard now so you can sit back and reap the benefits later&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h3 id="investire-in-ricerca">Investire in ricerca&lt;/h3>
&lt;p>Investire in ricerca è utile quando ci serve ottenere delle informazioni di cui non disponiamo.&lt;/p>
&lt;p>Tutti sappiamo che per stare in salute dobbiamo mangiare bene, ma poi fatichiamo a mettere in pratica questa consapevolezza. Ci affidiamo all&amp;rsquo;alimentazione che abbiamo appreso dai nostri genitori o, ancora peggio, compriamo cibi pronti o cose a caso perché:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>non abbiamo molte idee su cosa potremmo mangiare&lt;/li>
&lt;li>non abbiamo voglia di sprecare chissà quante energie a cucinare&lt;/li>
&lt;li>dobbiamo fare la spesa velocemente e non vogliamo stare a riflettere su quale sia la migliore combinazione di alimenti&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Questa è una manifestazione della mancanza di informazioni. Non sappiamo né cosa rende un&amp;rsquo;alimentazione sana, né che ricette potrebbero piacerci, né come minimizzare il tempo speso in cucina.&lt;/p>
&lt;p>Investire in ricerca significa spendere la nostra forza di volontà per risolvere questi dubbi e poi per creare un piano alimentare. &lt;strong>A seguito dell&amp;rsquo;investimento iniziale ci basterà mettere il pilota automatico e attenerci a quanto deciso.&lt;/strong> Niente più incertezze su cosa comprare o cucinare, e niente più paura di buttare tempo in cucina.&lt;/p>
&lt;p>Un altro esempio di investimento in ricerca consiste nel condurre esperimenti su se stessi per recuperare informazioni sul proprio comportamento e sulle proprie preferenze.&lt;/p>
&lt;p>Se ho letto che &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling/">fare journaling&lt;/a> può avere un impatto positivo e voglio aumentare le probabilità di mantenere l&amp;rsquo;abitudine, posso sperimentare mezzi diversi. Vedo che l&amp;rsquo;app &lt;a href="https://dayoneapp.com/" target="_blank">Day One&lt;/a> va forte e la provo, ma scopro non fa per me. Allora mi muovo verso &lt;a href="https://www.notion.so/product" target="_blank">Notion&lt;/a> che già amo e che ho voglia di usare di più. Oppure, se sono &lt;em>old style&lt;/em>, la strategia che potrebbe fare al caso mio è di iniziare a usare un bel quaderno fisico. Perché non tentare?&lt;/p>
&lt;p>Magari invece voglio diventare un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/">lettore appassionato&lt;/a> e ho notato che tutti consigliano i grandi classici. Io però non riesco mai ad andare oltre le prime due pagine. Forse è meglio provare con la fantascienza. O forse con il fantasy. Forse è la divulgazione scientifica il genere adatto, o forse ancora la poesia.&lt;/p>
&lt;p>La risposta cambierà per ognuno ed è proprio questo il punto. &lt;strong>La chiave è riconoscere il beneficio di porsi la domanda e poi muoversi per sperimentare.&lt;/strong> È meglio usare la forza di volontà per testare dieci cose e trovare quella che ti piace, piuttosto che usarla per costringerti a ripetere dieci volte una cosa che non vuoi fare.&lt;/p>
&lt;h3 id="creare-sistemi">Creare sistemi&lt;/h3>
&lt;p>Creare sistemi consiste nel &lt;strong>mettere in piedi meccanismi che il sé futuro si limita a seguire, senza più dover porsi domande o prendere decisioni&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>A volte la creazione di un sistema avviene a seguito della fase di ricerca. L&amp;rsquo;esempio sull&amp;rsquo;alimentazione è calzante anche in questo caso. Il piano alimentare è una forma di sistema, come è un sistema anche un&amp;rsquo;eventuale lista della spesa precompilata.&lt;/p>
&lt;p>Un altro esempio è la creazione di routine. Una routine è un sistema molto semplice che consiste nell&amp;rsquo;incastrare un&amp;rsquo;attività all&amp;rsquo;interno di un rituale periodico. Come &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/">accennavo altrove&lt;/a>, io leggo ogni giorno dopo pranzo. Leggere è uno degli ingranaggi nella macchina che rappresenta la mia giornata.&lt;/p>
&lt;p>Anche molte delle &lt;a href="https://natostupido.com/posts/ricordare/">strategie che uso per ricordare&lt;/a> sono sistemi.&lt;/p>
&lt;p>Concludo questa sezione con un ultimo esempio gentilmente offerto dal settore in cui lavoro (lo sviluppo software) e che mi piace molto: il post-mortem.&lt;/p>
&lt;p>Un post-mortem è un processo di questo tipo:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>avviene un incidente&lt;/li>
&lt;li>si fa quel che è possibile per risolverlo&lt;/li>
&lt;li>si svolge un&amp;rsquo;analisi per capire cos&amp;rsquo;è andato storto e cosa si può fare affinché non accada nuovamente&lt;/li>
&lt;li>si mette in pratica quanto risulta dall&amp;rsquo;analisi&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Sia questo processo sia (spesso) le azioni risultanti sono sistemi che servono per imparare dagli errori e prevenirne future occorrenze. Nel mio piccolo &lt;a href="https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/#il-mio-approccio-agli-errori">cerco di approcciare i miei sbagli&lt;/a> con questa mentalità.&lt;/p>
&lt;p>A ben vedere è possibile instaurare sistemi ovunque. Basta solo spendere preventivamente qualche energia per delineare e avviare il sistema e poi limitarsi a seguirlo.&lt;/p>
&lt;h3 id="cambiare-lambiente">Cambiare l&amp;rsquo;ambiente&lt;/h3>
&lt;p>Cambiare l&amp;rsquo;ambiente significa modificare e aggiustare intenzionalmente il mondo in cui viviamo, sia fisico che virtuale, in modo che ci spinga a fare ciò che vogliamo fare.&lt;/p>
&lt;p>In una qualche misura, siamo tutti portati ad agire sul nostro ambiente.&lt;/p>
&lt;p>Immagina di dovere studiare e che la tua camera dia su una strada molto trafficata. C&amp;rsquo;è spesso rumore e non riesci a concentrarti. In un caso come questo potresti cambiare camera, andare a studiare in biblioteca, affittare un&amp;rsquo;altra casa, mettere i vetri insonorizzati, o usare cuffie a cancellazione del rumore. Tutti questi non sono altro che modi di cambiare l&amp;rsquo;ambiente per adeguarlo il più possibile all&amp;rsquo;esigenza di studiare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>L&amp;rsquo;obiettivo è apportare delle modifiche di cui il tuo futuro potrà beneficiare da quel momento in poi.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Eliminare tentazioni è un altro modo di agire sull&amp;rsquo;ambiente. Se so di non sapermi controllare quando a casa ho dolciumi e merendine, beh, allora è meglio non comprarne proprio. &lt;em>Oggi&lt;/em> faccio una scelta che cambia l&amp;rsquo;ambiente. &lt;em>Domani&lt;/em>, il mio io futuro non potrà strafogarsi perché non avrà schifezze intorno.&lt;/p>
&lt;p>Lo stesso vale per una delle piaghe più diffuse nel mondo moderno: la dipendenza dai social. Dopo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/">essermi accorto&lt;/a> che c&amp;rsquo;è qualcosa che non va nel modo in cui uso lo smartphone, potrei decidere che è il caso di &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox/">darci un taglio&lt;/a>, impostare dei limiti, o buttarlo dall&amp;rsquo;altra parte dell&amp;rsquo;universo ogni qualvolta devo stare concentrato.&lt;/p>
&lt;p>Se voglio &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/">leggere di più&lt;/a> è meglio tenere il Kindle sempre a portata di mano (o il libro, nel caso degli &lt;em>aristocratici della lettura&lt;/em>). Se voglio videogiocare di meno è meglio tenere lo Switch lontano dalla mia vista.&lt;/p>
&lt;p>Potrei anche ricorrere al simbolismo inserendo, attorno a me, promemoria dei miei obiettivi. Se voglio scrivere di più potrei appiccicare un ritratto di Shakespeare al mio laptop (lol) in modo da vederlo ogni volta che mi ci avvicino. Se voglio fare più esercizio fisico potrei tenere un pupazzo di The Rock (ciao &lt;a href="https://twitter.com/mattdavella/status/1003627693924118528" target="_blank">Matt D&amp;rsquo;Avella&lt;/a>) che mi guarda dalla mia scrivania.&lt;/p>
&lt;p>Insomma, c&amp;rsquo;è solo da sbizzarrirsi. Aggiusta e ritocca tutto quello che ritieni opportuno per regalare alla tua persona futura un ambiente più piacevole e che le lasci poche opportunità per fare la scelta sbagliata.&lt;/p>
&lt;h2 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Amarsi non è facile.&lt;/p>
&lt;p>Anzi, a volte, sembra quasi che auto-sabotarci sia la cosa che ci viene più naturale. Ma è solo perché convivere con l&amp;rsquo;essere umani non è questione da poco. È una lotta incessante in cui cerchiamo di adattare alla giungla della civiltà moderna un cervello evoluto per stare nella natura selvaggia.&lt;/p>
&lt;p>E quindi amarsi non è facile. Ma vale la pena imparare a farlo.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Semina come un artista — Austin Kleon | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/semina-come-un-artista/</link><pubDate>Sun, 28 Mar 2021 11:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/semina-come-un-artista/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Una raccolta di spunti su come farsi conoscere senza fare autopromozione e di cui sposo a braccia aperte la filosofia. Anche se il libro parla di &amp;ldquo;arte&amp;rdquo; e &amp;ldquo;artisti&amp;rdquo;, praticamente tutto quello che dice può essere applicato a qualsiasi lavoro, passione, hobby.
Tra gli spunti che ritengo più importanti:
la creatività come collaborazione piuttosto che come originalità assoluta e indipendente dal passato la differenza abissale tra fare qualcosa e non fare nulla il focus sul processo e non solo sul prodotto la bellezza e i vantaggi di crearsi un proprio spazio personale e condividerci contenuti l&amp;rsquo;importanza del contesto attorno a ciò che produci Per il resto, valgono conclusioni simili a quelle che avevo tratto per Ruba come un artista.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/31rkWWU" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>Una raccolta di spunti su come farsi conoscere senza fare autopromozione e di cui sposo a braccia aperte la filosofia. Anche se il libro parla di &amp;ldquo;arte&amp;rdquo; e &amp;ldquo;artisti&amp;rdquo;, praticamente tutto quello che dice può essere applicato a qualsiasi lavoro, passione, hobby.&lt;/p>
&lt;p>Tra gli spunti che ritengo più importanti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>la creatività come collaborazione piuttosto che come originalità assoluta e indipendente dal passato&lt;/li>
&lt;li>la differenza abissale tra fare qualcosa e non fare nulla&lt;/li>
&lt;li>il focus sul processo e non solo sul prodotto&lt;/li>
&lt;li>la bellezza e i vantaggi di crearsi un proprio spazio personale e condividerci contenuti&lt;/li>
&lt;li>l&amp;rsquo;importanza del contesto attorno a ciò che produci&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Per il resto, valgono conclusioni simili a quelle che &lt;a href="https://natostupido.com/notes/ruba-come-un-artista/">avevo tratto per &lt;em>Ruba come un artista&lt;/em>&lt;/a>. Una raccolta di idee che non scende troppo in profondità, ma che è facile da leggere e che consiglio a chi non è ancora convinto dei benefici di condividere il proprio lavoro.&lt;/p>
&lt;h2 id="riassunto-e-note-">Riassunto e note 📓&lt;/h2>
&lt;p>L&amp;rsquo;autopromozione fa schifo. È molto meglio farsi trovare. Però per farsi trovare bisogna essere trovabili. È necessario, quindi, oltre a concentrarsi sul proprio lavoro, imparare a mettere in mostra ciò che si fa.&lt;/p>
&lt;p>Fai diventare la condivisione un&amp;rsquo;abitudine e parla apertamente del tuo lavoro. Come? Mettendo online frammenti di ciò che stai facendo, pensando, o imparando.&lt;/p>
&lt;p>Creare contatti = 👎&lt;br>
Condividere e quindi attrarre persone = 👍&lt;/p>
&lt;h3 id="1-non-devi-essere-un-genio">1. Non devi essere un genio&lt;/h3>
&lt;p>Molti pensano che la creatività sia prerogativa del genio solitario. Secondo questo mito il genio arriva e, indipendente dal resto dell&amp;rsquo;umanità, crea la sua opera.&lt;/p>
&lt;p>In realtà le cose non stanno esattamente così. &lt;strong>La creatività è piuttosto il risultato del lavoro di un coro di persone&lt;/strong>. Non c&amp;rsquo;è un genio solitario e indipendente, ma ogni creazione si fonda su ciò che è venuto prima ed è quindi frutto di una sorta di collaborazione tra menti diverse (cosa a cui accennavamo anche nel &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">post sul metodo Zettelkasten&lt;/a> e nelle note da &lt;a href="https://natostupido.com/notes/ruba-come-un-artista/">Ruba come un artista&lt;/a>).&lt;/p>
&lt;p>Questo cambio di prospettiva è liberatorio perché ti permette di avvicinarti alla creatività anche se non ti reputi un genio. Basta chiederti come puoi dare il tuo contributo.&lt;/p>
&lt;p>Non serve nemmeno essere esperti per produrre qualcosa. Il dilettante, anzi, ha il vantaggio di fare quello che fa per amore della sua arte e non si deve preoccupare di fama o carriera. E, in ogni caso, con la pratica si spingerà sempre di più verso la qualità.&lt;/p>
&lt;p>Mediocrità e qualità non sono stati binari, ma punti all&amp;rsquo;interno di uno spettro. &lt;strong>La differenza importante non è tra mediocrità e qualità, ma tra il non fare nulla e il fare qualcosa&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Da cosa iniziare? Pensa a cosa vorresti imparare e inizia a imparare in pubblico. Trova il tuo ambito, guarda cosa gli altri condividono, e cerca di colmare i vuoti.&lt;/p>
&lt;p>E non preoccuparti di sapere fin dall&amp;rsquo;inizio quale sia la tua &lt;em>voce&lt;/em>. La troverai producendo e seminando. È in ciò che fai che definisci chi sei.&lt;/p>
&lt;h3 id="2-pensa-al-processo-non-al-prodotto">2. Pensa al processo, non al prodotto&lt;/h3>
&lt;p>Quando scegli cosa condividere ricorda che oggi &lt;strong>è possibile mettere in mostra non solo il prodotto del tuo lavoro, ma anche il processo stesso&lt;/strong>. Le persone amano guardare dietro le quinte e sentirsi parte del processo creativo. Raccontagli quello che fai con regolarità e si avvicineranno naturalmente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Documenta.&lt;/strong> Puoi tenere un diario di bordo in cui scrivi i tuoi pensieri, fotografare fasi diverse del tuo lavoro, fare video. Non importa il mezzo che scegli, la cosa importante è catturare ciò che ti succede. Documentare ti permette sia di tenere traccia di quello che fai e vedere il tuo progresso, sia di accumulare materiale che potrai usare quando vorrai condividere qualcosa.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-condividi-qualcosa-ogni-giorno">3. Condividi qualcosa ogni giorno&lt;/h3>
&lt;p>Ogni giorno prova a condividere un frammento della tua documentazione. Un&amp;rsquo;opera a cui ti ispiri, qualcosa che hai imparato, il tuo progresso attuale, le reazioni del tuo pubblico.&lt;/p>
&lt;p>Questo aggiornamento quotidiano può assumere qualsiasi forma e con internet è facile trovare il mezzo più adatto: un tweet, una storia su Instagram, un video su YouTube, un articolo sul tuo blog.&lt;/p>
&lt;p>Ricorda che ciò che rendi pubblico su internet può essere condiviso e letto da chiunque. Quindi &amp;ldquo;posta come se chiunque legga abbia il potere di licenziarti&amp;rdquo;. Seminare ogni giorno non significa condividere tutto, ma solo ciò che potrebbe essere utile o interessante.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>È utile o interessante?
&lt;ul>
&lt;li>Sì → condividi&lt;/li>
&lt;li>No → butta&lt;/li>
&lt;li>Non lo so → salva per dopo&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Ci sono due tipi di contenuti: da flusso e da riserva.&lt;br>
I primi sono quelli condivisi sui social: un flusso di aggiornamenti brevi e continui. I contenuti da riserva sono quelli meno immediati, ma più durevoli. Sono contenuti sempreverdi. Esempio: un articolo su un blog.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>È importante cercare di trasformare il flusso in riserva.&lt;/strong> Condividere sui social è come riempire un taccuino pubblico a cui puoi tornare in qualsiasi momento per ripescare idee da elaborare in contenuti più strutturati.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il posto migliore dove pubblicare questi contenuti sempreverdi è il tuo spazio personale.&lt;/strong> Compra un dominio col tuo nome (o inventane uno se preferisci) e piazzaci un blog. È il tuo piccolo pezzo di internet che puoi plasmare come meglio credi e riempire con le tue idee e le cose che ti interessano. Un articolo da solo non è nulla, ma scrivine per dieci anni e sarà una grossa fetta di te.&lt;/p>
&lt;h3 id="4-apri-la-tua-camera-delle-meraviglie">4. Apri la tua camera delle meraviglie&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>Sii un curatore.&lt;/strong> Non fermarti, cioè, alla fase di collezione. Mostra agli altri chi sei condividendo le cose che ti piacciono e che ti influenzano.&lt;/p>
&lt;p>Quando lo fai, ricorda sempre di attribuirle. Su internet basta un link. Racconta da dove provengono, come le hai trovate, perché ti interessano.&lt;/p>
&lt;h3 id="5-racconta-delle-belle-storie">5. Racconta delle belle storie&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>Non è importante solo ciò che produci, ma anche la storia che racconti.&lt;/strong> L&amp;rsquo;opera &lt;em>non&lt;/em> parla da sé. Piuttosto, il contesto influenzerà il valore che le viene attribuito. Perché un falso artistico non vale nulla in confronto all&amp;rsquo;originale, nemmeno se lo replica alla perfezione? Per via del contesto che l&amp;rsquo;originale porta con sé.&lt;/p>
&lt;p>Impara quindi a raccontare storie. Una buona struttura narrativa ti aiuta a raccontare meglio.&lt;/p>
&lt;p>La struttura delle fiabe:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>C&amp;rsquo;era una volta ___. Ogni giorno, ___. Un giorno, ___. Per questo, ___. Per questo, ___. Finché, a un certo punto, ___.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Oppure:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Un personaggio vuole qualcosa, inizia a cercarlo malgrado gli ostacoli (compresi a volte i suoi stessi dubbi), fino a quando perviene a una vittoria, a una perdita o a un pareggio.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Oppure ancora la struttura del pitch, utile quando bisogna convincere qualcuno di qualcosa e quindi la storia non si è ancora conclusa:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>passato: cosa vuoi, come mai, cosa hai fatto finora per ottenerlo&lt;/li>
&lt;li>presente: dove ti trovi ora, cosa stai facendo, che risorse stai impiegando&lt;/li>
&lt;li>futuro: dove vuoi arrivare e come chi ti sta leggendo/ascoltando può aiutarti&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="6-insegna-ciò-che-sai">6. Insegna ciò che sai&lt;/h3>
&lt;p>Insegna. &lt;strong>Se hai imparato qualcosa puoi insegnarlo agli altri.&lt;/strong> E non avere paura che così facendo alimenterai la competizione. Conoscere una tecnica non significa essere in grado di applicarla. Oltre alla teoria serve un sacco di pratica che la maggior parte delle persone non è disposta a fare.&lt;/p>
&lt;p>Insegnare ti aiuta ad avvicinare le persone che condividono gli stessi tuoi interessi. Ed entrandoci a contatto non solo loro impareranno da te, ma anche tu avrai l&amp;rsquo;opportunità di imparare da loro.&lt;/p>
&lt;h3 id="7-non-diventare-uno-spammer">7. Non diventare uno spammer&lt;/h3>
&lt;p>Nello spettro della condivisione c&amp;rsquo;è chi accumula, chi contribuisce, e chi spamma.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>chi accumula sta all&amp;rsquo;estremo inferiore di questo spettro e ascolta senza mai parlare&lt;/li>
&lt;li>chi spamma sta all&amp;rsquo;estremo opposto e vuole farsi ascoltare senza mai ascoltare gli altri&lt;/li>
&lt;li>chi contribuisce, invece, cerca di partecipare alla discussione, aggiungendo valore con le sue opere e collaborando con gli altri ← è qui che devi posizionarti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Non preoccuparti dei numeri e delle statistiche. &lt;strong>Se vuoi essere seguito diventa uno che vale la pena seguire.&lt;/strong> Diventa interessante iniziando a interessarti. Facendo ciò che ami attirerai le persone che condividono le tue passioni.&lt;/p>
&lt;h3 id="8-impara-a-incassare-i-colpi">8. Impara a incassare i colpi&lt;/h3>
&lt;p>Le critiche sono parte del gioco e più persone incontreranno il tuo lavoro più critiche riceverai. Devi quindi imparare a incassare i colpi. Per farlo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>tieni a mente che una critica non è la fine del mondo&lt;/li>
&lt;li>condividi il più possibile per ricevere più critiche e farci il callo&lt;/li>
&lt;li>scegli consciamente come reagire a ogni critica&lt;/li>
&lt;li>metti al riparo i tuoi punti più vulnerabili (ma non farlo troppo o non condividerai niente di te)&lt;/li>
&lt;li>ricorda che il lavoro è quello &lt;em>che fai&lt;/em> e non rappresenta la totalità di quello &lt;em>che sei&lt;/em>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>&lt;em>Don&amp;rsquo;t feed the trolls&lt;/em>. Internet è pieno di persone che passano il tempo a provocare gli altri. Sono cause perse, incassa e passa oltre.&lt;/p>
&lt;h3 id="9-mettiti-in-vendita">9. Mettiti in vendita&lt;/h3>
&lt;p>Tutti hanno bisogno di soldi per vivere. Eppure per qualche strano motivo ci si aspetta che gli artisti non chiedano mai un compenso e se lo fanno li si chiama &lt;em>venduti&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Invece non c&amp;rsquo;è niente di male. Se vuoi rendere la tua arte, qualsiasi essa sia, il tuo lavoro, devi trovare il modo di guadagnarci.&lt;/p>
&lt;p>Tenere una mailing list può servirti a creare un mezzo di comunicazione diretta con chi ti apprezza e chi probabilmente è più disposto a sostenere il tuo lavoro, anche economicamente. In ogni caso rispetta sempre chi si è iscritto e ti ha dato fiducia. (PS &lt;a href="https://natostupido.com/letters/">io ne ho una&lt;/a> 👀)&lt;/p>
&lt;p>Quando poi avrai successo passa il favore agli altri. Loda chi ti ha aiutato, i tuoi mentori, i colleghi, i sostenitori. Aiutali quanto puoi, ma sempre ricordando di restare abbastanza egoista da continuare a portare a termine il tuo lavoro.&lt;/p>
&lt;h3 id="10-resta-in-zona">10. Resta in zona&lt;/h3>
&lt;p>Ci saranno alti e bassi, ma non abbandonare la scena. &lt;strong>Perseverare è un vantaggio competitivo.&lt;/strong> Dedicati al tuo lavoro giorno dopo giorno.&lt;/p>
&lt;p>Usa il metodo del fumatore incallito che accende la prossima sigaretta prima di avere finito quella che ha in bocca. Mantieni, cioè, lo slancio inziando il prossimo progetto senza prenderti pause. Quando completi qualcosa chiediti cosa manca e cosa avresti potuto migliorare e usa le risposte per ricominciare a lavorare.&lt;/p>
&lt;p>Altre volte, invece, un periodo sabbatico è quello che ci vuole. Se non puoi permetterti un periodo di assenza troppo lungo prenditi delle pause più brevi. Spegni il cervello durante i tuoi spostamenti, facendo attività fisica, o immergendoti nella natura e ricorda di tenere il lavoro separato dal resto della vita.&lt;/p>
&lt;p>Ogni volta che torni, poi, non pensare che stai ricominciando da capo ma che stai iniziando di nuovo, perché quello che hai già fatto e imparato influenzerà sempre quello che fai.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come ho imparato a non dimenticare più niente</title><link>https://natostupido.com/posts/ricordare/</link><pubDate>Sat, 27 Mar 2021 14:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/ricordare/</guid><description>La mia memoria è inaffidabile. Non scordo tutto, ma nemmeno ci scommetteri la vita. Nel corso degli anni mi sono quindi trovato a sperimentare e adottare molti strumenti e tecniche che mi aiutassero a far fronte al problema.</description><content:encoded>&lt;p>La mia memoria è inaffidabile. Non voglio dire che scordo sempre tutto, però non ci scommetterei la vita. A causa di questa &lt;em>deficienza&lt;/em> ho iniziato ad adottare strumenti e tecniche che mi aiutassero a ricordare ciò che voglio ricordare e di conseguenza diventare più affidabile.&lt;/p>
&lt;p>Non è stato un cambiamento che è avvenuto dall&amp;rsquo;oggi al domani ma un processo di evoluzione graduale che è in corso ormai da anni. Del resto non c&amp;rsquo;è altro modo visto che &lt;strong>provare a cambiare troppo tutto in una volta non funziona mai&lt;/strong>. Ho sperimentato e adattato a seconda del periodo, delle occasioni, e osservando l&amp;rsquo;impatto di ogni nuovo approccio.&lt;/p>
&lt;p>Alimentato da questo spirito, l&amp;rsquo;articolo che stai leggendo non vuole definire una serie di passi da seguire, ma portare un insieme di spunti basati sulla mia esperienza.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-mio-più-caro-compagno-organizzativo">Il mio più caro compagno organizzativo&lt;/h2>
&lt;p>Se tra tutto ciò di cui parlo qui dovessi consigliare un singolo strumento da iniziare a usare, questo sarebbe il calendario. Ovviamente intendo un servizio digitale, che nel mio caso è Google Calendar. Da tanto tempo ormai rappresenta la base su cui si fonda ogni mia pretesa di affidabilità ed è forse stato il primo strumento a darmi un boost serio in tal senso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il calendario mi serve per ricordare il futuro quando quel futuro arriva.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La vita (purtroppo 👀) è una serie incessante di cose da fare. Spesso queste cose hanno scadenze ben precise e talvolta, come se non bastasse, coinvolgono anche altre persone. Devo quindi potermi assicurare di essere affidabile non solo per me stesso ma anche per chi ha a che fare con me.&lt;/p>
&lt;p>Quando una cosa va fatta &lt;strong>in&lt;/strong> un dato momento o &lt;strong>entro&lt;/strong> un dato momento, quella cosa deve andare a finire sul calendario.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Ho un appuntamento con una persona? Calendario.&lt;/li>
&lt;li>Devo ricordarmi di fare la dichiarazione dei redditi? Calendario.&lt;/li>
&lt;li>Ho fissato una visita dal dentista? Calendario.&lt;/li>
&lt;li>Ho scelto di investire mensilmente qualche soldo? Calendario.&lt;/li>
&lt;li>Ho bisogno di fare la spesa dopo il lavoro prima che i supermercati chiudano? Calendario.&lt;/li>
&lt;li>Devo ritirare i soldi per l&amp;rsquo;affitto perché la padrona di casa ancora non ha ben chiaro che nel XXI secolo possiamo usare i bonifici? Calendario.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Non importa se ciò che devo fare è di importanza vitale o no. Grande o piccolo, stupido o intelligente, se è relativo al mio futuro deve finire sul calendario. Perfino se voglio mandare un messaggio a me stesso attraverso la nebbia del tempo deve andare a finire sul calendario (&lt;em>tratto da una storia vera&lt;/em>)&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/capsula.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/capsula.jpg"
alt="Bei tempi" width="90%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Bei tempi&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Forse la mia esistenza collasserebbe senza uno strumento che possa fungere da calendario. Che altro dire? Usalo!&lt;/p>
&lt;h2 id="abitudini">Abitudini&lt;/h2>
&lt;p>Quello delle abitudini è un tema che mi sta molto a cuore dato che, come ho già detto in &lt;a href="https://natostupido.com/posts/30anni/#abitudini">altre&lt;/a> &lt;a href="https://natostupido.com/posts/mantra-m0/">occasioni&lt;/a>, &lt;strong>ciò che facciamo definisce chi siamo e chi diventiamo&lt;/strong>. È quindi una priorità fare in modo di rispettarle, giorno dopo giorno. Prima, chiaramente, devo ricordarmene.&lt;/p>
&lt;p>Tra i vari strumenti che ho usato nel tempo spicca &lt;a href="https://habitica.com/" target="_blank">Habitica&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Habitica è un sistema di tracking di abitudini &lt;em>gamificato&lt;/em>. Sfrutta, cioè, tecniche simili a quelle usate dai videogiochi per motivarti a continuare a giocare. Solo che in questo caso il gioco si chiama &lt;em>vita&lt;/em> (&lt;a href="https://www.reddit.com/r/outside/" target="_blank">semi-cit&lt;/a>) e la motivazione serve per tenerti sulla strada dei tuoi obiettivi.&lt;/p>
&lt;p>Ti iscrivi, crei il tuo personaggio, e inizi a farlo avanzare nel gioco. Sali di livello, partecipi a missioni e sfide, guadagni monete, compri nuovi oggetti, e così via. Come si progredisce nell&amp;rsquo;universo fantasy di Habitica? Semplice: completando abitudini e task.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/habitica.png" class="d-block">
&lt;img src="images/habitica.png"
alt="Habitica"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il mio personaggio, ormai in pausa&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Ho usato Habitica parecchio e mi ha aiutato ad acquisire e mantenere molte abitudini: dalla lettura all&amp;rsquo;ascolto di podcast, dallo studio all&amp;rsquo;impegno sui miei progetti, dalle faccende di casa (🙄) al fastidioso atto di lavare i denti dopo pranzo a lavoro.&lt;/p>
&lt;p>Negli ultimi tempi invece, spinto dalla voglia di minimalismo digitale, mi sono rifugiato in sistemi più semplici e noiosi, anche se, mentre scrivo questo articolo, mi sto rendendo conto che forse avrei bisogno di tagliare qualcosa di nuovo.&lt;/p>
&lt;p>Le mie abitudini sono distribuite in due strumenti: il calendario (rieccolo 💙) e la to-do list (che per ora è su Google Task).&lt;/p>
&lt;p>Sul calendario segno le abitudini che voglio essere sicuro di portare a termine, dato che ho configurato le notifiche in modo che continuino ad apparire finché non cancello manualmente l&amp;rsquo;evento in questione. Per esempio ogni sera mi verrà ricordato di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling/">fare journaling&lt;/a> e di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/">segnare le eventuali spese&lt;/a> della giornata, nel caso non l&amp;rsquo;abbia già fatto.&lt;/p>
&lt;p>Sulla to-do list ci vanno a finire invece abitudini di cui mi interessa più che altro avere un promemoria giornaliero, ma che non sono imprescindibili. Per esempio dopo pranzo mi verrà consigliato di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/">leggere almeno 10 minuti&lt;/a> e verso ora di cena di &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">scrivere almeno una nota&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Questo è a grandi linee il sistema che uso per mantenere la costanza nelle mie abitudini. Forse si può semplificare ulteriormente, ma per il momento va bene così. Come ho già fatto in passato, se dovesse diventare meno rilevante ci vorrebbe poco a ristrutturarlo, soprattutto considerata la grande varietà di soluzioni alternative, tra servizi generici e app dedicate (magari ne creo una mia 👨‍💻).&lt;/p>
&lt;h2 id="conoscenza">Conoscenza&lt;/h2>
&lt;p>L’apprendimento continuo è uno dei valori che mi guidano. Essere in grado di ricordare è il presupposto fondamentale dell’apprendimento dato che non esiste conoscenza senza memoria.&lt;/p>
&lt;p>Nella pratica questo significa che cerco di ottimizzare (1) come imparo e (2) come organizzo la conoscenza nel mio secondo cervello digitale.&lt;/p>
&lt;p>Una buona parte di quello che so proviene dai contenuti che ho consumato. &lt;strong>Consumare contenuti che non siano di puro intrattenimento è un investimento che, in quanto tale, mi deve garantire un certo ritorno.&lt;/strong> Se scelgo di leggere un saggio lo faccio non solo per passare il tempo, ma soprattutto per imparare qualcosa. Che senso ha altrimenti? Meglio giocare a un videogame.&lt;/p>
&lt;p>Per ricordare i contenuti che consumo (1) e costruirmi una mia personale base di conoscenza (2), uso il metodo Zettelkasten. Ne ho parlato già in due articoli, quindi non mi dilungo ulteriormente:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">Prendere note efficaci: il metodo Zettelkasten&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/processo-app-note/">Come prendo note col metodo Zettelkasten: processo e app&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="progetti">Progetti&lt;/h2>
&lt;p>La gestione dei progetti è un&amp;rsquo;altra macro area che si merita un bel po&amp;rsquo; di attenzione. I miei obiettivi lato memoria in questo caso sono:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>ricordare le idee che ho&lt;/li>
&lt;li>ricordare le attività che devo portare a termine&lt;/li>
&lt;li>ricordare quando portarle a termine&lt;/li>
&lt;li>(bonus) ricordare quelle che ho già completato&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Ho usato vari sistemi nel tempo, dalle to-do list al &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Bullet_journal" target="_blank">bullet journal&lt;/a> con carta e penna fino a tornare alle to-do list per poi dirigermi verso processi più articolati.&lt;/p>
&lt;p>Visto dall&amp;rsquo;alto, quello che faccio attualmente è:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>annotare ogni idea interessante che mi passa per la testa&lt;/li>
&lt;li>tenere traccia di tutti i task che vorrei o dovrei fare&lt;/li>
&lt;li>decidere su cosa lavorare di settimana in settimana&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Più nello specifico sto seguendo una versione (molto) approssimativa del &lt;a href="https://fortelabs.co/blog/para/" target="_blank">metodo PARA&lt;/a>. Ogni progetto ha una sua pagina all&amp;rsquo;interno mio workspace &lt;a href="https://notion.so/" target="_blank">Notion&lt;/a> ed è connesso alle attività rilevanti. La domenica sera, durante la mia &lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review/">weekly review&lt;/a>, riguardo cosa ho portato a termine e pianifico cosa fare la settimana successiva. Di giorno in giorno poi, mi basta controllare la mia schermata &lt;em>Today&lt;/em> che mi mostra, tra le altre cose, i task che devo ancora portare a termine.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/today.png" class="d-block">
&lt;img src="images/today.png"
alt="La pagina Today è collegata al mio backlog e mi mostra i task rilevanti per la settimana corrente"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>La pagina Today è collegata al mio backlog e mi mostra i task rilevanti per la settimana corrente&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Sono sicuro che senza organizzazione dimenticherei gran parte di ciò che ho da fare nell&amp;rsquo;arco di qualche ora. Come faccio a esserne sicuro? È già successo più e più volte. 🙃 Il mio cervello non è fatto per gestire né una lista settimanale, né tantomeno un backlog permanente.&lt;/p>
&lt;h2 id="esecuzione">Esecuzione&lt;/h2>
&lt;p>Parlando di esecuzione mi riferisco al &lt;strong>processo da mettere in atto per arrivare a un risultato&lt;/strong>. Nel contesto di questo articolo intendo come faccio a ricordare com’è fatto tale processo. Una cosa è ricordare &lt;em>ciò&lt;/em> che bisogna fare e un&amp;rsquo;altra è ricordare &lt;em>come&lt;/em> farlo.&lt;/p>
&lt;p>Avevo pensato di includere questa sezione in quella relativa ai progetti ma, sebbene progetti ed esecuzione siano strettamente correlati, quest&amp;rsquo;ultima si estende ben oltre.&lt;/p>
&lt;p>Due sono gli strumenti che mi accompagnano: checklist e template.&lt;/p>
&lt;h3 id="checklist">Checklist&lt;/h3>
&lt;p>Una checklist è una lista dei passi da seguire o dei requisiti da soddisfare per portare a termine un&amp;rsquo;attività. Per esempio per cucinare la pasta è necessario:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>riempire la pentola d&amp;rsquo;acqua&lt;/li>
&lt;li>mettere la pentola sul fornello acceso&lt;/li>
&lt;li>aspettare che l&amp;rsquo;acqua bolla&lt;/li>
&lt;li>calare la pasta&lt;/li>
&lt;li>aspettare il tempo di cottura&lt;/li>
&lt;li>scolare la pasta&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Se mi accorgo che una delle cose che faccio può essere schematizzata in questo modo allora creo una checklist. Questo vale per tutto, non solo per attività &amp;ldquo;importanti&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Ho checklist per:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>rilasciare un aggiornamento della mia applicazione&lt;/li>
&lt;li>pubblicare un articolo, un video, o una newsletter&lt;/li>
&lt;li>concludere la mia &lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review/">review settimanale&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>fare la spesa&lt;/li>
&lt;li>preparare la valigia&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;era pre-corona, per esempio, viaggiavo piuttosto spesso. In ognuna di quelle occasioni mi affidavo a una o più delle checklist costruite nel tempo, in modo da ridurre la possibilità di dimenticare qualcosa.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/checklist.png" class="d-block">
&lt;img src="images/checklist.png" width="90%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Qualcuno potrebbe obiettare che non c&amp;rsquo;è bisogno di sistematizzare &lt;em>&lt;strong>tutto&lt;/strong>&lt;/em>. Non è poi così difficile fare la valigia senza seguire un protocollo.&lt;/p>
&lt;p>Vero, non è difficile. Ma &lt;strong>io non voglio farlo&lt;/strong>. Non voglio spendere le mie energie e il mio tempo per riflettere su cosa devo portare, né voglio avere il dubbio di avere dimenticato qualcosa. Non ci vedo nessun vantaggio nell&amp;rsquo;addossare alla mia memoria più responsabilità del necessario, per quanto banali possano essere.&lt;/p>
&lt;p>Se ti interessa approfondire l’argomento c&amp;rsquo;è un intero libro che ne parla e che ho sentito raccomandare più di una volta, ma che non ho ancora letto: &lt;a href="https://amzn.to/3dc1QcG" target="_blank">The Checklist Manifesto&lt;/a> (il cui &lt;a href="https://amzn.to/31pUGfz" target="_blank">titolo italiano&lt;/a> fa piuttosto pena, come spesso succede).&lt;/p>
&lt;h3 id="template">Template&lt;/h3>
&lt;p>Un template è uno scheletro che rappresenta la struttura di base di qualcosa. Un esempio con cui quasi tutti sono familiari è il template per il curriculum, cioè uno schema del tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>Informazioni personali&lt;/strong>&lt;br>
Breve descrizione di chi sei&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Esperienza&lt;/strong>
&lt;ul>
&lt;li>2019–2021 Titolo lavorativo&lt;br>
Descrizione del ruolo e delle responsabilità&lt;/li>
&lt;li>2016–2019 Titolo lavorativo&lt;br>
Descrizione del ruolo e delle responsabilità&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Istruzione&lt;/strong>
&lt;ul>
&lt;li>2010 Laurea in &amp;hellip;&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Anche in questo caso, non importa la &amp;ldquo;gravità&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;attività in questione, se mi accorgo che è possibile creare un template lo creo. Di nuovo, non c’è nessun vantaggio nell&amp;rsquo;addossarmi la responsabilità di ricordare.&lt;/p>
&lt;p>Quindi ho template per:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>le &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">note letterarie e permanenti&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>la mia &lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review/">review settimanale&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>gli articoli, le newsletter, e le tracce per i video&lt;/li>
&lt;li>il mio &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling/">journal&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Quando voglio scrivere un nuovo articolo uso il template che ho impostato su Notion per generare automaticamente una pagina dedicata. Questa conterrà:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>informazioni di base come categorie e data di pubblicazione&lt;/li>
&lt;li>uno spazio per raccogliere appunti nella fase di brainstorming&lt;/li>
&lt;li>alcuni prompt per la scrittura&lt;/li>
&lt;li>aree dedicate alla stesura dell&amp;rsquo;outline e alla scrittura dell&amp;rsquo;articolo stesso&lt;/li>
&lt;li>la checklist di pubblicazione a cui accennavo sopra (esatto, una checklist dentro un template 🤯)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Come gli altri strumenti che uso, anche template e checklist sono in evoluzione continua. Se mi accorgo che manca qualcosa o che qualche pezzo non è più rilevante li adatto di conseguenza.&lt;/p>
&lt;p>Un episodio del genere è avvenuto qualche tempo fa, come raccontavo in &lt;a href="https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/">una newsletter&lt;/a>. In fase di preparazione per la registrazione di un video avevo sbagliato a selezionare il microfono e, a causa di ciò, ero stato costretto a buttare decine di minuti di ripresa e ricominciare da capo.&lt;/p>
&lt;p>Oltre a evidenziare di nuovo l&amp;rsquo;inaffidabilità della mia memoria, questo imprevisto ha messo in luce anche un buco nel mio processo. La soluzione? Modificare il template che uso quando registro per ricordarmi di fare attenzione al microfono e prevenire l&amp;rsquo;errore in futuro.&lt;/p>
&lt;h2 id="tutto-il-resto">Tutto il resto&lt;/h2>
&lt;p>Anche il resto della mia esistenza è costellato di una miscellanea di sistemi che mi aiutano a ricordare questo e quell&amp;rsquo;altro.&lt;/p>
&lt;p>Il &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling/">journaling&lt;/a> quotidiano funge da diario di bordo e mi aiuta a tenere traccia di ciò che faccio o mi capita. Del resto è sorprendentemente facile dimenticare la vita vissuta: c&amp;rsquo;è differenza tra &lt;a href="https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/">sé esperienziale (che vive le esperienze) e sé narrante (che le ricorda)&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Anche il calendario (eccolo che ritorna di nuovo) ha un ruolo in questo processo. È ormai più di 11 anni che segno (quasi) tutti gli eventi di cui faccio parte e tutte le date che voglio ricordare: le uscite con gli amici, il primo giorno di lavoro, i viaggi e le loro tappe, le mattinate a mare, la mia laurea, le conferenze… Attraverso il calendario posso risalire a ognuno di questi e altri eventi.&lt;/p>
&lt;p>Infine c&amp;rsquo;è il grande calderone che contiene il resto delle cose che ho interesse a tracciare. Uso &lt;a href="https://www.goodreads.com/user/show/5381197-g" target="_blank">GoodReads&lt;/a> per i libri che leggo, &lt;a href="https://www.imdb.com/" target="_blank">IMDB&lt;/a> per i film che ho visto, &lt;a href="https://budgetbakers.com/" target="_blank">Wallet&lt;/a> per i &lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/">soldi che spendo&lt;/a>, e &lt;a href="https://www.splitwise.com/" target="_blank">Splitwise&lt;/a> per debiti e crediti.&lt;/p>
&lt;p>Per un po&amp;rsquo; di tempo ho anche tracciato le calorie che assumevo giornalmente, ma poi è diventato troppo faticoso per continuare a tempo indeterminato. È utile farlo temporaneamente se hai un obiettivo specifico (e.g. perdere o prendere peso) o per imparare a stimare a occhio l’apporto calorico di un cibo. A lungo termine, per quanto mi riguarda, il gioco non vale la candela.&lt;/p>
&lt;p>Poi, in verità, se bastasse schioccare le dita per ottenere tracciamento e statistiche dettagliate di tutta la mia esistenza non esiterei a schioccarle. Purtroppo non è così e quindi mi devo accontentare dei dati che non sono troppo pigro per collezionare.&lt;/p>
&lt;p>Life&amp;rsquo;s difficult, my friend.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Anyway, così si conclude la panoramica dei sistemi che ho messo in piedi per affrontare la fallibilità della mia memoria. Sono sicuro di non essere il solo che si trova a combatterci regolarmente. È una delle tante sfide che compongono il percorso infinito per imparare a convivere con l&amp;rsquo;essere umani.&lt;/p>
&lt;p>Ad accompagnarti in questa &lt;em>neverending quest&lt;/em> ora hai qualche spunto in più basato sulla mia esperienza e su tutte le strategie e i processi che ho messo in atto.&lt;/p>
&lt;p>Beh, sempre ammesso che io non abbia dimenticato qualcosa.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Ruba Come Un Artista — Austin Kleon | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/ruba-come-un-artista/</link><pubDate>Tue, 16 Mar 2021 09:13:22 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/ruba-come-un-artista/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 La lezione secondo me più importante che questo libro porta non è altro che l&amp;rsquo;idea alla base del titolo e cioè che niente è totalmente nuovo. Ogni idea e creazione nasce a partire da ciò che già esiste (cosa a cui accennavo anche in un articolo). &amp;ldquo;Rubare&amp;rdquo; quindi è non solo lecito, ma anche necessario.
Il libro contiene poi vari altri consigli che l&amp;rsquo;autore definisce autobiografici e quindi senza nessuna pretesa di validità universale.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/3bOFZsl" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/ruba-come-un-artista.jpg" style="max-width:60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/3bOFZsl" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>La lezione secondo me più importante che questo libro porta non è altro che l&amp;rsquo;idea alla base del titolo e cioè che niente è totalmente nuovo. Ogni idea e creazione nasce a partire da ciò che già esiste (cosa a cui accennavo anche in &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">un articolo&lt;/a>). &amp;ldquo;Rubare&amp;rdquo; quindi è non solo lecito, ma anche necessario.&lt;/p>
&lt;p>Il libro contiene poi vari altri consigli che l&amp;rsquo;autore definisce &lt;em>autobiografici&lt;/em> e quindi senza nessuna pretesa di validità universale. È un testo piccolino, che quindi non ha il tempo di scendere in profondità e analizzare le idee a fondo, ma ciò lo rende anche molto facile da leggere.&lt;/p>
&lt;p>Lo consiglio a chi non è già troppo avvezzo al genere ed è interessato a cominciare a creare qualcosa ma pensa di non aver niente di nuovo da dire.&lt;/p>
&lt;h2 id="riassunto-e-note-">Riassunto e note 📓&lt;/h2>
&lt;h3 id="1-ruba-come-un-artista">1. Ruba come un artista&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>Tutti gli artisti rubano. I buoni artisti sono quelli che sanno distinguere cosa vale la pena rubare e cosa no.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>In realtà, questo concetto si può estendere a tutto, perché niente è veramente originale. L&amp;rsquo;originalità sta quindi nel rimescolare idee preesistenti in modi nuovi.&lt;/p>
&lt;p>Visto che le cose stanno così, vale la pena di avere molta cura nella scelta di ciò che si consuma. Perché se è vero che ci basiamo sempre su ciò che già esiste allora &lt;strong>la qualità di ciò che produciamo sarà influenzata dalla qualità di ciò che consumiamo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Sii curioso e dedicati alla tua stessa istruzione.&lt;/strong> Impara a esplorare, chiederti perché, e scavare a fondo. È in questo modo che sarai portato a fare progressi. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu">Leggere molto&lt;/a> è un ottimo modo per mettere in pratica questo consiglio.&lt;/p>
&lt;p>Raccogli tutto ciò che è meritevole: annota i tuoi pensieri e conserva passaggi da libri, situazioni, e in generale tutto quello che valga la pena di rubare e/o ricordare. Anche se questo materiale non ti è utile nell&amp;rsquo;immediato potrebbe diventarlo in futuro.&lt;/p>
&lt;h3 id="2-non-aspettare-di-sapere-chi-sei-per-cominciare">2. Non aspettare di sapere chi sei per cominciare&lt;/h3>
&lt;p>Non serve sapere &amp;ldquo;chi sei&amp;rdquo; (qualsiasi cosa significhi) per cominciare. Anzi è proprio cominciando che scoprirai chi sei visto che ciò che facciamo definisce chi siamo.&lt;/p>
&lt;p>Quindi &lt;strong>inizia a produrre qualcosa&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Iniziare può spaventare. Potresti sperimentare la sindrome dell&amp;rsquo;impostore perché sei convinto di non essere adeguato e di non sapere cosa stai facendo. La verità è che nessuno lo sa fino in fondo. Un creativo trova idee e spunti proprio durante il processo creativo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Fake until you make it&lt;/em>: fingi finché non ce l&amp;rsquo;hai fatta. Significa comportarsi come si comporterebbe la persona che si vuole diventare. Col tempo lo si diventa.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, ricollegandoci al consiglio 1: comincia a copiare. Copia non da uno ma da tutti quelli che ammiri.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Se sei influenzato da una sola persona tutti diranno che sei il prossimo tal dei tali; ma se copi da tanta gente tutti diranno che sei assolutamente originale. — Gary Panter&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Quando copi non devi rubare solo dall&amp;rsquo;oggetto in sé, ma devi cercare di rubare anche dal pensiero che ci sta dietro. Devi imparare a guardare le cose dalla prospettiva del creatore dell&amp;rsquo;opera e pensare come lui. In questo modo capisci cosa sta dietro l&amp;rsquo;opera e perché è così e non in un altro modo.&lt;/p>
&lt;p>Quando rubi, la tua versione non sarà mai uguale all&amp;rsquo;originale. Questo è un bene perché le differenze ti identificano, sono il tuo marchio. &lt;strong>Per sviluppare il tuo stile personale trova e amplifica quelle differenze.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;h3 id="3-scrivi-il-libro-che-vorresti-leggere">3. Scrivi il libro che vorresti leggere&lt;/h3>
&lt;p>Alla domanda &amp;ldquo;di cosa scrivo?&amp;rdquo; la risposta classica è &amp;ldquo;di ciò che conosci&amp;rdquo;. Con questo consiglio si arriva spesso a prodotti non interessanti.&lt;/p>
&lt;p>Piuttosto &lt;strong>scrivi di ciò che ami&lt;/strong>. In questo modo hai l&amp;rsquo;occasione per creare la storia che tu stesso vorresti leggere, come se stessi facendo della &lt;em>fan fiction&lt;/em>. La tua passione si trasforma in spinta creativa.&lt;/p>
&lt;p>Ovviamente vale non solo per la scrittura, ma per qualsiasi tipo di attività creativa. Pensa alle opere che ami e rifletti su cosa gli manca, su come le continueresti, su cosa potrebbe essere migliorato e poi metti in pratica il frutto delle tue riflessioni.&lt;/p>
&lt;h3 id="4-usa-le-mani">4. Usa le mani&lt;/h3>
&lt;p>Muoviti di più. Il computer è uno strumento grandioso per realizzare progetti, ma è necessario coinvolgere anche il corpo nel processo creativo. Il movimento stimola il cervello.&lt;/p>
&lt;p>Il computer ti porta in modalità &lt;em>editor&lt;/em>, cioè ti porta a volere la perfezione subito: così perdi tempo a correggere, riscrivere, aggiustare e non ti lasci libero di buttare giù idee e bozze. Il computer quindi va bene per finalizzare l&amp;rsquo;opera, ma per la fase creativa è meglio usare strumenti analogici.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio potresti avere due postazioni di lavoro: una piena di materiale analogico (carta, penna, post-it, etc) in cui svolgere la fase creativa e una digitale in cui ti sposti dopo che le idee sono arrivate e devi solo renderle pubblicabili.&lt;/p>
&lt;h3 id="5-hobby-e-passioni-sono-importanti">5. Hobby e passioni sono importanti&lt;/h3>
&lt;p>Avere più progetti in parallelo ti può aiutare: quando non ti va di lavorare su uno puoi scegliere di lavorare sull&amp;rsquo;altro. In questo modo fai &amp;ldquo;procrastinazione produttiva&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Anche la noia è importante: spesso durante la noia arrivano idee e illuminazioni. Mio inciso personale: ciò vale non solo per la noia, ma in generale per i momenti in cui non si è attivamente concentrati e il cervello è in quella che si chiama &lt;em>diffused mode&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Non devi affannarti cercando una visione unitaria che &amp;ldquo;motivi&amp;rdquo; i tuoi interessi&lt;/strong> e che anzi potrebbe spingerti a rinunciare ad alcuni di essi. Anzi, dedicarti a più progetti e avere interessi vari ti dà la possibilità che questi si connettano in un modo o nell&amp;rsquo;altro, risultando in qualcosa di originale. L&amp;rsquo;unità, inoltre, è garantita dal fatto che ci sei tu dietro al lavoro che fai.&lt;/p>
&lt;h3 id="6-il-segreto-fai-un-buon-lavoro-e-condividilo">6. Il segreto: fai un buon lavoro e condividilo&lt;/h3>
&lt;p>Quando inizi non ti conosce nessuno ed è meglio così. Puoi provare, sperimentare, sbagliare, correggere e (quasi) nessuno sarà lì a vederti. È un&amp;rsquo;occasione da sfruttare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Per uscire dall&amp;rsquo;anonimato la formula è: fai un buon lavoro e condividilo.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>La parte difficile è fare un buon lavoro: si migliora col tempo, passando inevitabilmente da una marea di prodotti pessimi. Condividere invece è diventato semplicissimo grazie a internet. Sfruttalo pubblicando i tuoi segreti, cioè pezzi del tuo processo creativo, passaggi di libri che leggi, suggerimenti dalla tua vita personale, etc, cercando di chiederti sempre cosa può interessare agli altri.&lt;/p>
&lt;h3 id="7-la-geografia-non-la-fa-più-da-padrona">7. La geografia non la fa più da padrona&lt;/h3>
&lt;p>La tua posizione geografica non è più importante com&amp;rsquo;era un tempo. Grazie a internet ormai non importa dove sei, non sei più limitato al mondo fisico immediatamente attorno a te. Puoi entrare in contatto con persone di tutto il mondo. E comunque puoi sempre costruire il tuo, di mondo, scegliendo di cosa circondarti.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso cerca di &lt;strong>non lasciare il tuo cervello troppo tempo nel comfort&lt;/strong>. Esponilo a nuovi stimoli. Cambia il tuo ambiente fisico andando a vivere altrove, viaggia in culture differenti, leggi libri diversi, cambia cerchia quando diventi &lt;em>the smartest person in the room&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h3 id="8-sii-gentile-il-mondo-è-un-piccolo-paese">8. Sii gentile (il mondo è un piccolo paese)&lt;/h3>
&lt;p>Questo consiglio valeva prima e vale soprattutto nell&amp;rsquo;epoca attuale in cui internet ha &amp;ldquo;rimpicciolito&amp;rdquo; il mondo. È molto più facile, infatti, che se parli online di una persona questa prima o poi trovi le tue parole.&lt;/p>
&lt;p>Quindi &lt;strong>ignora chi non ti piace e parla bene degli altri, soprattutto di chi ammiri&lt;/strong>. Potresti scrivere &amp;ldquo;lettere di ammirazione&amp;rdquo; pubbliche. Esempio: un video o articolo in cui parli di un libro che ti è piaciuto.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre su internet è facilissimo arrabbiarsi e perdersi in discussioni in cui cerchi di dimostrare di avere ragione. Ma è inutile. Piuttosto &lt;strong>sfrutta la rabbia come stimolo creativo e produci qualcosa&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Scordati di avere il controllo su quello che produci e smetti di cercare conferme esterne. La sfera del tuo controllo si limita a ciò che fai, ergo sul tuo lavoro fino alla pubblicazione. &lt;strong>Non puoi controllare le interpretazioni degli altri&lt;/strong> e inevitabilmente non tutti capiranno quello che volevi comunicare.&lt;/p>
&lt;h3 id="9-sii-noioso-è-lunico-modo-per-finire-lopera">9. Sii noioso (è l&amp;rsquo;unico modo per finire l&amp;rsquo;opera)&lt;/h3>
&lt;p>Prenditi cura di te stesso in modo da potere stare in salute e avere energie per continuare a lavorare sulla tua opera.&lt;/p>
&lt;p>Rispetta il tuo lavoro ordinario. Anche se ti impegni per sviluppare i tuoi progetti paralleli e provare a trasformarli nella tua fonte di reddito, comunque il lavoro ordinario ti aiuta a sostenerti finché non ci sei riuscito.
Da quel lavoro ottieni non solo soldi, ma anche relazioni e abitudini. E anche se ti toglie molto tempo comunque lo fa in maniera regolare, così che diventa facile organizzare le tue attività parallele nel tempo rimanente. Ciò ti aiuta a creare abitudini, il che potrebbe rivelarsi più importante che avere semplicemente più tempo.&lt;/p>
&lt;p>Tieni un diario di bordo in cui annotare brevemente quello che hai fatto durante la giornata: su cosa hai lavorato, che film hai visto, chi hai conosciuto.&lt;/p>
&lt;h3 id="10-la-creatività-è-sottrazione">10. La creatività è sottrazione&lt;/h3>
&lt;p>Vivendo nell&amp;rsquo;abbondanza di informazioni è importante sapere scegliere a cosa dare attenzione e cosa lasciare perdere. Troppa scelta può condurre all&amp;rsquo;&lt;a href="https://natostupido.com/posts/analysis-paralysis/">analysis paralysis&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Consiglio controintuitivo: quando ti senti bloccato prova a importi dei limiti. Crea un video usando solo lo smartphone o dipingi un quadro con un solo colore. Le limitazioni ti spingono a essere più creativo.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>5 strategie che uso per leggere di più</title><link>https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/</link><pubDate>Sat, 13 Mar 2021 13:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu/</guid><description>Anche se leggere è una delle abiutidini migliori che ho instaurato nella mia vita io non sono sempre stato un buon lettore, anzi. Come ci sono diventato? Guardandomi indietro ho trovato almeno 5 strategie che mi hanno aiutato a leggere di più.</description><content:encoded>&lt;p>Leggere è senza ombra di dubbio una delle abitudini migliori che ho instaurato nella mia esistenza (la migliore?). Però non sono sempre stato un buon lettore. Anzi per gran parte della mia vita ho letto poco e niente (più niente che poco).&lt;/p>
&lt;p>Come ho fatto ad amare la lettura e a farla diventare una pratica regolare?&lt;/p>
&lt;p>Guardandomi indietro ho trovato almeno 5 strategie che ho applicato su me stesso, più o meno inconsciamente, e che mi hanno portato a leggere di più.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="#leggere-devessere-facile">Leggere dev&amp;rsquo;essere facile&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#imparare-ad-abbandonare-i-libri">Imparare ad abbandonare i libri&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#leggi-ci%c3%b2-che-ami-finch%c3%a9-non-ami-leggere">Leggi ciò che ami finché non ami leggere&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#lautomatismo-della-routine">L&amp;rsquo;automatismo della routine&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#il-mantra-del--0">Il mantra del &amp;gt; 0&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="#in-conclusione">In conclusione&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="leggere-devessere-facile">Leggere dev&amp;rsquo;essere facile&lt;/h2>
&lt;p>Al mio stato naturale &lt;strong>io sono estremamente pigro&lt;/strong>. Non voglio fare le cose. Mi secca. Voglio oziare tutto il giorno passando dal fare niente al fare nulla e dal fare nulla al fare niente.&lt;/p>
&lt;p>Per tirarmi fuori da questa condizione di inerzia devo spendere forza di volontà che, come ho imparato, è una risorsa &lt;strong>molto scarsa&lt;/strong>. Ogni giorno mi sveglio con con un quantitativo limitato di forza di volontà che devo cercare di usare nel modo più oculato possibile per non esaurirmi e ripiombare nell&amp;rsquo;ozio totale.&lt;/p>
&lt;p>Uno dei modi migliori per risparmiare forza di volontà è di rendere facilissimo ciò che devo o voglio fare. Più un&amp;rsquo;attività è facile meno forza di volontà mi servirà per iniziarla.&lt;/p>
&lt;p>Una prima applicazione di quest&amp;rsquo;idea alla lettura consiste nell&amp;rsquo;avere il libro sempre a portata di mano: accanto alla scrivania, accanto al letto, accanto al gabinetto. 👀&lt;/p>
&lt;p>Questo consiglio diventa un po&amp;rsquo; difficile da applicare se ci si ostina a usare libri fisici. Un libro fisico può stare in un solo posto. Quante copie devi comprarne per averne una ovunque ti serva? Ma c&amp;rsquo;è di peggio: i libri fisici sono scomodi per natura, in netto contrasto con la facilità a cui aspiriamo. Li devi tenere in mano, sono ingombranti, sono pesanti, devi sfogliare le pagine, se li appoggi le pagine prendono vita propria, quando ti vuoi coricare non sai più come tenerli o dove metterli.&lt;/p>
&lt;p>I libri fisici sono una disgrazia. Ecco, l&amp;rsquo;ho detto.&lt;/p>
&lt;p>E lo so che incontrerò opposizione perché sono ben consapevole dell&amp;rsquo;esistenza degli &lt;em>aristocratici della lettura&lt;/em>. Lo so che vogliono tenerli, accarezzarli, vogliono sfogliare le pagine, vogliono sentire l&amp;rsquo;odore di parole stampate su alberi morti.&lt;/p>
&lt;p>Per favore, basta con queste tendenze macabro-retrò.&lt;/p>
&lt;p>La soluzione si chiama Kindle.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il Kindle è uno degli acquisti migliori che io abbia fatto nella mia esistenza.&lt;/strong> Lo dico ogni volta che se ne parla e lo dirò per sempre finché se ne parlerà. Non pesa niente, è comodissimo da usare, e contiene &lt;em>infiniti&lt;/em> libri. (Ok, non proprio infiniti ma di sicuro più di quelli che contiene… rullo di tamburi… un libro!)&lt;/p>
&lt;p>Inoltre il dispositivo è sincronizzato con il mio account Amazon, il che significa che tutti questi infiniti libri me li ritrovo sia sul telefono (dove c&amp;rsquo;è l&amp;rsquo;applicazione Kindle), sia sull&amp;rsquo;iPad (dove c&amp;rsquo;è l&amp;rsquo;applicazione Kindle), e sia sul computer (esatto: dove c&amp;rsquo;è l&amp;rsquo;applicazione Kindle). E non sono solo i libri ad essere sincronizzati, ma anche le evidenziazioni, le note, e il progresso di lettura. Quindi se ieri sera ero a letto a leggere sul Kindle e ora sono sul gabinetto, dal dentista, sul treno, o appeso all&amp;rsquo;elastico del bungee jumping, posso prendere il telefono e continuare a leggere esattamente da dove ho lasciato.&lt;/p>
&lt;p>Ormai l&amp;rsquo;adattamento edonistico mi ha abituato alla comodità della lettura. Ho imparato che leggere è comodo. Ma non è veramente così. Non lo è perché ci sono gli aristocratici della lettura che perseverano con i libri cartacei. Ne ho dovuto leggere uno qualche tempo fa ed è stata una sofferenza.&lt;/p>
&lt;p>È arrivato il momento di dire basta. Unisciti anche tu al fronte di resistenza all&amp;rsquo;aristocrazia della lettura. ⚔️&lt;/p>
&lt;h2 id="imparare-ad-abbandonare-i-libri">Imparare ad abbandonare i libri&lt;/h2>
&lt;p>Questo è un punto che ancora non ho interiorizzato del tutto ma su cui sono diventato più bravo di quanto non fossi tempo fa.&lt;/p>
&lt;p>Abbiamo questo strano preconcetto per cui quando iniziamo un libro ci sentiamo in dovere di finirlo anche se non ci piace. Non ci diamo il permesso di abbandonarlo e iniziarne a un altro. Non ho idea da dove venga questa tendenza. Forse è una specie di timore reverenziale che proviamo nei confronti della lettura. Forse è un precetto che ci hanno inculcato a scuola. Forse è solo l&amp;rsquo;ennesima istanza della nostra smania di completamento. 🤷‍♂️&lt;/p>
&lt;p>È un comportamento che potrebbe anche apparire positivo a prima vista. Potrebbe sembrare una spinta a leggere il libro per finirlo, ma nella realtà diventa un ostacolo che ci fa passare la voglia di leggere (e forse anche di vivere). Da una parte non vogliamo abbandonarlo, ma dall&amp;rsquo;altra comunque non lo leggiamo o lo leggiamo di malavoglia. Sicché il tutto, semmai, genera una repulsione per la lettura.&lt;/p>
&lt;p>Ma non c&amp;rsquo;è niente di mistico nei libri. Nessuno verrà ad arrestarci se non siamo riusciti a finire &lt;em>Delitto e castigo&lt;/em>. Il libro non ti piace? Prendilo e buttalo dalla finestra. (Calma. È solo una metafora. Non farlo che poi ammazzi qualcuno e ti finisce male.)&lt;/p>
&lt;p>Se proprio non ce la fai ad abbandonarlo definitivamente, inganna il tuo cervello iniziandone un altro in parallelo. Così quando vuoi leggere hai due opzioni:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>se ti senti motivato, pieno di forza di volontà, in vena di autoflagellazione, o se stai semplicemente attraversando un periodo masochista puoi scegliere di leggere il libro che non ti piace e che &amp;ldquo;si merita di essere finito&amp;rdquo; (non si sa bene perché)&lt;/li>
&lt;li>oppure, se non hai molta voglia di farti del male da solo, puoi scegliere il libro che hai iniziato in parallelo&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Ovviamente si suppone che l&amp;rsquo;altro libro sia stato scelto in modo da non essere uno strumento di tortura, altrimenti mi sa che la colpa sta iniziando a diventare anche un po&amp;rsquo; tua.&lt;/p>
&lt;h2 id="leggi-ciò-che-ami-finché-non-ami-leggere">Leggi ciò che ami finché non ami leggere&lt;/h2>
&lt;p>Qualche tempo fa ho letto un libro intitolato &lt;a href="https://www.navalmanack.com/" target="_blank">The Almanack of Naval Ravikant&lt;/a>. È una raccolta di pezzi di interviste, citazioni, tweet di questo Naval che non conoscevo molto bene prima di leggere questo libro (a dirla tutta non lo conosco molto bene neanche dopo averlo letto).&lt;/p>
&lt;p>Il libro contiene un po&amp;rsquo; di spunti interessanti, ma in particolare uno che fa al caso nostro e che non è altro che il titolo di questa sezione.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Read what you love until you love to read&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>È un consiglio intelligente e che mi sono reso conto di avere applicato in maniera spontanea circa 9 anni fa quando ho iniziato a leggere regolarmente per la prima volta nella mia vita.&lt;/p>
&lt;p>Perché è importante?&lt;/p>
&lt;p>Facciamo finta che tu sia un &lt;em>&lt;a href="https://it.wiktionary.org/wiki/nabbo" target="_blank">nabbo&lt;/a>&lt;/em> non abituato alla lettura. Quello che potresti pensare di fare è di andare a zonzo nel magico interweb per cercare liste dei migliori libri da leggere. E di liste su internet ne trovi quante ne vuoi: &lt;em>Top grandi classici&lt;/em>, &lt;em>Top 10 libri da leggere prima di morire&lt;/em>, &lt;em>Best autori della storia&lt;/em>, &lt;em>Top 10 libri nell&amp;rsquo;universo&lt;/em>, e così via.&lt;/p>
&lt;p>Il problema di queste compilation è che, di solito, non sono adeguate a chi è nuovo alla lettura perché sono stilate da persone che già leggono molto e che quindi hanno avuto occasione di sviluppare la loro sensibilità al medium. Sono &lt;strong>sicuro&lt;/strong> che in queste liste trovi libri importantissimi, capolavori, opere d&amp;rsquo;arte, e scritti veramente unici, ma sono anche sicuro che in gran parte non saranno adatti a un vero novizio.&lt;/p>
&lt;p>E tu che ti aspettavi di trovarci testi incredibili che ti avrebbero fatto venire una voglia pazzesca di leggere, ne inizi uno, magari un classico di fama mondiale, e ti sfracassi le palle dopo 2 pagine.&lt;/p>
&lt;p>La strategia corretta è di partire leggendo ciò che &lt;strong>già&lt;/strong> ti piace (&lt;em>ciò che ami&lt;/em>). Se ti piacciono le storie d&amp;rsquo;amore leggi romanzi rosa. Se ti piace il fantasy leggi saghe fantasy. Se ti piacciono i videogiochi leggi libri sui videogiochi. A me piacciono molto le storie sui viaggi nel tempo e infatti sono su questo argomento alcuni dei libri che più mi hanno tenuto incollato al Kindle.&lt;/p>
&lt;p>Partendo da ciò che ami sarai invogliato a leggere non perché già apprezzi la lettura in sé, ma perché ti interessa quel genere/soggetto/libro. Poi col tempo inizi a sviluppare una tua sensibilità alla lettura e impari ad amarla. È un po&amp;rsquo; come succede per il caffè: la prima volta che lo assaggi ti fa schifo perché è amarissimo e quindi sei costretto a riempirlo di zucchero. Poi, a poco a poco, inizi a notare tutta una serie di aromi e caratteristiche di ogni caffè e impari ad apprezzarlo in quanto tale: la tua sensibilità si va sviluppando.&lt;/p>
&lt;p>Io ho amato &lt;a href="https://amzn.to/3bEn57y" target="_blank">Pensieri Lenti e Veloci&lt;/a> e l&amp;rsquo;ho trovato uno dei libri più interessanti che ho letto. Però non lo consiglierei mai a chi non è abituato a leggere o già interessato all&amp;rsquo;argomento, perché guardandolo oggettivamente mi rendo conto che potrebbe apparire piuttosto arido, visto che è il racconto di una serie di esperimenti. Se avessi provato a leggerlo prima di aver sviluppato sensibilità e interesse adeguati probabilmente non l&amp;rsquo;avrei completato o l&amp;rsquo;avrei fatto controvoglia.&lt;/p>
&lt;h2 id="lautomatismo-della-routine">L&amp;rsquo;automatismo della routine&lt;/h2>
&lt;p>I periodi in cui leggo di più corrispondono a quelli in cui la lettura compare nelle mie routine.&lt;/p>
&lt;p>Quando lavoravo a Torino dovevo prendere ogni mattina il bus per andare in ufficio. La stessa cosa, a percorso invertito, dovevo fare ogni sera. Invece di buttare al vento tutte quelle ore mensili, avevo inserito la lettura nella mia routine:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>salire sul bus&lt;/li>
&lt;li>prendere il telefono e leggere&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Per me era diventato automatico. Salito sul bus non mi chiedevo &amp;ldquo;cosa posso fare oggi?&amp;rdquo;. Salivo → leggevo. Salivo → leggevo. Salivo → leggevo.&lt;/p>
&lt;p>Ora che lavoro da casa e non ho più bisogno di prendere l&amp;rsquo;autobus la mia routine si è spostata alla pausa pranzo:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>mangiare&lt;/li>
&lt;li>tornare in camera e leggere&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Anche qui non c&amp;rsquo;è il dubbio, non mi chiedo cosa fare in pausa pranzo. Mangio → leggo.&lt;/p>
&lt;p>La stessa cosa faccio la sera quando vado a dormire (anche se in maniera meno costante): mi metto a letto → leggo. (Sicuramente meglio di usare il telefono che ti &lt;em>sparaflasha&lt;/em> la luce nel cervello e ti fa dormire peggio.)&lt;/p>
&lt;p>Quindi, in che routine giornaliera inserirai la lettura?&lt;/p>
&lt;h2 id="il-mantra-del--0">Il mantra del &amp;gt; 0&lt;/h2>
&lt;p>A volte ci convinciamo che non abbia senso iniziare a fare qualcosa se non per dedicarci un certo quantitativo di tempo ed energia.&lt;/p>
&lt;p>Potremmo essere convinti che non abbia senso mettersi a studiare se è solo per 20 minuti, fare esercizio fisico se è solo una camminata, iniziare a meditare se è solo per 5 minuti. Potremmo essere convinti che non abbia senso prendere il libro (coff coff, il Kindle) e leggere se è solo per 2 pagine. &amp;ldquo;Che senso ha mettermi a leggere se non per &lt;em>&lt;strong>almeno&lt;/strong>&lt;/em> un capitolo?&amp;rdquo;&lt;/p>
&lt;p>Quest&amp;rsquo;idea bislacca è una scusa che ci raccontiamo e che serve solo a procrastinare e ostacolarci dato che:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>impone un requisito minimo di tempo ed energia sotto il quale &lt;em>non vale la pena leggere&lt;/em> (perché? chi l&amp;rsquo;ha stabilito?)&lt;/li>
&lt;li>impone un requisito minimo di forza di volontà che, come abbiamo imparato, è una risorsa scarsa e preziosa&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Invece &lt;strong>è meglio poco che niente&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Se mi hanno messo una riunione presto dopo pranzo e mi ritrovo solo 5 minuti prima di tornare a lavoro potrei giustificarmi dicendomi che &amp;ldquo;oggi non c&amp;rsquo;è tempo per leggere&amp;rdquo;. &lt;strong>E invece no.&lt;/strong> Il tempo c&amp;rsquo;è. Meglio poco che niente. Anche fosse solo per 2–3 pagine. 2 &amp;gt; 0. (E in ogni caso 2–3 pagine al giorno significa 2–3 libri all&amp;rsquo;anno, che non è poco.)&lt;/p>
&lt;p>Questo è un altro di quei consigli che funzionano ben oltre la lettura visto che aiuta a diminuire la forza di volontà richiesta. Io l&amp;rsquo;ho soprannominato &lt;em>Il mantra del &amp;gt; 0&lt;/em>, perché quando lo metto in pratica mi ripeto &amp;ldquo;&amp;gt; 0&amp;rdquo;. Ne ho parlato in maniera un po&amp;rsquo; più estesa in un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/mantra-m0/">articolo dedicato&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h2 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Leggere ha cambiato il mio modo di pensare e ha influenzato pesantemente chi sono diventato nel tempo. È uno dei medium di intrattenimento più stimolante e arricchente ed è uno dei modi più economici e profondi per accedere alla conoscenza.&lt;/p>
&lt;p>Detto ciò, a dispetto del titolo di questo articolo e dal reading challenge a cui partecipo ogni anno &lt;a href="https://www.goodreads.com/user/show/5381197-g" target="_blank">su GoodReads&lt;/a>, &lt;strong>il numero di libri letti non è veramente importante&lt;/strong> e non vedo perché dovrebbe esserlo.&lt;/p>
&lt;p>Riflettiamo un attimo sugli obiettivi della lettura:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>se leggi romanzi lo fai per intrattenerti, svagarti, appassionarti alla storia, immergerti in un altro universo&lt;/li>
&lt;li>se leggi saggi lo fai per imparare qualcosa, stimolare pensieri, guardare le cose da una prospettiva nuova&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Nel primo caso perché dovrebbe interessarti se in 10 ore hai letto 10 libri o ne hai letto solo 1? L&amp;rsquo;importante è che hai passato quelle 10 ore immerso nel piacere della lettura.&lt;/p>
&lt;p>E anche nel secondo caso, a cosa ti serve leggere 200 libri in un anno se poi non ti ricordi neanche i titoli, figuriamoci il contenuto? Meglio scendere a fondo su ogni libro, riflettere, prendere appunti, rielaborare (tipo come &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten/">provo a fare io col metodo Zettelkasten&lt;/a>) piuttosto che leggerne un&amp;rsquo;infinità di cui poi ti rimane poco e niente.&lt;/p>
&lt;p>No?&lt;/p>
&lt;p>Buona lettura.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La mia disintossicazione</title><link>https://natostupido.com/letters/social-detox/</link><pubDate>Fri, 05 Mar 2021 12:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/social-detox/</guid><description>Yo boyz and girlz, benvenuti in un altro episodio di questa ProtoNewsletter. Oggi un altro semi-delirio, stavolta sul mio rapporto con i social.
Come accennavo in un video qualche tempo fa, il tema annuale che ho scelto per il 2021 è la Sperimentazione. Come ogni tema che si rispetti è vago di proposito e mi serve per orientarmi durante l&amp;rsquo;anno piuttosto che come regola stringente.
La settimana scorsa mi è capitato di fare una scelta piuttosto drastica che rientra sotto l&amp;rsquo;ombrello di questo tema.</description><content:encoded>&lt;p>Yo boyz and girlz, benvenuti in un altro episodio di questa ProtoNewsletter. Oggi un altro semi-delirio, stavolta sul mio rapporto con i social.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/3GSoFVODOkiPBFArlu/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/3GSoFVODOkiPBFArlu/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Come accennavo in &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=WBwLAR-uIt4" target="_blank">un video&lt;/a> qualche tempo fa, il tema annuale che ho scelto per il 2021 è la &lt;em>Sperimentazione&lt;/em>. Come ogni tema che si rispetti è vago di proposito e mi serve per orientarmi durante l&amp;rsquo;anno piuttosto che come regola stringente.&lt;/p>
&lt;p>La settimana scorsa mi è capitato di fare una scelta piuttosto drastica che rientra sotto l&amp;rsquo;ombrello di questo tema. Mi sono finalmente deciso a iniziare un esperimento che non avevo mai avuto la voglia (o la forza) di tentare: ho smesso di utilizzare tutti i social.&lt;/p>
&lt;h2 id="non-è-la-prima-volta-che-se-ne-parla">Non è la prima volta che se ne parla&lt;/h2>
&lt;p>Mi ricordo che si fece un gran parlare di &lt;em>digital detox&lt;/em> tra due e tre anni fa o giù di lì. I creator dichiaravano al mondo i loro tentativi di disintossicazione e &lt;a href="https://wellbeing.google/" target="_blank">Google&lt;/a> e &lt;a href="https://support.apple.com/en-us/HT208982" target="_blank">Apple&lt;/a> annunciavano strumenti per aiutare i loro &lt;em>amati&lt;/em> utenti a spendere meno tempo sullo smartphone. Qualcuno ha detto conflitto di interessi?&lt;/p>
&lt;p>Se ne è tornato a parlare anche lo scorso 2020, grazie a &lt;em>The Social Dilemma&lt;/em> su Netflix. Quella fu forse la prima volta che mi sentii spinto a riflettere veramente sul mio utilizzo di smartphone e social e a iniziare ad attivarmi per tamponare la situazione in qualche modo. Ci scrissi anche &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/">un articolo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Mai però, per quanto mi ricordo, ho sentito la necessità di un taglio netto. Non so esattamente perché. Forse pensavo non mi servisse, forse pensavo di avere il pieno controllo, forse non mi sembrava attuabile, o forse avevo semplicemente un bel po&amp;rsquo; di &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fear_of_missing_out" target="_blank">FOMO&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;unico social che avevo abbandonato consapevolmente era Facebook, ma più perché lo consideravo un&amp;rsquo;inutile discarica che non per combattere una dipendenza.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosè-cambiato">Cos&amp;rsquo;è cambiato&lt;/h2>
&lt;p>Negli ultimi tempi però mi sono reso conto che la situazione aveva smesso di essere sostenibile (o forse non lo era mai stata) e che tra Twitter, Instagram, Twitch, e YouTube ogni giorno buttavo non solo tempo ma anche attenzione.&lt;/p>
&lt;p>Il problema &lt;strong>chiaro e visibile&lt;/strong> è che a fine giornata avevo accumulato un certo quantitativo di ore spese sui social e che avrei potuto investire in maniera migliore.&lt;/p>
&lt;p>Il problema &lt;strong>meno chiaro e meno visibile&lt;/strong>, ma non per questo meno importante, è che quelle non erano le sole ore sprecate. Se sono concentrato a lavorare o studiare e a un certo punto decido di controllare Instagram per 20 secondi, non perdo solo quei 20 secondi, ma anche gran parte della mia concentrazione. Quando poi mi rimetto a lavoro dovrò perdere tempo ed energie per ritornare a quello stesso livello di attenzione concentrata.&lt;/p>
&lt;p>E la cosa forse peggiore è che i social non funzionano neanche per lo scopo per cui pensiamo di utilizzarli, cioè come strumenti di svago. Quando dico che quelle ore sarebbero meglio investite in altri modi non intendo per forza in modo più &amp;ldquo;produttivo&amp;rdquo;. Benché qualche pazzo forsennato lo proponga, non si può abolire tutto lo svago in favore del lavoro. Lo svago è necessario. Il problema è che i social &lt;strong>fanno schifo come svago perché quasi mai forniscono divertimento e relax &lt;em>veri&lt;/em>&lt;/strong>. Noi &lt;em>desideriamo&lt;/em> stare sui social anche se non ci regalano un vero &lt;em>divertimento&lt;/em>. Nella biochimica del nostro cervello &lt;a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5171207/" target="_blank">“desiderio” e “gradimento” non sono la stessa cosa&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Per svagarsi è molto meglio spendere un&amp;rsquo;ora a passeggiare, a giocare a un videogame, a leggere un libro, a guardare una serie tv, piuttosto che a scorrere le storie su Instagram.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-ho-fatto">Cosa ho fatto&lt;/h2>
&lt;p>Più di una volta nelle ultime settimane mi sono chiesto se non fosse il caso di iniziare una disintossicazione più drastica dei timidi tentativi che avevo già messo in atto (tipo quando avevo limitato ogni applicazione a un massimo di minuti giornalieri).&lt;/p>
&lt;p>La goccia che ha fatto traboccare il vaso della convinzione è arrivata la notte di domenica 21 febbraio mentre ero a letto pronto per concludere la settimana. Non ricordo cosa fosse successo nello specifico (probabilmente rimpiangevo di aver buttato troppo tempo), ma mi sono deciso e ho programmato l&amp;rsquo;esperimento per l&amp;rsquo;indomani.&lt;/p>
&lt;p>Lunedì mattina ho disinstallato Twitter, Instagram, Twitch, e YouTube e ho bloccato i relativi siti. Come cerco di fare sempre per gli esperimenti che conduco, ho anche creato una nota per raccogliere i pensieri rilevanti.&lt;/p>
&lt;p>Questi sono gli appunti della prima giornata:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Disinstallato tutto. Ho lasciato solo Twitch nell&amp;rsquo;iPad per una live che voglio vedere&lt;/li>
&lt;li>Già ho provato la priva volta ad aprire Instagram, ma non c&amp;rsquo;è&lt;/li>
&lt;li>Sento quella specie di bisogno viscerale di cui parlavo nell&amp;rsquo;articolo sui social&lt;/li>
&lt;li>Mi chiedo come &amp;ldquo;perdere tempo&amp;rdquo;, il che è buono visto che i social non sono un buon modo per farlo&lt;/li>
&lt;li>Leggera FOMO a cui mi ha fatto pensare una conversazione&lt;/li>
&lt;li>Fine giorno 1: nessun vero problema, se non che non ho niente da usare come tappabuchi. Ma questa la vedo come una cosa positiva&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Twitch poi l&amp;rsquo;ho disinstallato subito dopo aver visto quella live.&lt;/p>
&lt;p>Dopo questi appunti di giorno 1 c&amp;rsquo;è un buco fino a giorno 5, in cui mi imbatto nella nota e mi ricordo della sua esistenza. L&amp;rsquo;unica cosa che annoto è &amp;ldquo;all is well&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Mentre scrivo sono appena alla seconda settimana, quindi è passato un tempo relativamente breve. Finora non ci sono stati grossi problemi, se non che ancora mi ritrovo istintivamente a cercare di aprire Instagram o Twitter quando prendo lo smartphone. L&amp;rsquo;automatismo è ancora là.&lt;/p>
&lt;p>Guardando a questo primo periodo mi torno a chiedere cosa mi frenasse prima. Forse solo l&amp;rsquo;attaccamento causato della dipendenza?&lt;/p>
&lt;p>Anche se non me le ricordo, sono sicuro che riuscivo a inventarmi mille giustificazioni apparentemente sensate sul perché io &lt;em>&lt;strong>proprio non potessi&lt;/strong>&lt;/em> abbandonare questi buchi succhia-attenzione, ma di fatto non è successo niente di che. Il mondo continua a girare, l&amp;rsquo;universo continua a non avere senso, e la mia esistenza procede.&lt;/p>
&lt;p>Di sicuro mi sono perso qualche contenuto interessante. Probabilmente reintrodurrò gocce di social in certe condizioni. Magari una volta al giorno o una volta a settimana? Di sicuro Twitter e Instagram dovranno rimanere molto limitati essendo i più pericolosi visto che abilitano la “compulsione dei 20 secondi”.&lt;/p>
&lt;p>Anyway, vedremo.&lt;/p>
&lt;p>Nel frattempo tutto è tranquillo.&lt;/p>
&lt;p>Forse diventa più faticoso col tempo?&lt;/p>
&lt;p>Ma rompere una dipendenza non doveva essere più difficile all&amp;rsquo;inizio?&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🧘 La meditazione è una pratica antichissima che ha ricevuto enorme attenzione negli ultimi anni. Sempre più persone se ne interessano e ci si avvicinano. In giro, del resto, non è difficile trovarla consigliata accanto a lunghe liste di benefici.&lt;/p>
&lt;p>Di recente ho ripreso a meditare e ho programmato di scrivere un articolo sulla mia esperienza. Poi però mi sono detto che forse valeva la pena documentarmi meglio per capire che cosa si sa &lt;em>veramente&lt;/em>. Cosa dice la scienza? Ci sono dei benefici reali o è tutta un&amp;rsquo;esagerazione?&lt;/p>
&lt;p>Magari l&amp;rsquo;articolo sulla mia esperienza lo farò lo stesso in futuro, ma intanto questo è il risultato delle mie ricerche:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/meditazione/">Tra benefici e hype: la scienza della meditazione mindfulness&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>👓 Una delle abitudini più importanti alla base del mio sistema di organizzazione è la weekly review. La faccio da circa 3 anni e mi serve per darmi una visione d&amp;rsquo;insieme e tenermi sulla strada dei miei obiettivi.&lt;/p>
&lt;p>Ne parlo in un articolo:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review/">La mia review settimanale su Notion: processo e template&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>e in un video:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/BKHi4O-jRek" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>✅ Creare abitudini è un processo difficile e faticoso e diventa tanto più difficile e faticoso quanto più grosso è il cambiamento che cerchiamo di apportare. È per questo che cerco di aiutarmi con quello che ho soprannominato &lt;em>il mantra del &amp;gt; 0&lt;/em>. Meglio poco che niente:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/mantra-m0/">Creare abitudini: il mantra del &amp;gt; 0&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📓 Dopo tanto tempo ho finalmente pubblicato un secondo blocco di note, stavolta quelle sul libro &lt;em>Ciò che si vede e ciò che non si vede&lt;/em>. Una lezione di economia (e di vita) tanto importante quanto poco applicata.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/">Ciò che si vede e ciò che non si vede — Frédéric Bastiat&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Tra benefici e hype: la scienza della meditazione mindfulness</title><link>https://natostupido.com/posts/meditazione/</link><pubDate>Sat, 27 Feb 2021 17:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/meditazione/</guid><description>La meditazione mindfulness ha sperimentato un&amp;rsquo;enorme crescita di attenzione negli ultimi anni. Sempre più persone se ne interessano e si avvicinano a questa pratica. Ma come stanno le cose, ci sono dei benefici reali o è tutta un&amp;rsquo;esagerazione?</description><content:encoded>&lt;p>La meditazione mindfulness ha sperimentato un&amp;rsquo;enorme crescita di attenzione negli ultimi anni. In giro non è difficile trovare lodi, elenchi di benefici, libri, e app-guida come &lt;a href="https://www.headspace.com/" target="_blank">Headspace&lt;/a>, &lt;a href="https://wakingup.com/" target="_blank">Waking Up&lt;/a>, e &lt;a href="https://meditofoundation.org/medito-app" target="_blank">Medito&lt;/a>. Ciò ha portato sempre più persone a interessarsi e avvicinarsi a questa pratica, me compreso.&lt;/p>
&lt;p>Ma come stanno le cose, c&amp;rsquo;è del vero o è tutto hype?&lt;/p>
&lt;p>Con l&amp;rsquo;obiettivo di rispondere a questa domanda sono andato a documentarmi: ho cercato nella letteratura scientifica &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Meta-analisi" target="_blank">metanalisi&lt;/a> che mi aiutassero a capire cosa sa la scienza sull&amp;rsquo;argomento. In questo articolo riassumo quello che ho capito.&lt;/p>
&lt;h2 id="meditazione-mindfulness-cosè">Meditazione mindfulness: cos&amp;rsquo;è?&lt;/h2>
&lt;p>Andando indietro nel tempo troviamo tipi diversi di pratiche meditative in tradizioni diverse. La &lt;em>mindfulness&lt;/em>, in particolare, origina nella tradizione buddista.&lt;/p>
&lt;p>Eppure, a dispetto della storia millenaria di questa tradizione, se volessimo definirla in maniera precisa e univoca incontreremmo qualche difficoltà. Torneremo sulla questione &lt;a href="#1-davvero-cos%c3%a8-la-mindfulness">più avanti&lt;/a> in questo stesso articolo, ma per il momento possiamo usare una definizione che viene spesso presa a riferimento:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>La mindfulness è consapevolezza momento per momento, coltivata prestando attenzione, nel momento presente, nel modo più non reattivo, non giudicante, e sincero possibile.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>L&amp;rsquo;approccio di molte guide e app consiste nell&amp;rsquo;istruire a prestare attenzione a ciò che succede qui e ora, prendendo consapevolezza dei propri pensieri, sensazioni, ed emozioni e osservandoli in maniera distaccata.&lt;/p>
&lt;p>Per facilitare questo compito, che è sorprendentemente molto più difficile di quello che sembra, si fa spesso uso di ancore come il respiro e le sensazioni corporee. Ci si sforza di prestare attivamente attenzione a qualcosa che sta accadendo, in modo che questo aiuti a concentrarsi su ciò che avviene ora nella realtà, piuttosto che unicamente nella nostra testa.&lt;/p>
&lt;h2 id="effetti-positivi">Effetti positivi&lt;/h2>
&lt;p>Tra i vari effetti positivi riportati spicca l&amp;rsquo;impatto che la mindfulness sembrerebbe avere sulla depressione. Molteplici studi presentano evidenze di abbassamento dei livelli di depressione a confronto con gruppi sottoposti ad altri tipi di trattamento, come la normale terapia, il supporto, e la gestione dello stress.&lt;/p>
&lt;p>In generale ci sono prove che suggeriscono che la meditazione possa migliorare la capacità di regolare le proprie emozioni e a contrastare diverse tipologie di influenze negative sul benessere: non solo depressione, ma anche ansia, stress, e dolore.&lt;/p>
&lt;p>In alcune occasioni i miglioramenti riscontrati sono stati simili a quelli ottenuti tramite l&amp;rsquo;uso di antidepressivi, ma senza le potenziali tossicità derivanti dall&amp;rsquo;uso di farmaci.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso non ci sono prove che la mindfulness aiuti a migliorare la salute mentale qualora questa sia già buona, né che abbia risultati migliori di altri trattamenti attivi (farmaci, esercizio fisico, altre terapie comportamentali).&lt;/p>
&lt;p>Una seconda classe di effetti positivi riguarda quelli relativi all&amp;rsquo;attenzione.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;attenzione viene spesso suddivisa in tre componenti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;em>alerting:&lt;/em> la prontezza nel prepararsi per uno stimolo imminente&lt;/li>
&lt;li>&lt;em>orienting:&lt;/em> la selezione di informazioni specifiche a fronte di una varietà di stimoli&lt;/li>
&lt;li>&lt;em>executive attention:&lt;/em> monitoraggio e risoluzione di conflitti tra diversi pensieri, risposte, ed emozioni possibili&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Relativamente a queste tre componenti ci sono alcune evidenze che mettono in relazione i primi tempi di esperienza meditativa con miglioramenti di orienting ed executive attention, e le fasi più avanzate con miglioramenti di alerting.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ultima classe di effetti a cui mi sono interessato riguarda la qualità del sonno. In questo caso sembra esserci qualche evidenza che suggerisce che la meditazione possa migliorare la situazione per soggetti che presentano disturbi del sonno.&lt;/p>
&lt;h2 id="alterazioni-nel-cervello">Alterazioni nel cervello&lt;/h2>
&lt;p>Agli studi sui benefici si affianca tutta una serie di studi riguardanti gli effetti sulla struttura cerebrale. È lecito infatti aspettarsi dei cambiamenti a seguito di una pratica focalizzata sull&amp;rsquo;attenzione e che si svolge interamente nella mente.&lt;/p>
&lt;p>Su questo fronte in chi medita sono state osservate, tramite tecniche di neuroimaging (e.g. &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Functional_magnetic_resonance_imaging" target="_blank">fMRI&lt;/a>), alterazioni sia nella materia grigia che in quella bianca, per esempio in corteccia frontopolare, cortecce sensoriali, ippocampo, corteccia cingolata mediana e anteriore, corteccia orbitofrontale, e connessioni dentro e tra gli emisferi.&lt;/p>
&lt;p>Queste zone sono associate a funzioni quali:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>meta-consapevolezza, cioè la consapevolezza di essere consapevoli&lt;/li>
&lt;li>consapevolezza del corpo, sia rispetto agli stimoli interni che a quelli esterni&lt;/li>
&lt;li>consolidamento e riconsolidamento dei ricordi nella memoria a lungo termine&lt;/li>
&lt;li>regolazione di comportamento ed emozioni&lt;/li>
&lt;li>comunicazione dentro e tra gli emisferi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>La correlazione tra meditazione e alterazioni comunque non implica un rapporto di causa-effetto e, anche nel caso in cui questo ci fosse, la meditazione potrebbe non essere la causa. Ci sarebbe la possibilità che sia vero il contrario e cioè alterazioni pregresse potrebbero predisporre maggiormente chi le presenta a interessarsi alla meditazione.&lt;/p>
&lt;h2 id="è-tutto-hype">È tutto hype?&lt;/h2>
&lt;p>I risultati elencati fin qui potrebbero fornire una motivazione sufficiente per convincersi dell&amp;rsquo;efficacia della meditazione. Se ci fermassimo a questo punto potremmo anche giustificare parte della diffusa eccitazione che circonda l&amp;rsquo;argomento.&lt;/p>
&lt;p>Purtroppo però questi risultati sono tutt&amp;rsquo;altro che chiari e definitivi. La meditazione rimane un ambito di ricerca relativamente nuovo e ogni metanalisi che ho letto presenta sempre lo stesso disclaimer, che più o meno è:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Ci sono delle evidenze ma servono più studi&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Perché? Quali sono i problemi della ricerca attuale?&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>L&amp;rsquo;assenza di una definizione esatta&lt;/li>
&lt;li>La dubbia validità delle misure&lt;/li>
&lt;li>Le incertezze sull&amp;rsquo;utilizzo in ambito clinico&lt;/li>
&lt;li>I possibili effetti avversi&lt;/li>
&lt;li>La difficoltà nell&amp;rsquo;interpretazioni dei dati&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h4 id="1-davvero-cosè-la-mindfulness">1. Davvero, cos&amp;rsquo;è la mindfulness?&lt;/h4>
&lt;p>Come promesso all&amp;rsquo;inizio torniamo a parlare del problema della definizione. Il fatto che ne manchi una precisa e ampiamente accettata è il primo, e forse il più grosso, dei problemi della ricerca attuale.&lt;/p>
&lt;p>Da questa ambiguità segue che ogni studio, pur dichiarando di parlare di mindfulness, può differenziarsi dagli altri in una molteplicità di aspetti, come le tecniche usate, la durata, le indicazioni fornite dagli istruttori, la percezione di chi pratica, e la definizione di cosa significhi essere esperto.&lt;/p>
&lt;p>In una situazione di questo tipo i risultati diventano di difficile interpretazione e confronto, dato che è difficile capire esattamente a cosa si riferiscono. I partecipanti hanno una definizione coerente tra loro e con i ricercatori? La definizione usata nello studio è coerente con le modalità con cui è stato condotto? Stiamo parlando di meditazione mindfulness o di un significato più esteso dell&amp;rsquo;aggettivo &amp;ldquo;mindful&amp;rdquo;?&lt;/p>
&lt;p>Superare questo primo ostacolo significa sviluppare una metodologia che sia in grado di evidenziare le differenze tra le varie tecniche e che quindi permetta di identificare con esattezza la pratica a cui ci si riferisce.&lt;/p>
&lt;h4 id="2-quanto-sono-valide-le-misure">2. Quanto sono valide le misure?&lt;/h4>
&lt;p>Anche a causa dell&amp;rsquo;ambiguità nella definizione, mancano misure sufficientemente validate di &amp;ldquo;mindfulness&amp;rdquo;. Senza misure non è possibile valutare né quanto questa abilità si evolva, né come influenzi altre capacità cognitive.&lt;/p>
&lt;p>Ad oggi studi diversi si basano su misure diverse e in gran parte vengono usati questionari. Ogni soggetto potrebbe avere una propria idea di cosa significhi essere mindful. Per esempio un novizio potrebbe confondere l&amp;rsquo;&lt;em>essere mindful&lt;/em> con la &lt;em>voglia di essere mindful&lt;/em>. In generale il soggetto potrebbe non sapere esattamente quali fattori dell&amp;rsquo;esperienza meditativa tenere in considerazione quando risponde alle domande.&lt;/p>
&lt;p>A ciò si aggiunge un potenziale bias di desiderabilità sociale dovuto al fatto che le malcelate aspettative degli sperimentatori riguardo ai benefici, potrebbero indurre nei partecipanti il desiderio che queste speranze si avverino.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso una valutazione oggettiva dello stato di mindfulness sembra difficoltosa, perché non è possibile che ci sia un osservatore esterno a controllare cosa sta accadendo nella mente del soggetto. Piuttosto, si potrebbe passare a misurare risultati indiretti, come le facoltà mentali che supportano l&amp;rsquo;essere mindful o la media dei risultati dei terapisti che prescrivono la mindfulness ai propri pazienti.&lt;/p>
&lt;h4 id="3-si-può-usare-come-metodologia-di-intervento-clinico">3. Si può usare come metodologia di intervento clinico?&lt;/h4>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra classe di incertezze riguarda proprio l&amp;rsquo;applicabilità come intervento in ambito clinico. Diversi studi hanno indagato se e in che modo la mindfulness possa essere usata per contrastare problemi fisici e mentali, tra cui depressione, stress, e ansia di cui parlavamo sopra.&lt;/p>
&lt;p>Un primo problema riguarda il fatto che la gran parte degli studi si è fermata ai primi passi del &lt;a href="https://www.nia.nih.gov/research/dbsr/nih-stage-model-behavioral-intervention-development" target="_blank">modello in 5 fasi per lo sviluppo di interventi comportamentali&lt;/a> delineato dal NIH. Solo il 30% degli studi è andato oltre la fase 1, solo il 20% è arrivato alla fase 2a e solo il 9% alla fase 2b. Infine, solo l'1% di tutta la ricerca è stato condotto fuori da un contesto di ricerca, il che rende dubbia l&amp;rsquo;applicabilità dei risultati nella normale pratica clinica.&lt;/p>
&lt;p>Un altro problema concerne la variabilità di trattamenti utilizzati. Il &amp;ldquo;gold standard&amp;rdquo; è stato un corso di 8 settimane con: 20–26 ore di training in 8 lezioni di gruppo settimanali, una lezione all-day da 6 ore, e 45 minuti al giorno di pratica a casa per 6 giorni a settimana. Sono state usate però anche molteplici variazioni nel contenuto e nella forma.&lt;/p>
&lt;p>In sostanza, anche se ci sono evidenze a suggerire che tecniche di intervento basate sulla mindfulness (MBI) possano aiutare se usate in ambito clinico, le prove sono tutt&amp;rsquo;altro che definitive.&lt;/p>
&lt;h4 id="4-ci-sono-controindicazioni">4. Ci sono controindicazioni?&lt;/h4>
&lt;p>La mindfulness può avere effetti negativi?&lt;/p>
&lt;p>Se alla domanda sui benefici, che ancora non ha risposta definitiva, si è comunque cercato di rispondere, quella sui potenziali effetti avversi è invece molto poco sondata. Eppure ci potrebbero essere effetti non solo diretti, ma anche indiretti.&lt;/p>
&lt;p>Ci solo alcuni casi riportati di effetti avversi, ma spesso in studi osservazionali e senza &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Treatment_and_control_groups" target="_blank">gruppo di controllo&lt;/a>. Inoltre non sempre è presente il dettaglio della storia clinica dei soggetti e quindi non si conoscono le condizioni preesistenti.&lt;/p>
&lt;p>In generale non c&amp;rsquo;è stata molta attenzione sulla questione. Per esempio in oltre il 75% dei trial non veniva chiesto esplicitamente di riportare effetti avversi, ma ci si basava su quanto riportato spontaneamente, il che risulta in una quasi certa sottostima.&lt;/p>
&lt;p>Dalla non evidenza di effetti negativi si è arrivati alla conclusione che non ce ne siano e che la mindfulness possa essere usata al posto dei farmaci nel trattamento di malattie mentali come la depressione e il disturbo bipolare. Queste conclusioni però si basano più sulla mancanza di ricerca che non su prove significative.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, i benefici prospettati e potenzialmente esagerati possono sviare pazienti con malattie serie, portandoli a pensare di poter usare la meditazione in sostituzione di altri trattamenti validati scientificamente, come l&amp;rsquo;esercizio fisico, la psicoterapia, o i farmaci.&lt;/p>
&lt;h4 id="5-le-interpretazioni-dei-dati-sono-affidabili">5. Le interpretazioni dei dati sono affidabili?&lt;/h4>
&lt;p>Come accennavamo sopra, c&amp;rsquo;è un filone di ricerca sulla mindfulness che si è occupato di studiarla dal punto di vista puramente quantitativo delle alterazioni del cervello, visibili tramite tecniche di neuroimaging.&lt;/p>
&lt;p>Interpretare questi dati, però, non è semplice. Non è detto che le immagini ricavate forniscano una visione accurata di tutto ciò che avviene. Alcune deduzioni si basano su medie ottenute a partire da gruppi di partecipanti cosa che, unita agli altri problemi che affliggono questo ambito di ricerca, può risultare in valutazioni semplicistiche.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre potrebbero essere presenti artefatti o differenze dovute a fattori irrilevanti. Se per esempio i novizi tendono a muoversi di più o a respirare più velocemente degli esperti, le immagini potrebbero presentare differenze non attribuibili alla meditazione in sé.&lt;/p>
&lt;p>Un altro problema riguarda il calcolo di stime valide. Quando una differenza inizia a diventare significativa? E anche ammesso di saper rispondere a questa domanda, quale impatto funzionale ha una differenza di questo tipo? E quanto buono è questo impatto rispetto ad altri metodi di allenamento cognitivo?&lt;/p>
&lt;p>Quindi, anche in questo caso, benché i dati finora ottenuti sembrino suggerire alterazioni nel cervello e nel funzionamento neurale, serve cautela nell&amp;rsquo;interpretazione.&lt;/p>
&lt;h2 id="meditare-o-non-meditare">Meditare o non meditare?&lt;/h2>
&lt;p>La ricerca sulla meditazione mindfulness da un lato ha prodotto alcune evidenze di benefici, ma dall&amp;rsquo;altro si trova a dover affrontare una serie di ostacoli che attualmente ci impediscono di trarre conclusioni definitive.&lt;/p>
&lt;p>Che fare nel frattempo?&lt;/p>
&lt;p>Dal canto mio penso che chiunque abbia problemi reali, quali disturbi mentali o fisici, debba continuare a rivolgersi al proprio medico di riferimento e non sperare troppo che la meditazione sia una soluzione magica. In assenza di prove solide è meglio ricorrere a terapie dimostratamente efficaci.&lt;/p>
&lt;p>Per quanto riguarda tutte le altre applicazioni, la meditazione può costituire un interessante esperimento personale che si merita almeno un&amp;rsquo;opportunità. Avendo ripreso da poco, mi ha aiutato quantomeno a notare la confusione incessante che regna nella mia testa.&lt;/p>
&lt;p>Buona sperimentazione 🧘&lt;/p>
&lt;h2 id="fonti">Fonti&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5368208/" target="_blank">Mindfulness Meditation for Chronic Pain: Systematic Review and Meta-analysis&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4142584/" target="_blank">Meditation Programs for Psychological Stress and Well-being. A Systematic Review and Meta-analysis&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.nature.com/articles/nrn3916" target="_blank">The neuroscience of mindfulness meditation&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0149763414000724?via%3Dihub" target="_blank">Is meditation associated with altered brain structure? A systematic review and meta-analysis of morphometric neuroimaging in meditation practitioners&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6557693/" target="_blank">The effect of mindfulness meditation on sleep quality: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1745691617709589" target="_blank">Mind the Hype: A Critical Evaluation and Prescriptive Agenda for Research on Mindfulness and Meditation&lt;/a>&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Ciò che si vede e ciò che non si vede — Frédéric Bastiat | Riassunto e appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/</link><pubDate>Tue, 16 Feb 2021 17:00:16 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/cio-che-non-si-vede/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Un ottimo libro. Minuscolo e focalizzato su una singola lezione che viene applicata a una varietà di esempi. E benché fu scritto nel XIX secolo, sia la lezione che gli esempi rimangono attuali al 100%.
Assolutamente consigliato. Si legge in pochissimo tempo e propone una prospettiva a cui non siamo abituati a pensare, sia per natura, sia perché la propaganda politica viaggia per una strada diametralmente opposta.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
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&lt;h2 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h2>
&lt;p>Un ottimo libro. Minuscolo e focalizzato su una singola lezione che viene applicata a una varietà di esempi. E benché fu scritto nel XIX secolo, sia la lezione che gli esempi rimangono attuali al 100%.&lt;/p>
&lt;p>Assolutamente consigliato. Si legge in pochissimo tempo e propone una prospettiva a cui non siamo abituati a pensare, sia per natura, sia perché la propaganda politica viaggia per una strada diametralmente opposta.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, benché nel testo si faccia riferimento all&amp;rsquo;ambito economico/politico, questa è una lezione che vale in generale in tutto quello che facciamo, come accennava anche Taleb ne &lt;em>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/2020-3-libri#attenzione-alle-conseguenze-invisibili">Il Cigno Nero&lt;/a>&lt;/em> citando proprio Bastiat.&lt;/p>
&lt;p>PS: se leggi il libro &lt;a href="mailto:ciao@natostupido.com">fammelo sapere&lt;/a> perché ho una domanda da farti.&lt;/p>
&lt;h2 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h2>
&lt;p>La lezione, tanto semplice quanto poco applicata:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Nella sfera economica, un atto, una abitudine, una istituzione, una legge, non generano solo un effetto, ma una serie di effetti. Di questi effetti, solo il primo è immediato; esso si manifesta simultaneamente con la sua causa: si vede. Gli altri non si sviluppano che successivamente: non si vedono; va bene se li si può prevedere.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Ogni atto abbia influenza sulla sfera economica causerà sia effetti chiaramente visibili, sia effetti meno visibili. Quando valutiamo la bontà di quell&amp;rsquo;atto dobbiamo quindi analizzare tutti gli effetti, non solo quelli evidenti.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-distruzione-che-alimenta-leconomia">La distruzione che alimenta l&amp;rsquo;economia&lt;/h3>
&lt;p>Un vandalo rompe il vetro della finestra di Tizio. Non tutto il male viene per nuocere — i passanti si affrettano a dire — questo danno aiuta a mandare avanti l&amp;rsquo;industria.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ciò che si vede&lt;/strong>: il vetraio guadagnerà 50€ (costo ipotetico della riparazione) e in cambio Tizio otterrà un vetro nuovo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ciò che non si vede&lt;/strong>: se il vetro non fosse stato rotto, Tizio avrebbe potuto usare i suoi soldi per comprare qualcos&amp;rsquo;altro, per esempio un paio di pantaloni. Quindi è vero che il vetraio ha guadagnato 50€, ma è anche vero che il negozio di pantaloni li ha persi e Tizio, che poteva avere sia il vetro che i pantaloni, si deve accontentare del solo vetro. Quindi la società in generale ci ha perso.&lt;/p>
&lt;h3 id="i-posti-pubblici-inutili-che-farebbero-profitto">I posti pubblici inutili che farebbero profitto&lt;/h3>
&lt;p>Mettiamo caso ci siano 100 impiegati pubblici il cui lavoro non è più utile e si debba decidere se licenziarli o meno.&lt;/p>
&lt;p>Un classico ragionamento di chi si oppone al licenziamento: quegli impiegati spendendo i loro soldi contribuiscono a far &lt;em>girare l&amp;rsquo;economia&lt;/em> e quindi generano un profitto per la nazione. Dopo il licenziamento non avranno più niente da spendere e quindi ci sarà una perdita per l&amp;rsquo;economia nazionale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza visibile&lt;/strong>: quelle stesse persone appena licenziate non avranno più quei soldi da spendere.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza invisibile&lt;/strong>: i soldi per pagare quelle persone non spuntavano dal nulla, ma provenivano dai contribuenti tramite le imposte. Dopo il licenziamento questi soldi possono tornare ai contribuenti, i quali possono spenderli per conto loro e fare comunque &lt;em>girare l&amp;rsquo;economia&lt;/em>. Inoltre, queste nuove spese possono stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro.&lt;/p>
&lt;p>Semplificando all&amp;rsquo;osso e immaginando due scenari in cui esistono solo due persone nella società:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Scenario senza dipendente pubblico inutile
&lt;ul>
&lt;li>Il signor A fa un lavoro utile&lt;/li>
&lt;li>Il signor B lo paga con 10€ per quel lavoro&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>Scenario con dipendente pubblico inutile
&lt;ul>
&lt;li>Il signor A fa un lavoro inutile&lt;/li>
&lt;li>Il signor B paga 10€ di imposte che vengono usate per mantenere A&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="la-bontà-di-imposte-e-impieghi-pubblici-va-discussa-nel-merito">La bontà di imposte e impieghi pubblici va discussa nel merito&lt;/h3>
&lt;p>Non per forza le imposte sono sempre sbagliate, ma quando si devono prendere delle decisioni che le coinvolgono bisogna valutarle in base ai loro meriti reali, cioè in base all&amp;rsquo;utilità di ciò a cui sono destinate.&lt;/p>
&lt;p>Esempio di buona giustificazione: dobbiamo mettere delle imposte per pagare le forze di polizia in modo da garantire la sicurezza della popolazione.&lt;/p>
&lt;p>Esempio di cattiva giustificazione: quelle imposte sono buone perché lo stato le userà per pagare qualcuno e in questo modo farà &lt;em>girare l&amp;rsquo;economia!&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza visibile&lt;/strong>: lo stato spende i soldi ricavati tramite quelle imposte per qualcosa e quindi stimola l&amp;rsquo;economia.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza invisibile&lt;/strong>: i soldi che lo stato ha racimolato tramite le imposte e che ora può spendere sono stati sottratti ai contribuenti che non possono spenderli più. Quindi non c&amp;rsquo;è stato uno stimolo maggiore perché la spesa totale non è aumentata. Al massimo c&amp;rsquo;è stato uno spostamento.&lt;/p>
&lt;p>Ciò vale non solo per le imposte ma anche per i lavori pubblici con cui si ha l&amp;rsquo;impressione di creare lavoro. In realtà il lavoro si è spostato dal privato al pubblico, magari verso un lavoro improduttivo giustificato proprio col &lt;a href="#i-posti-pubblici-inutili-che-farebbero-profitto">motivo di “creare lavoro”&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-vero-parassita-è-il-settore-pubblico-non-il-privato">Il vero parassita è il settore pubblico non il privato&lt;/h3>
&lt;p>Alcuni accusano i privati di essere parassiti e quindi vorrebbero che lo stato prendesse la situazione in mano. Invece è proprio il contrario, perché i lavori pubblici sono imposti, mentre quelli del settore privato sono liberi e seguono le leggi del mercato, nascendo e morendo all&amp;rsquo;occorrenza.&lt;/p>
&lt;p>Quando imponi lavoro pubblico non solo stai succhiando quel lavoro dal privato, ma stai anche succhiando altro lavoro tramite le imposte, dato che i soldi sono una rappresentazione del lavoro della persona che li ha guadagnati e, dualmente, del lavoro che potrebbe pagare spendendoli.&lt;/p>
&lt;h3 id="creare-lavori-pubblici-significa-redistribuire-lavoro-e-spesa">Creare lavori pubblici significa redistribuire lavoro e spesa&lt;/h3>
&lt;p>Quando crei lavori pubblici stai anche cambiando forzatamente la distribuzione di lavoro e spese nel territorio.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo che venga creato un nuovo ministero a Roma, si assumano 100 persone, e che per pagarle servano 3 milioni. In questa situazione lo stato sta accentrando a Roma non solo quelle persone, ma anche quei soldi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza visibile&lt;/strong>: quegli impiegati pubblici spenderanno i loro soldi a Roma, la spesa in quel territorio aumenterà di 3 milioni, e ciò attirerà una certa quantità di altro lavoro, anche privato.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Conseguenza invisibile&lt;/strong>: quei 3 milioni, recuperati tramite le imposte, erano prima distribuiti su tutto il territorio mentre ora non lo sono più. Quindi si è impedito nel resto di Italia non solo che venissero spesi, ma anche il lavoro che questa spesa avrebbe pagato.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-lentezza-di-imparare-senza-subire-conseguenze">La lentezza di imparare senza subire conseguenze&lt;/h3>
&lt;p>Se tutte le conseguenze delle nostre azioni ricadessero solo su di noi allora l&amp;rsquo;apprendimento sarebbe veloce. Ma in certe situazioni non è così e quindi non impariamo.&lt;/p>
&lt;p>Anzi a volte succede che le conseguenze positive ricadano sull&amp;rsquo;autore dell&amp;rsquo;azione e le conseguenze negative su qualcun altro. In tali occasioni quindi bisognerà aspettare la reazione di questo qualcun altro per riequilibrare la situazione.&lt;/p>
&lt;p>È anche possibile che questa reazione sia inesistente o lentissima perché in alcuni casi mentre le conseguenze positive sono accentrate, quelle negative sono distribuite. E più sono distribuite, e quindi meno pesanti sono per il singolo, più tardi si tenderà ad accorgersene.&lt;/p>
&lt;p>Poniamo che ci sia una grossa azienda fallimentare e si faccia una legge per darle 10 miliari di euro in modo da salvarla. Questi soldi, come sempre, non piovono dal cielo ma sono ottenuti tramite imposte. Tale spesa è quindi distribuita su un gran numero di individui per cui ognuno dovrà sborsare, per esempio, solo 170€.&lt;br>
Ci sarà una reazione da parte di tutti questi individui? Se sì, quando?&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Creare abitudini: il mantra del > 0</title><link>https://natostupido.com/posts/mantra-m0/</link><pubDate>Sat, 13 Feb 2021 21:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/mantra-m0/</guid><description>Le abitudini dirigono gran parte dei nostri comportamenti e quindi definiscono chi siamo. Se vuoi cambiare, cambia le tue abitudini. Ma cambiare comportamento è molto difficile, soprattutto quando provi a stravolgere tutto e subito. Il mio mantra invece è: meglio poco che niente.</description><content:encoded>&lt;p>Come già accennavo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/30anni">altrove&lt;/a>, le abitudini sono il nostro sistema di autopilot. Dirigono gran parte dei nostri comportamenti e quindi definiscono chi siamo e chi diventiamo.&lt;/p>
&lt;p>Se vuoi cambiare chi sei, cambia le tue abitudini.&lt;/p>
&lt;p>Il problema è che &lt;strong>cambiare comportamento è estremamente difficile&lt;/strong> ed è per questo che sono nate tecniche e trucchi per aiutarci a combattere quel cervellino &lt;em>idiota&lt;/em> che ci ritroviamo tra le orecchie e gli ostacoli che ci mette davanti. In questo articolo, uno degli hack che uso io stesso e che ho soprannominato il &lt;em>mantra del &amp;gt; 0&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h1 id="attrito">Attrito&lt;/h1>
&lt;p>&lt;strong>La chiave del cambiamento di abitudini è la ripetizione.&lt;/strong> Ripeti una routine un numero sufficiente di volte e diventerà parte di te.&lt;/p>
&lt;p>Secondo una leggenda metropolitana ci vogliono 21 giorni per formare un&amp;rsquo;abitudine. Quest&amp;rsquo;idea origina da un&amp;rsquo;interpretazione errata di alcuni passaggi tratti da &lt;a href="https://amzn.to/3b3NvxP" target="_blank">Psicocibernetica&lt;/a> di Maxwell Maltz, in cui l&amp;rsquo;autore indica sì 21 giorni, ma come periodo &lt;strong>minimo&lt;/strong>. Inoltre il discorso di Maltz si riferisce al caso specifico del cambiamento della propria immagine di sé e non alle abitudini in generale.&lt;/p>
&lt;p>Come sempre le cose sono più complesse di quanto ci piacerebbe che fossero e, nel mondo reale, ogni abitudine richiederà un tempo e un impegno diversi. Abituarsi a mangiare cioccolato sarà più semplice che abituarsi a fare esercizio fisico.&lt;/p>
&lt;p>Quello che però possiamo affermare è che più ripeti una routine e più questa diventa automatica, e meno forza di volontà ci vorrà per eseguirla. Se ciò non fosse vero sarebbe impossibile stabilire abitudini perché l&amp;rsquo;automatismo non nascerebbe mai se ogni ripetizione fosse difficile come le precedenti.&lt;/p>
&lt;p>Pertanto, il problema più grande è affrontare le fasi iniziali, cioè il tempo in cui non c&amp;rsquo;è nessun automatismo, il cervello si oppone al cambiamento, e l&amp;rsquo;attrito è più forte. In questo periodo il livello di forza di volontà richiesto è più alto.&lt;/p>
&lt;p>È importante notare che ci sono due tipi diversi di attrito:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>Attrito statico&lt;/strong>: la resistenza nel mettersi in moto, cioè la sensazione spiacevole &lt;em>prima&lt;/em> di iniziare un&amp;rsquo;attività&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Attrito dinamico&lt;/strong>: la resistenza nel continuare il moto, cioè la sensazione spiacevole &lt;em>durante&lt;/em> l&amp;rsquo;attività&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Questi due tipi di attrito non sono rilevanti allo stesso modo. In particolare, la sensazione spiacevole è più alta prima dell&amp;rsquo;attività e tende a scomparire dopo averla iniziata. Ciò significa che il nemico da combattere è l&amp;rsquo;attrito statico.&lt;/p>
&lt;h1 id="il-mantra-del--0">Il mantra del &amp;gt; 0&lt;/h1>
&lt;p>Una delle tecniche più efficaci per abbattere l&amp;rsquo;attrito statico è quella che io chiamo &lt;em>il mantra del &amp;gt; 0&lt;/em>. Detto in termini potabili: &lt;strong>meglio poco che niente&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Vuoi prendere l&amp;rsquo;abitudine a &lt;a href="https://natostupido.com/posts/leggere-di-piu">leggere&lt;/a>? Leggi 2 pagine ogni giorno&lt;/li>
&lt;li>Vuoi studiare in maniera costante? Studia 20 minuti ogni giorno&lt;/li>
&lt;li>Vuoi abituarti a &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">prendere note&lt;/a> dai libri? Scrivi una nota ogni giorno&lt;/li>
&lt;li>Vuoi iniziare a meditare? Medita 5 minuti ogni giorno&lt;/li>
&lt;li>Vuoi fare più esercizio fisico? Esci per una camminata ogni giorno&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Formare l&amp;rsquo;abitudine significa ripeterla e quindi è più importante iniziare concentrandosi sulla ripetizione che sull&amp;rsquo;intensità. Quelli elencati qua sopra sono esempi di obiettivi minimi che aiutano a diminuire l&amp;rsquo;attrito statico. Servirà molta meno forza di volontà per mettersi a studiare 20 minuti che non 3 ore.&lt;/p>
&lt;p>E se già sei pronto a obiettare dicendo che &lt;em>non basta studiare 20 minuti, è troppo poco per prepararsi!&lt;/em> io sono altrettanto pronto a rispondere che 20 &amp;gt; 0. Meglio poco che niente.&lt;/p>
&lt;p>Ma non solo! Visto quanto dicevamo prima, dopo essersi messi a studiare la sensazione spiacevole andrà scomparendo e sarà più facile continuare anche oltre l&amp;rsquo;obiettivo minimo dei 20 minuti.&lt;/p>
&lt;p>Io l&amp;rsquo;ho visto accadere su me stesso in una moltitudine di occasioni, anche nella scrittura dell&amp;rsquo;articolo che stai leggendo. Trovo molto più difficile mettermi a scrivere che non continuare a farlo dopo aver già iniziato.&lt;/p>
&lt;p>Anche se ciò è vero, è comunque necessario essere consapevoli che andare oltre non è obbligatorio e quindi è importante riservarsi sempre il permesso di staccare raggiunto l&amp;rsquo;obiettivo minimo. Il rischio altrimenti è che il cervello si convinca che quel minimo è una &lt;em>truffa illusoria&lt;/em>, cosa che aumenterebbe di nuovo l&amp;rsquo;attrito, ammazzando l&amp;rsquo;abitudine sul nascere.&lt;/p>
&lt;p>Ricorda che la chiave non è aumentare l&amp;rsquo;intensità, ma ripetere la routine. L&amp;rsquo;aumento dell&amp;rsquo;intensità sarà un risultato conseguente.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/ripetizioni.png" class="d-block">
&lt;img src="images/ripetizioni.png"
alt="Formare abitudini"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>E il bello è che questa tecnica è utile non solo per le abitudini, ma in generale per qualsiasi attività non si abbia voglia di fare. Quando sento quella sensazione di repulsione e il desiderio di procrastinare mi do un obiettivo minuscolo e mi ripeto il mantra.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Forza, a lavoro per 5 minuti!&lt;/em>&lt;br>
&lt;em>5 &amp;gt; 0. Meglio poco che niente.&lt;/em>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La mia review settimanale su Notion: processo e template</title><link>https://natostupido.com/posts/weekly-review/</link><pubDate>Wed, 10 Feb 2021 14:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/weekly-review/</guid><description>La review settimanale è una delle abitudini più importanti alla base del mio sistema di organizzazione. Mi serve per riflettere su come vanno le cose, mi dà una visione d&amp;rsquo;insieme, e mi mantiene nella direzione dei miei obiettivi.</description><content:encoded>&lt;p>La review settimanale è una delle abitudini più importanti alla base del mio sistema di organizzazione. È un momento in cui ho l&amp;rsquo;opportunità di: (1) chiedermi com&amp;rsquo;è andata e come posso proseguire nella direzione in cui voglio muovermi e (2) pianificare di conseguenza cosa fare.&lt;/p>
&lt;p>In giro ci sono miriadi di approcci diversi su come vada fatta e lo stesso mio processo si è evoluto nel tempo. La forma che ha oggi è molto semplice in modo da minimizzare l&amp;rsquo;impegno richiesto (sono pigro) restando comunque utile.&lt;/p>
&lt;p>Meglio un sistema semplice che funziona, rispetto a uno complicatissimo e super-avanzato di cui ti stanchi dopo un mese.&lt;/p>
&lt;p>Ogni domenica sera apro &lt;a href="https://notion.so" target="_blank">Notion&lt;/a> e:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>faccio una review della settimana uscente&lt;/li>
&lt;li>imposto gli obiettivi della settimana successiva&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/template.png" class="d-block">
&lt;img src="images/template.png"
alt="Template Notion review settimanale"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="review-obiettivi-settimana-scorsa">Review obiettivi settimana scorsa&lt;/h2>
&lt;p>Nel primo passo guardo indietro alla settimana appena trascorsa.&lt;/p>
&lt;p>Un processo di questo tipo è comunemente chiamato &lt;em>retrospective&lt;/em> ed è diffuso nell&amp;rsquo;ambito dello sviluppo software e in particolare delle metodologie &lt;em>agile&lt;/em>. Nel team in cui lavoro teniamo una retrospective ogni 2 settimane: ci riuniamo, ognuno di noi scrive &lt;em>cosa è andato bene&lt;/em> e &lt;em>cosa ha bisogno di miglioramento&lt;/em>, ne discutiamo, e alla fine decidiamo il da farsi.&lt;/p>
&lt;p>Questo tipo di retrospettiva, adatto per i team, è più complesso di quanto serva a livello individuale. Però, anche se il processo che seguo personalmente è molto più semplice, l&amp;rsquo;idea alla base è la stessa: guardare agli ultimi 7 giorni e chiedermi come sono andate le cose e perché.&lt;/p>
&lt;p>In soldoni non faccio altro che controllare gli obiettivi che ho raggiunto, confrontarli con quelli che mi ero prefissato, e provare a scrivere qualche conclusione.&lt;/p>
&lt;p>Se non sono riuscito a completare quanto avevo pianificato mi chiedo quali siano le ragioni. Per esempio potrebbe essere che:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>non mi sono impegnato abbastanza&lt;/li>
&lt;li>gli obiettivi non erano adeguati&lt;/li>
&lt;li>la pianificazione era troppo ambiziosa&lt;/li>
&lt;li>si sono verificati imprevisti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Anche nel caso in cui io sia riuscito a completare tutto ci potrebbe essere qualcosa da imparare, per esempio la pianificazione potrebbe essere stata &lt;strong>troppo poco&lt;/strong> ambiziosa.&lt;/p>
&lt;p>Sempre durante questo passo, inoltre, attribuisco una valutazione generale alla settimana — &lt;em>positivo&lt;/em>, &lt;em>meh&lt;/em>, &lt;em>negativo&lt;/em> — che mi aiuta, guardando la lista delle review, ad avere a colpo d&amp;rsquo;occhio una visione di alto livello di come vanno le cose nel tempo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/list.png" class="d-block">
&lt;img src="images/list.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Alla fine dovrei avere un&amp;rsquo;idea più o meno chiara di cosa è successo e di cosa provare a sistemare per il futuro.&lt;/p>
&lt;h2 id="obiettivi-settimana-prossima">Obiettivi settimana prossima&lt;/h2>
&lt;p>Come dice il titolo, in questo secondo step pianifico gli obiettivi per la settimana successiva.&lt;/p>
&lt;p>Nella pratica rispondo alle due domande che ho inserito nel mio template e che mi servono per suggerirmi la direzione:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>Cosa mi aiuterà a muovermi verso l&amp;rsquo;indipendenza?&lt;/strong>&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Cosa mi aiuterà a migliorare (più competente, più produttivo, più felice, etc)?&lt;/strong>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>La prima domanda mi ricorda di pianificare attività che mi facciano muovere verso un mio specifico obiettivo a lungo termine: costruire qualcosa di mio e raggiungere l&amp;rsquo;indipendenza.&lt;/p>
&lt;p>Questa sezione di solito raccoglie obiettivi relativi alla mia app e a Nato Stupido, per esempio: implementare funzionalità X, pubblicare aggiornamento, registrare video, inviare newsletter, etc.&lt;/p>
&lt;p>La seconda domanda serve per forzarmi a inserire qualcosa che mi spinga a migliorare in qualche modo affinché la mia esistenza segua una tendenza di evoluzione positiva.&lt;/p>
&lt;p>Alcuni esempi di obiettivi che vanno a finire in questa sezione: implementare un esercizio sull&amp;rsquo;annotation processing, &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">prendere note&lt;/a> da Homo Deus, meditare tutta la settimana, sperimentare qualcosa di nuovo, etc.&lt;/p>
&lt;p>Dopo di ciò la mia review settimanale si conclude definitivamente quando:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>imposto le to-do list giornaliere con le attività che mi serviranno per raggiungere gli obiettivi appena fissati&lt;/li>
&lt;li>riguardo le &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling">voci del mio journal&lt;/a> relative ai 7 giorni precedenti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="prendere-labitudine">Prendere l&amp;rsquo;abitudine&lt;/h2>
&lt;p>Come dicevo all&amp;rsquo;inizio, ritengo che la review settimanale sia una delle mie abitudini organizzative più importanti. Di conseguenza non posso che consigliare di provare a riservarsi questo spazio abituale in cui riflettere e pianificare.&lt;/p>
&lt;p>La routine che ho appena finito di descrivere è già piuttosto snella, però, visto che implementare un nuovo processo non è sempre facile, si può anche pensare di partire con una versione ancora più minimale.&lt;/p>
&lt;p>Il minimo assoluto prevede di scegliere solo uno dei due passi. Si potrebbe fare solo la review della settimana appena finita senza pianificare gli obiettivi. Viceversa si potrebbe decidere di limitarsi alla pianificazione e saltare la review.&lt;/p>
&lt;p>Il traguardo a lungo termine comunque è quello di arrivare a un processo completo di entrambi i passi e personalizzato sulle proprie necessità.&lt;/p>
&lt;p>Chiaramente il sistema che ho descritto, soprattutto con le domande che prevede, è fatto per essere allineato ai miei obiettivi personali. Ognuno deve adattare la review settimanale alle proprie esigenze, per esempio scegliendo domande che lo portano verso i suoi obiettivi.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, per il momento qua c&amp;rsquo;è &lt;a href="https://www.notion.so/blackgin/Weekly-Review-9615e046f36a4ab29977d268c7cbd67e" target="_blank">il mio template Notion&lt;/a> che può essere usato, se non altro, come punto di partenza. Più facile di così…&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Simulazioni ed errori</title><link>https://natostupido.com/letters/simulazioni-errori/</link><pubDate>Mon, 08 Feb 2021 11:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/simulazioni-errori/</guid><description>Uh, è un bel po&amp;rsquo; che non scrivo. Recuperiamo con un delirio a cui penso forse più spesso di quanto dovrei.
Come esco da questa simulazione? Poniamo che esista la possibilità che una civiltà post-umana riesca ad arrivare a un livello di avanzamento tecnologico sufficiente da poter simulare civiltà precedenti. Del resto sembra ragionevole pensare che, potendolo fare, una civiltà di questo tipo trovi interessante simulare la storia precedente a essa.</description><content:encoded>&lt;p>Uh, è un bel po&amp;rsquo; che non scrivo. Recuperiamo con un delirio a cui penso forse più spesso di quanto dovrei.&lt;/p>
&lt;h2 id="come-esco-da-questa-simulazione">Come esco da questa simulazione?&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/CD8CmiZJ9mOW80DFjE/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/CD8CmiZJ9mOW80DFjE/giphy.gif" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Poniamo che esista la possibilità che una civiltà post-umana riesca ad arrivare a un livello di avanzamento tecnologico sufficiente da poter simulare civiltà precedenti. Del resto sembra ragionevole pensare che, potendolo fare, una civiltà di questo tipo trovi interessante simulare la storia precedente a essa.&lt;/p>
&lt;p>Se noi esseri umani potessimo, sono sicuro che avremmo già simulato la storia del mondo più e più volte.&lt;/p>
&lt;p>In un&amp;rsquo;ottica di questo tipo è anche ragionevole ritenere che questa presunta civiltà avanzata non si limiterebbe a una singola simulazione, ma ne effettuerebbe un numero molto grande.&lt;/p>
&lt;p>Sarebbe bello vedere, per esempio, come si evolverebbe la vita o come cambierebbe la storia delle civiltà variando i parametri della simulazione.&lt;/p>
&lt;p>Se è questo il caso, significa che &lt;strong>esisterebbero molte più civiltà simulate che non reali&lt;/strong>. Sarebbe quindi molto più probabile che tutti noi ci trovassimo in una simulazione piuttosto che nella singola civiltà originaria antecedente a quella post-umana.&lt;/p>
&lt;p>Questa è più o meno l&amp;rsquo;&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Simulation_hypothesis" target="_blank">ipotesi della simulazione&lt;/a> formulata da Nick Bostrom.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/simulation.png" class="d-block">
&lt;img src="images/simulation.png"
alt="ipotesi della simulazione"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Una sola civiltà originaria e tantissime simulazioni&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Ora, non solo io ho già accettato da tempo questa altissima probabilità di trovarmi in una simulazione, ma l&amp;rsquo;ho anche romanticamente arricchita con la possibilità che esista un me reale che, vivendo in quella civiltà avanzatissima, ha la fortuna di poter accedere a videogiochi tipo &lt;em>Human simulator: live a life in any era you want&lt;/em>, a cui si sta facendo una partita.&lt;/p>
&lt;p>La domanda che mi sono posto più volte nella mia vita e che mi continuo a porre ancora è: &lt;strong>come cavolo faccio a uscire da questa simulazione?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Devo trovare cose che non hanno senso? Devo assistere alla violazione di leggi fisiche? Devo arrivare a un livello di coscienza superiore? Devo sbloccare ricordi del mio me post-umano? Devo ricorrere ad allucinazioni? Devo semplicemente far finta di nulla e aspettare la fine del tempo?&lt;/p>
&lt;p>E in tutto questo, sto giocando in single player o multiplayer? Ergo, siete voi tutti degli inesistenti NPC?&lt;/p>
&lt;h2 id="siamo-tutti-bravi-quando-sbagliano-gli-altri">Siamo tutti bravi quando sbagliano gli altri&lt;/h2>
&lt;p>Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un tweet del caro Dario Bressanini:&lt;/p>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Vi vedo eh che perculate un 86enne per essere cascato in un phishing ma poi comprate borracce che &amp;quot;ristrutturano le molecole d&amp;#39;acqua&amp;quot;, bevete collagene marino pensando che vi tolga le rughe, e installate inutili apparecchi per bere acqua con l&amp;#39;idrogeno dentro (o a scelta ozono)&lt;/p>&amp;mdash; Dario Bressanini (@DarioBressanini) &lt;a href="https://twitter.com/DarioBressanini/status/1355573276840402944?ref_src=twsrc%5Etfw">January 30, 2021&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>Io, &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=B6xpGq2CFE4" target="_blank">non seguendo le notizie&lt;/a>, non avevo nessuna idea di cosa fosse successo. Il sunto della vicenda, per chi si trovasse nella stessa condizione in cui mi trovavo io, è: Augias riceve un&amp;rsquo;email di phishing in cui si spacciano per Enel e chiedono di pagare 92,72€, lui ci casca e poi si lamenta sul giornale dell&amp;rsquo;inefficienza di Enel e dell&amp;rsquo;italiano stentato della mail.&lt;/p>
&lt;p>Questo episodio, insieme con il tweet di cui sopra, mi ha fatto pensare a un vecchio video di &lt;a href="https://www.youtube.com/c/WesaChannel" target="_blank">WesaChannel&lt;/a>, uno dei canali YouTube che più ho amato:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Zn-PazZfo5Q" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;p>In un altro tempo, in un altro modo, succedeva una cosa simile a quella che è successa con Augias. Tante persone credevano a qualcosa che, per altri, era evidentemente falso.&lt;/p>
&lt;p>Si sa che siamo tutti bravi quando sbagliano gli altri, ma tra i mille bias che intaccano la nostra razionalità e l&amp;rsquo;impossibilità materiale di sapere tutto, faremmo meglio ad ascoltare Wesa e ricordarci di essere più umili dato che ognuno di noi, in ogni momento, sta credendo a una marea infinita di supercazzate.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>📓 Dopo aver già &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">parlato del metodo Zettelkasten&lt;/a>, ho finalmente registrato un video su come prendo note nella pratica, incluso il mio processo per intero e le app che uso. Tra l&amp;rsquo;altro è anche il video a cui mi riferivo parlando di errori nella &lt;a href="https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze">scorsa newsletter&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Q683c0lPZyg" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>🎁 Non contento dei tweet in merito e dell&amp;rsquo;articolo di qualche tempo fa, ho pubblicato anche un video con 10 dei migliori insegnamenti che ho imparato nella mia lunghissima esistenza.&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/hTGadaPJ-Ug" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>📖 Infine, mi sono finalmente deciso a scrivere di come si impara a imparare, dato che ho detto più volte quanto ritengo sia importante. Ho iniziato col chunking:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/chunking">Mattoncini di apprendimento: il chunking&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Mattoncini di apprendimento: il chunking</title><link>https://natostupido.com/posts/chunking/</link><pubDate>Sun, 07 Feb 2021 19:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/chunking/</guid><description>Imparare a imparare efficacemente è l&amp;rsquo;investimento migliore che puoi fare e anche se credi di saperlo fare probabilmente non è così. In questo articolo parliamo di un aspetto in particolare: il chunking.</description><content:encoded>&lt;p>Imparare come imparare efficientemente è &lt;strong>l&amp;rsquo;investimento migliore che puoi fare.&lt;/strong> In un ambiente in continua evoluzione come il mondo di oggi, chiunque sia capace di acquisire velocemente concetti e abilità possiede un vantaggio competitivo: l&amp;rsquo;abilità di adattarsi in fretta ai cambiamenti.&lt;/p>
&lt;p>Anche se pensi di sapere già &lt;em>come si impara&lt;/em> — del resto hai passato anni e anni a studiare — è probabile che tu non lo faccia con efficienza.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è tanto da dire sull&amp;rsquo;argomento ma, rubando a piene mani dallo stupendo &lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn/" target="_blank">Learning how to learn&lt;/a>, oggi ci concentriamo su un aspetto in particolare: il chunking.&lt;/p>
&lt;h1 id="chun-che">Chun-che?&lt;/h1>
&lt;p>Un chunk, traduzione letterale &lt;em>pezzo&lt;/em>, è un blocco di informazioni collegate da un senso.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>La lettera &lt;em>b&lt;/em> è un chunk se presa a sé, ma anche la parola &lt;em>banana&lt;/em> è un chunk se sai cosa significa 🍌&lt;/li>
&lt;li>Ogni nota che sei in grado di suonare al pianoforte è un chunk, ma anche ogni accordo che hai imparato&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Un chunk può avere dimensioni diverse ed è possibile creare blocchi sempre più grossi via via che apprendiamo e diamo senso alle cose: frammenti che prima erano staccati si uniscono a formare un tutt&amp;rsquo;uno tenuto insieme da un significato.&lt;/p>
&lt;p>È molto più facile ricordare la parola &lt;em>banana&lt;/em> che non le singole lettere &lt;em>n n b a a&lt;/em>, perché &lt;em>banana&lt;/em> ha un significato.&lt;/p>
&lt;p>Si stima che la nostra memoria a breve termine possa contenere circa 4 chunk, non importa di che &amp;ldquo;dimensione&amp;rdquo;, e quindi possedere chunk più grossi ci permetterà di tenere in testa più informazioni con cui lavorare in contemporanea.&lt;/p>
&lt;h1 id="come-formare-chunk">Come formare chunk&lt;/h1>
&lt;p>I passi base del processo per formare chunk sono:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Attenzione concentrata&lt;/li>
&lt;li>Comprensione&lt;/li>
&lt;li>Pratica&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="attenzione-concentrata">Attenzione concentrata&lt;/h3>
&lt;p>Questo primo passo assomiglia più un presupposto. Quando studi il tuo cervello ha bisogno di ogni aiuto possibile dato che si trova di fronte a informazioni nuove.&lt;/p>
&lt;p>Ricorda che la memoria a breve termine è &lt;strong>minuscola&lt;/strong> e ogni pensiero che ci entra ruba spazio che non puoi utilizzare per capire e imparare.&lt;/p>
&lt;p>Se ti illudi di poter fare multitasking cognitivo o se &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/">continui a controllare Instagram&lt;/a> ogni 5 minuti perderai molto più tempo per studiare e capirai molto meno.&lt;/p>
&lt;h3 id="comprensione">Comprensione&lt;/h3>
&lt;p>La comprensione è il legame che tiene unite le informazioni nella nostra testa. Come accennavo sopra, un chunk esiste in funzione del senso che ci sta dietro. Per questo &lt;em>banana&lt;/em> è un chunk, mentre &lt;em>asldae&lt;/em> no.&lt;/p>
&lt;p>Quando studi qualcosa di nuovo è importante partire dalle idee di base per capire il senso generale. Se devo studiare la rivoluzione francese sarà meglio farmi un&amp;rsquo;idea a grandi linee della sua evoluzione prima di scendere nel dettaglio di ogni evento.&lt;/p>
&lt;p>Capire aiuta a imparare ma da solo non basta. Puoi guardare lo svolgimento di un esercizio e capirlo, ma ciò non significa che tu sia in grado di risolverlo da te.&lt;/p>
&lt;p>Mi vengono in mente le occasioni in cui ho iniziato studiare nuovi linguaggi di programmazione: volavo tra le prime lezioni annuendo mentre capivo tutto, solo per arrivare al momento di scrivere le prime di righe di codice in autonomia e non sapere da dove cominciare.&lt;/p>
&lt;p>Se pensi di avere capito testati, in modo da sfuggire all&amp;rsquo;illusione di competenza. Non solo ti aiuta a sondare i limiti della tua comprensione ma la velocizza pure, rendendo il processo di apprendimento più efficiente.&lt;/p>
&lt;h3 id="pratica">Pratica&lt;/h3>
&lt;p>Non ci sarebbe neanche da dirlo, ma lo diciamo lo stesso: &lt;strong>la pratica rende perfetti&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Se la comprensione tiene insieme le informazioni in chunk, la pratica è il mezzo tramite il quale ognuno di questi si solidifica nella memoria a lungo termine. Un chunk solido è un pattern neurale allenato che diventa facilmente accessibile quando ne abbiamo bisogno.&lt;/p>
&lt;p>È importante che la pratica segua due approcci distinti e complementari: &lt;em>bottom-up&lt;/em> e &lt;em>top-down&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/chunking%20process.png" class="d-block">
&lt;img src="images/chunking%20process.png"
alt="chunking bottom-up top-down"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Visione d&amp;rsquo;insieme e studio dal basso&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;&lt;strong>approccio bottom-up&lt;/strong> (dal basso verso l&amp;rsquo;alto):&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Si spezzetta il concetto in piccoli blocchi&lt;/li>
&lt;li>Si studia ogni blocco per formare chunk&lt;/li>
&lt;li>Si mettono insieme questi chunk per crearne di più grossi&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Se voglio imparare una nuova lingua partirò dallo studiare qualche parola per poi metterle insieme in frasi via via più complesse.&lt;/p>
&lt;p>Con l&amp;rsquo;&lt;strong>approccio top-down&lt;/strong> (dall&amp;rsquo;alto verso il basso), invece, l&amp;rsquo;obiettivo è capire il contesto e farsi una visione d&amp;rsquo;insieme.&lt;/p>
&lt;p>È utile quindi provare ad applicare ciò che si è imparato a una grande varietà di esempi diversi in modo da formare collegamenti, capire quando quella conoscenza è applicabile e quando no, e allargare la sfera di comprensione sull&amp;rsquo;argomento. Se sto studiando fisica e ho imparato la legge del moto uniforme, allora proverò ad applicarla a molti esercizi diversi, anche fuori dal capitolo specifico.&lt;/p>
&lt;p>Un altro stratagemma utile, stavolta da mettere in atto prima di tuffarsi nello specifico, consiste nello scorrere il materiale per identificare i punti salienti. Se devo studiare un argomento dal libro, sfoglierò le pagine per individuare titoli, formule, grafici, e qualsiasi altra cosa mi possa servire per farmi un&amp;rsquo;idea di alto livello.&lt;/p>
&lt;p>Usare questi due approcci per apprendere non solo le nozioni ma anche il contesto è fondamentale perché &lt;strong>un chunk è utile solo se sai sia &lt;em>come&lt;/em> usarlo sia &lt;em>quando&lt;/em> usarlo.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;h1 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h1>
&lt;p>In maniera assolutamente &lt;em>#meta&lt;/em>, crearti un grosso bagaglio di chunk è uno dei modi migliori di mettere a frutto le idee descritte in questo articolo.&lt;/p>
&lt;p>Con la tua conoscenza che si espande:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>avrai molti più strumenti per risolvere i problemi che ti si pongono davanti&lt;/li>
&lt;li>sarà sempre più facile connettere idee diverse in modi originali&lt;/li>
&lt;li>riuscirai a individuare più facilmente pattern e classi di appartenenza di ogni idea e arrivare, quindi, a operare a un livello di astrazione superiore&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Dunque che aspetti a metterti a imparare? Non ti senti già un po&amp;rsquo; più efficiente?&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come il tuo cervello ti spinge a soffrire di più</title><link>https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/</link><pubDate>Mon, 11 Jan 2021 12:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/percezione-esperienze/</guid><description>Yo! Benvenuti ai nuovi arrivati in questa newsletter e benvenuti a tutti nel 2021 (anche se non sembra essere iniziato nel migliore dei modi). Oggi parliamo di come il nostro cervello percepisce le esperienze (tipo la sofferenza) e di come io provo ad affrontare i miei errori.
Vita percepita e vita ricordata Da più di una prospettiva il cervello appare non tanto come un&amp;rsquo;entità unitaria, ma piuttosto come una coppia di voci contrastanti.</description><content:encoded>&lt;p>Yo! Benvenuti ai nuovi arrivati in questa newsletter e benvenuti a tutti nel 2021 (anche se non sembra essere iniziato nel migliore dei modi). Oggi parliamo di come il nostro cervello percepisce le esperienze (tipo la sofferenza) e di come io provo ad affrontare i miei errori.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://cdn.substack.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04acca57-d366-4d58-b362-fb36b71cd281_480x270.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://cdn.substack.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04acca57-d366-4d58-b362-fb36b71cd281_480x270.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="vita-percepita-e-vita-ricordata">Vita percepita e vita ricordata&lt;/h2>
&lt;p>Da più di una prospettiva il cervello appare non tanto come un&amp;rsquo;entità unitaria, ma piuttosto come una coppia di voci contrastanti. Ciò è vero anche nel regno della percezione delle esperienze.&lt;/p>
&lt;p>Chiameremo &lt;strong>sé esperienziale&lt;/strong> il cervello che vive l&amp;rsquo;esperienza mentre si svolge, e &lt;strong>sé narrante&lt;/strong> il cervello che ricorda il passato e quindi le esperienze vissute.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La percezione di una stessa esperienza varia a seconda che si chieda all&amp;rsquo;uno o all&amp;rsquo;altro &lt;em>sé&lt;/em>&lt;/strong>. In particolare:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Il sé esperienziale percepisce l&amp;rsquo;intensità momento per momento&lt;/li>
&lt;li>Il sé narrante non tiene in gran considerazione la durata, ma dà più peso al picco e all&amp;rsquo;intensità finale&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Volendo fare un esempio visivo, immaginando che questi siano i grafici di due esperienze diverse, il sé narrante ricorderà l&amp;rsquo;esperienza gialla come più intensa della blu anche se l&amp;rsquo;intensità totale dalla blu è maggiore.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/grafici.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/grafici.jpg"
alt="Il picco iniziale e l&amp;amp;rsquo;intensità finale illudono il sé narrante che l&amp;amp;rsquo;esperienza gialla sia stata più intensa della blu"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il picco iniziale e l&amp;rsquo;intensità finale illudono il sé narrante che l&amp;rsquo;esperienza gialla sia stata più intensa della blu&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Si parla di questo fenomeno, tra le altre cose, in uno dei migliori libri che mi siano mai capitati tra le mani: Thinking, Fast and Slow (aka &lt;a href="https://amzn.to/3inm85d" target="_blank">Pensieri Lenti e Veloci&lt;/a>). Nella parte quinta l&amp;rsquo;autore parla dei due &lt;em>sé&lt;/em> e di alcuni esperimenti che lo hanno portato ad approdare alla formulazione di queste differenze percettive.&lt;/p>
&lt;p>Uno di questi esperimenti è la &lt;em>prova della mano fredda&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-prova-della-mano-fredda">La prova della mano fredda&lt;/h3>
&lt;p>Venne preparata dell&amp;rsquo;acqua fredda in modo che fosse sgradevole ma tollerabile e si chiese ai soggetti di tenerci immersa una mano finché non gli fosse detto ti estrarla. Allo stesso tempo, essi dovevano indicare con l&amp;rsquo;altra mano, tramite le frecce di una tastiera, il dolore che stavano provando in ogni momento.&lt;/p>
&lt;p>Tutto questo serviva a misurare l&amp;rsquo;intensità percepita dal sé esperienziale.&lt;/p>
&lt;p>Vennero ideate due situazioni: una corta e una lunga.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Episodio corto&lt;/strong>: 60 secondi totali. Per tutto il tempo il soggetto teneva la mano immersa in acqua a 14°C.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Episodio lungo&lt;/strong>: 90 secondi totali. Anche in questo caso il soggetto teneva la mano immersa in acqua a 14°C per i primi 60 secondi. Poi, senza dire niente, lo sperimentatore apriva una valvola che serviva a riscaldare l&amp;rsquo;acqua di circa 1°C, in modo che l&amp;rsquo;esperienza diventasse meno dolorosa negli ultimi 30 secondi.&lt;/p>
&lt;p>Ogni soggetto venne sottoposto a entrambe le situazioni, una per mano, e a distanza di 7 minuti l&amp;rsquo;una dall&amp;rsquo;altra. Dopo altri 7 minuti gli venne chiesto di scegliere quale, tra le due, avrebbero preferito ripetere come terza prova.&lt;/p>
&lt;p>Ebbene, l'80% dei soggetti scelse di ripetere l&amp;rsquo;episodio più lungo, in cui, di fatto, c&amp;rsquo;erano 30 secondi di dolore in più. Decidendo d&amp;rsquo;istinto, avevano scelto ciò che il sé narrante ricordava come meno doloroso anche se in realtà lo era di più.&lt;/p>
&lt;p>Questo comportamento apparentemente masochista è dovuto al modo in cui il nostro cervello tratta i ricordi.&lt;/p>
&lt;h3 id="compressione-dei-ricordi">Compressione dei ricordi&lt;/h3>
&lt;p>Come dicevo sopra, il sé narrante non basa il suo giudizio sulla durata, ma più sulla coppia picco-fine. Ciò rientra in un processo più ampio di compressione dei ricordi che il cervello mette in atto (immagino) per conservare spazio.&lt;/p>
&lt;p>Questo fa sì che non solo siamo portati a prendere decisioni sbagliate, come quella masochista della prova della mano fredda, ma anche che &lt;strong>dimentichiamo gran parte della nostra vita&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Credo che ognuno potrà confermare che non ricorda ogni esperienza allo stesso modo, ma che gli rimangono impresse più quelle intense ed eccezionali (intese come fuori dal normale).&lt;/p>
&lt;p>La vita del giorno-dopo-giorno scompare e, vista dalla prospettiva della storia che abbiamo in testa, è come se non fosse mai stata vissuta. Quante volte ci sembra che il tempo sia fuggito troppo velocemente?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Quindi chiedo la vostra opinione&lt;/strong>:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>È più importante l&amp;rsquo;esperienza mentre la si vive o il suo ricordo?&lt;/li>
&lt;li>Quanto pagheresti per provare l&amp;rsquo;esperienza migliore della tua vita sapendo che te ne verrà cancellata la memoria subito dopo?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Io nel frattempo concludo l&amp;rsquo;argomento con un paio di consigli che potrebbero aiutare ad allungare la vita — o meglio, la percezione della durata della vita.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Sforzarsi di rompere la monotonia il più spesso possibile esponendosi a esperienze nuove: non per forza estreme, ma diverse&lt;/li>
&lt;li>Tenere un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling">diario di bordo&lt;/a> dove annotare, a grandi linee, avvenimenti e riflessioni, in modo da poterlo riguardare per stimolare i ricordi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="il-mio-approccio-agli-errori">Il mio approccio agli errori&lt;/h2>
&lt;p>L’altro ieri stavo registrando il video che uscirà sul canale YouTube tra qualche giorno e, dopo circa 40 minuti a parlare, la fotocamera si spegne: batteria scarica.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Poco male&lt;/em>, penso, &lt;em>cambio batteria e riprendo&lt;/em>. Se non che, mentre fermo il software che uso per registrare l&amp;rsquo;audio, mi accorgo che ho dimenticato a selezionare il microfono corretto. Tutto quello che ho registrato è da buttare nel gabinetto, insieme al tempo impiegato. 🚽&lt;/p>
&lt;p>Questo non è il primo errore che faccio mentre registro e, sono sicuro, non sarà neanche l&amp;rsquo;ultimo. Non so quante volte mi è capitato di dover buttare del materiale perché avevo sbagliato qualcosa.&lt;/p>
&lt;p>Ormai, però, oltre a chiedermi se io non sia &lt;strong>completamente rimbecillito&lt;/strong>, mi chiedo anche come posso fare per non commettere lo stesso errore in futuro. In questo caso mi è bastato aggiornare il template che seguo quando mi siedo per registrare:&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/template.png" class="d-block">
&lt;img src="images/template.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Al di là dell&amp;rsquo;istanza specifica, questo è un approccio che cerco di applicare alla mia vita in generale, anche se non sempre me lo ricordo. L&amp;rsquo;idea di fondo è la stessa del proverbiale &lt;em>sbagliando si impara&lt;/em>. Il problema è che spesso sbagliando non si impara se dall&amp;rsquo;errore non scaturisce un&amp;rsquo;azione.&lt;/p>
&lt;p>Domandarsi come evitare di ricommettere lo stesso errore è una tecnica semplice ed efficace che sprona a migliorare costantemente.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🗓 È inizio gennaio e questo significa che ci troviamo nel momento in cui si scelgono i buoni propositi per l&amp;rsquo;anno. Purtroppo la gran parte delle volte abbandoniamo questi obiettivi dopo qualche settimana.&lt;/p>
&lt;p>Forse il problema non è solo nostro, ma anche dei propositi stessi: ecco perché è meglio scegliere un tema.&lt;/p>
&lt;p>Ne parlo sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/tema-vs-propositi">Scegli un tema, non buoni propositi&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>e sul canale:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/WBwLAR-uIt4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>🎁 Come preannunciavo nella scorsa newsletter ho da poco compiuto 30 anni. Ho colto l&amp;rsquo;occasione per selezionare 30 lezioni che ho imparato nella mia esistenza. Le trovate sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/30anni/">30 lezioni dai miei 30 anni&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📚 Infine, ho parlato sul canale di 3 dei migliori libri che ho letto nel 2020 e, in particolare, di 6 degli insegnamenti che mi hanno colpito di più:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/zIdY0rym-_4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div></content:encoded></item><item><title>Scegli un tema, non buoni propositi</title><link>https://natostupido.com/posts/tema-vs-propositi/</link><pubDate>Sat, 26 Dec 2020 15:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/tema-vs-propositi/</guid><description>Sono sicuro che nella tua vita, intorno a fine anno o inizio del nuovo, ti è capitato di stabilire buoni propositi. E ti dirò di più: non solo li hai stabiliti, ma li hai anche sistematicamente abbandonati ogni volta. La motivazione è svanita e hai fallito. Ma non ti rattristare. Forse hai bisogno di un tema.</description><content:encoded>&lt;p>Sono sicuro che nella tua vita, intorno a fine anno o inizio del nuovo, ti è capitato di stabilire buoni propositi. E ti dirò di più: non solo li hai stabiliti, ma li hai anche sistematicamente abbandonati ogni volta. La motivazione è svanita e hai fallito.&lt;/p>
&lt;p>Non ti rattristare. Forse il problema non sei tu, ma i propositi stessi. È per questo che hai bisogno di un &lt;em>tema&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h1 id="i-problemi-dei-buoni-propositi">I problemi dei buoni propositi&lt;/h1>
&lt;p>L&amp;rsquo;idea alla base dei buoni propositi è la spinta al miglioramento. Però, anche se sono diventati un rituale diffusissimo, soffrono di difetti che li rendono inadeguati allo scopo.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-buoni-propositi-sono-facili-da-fallire">I buoni propositi sono facili da fallire&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/impegno.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/impegno.jpg"
alt="Grafico accuratissimo dell&amp;amp;rsquo;impegno per i buoni propositi" width="90%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Grafico accuratissimo dell&amp;rsquo;impegno per i buoni propositi&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Un nuovo anno significa un nuovo inizio e, pieni di motivazione, stabiliamo obiettivi ambiziosi. Andare in palestra ogni giorno, leggere un libro a settimana, perdere 15kg entro aprile, dare 4 esami ogni sessione, alzarsi alle 6 di mattina, smettere di procrastinare, meditare mezz&amp;rsquo;ora al giorno…&lt;/p>
&lt;p>Tutti &lt;strong>obiettivi facili da fallire&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Hai saltato 3 giorni di allenamento? Fallito.&lt;/li>
&lt;li>Non sei riuscito a leggere un libro questa settimana? Fallito.&lt;/li>
&lt;li>Hai perso &amp;ldquo;solo&amp;rdquo; 10kg? Fallito.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Propositi di questo tipo ti preparano al fallimento perché richiedono una forza di volontà enorme: &lt;strong>cambiare comportamento è difficile&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Non stupisce che la maggior parte delle persone abbandoni quasi subito.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-buoni-propositi-sono-miopi">I buoni propositi sono miopi&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/miope.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/miope.jpg" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Da esseri umani siamo bravissimi a ingannarci e questo caso non fa eccezione: come si può pensare che riflettendo qualche giorno a gennaio si possano stabilire obiettivi sensati per 12 lunghi mesi?&lt;/p>
&lt;p>Eppure è un&amp;rsquo;illusione che ho avuto anch&amp;rsquo;io.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>A inizio anno non possiamo avere idea di cosa succederà nei 12 mesi successivi&lt;/strong>. Ehm ehm, com’è andato il 2020? Ehm ehm.&lt;/p>
&lt;p>La vita quasi mai è come ce la aspettiamo e quindi non ha senso provare a stabilire obiettivi troppo specifici per un periodo così lungo.&lt;/p>
&lt;h1 id="temi-in-soccorso">Temi in soccorso&lt;/h1>
&lt;p>Sono venuto a contatto con i &lt;em>temi annuali&lt;/em> un paio di anni fa ascoltando &lt;a href="https://www.relay.fm/cortex" target="_blank">Cortex&lt;/a>. Quest&amp;rsquo;idea viene proprio dai due conduttori del podcast — Grey e Myke — e, con questo articolo, mi rifaccio alle loro parole (tipo &lt;a href="https://www.relay.fm/cortex/110" target="_blank">queste&lt;/a> o &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=NVGuFdX5guE" target="_blank">queste&lt;/a>).&lt;/p>
&lt;p>I temi arrivano in nostro soccorso per sostituire i buoni propositi e fungere da strumento &lt;em>utile&lt;/em> a migliorarci.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-tema-fa-da-bussola">Il tema fa da bussola&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/bussola.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/bussola.jpg" width="60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Un tema ripudia la precisione dei buoni propositi ed è invece un&amp;rsquo;idea generica che serve a indicare la direzione. Del resto non è importante provare a forzare cambiamenti drastici (che non funziona), ma camminare nella direzione generale del miglioramento.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Al posto dell&amp;rsquo;obiettivo specifico di &lt;em>Andare in palestra ogni giorno&lt;/em> un tema attinente potrebbe essere: &lt;em>Anno della salute&lt;/em>.&lt;/li>
&lt;li>Al posto dell&amp;rsquo;obiettivo specifico di &lt;em>Leggere un libro a settimana&lt;/em>, un tema attinente potrebbe essere &lt;em>Anno della lettura&lt;/em>.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Altre idee:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Anno della semplicità&lt;/li>
&lt;li>Anno della chiarezza&lt;/li>
&lt;li>Anno della pratica&lt;/li>
&lt;li>Anno dell&amp;rsquo;apprendimento&lt;/li>
&lt;li>Anno della novità&lt;/li>
&lt;li>Anno del cambiamento&lt;/li>
&lt;li>Anno della creazione&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Un tema non ti dice cosa fare in maniera accurata. È piuttosto &lt;strong>una bussola che indirizza le tue azioni&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Se hai deciso che questo sarà il tuo &lt;em>Anno della chiarezza&lt;/em>, allora forse proverai a essere più diretto quando comunichi con gli altri. O magari prenderai l&amp;rsquo;abitudine di stabilire una singola priorità giornaliera. O ancora potresti decidere di iniziare a &lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling">fare journaling&lt;/a> per mettere regolarmente in ordine le idee.&lt;/p>
&lt;p>Un tema è difficile da fallire. Ogni piccola azione conta e ti tiene sulla strada del miglioramento.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-tema-è-adattivo">Il tema è adattivo&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/generico.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/generico.jpg" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;strong>Il tema è volutamente generico per adattarsi ai cambiamenti.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Potresti iniziare l&amp;rsquo;&lt;em>Anno della salute&lt;/em> pensando di puntare su un&amp;rsquo;alimentazione più sana. Col tempo potrebbe poi crescere il tuo interesse per l&amp;rsquo;esercizio fisico. A un certo punto la priorità potrebbe spostarsi sulla salute mentale.&lt;/p>
&lt;p>Le azioni specifiche cambiano, ma il tema rimane lo stesso. Invece di fallire stai reagendo agli inevitabili cambiamenti cui la vita ti sottopone.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il tema è volutamente generico per adattarsi ad ambiti diversi.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Potresti scegliere la &lt;em>Semplicità&lt;/em> e applicarla…&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>ai tuoi progetti: più focus per meno progetti&lt;/li>
&lt;li>alle relazioni: dedicandoti ai più intimi&lt;/li>
&lt;li>alla salute: con un&amp;rsquo;alimentazione più semplice&lt;/li>
&lt;li>a ciò che possiedi: interessandoti al minimalismo&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Il tema ti lascia spazio per intervenire su più fronti, anche quelli che non avevi preso in considerazione a inizio anno.&lt;/p>
&lt;h2 id="scegliere-un-tema">Scegliere un tema&lt;/h2>
&lt;p>Non ci sono regole da seguire per scegliere un tema, se non che ti deve colpire o, come dice Grey nel suo video, &lt;em>&lt;strong>deve entrare in risonanza con il tuo cervello&lt;/strong>&lt;/em>. 🧠&lt;/p>
&lt;p>Un tema che non ti suscita alcuna reazione è inutile e finisce presto nel dimenticatoio. Se ti rendi conto di avere scelto un tema che non è più attraente, sentiti libero di cambiarlo.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, sebbene finora abbiamo parlato di temi annuali, niente ti vincola a un periodo così lungo. Potresti, ad esempio, usare &lt;strong>temi stagionali&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Un periodo più breve:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Riduce la miopia, perché è più facile prevedere 3 mesi che non 12&lt;/li>
&lt;li>Ti sprona ad agire subito, perché ti toglie la possibilità di cullarti nel pensiero che ci sia ancora tutto l’anno per darsi da fare&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Quindi, quale sarà il tema della prossima stagione della tua vita?&lt;/p></content:encoded></item><item><title>30 lezioni dai miei 30 anni</title><link>https://natostupido.com/posts/30anni/</link><pubDate>Fri, 25 Dec 2020 10:11:25 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/30anni/</guid><description>Ho fatto 30 anni. Tanti auguri a me. 😭 Per festeggiare ecco 30 tra i migliori insegnamenti che ho appreso (in ordine sparso).</description><content:encoded>&lt;p>Ho fatto 30 anni. Tanti auguri a me. 😭&lt;br>
Per festeggiare ecco 30 tra i migliori insegnamenti che ho appreso (in ordine sparso).&lt;/p>
&lt;h2 id="bias">Bias&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/bias.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/bias.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="1-sopravvalutare-il-breve-termine">1. Sopravvalutare il breve termine&lt;/h3>
&lt;p>Per milioni di anni, l&amp;rsquo;evoluzione che ha portato a Homo sapiens si è svolta in un ambiente in cui la priorità era sopravvivere, cioè trovare abbastanza cibo e non farsi ammazzare. Come conseguenza abbiamo sviluppato una serie di meccanismi che ci fanno sopravvalutare l&amp;rsquo;importanza di ciò che succede nel breve termine a discapito del lungo termine.&lt;/p>
&lt;p>Molte delle difficoltà che incontriamo nella vita nascono proprio da questo bias, tipo quando ci ingozziamo di zuccheri non pensando alla nostra salute, quando non ci preoccupiamo di risparmiare per il futuro, &lt;a href="https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato">quando preferiamo i piaceri immediati a svantaggio degli obiettivi a lungo termine&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="2-tutto-è-falso-fino-a-prova-contraria">2. Tutto è falso fino a prova contraria&lt;/h3>
&lt;p>Anche se ci riteniamo individui razionali, la nostra istintività è molto lontana dall&amp;rsquo;essere critica e scientifica. Abbiamo bias che ci spingono a credere a idee e concetti, anche quando non hanno fondamento logico.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, il bias di conferma ci spinge a credere alle informazioni che confermano ciò di cui siamo già convinti, mentre il bias dell&amp;rsquo;autorità ci spinge a credere a quanto viene detto da una fonte che riteniamo autorevole.&lt;/p>
&lt;p>Per combattere questa tendenza dobbiamo interiorizzare che &lt;em>tutto è falso fino a prova contraria&lt;/em> e quindi evitare di credere a qualcosa se non ci sono prove significative.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-attenzione-alle-conseguenze-invisibili">3. Attenzione alle conseguenze invisibili&lt;/h3>
&lt;p>Per ovvi motivi ci focalizziamo sulle conseguenze chiare e visibili, ma spesso ce ne sono di meno chiare e invisibili che non per questo sono meno importanti.&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;istanza molto comune di questo problema è il costo opportunità. Fare qualcosa significa rinunciare a qualcos&amp;rsquo;altro.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, potresti decidere di imbiancarti la casa da te piuttosto che pagare qualcuno. Così facendo risparmi il costo dell&amp;rsquo;imbianchino, ma paghi col tuo tempo, che avresti potuto (forse) spendere in maniera più proficua.&lt;/p>
&lt;h2 id="abitudini">Abitudini&lt;/h2>
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&lt;a href="images/abitudini.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/abitudini.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="4-cambiare-cambiando-abitudini">4. Cambiare cambiando abitudini&lt;/h3>
&lt;p>Le abitudini sono ovunque nella nostra vita. Sono, letteralmente, il nostro sistema di autopilot. Regolano quasi tutto quello che facciamo e, per questo, definiscono chi siamo e chi diventiamo.&lt;/p>
&lt;p>Vuoi diventare uno scrittore? Scrivi ogni giorno. Vuoi essere in salute? Mangia bene ogni giorno. Vuoi laurearti in tempo? Studia ogni giorno.&lt;/p>
&lt;p>Se vuoi cambiare, cambia le tue abitudini. Non sempre è facile (anzi), ma è efficace.&lt;/p>
&lt;h3 id="5-ottimizzare-per-la-comodità">5. Ottimizzare per la comodità&lt;/h3>
&lt;p>Uno dei trucchi più semplici e più efficaci per cambiare abitudini o, più in generale, per spronarsi a eseguire qualsiasi attività, è di rendere il processo il più comodo possibile. Siamo esseri pigri: ottimizzare per la comodità serve a diminuire la forza di volontà richiesta.&lt;/p>
&lt;p>Un corollario di questa idea è che se vogliamo smettere di fare qualcosa dobbiamo renderla il più difficile possibile.&lt;/p>
&lt;p>Per leggere di più tieni il libro accanto al tuo letto. Per evitare di mangiare schifezze smetti di comprarne.&lt;/p>
&lt;h3 id="6-il-mantra-del--0">6. Il mantra del &amp;gt; 0&lt;/h3>
&lt;p>Il processo per acquisire abitudini passa, come prevedibile, dalla ripetizione costante. In questo modo, eseguire l&amp;rsquo;attività in questione diventa sempre più semplice e, col tempo, si trasforma in abitudine.&lt;/p>
&lt;p>Ciò significa che, soprattutto all&amp;rsquo;inizio, è più importante la ripetizione che l&amp;rsquo;intensità. Io me lo ricordo ripetendomi &lt;em>&amp;quot;&amp;gt; 0&amp;quot;&lt;/em>, cioè che fare qualcosa è meglio che non fare niente.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, invece di partire decidendo di andare in palestra 2 ore al giorno per 5 giorni a settimana, è meglio iniziare con un obiettivo molto più piccolo, per esempio di fare esercizio fisico almeno 10 minuti al giorno.&lt;/p>
&lt;p>Poi, più l&amp;rsquo;abitudine si consolida e più sarà facile aumentare l&amp;rsquo;intensità.&lt;/p>
&lt;h2 id="soldi">Soldi&lt;/h2>
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="7-impegnati-a-guadagnare-più-che-a-tagliare">7. Impegnati a guadagnare più che a tagliare…&lt;/h3>
&lt;p>Se vuoi avere più soldi è meglio dedicare le tue energie a guadagnare di più, piuttosto che a tagliare, tagliare, tagliare.&lt;/p>
&lt;p>Il risparmio ha un massimo ben definito: non puoi risparmiare più di quanto guadagni. D&amp;rsquo;altra parte, il guadagno non ha un massimo (o è astronomicamente grosso).&lt;/p>
&lt;p>Vale la pena quindi di perdere meno tempo a scegliere che pacco di pasta comprare per risparmiare qualche decina di euro l&amp;rsquo;anno, e investire più tempo per imparare a guadagnarne qualche migliaio in più.&lt;/p>
&lt;h3 id="8-ma-prima-impara-a-gestire-i-soldi">8. …ma prima impara a gestire i soldi&lt;/h3>
&lt;p>È vero che imparare ad aumentare il guadagno rende di più di risparmiare all&amp;rsquo;estremo, ma i soldi non ti garantiranno la tranquillità se prima non hai imparato a gestirli. Il mondo è pieno di persone che hanno guadagnato tantissimo, ma che si sono comunque ridotte sul lastrico.&lt;/p>
&lt;p>Il risparmio è importante e, soprattutto all&amp;rsquo;inizio, ha dei ritorni altissimi.&lt;/p>
&lt;p>Tagliare qualche spesa non necessaria e valutare attentamente alcune scelte rilevanti (come per esempio dove andare a vivere o che casa comprare) potrebbe far aumentare di molto quanto ti resta in tasca: più in fretta di quanto riusciresti a guadagnare la stessa cifra. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale">Inizia con le basi di finanza personale&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="9-e-stai-lontano-dai-fondi-attivi">9. E stai lontano dai fondi attivi&lt;/h3>
&lt;p>I fondi attivi sono quelli gestiti da persone che scelgono attivamente dove investire. Pubblicizzati come grande opportunità di investimento e di alti ritorni, sono, più realisticamente, una fregatura.&lt;/p>
&lt;p>È stato mostrato più volte che i fondi attivi non sono un buon investimento, per due semplici motivi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Di solito non battono la media del mercato&lt;/li>
&lt;li>Hanno costi di gestione molto alti&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Di gran lunga meglio preferire fondi passivi che replicano mercati forti. Rendono tanto quanto la media di riferimento e hanno costi bassissimi dato che non c&amp;rsquo;è da pagare nessun cervello che scelga attivamente.&lt;/p>
&lt;h2 id="imparare">Imparare&lt;/h2>
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&lt;a href="images/imparare.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/imparare.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="10-imparare-a-imparare">10. Imparare a imparare&lt;/h3>
&lt;p>C&amp;rsquo;è stato un tempo in cui era ragionevole aspettarsi di finire la scuola (o l&amp;rsquo;università), iniziare a lavorare e passare tutta la vita se non in quel singolo lavoro, quantomeno in una manciata di lavori simili.&lt;/p>
&lt;p>Cambiare occupazione era spesso non necessario e, di conseguenza, non era frequente. Il mondo progrediva, ma a una velocità ben lontana da quella a cui si trasforma oggi.&lt;/p>
&lt;p>In quel tempo aveva una certa importanza che l&amp;rsquo;istruzione tradizionale ti avesse insegnato le &lt;em>cose giuste&lt;/em>. Oggi non è più così perché è facile, che nel corso della tua vita, dovrai apprendere nuove abilità svariate volte per adattarti ai cambiamenti.&lt;/p>
&lt;p>È più importante quindi imparare a imparare e dedicarsi all&amp;rsquo;apprendimento continuo. Ne ho scritto anche in una &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/3libri-zettelkasten" target="_blank">newsletter recente&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="11-i-libri-sono-un-furto">11. I libri sono un furto&lt;/h3>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Come fate a non essere interessati alla lettura?&lt;br>&lt;br>Ci sono così tanti libri che varrebbe la pena di leggere che non basterebbero svariate vite per farlo.&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1327966098340409345?ref_src=twsrc%5Etfw">November 15, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>Immagina una persona che abbia dedicato anni della sua vita a studiare una materia o ad accumulare esperienza lavorativa in un ambito. Immagina ora di potere acquistare la conoscenza risultante, strutturata esattamente come quella persona ritiene sia meglio proporla. E di poterlo fare per pochi euro.&lt;/p>
&lt;p>Questo sono i libri. Uno dei modi più economici di accedere alla conoscenza. Un furto legalizzato.&lt;/p>
&lt;p>Bonus points: aiutano anche ad allenare la concentrazione (in un&amp;rsquo;epoca in cui tutto sembra spingerci a perderla).&lt;/p>
&lt;h3 id="12-impara-linglese">12. Impara l&amp;rsquo;inglese&lt;/h3>
&lt;p>Uno degli investimenti più profittevoli che puoi fare nell&amp;rsquo;epoca di internet è di imparare l&amp;rsquo;inglese a un livello almeno sufficiente da saperlo leggere e ascoltare confortevolmente. Il numero di contenuti in inglese che trovi su internet è di gran lunga superiore a quello dei contenuti italiani.&lt;/p>
&lt;p>Per una questione di pura statistica, quindi, per ogni argomento sarà facile trovare contenuti in lingua inglese di qualità superiore dei corrispettivi in lingua italiana. Senza considerare che in italiano potrebbero persino non esistere.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, se impari anche a scrivere e parlare in inglese, sbloccherai moltissime altre opportunità, come la possibilità di lavorare fuori dall&amp;rsquo;Italia o da remoto per aziende estere.&lt;/p>
&lt;h2 id="risultati">Risultati&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/risultati.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/risultati.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="13-i-risultati-non-sono-proporzionali-agli-sforzi">13. I risultati non sono proporzionali agli sforzi&lt;/h3>
&lt;p>A quanto pare siamo istintivamente concordi con la legge del Karma: cioè vogliamo che chi non fa niente non ottenga niente e chi si impegna venga ricompensato.&lt;/p>
&lt;p>Ma nella vita reale i risultati non sono sempre proporzionali agli sforzi, anzi nel mondo dominano le relazioni non lineari. Non c&amp;rsquo;è una corrispondenza diretta tra l&amp;rsquo;impegno e i risultati.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, un attore famoso potrebbe impegnarsi e sudare molto meno di un operaio, e comunque guadagnare migliaia di volte di più. Il valore delle cose, del resto, sta negli occhi di chi compra. L&amp;rsquo;attore genera un profitto maggiore anche se suda di meno.&lt;/p>
&lt;h3 id="14-il-ruolo-decisivo-della-fortuna">14. Il ruolo decisivo della fortuna&lt;/h3>
&lt;p>Un po&amp;rsquo; una continuazione di quanto detto sopra e che non stupirà nessuno: la fortuna ha un ruolo critico in ogni cosa. Dalla situazione alla tua nascita (epoca storica, paese, condizione familiare), passando per tutte le vicende della tua vita (opportunità, amicizie, incontri), e arrivando alle cause della morte (infarto? Cancro? Vecchiaia?).&lt;/p>
&lt;p>Quindi a che serve impegnarsi?&lt;/p>
&lt;p>Anche se i risultati non sono proporzionali agli sforzi, l&amp;rsquo;impegno può aumentare le possibilità di imbattersi nella fortuna.&lt;/p>
&lt;h3 id="15-non-puoi-piacere-a-tutti">15. Non puoi piacere a tutti&lt;/h3>
&lt;p>A tutti interessa piacere agli altri e chi dice il contrario mente, si illude, o è psicopatico (letteralmente).&lt;/p>
&lt;p>Il problema è che non puoi piacere a tutti, perché, non importa cosa tu faccia, ci sarà sempre qualcuno che troverà un motivo per criticarti.&lt;/p>
&lt;p>Anche se è difficile da fare (e io sono il primo a riuscirci poco) è importante rassegnarsi, andare oltre, e scegliere autonomamente come agire, provando a non dare peso a ciò che gli altri si aspettano.&lt;/p>
&lt;p>Del resto &lt;strong>non sarà un altro a vivere la tua vita al posto tuo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;h2 id="essere-umano">Essere umano&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/essere%20umano.jpg" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="16-la-dualità-della-mente">16. La dualità della mente&lt;/h3>
&lt;p>Nella sua accezione originale, individuo significa non-diviso → unitario. Ed è così che ci sentiamo. Individui.&lt;/p>
&lt;p>Eppure non lo siamo. La nostra mente è tutto tranne che unitaria. Ci sembra che lo sia, ma è ormai scientificamente assodato che invece vi partecipano (almeno) due voci distinte.&lt;/p>
&lt;p>Lo si vede da più di una prospettiva: due emisferi che controllano metà diverse del corpo (destro e sinistro), due tipi di pensieri (lenti e veloci), due modalità di funzionamento (focused e diffused), due sorgenti di idee morali (intuizione e ragionamento)…&lt;/p>
&lt;h3 id="17-lessere-umano-non-ha-niente-di-insuperabile">17. L&amp;rsquo;essere umano non ha niente di insuperabile&lt;/h3>
&lt;p>Non so bene perché, ma è diffusa l&amp;rsquo;idea che non potremo mai essere superati, che l&amp;rsquo;essere umano avrà sempre &lt;em>qualcosa in più&lt;/em>. Se ne parla spesso quando si discute di come le macchine potrebbero rimpiazzarci una volta per tutte.&lt;/p>
&lt;p>È una convinzione senza fondamenta, a meno di non credere di possedere una qualche componente metafisica non replicabile e non presente altrove.&lt;/p>
&lt;p>Non c&amp;rsquo;è nessun motivo fisico (inteso nel senso delle leggi della natura) a rendere l&amp;rsquo;essere umano insuperabile. Forse c&amp;rsquo;è un limite fisico nelle capacità computazionali delle macchine basate su silicio, ma nessuno vieta di iniziare a usare altri elementi.&lt;/p>
&lt;p>Che sia solo egocentrismo?&lt;/p>
&lt;h3 id="18-non-cè-spazio-per-il-libero-arbitrio">18. Non c&amp;rsquo;è spazio per il libero arbitrio&lt;/h3>
&lt;p>Ci riteniamo esseri dotati di libero arbitrio. Del resto ci sentiamo così. Io &lt;em>sento&lt;/em> di avere il potere di fare cosa voglio.&lt;/p>
&lt;p>Scientificamente, però, non c&amp;rsquo;è nessuna base che legittima questa convinzione. I processi elettrochimici nel nostro cervello sono deterministici o al più casuali, ma neanche la casualità lascia spazio al libero arbitrio.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio potrei creare un software che mostra parole casualmente. Nessuno sarebbe in grado di sapere che parola verrà mostrata in un qualsiasi momento, ma, allo stesso tempo, nessuno sosterrebbe mai che questo programma sia dotato di libero arbitrio.&lt;/p>
&lt;p>Dal punto di vista biologico siamo simili ad algoritmi che hanno l&amp;rsquo;obiettivo di riprodursi. Gli input sono tutte le esperienze dovute ai sensi e alle sensazioni interne. Gli output sono sensazioni ed emozioni che ci spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro.&lt;/p>
&lt;h2 id="scuse">Scuse&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/scuse.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/scuse.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="19-scuse-automatiche">19. Scuse automatiche&lt;/h3>
&lt;p>L&amp;rsquo;istintività dirige gran parte delle nostre azioni. Dall&amp;rsquo;altro lato, il cervello razionale, che non ha avuto abbastanza tempo evolutivo per diventare predominante, agisce da portavoce. Uno dei suoi compiti è creare scuse per ciò che la parte istintiva ha già fatto o vuole fare.&lt;/p>
&lt;p>Spesso sono giustificazioni infondate con cui inganniamo non solo gli altri, ma prima di tutto noi stessi. Per esempio procrastiniamo dicendo: &amp;ldquo;domani sarò più motivato&amp;rdquo;, &amp;ldquo;domani avrò più tempo&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;h3 id="20-la-scusa-del-tempo">20. La scusa del tempo&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Non ho tempo&lt;/em>. Lo diciamo tutti e lo sentiamo dire da tutti. Ma è solo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo">una scusa&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Il vero problema non è il tempo, ma le priorità.&lt;/p>
&lt;p>Immagina qualcosa che vuoi fare ma per cui non trovi tempo, magari vorresti leggere o fare esercizio fisico.&lt;/p>
&lt;p>Ora fai finta che ti si rompa la caldaia in pieno inverno. Dimmi, lo trovi il tempo per farla riparare? Magicamente sì. Come hai fatto? La riparazione è diventata una priorità e hai agito di conseguenza.&lt;/p>
&lt;p>Se vuoi fare qualcosa, trattalo da priorità.&lt;/p>
&lt;h3 id="21-la-scusa-del-talento">21. La scusa del talento&lt;/h3>
&lt;p>Osservazioni comuni fatte in merito a persone ritenute di grande capacità sono: &amp;ldquo;sicuramente ce l&amp;rsquo;ha nel sangue&amp;rdquo;, &amp;ldquo;è predisposto&amp;rdquo;, &amp;ldquo;si vede che ha talento&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Questo discorso funziona anche al contrario: guardando alla mancanza di un&amp;rsquo;abilità in noi stessi ci viene da dire &amp;ldquo;non sono portato&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Ma è solo una scusa.&lt;/p>
&lt;p>Quelle persone &lt;em>talentuose&lt;/em> hanno passato chissà quanto tempo a coltivare le loro abilità. Un processo che rimane invisibile se osservi solo i risultati.&lt;/p>
&lt;p>E tu, che impegno ci hai messo?&lt;/p>
&lt;h2 id="zona-di-comfort">Zona di comfort&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/zona%20di%20comfort.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/zona%20di%20comfort.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="22-pratica-intenzionale">22. Pratica intenzionale&lt;/h3>
&lt;p>Se vuoi migliorare devi andare oltre la tua zona di comfort: &lt;em>no pain no gain&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Però la sofferenza non ci attrae e quindi troviamo rifugio nel comfort di ciò che sappiamo fare: è facile e piacevole. Ci dedichiamo alle banali ripetizioni credendo di progredire, ma rimaniamo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/confortevole-mediocrita">fermi in un plateau&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>La pratica intenzionale, invece, consiste nello spingersi continuamente oltre la zona di comfort. Significa scegliere coscientemente di concentrarsi su qualcosa che non si padroneggia ancora e che quindi sia difficile abbastanza da costituire una sfida. È lì che avviene l’apprendimento.&lt;/p>
&lt;p>Se vuoi suonare meglio, studia brani più difficili piuttosto che ripetere quelli che hai già imparato.&lt;/p>
&lt;h3 id="23-paura-di-sbagliare">23. Paura di sbagliare&lt;/h3>
&lt;p>Credo che la paura di sbagliare nasca come tratto evolutivo: quando vivi nella natura selvaggia fare errori può significare non sopravvivere.&lt;/p>
&lt;p>Credo poi che questa paura si sia acuita con la cultura: sbagliare ha una connotazione negativa e non vogliamo essere visti fallire.&lt;/p>
&lt;p>Senza darti il permesso di commettere errori, però, diventa molto più difficile crescere e imparare. Non puoi uscire dalla zona di comfort se non accetti l&amp;rsquo;errore. Anzi, l&amp;rsquo;errore stesso è un ottimo insegnante.&lt;/p>
&lt;p>Forse, allora, &lt;strong>la paura di sbagliare è proprio un&amp;rsquo;indicazione della strada da seguire&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;h3 id="24-parlare-è-più-facile-che-fare">24. Parlare è più facile che fare&lt;/h3>
&lt;p>È facile creare to-do list.&lt;br>
È facile pianificare progetti.&lt;br>
È facile criticare l&amp;rsquo;opera di un altro.&lt;br>
È facile leggere libri e articoli informativi.&lt;br>
È facile immaginare come fare questo o quello.&lt;br>
È facile dire cosa si sarebbe fatto nei panni altrui.&lt;/p>
&lt;p>Facile. Inutile.&lt;/p>
&lt;p>Parlare è facile e ci fa sentire come se stessimo agendo.&lt;/p>
&lt;p>Ma tra il dire e il fare&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;h2 id="stare-nel-mondo">Stare nel mondo&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/stare%20nel%20mondo.jpg" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="25-il-mondo-è-fottutamente-complesso">25. Il mondo è fottutamente complesso&lt;/h3>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Il mondo è fottutamente complesso.&lt;br>&lt;br>Ogni argomento ha così tante ramificazioni che è difficilissimo (impossibile?) non semplificare o generalizzare.&lt;br>&lt;br>È una delle cose con cui il mio cervello combatte frequentemente.&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1319662629854547969?ref_src=twsrc%5Etfw">October 23, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>I nostri piccoli cervellini non sono fatti per dominare una grande complessità. Cionondimeno, il mondo se ne frega di cosa riusciamo a dominare e rimane fottutamente complesso.&lt;/p>
&lt;p>Per convivere con la complessità abbiamo sviluppato meccanismi che ci portano a semplificare abbastanza da riuscire dare un senso alle cose e illuderci di capire come stiano.&lt;/p>
&lt;p>Ci piacciono le spiegazioni semplici, che quasi sempre sono imprecise o errate. Le legittimiamo tramite storie create istintivamente: vediamo relazioni di causa-effetto ovunque, &lt;strong>anche dove non ci sono&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Diffida delle spiegazioni troppo semplici, soprattutto quando di parla di temi complessi.&lt;/p>
&lt;h3 id="26-il-passato-non-è-indicativo-del-futuro">26. Il passato non è indicativo del futuro&lt;/h3>
&lt;p>Una manifestazione della propensione a trovare pattern è la convinzione che il futuro si possa prevedere acriticamente guardando al passato.&lt;/p>
&lt;p>Spesso si sente dire &amp;ldquo;è sempre andata così&amp;rdquo; come spiegazione a supporto di qualche previsione.&lt;/p>
&lt;p>Guardando all&amp;rsquo;andamento positivo di un fondo ci potremmo convincere che sia un buon investimento. Ma, come gli stessi che propinano investimenti sono costretti a dire, i rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;Europa è stata dilaniata da guerre per secoli e secoli: ora non succede più. Viceversa, il fatto che non ci siano guerre in Europa da tanto tempo non significa che non ci potranno più essere.&lt;/p>
&lt;p>Che una cosa sia &amp;ldquo;sempre stata così&amp;rdquo; non è una buona ragione per convincersi che lo sarà per sempre.&lt;/p>
&lt;h3 id="27-nessuno-ha-il-controllo-della-situazione">27. Nessuno ha il controllo della situazione&lt;/h3>
&lt;p>Ricordo che da piccolo mi ero fatto l&amp;rsquo;idea che &lt;em>i grandi&lt;/em> avessero la situazione sotto controllo. Del resto sembravano sempre sapere tutto e avere risposte tanto pronte quanto esatte.&lt;/p>
&lt;p>Crescendo e iniziando a vivere nel magico mondo degli adulti, questa pia illusione è esplosa in mille pezzi. Nessuno ha il pieno controllo della situazione né, tantomeno, tutte le risposte in tasca.&lt;/p>
&lt;p>Certo, ci sono livelli diversi di educazione, autonomia, consapevolezza, padronanza, abilità&amp;hellip; ma, alla fine dei giochi, nessuno ha sempre ragione né sa sempre cosa fare e molte delle decisioni sono prese a caso.&lt;/p>
&lt;p>In fondo, siamo distanti solo un passo da scimmie che si tirano escrementi a vicenda.&lt;/p>
&lt;h2 id="heading">???&lt;/h2>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/interrogativo.jpg" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="28-la-sofferenza-è-il-sale-della-vita">28. La sofferenza è il sale della vita&lt;/h3>
&lt;p>Come la pasta è più buona col sale,&lt;br>
Come la carne è più buona col sale,&lt;br>
Come l&amp;rsquo;insalata è più buona col sale,&lt;br>
Così la vita è più buona con un pizzico di sofferenza.&lt;/p>
&lt;p>Altrimenti, che gusto c&amp;rsquo;è?&lt;/p>
&lt;p>La sofferenza è il sale della vita.&lt;/p>
&lt;h3 id="29-viviamo-in-una-simulazione">29. Viviamo in una simulazione&lt;/h3>
&lt;p>Se esiste una civiltà sufficientemente avanzata da poter simulare universi, allora è ragionevole pensare che non si limiterà a creare una singola simulazione, ma ne creerà quante più può. Questo significa che, in quel caso, esisterebbe un numero enorme di universi simulati.&lt;/p>
&lt;p>Quindi è più probabile che ci troviamo in uno di quegli universi simulati.&lt;/p>
&lt;h3 id="30-niente-ha-senso">30. Niente ha senso&lt;/h3>
&lt;p>Circa 14.000.000.000 di anni fa il big bang dà origine all&amp;rsquo;universo.&lt;/p>
&lt;p>&amp;ldquo;Poco&amp;rdquo; dopo spunta la vita e gli esseri umani subito a seguire.&lt;/p>
&lt;p>E, proprio quegli esseri umani, passano la loro misera esistenza a risolvere problemi che, in gran parte, hanno creato loro stessi.&lt;/p>
&lt;p>Ma è tutto inventato.&lt;/p>
&lt;p>È un miscuglio di particelle nell&amp;rsquo;universo.&lt;/p>
&lt;p>Caos.&lt;/p>
&lt;p>Niente ha senso.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>La pericolosità degli anelli aperti</title><link>https://natostupido.com/letters/open-loop/</link><pubDate>Sun, 20 Dec 2020 22:44:01 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/open-loop/</guid><description>Nella divisione Engineering dell&amp;rsquo;azienda in cui lavoro seguiamo un processo chiamato RFC (Request For Comments).
Quando dobbiamo introdurre cambiamenti importanti o quando vogliamo stabilire uno standard interno, scriviamo un documento che serve a definire il progetto in questione.
Questo documento viene mandato a tutta la divisione e deve essere approvato. Chiunque può commentare esprimendo dubbi e opinioni: da qui il nome Request For Comments.
Qualche giorno fa commentavo un&amp;rsquo;RFC per suggerire un&amp;rsquo;idea alternativa a quella delineata.</description><content:encoded>&lt;p>Nella divisione &lt;em>Engineering&lt;/em> dell&amp;rsquo;azienda in cui lavoro seguiamo un processo chiamato RFC (&lt;em>Request For Comments&lt;/em>).&lt;/p>
&lt;p>Quando dobbiamo introdurre cambiamenti importanti o quando vogliamo stabilire uno standard interno, scriviamo un documento che serve a definire il progetto in questione.&lt;/p>
&lt;p>Questo documento viene mandato a tutta la divisione e deve essere approvato. Chiunque può commentare esprimendo dubbi e opinioni: da qui il nome &lt;em>Request For Comments&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Qualche giorno fa commentavo un&amp;rsquo;RFC per suggerire un&amp;rsquo;idea alternativa a quella delineata. A seguito del mio commento è nata una discussione a cui hanno partecipato diversi colleghi e che si è conclusa con una decisione.&lt;/p>
&lt;p>Passa un po’, finisce la giornata lavorativa e stacco per dedicarmi a non-ricordo-cosa avessi in programma di fare nel resto del mio tempo. Se non che, dopo 1–2 ore circa, mi arriva la notifica del messaggio di un collega, che mi menzionava e rispondeva a uno dei miei punti. 💬&lt;/p>
&lt;p>Da quando ho iniziato a lavorare qualche anno fa, mi sono imposto di non toccare il lavoro fuori dal lavoro. È una linea guida che mi serve per evitare di compromettere il mio tempo libero.&lt;/p>
&lt;p>Di conseguenza ho deciso di non rispondere e di rimandare al giorno dopo.&lt;/p>
&lt;p>Purtroppo, il mio cervello evidentemente non era d&amp;rsquo;accordo e ha ritenuto opportuno continuare a pensare a tutti i possibili modi di rispondere. Mi ha tenuto sveglio la notte più del necessario e mi ha impedito di riaddormentarmi la mattina quando mi sono svegliato troppo presto.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/xUOrwihszfWZgSIHJK/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/xUOrwihszfWZgSIHJK/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="open-loop">Open loop&lt;/h3>
&lt;p>Questo fenomeno, che tutti hanno sperimentato almeno una volta nella vita, dipende dagli open loop (anelli aperti), concetto di cui ho imparato il nome leggendo il libro &lt;em>Riconquista il tuo tempo&lt;/em> e che indica un qualcosa che è stato iniziato ma non concluso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il nostro cervello brama la conclusione&lt;/strong> e, quando non ce n&amp;rsquo;è, rimane in uno stato di tensione.&lt;/p>
&lt;p>Questa brama viene sfruttata, per esempio, nelle serie TV, facendo in modo che ogni episodio finisca nel bel mezzo dell&amp;rsquo;azione e lasciando gli spettatori col desiderio di sapere che cosa succederà. Ecco che nasce il binge watching. 📺&lt;/p>
&lt;p>Similmente, quel messaggio del mio collega, ricevuto dopo il lavoro, riapriva non solo la discussione, ma anche un anello nella mia testa che si era chiuso con la decisione concordata qualche ora prima.&lt;/p>
&lt;p>Evitare un open loop significa evitare di intrappolare il cervello in uno stato di tensione e può essere fatto in modi diversi a seconda del caso.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio bisognerebbe non iniziare qualcosa di nuovo (un nuovo task, un nuovo progetto) prima di aver dato degna conclusione a ciò che è già in corso.&lt;/p>
&lt;p>O ancora, sarebbe opportuno evitare le sorgenti di compiti quando non c&amp;rsquo;è la possibilità di portarli a termine. Nel mio caso significherebbe non controllare i messaggi di lavoro fuori orario e disattivare le relative notifiche.&lt;/p>
&lt;p>PS se qualcuno sa come disattivare automaticamente le notifiche di un&amp;rsquo;app in base all&amp;rsquo;orario me lo faccia sapere.&lt;/p>
&lt;h2 id="libri-2020">Libri 20/20&lt;/h2>
&lt;p>Inaspettatamente sono riuscito a completare il mio &lt;em>almost-absolutely-pointless&lt;/em> obiettivo di lettura per il 2020. &lt;a href="https://natostupido.com/posts/2020-3-libri/">In un articolo del mese scorso&lt;/a> accennavo di essere in ritardo, ma, come si può notare dallo screenshot, sono stato salvato dallo strigo Geralt di Rivia, aka The Witcher.&lt;/p>
&lt;p>Una saga che già consigliavo &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/social-obiettivi" target="_blank">qualche newsletter fa&lt;/a> e che continuo a consigliare ora che ho appena concluso la storia principale (mi manca solo l&amp;rsquo;ottavo libro che però è un prequel).&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/screenshot-reading-challenge.png" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Btw, grazie a chi me l’aveva consigliata.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>🎁 Sto per fare 30 anni e per l&amp;rsquo;occasione ho deciso di fare una sorta di &amp;ldquo;calendario dell&amp;rsquo;avvento&amp;rdquo;. In 10 giorni 30 lezioni che ho imparato nella mia esistenza. È in corso sia su &lt;a href="https://www.instagram.com/p/CI0NwVygk27/" target="_blank">Instagram&lt;/a> che su &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1338799897013858305" target="_blank">Twitter&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Tra qualche giorno faccio 30 anni. Tanti auguri a me 😭🎁&lt;br>Festeggiamo con un personalissimo &lt;a href="https://twitter.com/hashtag/calendarioDellAvvento?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#calendarioDellAvvento&lt;/a>: in 10 giorni 30 tra le migliori lezioni che ho imparato nella mia esistenza.&lt;br>&lt;br>Qui sotto 🧵👇&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1338799897013858305?ref_src=twsrc%5Etfw">December 15, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;hr>
&lt;p>📓Tempo fa ho parlato del metodo Zettelkasten, che uso per prendere note in modo da imparare meglio e ricordare i contenuti che consumo. Ora ho deciso di delineare anche il mio processo per intero, incluse le app che uso. Tutto nell&amp;rsquo;ultimo articolo sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/processo-app-note/">Come prendo note col metodo Zettelkasten: processo e app&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📔 Ho inoltre deciso di parlare di una delle abitudini più durature che ho: il journaling. Ho iniziato quasi 3 anni fa e non ho mai interrotto. Il processo che seguo è cambiato nel tempo. Nell&amp;rsquo;ultimo articolo sul blog parlo della sua evoluzione attuale:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/journaling/">Come e perché faccio journaling&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>📰 Sul canale, invece, nell&amp;rsquo;ultimo video parlo del perché non seguo le notizie (e perché dovresti pensare di smettere anche tu):&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/B6xpGq2CFE4" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div>
&lt;hr>
&lt;p>Buon Natale 🎄&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come e perché faccio journaling</title><link>https://natostupido.com/posts/journaling/</link><pubDate>Sun, 20 Dec 2020 17:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/journaling/</guid><description>Il journaling (aka tenere un diario) è una delle mie abitudini più durature. Mi spinge a riflettere, mi sprona a migliorarmi, e mi aiuta essere più felice. Vediamo perché e qual è il mio processo.</description><content:encoded>&lt;p>Il journaling mi spinge a riflettere, mi sprona a migliorarmi, e mi aiuta essere più felice. Vediamo come e perché.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>&lt;strong>Nota&lt;/strong>: userò la parola inglese &lt;em>journal&lt;/em> perché la traduzione letterale &lt;em>diario&lt;/em> mi fa pensare alle ragazzine delle medie che scrivono le cotte sul quadernetto segreto. Piuttosto, io lo intendo come un mix tra diario di bordo e spazio di riflessione. 🏴‍☠️&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Secondo l&amp;rsquo;app che utilizzo, ad oggi il mio journal contiene più di 1000 voci. Contando una voce al giorno fa quasi 3 anni. Ciò rende il journaling una delle abitudini più durature che ho acquisito intenzionalmente.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/numero-voci.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/numero-voci.jpg"
alt="statistiche journaling" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Le modalità si sono evolute nel tempo — e si evolveranno ancora — ma oggi per me è un momento serale in cui:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>rifletto a seguito della giornata appena trascorsa&lt;/li>
&lt;li>mi chiedo cosa l&amp;rsquo;avrebbe potuta rendere migliore&lt;/li>
&lt;li>scrivo 3 cose per cui sono grato&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="uno-spazio-di-riflessione">Uno spazio di riflessione&lt;/h2>
&lt;p>La prima cosa che faccio è di ripensare a ciò che è successo e annotare a grandi linee cosa ho fatto + eventuali riflessioni. Di solito scrivo a proposito della giornata lavorativa, del progresso sui miei progetti personali, e di qualsiasi altro evento rilevante.&lt;/p>
&lt;p>Questa routine mi forza ad avere un piccolo momento in cui pensare a come trascorro le mie giornate e produce un diario di bordo a cui posso fare riferimento quando voglio capire come vanno le cose nel tempo o semplicemente ricordare.&lt;/p>
&lt;p>Ogni mattina l&amp;rsquo;app che uso mi propone le voci che ho scritto lo stesso giorno del mese scorso e degli anni passati. È un piccolo aiuto per ricordarmi a che punto ero e notare come sono cambiato.&lt;/p>
&lt;p>Controllo il journal anche durante la &lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review">review settimanale&lt;/a> che faccio ogni domenica. Tra le altre cose, riguardo le voci relative agli ultimi 7 giorni e ogni volta mi stupisco di come dimentichi la maggior parte delle esperienze che ho vissuto. Del resto il cervello comprime i ricordi e, senza un aiutino, molti vengono persi.&lt;/p>
&lt;h2 id="una-spinta-a-migliorare">Una spinta a migliorare&lt;/h2>
&lt;p>Secondo pezzo della routine consiste nel rispondere alla domanda:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Cosa avrebbe reso migliore la giornata?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Ovviamente si sta parlando di ciò che rientra nella sfera delle cose sotto il mio controllo. Non valgono risposte tipo &amp;ldquo;ricevere 1.000.000€ in regalo&amp;rdquo;. 🙃&lt;/p>
&lt;p>Esempi di risposte che ho dato:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Fare esercizio fisico&lt;/li>
&lt;li>Dedicare più tempo ai miei progetti&lt;/li>
&lt;li>Non distrarmi&lt;/li>
&lt;li>Leggere di più&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Questo passaggio, che suggeriva Tim Ferriss in &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=UFdR8w_R1HA" target="_blank">un video&lt;/a>, serve a farmi pensare a cosa avrei potuto cambiare ed è una spinta a migliorare continuamente. È, di fatto, un sistema di feedback: durante il giorno sarò spronato a non &lt;em>sgarrare&lt;/em> così da non dovermi rimproverare la sera.&lt;/p>
&lt;p>Mi serve inoltre per riconoscere schemi di comportamento che altrimenti rimarrebbero impliciti.&lt;/p>
&lt;p>Alcuni problemi possono essere occasionali: magari a seguito di una giornata stancante ho evitato l&amp;rsquo;esercizio fisico. Ma se vedo la stessa risposta iniziare a ripetersi 3–4 volte, capisco che c&amp;rsquo;è qualcosa che non sta funzionando.&lt;/p>
&lt;h2 id="un-aiuto-a-essere-più-felice">Un aiuto a essere più felice&lt;/h2>
&lt;p>L’ultima cosa che faccio è scrivere (almeno) 3 cose di cui sono grato. Potrebbe essere per un libro che sto leggendo, per del feedback che ho ricevuto, per un’uscita, per le vacanze che iniziano, per qualcosa che ho mangiato, per una situazione fortunata&amp;hellip; insomma, ci siamo capiti.&lt;/p>
&lt;p>Questo passaggio, spesso chiamato &lt;em>diario della gratitudine&lt;/em>, serve per portare un po&amp;rsquo; della mia attenzione a situazioni e avvenimenti positivi che altrimenti tenderei a dare per scontati.&lt;/p>
&lt;p>Siamo vittime dell’&lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hedonic_treadmill" target="_blank">adattamento edonistico&lt;/a> e dal &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Negativity_bias" target="_blank">bias della negatività&lt;/a>, due fenomeni che ostacolano la nostra capacità di essere felici. Il primo ci fa abituare in fretta ai cambiamenti positivi, il secondo amplifica l’impatto emotivo degli eventi negativi.&lt;/p>
&lt;p>La felicità diventa quindi uno sforzo attivo, come scrivevo in &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/sforzo-felicita" target="_blank">una recente newsletter&lt;/a>, e l’abitudine a notare circostanze ed episodi positivi è un passo in questa direzione.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>E con ciò si conclude la mia routine. Ci sono poi mille altre varianti di journaling e &lt;em>prompt&lt;/em> di tutti i tipi che si possono usare, ma questo è quello che faccio e che, al momento, funziona per me. È cambiato nel tempo e, non ho dubbi, cambierà ancora.&lt;/p>
&lt;p>Buon journaling. 📔&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/pOZhmE42D1WrCWATLK/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/pOZhmE42D1WrCWATLK/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
&lt;/figure></content:encoded></item><item><title>La felicità è uno sforzo attivo</title><link>https://natostupido.com/letters/felicita-sforzo/</link><pubDate>Sat, 05 Dec 2020 11:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/felicita-sforzo/</guid><description>Negli ultimi giorni mi sono imbattuto nel tema della felicità in diverse occasioni:
Parlandone con la mia ragazza Incontrandolo in un libro che sto leggendo: The Almanack of Naval Ravikant Tramite un’intervista di Matt D&amp;rsquo;Avella a Sam Harris Ritrovando un appunto dello scorso dicembre in cui annotavo qualche pensiero a seguito di una discussione nata nel gruppo con i miei amici Questo della felicità è un argomento di cui mi sembra non si parli moltissimo, ma che dovrebbe avere una certa rilevanza, considerato che riteniamo la felicità lo stato mentale a cui aspirare.</description><content:encoded>&lt;p>Negli ultimi giorni mi sono imbattuto nel tema della felicità in diverse occasioni:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Parlandone con la mia ragazza&lt;/li>
&lt;li>Incontrandolo in un libro che sto leggendo: &lt;a href="https://www.navalmanack.com/" target="_blank">The Almanack of Naval Ravikant&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>Tramite &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=gp3SPyGXKuo" target="_blank">un’intervista&lt;/a> di Matt D&amp;rsquo;Avella a Sam Harris&lt;/li>
&lt;li>Ritrovando un appunto dello scorso dicembre in cui annotavo qualche pensiero a seguito di una discussione nata nel gruppo con i miei amici&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Questo della felicità è un argomento di cui mi sembra non si parli moltissimo, ma che dovrebbe avere una certa rilevanza, considerato che riteniamo la felicità lo stato mentale a cui aspirare.&lt;/p>
&lt;p>Quindi scriviamoci una newsletter, perché no?&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/YJ5OlVLZ2QNl6/giphy.gif" class="d-block">
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&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="le-concezioni-classiche">Le concezioni classiche&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>La felicità dei picchi 🏔&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Secondo una concezione diffusa, quando si pensa alla felicità si pensa a momenti di trionfo ed estasi: traguardi raggiunti, giorni speciali, obiettivi faticati, momenti attesi a lungo. Qualcuno pensa al giorno della laurea, un altro al matrimonio, a un viaggio in un paese lontano, a quando si è riusciti a ottenere il posto di lavoro dopo innumerevoli colloqui.&lt;/p>
&lt;p>Questo tipo di concezione dipinge la felicità come un momento, più o meno lungo, di intense euforia ed esaltazione.&lt;/p>
&lt;p>Come tutti i momenti, però, anche questo picco positivo finisce e si ritorna alla vita normale, sicuramente non eccezionale, e fatta sì di alti e bassi, ma, tutto sommato, piuttosto piatta.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La felicità del futuro 🔮&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Allo stesso tempo, siamo anche convinti che la felicità sia uno stato da ottenere.&lt;/p>
&lt;p>Se ce lo chiedono rispondiamo che no, non siamo felici ora. Ma ci stiamo lavorando! Ancora ci manca qualcosa, ci servono più soldi, una casa più grande, una macchina più bella.&lt;/p>
&lt;p>Ma ci arriveremo, li otterremo. E allora saremo felici. Allora sì che saremo felici&lt;/p>
&lt;p>Questo secondo tipo di concezione ritrae la felicità come uno stato di cose. Abbiamo bisogno di avere X, Y, e Z: entità facenti parte del mondo esterno a noi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La conseguenza&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Nessuna di queste due concezioni ci aiuta, però, ad affrontare la vita vera nella pratica della normalità.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>La prima relega la felicità a picchi sporadici di esaltazione, intensi tanto quanto rari.&lt;/li>
&lt;li>La seconda la sposta in un futuro che non diverrà mai presente stabile, a causa all&amp;rsquo;adattamento edonistico.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>La conseguenza di rimanere fermo su una linea di pensiero classica è che la quantità di felicità a cui puoi accedere sarà sempre estremamente limitata. Confinata a brevissimi periodi e destinata a non diventare mai uno stato abituale.&lt;/p>
&lt;h2 id="superare-il-limite">Superare il limite&lt;/h2>
&lt;p>Sam Harris suggerisce che &lt;strong>non puoi &lt;em>diventare&lt;/em> felice, puoi solo &lt;em>essere&lt;/em> felice&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>A ciò aggiungerei che &lt;strong>la felicità non è un processo spontaneo, ma un muscolo che va allenato&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Siamo programmati biologicamente per essere insoddisfatti. Quando otteniamo qualcosa, l&amp;rsquo;estasi derivante non è duratura: presto ci abituiamo e ricadiamo nella stessa noia da cui eravamo venuti.&lt;/p>
&lt;p>Siamo inoltre portati a sentire molto più intensamente gli eventi negativi, rispetto a quelli positivi. Una perdita ci pesa di gran lunga di più di quanto ci rallegri un guadagno equivalente.&lt;/p>
&lt;p>Schopenhauer non aveva poi tutti i torti in merito al pendolo della vita.&lt;/p>
&lt;p>Che fare quindi?&lt;/p>
&lt;p>Cambiare la concezione, coscientemente. Decidere che la felicità non è nei picchi euforici, né in un futuro che si rinnova continuamente. E che, arrivati a un certo livello di benessere materiale, non deriva dalla situazione esterna, ma viene piuttosto dall’interno.&lt;/p>
&lt;p>Poi, allenarsi ad assimilare questa decisione per farla diventare consapevolezza. Imparare ad apprezzare il presente quando è presente, non nei traguardi passati, né dei desideri futuri.&lt;/p>
&lt;p>Un paio di esempi di esercizi pratici:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>🧘 Impara a meditare. Quando mediti ci sei solo tu, la tua testa, e il momento attuale. È molto più difficile di quello che sembra. Ma più ti abitui e più diventa facile scegliere come reagire a ciò che ti accade.&lt;/li>
&lt;li>📔 Scrivi ogni giorno 3 cose per cui sei grato. Magari è per un pasto che ti è piaciuto particolarmente, magari sei soddisfatto del tuo impegno, magari è per un complimento che hai ricevuto. È difficile, soprattutto all&amp;rsquo;inizio, ma col tempo inizierai a vedere eventi positivi dove prima non ne trovavi.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Alla fine ciò che conta è quello che ci passa per la testa: come interpretiamo il mondo esterno e come ci reagiamo.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>A happy person isn&amp;rsquo;t someone who&amp;rsquo;s happy all the time.&lt;/p>
&lt;p>It&amp;rsquo;s someone who effortlessly interprets events in such a way that they don&amp;rsquo;t lose their innate peace. — Naval Ravikant&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Pratica, sta tutto lì. 🏋️&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Che una cosa sia &amp;quot;sempre stata così&amp;quot; non significa che continuerà a esserlo per sempre&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1334908710255259648?ref_src=twsrc%5Etfw">December 4, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>A causa di un piccolo interventino al labbro non ho registrato video negli ultimi tempi, ma mi sono concentrato sui contenuti testuali.&lt;/p>
&lt;p>💰 Ho scritto di un tema che mi è molto caro: i primi passi di educazione finanziaria, dato che nessuno si è preso la briga di istruirci.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/">Primi passi di tranquillità finanziaria&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>📝 Ho scritto anche del processo che uso per prendere note. Dopo che avevo già parlato del metodo che seguo (lo Zettelkasten) in un articolo e in un video, ho deciso di scendere un po&amp;rsquo; più nel dettaglio di quello che faccio nella pratica.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/processo-app-note/">Come prendo note col metodo Zettelkasten: processo e app&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>📚 Infine, ho anche iniziato a pubblicare le mie note di lettura. Nella prima puntata le note dal libro Menti Tribali.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/notes/menti-tribali/">Menti Tribali — Jonathan Haidt&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Come prendo note col metodo Zettelkasten: processo e app</title><link>https://natostupido.com/posts/processo-app-note/</link><pubDate>Wed, 02 Dec 2020 10:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/processo-app-note/</guid><description>Il metodo Zettelkasten è il sistema che uso per prendere note. In questo articolo scendo nel dettaglio di quello che faccio nella pratica parlando del processo che seguo e delle app che uso: Kindle, Pocket, Keep, Notion, Obsidian.</description><content:encoded>&lt;p>Qualche tempo fa ho scritto &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">un articolo&lt;/a> sul metodo Zettekasten e i suoi benefici. Ho anche detto che è il sistema che seguo io stesso e che mi aiuta a imparare dai contenuti che consumo.&lt;/p>
&lt;p>Ora, continuando sulla stessa scia, voglio spiegare cosa faccio nella pratica parlando del mio processo per creare e gestire note e delle app che utilizzo.&lt;/p>
&lt;h2 id="panoramica-del-processo">Panoramica del processo&lt;/h2>
&lt;p>Se non hai letto l&amp;rsquo;altro articolo sullo Zettelkasten ti potrebbe sorgere una domanda spontanea: &lt;em>a che cavolo serve un processo per le note?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Riassunto veloce delle mie motivazioni:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/ricordare">La memoria è inaffidabile&lt;/a>&lt;/strong>. È facile avere un&amp;rsquo;idea e scordarla dopo pochi minuti. Quindi è necessario stabilire un sistema di cattura in modo da non perdere niente di importante per strada.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Il consumo passivo è inefficiente&lt;/strong>: non basta leggere e ascoltare per imparare. Uno sforzo attivo, come promosso dal metodo Zettelkasten, è essenziale per avere qualche speranza di capire a fondo e ricordare.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Creare contenuti propri diventa molto più facile&lt;/strong> quando si segue un processo che stimola creatività e originalità. Lo Zettelkasten porta a creare una base di conoscenza personale — un secondo cervello — da potere usare come punto di partenza e in cui i concetti sono interconnessi tra di loro in modi potenzialmente originali.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Ad alto livello il mio processo si divide in due macro-passaggi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>&lt;strong>Collezionare&lt;/strong>: raccogliere contenuti, idee, pensieri&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Processare&lt;/strong>: decidere il destino di ogni frammento di informazione e sviluppare il secondo cervello&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/processo-app.png" class="d-block">
&lt;img src="images/processo-app.png"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="1-collezionare">1. Collezionare&lt;/h2>
&lt;p>Il metodo di collezione dipende dal tipo di informazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="libri">Libri&lt;/h3>
&lt;p>Ormai da più di 10 anni leggo quasi esclusivamente su Kindle o app relativa. Il dispositivo fisico è sempre la mia prima scelta.&lt;/p>
&lt;p>Ne uso uno dal 2010 quando ho acquistato il Kindle 3. A quei tempi non lo vendevano su Amazon Italia (che era lontanissimo dall&amp;rsquo;essere il negozio enorme che è oggi) e quindi ho dovuto comprarlo dagli USA. Quando, qualche anno dopo si è rotto, mi sono trovato costretto, a malincuore, a cambiarlo e ho acquistato un Paperwhite che uso ancora oggi.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/kindle3.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/kindle3.jpg"
alt="Kindle 3"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Che era bello&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Posso affermare senza alcuna ombra di dubbio che &lt;strong>il Kindle è stato uno dei migliori acquisti che io abbia mai fatto nella mia esistenza&lt;/strong>. Mi ha portato a leggere molto di più di quanto avrei fatto se fossi stato costretto a usare libri cartacei.&lt;/p>
&lt;p>Quando non ho il Kindle fisico uso l&amp;rsquo;app. Dispositivo e app sono connessi al mio account Amazon e quindi non solo ho sempre a disposizione tutti i libri, ma mi ritrovo sincronizzati anche progresso di lettura, evidenziazioni, e note.&lt;/p>
&lt;p>Alcuni prendono appunti direttamente durante la lettura, ma io preferisco limitarmi a evidenziare perché mentre leggo voglio restare concentrato sul libro. In questo caso le evidenziazioni sono il metodo con cui colleziono quei passaggi che mi colpiscono e che ritengo importanti.&lt;/p>
&lt;h3 id="articoli">Articoli&lt;/h3>
&lt;p>Quando incontro un articolo interessante e non ho tempo o voglia di leggerlo subito, lo salvo su &lt;a href="https://getpocket.com/" target="_blank">Pocket&lt;/a> che uso dal lontano 2012.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/pocket.png" class="d-block">
&lt;img src="images/pocket.png"
alt="getpocket.com"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Pocket è un servizio di &lt;em>Read it Later&lt;/em> che serve, appunto, per collezionare contenuti da consumare in futuro. Ogni tanto ci butto anche tweet e video, ma di solito lo uso quasi esclusivamente come raccoglitore di articoli.&lt;/p>
&lt;h3 id="idee-e-pensieri">Idee e pensieri&lt;/h3>
&lt;p>Per annotare idee e pensieri sparsi — le cosiddette note &lt;em>fleeting&lt;/em> dello Zettelkasten — uso &lt;a href="https://www.google.it/keep/" target="_blank">Google Keep&lt;/a>, che funge da mia &lt;em>Inbox&lt;/em>. È fondamentale avere uno strumento di cattura che sia sempre disponibile, sincronizzato, e veloce. In questo modo si riduce al minimo il tempo tra il momento in cui l&amp;rsquo;idea arriva e quello in cui è scritta nero su bianco.&lt;/p>
&lt;p>Keep non è un&amp;rsquo;applicazione che amo particolarmente, ma è funzionale allo scopo. In tutta onestà, se potessi userei Notion come strumento di cattura veloce, ma, dal mio punto di vista, l&amp;rsquo;app mobile non è ancora adeguata per questo compito.&lt;/p>
&lt;p>Su Keep, oltre alle note testuali, salvo anche screenshot e immagini varie, e in generale qualsiasi cosa mi serva per ricordare quello che voglio ricordare.&lt;/p>
&lt;h2 id="2-processare">2. Processare&lt;/h2>
&lt;p>Questa è la fase in cui rivedo ciò che ho raccolto e decido cosa farci. Il tipo di trattamento dipende dalla tipologia di informazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="informazioni-attinenti-a-progetti">Informazioni attinenti a progetti&lt;/h3>
&lt;p>Tutte le annotazioni che riguardano cose da fare o idee per i miei progetti vanno a finire su &lt;a href="https://notion.so/" target="_blank">Notion&lt;/a>. Per esempio, se ho annotato un&amp;rsquo;idea per un articolo che voglio scrivere, la andrò a riportare dentro il relativo progetto.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/progetto-notion.png" class="d-block">
&lt;img src="images/progetto-notion.png"
alt="Notion board"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Un esempio: la card del progetto relativo a questo articolo&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Notion è lo strumento che uso per organizzare gran parte di quello che faccio, tipo questo sito, &lt;a href="https://youtube.com/natostupido" target="_blank">il canale YouTube&lt;/a>, la &lt;a href="https://natostupido.com/letter">newsletter&lt;/a>, le app che sviluppo, le &lt;a href="https://natostupido.com/posts/weekly-review/">review settimanali&lt;/a>, gli appunti di lavoro…&lt;/p>
&lt;h3 id="informazioni-destinate-al-secondo-cervello">Informazioni destinate al secondo cervello&lt;/h3>
&lt;p>A questa fase arrivano i contenuti: le evidenziazioni dei libri, i corsi, gli articoli. Tutto ciò è sottoposto agli step di creazione di note letterarie e permanenti, che ho descritto nell&amp;rsquo;&lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">articolo sullo Zettelkasten&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>A titolo di esempio, se sto processando un libro, quello che faccio è:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Rivedere i passaggi ho evidenziato in fase di collezione e il contesto del libro in cui si inseriscono. Dopo di che riformulo questi passaggi a parole mie.&lt;/li>
&lt;li>Condensare idee e concetti provenienti dallo step 1 in singole note permanenti. Quindi rifletto su come le nuove note si inseriscono nella mia base di conoscenza. Nella pratica cercherò di trovare collegamenti con altre idee e note che già possiedo.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Lo stesso processo vale per altri contenuti che non siano libri, con la differenza che, mentre per i libri preferisco sempre evidenziare e poi scrivere le &lt;em>literature&lt;/em> in un secondo momento, per corsi e articoli è più probabile che io le scriva direttamente mentre seguo il corso o leggo l&amp;rsquo;articolo.&lt;/p>
&lt;p>Per tutto ciò uso &lt;a href="https://obsidian.md" target="_blank">Obsidian&lt;/a>: un&amp;rsquo;app fatta apposta per costruirsi un secondo cervello.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/note-obsidian.png" class="d-block">
&lt;img src="images/note-obsidian.png"
alt="Obsidian"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Una schermata di Obsidian: a destra una nota permanente e a sinistra un pezzo del grafico delle connessioni tra le mie note&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Da notare che questo processo non è detto che sia veloce e anzi, per quanto mi riguarda, è più probabile che i due passaggi siano separati nel tempo. Dal mio punto di vista questa separazione funge un po&amp;rsquo; da ripetizione dilazionata e aiuta a imparare perché mi porta ad avere a che fare più volte col contenuto: quando leggo, quando scrivo le note &lt;em>literature&lt;/em>, e quando creo le note &lt;em>permanent&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;h2 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Quello che ho descritto è il processo che seguo attualmente. Ho però intenzione di migliorarlo in modo che diventi ancora più efficace, come consigliato in &lt;a href="https://zettelkasten.de/posts/barbell-method-reading/" target="_blank">un articolo&lt;/a> che ho letto di recente.&lt;/p>
&lt;p>In particolare vorrei iniziare a:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Scendere più nel dettaglio in fase di &amp;ldquo;processamento&amp;rdquo;, per esempio non limitandomi al libro in questione e risalendo anche alle fonti originali citate&lt;/li>
&lt;li>Produrre materiale aggiuntivo oltre alle note testuali, come per esempio schizzi, grafici, diagrammi, mappe mentali, e in generale qualsiasi rielaborazione possa aiutarmi a capire meglio&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Ad ogni modo, per il momento posso già ritenermi abbastanza soddisfatto con quello che faccio che, di certo, è sensibilmente più produttivo di quello che facevo prima, cioè cose a caso. 🙃&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Finanza personale: i primi 3 passi</title><link>https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/</link><pubDate>Sat, 28 Nov 2020 11:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/passi-finanza-personale/</guid><description>Nessuno ci ha mai insegnato a gestire i soldi, ma dobbiamo averci a che fare per tutta la vita. Imparare a gestirli è fondamentale per vivere più tranquilli e per porre le basi per la libertà finanziaria. In questo articolo vediamo quali sono i primi 3 passi su questa strada.</description><content:encoded>&lt;p>Soldi. Uno dei desideri più comuni e una delle più grosse fonti di preoccupazione. Che ci piaccia o no dobbiamo averci a che fare per quasi tutta la vita. Ma da dove cominciare? Come instaurare un rapporto sano col &lt;em>danaro&lt;/em> per vivere senza la paura di non sapere come far quadrare i conti?&lt;/p>
&lt;p>Partendo dalle basi.&lt;/p>
&lt;p>In questo articolo vediamo quali sono le &lt;strong>basi assolute di finanza personale&lt;/strong>: cioè i primi 3 passi che ho fatto e che può fare chiunque voglia gettare le fondamenta su cui costruire la propria tranquillità finanziaria.&lt;/p>
&lt;h1 id="0-come-siamo-arrivati-qui">0. Come siamo arrivati qui&lt;/h1>
&lt;p>Quasi tutti noi siamo cresciuti senza un&amp;rsquo;educazione finanziaria formale. A un certo punto ci siamo ritrovati nel mondo del lavoro e degli adulti dove, anche se impreparati, ci è piovuta addosso la responsabilità di fare quadrare i conti.&lt;/p>
&lt;p>Se devo essere sincero, dal canto mio posso ritenermi fortunato perché:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Sono cresciuto molto attento con i soldi anche se non mi era stato insegnato in maniera esplicita&lt;/li>
&lt;li>Ho deciso, per puro interesse personale, di avvicinarmi all&amp;rsquo;argomento per capirne di più&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Sono però convinto che questa non sia l&amp;rsquo;esperienza tipica perché non solo nessuno ci ha mai istruito in materia, ma anzi siamo stati spinti verso la noncuranza.&lt;/p>
&lt;p>La scuola, a parte corsi di studi specifici, non se ne interessa. Questa è una delle tante mancanze che critico al sistema scolastico.&lt;/p>
&lt;p>Trovo irresponsabile lasciare scoperta l&amp;rsquo;istruzione economica, come se fosse una tema irrilevante o una conoscenza innata. Ma &lt;strong>nessuno nasce con la finanza personale nel DNA e quindi ci tocca farci carico della nostra educazione in materia&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Come se ciò non bastasse, la società non aiuta e anzi tira in due direzioni contrastanti.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Ci viene inculcato un sentimento negativo verso i soldi, come se parlarne e interessarsene fosse sbagliato, quasi immorale.&lt;/li>
&lt;li>Veniamo spinti (a calci in culo) verso il consumismo sfrenato dalle mille pubblicità a cui siamo esposti ogni giorno.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>&lt;em>Mancata istruzione + sentimento repulsivo + tentazioni continue&lt;/em>: sembrano gli ingredienti perfetti per la ricetta per il disastro. Niente da stupirsi se c&amp;rsquo;è una marea di persone che non arrivano, o arrivano a malapena, a fine mese.&lt;/p>
&lt;h1 id="1-consapevolezza">1. Consapevolezza&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/conta-soldi.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/conta-soldi.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Il primo passo in assoluto sta nel prendere consapevolezza della propria situazione.&lt;/p>
&lt;p>Di solito sappiamo bene quanto guadagniamo (almeno questo, giusto?), ma non abbiamo idea di quanto spendiamo. A volte non sappiamo neanche stimare che somma abbiamo sul conto.&lt;/p>
&lt;p>Del resto usiamo lo stipendio come metro di giudizio, facendo a gara a &lt;em>chi ce l&amp;rsquo;ha più lungo&lt;/em>, senza tenere in considerazione il fatto che puoi anche guadagnare 10.000€ al mese, ma se ne spendi 15.000 ti ritroverai lo stesso con la merda fino al collo. 💩&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Aumentare i guadagni non ti farà stare più tranquillo se prima non impari a gestirli.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Emblematici i tanti casi di vincitori della lotteria che presto sono ripiombati nella situazione di prima.&lt;/p>
&lt;h2 id="un-esercizio">Un esercizio&lt;/h2>
&lt;ol>
&lt;li>Prendi un foglio&lt;/li>
&lt;li>Scrivi delle categorie rilevanti: affitto, spesa, vestiti, mangiare fuori, trasporti, etc&lt;/li>
&lt;li>Per ogni categoria stima quanto pensi di spendere in media ogni mese&lt;/li>
&lt;li>Vai a controllare sul conto bancario le transazioni degli ultimi mesi&lt;/li>
&lt;li>Confronta stime e spese reali&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Questo piccolo esercizio serve per iniziare a capire quanto quello che crediamo sia vicino alla situazione effettiva.&lt;/p>
&lt;h2 id="tracciare">Tracciare&lt;/h2>
&lt;p>Acquisire consapevolezza significa sapere dove vanno a finire i soldi e quindi poter prendere decisioni informate.&lt;/p>
&lt;p>Serve per rispondere alla domanda: &lt;em>voglio davvero spendere X nella categoria Y?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Per esempio potresti scoprire che&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>spendi per mangiare fuori quasi quanto paghi di affitto&lt;/li>
&lt;li>spendi in vestiti il doppio di quanto spendi in viaggi&lt;/li>
&lt;li>spendi in servizi di streaming cinque volte quello che spendi in libri&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Avendo dati reali puoi scegliere di &lt;strong>allineare il modo in cui usi i tuoi soldi con i tuoi obiettivi personali&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Magari preferisci viaggiare piuttosto che gonfiare il guardaroba. O magari vorresti passare più tempo a leggere che non a guardare serie TV.&lt;/p>
&lt;p>Io traccio &lt;strong>tutte le mie entrate e uscite&lt;/strong> da quando ho iniziato a lavorare e ho accumulato anni di dati che posso usare per capire le mie abitudini attuali e la loro evoluzione nel tempo.&lt;/p>
&lt;p>Il mio consiglio è di fare lo stesso.&lt;/p>
&lt;p>Non è un&amp;rsquo;abitudine semplicissima da formare, soprattutto perché è facile dimenticarsene. Ma non è neanche così complicata:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Non è faticosa come altre (tipo studiare o fare esercizio fisico)&lt;/li>
&lt;li>Non serve essere precisi fino all&amp;rsquo;ultimo centesimo&lt;/li>
&lt;li>Non succede niente se ci si perde qualche spesa per strada (a meno che non lo si faccia apposta 🔍)&lt;/li>
&lt;li>Esistono modi per automatizzarla&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="che-strumenti-usare">Che strumenti usare&lt;/h3>
&lt;p>&lt;strong>· Fogli di calcolo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Uno strumento ad alta versatilità che è tra i più utili e (ab)usati. Si può applicare a una miriade di problemi e il tracciamento delle spese non è un&amp;rsquo;eccezione.&lt;/p>
&lt;p>Un foglio di calcolo ha una flessibilità enorme, ma in questo caso lo consiglio solo a chi ne ha già dimestichezza perché tra l&amp;rsquo;onere di doverlo impostare, quello di doverlo mantenere, e la poca immediatezza nell&amp;rsquo;utilizzo ci si ritrova con più ostacoli del necessario.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>· Applicazioni&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Dato che ormai siamo praticamente entrati in simbiosi con &amp;lsquo;sti benedetti smartphone, sarebbe ora di provare a usarli anche a nostro favore oltre che per &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social">farci succhiare tutta l’attenzione che abbiamo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono tantissime applicazioni fatte apposta per tracciare le spese.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/expense-tracker-apps.png" class="d-block">
&lt;img src="images/expense-tracker-apps.png"
alt="expense tracker apps"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Cercando &amp;ldquo;expense tracker&amp;rdquo; su Google Play o App Store se ne trovano a bizzeffe. Il mio consiglio è di sceglierne una che abbia per lo meno la sincronizzazione dei dati: le spese devono essere salvate in cloud dato che non vogliamo perderle se cambiamo telefono (o se si rompe).&lt;/p>
&lt;p>Alcune tra queste app permettono anche di collegare il proprio conto bancario per importare le transazioni in maniera automatica. Questo di solito è un servizio a pagamento, ma che secondo me vale la pena di pagare se aiuta a formare l&amp;rsquo;abitudine.&lt;/p>
&lt;p>Per mio gusto personale, poi, preferisco che ci sia anche un&amp;rsquo;applicazione desktop o web, che posso usare quando sono al computer.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;app che uso ormai da anni si chiama &lt;a href="https://budgetbakers.com/" target="_blank">Wallet&lt;/a>, ma come ho già detto ne trovate migliaia di simili.&lt;/p>
&lt;p>Rispetto al foglio di calcolo un&amp;rsquo;app è meno flessibile, però è programmata apposta per semplificarci la vita. Per aggiungere una spesa bastano pochi secondi e in qualsiasi momento possiamo consultare statistiche e grafici già pronti.&lt;/p>
&lt;h1 id="2-la-regola-doro">2. La regola d&amp;rsquo;oro&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/calculator.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/calculator.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Iniziando a tracciare le spese hai acquisito consapevolezza. Ora che sai quanto guadagni e quanto spendi è arrivato il momento di fare il secondo passo e applicare la regola d&amp;rsquo;oro:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Mantieni il cash flow positivo: entrate &amp;gt; uscite&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Cioè, &lt;em>parlando potabile&lt;/em>, devi fare in modo che le uscite siano più basse delle entrate.&lt;/p>
&lt;p>Se le tue uscite sono uguali, o addirittura maggiori, alle tue entrate è il momento di iniziare a tagliare qualcosa.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Devi vivere al di sotto delle tue possibilità.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Fatti quella domanda, ora che hai i dati per formularla: &lt;em>voglio davvero spendere X nella categoria Y?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h2 id="in-pratica">In pratica&lt;/h2>
&lt;p>La regola d&amp;rsquo;oro è una regola banale. È scontato che devi spendere meno di quanto guadagni, ma, come per tante altre cose, la difficoltà non è capire ma mettere in pratica.&lt;/p>
&lt;p>Come accennavo in &lt;a href="https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato">un altro articolo&lt;/a>, il cervellino che ci ritroviamo desidera istintivamente il piacere a breve termine e se ne frega del benessere a lungo termine. Questo significa che siamo naturalmente più portati a spendere soldi per soddisfare un desiderio immediato che a risparmiarli per il futuro.&lt;/p>
&lt;p>Uno dei modi pratici per imparare a limitarsi è &lt;strong>stabilire dei budget&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Molte delle app per tracciare le spese permettono anche di impostare budget per categoria. Per esempio potresti scegliere che non vuoi spendere più di 100€ al mese per mangiare fuori — o, di questi tempi, per cibo da asporto e a domicilio.&lt;/p>
&lt;p>Una volta impostato il budget potrai controllare in qualsiasi momento quanti soldini puoi ancora usare per questo mese e, soprattutto, ti arriverà una notifica qualora stessi per eccederlo: un bel feedback immediato sul tuo comportamento che ti ricorda di andarci piano.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-debiti">I debiti&lt;/h2>
&lt;p>Chiudiamo questa sezione sulla regola d&amp;rsquo;oro con una piccola parentesi sui debiti.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Evita i debiti.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Vivere al di sotto delle tue possibilità significa &lt;em>soprattutto&lt;/em> non andare oltre. Non comprare cose che non ti puoi permettere con soldi che non hai.&lt;/p>
&lt;p>Ormai ogni negozio permette finanziamenti immediati. Basta un conto corrente e saranno più che felici di darti quello che vuoi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>iPhone da 1200€? Subito!&lt;/em>&lt;br>
&lt;em>Televisore da 3.000€? E come no!&lt;/em>&lt;br>
&lt;em>Auto da 20.000€? Firmi qui, grazie!&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>I debiti vanno trattati con cautela perché:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Ti illudono di poterti permettere qualcosa anche se non puoi&lt;/li>
&lt;li>Sono accompagnati quasi sempre da interessi = un sovrapprezzo&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Quindi evitali il più possibile. A volte non si può, come quando si compra casa, ma nella gran parte degli altri casi sì.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Nota&lt;/strong>&lt;br>
Non dico che tutto il debito sia negativo. In particolare non lo è se lo usi a scopo produttivo. Ma se sai come usarlo produttivamente mi chiedo che ci faccia tu su questo articolo. 🙃&lt;/p>
&lt;h1 id="3-il-fondo-di-emergenza">3. Il fondo di emergenza&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/salvadanaio.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/salvadanaio.jpg"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Quando rispetti la regola d&amp;rsquo;oro, e le tue uscite sono consistentemente minori delle entrate, ti ritrovi in maniera automatica in una situazione di equilibrio.&lt;/p>
&lt;p>Se la vita fosse perennemente stabile potremmo anche fermarci qui. Però, non so se ci hai mai fatto caso, la vita non sempre è stabile e prevedibile — soprattutto di questi tempi.&lt;/p>
&lt;p>Potrebbe rompersi la macchina. Potrebbe esplodere la caldaia. Potresti perdere il lavoro. Potrebbe arrivare la prossima crisi economica. Oppure potrebbe&amp;hellip; No dai, questa è assurda ma la dico lo stesso: potrebbe addirittura scoppiare una pandemia globale. Ti immagini?&lt;/p>
&lt;p>&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ultimo passo quindi consiste nel proteggersi dagli imprevisti costruendo un &lt;strong>fondo di emergenza.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Come dice il nome, un fondo di emergenza non è altro che una somma che risparmi per le emergenze.&lt;/p>
&lt;p>Quanto risparmiare? Almeno per coprire 3–6 mesi di spese.&lt;/p>
&lt;p>Questo significa che nel peggiore dei casi, qualora perdessi il lavoro o qualsiasi altra fonte di reddito, avresti comunque abbastanza risorse per andare avanti senza disperarti.&lt;/p>
&lt;p>I soldi che stanno su questo fondo &lt;strong>non vanno toccati mai&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Per facilitarti puoi:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Aprire un conto separato che usi solo per depositare questi risparmi&lt;/li>
&lt;li>Impostare sul tuo conto principale un trasferimento mensile che sposta automaticamente una parte dello stipendio sul fondo d&amp;rsquo;emergenza&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>In questo modo il fondo crescerà in maniera autonoma e lontano dalla tua voglia di spendere.&lt;/p>
&lt;h1 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h1>
&lt;p>Acquisire consapevolezza, mantenere il cash flow positivo, e creare un fondo di emergenza: sono solo i primi passi, ma sono fondamenta necessarie su cui si basano sia la tranquillità sia qualsiasi pretesa di libertà finanziaria.&lt;/p>
&lt;p>Chiaramente non finisce tutto qui, anzi. A questo punto ci si può concentrare, se lo si desidera, sull&amp;rsquo;aumento dei guadagni: per esempio cambiando la propria posizione lavorativa, creando altre entrate, o &lt;a href="https://natostupido.com/posts/come-investo">investendo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Infatti, anche se da questo articolo potrebbe sembrare diversamente, io non predico una vita di ristrettezze e risparmio estremo. Non c&amp;rsquo;è niente di male nel volere guadagnare di più. Ma, come dicevo prima, aumentare i guadagni non ti garantirà la tranquillità finanziaria se ti manca la capacità di gestirli.&lt;/p>
&lt;p>Come disse una mia professoressa al liceo: &lt;em>è vero che i soldi non fanno la felicità, ma diventa difficile essere felici quando non ne hai abbastanza per sopravvivere&lt;/em>.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Menti Tribali — Jonathan Haidt | Appunti</title><link>https://natostupido.com/notes/menti-tribali/</link><pubDate>Sun, 22 Nov 2020 10:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/notes/menti-tribali/</guid><description>Link affiliato Amazon per comprarlo
Cosa ne penso 💭 Un libro sull&amp;rsquo;essere umani. Dalla prospettiva della moralità e quindi della collaborazione tra individui.
Pieno di insegnamenti e consigliatissimo a chiunque voglia capire perché gli esseri umani tendano a sembrare così divisi tra loro, come se fosse una continua lotta tra squadre.
Per quanto mi riguarda, il concetto che più mi ha lasciato impresso è quello delle intuizioni morali.
Ci si interroga se la morale sia innata o se sia un fenomeno culturale.</description><content:encoded>&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/2Uxk0Nb" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/menti-tribali.jpg" style="max-width:60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
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&lt;/a>
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&lt;p>&lt;a href="https://amzn.to/2Uxk0Nb" target="_blank">Link affiliato Amazon per comprarlo&lt;/a>&lt;/p>
&lt;h1 id="cosa-ne-penso-">Cosa ne penso 💭&lt;/h1>
&lt;p>Un libro sull&amp;rsquo;essere umani. Dalla prospettiva della moralità e quindi della collaborazione tra individui.&lt;/p>
&lt;p>Pieno di insegnamenti e consigliatissimo a chiunque voglia capire perché gli esseri umani tendano a sembrare così divisi tra loro, come se fosse una continua lotta tra squadre.&lt;/p>
&lt;p>Per quanto mi riguarda, il concetto che più mi ha lasciato impresso è quello delle &lt;strong>intuizioni morali&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Ci si interroga se la morale sia innata o se sia un fenomeno culturale. Haidt, partendo da vari studi sull&amp;rsquo;argomento, conclude che sia un mix di fattori. Esiste una parte istintiva fatta di intuizioni morali su cosa sia giusto o sbagliato. Queste poi, inserite in contesti culturali diversi, danno vita a norme morali diverse.&lt;/p>
&lt;p>Abbiamo tutti le stesse intuizioni, ma le norme derivanti saranno diverse se siamo cresciuti in India o negli Stati Uniti.&lt;/p>
&lt;h1 id="le-mie-note-">Le mie note 📓&lt;/h1>
&lt;p>Come &lt;em>prescritto&lt;/em> dal &lt;a href="https://natostupido.com/posts/zettelkasten">metodo Zettelkasten&lt;/a> le note sono interconnesse tra loro.&lt;/p>
&lt;h3 id="metafora-del-portatore-e-dellelefante">Metafora del portatore e dell&amp;rsquo;elefante&lt;/h3>
&lt;p>Il cervello è un&amp;rsquo;entità duale, rappresentabile come un elefante e il suo portatore. L&amp;rsquo;elefante è la parte istintiva, mentre il portatore quella razionale.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;elefante è grosso e forte ed è la parte più influente. Il portatore invece ha il compito di servire l&amp;rsquo;elefante. Lo fa per esempio, agendo come se fosse un portavoce.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-portatore-trova-giustificazioni-per-i-comportamenti-dellelefante">Il portatore trova giustificazioni per i comportamenti dell&amp;rsquo;elefante&lt;/h3>
&lt;p>Il portatore è bravo a trovare scuse/giustificazioni/razionalizzazioni per ciò che l&amp;rsquo;elefante ha già fatto (ergo post-hoc) o vuole fare. Non importa se queste motivazioni siano fondate o meno.&lt;/p>
&lt;p>Esempi pratici:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Procrastiniamo e troviamo scuse tipo: &amp;ldquo;domani sarò più motivato&amp;rdquo;, &amp;ldquo;domani avrò più tempo&amp;rdquo; (&lt;em>hyperbolic discounting&lt;/em>)&lt;/li>
&lt;li>Proviamo a difendere le nostre intuizioni morali sul piano razionale, per esempio tirando in causa presunti danni che in realtà non ci sono. Invece semplicemente &lt;a href="#le-intuizioni-morali-precedono-il-ragionamento-strategico">le intuizioni morali precedono il ragionamento strategico&lt;/a>.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="le-intuizioni-morali-precedono-il-ragionamento-strategico">Le intuizioni morali precedono il ragionamento strategico&lt;/h3>
&lt;p>I nostri valori morali derivano da intuizioni per cui siamo predisposti geneticamente. A volte pensiamo che siano giustificabili razionalmente, per esempio con il principio del danno (&lt;em>ciò che danneggia gli altri è immorale&lt;/em>), ma non è così.&lt;/p>
&lt;p>Sperimentalmente si vede che rifiutiamo come immorali situazioni in cui non si perpetua un danno a nessuno.&lt;/p>
&lt;p>Prima infatti arrivano istintivamente le intuizioni morali e solo dopo le razionalizzazioni che servono per giustificarle.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio a 30 studenti venne chiesto:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Julie e Mark, sorella e fratello, viaggiano insieme in Francia durante le vacanze estive. Una notte rimangono da soli in una capanna vicino alla spiaggia e decidono che sarebbe interessante e divertente se provassero a fare l’amore. Se non altro sarebbe un’esperienza nuova per entrambi. Julie prende già la pillola, ma Mark usa anche un preservativo, tanto per essere sicuri. L’esperienza appaga entrambi, ma decidono di non ripeterla. Conservano quella notte come un segreto speciale, che li fa sentire ancora più vicini. Che cosa ne pensi? È sbagliato che abbiano fatto sesso?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>L'80% degli studenti rispose che fosse sbagliato.&lt;/p>
&lt;p>Lo sperimentatore chiese quindi perché questa situazione fosse ritenuta immorale. Però, le spiegazioni fornite in risposta finivano sempre per non essere valide logicamente. Del resto la storiella era costruita appositamente affinché non ci fosse possibilità di creare un danno per alcuno.&lt;/p>
&lt;p>Eppure i partecipanti raramente cambiavano idea anche se le loro spiegazioni venivano dimostrate invalide.&lt;/p>
&lt;h3 id="ci-piace-ciò-che-ci-è-familiare">Ci piace ciò che ci è familiare&lt;/h3>
&lt;p>Ci tendono a piacere di più le cose che ci sono più familiari. Non serve neanche che le conosciamo a fondo, ma semplicemente che ci siamo stati esposti di più. L&amp;rsquo;&lt;em>effetto della semplice esposizione&lt;/em> è un principio base della pubblicità.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio Robert Zajonc notò tramite alcuni esperimenti che ai soggetti piacevano un po&amp;rsquo; di più alcune cose solo perché vi ci erano stati esposti parecchie volte.&lt;/p>
&lt;p>In questi esperimenti chiese di valutare cose rare come pittogrammi giapponesi, parole di una lingua inventata, forme geometriche. Vide che riusciva a far piacere di più certe cose semplicemente esponendovi di più i soggetti.&lt;/p>
&lt;p>Ciò si può spiegare pensando che, evolutivamente parlando, fidarsi del conosciuto probabilmente porta a chance maggiori di sopravvivenza.&lt;/p>
&lt;h3 id="solo-agli-psicopatici-non-interessa-il-pensiero-degli-altri">Solo agli psicopatici non interessa il pensiero degli altri&lt;/h3>
&lt;p>Spesso certe persone dicono che non gli interessa cosa pensano gli altri di loro. In generale ciò è fatto per mostrarsi forti, ma è una convinzione errata, come evidenziato da un esperimento di Mark Leary.&lt;/p>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;esperimento ogni soggetto doveva parlare di sé per 5 minuti, ricevendo ogni minuto un voto che indicava l&amp;rsquo;interesse di una persona esterna che lui non vedeva. Ovviamente Leary truccava i voti alzandoli e abbassandoli a suo piacimento.&lt;/p>
&lt;p>Si vide che chi aveva detto di non basare la sua autostima sul giudizio degli altri aveva avuto reazioni analoghe a chi invece aveva ammesso di esserne molto influenzato.&lt;/p>
&lt;p>La verità è che solo agli psicopatici non interessa realmente.&lt;/p>
&lt;h3 id="gli-esseri-umani-sono-in-gran-parte-egoisti">Gli esseri umani sono in gran parte egoisti&lt;/h3>
&lt;p>Come esseri umani siamo in gran parte egoisti. Generalmente ci interessa &lt;strong>apparire giusti&lt;/strong> piuttosto che esserlo realmente.&lt;/p>
&lt;p>Ci comportiamo diversamente se sappiamo che nessuno ci sta guardando.&lt;/p>
&lt;p>Siamo inoltre ipocriti perché benché aggiriamo le regole etiche se pensiamo che non ci siano conseguenze, comunque creiamo ragionamenti a posteriori per illuderci di essere virtuosi. In sostanza &lt;a href="#il-portatore-trova-giustificazioni-per-i-comportamenti-dellelefante">il portatore trova giustificazioni per i comportamenti dell’elefante&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="gli-esseri-umani-sono-in-piccola-parte-gruppisti">Gli esseri umani sono in piccola parte gruppisti&lt;/h3>
&lt;p>Per una piccola parte siamo gruppisti, che significa che ci piace far parte di gruppi e nell&amp;rsquo;ambito di questi gruppi non abbiamo problemi a cooperare.&lt;/p>
&lt;p>È importante sottolineare la ristrettezza di questi gruppi. Per esempio il gruppo &amp;ldquo;tutti gli esseri umani&amp;rdquo; è troppo esteso e non rientra in questo discorso.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre non specchiamo (nel senso di neuroni specchio) né proviamo empatia per tutti allo stesso modo, ma più per chi aderisce al nostro stesso sistema morale.&lt;/p>
&lt;p>Haidt avanza l&amp;rsquo;ipotesi che questa componente gruppista si sia sviluppata per selezione di gruppo, a partire dal momento in cui &lt;a href="#gli-esseri-umani-sono-diventati-ultrasociali">gli esseri umani sono diventati ultrasociali&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Suggerisce anche che ci sia un &lt;strong>interruttore gruppista&lt;/strong> che ci fa arrivare a uno stato in cui ci sentiamo immersi nel gruppo e smettiamo di pensare alla nostra individualità.&lt;/p>
&lt;p>Alcuni modi per accedere a questi sentimenti fuori dall&amp;rsquo;ambito del gruppo sono: il timore reverenziale per la natura, i rave party, l&amp;rsquo;uso di allucinogeni.&lt;/p>
&lt;h3 id="gli-esseri-umani-sono-diventati-ultrasociali">Gli esseri umani sono diventati ultrasociali&lt;/h3>
&lt;p>Degli organismi si dicono &lt;em>ultrasociali&lt;/em> se vivono in grandi comunità in cui beneficiano della divisione del lavoro, come le api o le formiche.&lt;/p>
&lt;p>&lt;a href="#gli-esseri-umani-hanno-sviluppato-lintenzionalit%c3%a0-condivisa">Gli esseri umani hanno sviluppato l’intenzionalità condivisa&lt;/a> e sarebbero diventati ultrasociali per via del fatto che si sono ritrovati con un nido comune (la caverna) da difendere. Ciò costituisce una grande transizione evolutiva perché &lt;a href="#un-obiettivo-di-sopravvivenza-comune-avvia-una-selezione-di-gruppo">un obiettivo di sopravvivenza comune avvia una selezione di gruppo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Autori come Richard Dawkins, dall&amp;rsquo;altra parte, sostengono che non ci sia stata selezione di gruppo a livello di gruppi di individui.&lt;/p>
&lt;h3 id="gli-esseri-umani-hanno-sviluppato-lintenzionalità-condivisa">Gli esseri umani hanno sviluppato l&amp;rsquo;intenzionalità condivisa&lt;/h3>
&lt;p>Secondo Michael Tomasello gli esseri umani si sono differenziati dagli altri esseri viventi quando hanno acquisito la &lt;strong>capacità di condividere intenzioni&lt;/strong>. Sono infatti in grado di condividere immagini mentali di un obiettivo comune e ciò li aiuta a collaborare per raggiungerlo.&lt;/p>
&lt;p>Sperimentalmente si vede che altri animali, come per esempio le scimmie, non sono in grado di collaborare in tal senso.&lt;/p>
&lt;p>Sarebbero quindi nate intuizioni morali che servivano a punire chi beneficiava dei risultati senza partecipare a conseguirli. È per questo che una delle intuizioni morali di base è il &lt;a href="#principio-di-correttezza-inganno">principio di correttezza-inganno&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre, sempre secondo Michael Tomasello, la nascita dell&amp;rsquo;intenzionalità condivisa sarebbe più rilevante nella nostra storia evolutiva rispetto alla nascita del linguaggio, perché una parola non è altro che un accordo tra persone per cui si associa un suono a un&amp;rsquo;entità. Una parola è quindi un&amp;rsquo;associazione condivisa.&lt;/p>
&lt;h3 id="un-obiettivo-di-sopravvivenza-comune-avvia-una-selezione-di-gruppo">Un obiettivo di sopravvivenza comune avvia una selezione di gruppo&lt;/h3>
&lt;p>Si ha una grande transizione quando si passa da individui indipendenti a un agglomerato con un obiettivo di sopravvivenza comune. Dal momento della transizione in poi entra in gioco un nuovo livello di selezione di gruppo.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio i geni del corpo umano, potendosi trasmettere solo tramite il gamete, si sono evoluti per programmare strutture che cooperano. Aumentare le probabilità di sopravvivenza dell&amp;rsquo;agglomerato significa aumentare le probabilità di trasmissione dei singoli geni. In questo caso il &amp;ldquo;gruppo&amp;rdquo; è l&amp;rsquo;insieme dei geni nel corpo umano.&lt;/p>
&lt;p>Haidt sostiene che sia avvenuta la stessa cosa quando &lt;a href="#gli-esseri-umani-sono-diventati-ultrasociali">gli esseri umani sono diventati ultrasociali&lt;/a>. Da quel momento in poi è entrata in gioco la selezione di gruppo a un nuovo livello, in cui il gruppo è un insieme di esseri umani.&lt;/p>
&lt;h3 id="geni-e-cultura-possono-coevolvere">Geni e cultura possono coevolvere&lt;/h3>
&lt;p>Ci sono delle prove che dimostrano che negli ultimi 50.000 anni le modifiche genetiche sono andate aumentando. Se è così, non è inverosimile che ci sia stata una coevoluzione di cultura e intuizioni morali per via della selezione di gruppo iniziata quando &lt;a href="#gli-esseri-umani-sono-diventati-ultrasociali">gli esseri umani sono diventati ultrasociali&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Un esempio di coevoluzione di geni e cultura è la storia della lattasi. La lattasi è l&amp;rsquo;enzima che permette di digerire il lattosio. È presente nei bambini, ma rimane solo in quegli adulti che sono geneticamente predisposti.&lt;/p>
&lt;p>Come potrebbe essere andata la coevoluzione nel caso della lattasi:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>(Culturale) Quando abbiamo iniziato ad allevare, il latte è diventato un alimento disponibile anche dopo lo svezzamento.&lt;/li>
&lt;li>(Genetica) Quegli individui per cui la lattasi durava più a lungo erano più avvantaggiati.&lt;/li>
&lt;li>(Culturale) A sua volta, più persone erano in grado di digerire il lattosio, più si &amp;ldquo;investiva&amp;rdquo; nel latte, producendone di più e inventando i derivati.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="la-personalità-sembra-essere-maggiormente-influenzata-dai-geni-che-dallambiente">La personalità sembra essere maggiormente influenzata dai geni che dall&amp;rsquo;ambiente&lt;/h3>
&lt;p>Da alcuni dati sembra che i geni abbiano un&amp;rsquo;influenza maggiore sulla personalità rispetto all&amp;rsquo;ambiente in cui si cresce.&lt;/p>
&lt;p>In alcuni casi studiati, gemelli identici cresciuti in famiglie diverse (adozioni) risultavano simili sotto quasi ogni aspetto, mentre bambini cresciuti nella stessa famiglia ma senza legami di sangue somigliavano più ai genitori biologici che l&amp;rsquo;un l&amp;rsquo;altro o ai genitori adottivi.&lt;/p>
&lt;p>Sembra che i geni predispongano il cervello a essere più o meno sensibile a certi stimoli, come le minacce o il piacere delle novità. Ciò potrebbe portare a una predisposizione naturale a essere più di destra o di sinistra.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-capitale-sociale">Il capitale sociale&lt;/h3>
&lt;p>Il capitale sociale è l&amp;rsquo;insieme dei legami tra individui e i conseguenti rapporti di reciprocità e fiducia.&lt;/p>
&lt;p>Chi fa parte di una società &lt;strong>WEIRD&lt;/strong> (&lt;em>White Educated Industrialized Rich Democratic&lt;/em>) tende più a vedere le cose come entità singole, senza guardare alle relazioni tra di esse.&lt;/p>
&lt;p>Pensare al concetto di capitale sociale può aiutarci a prestare attenzione a questi legami che di solito ci lasciamo sfuggire; legami che rendono le persone più produttive.&lt;/p>
&lt;h3 id="principio-di-correttezza-inganno">Principio di correttezza-inganno&lt;/h3>
&lt;p>Istintivamente non ci piace che qualcuno benefici di un risultato senza aver collaborato a raggiungerlo. Vogliamo che le ricompense siano proporzionate ai contributi: guardiamo male chi non ha contribuito a portare l&amp;rsquo;acqua ma l&amp;rsquo;ha solo bevuta.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre ci sentiamo meglio quando viene inflitta una punizione a seguito di un comportamento che riteniamo sbagliato. Ci piace il &amp;ldquo;Karma&amp;rdquo; e siamo disposti a dagli una mano: facendo in modo che chi sbaglia sia punito.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Dal principio di proporzionalità si deriva quello dell&amp;rsquo;uguaglianza&lt;/strong>. La maggior parte delle persone, infatti, vogliono l&amp;rsquo;uguaglianza solo quando tutti contribuiscono allo stesso modo, che quindi significa proporzionalità.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-religione-è-un-sottoprodotto-dellevoluzione">La religione è un sottoprodotto dell&amp;rsquo;evoluzione&lt;/h3>
&lt;p>Secondo i nuovi atei, tipo Richard Dawkins e Daniel Dennett, la religione è un sottoprodotto dell&amp;rsquo;evoluzione. In particolare non conferisce vantaggi agli esseri umani, ma si diffonde come insieme di Meme che si riproducono ed evolvono &lt;strong>a scapito&lt;/strong> degli esseri umani.&lt;/p>
&lt;p>Potrebbe per esempio essere un&amp;rsquo;esagerazione dei falsi positivi generati dal nostro &lt;em>sistema di riconoscimento degli agenti&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Biologicamente abbiamo sviluppato tale capacità per capire velocemente se un evento sia stato causato da qualcuno o no. Ciò è utile alla sopravvivenza perché serve a identificare la presenza di un altro essere vivente che potrebbe costituire una minaccia (e.g. un predatore).&lt;/p>
&lt;p>Questo sistema evolve nella direzione dei falsi positivi. Falso positivo significa vedere un agente dove non ce n&amp;rsquo;è, ma ciò non influenza la probabilità di sopravvivere. Falso negativo significa invece non riconoscere un agente che c&amp;rsquo;è, il che può essere pericoloso.&lt;/p>
&lt;p>Secondo altri invece &lt;a href="#levoluzione-della-religione-%c3%a8-solo-culturale">l’evoluzione della religione è solo culturale&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="levoluzione-della-religione-è-solo-culturale">L&amp;rsquo;evoluzione della religione è solo culturale&lt;/h3>
&lt;p>Secondo Scott Atran e Joe Henrich le religioni tengono uniti i gruppi, ma sostengono che l&amp;rsquo;evoluzione delle religioni è stata solamente culturale. Dicono che le religioni si evolvono molto più rapidamente dei geni.&lt;/p>
&lt;p>Inoltre l&amp;rsquo;evoluzione delle religioni è avvantaggiata rispetto a quella dei geni, perché una religione può essere adottata anche dai popoli confinanti o dalle popolazioni sconfitte, diversamente dei geni che non &amp;ldquo;sconfinano&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Secondo altri invece &lt;a href="#la-religione-%c3%a8-un-sottoprodotto-dellevoluzione">la religione è un sottoprodotto dell’evoluzione&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso, l&amp;rsquo;unica correlazione tra la religiosità e i benefici morali appare nel tempo speso con i &amp;ldquo;compagni di religione&amp;rdquo;. In sostanza l&amp;rsquo;altruismo viene accentuato da amicizie e attività di gruppo svolte in un contesto che ha una matrice morale.&lt;/p>
&lt;p>Non sarebbe la religione in sé a generare altruismo, ma la tendenza naturale dell&amp;rsquo;essere umano a essere altruista quando si trova in un gruppo con cui condivide un&amp;rsquo;impostazione morale: &lt;a href="#gli-esseri-umani-sono-in-piccola-parte-gruppisti">gli esseri umani sono in piccola parte gruppisti&lt;/a>.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Imparare a imparare, niente ha senso, 3 libri, Zettelkasten</title><link>https://natostupido.com/letters/imparare-niente-ha-senso/</link><pubDate>Wed, 18 Nov 2020 16:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/imparare-niente-ha-senso/</guid><description>Ce l&amp;rsquo;avete mai la sensazione di aver fatto meno di quanto avreste potuto?
Io quasi ogni giorno.
Ai tempi della scuola non accompagnavo i miei genitori ai ricevimenti coi professori perché avevo paura di quello che avrebbero potuto dire.
Quasi mai mancava il &amp;ldquo;potrebbe fare di più&amp;rdquo;.
Ah e poi qualche voto basso in latino. 🤸‍♂️
Imparare a imparare per adattarsi in fretta Sto ancora leggendo la saga di Geralt di Rivia (aka The Witcher).</description><content:encoded>&lt;p>Ce l&amp;rsquo;avete mai la sensazione di aver fatto meno di quanto avreste potuto?&lt;/p>
&lt;p>Io quasi ogni giorno.&lt;/p>
&lt;p>Ai tempi della scuola non accompagnavo i miei genitori ai ricevimenti coi professori perché avevo paura di quello che avrebbero potuto dire.&lt;/p>
&lt;p>Quasi mai mancava il &amp;ldquo;potrebbe fare di più&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Ah e poi qualche voto basso in latino. 🤸‍♂️&lt;/p>
&lt;h2 id="imparare-a-imparare-per-adattarsi-in-fretta">Imparare a imparare per adattarsi in fretta&lt;/h2>
&lt;p>Sto ancora leggendo la saga di Geralt di Rivia (aka The Witcher). Ero a fine libro 2 nella scorsa newsletter e ora sono a quasi fine libro 4. Sempre più consigliata.&lt;/p>
&lt;p>Però ho ricominciato anche a leggere non-fiction. Non resistevo più. 👀&lt;/p>
&lt;p>Ho ripreso con un libro semplice: &lt;a href="https://www.navalmanack.com/" target="_blank">The Almanack of Naval Ravikant&lt;/a> (totalmente gratis, tra l&amp;rsquo;altro).&lt;/p>
&lt;p>Dico semplice perché è una raccolta di pezzi più che una narrazione completa e quindi è possibile prenderlo in qualsiasi momento, leggerne un frammento, e posarlo. Senza necessariamente impegnare chissà quanto tempo.&lt;/p>
&lt;p>Comunque, tra le varie idee interessanti mi sono imbattuto in una di cui sono convinto ormai da tanto tempo (che è anche una delle fondamenta di questo mio progetto online): la necessità di imparare a imparare. #metalearning&lt;/p>
&lt;p>Perché?&lt;/p>
&lt;p>Intanto perché è divertente. E a me basta.&lt;/p>
&lt;p>Ma c&amp;rsquo;è un motivo più pratico. 🏫&lt;/p>
&lt;p>Fino a qualche decennio fa ci si poteva aspettare di iniziare un lavoro e tenerselo anche per tutta la vita. Il mondo non cambiava tanto velocemente quanto cambia oggi e quindi studiare le cose giuste all&amp;rsquo;università poteva essere importante. Quelle cose sarebbero rimaste rilevanti a lungo.&lt;/p>
&lt;p>Oggi è molto più importante sapere come apprendere velocemente per poter adattarsi ai cambiamenti. Le cose che erano rilevanti quando andavamo all&amp;rsquo;università potrebbero essere oggi obsolete, del tutto o in parte. Questo significa anche che frequentare l&amp;rsquo;università non è più strettamente necessario, se non in settori particolari.&lt;/p>
&lt;p>Quindi il mio è un invito a interiorizzare che l&amp;rsquo;apprendimento è necessario e che quindi vale la pena di provare a renderlo efficace.&lt;/p>
&lt;p>Come per ogni argomento ci sono millemila risorse.&lt;/p>
&lt;p>Alcune tra quelle che ho usato personalmente:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn" target="_blank">Learning how to learn&lt;/a> (corso)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/mindshift" target="_blank">Mindshift&lt;/a> (corso)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/3nFzqvr" target="_blank">Learn Better&lt;/a> (libro)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>E altre dalla lista di libri che intendo leggere:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/3lKknjk" target="_blank">The First 20 Hours&lt;/a> (libro)&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/35J3oIJ" target="_blank">Ultralearning&lt;/a> (libro)&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="il-pensiero-che-mi-rincuora-più-di-tutti">Il pensiero che mi rincuora più di tutti&lt;/h2>
&lt;p>Catturati dalla frenesia della vita ci perdiamo spesso in un oceano di preoccupazioni. C&amp;rsquo;è sempre qualcosa da risolvere, una commissione da svolgere, un problema incombente.&lt;/p>
&lt;p>Come diceva il buon vecchio Popper:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Tutta la vita è risolvere problemi&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;odissea della mia esistenza, però, ho formato un&amp;rsquo;isoletta di calma. Un pensiero a cui torno spesso e che trovo molto rincuorante: niente ha senso.&lt;/p>
&lt;p>È tutto inventato.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Soldi&lt;/li>
&lt;li>Problemi&lt;/li>
&lt;li>Successo&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Tutto inventato.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono atomi nell&amp;rsquo;universo e poi a un certo punto spunta la vita. E gli esseri umani poco dopo.&lt;/p>
&lt;p>E quegli stessi esseri umani hanno inventato la gran parte dei problemi che essi stessi passano il tempo affannandosi a risolvere.&lt;/p>
&lt;p>Ma niente è veramente importante, niente ha senso: è tutto un caos di particelle disperse nel cosmo che interagiscono creando forme variegate. A un certo punto inizi e in un altro punto finisci.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Niente è importante, non serve preoccuparsi così tanto.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>So che molti considerano questo un pensiero angoscioso. Preferiscono credere che ci sia un senso a tutto e pensano che senza di esso rimanga solo un vuoto nichilista deprimente.&lt;/p>
&lt;p>Io, come ho già detto, lo trovo rincuorante e anche liberatorio. Niente è importante e non c&amp;rsquo;è un senso predefinito. Sei libero di fare le prove che vuoi, di sbagliare quanto vuoi, di definire per te stesso cosa ti interessa perseguire, di scegliere e riscegliere e cambiare strada mille volte.&lt;/p>
&lt;p>Perché comunque niente ha senso. È tutto inventato.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Come fate a non essere interessati alla lettura?&lt;br>&lt;br>Ci sono così tanti libri che varrebbe la pena di leggere che non basterebbero svariate vite per farlo.&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1327966098340409345?ref_src=twsrc%5Etfw">November 15, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>Io leggo molto.&lt;/p>
&lt;p>O quantomeno leggo molto rispetto alla media. Ma siccome la media è prossima a zero libri l&amp;rsquo;anno, il mio non è un gran traguardo. 🙃&lt;/p>
&lt;p>Quest&amp;rsquo;anno per esempio ho letto molto meno di quello che avrei potuto, soprattutto considerando che il tempo a casa è notevolmente aumentato.&lt;/p>
&lt;p>Però ci sono comunque stati libri molto interessanti. Nell&amp;rsquo;ultimo articolo sul blog parlo di 15 insegnamenti da 3 dei migliori libri che ho letto nel 2020:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/2020-3-libri/">Umanità e dintorni: 15 insegnamenti da 3 libri che ho letto nel 2020&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Nel frattempo l&amp;rsquo;anno non è finito, ci sono ancora quasi 6 settimane per recuperare. Torno a leggere. 📚&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Come già accennavo nella primissima puntata di questa newsletter ho da poco adottato un nuovo processo per prendere note. Si chiama Zettelkasten e mi aiuta sia a ricordare meglio sia a creare contenuti.&lt;/p>
&lt;p>Ne ho parlato anche in un video sul canale:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/0uIKydV-ddw" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div></content:encoded></item><item><title>Umanità e dintorni: 15 insegnamenti da 3 libri che ho letto nel 2020</title><link>https://natostupido.com/posts/2020-3-libri/</link><pubDate>Tue, 17 Nov 2020 10:00:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/2020-3-libri/</guid><description>Homo Deus, Menti Tribali, Il Cigno Nero. Tre libri diversi tra loro, ma accomunati da un filone comune. Pieni di idee e insegnamenti interessanti: in questo articolo 15 tra quelli che mi hanno colpito di più.</description><content:encoded>&lt;p>Quest&amp;rsquo;anno ho letto meno di quanto avrei potuto (e voluto).&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/3libri/reading-challenge.png" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/3libri/reading-challenge.png"
alt="Dal mio GoodReads"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Dal mio GoodReads&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Però di libri interessanti ce ne sono stati.&lt;/p>
&lt;p>Ho letto qualcosa di tecnico, riguardante il mio ambito principale (informatica). Ho ripreso a leggere romanzi, come accennavo nella &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/social-obiettivi" target="_blank">scorsa newsletter&lt;/a>. Ho letto soprattutto saggistica, come da qualche anno a questa parte.&lt;/p>
&lt;p>Tra i migliori libri questi tre —&lt;a href="https://amzn.to/2Uxk0Nb" target="_blank">Homo Deus&lt;/a>, &lt;a href="https://amzn.to/3pCXmBm" target="_blank">Menti Tribali&lt;/a>, &lt;a href="https://amzn.to/36Faayq" target="_blank">Il Cigno Nero&lt;/a>— che, seppur diversi, sono accomunati da un tema a cui sono molto interessato: l&amp;rsquo;essere umani.&lt;/p>
&lt;p>Pieni di spunti interessanti, troppi per un articolo. Prima o poi mi deciderò a pubblicare tutte le note dei libri che leggo (edit: ho iniziato! &lt;a href="https://natostupido.com/notes">Le trovate qui&lt;/a>), ma nel frattempo ecco 15 insegnamenti da questi tre libri.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>PSA&lt;/strong>&lt;br>
&lt;em>Questo articolo non è fatto per essere necessariamente letto tutto insieme, visto che è una collezione di idee. Scegliete liberamente le sezioni che più vi attirano.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h1 id="homo-deus">Homo Deus&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/2Uxk0Nb" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/homo-deus.jpg" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="ridurre-le-sensazioni-piacevoli-per-essere-più-felici">Ridurre le sensazioni piacevoli per essere più felici&lt;/h3>
&lt;p>In classico spirito edonista siamo portati a pensare che per favorire la felicità bisogni velocizzare l&amp;rsquo;influsso di sensazioni piacevoli.&lt;/p>
&lt;p>Il problema di questo tipo di approccio è che ogni volta che soddisfiamo un desiderio ne arriva presto un altro a prendere il tuo posto. Quest&amp;rsquo;altro desiderio, con tutta probabilità, sarà anche più difficile da soddisfare.&lt;/p>
&lt;p>In maniera quasi paradossale, per essere più felici è meglio rallentare il flusso di sensazioni piacevoli e imparare ad apprezzare ciò che abbiamo già ottenuto e raggiunto. Volere sempre di più ci rende sempre più miserabili.&lt;/p>
&lt;h3 id="i-bisogni-istintivi-non-scompaiono-anche-se-inutili">I bisogni istintivi non scompaiono anche se inutili&lt;/h3>
&lt;p>Gran parte della nostra storia evolutiva si è svolta in un ambiente che era molto diverso da quello in cui viviamo oggi. Praticamente tutte le nostre caratteristiche biologiche, compresi i bisogni istintivi, si sono evolute in quell&amp;rsquo;ambiente per farci sopravvivere abbastanza da riprodurci.&lt;/p>
&lt;p>Anche se oggi non viviamo più sotto la dura legge della natura e molti di questi bisogni biologici non sono più necessari, comunque continuano a esistere ed esercitare la loro influenza sulla nostra vita perché non c&amp;rsquo;è stato il tempo evolutivo affinché scomparissero.&lt;/p>
&lt;p>Siamo attratti per esempio dagli zuccheri perché sono un modo facile per ottenere energia. 🍮 Ma nella società in cui viviamo oggi, quantomeno per chi ha la fortuna di vivere ben oltre la soglia della povertà, non c&amp;rsquo;è più il problema di trovare cibo.&lt;/p>
&lt;p>Finiamo quindi per ingozzarci. Siamo sempre più grassi. Il bisogno non è scomparso, anche se non serve più e anzi, spesso, ci danneggia.&lt;/p>
&lt;p>Un altro esempio è la fuga istintiva dalla fatica. Serviva per farci scappare da dolori e sofferenze perché erano minacce alla sopravvivenza. Oggi invece ci ostacola quando dovremmo impegnarci verso uno qualsiasi degli obiettivi che vorremmo raggiungere. Ne ho già parlato in un &lt;a href="https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato">articolo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Imparare a convivere con l’essere umani significa anche scendere a patti con questi bisogni e capire come gestirli.&lt;/p>
&lt;h3 id="realtà-intersoggettiva">Realtà intersoggettiva&lt;/h3>
&lt;p>Siamo soliti pensare che esistano solo due tipi di realtà: soggettiva e oggettiva.&lt;/p>
&lt;p>La &lt;strong>realtà soggettiva&lt;/strong> comprende tutto ciò che esiste solo come esperienza personale. I nostri pensieri e giudizi fanno parte di questo tipo di realtà.&lt;/p>
&lt;p>La &lt;strong>realtà oggettiva&lt;/strong> comprende tutto ciò che esiste a prescindere dalle nostre interpretazioni e dai nostri pensieri. Le banane fanno parte di questo tipo di realtà.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/3libri/banana.jpg" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/3libri/banana.jpg" width="90%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Quando qualcosa non rientra nella sfera soggettiva allora concludiamo che sia appartenente a quella oggettiva. Esiste però un grande insieme di cose che non appartengono a nessuna di queste due, ma piuttosto alla &lt;strong>realtà intersoggettiva&lt;/strong>, a cui ho già accennato nella &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/social-obiettivi" target="_blank">scorsa newsletter&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>La realtà intersoggettiva è costituita da tutto ciò che esiste solo perché come comunità vi attribuiamo del significato, per esempio gli stati, le aziende, il denaro.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;esistenza di stati, aziende, e denaro non dipende dai pensieri del singolo individuo, ma al tempo stesso non è nemmeno ancorata alla realtà oggettiva. Queste entità non sono tangibili e non possono prescindere dagli esseri umani. Esistono solo perché come collettività abbiamo deciso di credere che abbiano un significato.&lt;/p>
&lt;p>Certo, esiste il territorio che appartiene a uno stato. Certo, esistono le persone che costituiscono un&amp;rsquo;azienda. Certo, esistono dei pezzi di carta che chiamiamo denaro.&lt;/p>
&lt;p>Ma il territorio, entità oggettiva, non è lo stato. Le persone, entità oggettive, non sono l&amp;rsquo;azienda. I pezzi di carta, seppur tangibili, non sono il denaro.&lt;/p>
&lt;p>Una banana esiste, non importa cosa credo io o il resto degli esseri umani. 🍌 Il concetto di stato invece smetterebbe di esistere se, come collettività, smettessimo di attribuirvi un significato.&lt;/p>
&lt;h3 id="non-tutti-i-parametri-di-valutazione-sono-creati-uguali">Non tutti i parametri di valutazione sono creati uguali&lt;/h3>
&lt;p>Prima di esprimere valutazioni dovremmo riflettere su quali siano i migliori parametri su cui basarsi, perché a seconda dei parametri che scegliamo la valutazione può cambiare drasticamente.&lt;/p>
&lt;p>In particolare a volte valutiamo certi sistemi sulla base di parametri fittizi inventati nei sistemi stessi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La scuola&lt;/strong> 🏫&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, in origine non esistevano i voti e la scuola nasceva con l&amp;rsquo;obiettivo di formare gli studenti e aprirgli la mente. Con l&amp;rsquo;introduzione dei voti, però, la situazione è mutata e l&amp;rsquo;obiettivo è diventato sempre di più quello di &lt;em>prendere buoni voti&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Ma, come tutti sappiamo, prendere un buon voto non implica né che lo studente abbia realmente capito la materia, né che la sua mente sia più aperta.&lt;/p>
&lt;p>Se valutiamo la bontà di una scuola sulla base dei voti che gli studenti prendono otteniamo valutazioni falsate. Il voto è solo un&amp;rsquo;invenzione e non riflette accuratamente l&amp;rsquo;impatto educativo della scuola, che invece è ciò che dovremmo misurare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il periodo industriale&lt;/strong> 🏭&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra occorrenza piuttosto significativa di questo fenomeno è costituita dalla valutazione del periodo industriale.&lt;/p>
&lt;p>Siamo soliti pensare che esso sia stato un periodo migliore, per esempio, del periodo preistorico dei cacciatori-raccoglitori. Un parametro di valutazione che conduce a questa conclusione è la produttività. Non c&amp;rsquo;è dubbio che la produttività dell&amp;rsquo;età industriale fosse molto più alta di quella preistorica.&lt;/p>
&lt;p>Ma siamo sicuri che la produttività sia una buona metrica su cui basare il giudizio?&lt;/p>
&lt;p>La stragrande maggioranza delle persone che vivevano nel periodo industriale se la passava peggio del cacciatore-raccoglitore medio. Aveva una vita molto meno varia e più logorante. Passare decine di ore a settimana a sgobbare in fabbrica non è decisamente una condizione ideale.&lt;/p>
&lt;p>Se come metro di giudizio utilizzassimo la varietà e la ricchezza delle esperienze, allora ecco che concluderemmo che la preistoria fu un periodo migliore.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>La vita&lt;/strong> 🚶‍♂️&lt;/p>
&lt;p>Tutto ciò ha un impatto anche sulla vita personale. Quando stabiliamo obiettivi e desideri e facciamo piani per il futuro, dobbiamo stare molto attenti ai parametri su cui li stiamo fondando. Il rischio è di sprecare tempo appresso a obiettivi che non migliorano la qualità della nostra esistenza (e magari la peggiorano).&lt;/p>
&lt;h3 id="le-idee-cambiano-il-mondo-solo-quando-cambiano-il-nostro-comportamento">Le idee cambiano il mondo solo quando cambiano il nostro comportamento&lt;/h3>
&lt;p>Il mondo è pieno di idee che sappiamo essere giuste. Dovremmo mangiare meglio, inquinare meno, fare esercizio fisico, dormire abbastanza, rispettare l&amp;rsquo;ambiente, essere grati di quello che abbiamo&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>Ma le idee cambiano il mondo solo quando cambiano il nostro comportamento. L&amp;rsquo;impatto di un&amp;rsquo;idea sta nella quantità di azione che genera.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>In teoria, la teoria e la pratica sono la stessa cosa.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Il libro propone un esempio un po&amp;rsquo; più &lt;em>imponente&lt;/em> di quelli che ho accennato qui sopra: l&amp;rsquo;Umanesimo.&lt;/p>
&lt;p>La rivoluzione umanista non è stata puramente filosofica. Ha cambiato il mondo perché ha fornito, e fornisce ancora oggi, delle indicazioni pratiche su come agire.&lt;/p>
&lt;p>Prima dell&amp;rsquo;Umanesimo la principale fonte di orientamento era il testo sacro: Bibbia, Corano, etc. Con l&amp;rsquo;Umanesimo la fonte è diventata l&amp;rsquo;essere umano stesso: egli è al centro ed è la guida su cui basiamo le nostre scelte e azioni. Il benessere dell&amp;rsquo;uomo, i &amp;ldquo;diritti inviolabili&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;uomo, sono alla base delle nostre società.&lt;/p>
&lt;p>In generale potremmo dire che la conoscenza cambia il mondo solo quando si traduce in comportamenti. A vederla sembra un&amp;rsquo;idea banale, scontata. Eppure la mettiamo pochissimo in pratica, a conferma della stessa.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è un fenomeno molto diffuso che consiste nel diventare consumatori seriali di contenuti di crescita personale, senza poi però mettere niente in pratica.&lt;/p>
&lt;p>In teoria sappiamo che senza cambiare quello che facciamo non cambierà niente, ma in pratica&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;h1 id="menti-tribali">Menti Tribali&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/3pCXmBm" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/menti-tribali.jpg" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="auto-illusione-di-ragionevolezza">Auto-illusione di ragionevolezza&lt;/h3>
&lt;p>La gran parte delle nostre azioni, decisioni, pensieri, scaturiscono nella nostra parte istintiva. Nel libro questa viene soprannominata l&amp;rsquo;&amp;ldquo;elefante nel cervello&amp;rdquo;. È la parte che ha avuto più tempo evolutivo per svilupparsi e che di conseguenza è molto più influente della nostra giovane parte razionale.&lt;/p>
&lt;p>Quando abbiamo sviluppato ragionamento e linguaggio il nostro cervello non è stato riorganizzato e stravolto, ma ha piuttosto sviluppato un &amp;ldquo;portatore&amp;rdquo; (la parte razionale) che ha il compito di servire l&amp;rsquo;elefante.&lt;/p>
&lt;p>Una delle mansioni più importanti del portatore è creare spiegazioni post hoc per ciò che l&amp;rsquo;elefante ha fatto e motivazioni per ciò che vuole (o non vuole) fare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I pazienti split-brain&lt;/strong> 🧠&lt;/p>
&lt;p>Questo fenomeno è stato osservato chiaramente nei pazienti &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Split-brain" target="_blank">split-brain&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Il corpo calloso collega i due emisferi del cervello. A metà del secolo scorso veniva reciso nei pazienti epilettici per contrastare i sintomi della patologia, dato che non c&amp;rsquo;erano altre soluzioni efficaci. Ciò però significava che i due emisferi smettevano di comunicare e le parti destra e sinistra del corpo risultavano indipendenti l&amp;rsquo;una dall&amp;rsquo;altra perché controllate ognuna da un emisfero diverso.&lt;/p>
&lt;p>La capacità di linguaggio risiede nell&amp;rsquo;emisfero sinistro che però, venendo a mancare la comunicazione, non aveva più idea di cosa facesse la metà del corpo da controllata dal destro.&lt;/p>
&lt;p>A un soggetto venne chiesto di indicare la scheda illustrata più simile alle immagini che aveva visto. L&amp;rsquo;emisfero destro ordinò alla relativa mano di indicare l&amp;rsquo;illustrazione di una pala da neve, dato che gli era stato mostrato un paesaggio innevato. L&amp;rsquo;emisfero sinistro indicò l&amp;rsquo;immagine di un pollo, dato che gli era stata mostrata una zampa di gallina.&lt;/p>
&lt;p>Quando lo sperimentatore chiese &amp;ldquo;Perché ha indicato sia il pollo che la pala?&amp;rdquo; il soggetto rispose &amp;ldquo;Be&amp;rsquo;, la zampa di gallina appartiene al pollo, e la pala serve per pulire il pollaio.&amp;rdquo;&lt;/p>
&lt;p>Spiegazione plausibile, ma totalmente inventata.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Nella vita&lt;/strong> 🚶‍♂️&lt;/p>
&lt;p>I pazienti split-brain sono casi estremi, ma processi simili avvengono nella nostra testa tutti giorni. Il problema è che noi stessi crediamo alle storie che inventiamo. Basta pensare alle scuse (sempre pronte) che ci raccontiamo quando non vogliamo fare qualcosa. Procrastiniamo dicendo &amp;ldquo;domani sarò più motivato&amp;rdquo;, &amp;ldquo;domani avrò più tempo&amp;rdquo;: ci sembra ragionevole, ma è anche falso.&lt;/p>
&lt;h3 id="familiare--buono">Familiare = buono&lt;/h3>
&lt;p>Nel 1980 Robert Zajonc, uno psicologo sociale, condusse una serie di esperimenti per provare che le reazioni affettive precedono i ragionamenti.&lt;/p>
&lt;p>In questi esperimenti chiese ai soggetti di valutare cose rare come pittogrammi giapponesi, parole di una lingua inventata, forme geometriche. Come esseri umani siamo in grado di rispondere a strambe domande di questo tipo perché proviamo reazioni affettive per quasi tutto ciò che vediamo.&lt;/p>
&lt;p>Una delle cose interessanti fu che Zajonc riuscì a influenzare le valutazioni semplicemente variando la frequenza di esposizione agli oggetti in questione. In particolare ai soggetti piacevano di più le cose che avevano visto più volte.&lt;/p>
&lt;p>Questo fu chiamato effetto della semplice esposizione che, in parole povere, significa che tendono a piacerci di più le cose che ci sono familiari.&lt;/p>
&lt;p>È solo uno dell&amp;rsquo;infinità di bias che abbiamo.&lt;/p>
&lt;p>Probabilmente questo bias si è sviluppato perché, durante la nostra storia evolutiva, tutto ciò che ci era familiare tendeva a essere anche più sicuro. Al fine della sopravvivenza era un rischio, per esempio, provare a mangiare un fungo mai visto prima.&lt;/p>
&lt;p>Questo principio viene sfruttato largamente dalla pubblicità. Siamo tutti spinti a pensare che le marche famose siano migliori e siamo quindi disposti a pagare prezzi più alti.&lt;/p>
&lt;p>A starci attenti ci si rende conto che una buona fetta della pubblicità non ha lo scopo specifico di farci conoscere un prodotto nuovo, ma semplicemente di ricordarci che quel brand esiste.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/3libri/coca-cola-ad.jpg" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/3libri/coca-cola-ad.jpg"
alt="Lo sapevate che Coca Cola esiste?"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Lo sapevate che Coca Cola esiste?&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="ci-interessa-apparire-giusti-più-che-esserlo">Ci interessa apparire giusti più che esserlo&lt;/h3>
&lt;p>Come esseri umani abbiamo intuizioni morali che, con tutta probabilità, si sono evolute per farci collaborare in gruppi. Queste intuizioni morali ci spingono a comportarci in maniera &amp;ldquo;giusta&amp;rdquo; per apparire tali.&lt;/p>
&lt;p>È chiaro che, perché un gruppo funzioni, i comportamenti egoistici che vanno contro gli interessi del gruppo debbano essere limitati. Le intuizioni morali ci spingono a punire i comportamenti che le contraddicono. La legge del &lt;em>Karma&lt;/em> è integrata nel nostro essere umani: ci piace che i comportamenti sbagliati vengano puniti.&lt;/p>
&lt;p>Per poter esserci una punizione, però, è prima necessario che il comportamento egoistico sia riconosciuto.&lt;/p>
&lt;p>È quindi importante &lt;em>apparire&lt;/em> giusti, più che esserlo. Anzi, rimanere egoisti avvantaggia la sopravvivenza. Se riesco a sfruttare sia il vantaggio di stare in gruppo —apparendo &lt;em>giusto&lt;/em>— sia il vantaggio di essere egoista —comportandomi da tale quando nessuno mi guarda— allora le mie chance di sopravvivenza saranno maggiori.&lt;/p>
&lt;p>Haidt afferma che le evidenze ci portano a concludere che siamo in gran parte esseri egoisti, che si comportano in maniera diversa se sanno di non essere osservati.&lt;/p>
&lt;p>Senza minaccia di punizione tendiamo a tornare egoisti.&lt;/p>
&lt;p>Parlavo di una cosa simile qualche tempo fa su Twitter:&lt;/p>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Una legge senza punizione si chiama consiglio&lt;br>&lt;br>Sembra che i vari governatori facciano a gara per inventarsi misure restrittive, ma non serve a nulla se poi i controlli in pratica non esistono. Gente tranquilla senza mascherine a fare festa.&lt;a href="https://twitter.com/hashtag/COVID19?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#COVID19&lt;/a> &lt;a href="https://twitter.com/hashtag/coronavirus?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#coronavirus&lt;/a>&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1311723632754929664?ref_src=twsrc%5Etfw">October 1, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>La forza della legge sta nel suo effetto deterrente. Se questo effetto viene meno, perché le punizioni non ci sono o non vengono applicate, le uniche persone che continueranno a seguire la legge sono quelle che l&amp;rsquo;avrebbero fatto comunque.&lt;/p>
&lt;h3 id="solo-agli-psicopatici-non-interessa-il-pensiero-degli-altri">Solo agli psicopatici non interessa il pensiero degli altri&lt;/h3>
&lt;p>Certe persone affermano che non gli interessi cosa pensino gli altri di loro. Nella nostra società, affermare il contrario significa mostrarsi deboli.&lt;/p>
&lt;p>Sembra però che questa convinzione sia falsa, come evidenziato in un esperimento condotto da &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Leary" target="_blank">Mark Leary&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;esperimento ogni soggetto doveva parlare di sé per 5 minuti. Ogni minuto riceveva un voto che indicava l&amp;rsquo;interesse di una persona esterna che il soggetto non vedeva.&lt;/p>
&lt;p>Questi voti però erano truccati da Leary stesso, che li alzava e abbassava a suo piacimento.&lt;/p>
&lt;p>Risultò che chi aveva detto di non basare la sua autostima sul giudizio degli altri aveva avuto reazioni analoghe a chi invece aveva ammesso di esserne molto influenzato. La conclusione fu che l&amp;rsquo;interesse per l&amp;rsquo;opinione che gli altri hanno di noi risiede a un livello inconscio.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>I sedicenti anticonformisti potevano anche lasciarsi guidare dalle proprie bussole personali, certo, ma non avevano capito che l’ago di quelle bussole non puntava verso nord: puntava verso l’opinione pubblica.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Le uniche persone che sono prive dell&amp;rsquo;interesse per il pensiero degli altri sono gli psicopatici.&lt;/p>
&lt;h3 id="siamo-in-piccola-parte-gruppisti">Siamo in piccola parte &amp;ldquo;gruppisti&amp;rdquo;&lt;/h3>
&lt;p>Dicevamo sopra che siamo in gran parte egoisti. Ma è altrettanto vero che siamo in piccola parte gruppisti.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Siamo per il 90% scimpanzé e per il 10% api&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Ci piace far parte di gruppi e infatti entriamo in club, squadre, leghe, associazioni. In questi gruppi siamo portati &lt;em>per natura&lt;/em> a lavorare con estranei verso obiettivi comuni. Le nostre menti hanno tutta una serie di meccanismi che ci inducono a cooperare all&amp;rsquo;interno del nostro gruppo nella competizione con gli altri gruppi.&lt;/p>
&lt;p>Per questo spesso sembriamo altruisti.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio siamo portati a provare empatia non per tutti indistintamente, ma più per chi è nostro simile: per chi si conforma alla nostra stessa impostazione morale.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Noi tutti siamo risucchiati in comunità morali tribali. Gravitiamo attorno a valori sacri e condividiamo argomentazioni post hoc sul perché noi abbiamo ragione e gli altri torto. Pensiamo che nell’altro schieramento siano tutti ciechi alla verità, alla ragione, alla scienza e al buonsenso, ma in effetti siamo tutti ciechi quando parliamo di ciò che ci è sacro.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Questo è uno dei motivi perché moltissime questioni diventano problemi di tifo. La politica, per esempio, assomiglia spessissimo più una lotta tra squadre, che non a un dibattito razionale e meditato che ha lo scopo di aumentare il benessere della comunità.&lt;/p>
&lt;h1 id="il-cigno-nero">Il Cigno Nero&lt;/h1>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://amzn.to/36Faayq" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/books/il-cigno-nero.jpg" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="aiuta-la-fortuna-ad-aiutarti">Aiuta la fortuna ad aiutarti&lt;/h3>
&lt;p>Uno dei fattori più decisivi quando si tratta di raggiungere alti gradi di successo è la fortuna.&lt;/p>
&lt;p>Una frase di questo tipo potrebbe indurci a demoralizzarci e lasciare perdere ambizioni e impegno. In realtà questa è la strategia opposta a quella che dovremmo impiegare.&lt;/p>
&lt;p>La fortuna non basta da sola. La pioggia non serve a nulla se il terreno non è coltivato e serve ancora meno se non c&amp;rsquo;è nessuno a raccogliere gli eventuali frutti.&lt;/p>
&lt;p>Prendete Bill Gates, uno degli uomini più ricchi al mondo. Ebbe la fortuna di trovarsi in una delle prime scuole dotate di computer. Ma non fu certamente il solo e degli altri che condivisero la stessa o simili fortune quanti sono stati poi in grado di sfruttarla tanto bene?&lt;/p>
&lt;p>E la strategia consiste quindi nel cercare di massimizzare le opportunità di incontrare la fortuna. Massimizzare la &amp;ldquo;serendipità&amp;rdquo; mettendosi in situazioni favorevoli.&lt;/p>
&lt;p>Per usare la terminologia di Thaleb, bisogna massimizzare la probabilità di imbattersi in cigni neri positivi: cioè mettersi in situazioni in cui il potenziale favorevole sia sproporzionatamente più grande del potenziale negativo.&lt;/p>
&lt;p>Alcune idee che mi vengono in mente personalmente:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Impegnarsi per diventare competenti
Dato che senza la competenza la fortuna non serve&lt;/li>
&lt;li>Procedere in maniera iterativa: per prove ed errori
Più tentativi facciamo e più abbiamo l&amp;rsquo;occasione che uno vada estremamente bene&lt;/li>
&lt;li>Pubblicare contenuti
Aumenta la nostra visibilità tramite quel catalizzatore incredibile che è internet&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="la-prevenzione-è-superiore-alla-cura-ma-viene-premiata-meno">La prevenzione è superiore alla cura ma viene premiata meno&lt;/h3>
&lt;p>Immaginiamo il seguente scenario, sono sicuro che ci riusciremo senza troppi sforzi.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo che si sia diffuso un microrganismo potenzialmente letale a partire da un pipistrello. È scoppiata una pandemia. Dopo mesi in questa situazione siamo tutti scontenti e quasi in preda al caos perché ci siamo ritrovati costretti a misure drastiche che limitano la vita per come siamo abituati a conoscerla.&lt;/p>
&lt;p>Immaginiamo però che domani uno scienziato trovi una soluzione, per esempio una cura. Una semplice pillolina che elimina qualsiasi effetto nocivo del suddetto microrganismo. 💊&lt;/p>
&lt;p>Con buone probabilità ci sarebbe un enorme contentezza. Saremmo euforici. Ci sarebbero conferenze stampa, complimenti, forse premi. Certo, la pandemia ha causato disastri enormi, sofferenze, recessioni economiche, morti. Ma ora siamo salvi. Grazie.&lt;/p>
&lt;p>Ora immaginiamo un&amp;rsquo;altra situazione.&lt;/p>
&lt;p>Un signore solitario, qualche giorno dopo aver mangiato un pipistrello neanche tanto buono, si inizia sentire male. Non respira bene e ha perso quasi totalmente il senso del gusto.&lt;/p>
&lt;p>Va dal suo amico medico, uno molto bravo. Quest&amp;rsquo;ultimo rimane colpito dalla combinazione di sintomi. Prende un campione di muco e consiglia all&amp;rsquo;amico di stare a casa senza nessun contatto fino a qualche giorno dopo la fine dei sintomi. Così, a scopo puramente preventivo.&lt;/p>
&lt;p>Manda il campione ad analizzare per sicurezza e, sempre a scopo puramente preventivo, prende qualche giorno di vacanza —se lo merita, non ne prende mai— ed evita i contatti.&lt;/p>
&lt;p>Dalle analisi si scopre che quel muco conteneva un nuovo microrganismo per il quale non esiste nessuna cura. Chissà cosa potrebbe succedere se si diffondesse! Ma entrambi gli amici rispettano le indicazioni e il microrganismo scompare.&lt;/p>
&lt;p>La notizia arriva al giornale locale. Le viene riservato un trafiletto a pagina 12. Quasi nessuno nel mondo saprà mai che questa storia si è svolta.&lt;/p>
&lt;p>Gioia? Celebrazioni? Complimenti? Niente di tutto questo.&lt;/p>
&lt;p>Eppure quel medico geniale ha sventato una pandemia che avrebbe causato disastri enormi, sofferenze, recessioni economiche, morti.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Prevenire è meglio che curare&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Questa è la grande differenza tra prevenzione e cura. La prevenzione ha un impatto enormemente più positivo della cura, ma al tempo stesso viene riconosciuta e premiata molto meno. È praticamente invisibile.&lt;/p>
&lt;p>Nella pratica della nostra vita ciò si traduce nella sottovalutazione della prevenzione.&lt;/p>
&lt;p>Non stiamo attenti alla dieta e ingrassiamo. Poi ci viene un infarto.&lt;/p>
&lt;p>Spendiamo tutto e non impariamo mai a risparmiare. Poi la perdita di lavoro ci lascia sul lastrico.&lt;/p>
&lt;p>Etcetera etcetera.&lt;/p>
&lt;h3 id="la-non-linearità-domina-il-mondo">La non linearità domina il mondo&lt;/h3>
&lt;p>Al nostro piccolo cervellino viene facile comprendere le relazioni lineari. Se cammino il doppio di ieri, oggi percorrerò il doppio della strada.&lt;/p>
&lt;p>La gran parte del mondo, però, è fatta di relazioni non lineari. Anche se quelle lineari sono più facili da capire, costituiscono solo una piccola parte dei casi reali.&lt;/p>
&lt;p>La pasta fa schifo senza sale, ma fa schifo anche con troppo sale. La relazione tra bontà della pasta e quantità di sale non è lineare. 🍝&lt;/p>
&lt;p>Negli investimenti il guadagno segue la legge esponenziale dell&amp;rsquo;interesse composto. Più guadagniamo e più il capitale investito aumenterà e più aumenterà di conseguenza il guadagno.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/3libri/interesse-composto.png" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/3libri/interesse-composto.png"
alt="La forza dell&amp;amp;rsquo;interesse composto"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>La forza dell&amp;rsquo;interesse composto&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Dato che il nostro cervello non è pratico di relazioni non lineari, spesso conviene fermarsi un attimo a riflettere, come nel caso degli investimenti. Intuitivamente non daremmo così tanto peso al tempo trascorso. Tendiamo a pensare di &amp;ldquo;non avere abbastanza soldi per iniziare a investire&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Eppure è meglio iniziare a investire presto piuttosto che perdere tempo aspettando di avere &lt;em>abbastanza denaro&lt;/em>. (E poi, quanto sarebbe esattamente questo &lt;em>abbastanza&lt;/em>?)&lt;/p>
&lt;h3 id="il-bias-del-sopravvissuto">Il bias del sopravvissuto&lt;/h3>
&lt;p>Se volessimo scoprire il segreto per diventare ricchi, con tutta probabilità andremmo prendere un insieme di milionari per osservare cosa li accomuna. A fine ricerca, dopo innumerevoli interviste e tuffi in biografie, ci sentiremmo legittimati a concludere che i tratti comuni che abbiamo individuato favoriscono l&amp;rsquo;ascesa verso la ricchezza.&lt;/p>
&lt;p>È veramente una deduzione legittima?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Assolutamente no.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Se vogliamo capire cosa porta i ricchi a diventarlo, dobbiamo analizzare non cosa li accomuna tra di loro, ma cosa li distingue da chi ricco non ci è diventato.&lt;/p>
&lt;p>Il bias in cui siamo caduti si chiama &lt;em>bias del sopravvissuto&lt;/em> e consiste nel prendere in esame un campione che contiene solo i sopravvissuti —i ricchi nel nostro caso— e che quindi non è un campione rappresentativo.&lt;/p>
&lt;p>È un bias insidioso perché i &lt;em>non-sopravvissuti&lt;/em> sono spesso invisibili.&lt;/p>
&lt;p>Ne ho già parlato in un &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=3TPt3W9OcOc" target="_blank">breve video&lt;/a>, se preferite quel medium.&lt;/p>
&lt;p>Diffidate da chi, pur avendo avuto successo lui stesso, vi porta la sua esperienza come prova per vendervi un metodo &amp;ldquo;che funziona&amp;rdquo;. Chiedetevi: anche se lui è &amp;ldquo;sopravvissuto&amp;rdquo; quanti altri hanno impiegato metodi simili senza per questo arrivare agli stessi risultati?&lt;/p>
&lt;h3 id="attenzione-alle-conseguenze-invisibili">Attenzione alle conseguenze invisibili&lt;/h3>
&lt;p>Uno dei tanti ostacoli che impoverisce la nostra capacità di prendere decisioni è la cecità alle conseguenze invisibili. Quando dobbiamo fare una scelta, è facile valutare le conseguenze ovvie e dirette. Ma esiste anche un insieme di conseguenze meno ovvie e indirette che non per questo sono meno rilevanti.&lt;/p>
&lt;p>Un esempio eclatante di questo fenomeno sono le leggi per la protezione dei posti di lavoro. Quando un governo promulga una legge di questo tipo la conseguenza ovvia e immediata è che certe persone non perderanno il lavoro. La conseguenza invisibile è che ci saranno altre persone che non riusciranno a trovare lavoro perché l&amp;rsquo;offerta si riduce.&lt;/p>
&lt;p>Sono venuto a contatto con questo concetto molto tempo fa, ben prima di leggere &lt;em>Il Cigno Nero&lt;/em>, e posso dire che è uno degli insegnamenti che più mi sono rimasti impressi.&lt;/p>
&lt;p>Una delle sue incarnazioni più popolari è l&amp;rsquo;&lt;em>opportunity cost&lt;/em>. Quando scegli un&amp;rsquo;alternativa stai allo stesso tempo pagando il costo di non averne scelto un&amp;rsquo;altra. Questo costo sarebbe da tenere in considerazione quando prendiamo delle decisioni.&lt;/p>
&lt;p>Esempio banale: potresti scegliere di dedicarti personalmente alla pulizia della casa piuttosto che pagare qualcuno che lo faccia per te. Quel tempo che impieghi a pulire, però, stai anche scegliendo di non usarlo per fare una qualsiasi altra cosa, tipo lavorare su un tuo progetto, stare con i tuoi cari, studiare per aumentare le tue competenze.&lt;/p>
&lt;p>È vero che non stai pagando direttamente la pulizia, ma stai comunque indirettamente pagando il costo di opportunità, che può essere monetario o meno.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Come fate a non essere interessati alla lettura?&lt;br>&lt;br>Ci sono così tanti libri che varrebbe la pena di leggere che non basterebbero svariate vite per farlo.&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1327966098340409345?ref_src=twsrc%5Etfw">November 15, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>Leggete ragazzi miei. Leggete, che vi fa bene.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/3o84U1nWRzyqOEOKpa/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/3o84U1nWRzyqOEOKpa/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure></content:encoded></item><item><title>Viaggi, realtà intersoggettiva, e fantasy</title><link>https://natostupido.com/letters/viaggi-intersoggettivita/</link><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 14:30:00 +0100</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/viaggi-intersoggettivita/</guid><description>Iniziamo con un&amp;rsquo;affermazione controversa: io non amo alla follia viaggiare.
Diversamente, molte delle persone che ho incontrato nella mia esistenza considerano i viaggi una delle loro attività preferite in assoluto. Il sogno di &amp;ldquo;vivere viaggiando per il mondo&amp;rdquo; è tutto fuorché raro. Mi chiedo se continuerebbero ad amarlo dopo averlo fatto per un po'.
Anyway, anche se viaggiare non è il mio sogno nel cassetto lo faccio e lo apprezzo. I viaggi rompono la routine e, a volte, espongono a novità con cui sarebbe difficile venire a contatto altrimenti.</description><content:encoded>&lt;p>Iniziamo con un&amp;rsquo;affermazione controversa: io &lt;strong>non&lt;/strong> amo alla follia viaggiare.&lt;/p>
&lt;p>Diversamente, molte delle persone che ho incontrato nella mia esistenza considerano i viaggi una delle loro attività preferite in assoluto. Il sogno di &amp;ldquo;vivere viaggiando per il mondo&amp;rdquo; è tutto fuorché raro. Mi chiedo se continuerebbero ad amarlo dopo averlo fatto per un po'.&lt;/p>
&lt;p>Anyway, anche se viaggiare non è il mio sogno nel cassetto lo faccio e lo apprezzo. I viaggi rompono la routine e, a volte, espongono a novità con cui sarebbe difficile venire a contatto altrimenti.&lt;/p>
&lt;p>Certo, questo non è l&amp;rsquo;anno migliore per viaggiare e anzi a breve probabilmente torneremo a chiuderci tutti in casa. Non posso dire che mi dispiaccia, da introverso quale sono.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>#eroInLockdownPrimaDelLockdown&lt;/em> 👀&lt;/p>
&lt;p>Questo mese ho potuto però a fare un salto a Firenze, per la prima volta nella mia vita. Ho visitato gli Uffizi, visto la cupola, attraversato Ponte Vecchio, scattato qualche foto, e, ovviamente, mi sono fatto spennare per una bistecca alla fiorentina. 🥩💸&lt;/p>
&lt;p>È servito a staccare, cosa che non facevo da un po&amp;rsquo; e che probabilmente non farò più per quest&amp;rsquo;anno, vista la situazione.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/letters/firenze.jpg" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/letters/firenze.jpg"
alt="Firenze" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="intersoggettività">Intersoggettività&lt;/h2>
&lt;p>Qualche giorno prima di partire ho finito Homo Deus, libro a cui già accennavo nella &lt;a href="https://natostupido.substack.com/p/benvenuti-in-questa-newsletter-scuola" target="_blank">scorsa puntata&lt;/a>, e ho iniziato a rivedere le mie evidenziazioni per trasformarle in note sensate (seguendo il metodo di cui &lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/zettelkasten/" target="_blank">ho parlato sul blog&lt;/a>). Come previsto ho una montagna di lavoro da fare, dato che il libro è strapieno di spunti.&lt;/p>
&lt;p>Per esempio, avete mai riflettuto sul fatto che non esistano solamente la realtà oggettiva e quella soggettiva? Esiste infatti anche un terzo tipo di realtà: la &lt;strong>realtà intersoggettiva&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Quando una cosa non rientra nella sfera della nostra soggettività tendiamo a dedurre che sia quindi oggettiva, ma non è sempre così. Un tavolo o una mela non sono entità soggettive, ma chiaramente oggettive. Esistono concretamente e si possono vedere e toccare. Non importa cosa pensiamo, crediamo, speriamo. Il tavolo e la mela persisteranno imperterriti nella loro beata esistenza.&lt;/p>
&lt;p>Altre entità invece, come per esempio le aziende e gli stati, non sono soggettive e neanche oggettive. Sono intersoggettive.&lt;/p>
&lt;p>Materialmente non esistono aziende, né stati. Ci sono solo perché, come comunità, abbiamo delle credenze condivise che vi attribuiscono un significato.&lt;/p>
&lt;p>In questo caso, diversamente da tavoli e mele, cambiare credenze significa cambiare la realtà (intersoggettiva). Se e quando smetteremo di credere che aziende o stati abbiano un significato, beh, smetteranno di esistere.&lt;/p>
&lt;h2 id="the-witcher">The Witcher&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>Non c&amp;rsquo;è mai una seconda occasione per fare la prima impressione.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Dopo Homo Deus ho iniziato a leggere una saga fantasy. Era da fine 2018 (cioè da 30 libri) che non leggevo narrativa. Devo dire che lo trovo &lt;em>refreshing&lt;/em>. 😌 È molto più facile leggere per puro intrattenimento.&lt;/p>
&lt;p>Comunque, ho iniziato la saga di Geralt di Rivia, forse meglio conosciuto come &lt;em>The Witcher&lt;/em>. Da lì viene la citazione di sopra.&lt;/p>
&lt;p>Non ho guardato il telefilm, né giocato il videogioco. La saga mi è stata proposta da più persone quando ho chiesto consiglio su Instagram. By the way, ora ho anche un neonato account per &lt;a href="instagram.com/natostupido/">@natostupido&lt;/a>, andatemi a seguire. 👀&lt;/p>
&lt;p>A quanto pare i primi due volumi della saga, gli unici con cui sono venuto a contatto finora, sono anche i &amp;ldquo;peggiori&amp;rdquo;, perché sono antologie: raccolte di storie.&lt;/p>
&lt;p>Non so, sarà che mi sono disabituato dopo tutto &amp;lsquo;sto tempo senza leggere fantasy, ma a me stanno piacendo comunque.&lt;/p>
&lt;p>Bene così.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>Con buone probabilità, stai leggendo queste parole sul tuo smartphone. 📱 Da un bel po&amp;rsquo; di tempo ormai la gran parte delle persone usa il cellulare come primo (e spesso unico) dispositivo di accesso a internet.&lt;/p>
&lt;p>Io ancora trovo il computer infinite volte più comodo e versatile. Si vede che sono &lt;em>old style&lt;/em>. Però non mi stupisco della situazione: il telefono è sempre disponibile, superlativamente semplice da usare (&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=j9-uPIeY7HU" target="_blank">forse troppo&lt;/a>), e pieno di app distanti un tap e ingegnerizzate con l&amp;rsquo;esatto obiettivo di tenerci incollati.&lt;/p>
&lt;p>Quest&amp;rsquo;ultima non è certamente una notizia fresca, anzi, ma se n&amp;rsquo;è tornato a parlare di recente con l&amp;rsquo;uscita di &lt;strong>The Social Dilemma&lt;/strong> su Netflix. L&amp;rsquo;ho visto un sabato sera con alcuni amici e mi ha spinto a riflettere sul mio utilizzo dei social e dire la mia. Il risultato sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/dipendenza-social/" target="_blank">La forma della dipendenza: disintossicarsi dai social&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Sono convinto che più o meno tutti abbiamo un&amp;rsquo;idea di dove vogliamo andare nella vita. Abbiamo obiettivi 🎯 che proviamo a perseguire, anche più di una volta: decidiamo di andare in palestra, ci mettiamo a studiare per laurearci in tempo, apriamo un blog o un canale YouTube, iniziamo a suonare uno strumento&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>La maggior parte delle volte, però, falliamo come degli &lt;strong>scimuniti&lt;/strong>. Io per primo. Smettiamo di impegnarci come dovremmo anche se sappiamo che sarebbe la cosa giusta da fare.&lt;/p>
&lt;p>Perché? Come rimediare?&lt;/p>
&lt;p>Qualche risposta a queste domande nel blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato/" target="_blank">Perché fallisci i piani a lungo termine&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>e nell&amp;rsquo;ultimo video su YouTube:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/v1U1Yrd-3zI" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div></content:encoded></item><item><title>La mia dipendenza: come disintossicarsi dai social</title><link>https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/</link><pubDate>Sun, 11 Oct 2020 16:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/</guid><description>Gli smartphone hanno cambiato il mondo e stanno cambiando anche noi stessi. In un’immagine trovo dipinta la dipendenza da smartphone: la mia. Proviamo a capire il problema e come disintossicarci.</description><content:encoded>&lt;p>Ho una confessione da fare. Ho una dipendenza da smartphone.&lt;/p>
&lt;p>Eccola in un&amp;rsquo;immagine. Se fosse un quadro lo intitolerei &lt;em>La forma della dipendenza&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/dipendenza.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/dipendenza.jpg"
alt="dipendenza social" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>La forma della dipendenza&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Da tempo uso un&amp;rsquo;app che monitora come utilizzo lo smartphone. In particolare, il grafico qua sopra mi mostra quanto è durata, nell&amp;rsquo;arco di una settimana, ogni sessione di utilizzo.&lt;/p>
&lt;p>Se uso l&amp;rsquo;app YouTube per 25 minuti, questa sessione figurerà nella banda 20-30 min.&lt;/p>
&lt;p>Non serve la lente di ingrandimento per notare che il grafico è mostruosamente sbilanciato: la maggioranza delle sessioni (1666!) dura meno di un minuto. Significa aprire e chiudere un&amp;rsquo;app in pochi istanti.&lt;/p>
&lt;p>Non escludo che ci siano casi legittimi per sessioni così brevi, ma sono sicuro che la maggior parte di quelle sessioni sia manifestazione della mia dipendenza.&lt;/p>
&lt;p>Spesso mi ritrovo a prendere il cellulare, sbloccarlo, aprire Twitter, Instagram, o Telegram e richiudere dopo qualche secondo. Tra l&amp;rsquo;altro, vista la frequenza di questo comportamento, non troverò quasi mai niente di nuovo da vedere. Eppure le controllo (quasi?) compulsivamente.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/socialdilemma.jpeg" class="d-block">
&lt;img src="images/socialdilemma.jpeg"
alt="the social dilemma" width="60%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Che i social creino dipendenza non è una nuova scoperta. Se ne è però tornato a parlare dopo che Netflix ha rilasciato un documentario poeticamente intitolato &lt;em>The Social Dilemma&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Averlo visto mi ha ispirato a riflettere sul mio utilizzo dello smartphone e scriverci su qualcosa. Questo articolo è ciò che ne è venuto fuori. 👀&lt;/p>
&lt;h2 id="perché-è-un-problema">Perché è un problema&lt;/h2>
&lt;p>Qualcuno potrebbe guardare il grafico qua sopra, leggere la mia spiegazione, e pensare:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;em>Embè? Anch&amp;rsquo;io mi comporto allo stesso modo. Che problema c&amp;rsquo;è?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Grazie di averlo chiesto, &lt;em>my friend&lt;/em>. Vediamo qualche effetto.&lt;/p>
&lt;h3 id="effetti-sulla-salute-mentale">Effetti sulla salute mentale&lt;/h3>
&lt;p>I social ci espongono a un mondo artificioso in cui è facile non sentirci all&amp;rsquo;altezza degli altri. &lt;strong>Ciò che troviamo sui social non è una rappresentazione accurata della realtà.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Ogni contenuto racconta solo una parte della storia: ciò che chi l&amp;rsquo;ha pubblicato vuole far vedere. Non condividiamo le ansie, le paure, i problemi, o la faccia che abbiamo appena svegli. Condividiamo i successi, i viaggi, le gioie, e le occasioni in cui ci sentiamo al nostro meglio.&lt;/p>
&lt;p>Come se non bastasse, molti contenuti sono ritoccati proprio per apparire meglio di come non siano.&lt;/p>
&lt;p>Della nostra vita, invece, vediamo tutto, sempre. Viaggi, successi, e momenti luminosi, ma anche — e soprattutto — ogni ombra, insuccesso, e dispiacere, senza filtri né ritocchi.&lt;/p>
&lt;p>Quando guardiamo le vite degli altri attraverso la lente dei social, vediamo una versione distorta non indicativa della realtà. È come guardare una di quelle confezioni di merendine con su stampata una foto perfetta e poi aprirla per ritrovarsi davanti qualcosa che ci assomiglia solo alla lontana.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/saccottino.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/saccottino.jpg"
alt="saccottino realtà vs confezione"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Realtà e aspettative&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Ma non dico niente di nuovo. Sappiamo che le cose stanno così. Però, &lt;em>istintivamente&lt;/em>, continuiamo a confrontare la nostra vita con realtà fasulle di cui vediamo solo le parti migliori.&lt;/p>
&lt;p>Non stupisce che insoddisfazione nei confronti del proprio corpo, ansia, e depressione siano alcuni degli effetti negativi evidenziati da &lt;a href="https://www.rsph.org.uk/our-work/campaigns/status-of-mind.html" target="_blank">una ricerca condotta dalla Royal Society for Public Health&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h3 id="tempo-perso">Tempo perso&lt;/h3>
&lt;p>Come dicevo &lt;a href="https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo">in un altro post&lt;/a>, spesso ci sembra che ci manchi il tempo non perché non ne abbiamo, ma perché lo sprechiamo in attività non prioritarie. Stare sui social è un&amp;rsquo;attività che non definiremmo prioritaria, ma che poi diventa un buco nero succhia-tempo.&lt;/p>
&lt;p>Ogni notifica da un social rappresenta la priorità proprio di quel social, inteso come l&amp;rsquo;azienda che lo possiede.&lt;/p>
&lt;p>Come fanno prodotti come Facebook, Instagram, YouTube a valere miliardi di dollari se non paghiamo per usarli?&lt;/p>
&lt;p>Semplice: li paghiamo, ma non in denaro. &lt;strong>Li paghiamo con la moneta del tempo e dell&amp;rsquo;attenzione.&lt;/strong> Risorse scarse e preziose, in quest&amp;rsquo;epoca più che in passato.&lt;/p>
&lt;p>Scegliere, consciamente o meno, di spendere 3, 4, 5 ore al giorno in questo modo, significa rubarli al resto della nostra vita.&lt;/p>
&lt;h3 id="calo-della-produttività">Calo della produttività&lt;/h3>
&lt;p>Spendere attenzione sui social non comporta solo una perdita di tempo.&lt;/p>
&lt;p>Più ci distraiamo e più diventa facile continuare a distrarci. &lt;strong>Siamo sempre meno capaci di concentrarci e rimanere concentrati per lunghi periodi&lt;/strong>: forse una delle abilità più rilevanti di quest&amp;rsquo;epoca piena di &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lavoratore_della_conoscenza" target="_blank">knowledge worker&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Piuttosto che stare concentrati, controlliamo compulsivamente lo smartphone. Invece che dedicarci a quello che stiamo facendo, ci sporgiamo di continuo verso il cellulare per controllare se c&amp;rsquo;è qualcosa di nuovo. Magari un like, magari un commento, magari un messaggio. Magari una notifica qualsiasi. ❣️&lt;/p>
&lt;p>E più ci comportiamo in questo modo più peggiora la nostra produttività, visto che diventa sempre più difficile svolgere e portare a termine lavori di concetto (e farlo bene).&lt;/p>
&lt;p>La nostra testolina non è fatta per il multitasking. Ogni volta che dividiamo l&amp;rsquo;attenzione, ne perdiamo un po&amp;rsquo;. Quando ci distraiamo il nostro cervello è costretto a fare &lt;em>context switching&lt;/em>, un cambio di contesto.&lt;/p>
&lt;p>Il context switching non è gratis perché tornare al livello di concentrazione precedente richiede tempo. Più eravamo concentrati, più tempo servirà per rientrare in quello stato.&lt;/p>
&lt;p>E la produttività ci saluta.&lt;/p>
&lt;p>La prossima volta che stai per prendere il cellulare fermati un attimo e rifletti su quello che stai provando. Osserva quell&amp;rsquo;istinto che ti spinge a cercare il cellulare. Quell&amp;rsquo;abitudine inconscia. Quella voglia automatica, interna, viscerale.&lt;/p>
&lt;p>Fermati qualche secondo e chiediti se ritieni accettabile provare questa pulsione per lo smartphone.&lt;/p>
&lt;p>La cosa bella (&amp;ldquo;bella&amp;rdquo;) è che ciò succede non solo nei momenti di produttività, ma &lt;a href="https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro">anche in quelli di relax&lt;/a>. Non riusciamo più neanche a goderci pienamente lo svago. Nemmeno mi ricordo quand&amp;rsquo;è stata l&amp;rsquo;ultima volta che ho guardato un film, dall&amp;rsquo;inizio alla fine, senza controllare nel frattempo il cellulare.&lt;/p>
&lt;h3 id="impoverimento-delle-relazioni-sociali-vere">Impoverimento delle relazioni sociali &lt;em>vere&lt;/em>&lt;/h3>
&lt;p>Se è vero che i social network ci aiutano a rimanere in contatto anche quando fisicamente sarebbe difficile o impossibile, è anche vero che stanno sostituendo interazioni sociali che impossibili non sarebbero.&lt;/p>
&lt;p>Perché fare lo sforzo di incontrarsi quando si può aprire Facebook per comunicare, o anche solo spiare ciò che fanno gli altri?&lt;/p>
&lt;p>Sui social abbiamo creato surrogati di relazioni che usiamo in sostituzione di quelle reali. Non ho dati alla mano per affermarlo, ma sono convinto che questi due tipi di relazioni non siano equivalenti e che le interazioni virtuali siano meno soddisfacenti.&lt;/p>
&lt;p>Durante la nostra storia evolutiva, abbiamo sviluppato meccanismi affettivi che ci hanno stretto in gruppi. Tali meccanismi sono stati tarati in un mondo in cui le relazioni erano sempre fisiche.&lt;/p>
&lt;p>Come se non bastasse, &lt;strong>anche quando l&amp;rsquo;interazione fisica sopravvive, non sfugge all&amp;rsquo;effetto della dipendenza&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Pensa a quelle volte che eri con gli amici, la famiglia, la ragazza o il ragazzo, i colleghi, e ti sei fermato un attimo per realizzare che eravate tutti in silenzio, ognuno assorto dal proprio smartphone.&lt;/p>
&lt;p>Giusto per fare un esempio, uno degli intervistati in The Social Dilemma è Tim Kendall che è stato direttore della monetizzazione in Facebook e poi presidente in Pinterest. Quindi non esattamente l&amp;rsquo;ultimo arrivato.&lt;/p>
&lt;p>Kendall ammette che il lavoro che portava avanti di giorno lo rendeva vittima nel tempo libero, anche se sapeva cosa succedeva &amp;ldquo;dietro le quinte&amp;rdquo;. Non riusciva a staccarsi dallo smartphone quando invece avrebbe dovuto spendere tempo con la sua famiglia.&lt;/p>
&lt;h2 id="perché-nasce-la-dipendenza">Perché nasce la dipendenza&lt;/h2>
&lt;p>Perché diventiamo dipendenti dai social?&lt;/p>
&lt;p>Risposta breve: &lt;strong>perché sono stati progettati apposta&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Queste piattaforme sono miniere d&amp;rsquo;oro, non per chi li usa, ma per chi li possiede. Non sono diventate così a caso, per un puro scherzo del destino. Non è una dipendenza apparsa spontaneamente stile cocaina. Le foglie di coca non sono state progettate a tavolino con l&amp;rsquo;obiettivo di indurre le persone a drogarsi continuamente.&lt;/p>
&lt;p>Diverso è quando parliamo di aziende multimiliardarie, con dipendenti altamente qualificati che vengono pagati proprio per trovare modi per tenerti sulla piattaforma.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I social network sono ingegnerizzati per essere quello che sono.&lt;/strong> Non sono spuntati in natura da un albero cresciuto accanto a un ruscello in un prato tra girasoli e farfalline. 🌻🦋&lt;/p>
&lt;p>Ogni volta che viene inserita una nuova funzionalità, che viene modificata l&amp;rsquo;interfaccia, o che viene cambiata qualsiasi cosa possa avere effetto sull&amp;rsquo;esperienza utente, i risultati di questo cambiamento vengono misurati. Dopo quella modifica gli utenti spendono più tempo sulla piattaforma? Cliccano più spesso sulle pubblicità?&lt;/p>
&lt;p>Per rispondere a queste domande e scegliere se mantenere un cambiamento, vengono condotti esperimenti chiamati &lt;strong>A/B test&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>In un A/B test si divide la popolazione (gli utenti) in due gruppi: A e B, anche chiamati controllo e trattamento. Il gruppo A continua a vedere l&amp;rsquo;app com&amp;rsquo;era, mentre il gruppo B vede la nuova modifica.&lt;/p>
&lt;p>Si tiene in piedi questa configurazione per un periodo di raccolta dati. Alla fine di questo periodo c&amp;rsquo;è una fase di analisi da cui si evince se il cambiamento ha avuto impatto positivo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/abtest.png" class="d-block">
&lt;img src="images/abtest.png"
alt="A/B test"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Un A/B test&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Se per esempio Instagram decide di modificare il feed e iniziare a mostrarti anche post di profili che non segui, esegue un A/B test per capire se questo cambiamento va a favore dei suoi obiettivi o meno.&lt;/p>
&lt;p>Il gruppo A non noterà nessun cambiamento: continuerà a vedere solo post di profili seguiti. Allo stesso tempo, il gruppo B inizierà a trovare nel suo feed anche post di profili non seguiti.&lt;/p>
&lt;p>Con questo esperimento su utenti reali, Instagram sarà in grado di valutare, in modo scientifico, se gli utenti del gruppo B in media sono rimasti più tempo sulla piattaforma rispetto a quelli del gruppo A.&lt;/p>
&lt;p>Per inciso: questo tipo di sperimentazione non è prerogativa dei social, ma ve la potete aspettare da qualsiasi azienda tecnologica che abbia la capacità di condurla. Anche dalla stessa Netflix che vi propone il documentario.&lt;/p>
&lt;h2 id="disintossicarsi">Disintossicarsi&lt;/h2>
&lt;p>Combattere la dipendenza e disintossicarsi significa riguadagnare ore, attenzione, e benessere. Significa riacquistare la capacità di scegliere consapevolmente cosa fare col proprio tempo, piuttosto che disperderlo senza accorgersene. Significa reimparare a dirigere la nostra attenzione dove ci serve: nello studio, nel lavoro, nelle relazioni con gli altri, e &lt;a href="https://natostupido.com/posts/divertirsi-duro/">persino nello svago&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Probabilmente non pensi di avere bisogno di una ripulita, non credi di essere dipendente. Pochi lo pensano.&lt;/p>
&lt;p>Spesso si ha l&amp;rsquo;illusione di avere il controllo della situazione. Lo dicono anche tanti alcolisti. Ma c&amp;rsquo;è una differenza: l&amp;rsquo;alcolista deve combattere contro una sostanza non senziente, mentre tu contro aziende multimiliardarie che pagano profumatamente i loro ingegneri per tenerti sulle loro piattaforme.&lt;/p>
&lt;p>Chissà chi ha più chance di vincere questa battaglia. 🤔&lt;/p>
&lt;p>Pensate a Tim Kendall citato sopra. Persino lui finiva tra le vittime, benché conoscesse sia le aziende, sia le tecniche impiegate, meglio della quasi totalità degli altri utenti.&lt;/p>
&lt;h3 id="acquisire-consapevolezza">Acquisire consapevolezza&lt;/h3>
&lt;p>Come si dice spesso, prima di poter risolvere un problema bisogna rendersi conto di averlo. Se ancora non sei sicuro del tuo comportamento, puoi analizzare qualche dato e farti un&amp;rsquo;idea di come usi lo smartphone. Ormai esistono strumenti per farlo sia su Android sia su iOS.&lt;/p>
&lt;p>Su Android c&amp;rsquo;è &lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.google.android.apps.wellbeing&amp;amp;hl=it" target="_blank">Benessere Digitale&lt;/a>, di Google stessa. Se non è compatibile col tuo dispositivo puoi provare invece &lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.actiondash.playstore&amp;amp;hl=it" target="_blank">Action Dash&lt;/a>. Io le ho installate entrambe. Lo screenshot di inizio articolo viene da Action Dash.&lt;/p>
&lt;p>Su iOS, invece, tra le impostazioni del dispositivo c&amp;rsquo;è una voce intitolata &lt;a href="https://support.apple.com/it-it/HT208982" target="_blank">Tempo di Utilizzo&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Queste app mostrano una serie di dati sulle proprie abitudini, come per esempio:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Il tempo di utilizzo totale e per app&lt;/li>
&lt;li>Il numero di notifiche totale e per app&lt;/li>
&lt;li>Il numero di volte che il dispositivo viene riattivato/sbloccato&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Dare un&amp;rsquo;occhiata a queste metriche ti aiuta a intuire l&amp;rsquo;impatto che gli smartphone hanno sulla tua vita.&lt;/p>
&lt;h3 id="agire">Agire&lt;/h3>
&lt;p>Dopo essersi convinti a cambiare, si può passare a decidere quanto e come. Ci sono vari livelli di rottura.&lt;/p>
&lt;h4 id="scoraggiare-lutilizzo">Scoraggiare l&amp;rsquo;utilizzo&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>Impostare il telefono in bianco e nero&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Utile se vuoi staccarti dallo smartphone a una certa ora della sera. Uno schermo privo di colori è molto meno attraente.&lt;/p>
&lt;p>Sia Android che iOS danno la possibilità di impostare lo schermo in bianco e nero. Per esempio, Benessere Digitale permette di configurare una fascia oraria in cui ciò avviene automaticamente. Io ho impostato dalle 23:30 alle 7:00.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Nascondere le icone&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;app di Instagram è sulla tua homepage e basta un tap per aprirla? Aggiungi un po&amp;rsquo; di attrito: prendila e buttala lontano.&lt;/p>
&lt;p>Da iOS 14 le applicazioni installate si possono spostare su una schermata a parte, la &lt;a href="https://support.apple.com/it-it/HT211345" target="_blank">libreria app&lt;/a>. Invece su Android alcuni launcher (come &lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.teslacoilsw.launcher&amp;amp;hl=it" target="_blank">quello che uso io&lt;/a>) permettono di nasconderle completamente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Effettuare il logout&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Effettuare il logout, come per il punto precedente, serve per aggiungere attrito. Se ogni volta che apri Twitter devi rifare il login, avrai l&amp;rsquo;occasione di pensare a quello che stai facendo e sarà più facile rompoere l&amp;rsquo;automatismo.&lt;/p>
&lt;p>Se lo fai, ricordati di disabilitare il login veloce che molte di queste app permettono (chissà perché hanno il login veloce… Chissà!).&lt;/p>
&lt;h4 id="limiti-temporanei">Limiti temporanei&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>Limiti alle app&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le stesse applicazioni per controllare quanto usi lo smartphone (&lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.google.android.apps.wellbeing&amp;amp;hl=it" target="_blank">Benessere Digitale&lt;/a>, &lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.actiondash.playstore&amp;amp;hl=it" target="_blank">Action Dash&lt;/a>, &lt;a href="https://support.apple.com/it-it/HT208982" target="_blank">Tempo di Utilizzo&lt;/a>), permettono anche di impostare limiti di utilizzo. Io, per esempio, ho impostato come limiti giornalieri: 15 minuti per Instagram e 15 per Twitter.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/timer-off.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/timer-off.jpg"
alt="Benessere Digitale timer off" width="70%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Quando scade il timer&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>&lt;strong>Limiti nei momenti di concentrazione&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Un&amp;rsquo;altra strategia che utilizzo, consiste nell&amp;rsquo;impostare un timer durante il quale non toccare lo smartphone. Se sto lavorando o studiando, voglio rimanere concentrato su quanto devo fare e non distrarmi per controllare il telefono.&lt;/p>
&lt;p>Oltre a potere usare qualsiasi timer, esistono app che rendono il distacco ancora più semplice. Io uso &lt;a href="https://www.forestapp.cc/" target="_blank">Forest&lt;/a>. Pianto un alberello virtuale che cresce se non uso il telefono o appassisce altrimenti. In più tolgo il telefono dalla circolazione e lo butto dove non posso vederlo: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/forest.jpg" class="d-block">
&lt;img src="images/forest.jpg"
alt="forest app"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Una delle mie forestine&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Un&amp;rsquo;alternativa simile a Forest è la &lt;a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.oneplus.brickmode&amp;amp;hl=it" target="_blank">Zen Mode&lt;/a> per dispositivi OnePlus che blocca totalmente il telefono. Un po&amp;rsquo; estremo per i miei gusti, ma ho un amico che lo usa proprio perché costringe al distacco totale.&lt;/p>
&lt;h4 id="abbandono">Abbandono&lt;/h4>
&lt;p>&lt;strong>Temporaneo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Prenditi una pausa. Almeno una ogni tanto. Disinstalla quell&amp;rsquo;app e fatti una settimana, due settimane, un mese di pausa.&lt;/p>
&lt;p>Forza, non succede niente, la tua &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/FOMO" target="_blank">FOMO&lt;/a> è ingiustificata.&lt;/p>
&lt;p>Un po&amp;rsquo; di detox cerebrale.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;ho consigliato per le notizie &lt;a href="https://natostupido.com/posts/notizie-inutili">in questo articolo&lt;/a> e vale allo stesso modo per i social.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Completo&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Stadio finale: l&amp;rsquo;&lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox/">abbandono totale&lt;/a>. Non credo ci sia molto da spiegare qua.&lt;/p>
&lt;p>Io ho abbandonato Facebook circa 76000 anni fa e mi manca tanto quanto mi manca il gelo invernale di quando vivevo a Torino: zero assoluto.&lt;/p>
&lt;p>Non capisco nemmeno perché si continui a usarlo, visto che ormai puzza di discarica a cielo aperto.&lt;/p>
&lt;h3 id="going-forward">Going forward&lt;/h3>
&lt;p>Tirando le somme: non consiglio di diventare eremiti e vivere senza social, smartphone, e tecnologia. Sono il primo ad amarla. L&amp;rsquo;invito è a iniziare a riflettere sul rapporto che ci intratteniamo.&lt;/p>
&lt;p>In teoria la tecnologia dovrebbe essere uno strumento al servizio di quello che vogliamo fare. In gran parte lo è. Però, come nel caso dei social, uno strumento smette di essere tale se è lui a controllare noi e non viceversa.&lt;/p>
&lt;p>È tempo di riappropriarci del timone.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>PS&lt;br>
Qualche mese dopo questo articolo ho deciso di abbandonare i social e ne ho parlato in una newsletter: &lt;a href="https://natostupido.com/letters/social-detox/">La mia disintossicazione&lt;/a>.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/SFK0oEtuU9eGRuRrPz/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/SFK0oEtuU9eGRuRrPz/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure></content:encoded></item><item><title>Benvenuti in questa newsletter, scuola inefficace, Zettelkasten, e non avere tempo</title><link>https://natostupido.com/letters/benvenuti-newsletter/</link><pubDate>Fri, 02 Oct 2020 09:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/letters/benvenuti-newsletter/</guid><description>Ottobre è iniziato da qualche giorno 🍂 e con ottobre arriva la prima puntata di questa ProtoNewsletter. Introduciamone il senso, visto che è la prima.
L&amp;rsquo;idea di una newsletter mi ha ronzato in testa più di una volta. Avevo anche già provato ad avviarne una, uno o due anni fa, ma mi ero fermato al setup, senza inviare neanche un&amp;rsquo;email.
Ultimamente, però, non ci avevo più riflettuto seriamente, neanche quando ho lanciato il sito due mesi fa.</description><content:encoded>&lt;p>Ottobre è iniziato da qualche giorno 🍂 e con ottobre arriva la prima puntata di questa ProtoNewsletter. Introduciamone il senso, visto che è la prima.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;idea di una newsletter mi ha ronzato in testa più di una volta. Avevo anche già provato ad avviarne una, uno o due anni fa, ma mi ero fermato al setup, senza inviare neanche un&amp;rsquo;email.&lt;br>
Ultimamente, però, non ci avevo più riflettuto seriamente, neanche quando ho lanciato &lt;a href="http://natostupido.com/" target="_blank">il sito&lt;/a> due mesi fa. Ci ho pensato solamente leggendo uno dei commenti a &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=zpQYpeE5gP4" target="_blank">un video&lt;/a> che ho pubblicato di recente, in cui mi si suggeriva proprio qualcosa di simile.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, perché no?&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/xUPGGDNsLvqsBOhuU0/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/xUPGGDNsLvqsBOhuU0/giphy.gif"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h2 id="cosa-aspettarsi-da-questa-newsletter">Cosa aspettarsi da questa newsletter&lt;/h2>
&lt;p>La mia idea è di scrivere email che valga la pena leggere. Quindi vi potete aspettare di riceverne una &lt;strong>solo se ho qualcosa da dire&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Probabilmente ci troverete dentro:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>spunti da libri, podcast, articoli, video o da qualsiasi altra cosa mi abbia colpito di recente&lt;/li>
&lt;li>mie riflessioni e pensieri sparsi&lt;/li>
&lt;li>qualche riferimento gli ultimi contenuti che ho pubblicato, ma mai come unico movente per inviare un&amp;rsquo;email&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Se invece non vi interessa particolarmente leggere, ma solamente sapere quando pubblico qualcosa di nuovo, beh, per quello c&amp;rsquo;è il &lt;a href="https://natostupido.com/index.xml" target="_blank">feed RSS&lt;/a> per il blog, l&amp;rsquo;&lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UC-Vqn2T6AWzc2uN6J6oy4cQ?sub_confirmation=1" target="_blank">iscrizione&lt;/a> per il canale YouTube, l&amp;rsquo;&lt;a href="https://app.tinyletter.com/twitter.com/natostupido/" target="_blank">account Twitter&lt;/a>, e presto pure &lt;a href="https://www.instagram.com/natostupido/" target="_blank">quello Instagram&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Questa prima email, introduzione a parte, può funzionare da esempio di cosa vi potete aspettare.&lt;/p>
&lt;p>Ovviamente mi riservo la libertà di evolverla nel tempo. Aggiungere, togliere, cambiare. C&amp;rsquo;è un motivo se la chiamo ProtoNewsletter. Certamente, però, non diventerà una semplice notifica di pubblicazione, per il banale motivo che a me non interessa.&lt;/p>
&lt;p>Iniziamo.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>In questo periodo sto leggendo &lt;a href="https://amzn.to/2GFgJrg" target="_blank">Homo Deus&lt;/a>, di Yuval Noah Harari. Un libro pieno di idee interessanti e che sto evidenziando come un pazzo. Ne uscirà fuori una montagna di note da infilare nel mio Zettelkasten (di cui parlo sotto).&lt;/p>
&lt;p>Qualche giorno fa leggevo un capitolo in cui si parlava di come modelliamo la realtà tramite la scrittura. In particolare, con la nascita della scrittura abbiamo iniziato a inventare concetti che poi influenzano la realtà oggettiva.&lt;/p>
&lt;p>In uno degli esempi fatti nel libro si esamina l&amp;rsquo;impatto dell&amp;rsquo;introduzione dei voti nel sistema scolastico. 🎓&lt;/p>
&lt;p>Se io misuro un oggetto reale la lunghezza dell&amp;rsquo;oggetto non cambia a seconda di quale unità di misura io scelga. Ma se invece di misurare un oggetto, valuto persone, ecco allora che le unità di misura contano.&lt;/p>
&lt;p>In origine, l&amp;rsquo;obiettivo del sistema scolastico era di aprire la mente degli studenti. Prima dell&amp;rsquo;introduzione dei voti, uno studente universitario prendeva la laurea o no. Non gli veniva attribuito un numero.&lt;/p>
&lt;p>In teoria l&amp;rsquo;obiettivo dovrebbe essere sempre educare e aprire la mente, ma in pratica non è così. Con l&amp;rsquo;introduzione dei voti, in maniera automatica, l&amp;rsquo;obiettivo è diventato quello di fare in modo che gli studenti prendano voti elevati. Ma le abilità richieste per prendere un buon voto non coincidono necessariamente con quelle richieste per arrivare a una vera comprensione della materia. Né tantomeno il voto certifica una maggiore apertura mentale.&lt;/p>
&lt;p>Parlando l&amp;rsquo;altro giorno con un amico proprio di questo discorso, riflettevamo sul fatto che la scuola non ottimizza quasi mai per il vero apprendimento e questo dei voti è solo un esempio. Ci sono anni e anni di ricerche e studi su come favorire la comprensione &lt;strong>vera&lt;/strong> e su come facilitare l&amp;rsquo;educazione, ma sembra che la scuola sia rimasta ferma agli stessi metodi didattici con cui è nata.&lt;/p>
&lt;p>Perché?&lt;/p>
&lt;h2 id="i-miei-ultimi-contenuti">I miei ultimi contenuti&lt;/h2>
&lt;p>In passato sono quasi sempre stato poco metodico nella mia gestione delle &amp;ldquo;note&amp;rdquo;. In sostanza non avevo un vero processo efficace per prenderle e riutilizzarle. Erano soprattutto appunti casuali, magari anche incasellati in categorie/pagine/strutture, ma che spesso restavano fine a se stessi, dimenticati nell&amp;rsquo;archivio di qualche app.&lt;/p>
&lt;p>Tra uno e due mesi fa ho invece scoperto un nuovo sistema per prendere note: lo &lt;strong>Zettelkasten&lt;/strong>. L&amp;rsquo;ho adottato quasi immediatamente. Ne parlo nell&amp;rsquo;ultimo post sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://www.natostupido.com/posts/zettelkasten/" target="_blank">Prendere note efficaci: il metodo Zettelkasten&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>&lt;em>Non ho tempo&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Quante volte ho sentito questa scusa e quante volte l&amp;rsquo;ho utilizzata io stesso. Purtroppo (o per fortuna) non porta da nessuna parte.&lt;/p>
&lt;p>La realtà è che questa scusa maschera solamente un problema di fondo: &lt;strong>la necessità di definire e rispettare le proprie priorità&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>È un insegnamento che ho appreso molto tempo fa e che mi ritrovo ad applicare spesso, soprattutto in questo periodo della mia vita, visto che devo giostrare il mio tempo tra lavoro e progetti personali: blog,
canale, e ora anche newsletter.&lt;/p>
&lt;p>Ho parlato di questa scusa sul blog:&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo/" target="_blank">La scusa del tempo, ovvero illudersi di non aver tempo&lt;/a>&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>e sul canale YouTube:&lt;/p>
&lt;div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;">
&lt;iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Py_S_GcEx3E" style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; border:0;" allowfullscreen title="YouTube Video">&lt;/iframe>
&lt;/div></content:encoded></item><item><title>Prendere note efficaci: il metodo Zettelkasten</title><link>https://natostupido.com/posts/zettelkasten/</link><pubDate>Tue, 22 Sep 2020 14:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/zettelkasten/</guid><description>Un sistema di Personal Knowledge Management che aiuta a stimolare la comprensione, ricordare i contenuti che consumi, e produrne di tuoi. Questi i motivi principali che mi hanno spinto ad adottare lo Zettelkasten.</description><content:encoded>&lt;p>Io sono un &lt;strong>consumatore sfrenato&lt;/strong> di contenuti. Leggo libri e articoli, ascolto podcast, seguo corsi, guardo video.&lt;/p>
&lt;p>Molto spesso però mi sono sentito inefficiente: sembra sempre che mi rimanga poco in testa di tutto quello che consumo. Vorrei che il tempo speso sia un investimento e non uno spreco. Mi piacerebbe cioè che mi resti qualcosa: insegnamenti, idee, nuovi modi di vedere il mondo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Dove sto sbagliando? Come posso ricordare di più?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Una delle tecniche che ho scoperto per ricordare e imparare meglio consiste nel prendere note efficaci. In più mi aiuta anche a creare contenuti miei.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-mio-disastroso-passato-con-le-note">Il mio disastroso passato con le note&lt;/h2>
&lt;p>Per gran parte della mia vita non ho avuto un vero sistema per gestire le mie note.&lt;/p>
&lt;p>Nel periodo scolastico e universitario prendevo pochissimi appunti che, per giunta, di solito erano di qualità pessima. Per il resto scrivevo qualche nota qua e là ed evidenziavo blandamente i libri che leggevo.&lt;/p>
&lt;p>Questo processo, se così si può chiamare, assomigliava più a un accumulo disordinato, che non a un sistema di gestione efficace: rimaneva tutto in archivio senza che lo rivisitassi mai. Appunti ed evidenziazioni non mi aiutavano né a imparare né a produrre qualcosa di mio.&lt;/p>
&lt;h1 id="zettelkasten">Zettelkasten&lt;/h1>
&lt;p>Qualche tempo fa gironzolavo su YouTube e mi sono imbattuto in &lt;a href="https://www.youtube.com/user/shu12081995" target="_blank">un canale&lt;/a> che, tra le altre cose, parlava di un metodo dallo strano nome, &lt;em>Zettelkasten&lt;/em>, che non avevo mai sentito nominare.&lt;/p>
&lt;p>Come succede spesso quando si scopre qualcosa di nuovo, ho &lt;a href="https://www.healthline.com/health/baader-meinhof-phenomenon" target="_blank">iniziato a ritrovarmelo ovunque&lt;/a>: in particoalre tra i link in una newsletter a cui sono iscritto e in un podcast che seguo. Alla fine mi sono sentito in dovere di informarmi e poi di adottarlo.&lt;/p>
&lt;p>Non sono sicuro di avere afferrato la tecnica &lt;em>ortodossa&lt;/em> alla perfezione, ma provo a raccontare quello che ho capito e che ho iniziato a implementare.&lt;/p>
&lt;p>Lo Zettelkasten è un sistema di &lt;em>Personal Knowledge Management&lt;/em> (gestione della conoscenza personale) che fu largamente usato dal sociologo Niklas Luhmann vissuto nel secolo scorso.&lt;/p>
&lt;p>Si tende ad attribuire la prolificità di Luhmann proprio a questo sistema, dato che egli scrisse decine di libri e centinaia di articoli. Io però preferisco rimanere prudente e non do per scontato che ci sia stato un rapporto di causa-effetto tra Zettelkasten e prolificità, sia perché un campione di una persona non è statisticamente significativo, sia per paura di cadere nel &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=3TPt3W9OcOc" target="_blank">bias del sopravvissuto&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>In ogni caso sono convinto che lo Zettelkasten abbia aiutato Luhmann e possa aiutare chi lo adotta, altrimenti non perderei tempo a scrivere questo articolo. 👀&lt;/p>
&lt;p>Il nome del metodo, &lt;em>Zettelkasten&lt;/em>, è una parola tedesca che dovrebbe significare schedario, dal posto fisico in cui venivano conservate le note, dato che a quei tempi ancora la magia digitale non c&amp;rsquo;era.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-sistema">Il sistema&lt;/h3>
&lt;p>Nello Zettelkasten esistono tre tipi di note: &lt;em>fleeting&lt;/em>, &lt;em>literature&lt;/em>, e &lt;em>permanent&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Le note transitorie&lt;/strong> (&lt;em>fleeting&lt;/em>) sono note &lt;strong>veloci&lt;/strong>. Il loro scopo è di catturare le idee che abbiamo in testa nel minor tempo possibile. I pensieri sono effimeri e quindi, se ne vogliamo ricordare uno è bene metterlo nero su bianco. A tutti è capitato di avere un&amp;rsquo;idea &lt;em>geniale&lt;/em> e di scordarsela dopo pochi attimi.&lt;/p>
&lt;p>Sono note &lt;strong>non strutturate&lt;/strong>: l&amp;rsquo;unica cosa importante è che siano comprensibili a sufficienza per quando il nostro &lt;em>sé futuro&lt;/em> le revisionerà.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Le note &amp;ldquo;letterarie&amp;rdquo;&lt;/strong> (&lt;em>literature&lt;/em>) sono note prese a partire da contenuti: libri, corsi, podcast, articoli, video… Sono note brevi, che contengono la fonte da cui derivano, e riassumono passaggi che ci colpiscono e riteniamo meritevoli di essere ricordati.&lt;/p>
&lt;p>Ogni riassunto deve essere una rielaborazione a parole proprie del passaggio in questione e quindi &lt;strong>non un semplice copia-incolla&lt;/strong>. Questo perché per poter riformulare un&amp;rsquo;idea bisogna prima averla capita e quindi tale processo stimola comprensione e apprendimento.&lt;/p>
&lt;p>Decisamente molto diverso da quello che si fa abitualmente (e che tendevo a fare anche io), cioè limitarsi a sottolineare, evidenziare, copiare.&lt;/p>
&lt;p>Dal processo di revisione di &lt;em>fleeting&lt;/em> e &lt;em>literature&lt;/em> nascono le note permanenti.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/process.png" class="d-block">
&lt;img src="images/process.png"
alt="Processo Zettelkasten"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Il processo di revisione&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;p>Le &lt;strong>note permanenti&lt;/strong> (&lt;em>permanent&lt;/em>), anche conosciute come &lt;em>evergreen notes&lt;/em> (note sempreverdi), sono paragonabili a concetti nella memoria a lungo termine. Lo Zettelkasten che, al suo cuore, non è altro che l&amp;rsquo;archivio delle note permanenti, rappresenta quindi un &lt;em>secondo cervello&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;obiettivo del processo di revisione, schematizzato sopra, è di consolidare concetti e idee ognuno in una singola nota, che dovrebbe risultare &lt;em>atomica&lt;/em> ⚛. Dovrebbe, cioè, trattare un unico concetto.&lt;/p>
&lt;p>Piuttosto che creare lunghe note contenenti più idee, il metodo Zettelkasten invita a spezzarle in note più piccole e focalizzate.&lt;/p>
&lt;p>Come per le &lt;em>literature&lt;/em> è importante che le note permanenti siano espresse a parole proprie. Ciò dovrebbe venire automatico se le note letterarie sono state scritte con cura.&lt;/p>
&lt;p>Per ogni &lt;em>permanent&lt;/em> poi bisogna:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Riflettere su come si connette al resto delle nostre conoscenze, idee, note e creare questi collegamenti (per esempio con un link o un riferimento)&lt;/li>
&lt;li>Aggiungere delle etichette (tag) che devono servire non tanto per categorizzare la nota, ma per rendere più facile ritrovarla quando serve&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Per fare un paragone: io penso a ogni nota permanente come se fosse un piccolo articoletto sull&amp;rsquo;idea descritta.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/note.png" class="d-block">
&lt;img src="images/note.png"
alt="Esempio note Obsidian"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>&lt;figcaption class="figure-caption text-center">
&lt;p>Due mie note a titolo di esempio. Invece che creare una singola nota con tutte le informazioni sullo Zettelkasten, ne ho creata una per il metodo e una per ogni componente del sistema, tipo quella sulle Permanent Notes&lt;/p>
&lt;/figcaption>
&lt;/figure>
&lt;h3 id="i-benefici">I benefici&lt;/h3>
&lt;p>Tre tipi di note, un processo revisione, sintesi e rielaborazioni&amp;hellip; Quali sono i benefici di un sistema così laborioso?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Primo beneficio&lt;/strong>: aiuta a ricordare e imparare.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>Rielaborare a parole proprie richiede di aver capito il concetto ed è un modo per impegnare &lt;strong>attivamente&lt;/strong> il cervello. È proprio lo sforzo attivo che ci aiuta a ricordare.&lt;/li>
&lt;li>Riflettere cercando e creando collegamenti tra idee le consolida e approfondisce la comprensione.&lt;/li>
&lt;li>Permette di creare un &lt;em>secondo cervello&lt;/em>, lo Zettelkasten, che si può rivisitare quando si vuole, per esempio utilizzando ogni nota permanente come una specie di &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Flashcard" target="_blank">flashcard&lt;/a>.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>&lt;strong>Secondo beneficio&lt;/strong>: favorisce la produzione di contenuti propri.&lt;/p>
&lt;p>Più lo Zettelkasten cresce e più diventa semplice creare contenuti. Ogni nota è come un piccolo articoletto interconnesso con altri articoletti.&lt;/p>
&lt;p>Quando vorrò scrivere un nuovo post non dovrò combattere col foglio bianco, ma potrò visitare il mio archivio, scegliere alcune note, seguire le connessioni, e ritrovarmi una base già pronta da cui partire.&lt;/p>
&lt;p>E, come bonus, produrre contenuti aiuta anche a chiarirsi ulteriormente le idee e imparare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Terzo beneficio&lt;/strong>: stimola la creatività.&lt;/p>
&lt;p>Il processo di scrittura delle note permanenti spinge a trovare connessioni tra le idee. Più lo si fa e più diventa facile vedere nessi tra concetti che a prima vista sembrano appartenere a domini separati.&lt;/p>
&lt;p>Ed è proprio quando si mettono in relazione idee diverse che nasce qualcosa di nuovo: l&amp;rsquo;originalità non è altro che la capacità di trovare nuovi modi di legare concetti preesistenti.&lt;/p>
&lt;h1 id="in-conclusione">In conclusione&lt;/h1>
&lt;p>Questo articolo è il risultato di quello che ho capito sullo Zettelkasten e descrive il processo che sto utilizzando ormai da un po&amp;rsquo;. Non ho idea se sia esatto o strettamente ortodosso, ma personalmente lo trovo interessante, stimolante, e utile.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Fun fact&lt;/em>: per scrivere questo articolo sullo Zettelkasten sono partito dalle prime note che sono entrate nel mio Zettelkasten, cioè proprio le note sullo Zettelkasten. &lt;code>#meta&lt;/code>&lt;/p>
&lt;blockquote class="twitter-tweet" data-dnt="true">&lt;p lang="it" dir="ltr">Tempo fa ho preso note su come prendere note, che ora uso mentre scrivo note per il prossimo articolo su come prendere note.&lt;a href="https://twitter.com/hashtag/meta?src=hash&amp;amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#meta&lt;/a>&lt;/p>&amp;mdash; Nato Stupido (@natostupido) &lt;a href="https://twitter.com/natostupido/status/1307376704952860675?ref_src=twsrc%5Etfw">September 19, 2020&lt;/a>&lt;/blockquote>
&lt;script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8">&lt;/script>
&lt;p>Happy note taking, my friends.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/dQpUkK59l5Imxsh8jN/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/dQpUkK59l5Imxsh8jN/giphy.gif"
alt="taking notes"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h1 id="risorse">Risorse&lt;/h1>
&lt;p>Qualche link per approfondire l&amp;rsquo;argomento:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://natostupido.com/posts/processo-app-note">Come prendo note col metodo Zettelkasten: processo e app&lt;/a> - (Articolo) il mio processo per intero&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=rOSZOCoqOo8" target="_blank">Zettelkasten Note-Taking Method: Simply Explained&lt;/a> - (Video) breve spiegazione del metodo&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://aliabdaal.com/how-to-build-a-second-brain-271393/" target="_blank">How to Build a Second Brain&lt;/a> - (Newsletter) episodio in cui si parla di Personal Knowledge Management&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.relay.fm/cortex/105" target="_blank">#105: Atomic Notes&lt;/a> - (Podcast) episodio di Cortex in cui si parla anche di Zettelkasten&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.lesswrong.com/posts/NfdHG6oHBJ8Qxc26s/the-zettelkasten-method-1" target="_blank">The Zettelkasten Method&lt;/a> - (Articolo) un&amp;rsquo;altra descrizione, abbastanza approfondita&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://zettelkasten.de" target="_blank">Zettelkasten.de&lt;/a> - (Blog) una miriade di articoli sullo Zettelkasten e argomenti connessi&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>La scusa del tempo, ovvero illudersi di non aver tempo</title><link>https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo/</link><pubDate>Mon, 14 Sep 2020 20:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/scusa-del-tempo/</guid><description>Vorremmo fare tante cose. Abbiamo progetti, desideri, obiettivi. Però il tempo non basta mai. E se stessimo guardando dalla prospettiva sbagliata e il problema non fosse il tempo?</description><content:encoded>&lt;p>Sei una persona impegnata. Mooolto impegnata.&lt;/p>
&lt;p>Vorresti fare tante cose. Hai dei progetti in mente. Purtroppo ti manca il tempo. Dannato tempo, non basta mai. Perché è così poco?&lt;/p>
&lt;p>Comunque&amp;hellip; è il 3 febbraio, fuori 0°C, tu in casa a farti la doccia. A un certo punto senti un rumore, ma va beh — pensi — sicuramente può aspettare. L&amp;rsquo;acqua è calda. Relax.&lt;/p>
&lt;p>Eccetto che diventa fredda. Di botto. Girare il rubinetto non aiuta. Ti tocca uscire dalla doccia, con la sensazione spiacevole dell&amp;rsquo;acqua gelida che ha distrutto qualsiasi parvenza di comfort stessi provando.&lt;/p>
&lt;p>Vai a controllare la caldaia e trovi un disastro. Il tubo è scoppiato e c&amp;rsquo;è acqua dappertutto.&lt;/p>
&lt;p>Supponiamo ti dicessi che la riparazione, al di là dei soldi, ti costerà 7 ore della tua settimana. Che faresti? Troveresti il tempo per l&amp;rsquo;idraulico?&lt;/p>
&lt;p>Beh, questo è &lt;em>più o meno&lt;/em> l&amp;rsquo;esempio di Laura Vanderkam in questo &lt;a href="https://www.ted.com/talks/laura_vanderkam_how_to_gain_control_of_your_free_time" target="_blank">TED talk&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;h1 id="tempo-e-priorità">Tempo e priorità&lt;/h1>
&lt;p>Un concetto in cui mi sono imbattuto molto tempo fa e che mi è rimasto impresso è la relazione tra tempo e priorità. A me piace chiamarla &lt;em>la scusa del tempo&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;em>Non ho tempo&lt;/em>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>L&amp;rsquo;esempio romanzato di prima può essere esteso a mille altri casi e dimostra che sappiamo trovare tempo, quando serve.&lt;/p>
&lt;p>Quando diamo la colpa alla mancanza di tempo è probabile che stiamo mentendo. Quasi mai il vero problema è il tempo. Il vero problema sono le &lt;strong>priorità&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Quando qualcuno mi dice &lt;em>&amp;ldquo;Non ho tempo&amp;rdquo;&lt;/em> io sento invece &lt;em>&amp;ldquo;Questa non è una mia priorità&amp;rdquo;&lt;/em>. Riformulare la scusa in questo modo aiuta a mettere le cose in prospettiva. Provaci.&lt;/p>
&lt;p>È diverso dire…&lt;br>
&lt;em>Non lavoro sui miei progetti personali perché non ho tempo&lt;/em>&lt;br>
oppure…&lt;br>
&lt;em>Non lavoro sui miei progetti personali perché non sono una mia priorità&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>È diverso dire…&lt;br>
&lt;em>Non faccio esercizio fisico perché non ho tempo&lt;/em>&lt;br>
oppure…&lt;br>
&lt;em>Non faccio esercizio fisico perché non è una mia priorità&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>È diverso dire…&lt;br>
&lt;em>Non leggo perché non ho tempo&lt;/em>&lt;br>
oppure…&lt;br>
&lt;em>Non leggo perché non è una mia priorità&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Questo semplice cambio di prospettiva ti porta a un cambio di mentalità.&lt;/strong> Dire e pensare che sia un problema di tempo ti giustifica e deresponsabilizza. Non avere tempo sembra qualcosa al di fuori del tuo controllo e a cui non puoi rimediare, come fossi una vittima impotente.&lt;/p>
&lt;p>Dire e pensare che sia un problema di priorità riporta la questione nella sfera delle cose che puoi controllare. Ti addossa la responsabilità di agire per cambiare lo status quo. Tocca a te valutare quali siano le tue priorità e organizzarti di conseguenza.&lt;/p>
&lt;h1 id="la-posta-in-gioco">La posta in gioco&lt;/h1>
&lt;p>La scusa del tempo &lt;strong>funziona&lt;/strong>, quantomeno per illudersi e sentirsi meglio con se stessi. Resta però che non assumerti la responsabilità del tuo tempo ti porta a sprecarlo e a tralasciare la &lt;em>cura del tuo progetto di vita&lt;/em>, detto con un&amp;rsquo;espressione che rubo da &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UCaM-zH6ji5kWncFMaBBc7Yg" target="_blank">Wesa&lt;/a>.&lt;/p>
&lt;p>Passiamo le giornate trascinati dagli eventi e dalle priorità di altri, siano essi persone, il lavoro, o aziende che cercano di succhiare la nostra attenzione (leggi: &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social">social&lt;/a>, &lt;a href="https://natostupido.com/posts/notizie-inutili">notizie&lt;/a>, intrattenimento). In qualche modo, riusciamo sempre a trovare il tempo per queste cose. Mi viene da chiedermi come ci siamo convinti a rispettare le priorità degli altri più delle nostre.&lt;/p>
&lt;p>La posta in gioco è la vita. Perché una vita degna di essere vissuta non è altro che la scelta continua e consapevole di come passare il proprio tempo limitato.&lt;/p>
&lt;p>Ho le mie opinioni su cosa sia o non sia una buona priorità, e non mancherà occasione per parlarne, ma sono fermamente convinto che tocchi a ognuno definire le sue. Il punto non è dirti che priorità avere. Il punto è capire che è tua responsabilità stabilirle e fare in modo di vivere di conseguenza.&lt;/p>
&lt;p>Ce l&amp;rsquo;hai, il tempo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/WUUt2ujWlssvUenOuf/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/WUUt2ujWlssvUenOuf/giphy.gif"
alt="tempo"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h1 id="risorse">Risorse&lt;/h1>
&lt;ul>
&lt;li>Il &lt;a href="https://www.youtube.com/channel/UCaM-zH6ji5kWncFMaBBc7Yg" target="_blank">canale&lt;/a> e il &lt;a href="https://anchor.fm/wesapodcast" target="_blank">podcast&lt;/a> di Wesa (Riccardo Vessa), in particolare &lt;a href="https://anchor.fm/wesapodcast/episodes/Lappuntamento-con-te-stesso-egnjub/a-a2mq78u" target="_blank">questo episodio&lt;/a> - se vi interessa ascoltare un grande sostenitore della necessità di farsi un proprio percorso&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.ted.com/talks/laura_vanderkam_how_to_gain_control_of_your_free_time" target="_blank">How to gain control of your free time&lt;/a> - (Video) forse il talk che mi ha introdotto all&amp;rsquo;idea che fosse un problema di priorità più che di tempo&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/2FwCqcu" target="_blank">Riconquista il tuo tempo&lt;/a> - (Libro) tecniche pratiche&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Perché fallisci i piani a lungo termine</title><link>https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato/</link><pubDate>Fri, 28 Aug 2020 21:10:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/lungo-termine-feedback-immediato/</guid><description>Tutti abbiamo obiettivi o almeno un’idea della direzione in cui vogliamo andare. Sappiamo anche cosa dovremmo fare per andare in questa direzione. Eppure ci viene così difficile: perché?</description><content:encoded>&lt;p>Cosa vuoi della tua vita? Come definisci il successo per te stesso? Quali sono i rimpianti che non vuoi avere?&lt;br>
In sintesi: quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine?&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Anche se la maggior parte di noi non ci pensa mai o quasi, ognuno ha un&amp;rsquo;idea, almeno vaga, della direzione in cui vuole andare. A tutti è capitato di pensare a buone abitudini da acquisire, cattive abitudini da perdere, buoni propositi per il nuovo anno, desideri, aspettative, speranze.&lt;/p>
&lt;p>Cose del tipo:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>🏋️‍♂️ Stare in forma mangiando bene e facendo attività fisica&lt;/li>
&lt;li>🏗 Lanciare e mantenere un progetto: un blog, un podcast, un servizio…&lt;/li>
&lt;li>💰 Risparmiare e investire per il futuro&lt;/li>
&lt;li>📚 Migliorare se stessi e crescere: leggere di più, imparare uno strumento musicale, allenare il pensiero critico…&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Piani a lungo termine, che non si risolvono certo nel giro di qualche giorno.&lt;/p>
&lt;h1 id="perché-falliamo">Perché falliamo&lt;/h1>
&lt;p>La maggior parte delle volte, tutti questi propositi e idee rimangono nel regno del non fatto, nel mare infinito delle possibilità non colte, delle strade non percorse.&lt;/p>
&lt;p>Ci sono diversi motivi per cui è difficile rimanere costanti, ma oggi ne voglio esaminare uno in particolare, su cui mi ha fatto riflettere questo frammento di &lt;a href="https://amzn.to/2Ys50lV" target="_blank">Nudge. La spinta gentile&lt;/a>:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Il secondo problema che contribuisce a un eccesso di inquinamento è la mancanza di un feedback adeguato sulle conseguenze ambientali delle azioni individuali. È difficile che il singolo si accorga dell’inquinamento idrico o atmosferico provocato dalle sue scelte di consumo, e men che mai su base continuativa.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>In questa parte del libro, Thaler e Sunstein, espongono alcune motivazioni alla radice del problema dell&amp;rsquo;inquinamento. Nel pezzo citato spiegano che l&amp;rsquo;inquinamento non ha effetti immediati per l&amp;rsquo;individuo, il quale non ha quindi un incentivo diretto per comportarsi in modo da ridurlo.&lt;/p>
&lt;p>Allo stesso modo, i nostri obiettivi a lungo termine non ci forniscono un feedback veloce e, come per l&amp;rsquo;inquinamento, ci allontaniamo dalla strada che consideriamo &lt;em>giusta&lt;/em>. Questo comportamento sarebbe molto strano se fossimo esseri puramente razionali, ma non lo siamo e quindi diventa facile da comprendere se pensiamo al contesto entro il quale si è evoluto il cervello umano.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/o37e1VlwzOvFS/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/o37e1VlwzOvFS/giphy.gif"
alt="evoluzione"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Per gran parte della nostra storia evolutiva la priorità è stata sopravvivere, che significava trovare cibo ed evitare di farsi ammazzare. Vivendo nel Paleolitico in mezzo ad animali feroci non ti preoccupi di pianificare obiettivi a lungo termine, quando sei impegnato a cacciare, raccogliere frutta, e scappare dei leoni. 🦁&lt;/p>
&lt;p>Quindi, una buona parte del cervello, spesso chiamata &lt;em>cervello da lucertola&lt;/em>, è stata plasmata per agire in risposta ai feedback nel breve termine: cerca di farci scappare da ciò che provoca dolore (fisico o mentale), e di farci avvicinare a tutto ciò che procura piacere (fisico o mentale).&lt;/p>
&lt;p>In questo contesto diventa ovvio che l&amp;rsquo;assenza di un feedback a breve termine ci scoraggi dal lavorare verso un obiettivo a lungo termine. Lavorare è faticoso (&lt;em>dolore&lt;/em> reale e immediato) e il raggiungimento dell&amp;rsquo;obiettivo è distante (&lt;em>piacere&lt;/em> astratto e lontano). La motivazione se ne va a farsi benedire.&lt;/p>
&lt;p>Detta in altri termini, con la metafora &amp;ldquo;matematica&amp;rdquo; di Nick Winter in &lt;a href="https://amzn.to/32qeqQ8" target="_blank">The Motivation Hacker&lt;/a>, la motivazione è inversamente proporzionale al ritardo nel conseguimento dei risultati e quindi della soddisfazione associata.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="images/formula.png" class="d-block">
&lt;img src="images/formula.png" width="80%"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>I fattori a numeratore (&lt;em>Aspettativa&lt;/em> e &lt;em>Valore&lt;/em>) aumentano la motivazione, mentre i fattori e denominatore (&lt;em>Impulsività&lt;/em> e &lt;em>Ritardo&lt;/em>) la diminuiscono. Il ritardo è, appunto, a denominatore.&lt;/p>
&lt;p>Come notano gli autori sempre in &lt;a href="https://amzn.to/2Ys50lV" target="_blank">Nudge&lt;/a>:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>È raro che i processi a lungo termine forniscano un buon feedback: qualcuno potrebbe mangiare per anni alimenti ad alto contenuto di grassi senza mostrare particolari sintomi, e poi essere stroncato improvvisamente da un attacco di cuore.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Mangiare è un piacere a breve termine, mentre rimanere in buona salute è un processo a lungo termine che non ha un piacere evidente associato.&lt;/p>
&lt;p>Affrontare obiettivi di questo tipo senza una strategia significa fare appello al nostro &lt;em>sottosviluppato&lt;/em> cervello razionale che sa qual è la cosa giusta da fare. Ciò richiede attenzione e forza di volontà continue, per contrastare il nostro &lt;em>molto-più-sviluppato&lt;/em> cervello istintivo che dirige la gran parte delle nostre azioni. Il cervello primitivo preferisce mangiare e non gliene frega assolutamente nulla di astenersi per l&amp;rsquo;astratto obiettivo di rimanere in salute.&lt;/p>
&lt;h1 id="come-rimediare">Come rimediare&lt;/h1>
&lt;p>Piuttosto che affidarci al 100% al cervello razionale, dobbiamo provare a sfruttare quello istintivo e, per farlo, bisogna portare del feedback nel breve termine. Vogliamo che la lucertola 🦎, guidata dal feedback immediato, rimanga sulla strada che la nostra parte razionale desidera perseguire, verso l&amp;rsquo;obiettivo a cui aspiriamo.&lt;/p>
&lt;p>Avere un feedback immediato significa non dovere aspettare il completamento dell&amp;rsquo;obiettivo lontano per ricevere piacere e/o soddisfazione, per cui il &lt;em>Ritardo&lt;/em> che accennavamo sopra verrà ridotto e la motivazione aumenterà.&lt;/p>
&lt;p>Per fare ciò, in The Motivation Hacker viene proposta la tecnica delle spirali di successo 🌀. Una spirale di successo è una catena di piccole vittorie che ci aiuta a creare slancio e motivazione. Un successo è un feedback positivo che rinforza il comportamento che l&amp;rsquo;ha prodotto.&lt;/p>
&lt;p>Per creare una spirale bisogna partire con obiettivi molto piccoli e quasi banali da raggiungere.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Fare 10 minuti di attività fisica al giorno&lt;/li>
&lt;li>Scrivere ogni giorno un piccolo frammento per un potenziale articolo&lt;/li>
&lt;li>Risparmiare 20€ a settimana&lt;/li>
&lt;li>Praticare la chitarra 15 minuti al giorno&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Dopo di che, ogni volta che si completa un obiettivo, bisogna tracciare il progresso.&lt;br>
Si può usare uno strumento qualsiasi: carta e penna, fogli di calcolo, applicazioni di task management, sistemi di tracking di abitudini, etc. L&amp;rsquo;importante è che:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>sia contemplato l&amp;rsquo;atto del &amp;ldquo;completare&amp;rdquo; l&amp;rsquo;obiettivo: come per esempio mettere una spunta e marcarlo come &lt;em>fatto&lt;/em>&lt;/li>
&lt;li>il progresso sia visibile: come per esempio attraverso un grafico o un sistema di punti&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Raggiungere l&amp;rsquo;obiettivo + osservare il progresso significa regalare alla lucertola nel cervello un po&amp;rsquo; di soddisfazione (piacere) a breve termine.&lt;br>
Più aumentano i successi, più diventa facile mettersi al lavoro. Poi, a poco a poco, col tempo, gli obiettivi possono diventare più ambiziosi, senza però eccedere mai.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>💡 Suggerimento&lt;/p>
&lt;p>È consigliabile strutturare gli obiettivi in modo che siano focalizzati sull&amp;rsquo;input piuttosto che sull&amp;rsquo;output, cioè obiettivi di impegno invece che di risultato.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>❌ No: avere 50 visitatori a settimana sul blog&lt;/li>
&lt;li>✅ Sì: scrivere almeno 15 minuti al giorno&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Il beneficio è che il raggiungimento di un obiettivo di questo tipo dipende unicamente da noi e non da fattori esterni.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Fai felice la tua lucertola.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://media.giphy.com/media/9Pi3zBrQIOM4971kuc/giphy.gif" class="d-block">
&lt;img src="https://media.giphy.com/media/9Pi3zBrQIOM4971kuc/giphy.gif"
alt="lucertola"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;h1 id="risorse">Risorse&lt;/h1>
&lt;p>Alcune risorse citate e altre connesse:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/2Ys50lV" target="_blank">Nudge&lt;/a> - (Libro) strategie per migliorare le scelte che facciamo&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/32qeqQ8" target="_blank">The Motivation Hacker&lt;/a> - (Libro) tecniche per avere più motivazione&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/2FY7Zwj" target="_blank">Little Bets&lt;/a> - (Libro) come da piccoli esperimenti possono nascere grandi cambiamenti&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn/home/welcome" target="_blank">Learning How to Learn&lt;/a> - (Corso) in particolare la settimana sulla procrastinazione&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://todoist.com/it" target="_blank">Todoist&lt;/a> - (App) task manager con sistema di punti integrato&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://habitica.com/" target="_blank">Habitica&lt;/a> - (App) tracking di abitudini gamificato&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item><item><title>Perché non seguo le notizie (e perché dovresti smettere anche tu)</title><link>https://natostupido.com/posts/notizie-inutili/</link><pubDate>Sat, 22 Aug 2020 11:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/notizie-inutili/</guid><description>Io non seguo le notizie. E ci sono buone ragioni per cui faresti meglio a smettere anche tu.</description><content:encoded>&lt;p>Io non seguo le notizie. È noioso, inutile, e dannoso.&lt;/p>
&lt;p>Ho provato a iniziare, più di una volta. Non è durato.&lt;/p>
&lt;p>Questa scelta ti sembra assurda? Irresponsabile? Sacrilega? Lo pensano in molti, lo so per esperienza.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>O mio dio, non segui le notizie! Disgraziato, ma non hai nessun senso civico?!?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Nell&amp;rsquo;epoca che stiamo vivendo, &lt;strong>una delle risorse più preziose che possediamo è la nostra attenzione&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Per rendersene conto, basta pensare a tutte quelle aziende che ci hanno basato sopra il loro successo. Prodotti di enorme popolarità come &lt;a href="https://natostupido.com/posts/dipendenza-social/">social network&lt;/a> e piattaforme di intrattenimento — Instagram, Twitter, YouTube, Twitch, Netflix — non sono altro che macchine attira-attenzione.&lt;/p>
&lt;p>Ma oltre che economicamente, &lt;strong>l&amp;rsquo;attenzione è preziosa anche dal punto di vista dello sviluppo personale&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Internet ci ha regalato l&amp;rsquo;accesso sconfinato all&amp;rsquo;informazione. Puoi navigare, tramite quegli apparecchi magici che ti ritrovi sulla scrivania o nella tasca, nell&amp;rsquo;oceano dello scibile umano (e non).&lt;/p>
&lt;p>Mai, prima d&amp;rsquo;ora, avresti potuto curare la tua &lt;em>dieta di informazioni&lt;/em> come puoi fare oggi. E scegliere ciò a cui presti attenzione significa scegliere chi diventi, siccome ciò che siamo dipende da ciò che ingurgitiamo.&lt;/p>
&lt;p>In un panorama di questo tipo, per quale malsano motivo dovresti sprecare la tua attenzione per rincorrere le notizie?&lt;/p>
&lt;h1 id="clickbait">Clickbait&lt;/h1>
&lt;p>La stampa era ben allenata a creare un flusso infinito di contenuti già prima che internet esistesse. Ora, con l&amp;rsquo;aumento della competizione per l&amp;rsquo;attenzione del pubblico, la situazione è solo peggiorata.&lt;/p>
&lt;p>Le notizie vengono sfornate a velocità sempre più elevata e sono artificialmente rese &lt;em>attraenti&lt;/em> per convincere le persone a condividere e cliccare. Il giornale guadagna solo se lo visiti e quindi deve fare in modo di tirarti fuori dal social di turno.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Il risultato è un&amp;rsquo;enorme quantità di merda sotto forma di articoli vuoti, titoli clickbait, e pure e semplici falsità.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>E ci sono esposto perfino io che non seguo le notizie. A causa di condivisioni e ricondivisioni di amici, mi capita di imbattermi in articoli dal titolo sensazionalista, che poi scopro essere parzialmente o totalmente fuorviante. E questo succede non solo in &lt;em>giornalettinodelquartierino.it&lt;/em>, ma anche in testate storicamente ritenute affidabili.&lt;/p>
&lt;p>Ogni tanto mi stupisco ancora di quanto in basso sia caduta una buona fetta del giornalismo moderno.&lt;/p>
&lt;p>Sono sicuro che qualsiasi persona ragionevole non troverà alcuna difficoltà nel condannare questo fenomeno. D&amp;rsquo;altronde non è altro che una presa in giro e ancora devo conoscere qualcuno a cui piaccia essere preso in giro.&lt;/p>
&lt;h1 id="inutile-e-deleterio">Inutile e deleterio&lt;/h1>
&lt;p>Se anche ci fermassimo qua, il ritratto della situazione sarebbe già penoso come l&amp;rsquo;abbiamo descritto. Però, potresti ancora vivere nell&amp;rsquo;illusione che seguire le notizie sia un male necessario. Del resto &lt;em>devi&lt;/em> essere un cittadino informato, quindi &lt;em>devi&lt;/em> sopportare la navigazione giornaliera in questo mare di merda. Giusto?&lt;/p>
&lt;p>S B A G L I A T O&lt;/p>
&lt;p>Che cappero significa essere &amp;ldquo;cittadini informati&amp;rdquo;?&lt;/p>
&lt;p>Significa forse ascoltare ogni inutile dichiarazione e commento a opera dei nostri &lt;em>cari&lt;/em> politici?&lt;br>
O magari sorbirsi ogni giorno una o più tragedie diverse, private o pubbliche che siano?&lt;br>
O significa leggere interpretazioni grossolane di argomenti tecnici di cui il giornalista non ha capito un tubo?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Essere cittadini informati significa scegliere di riempirsi la testa di queste storie, al più inutili e al peggio dannose, giorno dopo giorno?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>No, grazie.&lt;/p>
&lt;p>La gran parte delle notizie è inutile perché non ha nessun effetto sulla tua vita, né ti fornisce informazioni su cui puoi agire o avere influenza. Una buona parte è anche dannosa perché stimola sentimenti negativi come rabbia, &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=Hkl5BX2c1sc" target="_blank">orrore&lt;/a>, e frustrazione. Le notizie positive sono rare. Non perché il mondo sia completamente malvagio, ma perché &lt;strong>le notizie positive non vendono&lt;/strong>. Ci interessano poco e niente.&lt;/p>
&lt;p>Quindi, stare appresso alle notizie significa peggiorare attivamente la qualità della tua vita e sprecare tempo prezioso che potresti investire in mille modi migliori.&lt;/p>
&lt;h1 id="controbattere">Controbattere&lt;/h1>
&lt;p>C&amp;rsquo;è una critica che mi è stata già fatta che in apparenza è semi-plausibile. Fa tipo così:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Devi seguire le notizie per sapere che succede nella vita politica del tuo paese, in modo da essere informato quando poi sarai chiamato a votare.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Al che io risponderei:&lt;/p>
&lt;p>Ma in quale altro ambito della tua vita divori sempre e costantemente informazioni casuali nell&amp;rsquo;ottica che prima o poi qualcuna ti potrebbe servire? E in quale universo questo comportamento avrebbe senso?&lt;/p>
&lt;p>Perché dovresti volere il livello di dettaglio del &lt;em>giorno-dopo-giorno&lt;/em>? A che serve?&lt;/p>
&lt;p>Informati in maniera intelligente quando l&amp;rsquo;occasione lo richiede. Se il problema è il voto, &lt;strong>fai un po&amp;rsquo; di ricerca intenzionale e mirata solo quando devi &lt;em>effettivamente&lt;/em> votare.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Non ti servono la propaganda di valore nullo e il populismo insensato che i politici sparano di continuo al solo scopo di racimolare consenso.&lt;/p>
&lt;p>Se vuoi comprare casa ti inizi a informare quando arriva il desiderio di comprare casa. Non sei mica stato appresso al mercato immobiliare (e a tutto ciò che gli sta attorno) ogni singolo giorno della tua vita, nell&amp;rsquo;idea che forse, un giorno, avresti potuto voler comprare casa.&lt;/p>
&lt;h1 id="disintossicarsi">Disintossicarsi&lt;/h1>
&lt;p>Sono convinto che tante persone seguano le notizie solo per abitudine o per passare il tempo. Magari se glielo chiedi ti danno delle motivazioni &amp;ldquo;ragionevoli&amp;rdquo;, come quella citata sopra. Ma per me queste hanno il gusto di ragionamenti fatti a posteriori per giutificare un comportamento che esisteva a prescindere.&lt;/p>
&lt;p>Ti piace leggere le notizie come passatempo? Va bene, tutti abbiamo qualche vizio. 👀&lt;/p>
&lt;p>Il mio consiglio, però, è di provare a disintossicarsi. I benefici sono enormi. Imparerai che effetto liberatorio fa non esserne costantemente bombardato. Recupererai un po&amp;rsquo; di sanità mentale che non sapevi di aver perso. E, soprattutto, riacquisirai energie e attenzione che possono essere impiegate in modi migliori.&lt;/p>
&lt;p>Come?&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Iniziando con un bel digiuno di una settimana.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Sette giorni senza giornali, telegiornali, e siti di notizie. Niente.&lt;/p>
&lt;p>E stai tranquillo che le notizie critiche, se anche ce ne dovessero essere, ti troveranno senza che sia tu a cercarle attivamente.&lt;/p>
&lt;p>Usa il tempo extra per studiare qualcosa, leggere un libro, lavorare sul tuo progetto, fare sport.&lt;/p>
&lt;p>Insomma, per migliorare la tua vita.&lt;/p></content:encoded></item><item><title>Antiparalisi per scegliere più velocemente</title><link>https://natostupido.com/posts/analysis-paralysis/</link><pubDate>Sat, 15 Aug 2020 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/analysis-paralysis/</guid><description>&lt;p>Sera. Divano. TV. Netflix.&lt;br>
Un mondo di film, serie, documentari che aspettano solo di essere riprodotti. Basta un click.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Che guardiamo stasera?&lt;/em>&lt;/p></description><content:encoded>&lt;p>Sera. Divano. TV. Netflix.&lt;br>
Un mondo di film, serie, documentari che aspettano solo di essere riprodotti. Basta un click.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Che guardiamo stasera?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Magari questo documentario che hai in lista da 6 mesi?&lt;br>
O questo film che ha vinto l&amp;rsquo;Oscar?&lt;br>
Forse questa serie che ti ha consigliato il tuo collega?&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Hmmmmm&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Uuuh, di questo ne avevano parlato tutti!&lt;br>
E guarda che bella locandina quest&amp;rsquo;altro!&lt;br>
Scorri un po&amp;rsquo;, cos&amp;rsquo;è quello?&lt;/p>
&lt;p>Da guardare in un weekend, film premiati, drammi TV di genere crime, commedie TV brillanti, film acclamati dalla critica, da guardare con i ragazzi, anime, nuove uscite, tutta l&amp;rsquo;azione che vuoi, fantascienza e fantasy, thriller polizieschi da vedere tutti d&amp;rsquo;un fiato&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>Quante categorie! Quante possibilità!&lt;/p>
&lt;p>Ma il tempo passa e alla fine ti ritrovi così, senza neanche accorgertene, un&amp;rsquo;ora dopo non avendo scelto niente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Oh&amp;hellip; Ormai è tardi per iniziare a guardare qualcosa. Sarà per la prossima volta.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h1 id="analysis-paralysis">Analysis paralysis&lt;/h1>
&lt;p>L&amp;rsquo;&lt;em>analysis paralysis&lt;/em> è quella condizione di stallo che sorge come conseguenza all&amp;rsquo;&lt;em>overthinking&lt;/em>: il pensare troppo. Generalmente succede perché ci si spaventa di effettuare una scelta sbagliata o, detta in termini apparentemente più positivi, perché si vuole prendere la migliore decisione possibile.&lt;/p>
&lt;p>Intuitivamente potremmo pensare che con l&amp;rsquo;aumentare delle informazioni e delle opzioni, aumenti anche la facilità di effettuare una buona scelta. D&amp;rsquo;altronde più alternative ci sono, più probabile è trovarne una che risolva al meglio il problema che stiamo affrontando.&lt;/p>
&lt;p>Ciò è vero, ma solo fino a un certo punto. Abbiamo bisogno di dati per potere effettuare una scelta informata. Ma quando la quantità di informazioni e opzioni diventa troppo elevata tendiamo a paralizzarci. Vorremmo effettuare la scelta ottimale, ma ci sono troppe alternative da considerare: il carico cognitivo aumenta e con esso aumenta la difficoltà di prendere decisioni. Il nostro piccolo cervellino non è attrezzato per gestire efficacemente un ammontare troppo elevato di dati.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/ap-dumb.webp" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/ap-dumb.webp"
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/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>La situazione banale descritta sopra, che sono sicuro capiti continuamente a valanghe di persone, è un esempio comune di questo fenomeno.&lt;br>
Un altro esempio potrebbe essere dovere acquistare un laptop e restare immobilizzati davanti all&amp;rsquo;enormità dell&amp;rsquo;offerta. O magari voler lanciare un progetto e ritrovarsi a rimuginare su tutto quello che si potrebbe aggiungere e su tutti i dettagli che si potrebbero ritoccare.&lt;/p>
&lt;h2 id="antiparalisi">Antiparalisi&lt;/h2>
&lt;p>L&amp;rsquo;ispirazione per questo post è arrivata mentre ascoltavo l&amp;rsquo;&lt;a href="https://www.relay.fm/cortex/104" target="_blank">episodio di un podcast&lt;/a> che seguo abitualmente. Myke, uno degli host, descriveva proprio un approccio che può servire da antiparalisi. Introduciamolo con un&amp;rsquo;osservazione.&lt;/p>
&lt;p>Nei tempi pre-streaming, quando Netflix e compagnia bella neanche ce li sognavamo, la televisione era il centro dell&amp;rsquo;intrattenimento. Arrivati a sera ci trovavamo di fronte, sì e no, 3-4 alternative ed eravamo costretti a scegliere in un tempo piuttosto ristretto. Rimanere indecisi troppo a lungo significava arrivare a programma/puntata/film già iniziato.&lt;br>
In un contesto del genere, decidere se guardare qualcosa e cosa guardare non richiedeva praticamente nessuno sforzo.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/ap-tv.webp" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/ap-tv.webp"
alt="tv"class="figure-img img-fluid mx-auto"
/>
&lt;/a>
&lt;/figure>
&lt;p>Scegliere era semplice non certo perché i contenuti di quel costrutto infernale che è la televisione fossero di chissà quale qualità, ma proprio per le restrizioni a cui eravamo soggetti: poco tempo e poche opzioni.&lt;/p>
&lt;p>E il nostro antiparalisi sta esattamente qua: &lt;strong>imporre delle restrizioni&lt;/strong>. Per esempio&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>potresti considerare solo i film diretti da un particolare regista, o in cui figura un certo attore&lt;/li>
&lt;li>potresti limitarti ai primi 10 laptop su Amazon nella tua fascia di prezzo, o a quelli in vendita sul sito di una marca di cui ti fidi&lt;/li>
&lt;li>potersti lanciare il tuo progetto nella sua &lt;a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Minimum_viable_product" target="_blank">forma più semplice&lt;/a>, invece che continuare ad aggiungere, toccare, e ritoccare&lt;/li>
&lt;li>potresti importi di scegliere entro 3 giorni, al posto di procrastinare all&amp;rsquo;infinito&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Piuttosto che bloccarsi per cercare la soluzione perfetta è meglio decidere e andare avanti. Generalmente, poi, è possibile prendere nota dei risultati della decisione, imparare e iterare, per costruire soluzioni migliori perché informate dall&amp;rsquo;esperienza.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>La migliore cosa da fare è la cosa giusta; la seconda migliore è fare la cosa sbagliata; la peggiore di tutte è non fare niente&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Try, fail, learn. Repeat.&lt;/p>
&lt;figure class="text-center ">
&lt;a href="https://natostupido.com/images/ap-experiment.webp" class="d-block">
&lt;img src="https://natostupido.com/images/ap-experiment.webp"
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/>
&lt;/a>
&lt;/figure></content:encoded></item><item><title>Confortevole mediocrità e come superarla</title><link>https://natostupido.com/posts/confortevole-mediocrita/</link><pubDate>Sun, 02 Aug 2020 13:00:00 +0200</pubDate><guid>https://natostupido.com/posts/confortevole-mediocrita/</guid><description>Migliorare la propria condizione. Essere più felici, guadagnare di più, lanciare un progetto, acquisire abilità, avere successo, fare esperienze. Cosa ci trattiene?</description><content:encoded>&lt;p>Migliorare la propria condizione.&lt;br>
Essere più felici, guadagnare di più, lanciare un progetto, acquisire abilità, avere successo, fare esperienze.&lt;br>
Credo non serva molta cautela per dire che la gran parte delle persone desideri migliorare la propria condizione. In uno dei modi sopracitati o in qualche altro.&lt;/p>
&lt;p>Qualche tempo fa mi sono imbattuto nel concetto dell&amp;rsquo;&lt;em>ok plateau&lt;/em>. Nell&amp;rsquo;idea originale si applica al processo di apprendimento di abilità e rappresenta quello stadio in cui abbiamo imparato abbastanza per essere &lt;em>ok&lt;/em> e smettiamo di spingerci oltre. Rimaniamo in un plateau in cui, anche se esercitiamo l&amp;rsquo;abilità in questione, non ci impegniamo deliberatamente a migliorarla e rimaniamo quindi allo stesso livello.&lt;br>
Qualcuno disse che&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>C&amp;rsquo;è differenza tra dieci anni di esperienza e un anno di esperienza ripetuto dieci volte&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Sebbene l&amp;rsquo;idea dell&amp;rsquo;ok plateau sia stata concepita in quest&amp;rsquo;ambito, sono convinto che si possa estendere un po&amp;rsquo; a tutto quello che facciamo ed è per questo che ritengo che lo stare bene, il trovarsi in una &lt;em>confortevole mediocrità&lt;/em>, sia uno degli ostacoli alla realizzazione del desiderio che accennavamo all&amp;rsquo;inizio: migliorare la propria condizione. Cosa significhi &lt;em>mediocrità&lt;/em>, ovviamente, lo stabilisce ognuno per sé in relazione ai propri obiettivi.&lt;br>
Il comfort ci intontisce, il tempo passa, e il rischio è di ritrovarci dopo anni a rimpiangere di essere rimasti immobili sprecando tempo e opportunità.&lt;/p>
&lt;h1 id="uno-dei-miei-plateau">Uno dei miei plateau&lt;/h1>
&lt;p>Poco più di un anno fa vivevo a Torino e mi trovavo a circa tre anni dall&amp;rsquo;inizio del mio primo lavoro. Non c&amp;rsquo;era niente di male nella mia situazione e anzi mi potevo ritenere già molto più fortunato di tante altre persone.&lt;br>
Dopo tre anni di lavoro, però, le sfide che mi ritrovavo davanti erano sostanzialmente sempre le stesse e mancavano quindi occasioni di &amp;ldquo;crescita forzata&amp;rdquo;. Ero arrivato a conoscere abbastanza bene il dominio in cui lavoravo e avevo raggiunto un livello di conoscenze e abilità sufficiente per risolvere i problemi che ero pagato per risolvere.&lt;br>
Mi mancava, cioè, quel forte incentivo alla crescita che scaturisce dalla necessità di affrontare situazioni diverse che forzano a spingersi oltre, per esempio usando strumenti nuovi, o imparando altre tecniche, o migliorando in generale le proprie abilità.&lt;/p>
&lt;p>Ero chiaramente in un ok plateau.&lt;/p>
&lt;p>Non che ne fossi all&amp;rsquo;oscuro, né ero rimasto completamente fermo con le mani in mano. Nel mio tempo libero lavoravo su progetti personali, sviluppando le mie app e aprendo il mio canale YouTube (che richiede tutta una serie di abilità diverse da quelle richieste invece a lavoro).&lt;br>
Ma per il grosso del tempo vivevo comunque nel plateau e stavo quindi sprecando l&amp;rsquo;opportunità di passare quell&amp;rsquo;ammontare massivo di vita che sono le 8 ore giornaliere in un ambiente che mi forzasse a migliorarmi.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-punto-di-rottura">Il punto di rottura&lt;/h2>
&lt;p>Un giorno mi contattò un&amp;rsquo;azienda danese per un&amp;rsquo;opportunità di lavoro. Generalmente ignoravo i contatti dei recruiter, ma quella volta pensai &lt;em>perché no?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Feci il colloquio preliminare, il challenge da casa, e il colloquio tecnico. Alla fine la risposta fu &lt;em>no grazie, al momento cerchiamo qualcuno con più esperienza&lt;/em>.&lt;br>
Era andata male, ma io mi ero già eccitato all&amp;rsquo;idea di uscire dalla mia zona di comfort e andare a vivere e lavorare fuori, in un ambiente in cui non sarebbero certo mancate sfide nuove e opportunità di miglioramento.&lt;/p>
&lt;p>Chiarito che mi fossi stancato della mia condizione e deciso che il mio futuro fosse di andare a lavorare all&amp;rsquo;estero, iniziai a seguire un piano che mi ci facesse arrivare.&lt;br>
Oltre a spammare curriculum ad aziende interessanti e a rispondere a tutti i recruiter esteri, il piano prevedeva una buona dose di &lt;em>pratica intenzionale&lt;/em>, dato che sapevo di avere alcune lacune da colmare per incrementare le mie chance di successo.&lt;/p>
&lt;h2 id="pratica-intenzionale">Pratica intenzionale&lt;/h2>
&lt;p>La pratica intenzionale è lo strumento principe per uscire da un plateau. È il tipo di pratica che crea &lt;strong>vera&lt;/strong> esperienza, diversamente dalle banali ripetizioni tanto diffuse, ma altrettanto inutili, che portano al famoso &lt;em>singolo anno di esperienza ripetuto dieci volte&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;p>Fare pratica intenzionale significa spingersi ogni volta un po&amp;rsquo; oltre la zona di comfort, aggiungendo qualcosa che renda la pratica stessa più difficile. È con quel po&amp;rsquo; di &lt;em>struggle&lt;/em> che avviene l&amp;rsquo;apprendimento.&lt;/p>
&lt;p>Se vorrò migliorare in palestra, potrò per esempio gradualmente aumentare il peso che alzo o le ripetizioni che faccio. Sarebbe assurdo aspettarmi di migliorare alzando ogni volta lo stesso peso per lo stesso numero di ripetizioni.&lt;/p>
&lt;h2 id="raccogliere-i-frutti">Raccogliere i frutti&lt;/h2>
&lt;p>Tra i vari &lt;em>job apply&lt;/em> più o meno riusciti ce n&amp;rsquo;è stato uno in particolare, iniziato col contatto di un&amp;rsquo;azienda Spagnola in un tempo in cui neanche avevo considerato che la Spagna esistesse. 👀&lt;br>
Dopo un colloquio preliminare, un colloquio tecnico, un challenge a casa, un altro colloquio tecnico, un culture fit, e una sessione di live coding la risposta è stata &lt;em>ok su, vienitene a lavorare qua&lt;/em>.&lt;br>
Sono ragionevolmente convinto che senza la pratica di cui sopra l&amp;rsquo;esito non sarebbe stato altrettanto positivo.&lt;/p>
&lt;h1 id="superare-il-plateau">Superare il plateau&lt;/h1>
&lt;p>La pratica intenzionale è la tecnica &lt;em>go-to&lt;/em> per uscire dalla stagnazione e migliorare le proprie capacità. All&amp;rsquo;inizio, però, suggerivo che il concetto di ok plateau si potesse estendere al di là dell&amp;rsquo;apprendimento e in generale al concetto di miglioramento della propria condizione.&lt;/p>
&lt;p>Ma come passiamo dall&amp;rsquo;ambito specifico dell&amp;rsquo;apprendimento all&amp;rsquo;ambito generale del miglioramento del proprio status quo?&lt;/p>
&lt;p>Ci arriviamo partendo dall&amp;rsquo;idea specifica della pratica intenzionale e dirigendoci verso l&amp;rsquo;idea generale che ne costituisce il fondamento: &lt;strong>la spinta fuori dalla zona di comfort&lt;/strong>.
Con la pratica intenzionale ci spingiamo fuori dal comfort di ciò che sappiamo fare e allo stesso modo ci possiamo spingere fuori da qualsiasi attraente comfort ci trattenga dal raggiungere il miglioramento che desideriamo.&lt;/p>
&lt;p>Potrebbe per esempio significare&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>lanciare un progetto anche se hai paura di fallire&lt;/li>
&lt;li>riprendere un hobby che ti rende felice anche se credi di non aver tempo&lt;/li>
&lt;li>aprire un blog/podcast/canale anche se sei timido&lt;/li>
&lt;li>andare a vivere altrove anche se ti spaventa avere solo te stesso su cui contare&lt;/li>
&lt;li>prenotare una sessione di paracadutismo anche se nessuno ha le palle di farlo con te&lt;/li>
&lt;li>decidere di cambiare lavoro anche se sarebbe più semplice startene dove sei&lt;/li>
&lt;li>praticare una nuova skill anche se ti hanno detto che &lt;em>non fa per te&lt;/em>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Il punto fondamentale è realizzare che per andare oltre è necessario uno &lt;strong>sforzo intenzionale&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>A volte può servire una spinta esterna per arrivare a questa realizzazione. Per me, nella storia di prima, la spinta è stata il colloquio con l&amp;rsquo;azienda danese. Per un altro può essere un video, un libro, l&amp;rsquo;episodio di un podcast, qualche parola di un amico, l&amp;rsquo;esempio di qualcuno, un film, questo post.&lt;br>
Un piccolo aiutino per deciderci ad andare oltre la nostra confortevole mediocrità.&lt;/p>
&lt;h1 id="risorse">Risorse&lt;/h1>
&lt;p>Qualche libro che ho letto e corso che ho seguito, per chi abbia la voglia di approfondire questi argomenti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/2ELtDmZ" target="_blank">Reach&lt;/a> - (Libro) uscire dalla zona di comfort&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/3gkAwJO" target="_blank">Mastery&lt;/a> - (Libro) apprendere abilità&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/30kSSEP" target="_blank">Learn Better&lt;/a> - (Libro) imparare efficacemente&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://amzn.to/33hOQPj" target="_blank">Pragmatic Thinking and Learning&lt;/a> - (Libro) affine al precedente, ma destinato agli sviluppatori&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/learning-how-to-learn/home/welcome" target="_blank">Learning How to Learn&lt;/a> - (Corso) imparare efficacemente&lt;/li>
&lt;li>&lt;a href="https://www.coursera.org/learn/mindshift/home/welcome" target="_blank">Mindshift&lt;/a> - (Corso) superare gli ostacoli nell&amp;rsquo;apprendimento&lt;/li>
&lt;/ul></content:encoded></item></channel></rss>